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	<title>PensoLibero.it &#187; europa</title>
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		<title>&#8220;Hanno atteso&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2018 08:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;HANNO ATTESO &#8220; &#8220;Hanno atteso&#8221;...il dramma vero, porti chiusi o meno, accoglienza o meno, è tutto in quelle due parole inizio articolo. Il dramma rimane dramma e non c&#8217;è ma o se che tenga, che possa giustificarlo. Ma voglio concedermi qualche riflessione. E, chi ha la bontà di seguirmi fino alla fine, cerchi di capire &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2018/06/30/hanno-atteso/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">&#8220;Hanno atteso&#8221;&#8230;</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;HANNO ATTESO &#8220;</strong><br />
<a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-100-dispersi-marina-libica" target="_blank">&#8220;Hanno atteso&#8221;.</a>..il dramma vero, porti chiusi o meno, accoglienza o meno, è tutto in quelle due parole inizio articolo.<br />
Il dramma rimane dramma e non c&#8217;è ma o se che tenga, che possa giustificarlo.<span id="more-3683"></span><br />
Ma voglio concedermi qualche riflessione.<br />
E, chi ha la bontà di seguirmi fino alla fine, cerchi di capire che il discorso non ha radici fasciste o razziste.<br />
&#8220;Hanno atteso &#8221; è qui il succo della questione.</p>
<p>Vi ricordate come è iniziato tutto?<br />
Barconi strapieni che arrivavano in acque territoriali estere, spesso in vista della terra, principalmente Lampedusa.<br />
Li veniva lanciato un Sos e peschereggi o mezzi della MM li soccorrevano.<br />
Gli scafisti erano spesso tra loro e dove venissero riconosciuti arrestati e i loro mezzi sequestrati.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/06/libia2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3685" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/06/libia2-300x200.jpg" alt="libia2" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Poi arrivò Frontex e gli scafisti trovarono più logico abbandonare, con altri natanti, quei disperati al loro destino e le loro imbarcazioni che venivano affondate o dal mare o dalle unità della MM.</p>
<p>Dopo di ché qualcuno, nelle alte sfere, dovette accorgersi di aver creato un principio di Uber della disperazione, non a costo, ingente, del cliente finale, il migrante, ma a quello meramente economico, per uno Stato, per mantenere mezzi e uomini in mare costantemente.</p>
<p>Via Frontex, aumentano i morti, arrivano le Ong.<br />
Proprio ieri ho ascoltato, su La7 ,una studentessa italiana di Cambridge, volontaria su una di queste navi, fare asserzioni importanti;<br />
1) i loro mezzi sono dotati, oltre alla strumentazione radio, fonica e di localizzazione base, anche di droni che arrivano a vedere persino l&#8221;imbarco.<br />
2) Spesso arrivano a segnalarli a poche miglie dalle coste libiche.<br />
3) All&#8217;intimazione della marina libica di consegnare i migranti, il suo comandante si è rifiutato.<br />
4) Il gesto, benché dal profondo senso umanitario (lo spero e poi dico perché ) è in violazione alle norme marittime in sede di legislazione territoriale.</p>
<p>Ora, non volendomi soffermare su come le ingenti spese per Frontex possano essersi accollate, anche solo di un terzo, sulle spalle di ong, alcune spuntate dal niente, e che dovrebbero fare tutto ciò con l&#8217;aiuto di filantropi (Soros?)o del buon cuore di donatari (io aiuto Emergency che, guarda caso, non ha battelli in mare ma sta a casa loro) torno a ripetere quella frase : &#8220;hanno atteso&#8221;.</p>
<p>Il servizio Uber della disperazione è, infatti, stato potenziato, a sprezzo della vita di quei disgraziati e con gran guadagno, in termini economici e di sicurezza (non ne becchiamo più uno di scafista) della malavita che c&#8217;è dietro.</p>
<p>Li mettono in mare, alla meno peggio e confidano sul fatto che tanto qualcun di buon cuore ci sia a salvarli.<br />
E che il qualcun ci sia, salvo poche eccezioni, per loro, la malavita, deve essere certo perché, perdinci, sono affari e devono dare una certezza del &#8220;passaggio&#8221; per poter mantenere vivo questo mercato di carne umana che paga non poco un sogno ( si parla dai 5000 ai 10000 euro a testa, con optional (salvagente, acqua, a parte.))</p>
<p>Sappiamo benissimo che questo mercato è florido tra malavite delle sponde africane e europee, sopratutto italiane (Ricordate Buzzi &#8220;vale più un immigrato che la droga&#8221; e Mafia Capitale).</p>
<p>Sappiamo che dietro, in Italia, c&#8217;è spesso un sistema di accoglienza marcio che fa profitti, che questi profitti a volte vengono usati per mantenere fondazioni che sostengono ( sempre a loro insaputa) partiti politici.</p>
<p>&#8220;Hanno atteso&#8221; e qui arrivo all&#8217;ultima parte di questo lungo e tedioso post.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/06/libia1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3684" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/06/libia1-300x267.jpg" alt="libia1" width="300" height="267" /></a><br />
100 persone morte, tra le quali bambini, morte perché hanno aspettato invano, nel posto sbagliato forse, che un drone li avvistasse, che una nave li trovase, che qualcuno fosse avvertito come al solito.</p>
<p>Pessima pubblicità x gli scafisti.<br />
Oppure un avviso doppio.</p>
<p>Ai migranti, che sappiamo spesso non in possesso di quelle somme, costretti a scontarle durante il viaggio su terraferma con lavori in schiavitù e prostituzione.</p>
<p>Chi non paga viene rinchiuso nei centri di controllo e sappiamo come.<br />
I bambini vengomo allontanati dalle famiglie e spesso imbarcati (avete notato il numero di minori non accompagnato in aumento) laddove non servano per altri mercati (organi, pedofilia).</p>
<p>Niente di più facile che un centinaio di queste che, per gli scafisti, sono zavorre senza rendita, siano state mandate a morire.<br />
Per lanciare, direttamente o con l&#8217;implicita richiesta dell&#8217;altra parte malavitosa (e non solo) sulle sponde europee, e ai governi, il secondo avviso;<br />
&#8220;Nun fate e&#8217;fess, nun fat e&#8217; fuort, nun fat&#8217; e strunz'&#8221;.</p>
<p>La tempistica è importante, in questi casi.<br />
C&#8217;è, nei viaggi di questo disgraziati, una periodicità non sempre e solo legata alla stagione e alle condizioni del mare.<br />
Ci sono periodi politici dove le barche partono, altri periodi (elezioni, referendum, fine legislazioni) dove le barche sono ferme.<br />
Ci sono periodi politici dove si muore in mare e da notizia (elezioni perse a gogo, 5 milioni di poveri certificati in Istat), altri in cui si muore lo stesso ma fanno notizia i salvati.</p>
<p>Un famoso esponente Dc affermava che a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca.</p>
<p>&#8220;Hanno atteso&#8221;.<br />
Come su una pensilina dell&#8217;autobus o dei taxi.<br />
È tutto in queste due parole racchiuso il servizio Uber della disperazione, quello che procuratori come Zuccaro stanno indagando, con o senza tornaconto delle ong ( non credo che tutte abbiano scopi reconditi, e forse alcune sono inconsapevolmente sfruttate).</p>
<p>&#8220;Hanno atteso&#8221;.<br />
E noi non possiamo più aspettare senza intervenire per prima su questo traffico lucroso di carne umana.<br />
Prima ancora di parlare di aiuti umanitari, di hot spot.<br />
Con decisioni dure, anche tragiche, che potrebbero costare anche vite umane innocenti, ma che faccia capire ai malavitosi delle due sponde che &#8220;la pacchia è finita&#8221;.</p>
<p>Se mi avete seguito sino alla fine e ci trovate qualcosa qualcosa di fascista o razzista, qualcosa non corrispondente allo stato dei fatti, due sono le cose : o siete di quelli che hanno rimepito le stanze di casa con migranti,opera meritoria e pia che però non deroga da quanto scritto, o siete bacati nel cervello da un moralismo cieco e ipocrita.</p>
<p>E questo, per queri poveri disgraziati, è altrettanto pericoloso quanto affidare la loro vita ai mercanti di nuovi schiavi.<br />
Avanti, adagio, fanculo.</p>
<p><a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-100-dispersi-marina-libica" target="_blank">https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-100-dispersi-marina-libica</a></p>
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		<title>Il Manifesto di Ventotene</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2016/06/30/il-manifesto-di-ventotene/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 20:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Storia dimenticata]]></category>
		<category><![CDATA[Altiero Spinelli]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto di Ventotene]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Manifesto di Ventotene fu originariamente redatto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann con il titolo Per un&#8217;Europa libera e unita. Progetto d&#8217;un manifesto tra il 1941 ed il 1944, quando per motivi politici furono confinati presso l&#8217;isola di Ventotene, nel mar Tirreno. Altri esponenti presenti sull&#8217;isola di Ventotene e rappresentanti antifascisti confinati &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/06/30/il-manifesto-di-ventotene/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Il Manifesto di Ventotene</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Manifesto di Ventotene fu originariamente redatto da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Altiero_Spinelli">Altiero Spinelli</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Rossi">Ernesto Rossi</a> ed <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ursula_Hirschmann">Ursula Hirschmann</a> con il titolo Per un&#8217;Europa libera e unita. Progetto d&#8217;un manifesto tra il 1941 ed il 1944, quando per motivi politici furono confinati presso l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ventotene">isola di Ventotene</a>, nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Tirreno">mar Tirreno</a>. <span id="more-2414"></span></p>
<p>Altri esponenti presenti sull&#8217;isola di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ventotene">Ventotene</a> e rappresentanti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antifascismo">antifascisti</a> confinati anche loro, contribuirono alle discussioni che portarono alla definizione del testo.</p>
