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	<title>PensoLibero.it &#187; Diluvio</title>
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		<title>Il Diluvio d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2015 19:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Guardando le immagini che provengono dall&#8217;Italia dopo ogni alluvione e ascoltando il relativo bollettino di guerra composto da morti, feriti e danni, ben si può capire quale spreco d&#8217;acqua abbia fatto Dio col Diluvio: gli sarebbe stato piu&#8217; facile creare un mondo di penisole governate da assoluti inetti e incapaci e abitate da popoli menefreghisti. &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/10/15/il-diluvio-ditalia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Il Diluvio d&#8217;Italia</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Guardando le immagini che provengono dall&#8217;Italia dopo ogni <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_alluvioni_e_inondazioni_in_Italia" target="_blank"><strong>alluvione</strong> </a>e ascoltando il relativo bollettino di guerra composto da morti, feriti e danni, <span id="more-1676"></span>ben si può capire quale spreco d&#8217;acqua abbia fatto Dio col Diluvio: gli sarebbe stato piu&#8217; facile creare un mondo di penisole governate da assoluti inetti e incapaci e abitate da popoli menefreghisti.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1677" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/1.jpg" alt="1" width="276" height="183" /></a></p>
<p>Se i nostri governanti e parte del nostro popolo avessero avuto in dono non il magnifico stivale d&#8217;Europa, ma la terra dei Tulipani, guarda caso chiamata <strong>Paesi Bassi</strong>, da tempo  saremmo un popolo di ranocchie, in simili condizioni!</p>
<p>Ciò che è piu&#8217; importante è che, ad ogni maltempo, nubifragio o alluvione che si dir si voglia, aggiorniamo la conoscenza geografica  del nostro paese scoprendo nuovi fiumi, torrenti e rigagnoli vari dei quali a volte ignoriamo la conoscenza. Finchè non straripano diventando celebri, loro malgrado!<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1679" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/3.jpg" alt="3" width="276" height="183" /></a></p>
<p>Il fango, quello vero, nel quale sguazziamo ideologicamente grazie al continuo malaffare, diventa parte reale della nostra vita. E almeno questo lo riusciamo a  spazzare via, dopo però che ha riscosso i suoi tributi composti da vite umane, proprietà spazzate vie, vite di sacrifici lavorative distrutte.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1680" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/4-300x147.jpg" alt="4" width="300" height="147" /></a></p>
<p>E mentre una classe politica, da destra a sinistra, ciclicamente e a turno, continua a disquisire su ponti su stretti vari, il nostro paese affonda, i nostri argini straripano, le nostre colline franano. Le vie crollano (questo, a dire il vero, anche col buon tempo!), gli edifici pubblici collassano, il nostro patrimonio storico, che ha resistito indefesso dai tempi dei romani, crolla sotto i colpi di altri romani (intesi come tali dal domicilio del loro posto di comando), i politici.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/index2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1681" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/index2.jpg" alt="index2" width="185" height="273" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guai però a dare la colpa solo ai nostri politici! Anche noi, come popolo, abbiamo i nostri peccati originali.  In fin dei conti la classe politica è la nostra immagine riflessa. Nelle loro pecche giustifichiamo le nostre. Si dice che la casa sia la radice di una famiglia. Abbiamo preso talmente sul serio questo modo di dire che abbiamo sostituito le radici degli alberi abbattuti con le nostre case, spesso costruite sopra un argine pericoloso, altrimenti ostruendo vie naturali di fuga dell&#8217;acqua.</p>
<p>La colpa maggiore, seppur in parte  suddivisa tra popolo e governo, però va quest&#8217;ultimo, inetto, incapace, ignavo. Guai a parlare di risanamento idrogeologico. C&#8217;è una favoletta che narra di un 3% di austerity da rispettare e non è glamour! Vuoi mettere un ponte con un argine? In questo siamo avanti al resto d&#8217;Europa. Sul risparmio sul dissesto idrogeologico ( e ideologico) siamo maestri. Talmente bravi che avremmo  potuto consigliare  Dio su come cancellare il genere umano con un inezia d&#8217;acqua rispetto a quella sprecata dall&#8217;Onnipotente stesso.</p>
<p>di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Antonio Mattera</a></p>
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		<title>Astronomia, un antico sapere</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 21:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Postato su www.acam.it La storia e la &#8220;parentela culturale&#8221; Un’analisi approfondita delle civiltà antiche spesso può mettere in imbarazzo gli studiosi “ortodossi”, i quali vengono, sempre più frequentemente, a trovarsi dinanzi ad elementi e prove che sembrano testimoniare particolari rapporti di “parentela culturale” anche fra popoli divisi non solo da confini di terra, ma persino &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/10/01/astronomia-un-antico-sapere/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Astronomia, un antico sapere</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Postato su <a href="http://www.acam.it/" target="_blank">www.acam.it</a></em></p>
<h2><em><strong>La storia e la &#8220;parentela culturale&#8221;</strong></em></h2>
<p>Un’analisi approfondita delle civiltà antiche spesso può mettere in imbarazzo gli studiosi “ortodossi”, i quali vengono, sempre più frequentemente, a trovarsi dinanzi ad elementi e prove che sembrano <span id="more-1576"></span>testimoniare particolari rapporti di <em><strong>“parentela culturale”</strong> </em>anche fra popoli divisi non solo da confini di terra, ma persino da confini acquatici, sotto forma di oceani, tanto che spesso nessuna civiltà antica può essere indicata esattamente come <em><strong>“fonte di origine”</strong></em> per tali straordinarie verosimiglianze.</p>
