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	<title>PensoLibero.it &#187; Juventus</title>
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		<title>ZIBI&#8217; BONIEK,BELLO DI NOTTE. E DI GIORNO</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 09:42:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>ZIBI&#8217; BONIEK, IL BELLO DI NOTTE. E DI GIORNO «E poi vederti ridere e poi vederti correre ancora/ Dimentica, c&#8217;è chi dimentica distrattamente un fiore una domenica». (Nei giardini che nessuno sa &#8211; Renato Zero) E&#8217; troppo osare voli pindarici affermando che Zbigniew Boniek, il ragazzo dai capelli e baffi rossi che scorazzava nel rettangolo &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2022/03/03/zibi-boniekbello-di-notte-e-di-giorno/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">ZIBI&#8217; BONIEK,BELLO DI NOTTE. E DI GIORNO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p lang="en-US"><b>ZIBI&#8217; BONIEK, IL BELLO DI NOTTE. E DI GIORNO</b></p>
<p><span lang="en-US"><i>«</i></span><i>E poi vederti ridere e poi vederti correre ancora/ Dimentica, c&#8217;è chi dimentica distrattamente un fiore una domenica</i><span lang="en-US"><i>». </i></span>(Nei giardini che nessuno sa &#8211; Renato Zero)</p>
<p>E&#8217; troppo osare voli pindarici affermando che Zbigniew Boniek, i<span lang="en-US">l</span> ragazzo dai capelli e baffi rossi che scorazzava nel rettangolo verdenegli anni&#8217;80, è colui che, forse, ha offuscato la leggenda di Kazimierz <em>Deyna, asso polacco degli anni &#8217;70?</em><span id="more-4738"></span></p>
<p>Oppure basta ricordarlo con le parole dell&#8217;Avvocato Gianni Agnelli che lo definì, presentandolo a Henry Kissinger, <em>«quello che gioca bene di notte»</em>, per essere capace di lasciare il segno sopratutto nelle partite in notturna nelle coppe europee?</p>
<p>Attaccante, centrocampista, mediano, persino libero con apprezzabili risultati nella sua fase finale con la Roma, Zibì era genio e sregolateza, capace di sembrare avulso dal gioco un attimo prima e torpedine imprendibile un secondo dopo.</p>
<p>Zibì gioca, vince e convince nel Widzew Lodz e nella nazionale polacca, prodotto di una società permeata nel comunismo, poco spazio per i sogni, pragmatismo nelle vene e nelle teste.</p>
<p><em>«Anche io, come i giocatori italiani, ho iniziato a giocare in strada. È lì che si formano, in tutto il mondo, i buoni giocatori e forse anche le buone persone. Noi in Polonia in strada dimostravamo subito quello che sapevamo fare meglio. Chi correva, chi picchiava, chi calciava con destrezza. In strada vige, da sempre, la legge del più forte. Ma con una eccezione: il proprietario del pallone. Io ero piccolo, gracile ma avevo una smagliante sfera di cuoio. L&#8217;avevo perché mio padre giocava in Serie A e anche questo accendeva su di me una luce particolare.»</em><i> </i></p>
<p>Qule bambino gracile, dai capelli e lentiggini rosse, cresce, diventa veloce e bravo, tanto bravo che a nessuno importa più se sia il proprietario del pallone o semplicemente riesca a diventarlo correndogli dietro, impossessandosene finchè non lo vede depositarsi in rete.</p>
<p>Probabilmente nemmeno Zibì immagina che da lì a qualche anno, il 1980, la Polonia e la sua vita stanno svoltando, in uno strano incrocio di destini fatti di storia e di calcio.</p>
<p>E&#8217; il settembre 1980 e in seguito agli scioperi nei cantieri navali di Danzica e guidato inizialmente da Lech Walesa nasce Solidarnosc.</p>
<p>Dapprima organizzazione sotterranea, ma presto si impone come movimento di massa e luogo fondamentale di incontro delle opposizioni di matrice cattolica e anticomunista al governo centrale.</p>
<p>Poco meno di due mesi dopo, siamo al 5 novembre 1980, il Widzew di Boniek affronta la Juventus in Coppa Uefa, eliminandola ai rigori.</p>
<p>Proprio Boniek realizza il tiro decisivo contro la squadra bianconera, alla quale approda nel 1982 dopo i mondiali in Spagna giocati da protagonista con una Polonia che arriverà 3°, battendo la Francia di Michel Platini, suo futuro compagno bianconero.</p>
<p>Il suo unico cruccio non aver giocato la semifinale contro l&#8217; Italia. <em>«L&#8217;Italia vinse quel Mondiale [del 1982] perché fece fuori Boniek… Nessuno mi toglie dalla testa che l&#8217;arbitro Valentine con l&#8217;Urss mi ammonì apposta per farmi saltare la semifinale con l&#8217;Italia che politicamente contava molto di più della Polonia… Avremmo perso lo stesso? Sarebbe bello rigiocarla quella partita, ma con Boniek in campo e Paolo Rossi squalificato, vediamo come finisce…»</em></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2022/03/bomiek-polonia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4740" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2022/03/bomiek-polonia.jpg" alt="bomiek polonia" width="220" height="183" /></a></p>
<p>Boniek però non è solo un formidabile calciatore, è molto di piu&#8217;.</p>
<p>Zibì è un figlio naturale di quella Polonia conquistata, occupata, divisa da secoli, da mongoli, ottomani, austriaci e russi.</p>
<p>Gente che la libertà l&#8217;ha sempre inseguita, ora aferrandola, ora perdendola, con la dignità di chi non abbassa lo sguardo.</p>
<p>E il ragazzo di Bydgoszcz, dai capelli e baffetti rossi, gli occhi sornioni di chi ha capito tutto del mondo, la sua libertà, in campo e fuori, la vuole, la difende, lotta per lei.</p>
<p>Intelligente, colto (ha il diploma di insegnante di educazione fisica), estroverso ma anche anarchico tatticamente, discontinuo nell’arco della stessa partita , è il giocatore polacco che ha vinto di più.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2022/03/boniek-juven.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4741" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2022/03/boniek-juven-300x200.jpg" alt="boniek juven" width="300" height="200" /></a></p>
<p>E forse è quello meno adatto a vestire il bianconero della Juventus, una società che sta agli antipodi del suo modo di essere, e con la quale Zibì vince tutto, sempre da protagonista.</p>
<p>E&#8217; lui a segnare il gol decisivo contro il Porto che regala la Coppa delle Coppe alla Juventus, lui che segna una doppietta al Liverpool nella Supercoppa Europea.</p>
<p>E&#8217; sempre lui che si procura il rigore, trasformato da Platini, che consegna la Coppa dei Campioni alla Juventus nella tragica serata dell&#8217;Heysel.</p>
<p>E&#8217; sempre lui, all&#8217;indomani della tragica partita, che annuncia di voler devolvere il premio partita (circa 100 milioni di lire lordi) alle famiglie delle vittime.</p>
<p>Il tutto fra una telefonata alle 6 del mattino dell&#8217;Avvocato, un anticonformismo di pensiero sempre esternato, senza peli sulla lingua.</p>
<p>Termina la sua carriera calcistica alla Roma, sfiorando uno scudetto dopo una rincorsa incredibile proprio a danni della Juventus e interrotta con la partita con il Lecce (che poi Zibì allenerà nella sua breve esperienza da allenatore).</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2022/03/BONIEK-ROMA-620x400.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4742" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2022/03/BONIEK-ROMA-620x400-300x194.jpg" alt="BONIEK-ROMA-620x400" width="300" height="194" /></a></p>
<p><i>«Il palmarès dei bianconeri [la Juventus] sarà forse ricco di trofei, ma in quanto a baldoria, lì sono veramente pessimi! Bisognava giocare, vincere e basta! Ogni tanto avevo l&#8217;impressione di andare al lavoro in fabbrica.»</i></p>