<p>A differenza del precedente <i><a title="Unione Paneuropea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Paneuropea">Pan-Europa</a></i> scritto da <a title="Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Nikolaus_di_Coudenhove-Kalergi">Kalergi</a> nel 1922, che auspicava un&#8217;UE a guida <a title="Tecnocrazia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tecnocrazia">tecnocratica</a>, per il <i>Manifesto di Ventotene</i> si tratta del primo documento ufficiale che prefigura la necessità dell&#8217;istituzione di una federazione europea dotato di un parlamento europeo eletto a <a title="Suffragio universale" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Suffragio_universale">suffragio universale</a> e di un governo democratico con poteri reali in alcuni settori fondamentali come l&#8217;economia, con ricchezze redistribuite equamente, e la politica estera. Per questi motivi è considerato uno dei testi fondanti dell&#8217;<a title="Unione europea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_europea">Unione europea</a>.</p>
<p>Ecco il testo.</p>
<p><strong>&#8220;Per un&#8217;Europa libera e unita&#8221;</strong></p>
<p>Ventotene, agosto 1941</p>
<p><strong>I &#8211; LA CRISI DELLA CIVILTÀ MODERNA</strong></p>
<p><strong><em>La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l&#8217;uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita. Con questo codice alla mano si è venuto imbastendo un grandioso processo storico a tutti gli aspetti della vita sociale che non lo rispettino:</em></strong></p>
<ol>
<li><strong><em> Si è affermato l&#8217;eguale diritto a tutte le nazioni di organizzarsi in stati indipendenti. Ogni popolo, individuato nelle sue caratteristiche etniche geografiche linguistiche e storiche, doveva trovare nell&#8217;organismo statale, creato per proprio conto secondo la sua particolare concezione della vita politica, lo strumento per soddisfare nel modo migliore ai suoi bisogni, indipendentemente da ogni intervento estraneo.</em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>L&#8217;ideologia dell&#8217;indipendenza nazionale è stata un potente lievito di progresso; ha fatto superare i meschini campanilismi in un senso di più vasta solidarietà contro l&#8217;oppressione degli stranieri dominatori; ha eliminato molti degli inciampi che ostacolavano la circolazione degli uomini e delle merci; ha fatto estendere, dentro il territorio di ciascun nuovo stato, alle popolazioni più arretrate, le istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più civili. Essa portava però in sé i germi del nazionalismo imperialista, che la nostra generazione ha visto ingigantire fino alla formazione degli Stati totalitari ed allo scatenarsi delle guerre mondiali.</em></strong></p>
<p><strong><em>La nazione non è più ora considerata come lo storico prodotto della convivenza degli uomini, che, pervenuti, grazie ad un lungo processo, ad una maggiore uniformità di costumi e di aspirazioni, trovano nel loro stato la forma più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro di tutta la società umana. È invece divenuta un&#8217;entità divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possono risentirne. La sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla volontà di dominio sugli altri e considera suo &#8220;spazio vitale&#8221; territori sempre più vasti che gli permettano di muoversi liberamente e di assicurarsi i mezzi di esistenza senza dipendere da alcuno. Questa volontà di dominio non potrebbe acquietarsi che nell&#8217;egemonia dello stato più forte su tutti gli altri asserviti.</em></strong></p>
<p><strong><em>In conseguenza lo stato, da tutelatore della libertà dei cittadini, si è trasformato in padrone di sudditi, tenuti a servirlo con tutte le facoltà per rendere massima l&#8217;efficenza bellica. Anche nei periodi di pace, considerati come soste per la preparazione alle inevitabili guerre successive, la volontà dei ceti militari predomina ormai, in molti paesi, su quella dei ceti civili, rendendo sempre più difficile il funzionamento di ordinamenti politici liberi; la scuola, la scienza, la produzione, l&#8217;organismo amministrativo sono principalmente diretti ad aumentare il potenziale bellico; le madri vengono considerate come fattrici di soldati, ed in conseguenza premiate con gli stessi criteri con i quali alle mostre si premiano le bestie prolifiche; i bambini vengono educati fin dalla più tenera età al mestiere delle armi e dell&#8217;odio per gli stranieri; le libertà individuali si riducono a nulla dal momento che tutti sono militarizzati e continuamente chiamati a prestar servizio militare; le guerre a ripetizione costringono ad abbandonare la famiglia, l&#8217;impiego, gli averi ed a sacrificare la vita stessa per obiettivi di cui nessuno capisce veramente il valore, ed in poche giornate distruggono i risultati di decenni di sforzi compiuti per aumentare il benessere collettivo.</em></strong></p>
<p><strong><em>Gli stati totalitari sono quelli che hanno realizzato nel modo più coerente l’unificazione di tutte le forze, attuando il massimo di accentramento e di autarchia, e si sono perciò dimostrati gli organismi più adatti all&#8217;odierno ambiente internazionale. Basta che una nazione faccia un passo più avanti verso un più accentuato totalitarismo, perché sia seguita dalle altre nazioni, trascinate nello stesso solco dalla volontà di sopravvivere.</em></strong></p>
<ol start="2">
<li><strong><em> Si è affermato l&#8217;uguale diritto per i cittadini alla formazione della volontà dello stato. Questa doveva così risultare la sintesi delle mutevoli esigenze economiche e ideologiche di tutte le categorie sociali liberamente espresse. Tale organizzazione politica ha permesso di correggere, o almeno di attenuare, molte delle più stridenti ingiustizie ereditarie dai regimi passati. Ma la libertà di stampa e di associazione e la progressiva estensione del suffragio rendevano sempre più difficile la difesa dei vecchi privilegi mantenendo il sistema rappresentativo. I nullatenenti a poco a poco imparavano a servirsi di questi istrumenti per dare l&#8217;assalto ai diritti acquisiti dalle classi abbienti; le imposte speciali sui redditi non guadagnati e sulle successioni, le aliquote progressive sulle maggiori fortune, le esenzioni dei redditi minimi, e dei beni di prima necessità, la gratuità della scuola pubblica, l&#8217;aumento delle spese di assistenza e di previdenza sociale, le riforme agrarie, il controllo delle fabbriche minacciavano i ceti privilegiati nelle loro più fortificate cittadelle.</em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>Anche i ceti privilegiati che avevano consentito all&#8217;uguaglianza dei diritti politici non potevano ammettere che le classi diseredate se ne valessero per cercare di realizzare quell&#8217;uguaglianza di fatto che avrebbe dato a tali diritti un contenuto concreto di effettiva libertà. Quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, la minaccia divenne troppo forte, fu naturale che tali ceti applaudissero calorosamente ed appoggiassero le instaurazioni delle dittature che toglievano le armi legali di mano ai loro avversari.</em></strong></p>
<p><strong><em>D&#8217;altra parte la formazione di giganteschi complessi industriali e bancari e di sindacati riunenti sotto un&#8217;unica direzione interi eserciti di lavoratori, sindacati e complessi che premevano sul governo per ottenere la politica più rispondente ai loro particolari interessi, minacciava di dissolvere lo stato stesso in tante baronie economiche in acerba lotta tra loro.<br />
Gli ordinamenti democratico liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano per meglio sfruttare l&#8217;intera collettività, perdevano sempre più il loro prestigio, e così si diffondeva la convinzione che solamente lo stato totalitario, abolendo la libertà popolare, potesse in qualche modo risolvere i conflitti di interessi che le istituzioni politiche esistenti non riuscivano più a contenere.</em></strong></p>
<p><strong><em>Di fatto poi i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta a volta raggiunti, ed hanno precluso, col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta eliminazione dei dissenzienti, ogni possibilità legale di correzione dello stato di cose vigente. Si è così assicurata l&#8217;esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti, e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo col tagliare le cedole dei loro titoli, dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori, dei plutocrati, che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l&#8217;apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse dalle possibilità di godere i frutti delle moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le risorse materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle alternative ai proletari resta così ridotto che per vivere sono costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità d&#8217;impiego.</em></strong></p>
<p><strong><em>Per tenere immobilizzate e sottomesse le classi operaie, i sindacati sono stati trasformati, da liberi organismi di lotta, diretti da individui che godevano la fiducia degli associati, in organi di sorveglianza poliziesca, sotto la direzione di impiegati scelti dal gruppo governante e ad esso solo responsabili. Se qualche correzione viene fatta a un tale regime economico, è sempre solo dettata dalle esigenze del militarismo, che hanno confluito con le reazionarie aspirazioni dei ceti privilegiati nel far sorgere e consolidare gli stati totalitari.</em></strong></p>
<ol start="3">
<li><strong><em> Contro il dogmatismo autoritario si è affermato il valore permanente dello spirito critico. Tutto quello che veniva asserito doveva dare ragione di sì o scomparire. Alla metodicità di questo spregiudicato atteggiamento sono dovute le maggiori conquiste della nostra società in ogni campo.</em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>Ma questa libertà spirituale non ha resistito alla crisi che ha fatto sorgere gli stati totalitari. Nuovi dogmi da accettare per fede o da accettare ipocritamente si stanno accampando in tutte le scienze. Quantunque nessuno sappia che cosa sia una razza e le più elementari nozioni storiche ne facciano risultare l&#8217;assurdità, si esige dai fisiologi di credere di mostrare e convincere che si appartiene ad una razza eletta, solo perché l&#8217;imperialismo ha bisogno di questo mito per esaltare nelle masse l&#8217;odio e l&#8217;orgoglio. I più evidenti concetti della scienza economica debbono essere considerati anatema per presentare la politica autarchica, gli scambi bilanciati e gli altri ferravecchi del mercantilismo, come straordinarie scoperte dei nostri tempi. A causa della interdipendenza economica di tutte le parti del mondo, spazio vitale per ogni popolo che voglia conservare il livello di vita corrispondente alla civiltà moderna, è tutto il globo; ma si è creata la pseudo scienza della geopolitica che vuol dimostrare la consistenza della teoria degli spazi vitali, per dare veste teorica alla volontà di sopraffazione dell&#8217;imperialismo. La storia viene falsificata nei suoi dati essenziali, nell&#8217;interesse della classe governante. Le biblioteche e le librerie vengono purificate di tutte le opere non considerate ortodosse. Le tenebre dell&#8217;oscurantismo di nuovo minacciano di soffocare lo spirito umano.</em></strong></p>
<p><strong><em>La stessa etica sociale della libertà e dell&#8217;uguaglianza è scalzata. Gli uomini non sono più considerati cittadini liberi, che si valgono dello stato per meglio raggiungere i loro fini collettivi. Sono servitori dello stato che stabilisce quali debbono essere i loro fini, e come volontà dello stato viene senz&#8217;altro assunta la volontà di coloro che detengono il potere. Gli uomini non sono più soggetti di diritto, ma gerarchicamente disposti, sono tenuti ad ubbidire senza discutere alle gerarchie superiori che culminano in un capo debitamente divinizzato. Il regime delle caste rinasce prepotente dalle sue stesse ceneri.</em></strong></p>
<p><strong><em>Questa reazionaria civiltà totalitaria, dopo aver trionfato in una serie di paesi, ha infine trovato nella Germania nazista la potenza che si è ritenuta capace di trarne le ultime conseguenze. Dopo una meticolosa preparazione, approfittando con audacia e senza scrupoli delle rivalità, degli egoismi, della stupidità altrui, trascinando al suo seguito altri stati vassalli europei — primo fra i quali l&#8217;Italia — alleandosi col Giappone che persegue fini identici in Asia essa si è lanciata nell&#8217;opera di sopraffazione.</em></strong></p>
<p><strong><em>La sua vittoria significherebbe il definitivo consolidamento del totalitarismo nel mondo. Tutte le sue caratteristiche sarebbero esasperate al massimo, e le forze progressive sarebbero condannate per lungo tempo ad una semplice opposizione negativa.<br />
La tradizionale arroganza e intransigenza dei ceti militari tedeschi può già darci un&#8217;idea di quel che sarebbe il carattere del loro dominio dopo una guerra vittoriosa. I tedeschi vittoriosi potrebbero anche permettersi una lustra di generosità verso gli altri popoli europei, rispettare formalmente i loro territori e le loro istituzioni politiche, per governare così soddisfacendo lo stupido sentimento patriottico che guarda ai colori dei pali di confine ed alla nazionalità degli uomini politici che si presentano alla ribalta, invece che al rapporto delle forze ed al contenuto effettivo degli organismi dello stato. Comunque camuffata, la realtà sarebbe sempre la stessa: una rinnovata divisione dell&#8217;umanità in Spartiati ed Iloti.</em></strong></p>
<p><strong><em>Anche una soluzione di compromesso tra le parti ora in lotta significherebbe un ulteriore passo innanzi del totalitarismo, poiché tutti i paesi che fossero sfuggiti alla stretta della Germania sarebbero costretti ad accettare le sue stesse forme di organizzazione politica, per prepararsi adeguatamente alla ripresa della guerra.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ma la Germania hitleriana, se ha potuto abbattere ad uno ad uno gli stati minori, con la sua azione ha costretto forze sempre più potenti a scendere in lizza. La coraggiosa combattività della Gran Bretagna, anche nel momento più critico in cui era rimasta sola a tener testa al nemico, ha fatto sì che i Tedeschi siano andati a cozzare contro la strenua resistenza dell&#8217;esercito sovietico, ed ha dato tempo all&#8217;America di avviare la mobilitazione delle sue sterminate forze produttive. E questa lotta contro l&#8217;imperialismo tedesco si è strettamente connessa con quella che il popolo cinese va conducendo contro l&#8217;imperialismo giapponese.</em></strong></p>
<p><strong><em>Immense masse di uomini e di ricchezze sono già schierate contro le potenze totalitarie. Le forze di queste potenze hanno raggiunto il loro culmine e non possono oramai che consumarsi progressivamente. Quelle avverse hanno invece già superato il momento della massima depressione e sono in ascesa. La guerra delle Nazioni Unite risveglia ogni giorno di più la volontà di liberazione anche nei paesi che avevano soggiaciuto alla violenza ed erano come smarriti per il colpo ricevuto, e persino risveglia tale volontà nei popoli delle potenze dell&#8217;Asse, i quali si accorgono di essere trascinati in una situazione disperata solo per soddisfare la brama di dominio dei loro padroni.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il lento processo, grazie al quale enormi masse di uomini si lasciavano modellare passivamente dal nuovo regime, vi si adeguavano e contribuivano così a consolidarlo, è arrestato; si è invece iniziato il processo contrario. In questa immensa ondata, che lentamente si solleva, si ritrovano tutte le forze progressiste; e, le parti più illuminate delle classi lavoratrici che si erano lasciate distogliere, dal terrore e dalle lusinghe, nella loro aspirazione ad una superiore forma di vita; gli elementi più consapevoli dei ceti intellettuali, offesi dalla degradazione cui è sottoposta l&#8217;intelligenza; imprenditori, che sentendosi capaci di nuove iniziative, vorrebbero liberarsi dalle bardature burocratiche, e dalle autarchie nazionali, che impacciano ogni loro movimento; tutti coloro, infine, che, per un senso innato di dignità, non sanno piegar la spina dorsale nella umiliazione della servitù.</em></strong></p>
<p><strong><em>A tutte queste forze è oggi affidata la salvezza della nostra civiltà.</em></strong></p>
<p><strong>II &#8211; I COMPITI DEL DOPO GUERRA &#8211; L&#8217;UNITÀ EUROPEA</strong></p>
<p><strong><em>La sconfitta della Germania non porterebbe automaticamente al riordinamento dell&#8217;Europa secondo il nostro ideale di civiltà.</em></strong></p>
<p><strong><em>Nel breve intenso periodo di crisi generale, in cui gli stati nazionali giaceranno fracassati al suolo, in cui le masse popolari attenderanno ansiose la parola nuova e saranno materia fusa, ardente, suscettibile di essere colata in forme nuove, capace di accogliere la guida di uomini seriamente internazionalisti, i ceti che più erano privilegiati nei vecchi sistemi nazionali cercheranno subdolamente o con la violenza di smorzare l&#8217;ondata dei sentimenti e delle passioni internazionalistiche, e si daranno ostinatamente a ricostruire i vecchi organismi statali. Ed è probabile che i dirigenti inglesi, magari d&#8217;accordo con quelli americani, tentino di spingere le cose in questo senso, per riprendere la politica dell&#8217;equilibrio delle potenze nell&#8217;apparente immediato interesse del loro impero.</em></strong></p>
<p><strong><em>Le forze conservatrici, cioè i dirigenti delle istituzioni fondamentali degli stati nazionali: i quadri superiori delle forze armate, culminanti là, dove ancora esistono, nelle monarchie; quei gruppi del capitalismo monopolista che hanno legato le sorti dei loro profitti a quelle degli stati; i grandi proprietari fondiari e le alte gerarchie ecclesiastiche, che solo da una stabile società conservatrice possono vedere assicurate le loro entrate parassitarie; ed al loro seguito tutto l&#8217;innumerevole stuolo di coloro che da essi dipendono o che son anche solo abbagliati dalla loro tradizionale potenza; tutte queste forze reazionarie, già fin da oggi, sentono che l&#8217;edificio scricchiola e cercano di salvarsi. Il crollo le priverebbe di colpo di tutte le garanzie che hanno avuto fin&#8217;ora e le esporrebbe all&#8217;assalto delle forze progressiste.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ma essi hanno uomini e quadri abili ed adusati al comando, che si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia. Nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffati. Si proclameranno amanti della pace, della libertà, del benessere generale delle classi più povere. Già nel passato abbiamo visto come si siano insinuati dentro i movimenti popolari, e li abbiano paralizzati, deviati convertiti nel preciso contrario. Senza dubbio saranno la forza più pericolosa con cui si dovrà fare i conti.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il punto sul quale essi cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico. In tal modo possono anche sperare di più facilmente confondere le idee degli avversari, dato che per le masse popolari l&#8217;unica esperienza politica finora acquisita è quella svolgentesi entro l&#8217;ambito nazionale, ed è perciò abbastanza facile convogliare, sia esse che i loro capi più miopi, sul terreno della ricostruzione degli stati abbattuti dalla bufera.</em></strong></p>
<p><strong><em>Se raggiungessero questo scopo avrebbero vinto. Fossero pure questi stati in apparenza largamente democratici o socialisti, il ritorno del potere nelle mani dei reazionari sarebbe solo questione di tempo. Risorgerebbero le gelosie nazionali e ciascuno stato di nuovo riporrebbe la soddisfazione delle proprie esigenze solo nella forza delle armi. Loro compito precipuo tornerebbe ad essere, a più o meno breve scadenza, quello di convertire i loro popoli in eserciti. I generali tornerebbero a comandare, i monopolisti ad approfittare delle autarchie, i corpi burocratici a gonfiarsi, i preti a tener docili le masse. Tutte le conquiste del primo momento si raggrinzerebbero in un nulla di fronte alla necessità di prepararsi nuovamente alla guerra.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell&#8217;Europa in stati nazionali sovrani. Il crollo della maggior parte degli stati del continente sotto il rullo compressore tedesco ha già accomunato la sorte dei popoli europei, che o tutti insieme soggiaceranno al dominio hitleriano, o tutti insieme entreranno, con la caduta di questo in una crisi rivoluzionaria in cui non si troveranno irrigiditi e distinti in solide strutture statali.</em></strong></p>
<p><strong><em>Gli spiriti sono giù ora molto meglio disposti che in passato ad una riorganizzazione federale dell&#8217;Europa. La dura esperienza ha aperto gli occhi anche a chi non voleva vedere ed ha fatto maturare molte circostanze favorevoli al nostro ideale.</em></strong></p>
<p><strong><em>Tutti gli uomini ragionevoli riconoscono ormai che non si può mantenere un equilibrio di stati europei indipendenti con la convivenza della Germania militarista a parità di condizioni con gli altri paesi, né si può spezzettare la Germania e tenerle il piede sul collo una volta che sia vinta. Alla prova, è apparso evidente che nessun paese d&#8217;Europa può restarsene da parte mentre gli altri si battono, a nulla valendo le dichiarazioni di neutralità e di patti di non aggressione. È ormai dimostrata la inutilità, anzi la dannosità di organismi, tipo della Società delle Nazioni, che pretendano di garantire un diritto internazionale senza una forza militare capace di imporre le sue decisioni e rispettando la sovranità assoluta degli stati partecipanti. Assurdo è risultato il principio del non intervento, secondo il quale ogni popolo dovrebbe essere lasciato libero di darsi il governo dispotico che meglio crede, quasi che la costituzione interna di ogni singolo stato non costituisse un interesse vitale per tutti gli altri paesi europei.</em></strong></p>