<p>Schietto, sincero e diretto Zibì, come quando correva verso la porta avversaria, veloce e imprendibile, terrore dei portieri avversari, idolo delle folle.</p>
<p>Bello sempre, di giorno e di notte.</p>
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		<title>PENNA BIANCA</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 13:56:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>PENNA BIANCA «Capelli grigi si qualcuno ne hai /È meglio avremo un po&#8217; più tempo» (Un nuovo amico &#8211; Riccardo Cocciante) Tra la fine degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio degli anni&#8217;80 gira in TV uno spot su un pettine colorante, il Color Comb, capace di dare una bella passata di scuro sulle capigliature più incanutite. &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2021/01/02/penna-bianca/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">PENNA BIANCA</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>PENNA BIANCA</b></p>
<p><b><i>«Capelli grigi si qualcuno ne hai /È meglio avremo un po&#8217; più tempo»</i><br />
(<i>Un nuovo amico &#8211; Riccardo Cocciante)</i></b></p>
<p align="LEFT">Tra la fine degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio degli anni&#8217;80 gira in TV uno spot su un <strong>pettine colorante</strong>, il Color Comb, capace di dare una bella passata di scuro sulle capigliature più incanutite.<span id="more-4713"></span></p>
<p align="LEFT">Una pubblicità destinata a diventare un must, come le famose scimmiette di mare (deliziose creature minuscole che si sarebbero ottenute versando delle bustine in acqua salata) pubblicizzate sulle pagine de L&#8217;intrepido e del Monello.</p>
<p align="LEFT">E se le scimmiette sono opinabili, meno lo è il testimonial che fornisce la chioma precocemente brizzolata allo spot del pettine colorante.</p>
<p align="LEFT">Parliamo di uno dei miglior goleador del calcio italiano, attaccante completo, quello che oggi verrebbe definito “attaccante moderno”, ovvero Roberto Bettega, conosciuto come “Bobby-gol” o, proprio per la precoce brizzolatura del capello, “Penna Bianca”.</p>
<p align="LEFT">Un tipino da 220 reti in più di 500 gare, tra Varese, Juventus e Nazionale, con una fugace apparizione a fine carriera tra i canadesi del Toronto Blizzard.</p>
<p align="LEFT"><i><b>«Lo stile Juventus? È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco» (Roberto Bettega)</b></i></p>
<p align="LEFT">E di famiglia Roberto se ne intende. E la Juventus è nel suo destino.</p>
<p align="LEFT">Papà Raimondo lavora come carrozziere alla Fiat di quegli Agnelli che hanno legato da sempre il loro nome alla squadra bianconera, mamma Orsola fa la maestra.</p>
<p align="LEFT">Entrambi sono veneti ma Roberto nasce nella periferia operaia di Torino dove mani incallite dal lavoro sono medaglie e i giusti insegnamenti sono corollario di una vita di sacrifici ma onesta.</p>
<p align="LEFT">Che ti permette anche qualche piccolo sfizio, ogni tanto.</p>
<p align="LEFT">Come assistere a un derby della mole, Juventus vs Torino, e decidere, bambino, che quella maglia bianconera sarà la tua fede per sempre.</p>
<p align="LEFT">Così Roberto entra nelle giovanili bianconere, segna e fa segnare in tutta la trafila calcistica, su di lui si posano gli occhi di tutti gli osservatori, e non solo per il fisico che già lo contraddistingue dai suoi coetanei.</p>
<p align="LEFT"><i>«Io dico che è nato attaccante. Se il fisico lo sorregge, può diventare una punta alla Charles»</i> l&#8217;investitura è di Mario Pedrale, il suo primo allenatore ed estimatore.</p>
<p align="LEFT">E che non sia una boutade lo dimostra il fatto che il primo a portarselo in prima squadra e a dargli fiducia, nel 1969-70, è uno straordinario intenditore di calcio e talenti, un tizio con i cromosomi da fuoriclasse del calcio, uno del nord estremo d&#8217;Europa, la Svezia, ma scaramantico e ironico come solo un italiano del Sud può esserlo: Nils Liedholm.</p>
<p align="LEFT">Lo porta con se a Varese, in serie B, e Roberto, nemmeno ventenne, lo ringrazia con 13 reti nella prima stagione da professionista, con annessa promozione in serie A e titolo di capocannoniere condiviso con Bonfanti e Braida.</p>
<p align="LEFT">Logico quindi che il suo exploit non passi inosservato agli occhi di un altro mito bianconero, quel Giampiero Boniperti, chiamato a guidare da presidente il club bianconero.</p>
<p align="LEFT">La strategia è chiara: affiancare a giocatori di esperienza, come Salvadore e Haller, giovani virgulti rampanti come Capello, Causio, Spinosi e, per l&#8217;appunto, Roberto Bettega.</p>
<p align="LEFT">Che già alla prima giornata del campionato 1970-71 fa capire di non voler essere una comparsa.</p>
<p align="LEFT">Il primo gol in Serie A lo segna al Catania e alla fine del campionato saranno di nuovo 13, come al primo anno in serie B.</p>
<p align="LEFT">Il secondo anno sembra essere addirittura ancora più esaltante, nelle prime 14 partite segna 10 gol, tra i quali un memorabile goal di tacco a Cudicini del Milan.</p>
<p align="LEFT"><i><b>« È il giorno più normale/ Ma io sto male, male» (Dammi solo un minuto &#8211; Pooh )</b></i></p>
<p align="LEFT">Il destino però è un temibile riscossore; può darti tanto, con mano benevole, e richiederti gli interessi, con ghigno beffardo.</p>
<p align="LEFT">Un domenica come le altre, un goal (stavolta alla Fiorentina)come tanti altri ai quali aveva abituato, una tosse che sembra come tante altre, frutto di freddo e gelo sui campi di allenamento e di gioco.</p>
<p align="LEFT">Invece è pleurite, Capodanno del 1972 in clinica e stagione calcistica finita, benché, con quei 10 goal segnati, Roberto possa definirsi Campione d&#8217;Italia a tutto tondo.</p>
<p align="LEFT">Forse da lì incominciano a brizzolarsi quei capelli che gli permetteranno, insieme all&#8217;acume tattico e la tecnica sopraffina, di farsi riconoscere subito in campo, di differenziarsi dagli altri come faceva da bambino con quei suoi 170 cm nelle giovanili bianconere.</p>
<p align="LEFT">Torna il campionato seguente per confermarsi Campione d&#8217;Italia da protagonista e nelle seguenti, tra tanti alti e pochissimi bassi (soprattutto caratteriali con gli allenatori), dimostra di essere un giocatore completo e non solo un vero cecchino d&#8217;area da rigore.</p>
<p align="LEFT">duetta con facilità con i suoi partner, fossero essi Anastasi, Boninsegna o Virdis, rifinisce l&#8217;azione da centrocampista e ripiega con umiltà.</p>
<p align="LEFT"><i><b>Occhio alla penna!</b></i></p>
<p align="LEFT">Roberto, come detto, rimane comunque un magnifico cecchino d&#8217;area da goal.</p>
<p align="LEFT">Sarà un caso, ma il suo soprannome Penna Bianca è condiviso con uno che del cecchino ne fece una professione, quel Sergente Carlos Hathcock che diventerà una leggenda fra i marines.</p>
<p align="LEFT">Colto, signorile e intelligente fuori campo, sul rettangolo di gioco Roberto diventa come il Carlos mimetizzato nella vegetazione asiatica: entrambi, quando “sparano”, si ritirano in una “bolla” di totale concentrazione, dedizione e sacrificio dove c&#8217;è spazio solo per ciò che intercorre fra loro e il bersaglio, fosse un viet cong oppure la rete di una porta di calcio.</p>
<p align="LEFT">Con Giovanni Trapanazioni, allenatore emergente destinato a diventare storia bianconera, e con le sue 17 reti, scucirà lo scudetto (alla fine saranno 7 in totale vinti, più 2 Coppe Italia)dal petto dei cugini granata e conquisterà la Coppa Uffa (primo trofeo internazionale della Juventus , con Bobby-goal a segno nella finale di ritorno nella bolgia di Bilbao).</p>
<p align="LEFT">E, soprattutto, si prende l&#8217;azzurro della nazionale, quella che Bernardini è chiamato a rifondare dopo il disastro di Germania &#8217;74.</p>
<p align="LEFT">Saranno 19 goal in appena 42 presenze, con goal memorabili come quello di testa a volo d&#8217;angelo contro gli albionici che ci regala il passaporto per il mondiale di Argentina, o come quello segnato, proprio in quella competizione, ai padroni di casa bianco celesti, futuri campioni del mondo.</p>
<p align="LEFT">Le poche presenze in azzurro hanno i confini della lunga malattia polmonare che ne ritardano il debutto e del tragico scontro (distacco del legamento collaterale-mediale del ginocchio sinistro) tra Penna Bianca e il portiere dell&#8217;Anderlecht Munaron che gli impedirà di rispondere presente al Mundial dell&#8217;82, dove il “Vecio” Bearzot lo aspetta, invano, sino all&#8217;ultimo.</p>
<p align="LEFT"><i>«Bettega è l&#8217;uomo decisivo di questa nazionale [&#8230;] Bettega non finisce mai di entusiasmarmi, fa prodezze che altri giocatori si sognano. »(</i>Enzo Bearzot)</p>
<p align="LEFT">Forse è destino di Roberto Bettega sfiorare l&#8217;impresa assoluta, come lo è stato non diventare campione del mondo nel 1982 oppure per ben due volte Campione d&#8217;Europa con la Juventus, perdendo due finali di Coppa Campioni con Ajax (1972-73) e Amburgo (1982-83, la sua ultima partita in bianconero), entrambe perse dopo una manciata di minuti!</p>
<p align="LEFT">Terminerà la carriera di calciatore in Canada, tornerà alla Juventus come dirigente in uno dei periodi più&#8242; drammatici per la società bianconera.</p>
<p align="LEFT">Noi degli anni &#8217;60 ricorderemo Roberto Bettega per i suoi goal, le acrobazie, le emozioni legate a quella chioma brizzolata.</p>
<p align="LEFT">Il pettine colorante, alla pari delle scimmiette di mare, sarà solo un simpatico orpello di gioventù&#8242;</p>
<p align="LEFT"><i><b>«La Juventus</b></i><i><b> </b></i><i><b>è stata una delle ragioni della mia vita. Amo questa squadra, questa società e questi colori» ( Roberto Bettega)</b></i></p>
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		<title>8 DICEMBRE 1985: LA JUVENTUS SUL TETTO DEL MOND</title>
		<link>http://www.pensolibero.it/2020/12/11/8-dicembre-1985-la-juventus-sul-tetto-del-mond/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2020 22:06:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[8 dicembre 1985]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa Intercontinentale]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Platini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>«Aquella final fabulosa en la que sólo ganó el fútbol » (Quella finale favolosa in cui ha vinto solo il calcio)  L&#8217;8 dicembre è una data differente da tutte le altre. Non è solo il giorno, apripista al Natale, dove si festeggia l&#8217;Immacolata Concezione. E&#8217; una data che ha spesso scritto pagine importanti della nsotra &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/12/11/8-dicembre-1985-la-juventus-sul-tetto-del-mond/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">8 DICEMBRE 1985: LA JUVENTUS SUL TETTO DEL MOND</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><i><b></b></i><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«<b>Aquella final fabulosa en la que sólo ganó el fútbol » </b></i><b>(<span lang="it-IT">Quella finale favolosa in cui ha vinto solo il calcio)</span></b></span></span></p>
<p lang="it-IT"> <span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;8 dicembre è una data differente da tutte le altre.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non è solo il giorno, apripista al Natale, dove si festeggia l&#8217;Immacolata Concezione.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; una data che ha spesso scritto pagine importanti della nsotra storia, nel bene e nel male.</span></span><span id="more-4709"></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Tanto per ricordarci è un 8 dicembre drammatico, come quello del </span>1941, quando gli USA dichiarano guerra al Giappone dopo l&#8217;attacco di Pearl Harbor</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel 1970 è la data di un giallo tutto nostrano con il fallito tentativo di colpo di Stato in Italia tentato da Junio Valerio Borghese</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Poi ci sone le gioie come nel 1976, dove l&#8217;8 dicembre coincide con la pubblicazione di &#8220;Hotel California&#8221; (The Eagles), uno dei dischi più venduti della discografia mondiale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Piangiamo, l&#8217;8 dicembre 1980 , quando ci svegliamo con la notizia dell&#8217;assassinio di John Lennon</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi, per chi ama il calcio, c&#8217;è l&#8217;8 dicembre 1985, <span lang="it-IT">la domenica dove la Juventus si innalza sul tetto del mondo calcistico, </span><span lang="it-IT"><i>«Aquella final fabulosa en la que sólo ganó el fútbol »,</i></span><span lang="it-IT">alla fine di un percorso che l&#8217;ha vista piangere 32 morti italiani (su 39 totali) in quella dannata serata all&#8217;Heysel, quella della coppa vinta, tra mille polemiche, contro il dolore e l&#8217;orrore.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"><b>«Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio.»</b></span><span lang="it-IT"><br />
</span><span lang="it-IT"><b>(Albert Camus) </b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">No, non sempre è vero.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quella sera del 29 maggio, pochi mesi prima della finale dell&#8217;Intercontinentale, all&#8217;Heysel, non muoiono solo 39 persone, vittime di una bestialità senza fine e senza ragione.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Muore il calcio che, schiacciato tra paure e interessi economici, dà vita a una sceneggiata surreale: la partita è surreale, l&#8217;esito è surreale, i festeggiamenti sono surreali.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il calcio, dopo l&#8217;infausta serata, ha bisogno di recuperare credibilità, ripulirsi da quel sangue misto a vergogna; ha bisogno di uscire dalla sceneggiata e rientrare nello spettacolo piu puro.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Juventus e Argentinos Jr, squadra argentina teatro delle prime magie di un certo Diego Armando Maradona, piu&#8217; o meno consapevolmente, sanno di avere addosso questa responsabilità.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Rappresentano l&#8217;esperienza di chi è abituato a vincere contro la giovanile arroganza, il pragmatismo italiano contro la sensualità del tango argentino.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nella Juve, rifondata dopo quella maledetta notte, non ci sono piu&#8217; Boniek, Tardelli, Pablito Rossi, c&#8217;è sempre Le Roi Platini, e poi una nidiata di possibili future promesse (Laudrup, Mauro) e altre in cerca di consacrazione dopo alti e abssi (Serena, Manfredonia), piu&#8217; il solito nocciolo duro come gli Scirea, i Brio, i Cabrini, i Bonini.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nell&#8217;Argentinos Jr non c&#8217;è piu&#8217; Maradona da tempo (oramai a mostrar magie in Italia a Napoli da due anni), ma ci sono un ex campione del mondo (1978), Olguin, e un futuro campione del mondo (1986), Batista.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E c&#8217;è soprattutto lui, Claudio Daniel Borghi, colui che Platini definì “Picasso” dopo la partita e che fece litigare Berlusconi e Sacchi al Milan nella sua fugace esperienza italiana.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quell&#8217;8 dicembre del 1985 segna anche una altra svolta.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La partita non è trasmessa dalla Rai ma da Canale 5 della Fininvest berlusconiana, primo evento calcistico ufficiale che sfugge ai tentacoli di Viale Mazzini.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>«Tutte le mattine, in ogni angolo del mondo, dalla praterie dell’Islanda ai confini della Terra del Fuoco, dalla Siberia più orientale al Brasile, il calcio abbraccia i cuori di miliardi di uomini che si svegliano.»<br />