<p><strong><em>Insolubili sono diventati i molteplici problemi che avvelenano la vita internazionale del continente: tracciati dei confini a popolazione mista, difesa delle minoranze allogene, sbocco al mare dei paesi situati nell&#8217;interno, questione balcanica, questione irlandese ecc., che troverebbero nella Federazione Europea la più semplice soluzione, come l&#8217;hanno trovata in passato i corrispondenti problemi degli staterelli entrati a far parte delle più vaste unità nazionali, quando hanno perso la loro acredine, trasformandosi in problemi di rapporti fra le diverse provincie.</em></strong></p>
<p><strong><em>D&#8217;altra parte la fine del senso di sicurezza nella inattaccabilità della Gran Bretagna, che consigliava agli inglesi la &#8220;splendid isolation&#8221;, la dissoluzione dell&#8217;esercito e della stessa repubblica francese, al primo serio urto delle forze tedesche — risultato che è da sperare abbia di molto smorzata la presunzione sciovinista della superiorità gallica — e specialmente la coscienza della gravità del pericolo corso di generale asservimento, sono tutte circostanze che favoriranno la costituzione di un regime federale che ponga fine all&#8217;attuale anarchia. Ed il fatto che l&#8217;Inghilterra abbia accettato il principio dell&#8217;indipendenza indiana, e la Francia abbia potenzialmente perduto col riconoscimento della sconfitta tutto il suo impero, rendono più agevole trovare anche una base di accordo per una sistemazione europea dei problemi coloniali.</em></strong></p>
<p><strong><em>A tutto ciò va infine aggiunta la scomparsa di alcune delle principali dinastie e la fragilità delle basi di quelle che sostengono le dinastie superstiti. Va tenuto conto, infatti, che le dinastie, considerando i diversi paesi come tradizionale appannaggio proprio, rappresentavano, con i poderosi interessi di cui erano l&#8217;appoggio, un serio ostacolo alla organizzazione razionale degli Stati Uniti d&#8217;Europa, la quale non può poggiare che sulle costituzioni repubblicane di tutti i paesi federati.</em></strong></p>
<p><strong><em>E quando, superando l&#8217;orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l&#8217;umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l&#8217;unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l&#8217;unità politica dell&#8217;intero globo.</em></strong></p>
<p><strong><em>La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l&#8217;unità internazionale.</em></strong></p>
<p><strong><em>Con la propaganda e con l&#8217;azione, cercando di stabilire in tutti i modi accordi e legami tra i movimenti simili che nei vari paesi si vanno certamente formando, occorre fin d&#8217;ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l&#8217;autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli.</em></strong></p>
<p><strong><em>Se ci sarà nei principali paesi europei un numero sufficiente di uomini che comprenderanno ciò, la vittoria sarà in breve nelle loro mani, perché la situazione e gli animi saranno favorevoli alla loro opera e di fronte avranno partiti e tendenze già tutti squalificati dalla disastrosa esperienza dell&#8217;ultimo ventennio. Poiché sarà l&#8217;ora di opere nuove, sarà anche l&#8217;ora di uomini nuovi, del movimento per l&#8217;Europa libera e unita!</em></strong></p>
<p><strong>III &#8211; I COMPITI DEL DOPO GUERRA LA RIFORMA DELLA SOCIETÀ</strong></p>
<p><strong><em>Un&#8217;Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l&#8217;era totalitaria rappresenta un arresto. La fine di questa era sarà riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza ed i privilegi sociali. Tutte le vecchie istituzioni conservatrici che ne impedivano l&#8217;attuazione saranno crollanti o crollate, e questa loro crisi dovrà essere sfruttata con coraggio e decisione. La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l&#8217;emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita.</em></strong></p>
<p><strong><em>La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita, e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell&#8217;economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista, ma, una volta realizzata a pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell&#8217;economia, come è avvenuto in Russia.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma — come avviene per forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime. Le gigantesche forze di progresso, che scaturiscono dall&#8217;interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica &#8220;routinière&#8221; per trovarsi poi di fronte all&#8217;insolubile problema di resuscitare lo spirito d&#8217;iniziativa con le differenziazioni dei salari, e con gli altri provvedimenti del genere dello stachenovismo dell&#8217;U.R.S.S., col solo risultato di uno sgobbamento più diligente. Quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore possibilità di sviluppo ed impiego, e contemporaneamente vanno perfezionati e consolidati gli argini che le convogliano verso gli obiettivi di maggiore utilità per tutta la collettività.</em></strong></p>
<p><strong><em>La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio.</em></strong></p>
<p><strong><em>Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo e del burocraticismo nazionali. In essa possono trovare la loro liberazione tanto i lavoratori dei paesi capitalistici oppressi dal dominio dei ceti padronali, quanto i lavoratori dei paesi comunisti oppressi dalla tirannide burocratica. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale anche nella coscienza dei lavoratori. Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre giudicate in rapporto al presupposto oramai indispensabile dell&#8217;unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:</em></strong></p>
<ol>
<li><strong><em> non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un&#8217;attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche); le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo, ma che per reggersi hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l&#8217;esempio più notevole di questo tipo di industrie sono in Italia ora le industrie siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l&#8217;importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es. industrie minerarie, grandi istituti bancari, industrie degli armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz&#8217;altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti;</em></strong></li>
<li><strong><em> le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori, nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l&#8217;azionariato operaio ecc.;</em></strong></li>
<li><strong><em> i giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare la possibilità effettiva di perseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare, in ogni branca di studi per l&#8217;avviamento ai diversi mestieri e alla diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi pressappoco eguali, per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze tra le rimunerazioni nell&#8217;interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse capacità individuali;</em></strong></li>
<li><strong><em> la potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità con la tecnica moderna permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l&#8217;alloggio e il vestiario col minimo di conforto necessario per conservare la dignità umana. La solidarietà sociale verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà perciò manifestarsi non con le forme caritative, sempre avvilenti, e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori;</em></strong></li>
<li><strong><em> la liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo realizzando le condizioni accennate nei punti precedenti: non lasciandole ricadere nella politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici specialmente del grande capitale. I lavoratori debbono tornare a essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni a cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l&#8217;osservanza dei patti conclusivi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che saranno realizzate quelle trasformazioni sociali.</em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>Questi sono i cambiamenti necessari per creare, intorno al nuovo ordine, un larghissimo strato di cittadini interessati al suo mantenimento e per dare alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata di un forte senso di solidarietà sociale. Su queste basi le libertà politiche potranno veramente avere un contenuto concreto e non solo formale per tutti, in quanto la massa dei cittadini avrà una indipendenza ed una conoscenza sufficiente per esercitare un efficace e continuo controllo sulla classe governante.</em></strong></p>
<p><strong><em>Sugli istituti costituzionali sarebbe superfluo soffermarci, poiché, non potendosi prevedere le condizioni in cui dovranno sorgere ed operare, non faremmo che ripetere quello che tutti già sanno sulla necessità di organi rappresentativi per la formazione delle leggi, dell&#8217;indipendenza della magistratura — che prenderà il posto dell&#8217;attuale — per l&#8217;applicazione imparziale delle leggi emanate, della libertà di stampa e di associazione, per illuminare l&#8217;opinione pubblica e dare a tutti i cittadini la possibilità di partecipare effettivamente alla vita dello stato. Su due sole questioni è necessario precisare meglio le idee, per la loro particolare importanza in questo momento nel nostro paese, sui rapporti dello stato con la chiesa e sul carattere della rappresentanza politica:</em></strong></p>
<ol>
<li><strong><em> la Chiesa cattolica continua inflessibilmente a considerarsi unica società perfetta, a cui lo stato dovrebbe sottomettersi, fornendole le armi temporali per imporre il rispetto della sua ortodossia. Si presenta come naturale alleata di tutti i regimi reazionari, dei quali cerca di approfittare per ottenere esenzioni e privilegi, per ricostruire il suo patrimonio, per stendere di nuovo i suoi tentacoli sulla scuola e sull&#8217;ordinamento della famiglia. Il concordato con cui in Italia il Vaticano ha concluso l&#8217;alleanza col fascismo andrà senz&#8217;altro abolito, per affermare il carattere puramente laico dello stato, e per fissare in modo inequivocabile la supremazia dello stato sulla vita civile. Tutte le credenze religiose dovranno essere ugualmente rispettate, ma lo stato non dovrà più avere un bilancio dei culti, e dovrà riprendere la sua opera educatrice per lo sviluppo dello spirito critico;</em></strong></li>
<li><strong><em> la baracca di cartapesta che il fascismo ha costruito con l&#8217;ordinamento corporativo cadrà in frantumi, insieme alle altre parti dello stato totalitario. C&#8217;è chi ritiene che da questi rottami si potrà domani trarre il materiale per il nuovo ordine costituzionale. Noi non lo crediamo. Nello stato totalitario le Camere corporative sono la beffa, che corona il controllo poliziesco sui lavoratori. Se anche però le Camere corporative fossero la sincera espressione delle diverse categorie dei produttori, gli organi di rappresentanza delle diverse categorie professionali non potrebbero mai essere qualificati per trattare questioni di politica generale, e nelle questioni più propriamente economiche diverrebbero organi di sopraffazione delle categorie sindacalmente più potenti.</em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>Ai sindacati spetteranno ampie funzioni di collaborazione con gli organi statali, incaricati di risolvere i problemi che più direttamente li riguardano, ma è senz&#8217;altro da escludere che ad essi vada affidata alcuna funzione legislativa, poiché risulterebbe un&#8217;anarchia feudale nella vita economica, concludentesi in un rinnovato dispotismo politico. Molti che si sono lasciati prendere ingenuamente dal mito del corporativismo potranno e dovranno essere attratti all&#8217;opera di rinnovamento, ma occorrerà che si rendano conto di quanto assurda sia la soluzione da loro confusamente sognata. Il corporativismo non può avere vita concreta che nella forma assunta dagli stati totalitari, per irreggimentare i lavoratori sotto funzionari che ne controllano ogni mossa nell&#8217;interesse della classe governante.</em></strong></p>
<p><strong>IV &#8211; LA SITUAZIONE RIVOLUZIONARIA: VECCHIE E NUOVE CORRENTI</strong></p>
<p><strong><em>La caduta dei regimi totalitari significherà per interi popoli l&#8217;avvento della &#8220;libertà&#8221; sarà scomparso ogni freno ed automaticamente regneranno amplissime libertà di parola e di associazione.</em></strong></p>
<p><strong><em>Sarà il trionfo delle tendenze democratiche. Esse hanno innumerevoli sfumature che vanno da un liberalismo molto conservatore, fino al socialismo e all&#8217;anarchia. Credono nella &#8220;generazione spontanea&#8221; degli avvenimenti e delle istituzioni, nella bontà assoluta degli impulsi che vengono dal basso. Non vogliono forzare la mano alla &#8220;storia&#8221; al &#8220;popolo&#8221; al &#8220;proletariato&#8221; o come altro chiamano il loro dio. Auspicano la fine delle dittature immaginandola come la restituzione al popolo degli imprescrittibili diritti di autodeterminazione. Il coronamento dei loro sogni è un&#8217;assemblea costituente eletta col più esteso suffragio e col più scrupoloso rispetto degli elettori, la quale decida che costituzione il popolo debba darsi. Se il popolo è immaturo se ne darà una cattiva, ma correggerla si potrà solo mediante una costante opera di convinzione.</em></strong></p>
<p><strong><em>I democratici non rifuggono per principio dalla violenza, ma la vogliono adoperare solo quando la maggioranza sia convinta della sua indispensabilità, cioè propriamente quando non è più altro che un pressoché superfluo puntino da mettere sulla i. Sono perciò dirigenti adatti solo nelle epoche di ordinaria amministrazione, in cui un popolo è nel suo complesso convinto della bontà delle istituzioni fondamentali, che debbono essere ritoccate solo in aspetti relativamente secondari. Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente. La pietosa impotenza dei democratici nelle rivoluzioni russa, tedesca, spagnola, sono tre dei più recenti esempi.</em></strong></p>
<p><strong><em>In tali situazioni, caduto il vecchio apparato statale, con le sue leggi e la sua amministrazione, pullulano immediatamente, con sembianza di vecchia legalità o sprezzandola, una quantità di assemblee e rappresentanze popolari in cui convergono e si agitano tutte le forze sociali progressiste. Il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali da soddisfare, ma non sa con precisione cosa volere e cosa fare. Mille campane suonano alle sue orecchie, con i suoi milioni di teste non riesce a raccapezzarsi, e si disgrega in una quantità di tendenze in lotta tra loro.</em></strong></p>
<p><strong><em>Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarrirti non avendo dietro uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuare di passioni; pensano che loro dovere sia di formare quel consenso, e si presentano come predicatori esortanti, laddove occorrono capi che guidino sapendo dove arrivare; perdono le occasioni favorevoli al consolidamento del nuovo regime, cercando di far funzionare subito organi che presuppongono una lunga preparazione e sono adatti ai periodi di relativa tranquillità; danno ai loro avversari armi di cui quelli poi si valgono per rovesciarli; rappresentano insomma, nelle loro mille tendenze, non già la volontà di rinnovamento, ma le confuse volontà regnanti in tutte le menti, che, paralizzandosi a vicenda, preparano il terreno propizio allo sviluppo della reazione. La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria.</em></strong></p>
<p><strong><em>Man mano che i democratici logorassero nelle loro logomachie la loro prima popolarità di assertori della libertà, mancando ogni seria rivoluzione politica e sociale, si andrebbero immancabilmente ricostituendo le istituzioni politiche pretotalitarie, e la lotta tornerebbe a svilupparsi secondo i vecchi schemi della contrapposizione delle classi.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il principio secondo il quale la lotta di classe è il termine cui van ridotti tutti i problemi politici ha costituito la direttiva fondamentale, specialmente degli operai delle fabbriche, ed ha giovato a dare consistenza alla loro politica, finché non erano in questione le istituzioni fondamentali della società. Ma si converte in uno strumento di isolamento del proletariato, quando si imponga la necessità di trasformare l&#8217;intera organizzazione della società. Gli operai educati classisticamente non sanno allora vedere che le loro particolari rivendicazioni di classe, o di categoria, senza curarsi di come connetterle con gli interessi degli altri ceti, oppure aspirano alla unilaterale dittatura delle loro classe, per realizzare l&#8217;utopistica collettivizzazione di tutti gli strumenti materiali di produzione, indicata da una propaganda secolare come il rimedio sovrano di tutti i loro mali. Questa politica non riesce a far presa su nessun altro strato fuorché sugli operai, i quali così privano le altre forze progressive del loro sostegno, e le lasciano cadere in balia della reazione, che abilmente le organizza per spezzare le reni allo stesso movimento proletario.</em></strong></p>
<p><strong><em>Delle varie tendenze proletarie, seguaci della politica classista e dell&#8217;ideale collettivista, i comunisti hanno riconosciuto la difficoltà di ottenere un seguito di forze sufficienti per vincere, e per ciò si sono — a differenza degli altri partiti popolari — trasformati in un movimento rigidamente disciplinato, che sfrutta quel che residua del mito russo per organizzare gli operai, ma non prende leggi da essi, e li utilizza nelle più disparate manovre.</em></strong></p>
<p><strong><em>Questo atteggiamento rende i comunisti, nelle crisi rivoluzionarie, più efficienti dei democratici; ma tenendo essi distinte quanto più possono le classi operaie dalle altre forze rivoluzionarie — col predicare che la loro &#8220;vera&#8221; rivoluzione è ancora da venire — costituiscono nei momenti decisivi un elemento settario che indebolisce il tutto. Inoltre la loro assidua dipendenza allo stato russo, che li ha ripetutamente adoperati senza scrupoli per il perseguimento della sua politica nazionale, impedisce loro di perseguire una politica con un minimo di continuità. Hanno sempre bisogno di nascondersi dietro un Karoly, un Blum, un Negrin, per andare poi fatalmente in rovina dietro i fantocci democratici adoperati, poiché il potere si consegue e si mantiene non semplicemente con la furberia, ma con la capacità di rispondere in modo organico e vitale alle necessità della società moderna. La loro scarsa consistenza si palesa invece senza possibilità di equivoci quando, venendo a mancare il camuffamento, fanno regolarmente mostra di un puro verbalismo estremista.</em></strong></p>
<p><strong><em>Se la lotta restasse domani ristretta nel tradizionale campo nazionale, sarebbe molto difficile sfuggire alle vecchie aporie. Gli stati nazionali hanno infatti già così profondamente pianificato le proprie rispettive economie che la questione centrale diverrebbe ben presto quella di sapere quale gruppo di interessi economici, cioè quale classe, dovrebbe detenere le leve di comando del piano. Il fronte delle forze progressiste sarebbe facilmente frantumato nella rissa tra classi e categorie economiche. Con le maggiori probabilità i reazionari sarebbero coloro che ne trarrebbero profitto. Ma anche i comunisti, nonostante le loro deficienze, potrebbero avere il loro quarto d&#8217;ora, convogliare le masse stanche, deluse, assumere il potere ed adoperarlo per realizzare, come in Russia, il dispotismo burocratico su tutta la vita economica, politica e spirituale del paese.</em></strong></p>
<p><strong><em>Una situazione dove i comunisti contassero come forza politica dominante significherebbe non uno sviluppo non in senso rivoluzionario, ma già il fallimento del rinnovamento europeo.</em></strong></p>
<p><strong><em>Larghissime masse restano ancora influenzate o influenzabili dalle vecchie tendenze democratiche e comuniste, perché non scorgono nessuna prospettiva di metodi e di obiettivi nuovi. Tali tendenze sono però formazioni politiche del passato; da tutti gli sviluppi storici recenti nulla hanno appreso, nulla dimenticato; incanalano le forze progressiste lungo strade che non possono serbare che delusioni e sconfitte; di fronte alle esigenze più profonde del domani costituiscono un ostacolo e debbono o radicalmente modificarsi o sparire.</em></strong></p>
<p><strong><em>Un vero movimento rivoluzionario dovrà sorgere da coloro che hanno saputo criticare le vecchie impostazioni politiche; dovrà sapere collaborare con le forze democratiche, con quelle comuniste, ed in genere con quanti cooperano alla disgregazione del totalitarismo, ma senza lasciarsi irretire dalla loro prassi politica.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il partito rivoluzionario non può essere dilettantescamente improvvisato nel momento decisivo, ma deve sin da ora cominciare a formarsi almeno nel suo atteggiamento politico centrale, nei suoi quadri generali e nelle prime direttive d&#8217;azione. Esso non deve rappresentare una coalizione eterogenea di tendenze, riunite solo transitoriamente e negativamente, cioè per il loro passato antifascista e nella semplice del disgregamento del totalitarismo, pronte a disperdersi ciascuna per la sua strada una volta raggiunta quella caduta. Il partito rivoluzionario deve sapere invece che solo allora comincerà veramente la sua opera e deve perciò essere costituito di uomini che si trovino d&#8217;accordo sui principali problemi del futuro. Deve penetrare con la sua propaganda metodica ovunque ci siano degli oppressi dell&#8217;attuale regime, e, prendendo come punto di partenza quello volta volta sentito come il più doloroso dalle singole persone e classi, mostrare come esso si connetta con altri problemi e quale possa esserne la vera soluzione. Ma dalla schiera sempre crescente dei suoi simpatizzanti deve attingere e reclutare nell&#8217;organizzazione del partito solo coloro che abbiano fatto della rivoluzione europea lo scopo principale della loro vita, che disciplinatamente realizzino giorno per giorno il lavoro necessario, provvedano oculatamente alla sicurezza, continua ed efficacia di esso, anche nella situazione di più dura illegalità, e costituiscano così la solida rete che dia consistenza alla più labile sfera dei simpatizzanti.</em></strong></p>