(René Frégni) </b></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per noi italiani , quella domenica mattina, ci si sveglia a Tokyo, in Giappone, e i pochi che riescono a vederla in diretta (solo in Lombardia) si trovano a manipolare telecomandi e manopole del volume per cercare di eliminare quel fastidioso rumore che proviene dalla tv. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Col tempo capiremo che quel baccano è frutto dell&#8217;utilizzo di trombette suonate da entusiasti tifosi del Sol Levante, commiste a rumori di fondo trasmessi dagli altoparlanti dello stadio per sopperire a eventuali mancanze di tifo.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il primo tempo scorre lentamente in una fase di studio fra due avversari che si rispettano e si temono allo stesso tempo.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il secondo tempo, però, è tutt&#8217;altra cosa. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">C&#8217;è tutto il calcio in quei secondi 45 minuti, tecnica e agonismo compressi in un terreno allentato dalla pioggia, dove sudore, fango e sforzo fisico diventano elementi importanti quanto quel pallone che rotola.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Incomincia Ereros che beffa Tacconi al 55° con un pallonetto.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pochi minuti e Platini trasforma il rigore per la Juventus per atterramento di Serena.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Poi è “Picasso” Borghi, autore di un ottima partita, a inventarsi un corridoio per Castro che ringrazia e riporta in vantaggio gli argentini a un quarto d&#8217;ora della fine</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le Roi Michel non vuol essere da meno del suo giovane e irriverente dirimpettaio e appena 7 minuti dopo mette Laudrup in condizione di pareggiare il conto. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel mezzo c&#8217;è il tempo di un gol per parte annullato per fuorigioco e di un capolavoro di controllo tecnico, agilità fisica e balistica calcistica cancellato da una segnalazione sciagurata del teutonico arbitro Roth.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>«Un’altra caratteristica che avvicina la bellezza di un gol a un’opera d’arte è la sua unicità. Un gol fatto è un gol che svanisce subito nel nulla.»<br />
(Giancristiano Desiderio) </b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ci sono immagini che definiscono, piu&#8217; di altre, un calciatore, fissandolo per sempre nell&#8217;immaginario collettivo come lo stacco imperioso di Pelè su Burgnich oppure la “mano di Dios” per Maradona.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Oppure Michel Platini sdraiato in mezzo al campo, una posa a metà via tra l&#8217;eleganza marmorea di Paolina Borghese cesellata dal Canova e l&#8217;ironico Benino, pastore dormiente del presepe napoletano. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Elegante e ironico al contempo come lo sapeva essere solo lui, il francese di Joeuf, tre volte consecutivamente Pallone d&#8217;oro, tre volte consecutivamente capocannoniere in Italia, privato ora di un goal, forse il piu&#8217; bello della sua carriera.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Siamo sull&#8217; 1-1, c&#8217;è un calcio d&#8217;angolo per la Juventus, Platini riceve palla fermandola di petto, palleggio di destro a scavalcare con un sombrero un difensore e poi sinistro all&#8217;incrocio a battere il portiere argentino.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Prima l&#8217;esultanza subito stroncata e poi quella posa, tra Paolina e Benino, elegante ma polemicamente ironica. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Probabilmente il gol annullato più bello di sempre.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica.»<br />
(Pier Paolo Pasolini) </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>« Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.»</b><br />
<b>(La leva calcistica della classe &#8217;68 -Francesco De Gregori) </b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La partita arriva al 90° senza vinti e vincitori e sono necessari i supplementari per decidere chi alza il trofeo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le squadre, però, sono stanchissime, la paura di perdere è forte, hanno imparato a rispettarsi e temersi reciprocamente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quasi sembra che nasca un patto di non belligeranza, una decisione condivisa di affidare i propri destini a una lotteria, quella dei rigori, cosa che accade per la prima volta in una Coppa Intercontinentale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vince chi sbaglia meno, chi è piu&#8217; fortunato, chi ha i nervi piu saldi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vince chi ha, in questo caso, come portiere Tacconi che ne para due.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vince chi ha in campo Michel Platini che segna quello decisivo, elegante come Paolina, ironico come Benino, spietato come un Roth qualsiasi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alle 6, 30 della domenica mattina, quanda mezza Italia forse è ancora sotto le lenzuola, la Juventus si innalza sul tetto del mondo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Juventus ha vinto, il calcio ha vinto ritornando spettacolo puro e non squallida sceneggiata.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ora tutto ha di nuovo un senso.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tranne quei 39 morti, senza i quali chissà se saremmo qui a raccontare questa storia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Può succedere che una partita venga dilatata a saga, a poema epico, e che ogni suo episodio si colori come nessuno avrebbe mai pensato assistendovi o addirittura prendendovi parte.<br />