<p><strong><em>Pur non trascurando nessuna occasione e nessun campo per seminare la sua parola, esso deve rivolgere la sua operosità in primissimo luogo a quegli ambienti che sono i più importanti come centri di diffusione di idee e come centri di reclutamento di uomini combattivi; anzitutto verso i due gruppi sociali più sensibili nella situazione odierna, e decisivi in quella di domani, vale a dire la classe operaia e i ceti intellettuali. La prima è quella che meno si è sottomessa alla ferula totalitaria, che sarà la più pronta a riorganizzare le proprie file. Gli intellettuali, particolarmente i più giovani, sono quelli che si sentono spiritualmente soffocare e disgustare dal regnante dispotismo. Man mano altri ceti saranno inevitabilmente attratti nel movimento generale.</em></strong></p>
<p><strong><em>Qualsiasi movimento che fallisca nel compito di alleanza di queste forze è condannato alla sterilità, poiché, se è movimento di soli intellettuali, sarà privo di quella forza di massa necessaria per travolgere le resistenze reazionarie, sarà diffidente e diffidato rispetto alla classe operaia; ed anche se animato da sentimenti democratici, sarà proclive a scivolare, di fronte alle difficoltà, sul terreno della reazione di tutte le altre classi contro gli operai, cioè verso una restaurazione.<br />
Se poggerà solo sulla classe operaia sarà privo di quella chiarezza di pensiero che non può venire che dagli intellettuali, e che è necessaria per ben distinguere i nuovi compiti e le nuove vie: rimarrà prigioniero del vecchio classismo, vedrà nemici dappertutto, e sdrucciolerà sulla dottrinaria soluzione comunista.</em></strong></p>
<p><strong><em>Durante la crisi rivoluzionaria spetta a questo partito organizzare e dirigere le forze progressiste, utilizzando tutti quegli organi popolari che si formano spontaneamente come crogioli ardenti in cui vanno a mischiarsi le forze rivoluzionarie, non per emettere plebisciti, ma in attesa di essere guidate.</em></strong></p>
<p><strong><em>Esso attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia.</em></strong></p>
<p><strong><em>Non è da temere che un tale regime rivoluzionario debba necessariamente sbocciare in un nuovo dispotismo. Vi sbocca se è venuto modellando un tipo di società servile. Ma se il partito rivoluzionario andrà creando con polso fermo fin dai primissimi passi le condizioni per una vita libera, in cui tutti i cittadini possano veramente partecipare alla vita dello stato, la sua evoluzione sarà, anche se attraverso eventuali secondarie crisi politiche, nel senso di una progressiva comprensione ed accettazione da parte di tutti del nuovo ordine, e perciò nel senso di una crescente possibilità di funzionamento di istituzioni politiche libere.</em></strong></p>
<p><strong><em>Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell&#8217;attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l&#8217;eredità di tutti i movimenti di elevazione dell&#8217;umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.</em></strong></p>
<p><strong><em>La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.</em></strong></p>
<p><strong>Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni</strong></p>
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		<title>Europa, un errore di soggetto</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2016 13:22:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il fallimento di questa Europa sta nella scelta del soggetto dal quale partire. Al posto degli uomini, si è scelto una moneta. Da soggetti uniti nella loro pluralità, ad un soggetto diviso nella sua unicità. Da soggetti che implicano un &#8220;noi&#8221;, ad un soggetto che implica un &#8220;esso&#8221; Da soggetti con dei valori, a un &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/06/29/europa-un-errore-di-soggetto/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Europa, un errore di soggetto</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il fallimento di questa Europa sta nella scelta del soggetto dal quale partire.<br />
Al posto degli uomini, si è scelto una moneta.<span id="more-2403"></span><br />
Da soggetti uniti nella loro pluralità, ad un soggetto diviso nella sua unicità.<br />
Da soggetti che implicano un &#8220;noi&#8221;, ad un soggetto che implica un &#8220;esso&#8221;<br />
Da soggetti con dei valori, a un soggetto con un valore.<br />
Da soggetti consenzienti, ad un soggetto imposto.<br />
Da soggetti liberi, ad un soggetto vincolato e vincolante.<br />
Da soggetti che cercano la democrazia, ad un soggetto che rappresenta un oligarchia.<br />
Da soggetti con un anima di carne, sangue e pensieri, ad un soggetto senza anima, freddo metallo, calcolo matematico.<br />
Da soggetti per i quali l&#8217;Europa doveva essere una casa, ad un soggetto che ha bisogno non di una casa, ma di una banca.<br />
Da soggetti partecipanti, ad un soggetto partecipato.<br />
Da soggetti che dovevano rappresentare ricchezza, di conoscenza, culturale, spirituale, ad un soggetto che ha portato povertà, economica, morale, intellettuale.<br />
Da soggetti che discutono di diritti, ad un soggetto che implica solo doveri.<br />
In verità, che questa Europa fosse destinata al disfacimento, lo si sarebbe dovuto capire anche dal suo soggetto, non unito nella simbologia ma lasciato all&#8217;interpretazione coniografica di ogni nazione.<br />
La divisione, o per meglio dire la mai avvenuta unità, è incominciata da lì.</p>
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		<title>Frontiere senza giochi</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2016/04/14/frontiere-senza-giochi/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 21:36:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le barriere ai confini austriaci non servono ad evitare l&#8217;ingresso degli immigrati ma a contenere i limiti di questa Europa . Ad oggi, la migliore espressione di un Europa unita si deve all’idea del presidente francese Charles de Gaulle, che voleva che i giovani francesi e tedeschi si incontrassero in un torneo di giochi allo &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/04/14/frontiere-senza-giochi/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Frontiere senza giochi</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le barriere ai confini austriaci non servono ad evitare l&#8217;ingresso degli immigrati ma a contenere i limiti di questa Europa .<span id="more-2105"></span></p>
<p>Ad oggi, la migliore espressione di un Europa unita si deve all’idea del presidente francese Charles de Gaulle, che voleva che i giovani francesi e tedeschi si incontrassero in un torneo di giochi allo scopo di rafforzare l&#8217;amicizia tra Francia e Germania. Nel 1965, tre francesi (<strong>Pedro Brime, Claude Savarit e Jean-Louis Marest)</strong> proposero l&#8217;idea dei giochi anche ad altri paesi europei. Quasi come un presagio su quando accade oggi, si decise di chiamare questo format “<em>Jeux sans frontières”, </em>“Giochi senza frontiere” in italiano.</p>
<p>Da allora le frontiere sono proliferate, da cavalli di Frisia sulle coste spagnole, ai migranti fermati sulle scogliere al confine tra Francia e Italia, passando per i muri dell’Ungheria di Orban o in Serbia e terminando alle decisioni del governo austriaco sulla frontiera del Brennero.</p>
<p>Dopo tutto, come condannare gli austriaci nella loro mal fiducia in noi italiani se poi ci ritroviamo con un ammiraglio, di quella stessa flotta navale che dovrebbe controllare i flussi migratori, che sembra usasse le navi per festini a base di mignotte e cavalli bianchi?</p>
<p>Di sicuro dietro alla decisione austriaca ci sono anche meri calcoli elettorali di un governo in difficoltà sulla spinta della destra ultra nazionalista, ma a pensarci bene essa riflette in modo impietoso il fallimento politico, economico e culturale di questa manfrina chiamata Europa.</p>
<p>Le regole non le viola l’Austria, la Serbia, l ‘Ungheria ma le ha palesemente violate l’Europa con alcuni paesi in testa come l’Inghilterra, la Francia, la Germania che nel corso degli ultimi anni hanno deciso di essere un contrappeso non richiesto sulle vicende politiche di alcuni paesi dell’aerea nord africana o del Medio oriente.</p>
<p>Le regole sono state violate da chi ha dato la speranza di traghettare tutta l&#8217;africa e parte dell’Asia  in Europa, dopo esser stato il principale artefice del disastro umanitario al quale stiamo assistendo. E non si capisce allora perché paesi come l’Austria, la Serbia, la Slovenia o l’Ungheria  dovrebbero accollarsi le problematiche create ad arte da altri.</p>
<p>Hai voglia ad indignarti ma la verità è una sola:  l’Europa, almeno questa,  durerà poco e mentre  scrivo queste righe voglio informarvi che l&#8217;ideale utopistico di un mondo senza frontiere e senza appartenenza è già fallito.</p>
<p>Qualcuno, per suoi interessi,  lo ha già capito, come l&#8217;Austria,  qualcun altro è troppo ipocrita per comprenderlo, come l&#8217;Italia. E proprio l’Italia corre il rischio, al pari della Grecia, di diventare un immenso campo profughi (che, ricordiamolo, è sempre lecito e giusto cercare di salvare, a qualsiasi costo). Guarda caso, ritornano Grecia e Italia, ossia le due pecore nere di questa Europa.</p>
<p>Sognavamo un Europa senza frontiere, ci siamo cullati in un mondo di fantasia, ci stiamo accorgendo che non è mai stato un gioco.</p>
<p>Insomma, come Europa, nella miglior espressione siamo stati solo un format televisivo.</p>
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		<title>Ungheria o Europa?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2015 20:41:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8216;‪‎Ungheria‬ viola i diritti umani, fa viaggiare migranti in vagoni con porte sigillate diretti verso campi profughi.Oppure è l&#8217;Europa che viola i diritti dei migranti incoraggiandoli a venire,nel nome del buonismo piu esasperato,  ammassandoli poi come bestie sulle scogliere francesi, nelle stazioni milanesi, sulle coste del Marocco o respingendoli in Austria, Belgio e Germania, o &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/07/24/ungheria-o-europa/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Ungheria o Europa?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L<span style="color: #000000;">&#8216;</span><span class="_58cl">‪‎</span><span class="_58cm">Ungheria</span><a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/ungheria?source=feed_text&amp;story_id=373377272786801" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;,&quot;type&quot;:104}"><span class="_58cm">‬</span></a> viola i diritti umani, fa viaggiare migranti in vagoni con porte sigillate diretti verso campi profughi.<span id="more-1074"></span>Oppure è l&#8217;Europa che viola i diritti dei migranti incoraggiandoli a venire,nel nome del buonismo piu esasperato,  ammassandoli poi come bestie sulle scogliere francesi, nelle stazioni milanesi, sulle coste del Marocco o respingendoli in Austria, Belgio e Germania, o usando il filo spinato in Spagna? La verità, come al solito, è nel mezzo, e non sempre chi ti leva dalla merda lo fa per salvarti e chi ti copre,di merda, invece lo fa per cattiveria.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/24/ungheria-migranti-stipati-nel-treno-viaggio-a-porte-chiuse-per-evitarne-la-fuga/1903019/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/24/ungheria-migranti-stipati-nel-treno-viaggio-a-porte-chiuse-per-evitarne-la-fuga/1903019/</a></p>