Il calcio è straordinario proprio perché non è mai fatto di sole pedate. Chi ne delira va compreso, non compatito; e va magari invidiato, non deriso. Il calcio è davvero il gioco più bello del mondo per noi che abbiamo giocato, giochiamo e vediamo giocare.» </i>(Gianni Brera) </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DOMENICO MAROCCHINO, IL DANDY DEL CALCIO</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2020 21:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Marocchino]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IL CALCIATORE «Ma che facciamo?/ Ma dove andiamo?/ Tutti incolonnati in queste nostre maledette macchinette!/Oggi c&#8217;è il sole/ Non lo timbrate il cartellino/Non la firmate la presenza/Ma da quanti anni non vi arrampicate su un albero?/Tutti in campagna a cogliere le margherite!/ Libertà, libertà, libertà!!&#8221;» (Un calcio alla città- Domenico Modugno) Se c&#8217;è una canzone &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/06/21/domenico-marocchino-il-dandy-del-calcio/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">DOMENICO MAROCCHINO, IL DANDY DEL CALCIO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>IL CALCIATORE</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Ma che facciamo?/ Ma dove andiamo?/ Tutti incolonnati in queste nostre maledette macchinette!/Oggi c&#8217;è il sole/ Non lo timbrate il cartellino/Non la firmate la presenza/Ma da quanti anni non vi arrampicate su un albero?/Tutti in campagna a cogliere le margherite!/ Libertà, libertà, libertà!!&#8221;» </i>(Un calcio alla città- Domenico Modugno)</p>
<p>Se c&#8217;è una canzone nella quale si possa collocare la carriera di Domenico Marocchino è proprio questa.</span><span id="more-4634"></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dandy a modo suo, amante di belle donne, auto e vestiti alla moda, sigarette e dormite.<br />
E, quando ne ha avuto voglia, calciatore a tutto tondo, giocatore capace di svariare su tutto il fronte d&#8217;attacco, facendo impazzire difensori avversari, ma soprattutto allenatori e presidenti suoi.<br />
Alto e dinoccolato, con quell&#8217;aria dell&#8217;Ellery Queen televisivo che, dietro l&#8217;aspetto di chi si trova lì per caso, nasconde, invece, una profonda intelligenza.<br />
Solo che, nel caso di Domenico, la pigrizia è più forte.<br />
Eppure capace, nonostante tutto, di rimanere 4 stagioni, più di 100 presenze e una decina di goal, in una società come la Juventus, una che certi atteggiamenti o li cura o li sradica insieme al giocatore.<br />
Anzi, il nostro eroe, o antieroe (fate voi, perché per me di coraggio ce ne vuole anche per essere Domenico Marocchino o Ezio Vendrame, per citarne un altro, di bravo e matto), riesce persino, a furor di stampa che lo vedeva bene al posto di un certo Bruno Conti, a collezionare una presenza in nazionale, nell&#8217;anno del Mundial &#8217;82!<br />
Attenzione, stiamo comunque parlando di un uomo dall&#8217;intelligenza vivissima (basta sentirlo parlare oggi, disincantato, di calcio come opinionista mai banale), oserei dire quasi un intellettuale, di un calciatore che oggi se ne porterebbe a spasso molti dei suoi colleghi.<br />
Il problema, piuttosto, è il contenitore dove arrivano a urtarsi le varie anime, quella dell&#8217;uomo che prende tutto dalla vita, e quella del calciatore che concede poco al professionista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"></p>
<p><b>IL DANDY</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«E del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente/ ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia/ riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?» </i>(Don Chisciotte &#8211; Francesco Guccini)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Paragone azzardato, per classe e carriera, ma è tanto eversivo pensare che Domenico Marocchino sia stato per Giampiero Boniperti quello che il compianto Mariolino Corso fu per Angelo Moratti e Alvaro Recoba poi per il figlio Massimo?<br />
Giocatori che ad ogni inizio campagna mercato vanno a finire sulla lista partenti, soprattutto per l&#8217;allenatore, per poi finire per rimanere e cucire rari (non per Corso, of course) merletti di raso sul campo ma, per lo più, pezze di fustagno fuori e dentro il rettangolo di gioco.<br />
A modo loro, comunque, poesie del calcio, forse incompiute, forse perfette così.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dopotutto che ti aspetti da uno che, scendendo dalla scaletta dell&#8217;aereo che ti porta in trasferta a Varsavia, trova uno stuolo di tifose polacche con lo striscione <i>«Marocchino, vieni a ballare con noi»</i>?<br />
Infatti il nostro uomo viene preceduto più dalla fama conclamata di tombeur de femmes e abile nel districarsi nelle aree affollate delle piste da ballo che per le sue prodezze sui campi di calcio.<br />
Dove spesso è fumoso, come se si portasse dietro, avviluppandosi in esse volontariamente, le spirali di fumo delle tante sigarette consumate.<br />
Già, le sigarette, che lui combatte concedendo alla sua vita di atleta di dormire un ora in più per limitarne il consumo.<br />
Oppure le dormite, come quella volta che fa tardi alla partenza del pullman della squadra e un Trapattoni esasperato non può fare altro che andarlo a prelevare direttamente a casa col torpedone.<br />
Non lo trovano e così partono, con il nostro Domenico che gli va dietro in autostrada mentre i compagni gli indicano, dai finestrini, con le dita i milioni di multa che la società intende fargli.<br />
Se è di voglia è capace di rincorrere l&#8217;avversario, rubargli palla, saltarne un paio e porgere a Cabrini l&#8217;assist per il goal che decide un campionato.<br />
Se è di luna storta ( o forse semplicemente la luna è calata quando lui è andato a dormire) ciondola stancamente per il campo, vedi uno spilungone sempre chino ad allacciarsi le scarpette, oppure con le mani ai fianchi, come l&#8217;Ellery Queen televisivo sulle scene del delitto che sembra sempre la persona sbagliata al posto sbagliato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Solo che Domenico, in questi frangenti, non risolve il caso: è il caso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Poi magari scopri che ha semplicemente voluto provare cosa significa una settimana di sesso prima della partita della domenica.<br />
<i>«Non mi mantenevo in piedi»</i> detto con la naturalezza di chi parla degli effetti di una influenza.<br />
Un pigro che lavora per godersi appieno la vita e che ha per divertimento quello di correre, se proprio necessario, dietro a un pallone.<br />
Perché mai poi, come canta Guccini, dovrebbe essere proprio lui il Don Chisciotte che cambia il mondo?<br />
Solo perché sei dotato di fisico, piedi più che buoni e sei in uno dei più grandi club mondiali? Suvvia!<br />
Eppure Domenico Marocchino è questo, è un calciatore della Juventus e al contempo l&#8217;uomo che ne sfida regole e dogmi, pur sapendo di pagarne le conseguenze.<br />
E non ci sono multe (numerose e carissime) che tengano dinanzi alla sollazzevole idea di un gavettone (famoso quella alla moglie del Trap, <i>«nel calcio non devi guardare solo il pallone ma avere visione d&#8217;insieme, così pure nei gavettoni devi osservare chi viene dagli angoli»</i>), una scappatella alle tre di notte (<i>«Boniperti ci raccomandava di respirare aria buona, quale orario migliore per non trovare smog?»</i>), una esibizione in discoteca o 4 salti in un letto <i>(«mi chiamavano alle 22,30 per vedere se stavo a casa. Ma alle 20 arrivava la mia fidanzata, perciò..»).</i><br />
Se è in giornata di grazia dribbla i suoi avversari e offre assist (il goal non è tanto nelle sue corde da dandy, troppo plebeo), se è in serata da bagordi semina le spie di Boniperti, ex militari in pensione, o offre loro aperitivi (tipico dell&#8217;animo naif che lo permea) per ingraziarseli.<br />
Se il termine non portasse il ricordo di eventi tragici (stupri e violenze di guerra) le sue tragicomiche imprese di allora potremmo definirle &#8220;marocchinate&#8221;, come oggi definiamo &#8220;cassanate&#8221; quelle di un altro grande talento sprecato.<br />
.<br />
<b>L&#8217;UOMO</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Domenica è sempre domenica/se sveglia la città con le campane/al primo din don del Gianicolo/Sant’angelo risponde din don dan/domenica è sempre domenica/ e appena ognuno si risveglierà/felice sarà e spenderà/sti&#8217; quattro soldi de felicità» (</i>Domenica è sempre domenica- Renato Rascel)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non può essere diversamente per uno che la domenica l&#8217;ha nel nome e che, seppur vivendo sotto l&#8217;ombra seria e misteriosa della Mole Antonelliana piuttosto che sotto il pacione Cupolone, del suo lavoro, il calcio (che, malauguratamente per Marocchino, esercita il suo rito proprio in quel giorno), ne ha fatto più un hobby che una professione.<br />
Svelto, scaltro, intellettuale e divertente come è, in un altra vita probabilmente il ragioniere, giornalista, impiegato o qualunque altra cosa potesse essere Domenico, avrebbe usato il resto della settimana per ciondolare distrattamente tra una scrivania e uno sportello, per poi scatenarsi la domenica su un campetto di periferia, a tirar calci a pallone con gli amici, le sigarette, le ragazze.<br />
Un salto in disco e via verso il nuovo tran tran quotidiano, fatto di sveglie non suonate, tram persi, pause lavoro per la sigaretta da gustarsi anche nascosto nel bagno, in ritardo sugli orari ma sempre in anticipo ottimisticamente sul ritardo.<br />
Alla fine di entrambi i percorsi, quello da calciatore o da uomo qualunque, la frase che avrebbe accompagnato Domenico Marocchino sarebbe stata sempre la stessa, che la pronunciasse Giovanni Trapattoni o l&#8217;amico di bagordi, il collega d&#8217;ufficio o il compagno di squadra:<br />
<i>«Che peccato, aveva grandi doti e non le ha sfruttate».</i><br />
Lui, Domenico il pigro, quello che dorme nel letto rotto da due anni, dai mocassini in frigo infilati lì da ubriaco e mai rimosse perché era un sforzo fisico, delle scarpe bucate e lacci sciolti in campo, quello che di presentava in ritiro, dopo le vacanze, in condizioni penose, ti risponderebbe così:<br />
<i>«Quando scali la montagna, devi avere il coraggio di scendere. Ma io ho vissuto il calcio come uno sport, non come un lavoro. E sono un uomo felice».</i></span></p>
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		<title>SANTA BARBARA E IL BOMBER</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 23:16:36 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[goal]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Pruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>SANTA BARBARA E IL BOMBER Quella domenica 4 dicembre 1983 Santa Barbara decise di far esplodere una polveriera. Quella del tifo giallorosso, sugli spalti del Comunale di Torino o con l&#8217;orecchio alla radiolina attraverso la voce inconfondibile di Ameri. Era l&#8217;89simo minuto, la Juventus vinceva 2 a 1 contro una Roma scudettata. Mancava quindi meno &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2019/12/05/santa-barbara-e-il-bomber/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">SANTA BARBARA E IL BOMBER</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>SANTA BARBARA E IL BOMBER<br />
Quella domenica 4 dicembre 1983 Santa Barbara decise di far esplodere una polveriera.<br />
Quella del tifo giallorosso, sugli spalti del Comunale di Torino o con l&#8217;orecchio alla radiolina attraverso la voce inconfondibile di Ameri.<span id="more-3982"></span></p>
<p>Era l&#8217;89simo minuto, la Juventus vinceva 2 a 1 contro una Roma scudettata.<br />
Mancava quindi meno di un minuto, in un epoca dove i recuperi (sopratutto a Torino sponda bianconera) non erano chilometrici e quando le partite termina<span class="text_exposed_show">vano almeno dieci minuti prima, con la squadra in vantaggio che sistematicamente passava palla indietro al portiere (che allora la poteva prendere con le mani).<br />
E in questo la Juventus era maestra.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">C&#8217;è sempre, però, un angelo per tutti e che prima o poi si manifesta.<br />
E l&#8217;angelo giallorosso ha chioma di fuoco e lentiggini a gogo.<br />
Per la Juventus è l&#8217;Angelo dell&#8217;Apocalisse, quello che suona la tromba<br />
Si chiama Odoacre, nome da visigoto, e semina monseur Platini sul vertice destro dell&#8217;area di rigore, irridendolo con un sombrero e crossando al centro come Bobby Moore in Fuga per la Vittoria.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Dove non c&#8217;è Pelè ma O&#8217;Rey di Crocefieschi, al secolo Roberto Pruzzo, il baffo che non perdona.<br />
Che si esibisce in una rovesciata da far impallidire quella dell&#8217; O&#8217; Rei originale in Fuga per la Vittoria.<br />
Gooollll, 2-2, pari per la Roma e capocciata al palo (si ripeterà con la punizione di Maradona, brutta abitudine) con due dita lussate per Tacconi.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">E che qualcuno abbia interceduto con Santa Barbara è certo.<br />
Si trattò di Don Camillo, il personaggio di Giovannino Guareschi.<br />
Cosa c&#8217;entra Don Camillo?<br />
Riavvolgiamo il nastro e andiamo a qualche mese prima.<br />
Si stanno girando le scende del film &#8220;Don Camillo&#8221; con Terence Hill attore e regista.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Pruzzo, un diavolo, deve paraggiare la tripletta di Boninsegna e lo deve fare con una rovesciata, proprio per scimmiottare il piu&#8217; celebre riferimento cinematografico.<br />
Così, sotto gli occhi vigili di Terence Hill, Pruzzo passa una mattinata intera a prodursi in rovesciate, a rompersi la schiena in attesa di realizzare quella che va bene per il film.<br />
Finchè non vi riesce.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Lode a te Roberto Pruzzo!<br />
Per la futura gloria di Santa Barbara e il divertimento di noi tutti tifosi giallorossi</span></p>
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		<title>Il gran rifiuto di Gigi Riva</title>
		<link>http://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 23:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi Riva]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Rombo di Tuono Chi non conosce la carriera di  Luigi “Rombo di Tuono” Riva? Formidabile fromboliere del Cagliari dei miracoli, quello che, sotto la sapiente guida di Manlio  Scopigno, e con giocatori del calibro di Albertosi, Domenghini, Cera, Nenè arrivò a vincere il campionato italiano. Anche grazie  ai gol di questo centravanti, nato per caso &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Il gran rifiuto di Gigi Riva</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Rombo di Tuono</em></h3>
<p>Chi non conosce la carriera di  <strong>Luigi “Rombo di Tuono” Riva</strong>?</p>
<p>Formidabile fromboliere del <strong>Cagliari</strong> dei miracoli, quello che, sotto la sapiente guida di <strong>Manlio  Scopigno</strong>, e con giocatori del calibro di <strong>Albertosi, Domenghini, Cera, Nenè</strong> arrivò a vincere il <strong>campionato italiano.</strong><span id="more-3037"></span></p>
<p>Anche grazie  ai gol di questo centravanti, nato per caso in <strong>Lombardia, a Leggiuno,</strong> ma sardo nel cuore e nell’animo, dal tiro potente e preciso.</p>