<p><div style="padding:10px;margin-bottom: 18px;color: #b94a48;background-color: #f2dede;border: 1px solid #eed3d7; text-shadow: 0 1px 0 rgba(255, 255, 255, 0.5);-webkit-border-radius: 4px;-moz-border-radius: 4px;border-radius: 4px;">Finchè non accetti i cookie non potrai visualizzare questo contenuto!</div></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chiamata per i cittadini europei!</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2015/07/19/chiamata-per-i-cittadini-europei/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2015 08:20:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Sergio Di Cori Modigliani http://www.libero-pensiero.net/eric-toussaint-chiama-i-cittadini-europei-alla-mobilitazione-popolare/ Da Yannis Varoufakis a Giulio Sapelli, insorge il continente. La Gran Bretagna è sgomenta nel leggere l’intervista a Varoufakis, in esclusiva, apparsa ieri mattina, sulla testata considerata il tempio del pensiero progressista europeo. Il filosofo belga Eric Toussaint chiama i cittadini europei alla mobilitazione popolare contro la Germania. In fondo, &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/07/19/chiamata-per-i-cittadini-europei/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Chiamata per i cittadini europei!</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>di Sergio Di Cori Modigliani</p>
<p><a href="http://www.libero-pensiero.net/eric-toussaint-chiama-i-cittadini-europei-alla-mobilitazione-popolare/" target="_blank">http://www.libero-pensiero.net/eric-toussaint-chiama-i-cittadini-europei-alla-mobilitazione-popolare/</a></p>
<p>Da Yannis Varoufakis a Giulio Sapelli, insorge il continente.</p>
<p>La Gran Bretagna è sgomenta nel leggere l’intervista a Varoufakis, in esclusiva, apparsa ieri mattina, sulla testata considerata il tempio del pensiero progressista europeo.<span id="more-1051"></span></p>
<p>Il filosofo belga <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/%C3%89ric_Toussaint" target="_blank">Eric Toussaint</a> chiama i cittadini europei alla mobilitazione popolare contro la Germania. In fondo, trovate  il testo integrale dell’opposizione in Grecia contro l’accordo Tsipras-Troika. E’ l’autentica voce progressista europea sulla questione greca.</p>
<p><a href="http://www.beppegrillo.it/2014/03/passaparola_per.html" target="_blank">http://www.beppegrillo.it/2014/03/passaparola_per.html</a></p>
<p>“Ce n’est qu’n debut, continuons le combat!”</p>
<p>E’ proprio il caso di dirlo. Una frase, questa, che ai cittadini europei di età inferiore ai 50 anni non dice assolutamente nulla. E’ in francese, e vuol dire “non è che l’inizio, continuiamo a combattere” ed è stato lo slogan totemico che esplose nel maggio del 1968, a Parigi, dando inizio alla rivolta europea contro il colonialismo, contro l’imperialismo americano e contro il totalitarismo sovietico. 47 anni fa.</p>
<p>Il resto è Storia.</p>
<p>Chi ritiene che la questione greca sia chiusa ed è finita così, si sbaglia di grosso. La Germania ottiene una vittoria di Pirro, Alexis Tsipras ottiene una sconfitta personale ma la Grecia ha ormai infiammato la coscienza e la consapevolezza internazionale, suscitando discussioni, liti, passioni. Sono giornate convulse, complesse, come accade sempre nei momenti di intenso e grande cambiamento.</p>
<p>Ripropongo qui di seguito l’opinione del prof. Giulio Sapelli, eccellente economista e intellettuale italiano, in una intervista che ieri ha rilasciato a un giornalista de Il Fatto Quotidiano.</p>
<p>Subito dopo, una intervista a Varoufakis pubblicata in esclusiva sulla testata storica britannica “The New Statesman”, nata nel 1913, fondata dal commediografo umorista George Bernard Shaw, per conto della “Fabian society”, da sempre considerata il tempio del pensiero progressista europeo e punto di riferimento dell’antagonismo storico britannico. Nel corso dell’intervista (non a caso Varoufakis ha scelto questa testata) parlando con Harry Lambert, l’ex ministro ellenico spiega e argomenta la propria posizione in maniera molto specifica, chiarendo come stanno andando le cose.</p>
<p>C’era un accordo (prima del referendum) basato sul fatto di opporre una strenua resistenza -se avesse vinto il no- che comportava l’immediata accensione in Grecia di una moneta complementare parallela, l’apertura di un negoziato sulla ristrutturazione del debito e, nel caso i tedeschi non avessero accettato, accelerare verso la denuncia del debito immorale. Sempre secondo Varoufakis, la Germania, fin dall’inizio, ha fatto capire che intendeva buttare fuori la Grecia dall’euro e dall’Europa perché non avrebbe mai accettato l’idea che una nazione dell’euro potesse essere governata da un governo non incline ad accettare le disposizioni economiche, finanziarie e politiche di Berlino, e sempre secondo lui, seguita a essere l’opzione che la Germania sta perseguendo, sapendo che da domani si apre una situazione di conflittualità esplosiva in Grecia che, molto probabilmente porterà alla fine di Syriza. Varoufakis spiega come Alexis Tsipras ha ceduto alle 3.40 del mattino, dopo sedici ore di”tortura”. Il cedimento è umanamente comprensibile ma politicamente inaccettabile. Varoufakis fa capire che la squadra messa in piedi va avanti e intende dar battaglia, a questo punto, anche contro Alexis Tsipras. Questa intervista, insieme agli editoriali di fuoco apparsi su “The Guardian” (“Alexis Tsipras ha subito un’autentica tortura da parte dei tedeschi come avviene a Guantanamo”) all’apertura della BBC (“I tedeschi impongono la loro ferrea volontà al resto d’Europa: è un monito severo per far arrivare un chiaro messaggio a Francia, Italia e Spagna”) hanno scosso molto l’opinione pubblica britannica.</p>
<p>Infine, una lettera inviata dal filosofo ed economista belga Eric Toussaint ad Angelo Consoli (riferimento in Europa delle politiche economiche di Jeremy Rifkin) con la specifica richiesta di impegnarsi a diffonderla in tutta Europa, spiegando che adesso, più che mai, la Grecia ha bisogno di una mobilitazione di massa internazionale per sostenere il suo diritto legittimo a salvaguardare la propria sovranità contro l’eccessiva ingerenza tedesca. In questa lunga lettera sono esposte le modalità che la squadra composta da diverse persone e capitanata da Yannis Varoufakis, Eric Toussaint e John Galbraith, hanno elaborato come manovra alternativa da opporre alla inaccettabile soluzione Tsipras.</p>
<p>Sia il testo inglese che quello francese sono in lingua originale.</p>
<p>Buona lettura:</p>
<p>1). L’intervista a Giulio Sapelli.</p>
<p>http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/13/grecia-sapelli-germania-vuole-uccidere-la-grecia-mossa-da-fanatismo-ideologico/1868744/</p>
<p>Giulio Sapelli, economista e docente di Storia economica all’università Statale di Milano. Cosa guadagna la Germania da una eventuale Grexit?</p>
<p>“La Germania vuole ammazzare la Grecia. Se si fosse riunito il Consiglio Ue a 28 – cosa che non si è fatta sotto la pressione diplomatica francese e americana – e si fosse arrivati al voto, la Germania e i suoi vassalli l’avrebbero espulsa. Poi è arrivata la decisione di non riunione il Consiglio europeo, ma di convocare l’Eurosummit composto dai Paesi che hanno l’euro”.</p>
<p>Che ha chiesto ad Atene un fondo da 50 miliardi in cui far confluire gli asset greci in cambio del terzo salvataggio.</p>
<p>“Si è compiuto ciò che era già scritto. Sono dei fanatici che fanno dell’austerità una religione: all’austerità può credere soltanto unprofessore della Bocconi, uno che non è un economista ma è un ragioniere. Dietro questa battuta c’è una tragedia immensa: la riduzione dell’economia alla ragioneria“.</p>
<p>In alternativa, è rimasta sul tavolo fino all’ultimo la possibilità di una Grexit temporanea di 5 anni.</p>
<p>“E’ matto, non ha un senso economico. Ha solo un senso politico, di affermazione, di dominio: i tedeschi vogliono di nuovo dominare l’Europa.Helmut Schmidt diceva :’Devi abbracciarel’Europa, non sedertici sopra‘. Loro ci si siedono sopra. La questione greca – e in questi giorni si celebra l’anniversario della strage di Srebrenica – comincia dalla Bosnia, passa dalla Macedonia, va in Grecia, poi finisce a Mosca o in Turchia. Ci sono buone ragioni per pensare che i tedeschi spalancheranno le porte alla vittoria dell’Isis”.</p>
<p>E’ un’affermazione forte, professore.</p>
<p>“Questa è la vera chiave di questa tragedia. Destabilizzando la Grecia, destabilizzano i Balcani. E in Bosnia, in Kosovo in Macedonia e in Montenegro c’è l’Isis, sono Paesi in cui è evidente e diffuso il fenomeno della radicalizzazione “.</p>
<p>Cosa succede oggi in Grecia senza un accordo?</p>
<p>“Le banche resteranno chiuse e spero che tra un po’ di tempo verranno fuori le monete complementari, di cui la Bce aveva preconizzato l’uso. I greci andranno avanti per un po’ con le monete complementari, poi torneranno alla dracma ma sarà una catastrofe perché dovranno pagare i loro debiti in euro e soprattutto le banche francesi e quelle tedesche sono piene di debito greco collateralizzato, un’arma di distruzione di massa”.</p>
<p>Ma perché la Germania avrebbero architettato questo piano diabolico?</p>
<p>“I tedeschi fanno questo non per calcolo economico, ma solo perfanatismo ideologico. Sono dei fanatici. Questa situazione riflette la disgregazione dell’ordine internazionale. Tutte le medie potenze regionali aspirano ad operare “stand alone“, da sole: i tedeschi sono convinti di poter andare avanti senza gli Stati Unitie si alleano con i cinesi, gli inglesi anche, i russi hanno scelto da tempo la via dell’isolazionismo, i francesi sono gli unici che hanno ambizioni imperiali e ciò è dimostrato dal fatto che hanno cercato di aiutare i greci. Noi abbiamo perso una grande occasione e credo che Renzi rischi moltissimo”:</p>
<p>Cosa rischia Renzi?</p>