<figure id="attachment_3038" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Gigi-Rombo-di-Tuono-Riva.jpg"><img class="size-medium wp-image-3038" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Gigi-Rombo-di-Tuono-Riva-300x168.jpg" alt="Gigi Rombo di Tuono Riva" width="300" height="168" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Gigi Rombo di Tuono Riva</figcaption></figure>
<p>Di Gigi Riva sappiamo tutto, le sue imprese ( oltre al titolo con il Cagliari, tre volte capocannoniere del campionato, un <strong>campionato Europeo</strong> con la Nazionale e un secondo posto ai Mondiali in Messico) i suoi gol (ancora oggi recordman di gol in nazionale, <strong>35 in 42 partite</strong>) e, purtroppo, i suoi gravi infortuni.</p>
<h3><em>Da Riva ad Higuain</em></h3>
<p>Forse non tutti sanno un altro fatto che, più di tanti gol siglati, di tante difese annichilite, lo ha fatto rimanere per sempre nel cuore dei tifosi sardi.</p>
<figure id="attachment_3039" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Riva-in-Nazionale.jpg"><img class="size-medium wp-image-3039" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Riva-in-Nazionale-300x168.jpg" alt="Riva in Nazionale" width="300" height="168" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Riva in Nazionale</figcaption></figure>
<p>E forse di mezza Italia, quella non bianconera.</p>
<p>Facciamo un salto ai giorni nostri.</p>
<p>Estate 2016, il calciomercato è sconquassato da due acquisti.</p>
<p>Le tifoserie si spaccano, chi maledice e chi benedice.</p>
<p>La <strong>Juventus</strong> mette a segno due colpi, il centrocampista bosniaco <strong>Miralem Pjanic dalla Roma</strong> e, soprattutto, il capocannoniere del campionato italiano, l’uomo che, con <strong>36 reti</strong>, ha superato <strong>Nordhal</strong> nel record: <strong>Gonzalo Higuain del Napoli.</strong></p>
<p>In quei giorni, <strong>Francesco Totti</strong>, una delle ultime bandiere,  intervistato sull’argomento, dichiara : “<em>I calciatori oggi sono un po’ come i nomadi, seguono i soldi e non il cuore</em>“.</p>
<p>Già, i giocatori di oggi.</p>
<p>Perché ieri era un altro calcio.</p>
<p>Uno sport dove uno come Gigi Riva osava rifiutare la Juventus.</p>
<figure id="attachment_3040" style="width: 260px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Il-gol-in-rovesciata-contro-il-Vicenza.jpg"><img class="size-full wp-image-3040" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Il-gol-in-rovesciata-contro-il-Vicenza.jpg" alt="Il gol in rovesciata contro il Vicenza" width="260" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il gol in rovesciata contro il Vicenza</figcaption></figure>
<p><em><strong>IL GRAN RIFIUTO</strong><br />
</em></p>
<p>Siamo alla fine degli <strong>anni ’60</strong> e la Juventus non è forse la macchina schiacciasassi di oggi, ma è comunque sempre la <strong>Vecchia Signora</strong> del calcio Italiano.</p>
<p>A <strong>Gianni Agnelli</strong> solletica l’idea di ricomporre la coppia della nazionale <strong>Pietro Anastasi</strong>, già bianconero, e Gigi Riva.</p>
<p>E fa recapitare un offerta sontuosa al Cagliari del presidente <strong>Arrica</strong>: <strong>un miliardo di lire! </strong></p>
<p>L’offerta è di quelle che non si possono rifiutare tanto facilmente.</p>
<p>Il Cagliari vacilla e il presidente Arrica è quasi pronto a firmare la cessione.</p>
<p>Ma non <strong>Rombo di Tuono</strong>, al secolo Gigi Riva!</p>
<p>“<em>Grazie, ma voglio restare a Cagliari. Per sempre</em>”. Questa la laconica risposta del nostro Gigi, in sintonia col personaggio, che non ammette repliche.</p>
<p>A dire il vero, qualche anno dopo, Gigi Riva rifiuterà anche il<strong> Milan</strong>, ma nell’immaginario collettivo è e rimane colui che ha rifiutato la Juventus.</p>
<p>Altro che Pjanic, altro che Higuain.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/gigi-riva-cagliari-ps_1sc7ta1ftd26t1jqsd4pfasy6i.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3042" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/gigi-riva-cagliari-ps_1sc7ta1ftd26t1jqsd4pfasy6i.png" alt="gigi-riva-cagliari-ps_1sc7ta1ftd26t1jqsd4pfasy6i" width="300" height="300" /></a></p>
<h3><em>Una scelta di vita</em></h3>
<p>Riva non vincerà altro con il Cagliari.</p>
<p>Subirà anche l’onta della retrocessione e le precarie condizioni fisiche lo costringeranno al ritiro nel <strong>1976</strong>, dopo l’ennesimo infortunio di gioco in uno scontro con il milanista <strong>Bet</strong>.</p>
<p>C’è da chiedersi se il Cagliari  abbia veramente guadagnato dalla sua mancata cessione.</p>
<p>Magari, con tutti quei soldi avrebbe potuto sostituire i campionissimi  scudettati, oramai logori, con giocatori dello stesso tenore.</p>
<p>Ma questo non importa.</p>
<p>Chi ci ha guadagnato, in questa storia, sono i tifosi.</p>
<p>Quelli sardi e quelli dell’Italia non bianconera, che si sono goduti il gran rifiuto come un affronto ad una società sempre odiata.</p>
<p>E ci ha guadagnato <strong>Gigi Riva,</strong> che doveva arrivare nella terra dei nuraghi, dalla sua nebbiosa <strong>Leggiuno</strong>, per scoprire che lui era sì lombardo di nascita, ma sardo fino nel profondo del cuore.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/images2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3043" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/images2.jpg" alt="images" width="266" height="189" /></a></p>
<p>Anni dopo, così spiegherà il suo gran rifiuto: <strong><em>&#8220;</em></strong><em>Sì, certo, dissi no ad Agnelli. Cos&#8217;altro avrei potuto fare? La Sardegna mi diede una casa, un affetto immenso, una famiglia. I soldi, anche quelli. Ma l&#8217;umanità della gente, l&#8217;amore, non avevano prezzo&#8221;</em></p>
<p>Una bandiera, di quelle che, come ha detto Totti, <em>“non sono nomadi all’inseguimento di soldi e gloria”</em></p>
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		<title>29 maggio 1985:tragedia all&#8217;Heysel</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2015 22:01:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>29 maggio del 1985: scontri tra tifosi allo stadio Heysel di Bruxelles in Belgio in occasione della finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool. Alla fine si conteranno 39 (32 solo italiani) morti e oltre seicento feriti. La tragedia dell&#8217;Heysel avviene quando un gruppo di accesi tifosi inglesi inizia a spingersi verso il settore &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/05/29/29-maggio-1985tragedia-allheysel/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">29 maggio 1985:tragedia all&#8217;Heysel</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>29 maggio del 1985: scontri tra tifosi allo stadio Heysel di Bruxelles in Belgio in occasione della finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool. Alla fine si conteranno 39 (32 solo italiani) morti e oltre seicento feriti.<span id="more-511"></span> La tragedia dell&#8217;Heysel avviene quando un gruppo di accesi tifosi inglesi inizia a spingersi verso il settore Z dove si trovano molti tifosi italiani e sfondate le reti divisorie inizia a caricarli. Gli aggrediti provano a mettersi in salvo cercando una via di fuga ma si ritrovano ostacolati dalle forze dell&#8217;ordine belghe e costretti ad arretrare si ritrovano ammassati contro un muro che cede a causa del peso eccessivo e crolla. Nella situazione di panico che viene a generarsi molte persone restano a terra sciacciate, calpestate dalla folla in corsa. La partita si gioca comunque, in un clima di surreale farsa e tragedia insieme.</p>
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		<title>Da Berlino a Berlino</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 21:45:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Premessa: sono tifoso della Roma. Un handicap, forse. Ma anche un merito, perché di fatto non abituato a vincere e quindi fiduciario di una scelta difficile. Quindi potrebbero sembrare incomprensibili queste righe, gettate lì, a favore di una delle squadre più “odiate” dai colori giallorossi. Forse nemmeno la rivalità con i “cugini” della Lazio è &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/05/14/da-berlino-a-berlino/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Da Berlino a Berlino</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: sono tifoso della Roma. Un handicap, forse. Ma anche un merito, perché di fatto non abituato a vincere e quindi fiduciario di una scelta difficile. Quindi potrebbero sembrare incomprensibili queste righe, <span id="more-375"></span>gettate lì, a favore di una delle squadre più “odiate” dai colori giallorossi. Forse nemmeno la rivalità con i “cugini” della Lazio è così sentita da chi tifa Roma così come quella con la Juventus. Così come sono caldi e vividi, per l’appunto, il giallo e il rosso, così sono freddi e uggiosi il bianco e il nero. Due mondi, due concezioni di vita,di tifo, di appartenenza completamente agli antipodi. L&#8217;eterna vincente e l&#8217;eterna perdente. Sono due opposti che si attraggono, in qualche modo, diventando complementari a se stessi. Una sorta di yin e yang calcistico. Ma oggi, da tifoso non della Roma, ma dello sport, devo fare i miei più vividi complimenti a questa “nuova” Vecchia Signora. E’ in finale di Champions; il Davide bianconero, il piccolo Calimero non solo nero, ha sconfitto il Golia spagnolo, la riedizione calcistica dell’Invincibile Armada. Ha estromesso dalla finale di Berlino i campioni in carica, una squadra fatta di così tante stelle che, tramutate in soldoni, risolleverebbero in parte il PIL di qualche stato. La Juventus ora va a Berlino, a giocarsi la finale con un&#8217;altra squadra di extraterrestri calcistici. E’ strano il destino. Questa Juventus arriva a Berlino partendo da Berlino, da quella vittoria mondiale della nazionale azzurra, preceduta però da una delle pagine più tristi della nostra storia calcistica: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Calciopoli" target="_blank">Calciopoli</a>. Quella nazionale schiererà, durante il mondiale, calciatori come Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Del Piero,Camoranesi, tutti calciatori di una Juventus che, in un mese, passa dall’essere Campione d’Italia a nobile retrocessa in serie B con una delle accuse più infamanti: illecito sportivo.<br />
Quella Juventus paga, duramente. Alcuni campioni vanno via, altri restano. Scende nel fango della serie B, attesa al guado da chiunque voglia godere di una domenica di notorietà. Risale in serie A , come l’ultima delle provinciali, incomincia a singhiozzare in una categoria differente da quella che aveva lasciata, con equilibri sportivi nuovi. Probabilmente il profumo della serie A fa credere a qualcuno che, noblesse oblige, sia tutto dovuto. Ma non è così e si sbanda, paurosamente. La Juventus deve tornare nel fango, re imparare a rotolarsi in esso e per questo viene chiamato un onesto ex calciatore con l’anima del guerriero, un condottiero con la grinta nel cuore e il sudore del lavoro come rinfresco. Un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cincinnato" target="_blank">Cincinnato</a> moderno che risponde al nome di Antonio Conte. La Juventus torna, sgomitando, correndo e lottando, a vincere e convincere. Uno, due, tre volte fino a che Cincinnato Conte passa la mano al più nobile <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Vipsanio_Agrippa" target="_blank">Agrippa </a>Allegri, volendo continuare a fare paralleli fra gli antichi condottieri di Roma (che la mia Roma non ha) e i tecnici della Juventus. E si continua a vincere: sono quattro ora, i campionati, e c’è una finale di Coppa Italia. E una Berlino sullo sfondo, partendo da un&#8217; altra Berlino. Ed è quasi incredibile come questa Juventus, per tornare se stessa, abbia dovuto sporcarsi nel fango della lotta e del sudore, diventare “operaia”.  Sì, proprio lei che “operaia” non era mai stata pur rappresentando la Fiat, gli Agnelli. Ma, a Torino, la squadra degli operai era il Torino, non la Juve. Ma questa Juventus, l’odiata zebra bianconera, ha sovvertito gli schemi. Si è rimpossessata del suo ruolo rinnegando le sue origini. Ha lasciato il fioretto e preso la clava. Facendo piazza pulita di quella bastarda estate del 2006 dove lacrime di gioia per un mondiale vinto si mischiavano a quelle di una vergogna latente e di una rabbia frustrante.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/05/Juventus-Monaco.jpg"><img class="size-medium wp-image-379" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/05/Juventus-Monaco-300x199.jpg" alt="Juventus' Spanish forward Alvaro Morata celebrates scoring with teammates during the Round of 16, second-leg UEFA Champions League football match Borussia Dortmund vs Juventus in Dortmund, western Germany on March 18, 2015.   AFP PHOTO / PATRIK STOLLARZ        (Photo credit should read PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Ora non so come andrà a finire contro il Barcellona, forse la squadra più forte al mondo. Personalmente ho scommesso sulla vittoria bianconera (da tempo, come può confermare qualcuno), forse perché tra pellerossa e soldati ho sempre tifato per i primi. Forse perché ci vedo un filo logico, da Berlino a Berlino, che non può essere spezzato. Credo, però, che questo, vincere o perdere, sia secondario. Non cambierà il corso di questa storia, nel quale vanno riconosciuti i grandissimi meriti a questa società che, nel bene e (a volte) nel male ha fatto la storia del nostro calcio. Si dice che per diventare santi ci sia bisogno di tre miracoli. Ebbene, la Juventus ne ha fatti due: è diventata operaia, ha sconfitto Golia. Il terzo, e ultimo, miracolo spetta soprattutto ai suoi dirigenti insieme a tutto il loro popolo di tifosi. Credo che sia giusto che ora si finisca di parlare di 31, 32 o 33 titoli vinti. Fatto questo terzo miracolo si guadagnerà la propria santità , affermando di essere quello che è sempre stata:una grande società. Non sono più i numeri a contare ma questo presente che li proietta nel futuro,lontanissimi da quella calda e torrida estate del 2006. Che li porta a Berlino, a giocarsi la partita della vita contro la squadra più forte del mondo. Dove non conteranno i numeri, ne quelli degli scudetti più o meno vinti né quello del valore monetario delle rose, ma il sudore, il coraggio e la volontà che si metteranno in campo. Poi sarà quel che sarà, il campo non sempre è il giudice più giusto. Ma la Juventus la sua partita l’ha già vinta. E’ iniziata quel 9 luglio 2006 a Berlino e non terminerà di sicuro il 6 giugno 2015, sempre a Berlino. Mai come questa volta, da un tifoso romanista, “in bocca al lupo, zebre”<br />
di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Antonio Mattera</a></p>
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