<p>“<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/10/renzi-la-strategia-per-palazzo-chigi-spiegata-al-generale-adinolfi-letta-incapace-berlusconi-e-con-me/1861589/">Questa roba delle intercettazioni</a> è stato un avviso degli americani, che gli hanno detto ‘guarda che se non ti comporti bene, non fai come Hollande e non ti metti chiaramente con Atene, noi ti facciamo cadere’. Ma il nostro presidente non intercetta i messaggi che arrivano da oltreoceano, quindi sceglie di essere fedeleassolutismo teutonico. Questa è una disgrazia, perché l’Europa senza l’appoggio degli Stati Uniti non esiste, è un nano. Anche economico, nella stagnazione secolare che avanza. Avevo previsto questa tendenza al predominio dei tedeschi. E’ una cosa che inizia con la vittoria di Sedan, dal 1870 (battaglia decisiva della prima fase della guerra franco-prussiana, che portò alla capitolazione di Napoloeone III e alla fine della secondo Impero francese, ndr). I tedeschi adesso danno l’ultima mazzata alla Francia. Ma è anche una grande sconfitta della Merkel: se avesse aiutato Atene, non sarebbe più stata Cancelliere”.</p>
<p>Quindi Renzi crede ancora di potere esercitare un ruolo in Europa?</p>
<p>“Renzi non crede in nulla. Se lo credesse, avrebbe dovuto chiedere una conferenza internazionale con Stati Uniti e Cina sul debito greco”.</p>
<p>Forse lei conferisce a Renzi un peso internazionale che non ha.</p>
<p>“Il peso internazionale lo si acquisisce sfidando il cielo. Potrebbe cominciare a farlo: insomma, l’Italia ha 60 milioni di abitanti, è in una posizione di assoluta centralità al centro del Mediterraneo. Avrebbe le carte in regola per osare e chiedere di più. E’ solo un fatto di coraggio. Renzi questo coraggio non ce l’ha, quindi segna la fine della Grecia, del ruolo internazionale dell’Italia e forse anche del suo governo”.</p>
<p>Alla fine vincerà la Germania, quindi.</p>
<p>“Ha già vinto. Ma vincerà, perdendo: Merkel porta a casa una vittoria di Pirro perché sarà costretta a fare un blocco economico del Nord. All’inizio si darà vita a un euro a due velocità. E questo segnerà la fine dell’Europa unita”.</p>
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		<title>Usa vs Germany?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2015 21:54:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ancora una volta gli USA, tramite il FMI, tornano in Europa per contrastare lo strapotere tedesco. Se da un alto è risaputo che gli USA considerano l&#8217;Europa, piu&#8217; che un alleato, una colonia d&#8217;oltreoceano, da parte tedesca i sogni di egemonia nel continente europeo non sono seppelliti con la morte del nazismo. Anzi! I carrarmati &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/07/15/usa-vs-germany/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Usa vs Germany?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta gli USA, tramite il FMI, tornano in Europa per contrastare lo strapotere tedesco. Se da un alto è risaputo che gli USA considerano l&#8217;Europa, piu&#8217; che un alleato,<span id="more-1037"></span> una colonia d&#8217;oltreoceano, da parte tedesca i sogni di egemonia nel continente europeo non sono seppelliti con la morte del nazismo. Anzi! I carrarmati si sono sostituiti col vil denaro, ai proiettili lo spread, agli eserciti in mimetica le banche in giacca e cravatta, ma la voglia di &#8220;anschluss&#8221; tedesca è sempre quella.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/15/accordo-grecia-nel-dopo-partita-obama-spariglia-le-carte-in-cerca-di-equilibri-migliori/1877819/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/15/accordo-grecia-nel-dopo-partita-obama-spariglia-le-carte-in-cerca-di-equilibri-migliori/1877819/</a></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/15/grecia-ft-se-ue-non-taglia-debito-fondo-monetario-non-partecipa-a-piano/1875275/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/15/grecia-ft-se-ue-non-taglia-debito-fondo-monetario-non-partecipa-a-piano/1875275/</a></p>
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		<title>Grazie Grecia!</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2015 20:49:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                per quello che avete fatto oggi. La vostra scelta è di quelle che rimangono nelle storia, una lezione di civiltà come già altre donate, anche a caro prezzo, alla storia dell&#8217;umanità. Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                perchè per l&#8217;ennesima volta avete insegnato al resto d&#8217;Europa cosa &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/07/05/grazie-grecia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Grazie Grecia!</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                per quello che avete fatto oggi. La vostra scelta è di quelle che rimangono nelle storia, una lezione di civiltà come già altre donate, anche a caro prezzo, alla storia dell&#8217;umanità.<span id="more-971"></span></p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                perchè per l&#8217;ennesima volta avete insegnato al resto d&#8217;Europa cosa sia la democrazia, quali sacrifici pretende; quali requisiti di moralità afferma;quali scelte, anche difficili, vadano condivise.</p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                perchè quella che per voi doveva essere un umiliazione, si è trasformata in una vittoria per tutti. E la vergogna si è riversata su chi vi voleva oppressi e chi invece il ruolo di vittima oppressa se l&#8217;è scelto. Un 61% di &#8220;oxi&#8221; che danno giustizia ai sacrifici sofferti  per un -25% di PIL, un 43% di mortlaità infantile, un 26% di disoccupazione dopo cinque anni di ricette fallimentari adottate per soddisfare le esigenze non del popolo ma di banche nazionali come quelle tedesche e francesi.</p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                perchè oggi ci avete indicato una via, combattendo le vostre paure a viso aperto anche per tutti noi. Avete dimostrato che ogni popolo nasce libero,morire da schiavo è solo una sua scelta.</p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                perchè oggi avete mostrato che la vera politica esiste ancora, al di là del mercanteggiare economico. Avete dimostrato che può essere ancora il popolo a decidere anche attraverso la scelta di coloro che vengono, dal popolo stesso, delegati per il bene dell&#8217;intero paese e non solo di una parte.</p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                perchè oggi non era un referendum per rimanere o meno in Europa. Era un referendum politico, una trappola mediatica  con la quale si sperava di mandare a casa un governo democraticamente aperto. Altre nazioni, altri interessi, speravano di battervi con l&#8217;arma della quale vi va data la promogenitura: la democrazia. Mal gliene incolse</p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                perchè l&#8217;astio, l&#8217;odio, il malaffare, la storia di altri paesi, ignavi e ipocriti, oggi si sono ritorti contro di loro,dimostrando ai nostri figli che si può e si deve combattere per un ideale. Costi quel che costi.</p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                sapendo che i prossimi giorni, le prossime settimane, mesi ed anni saranno forse difficili, duri e tristi, ma nell&#8217;incertezza tra una lenta agonia e una rapida eutanasia, è sola la seconda scelta che soddisfa subito la curiosità di un altra vita.</p>
<p>Grazie, fratelli greci, sorelle greche, popolo greco,                                                da italiano, perchè ora, tolta la stura, si può incominciare a fare sul serio un Europa vera. Partendo da noi italiani che, da tempo, abbiamo perso molti dei nostri valori morali. Scegliendo di vivere da schiavi, al contrario di voi che preferite morire sì, forse, ma da uomini liberi.</p>
<p>di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Mattera Antonio</a></p>
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		<title>Fuori dall&#8217; Euro : chi ci sta?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 20:26:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Siccome non si può fare un referendum per l&#8217;uscita dall&#8217;euro, vi propongo un giochino semplice semplice, un modo innocuo di contarci.  Condividete questo link  sui vostri account social, se vi fa piacere  e se vi sembra che QUESTA EUROPA  sia uno sbaglio. Sapremo, guardando in basso, quanti siamo ad essere stufi, ripeto, di &#8220;questa Europa&#8221; &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/07/02/fuori-dall-euro-chi-ci-sta/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Fuori dall&#8217; Euro : chi ci sta?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Siccome non si può fare un referendum per l&#8217;uscita dall&#8217;euro, vi propongo un giochino semplice semplice, un modo innocuo di contarci.  Condividete questo link  sui vostri account social, se vi fa piacere  e se vi sembra che <span style="text-decoration: underline;"><strong>QUESTA</strong> <strong>EUROPA </strong></span> sia uno sbaglio. Sapremo, guardando in basso, quanti siamo ad essere stufi, ripeto, di &#8220;questa Europa&#8221; (niente ci impedisce di sognarne e desiderarne una migliore!)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2015/07/02/fuori-dall-euro-chi-ci-sta/">Fuori dall&#8217; Euro : chi ci sta?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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		<title>Mura contro mura</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 20:49:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Alla fine si torna a parlare di muri. L&#8217;Europa, che credeva di averli abbattuti  tutti con la caduta del muro di Berlino, invece se li trova sollevati con i mattoni della sua ipocrisia, con la malta del suo finto buonismo, con il cemento del suo essere solo un organo finanziario, con con le fondamenta traballanti &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/06/17/mura-contro-mura/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Mura contro mura</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine si torna a parlare di muri. L&#8217;Europa, che credeva di averli abbattuti  tutti con la caduta del muro di Berlino, <span id="more-771"></span>invece se li trova sollevati con i mattoni della sua ipocrisia, con la malta del suo finto buonismo, con il cemento del suo essere solo un organo finanziario, con con le fondamenta traballanti costruite solo su una moneta e mai su un intesa politica e sociale. Alla fine le mura crolleranno, ma saranno quelle dell&#8217;inutili corti di bruxelles o Strasburgo. E prima succede, meglio è per tutti.</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/17/ungheria-ministro-esteri-costruiremo-un-muro-per-fermare-i-migranti-illegali/1786707/">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/17/ungheria-ministro-esteri-costruiremo-un-muro-per-fermare-i-migranti-illegali/1786707/</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2015/06/17/mura-contro-mura/">Mura contro mura</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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