<p>Si potrebbe spiegare il tutto ponendo come punto di principio l’esistenza di una civiltà che sia stata una base comune per tutte le altre, ipotesi certamente odiata e ripudiata dagli studiosi ortodossi, che reputano tale ipotesi solo frutta di alchimie immaginative.</p>
<p>Eppure ecco che al di là e al di qua dell’Atlantico, nelle Americhe, come in Europa, in Asia come in Africa, circa <strong>12000 anni fa</strong>, succede qualcosa di meraviglioso, se vogliamo dar retta alla cosiddetta ipotesi della “coincidenza culturale”, tanto cara agli scienziati ortodossi, ma che, a ben analizzarla, sta in piedi come la possibilità di vincere al totocalcio senza sapere l’esatto ordine delle partite.</p>
<p>Secondo questa teoria, dopo centinaia di millenni di lenta, lentissima e quasi irritante<strong> evoluzione</strong>, improvvisamente, alla fine di quel periodo conosciuto con il nome di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pleistocene" target="_blank"><strong>Pleistocene</strong></a> (per l’appunto circa 12000 anni fa), qualcosa sembra impossessarsi di tutte le menti degli uomini di quel periodo, come se ad un certo tratto della storia paleolitica qualcuno avesse acceso una lampada la cui luce si fosse diffusa per tutto il mondo.</p>
<figure id="attachment_1579" style="width: 311px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fauna-del-Pleistocene.jpg"><img class="wp-image-1579 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fauna-del-Pleistocene.jpg" alt="Fauna del Pleistocene" width="311" height="162" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Fauna del Pleistocene</figcaption></figure>
<p>Popoli diversissimi fra di loro, distanti mari e montagne danno vita alla grande avventura culturale che li porterà ad inventare e migliorare la pastorizia e l’agricoltura,e , ad esse connessi ,nuovi attrezzi di lavoro; nello stesso contempo, nei due versanti dell’Atlantico come in altre parti del mondo, l’ingegno umano si fonde in un tutt’uno nell’ideazione di strutture architettoniche, politiche e sociali consimili.</p>
<p>Come se non bastasse popoli lontanissimi fra di loro percepiscono ed elaborano miti ed eroi del tutto simili.</p>
<h2><em><strong>Coincidenza culturale e basta?<br />
</strong></em></h2>
<p>Possibile che si tratti solo di una coincidenza culturale? O, forse, sotto c’è qualcosa d’altro? Magari un grande disastro, elemento presente in <strong>tutte</strong> le mitologie mondiali, potrebbe aver annientato una civiltà di livello superiore a quelle presenti nel paleolitico e averne disseminato i resti, in virtù di piccoli gruppi di sopravvissuti, nel mondo, similmente a quello che accade al polline ed ai fiori?<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Agricoltura.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1580" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Agricoltura.jpg" alt="Agricoltura" width="243" height="207" /></a></p>
<p>Sembra un’utopia? Potrebbe esserlo, ma sicuramente non meno della cosiddetta teoria della “coincidenza culturale”. Ne sembra essere più fondata quella della “diffusione culturale”, tanto cara ad altri studiosi.<br />
Si potrebbe obiettare che conoscenze tecniche, agricole , architetturali e mitologiche simili fra i vari popoli del mondo potrebbero essere il prodotto di scambi di idee avvenuti in occasione di viaggi esplorativi e commerciali, ma ciò non spiegherebbe la similitudine temporale degli avvenimenti , sopratutto prendendo in considerazione le Americhe.</p>
<p>Comunque sarebbe irrisolto il problema di decidere quale cultura avrebbe dato vita all’altra: un quesito del tipo prima l’uovo o la gallina?<br />
Eppure proprio le analogie fra alcuni popoli amerindi come i Maya, Aztechi ed Incas con popoli di origine medio-orientale come <strong>Sumer</strong>i, Assiri e Babilonesi, o dell’area nilotica, come gli<strong> Egizi,</strong> fanno venire più di un dubbio su tali ipotesi.</p>
<h2><em><strong>Punti in comune&#8230;</strong></em></h2>
<p>Tutti questi popoli hanno in comune alcuni elementi:<br />
<em><strong>A)</strong> sono costruttori di piramidi o pseudotali: le prime costruzioni a gradoni egizie, le ziggurat numeriche e i templi a gradoni dei Maya hanno in comune la forma piramidale, seppur, negli ultimi due casi, tronca;</em></p>
<figure id="attachment_1583" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Ziggurat.jpg"><img class="size-medium wp-image-1583" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Ziggurat-300x187.jpg" alt="Ziggurat" width="300" height="187" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Ziggurat</figcaption></figure>
<p><em><strong>B)</strong> tutti questi popoli sono amanti delle costruzioni megalitiche, ottenute cioè con l’utilizzo di pietre, di calcare, granito o altro, in blocchi dalle dimensioni gigantesche, comportando così un onere di lavoro in più inspiegabile, sfidando persino i normali canoni raziocinali se confrontate tali opere con i mezzi a disposizione di tali popoli. I blocchi di<a href="http://www.panorama.it/scienza/extremamente/baalbek-rovine-civilta-perduta/" target="_blank"><strong> Baalbek</strong></a>, le mura di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sacsayhuam%C3%A1n" target="_blank"><strong>Sacsahuaman</strong></a> in Perù, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kbYzArkUJ6U" target="_blank"><strong>Tiahuanaco</strong> </a>in Bolivia e La Sfinge e la Grande Piramide di Cheope testimoniano la riuscita di sfide che persino oggi, con tutta la tecnologia a ns disposizione, sembrano impossibili da eguagliare;</em></p>
<figure id="attachment_1582" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Rovine-di-Sacsayhuaman.jpg"><img class="size-medium wp-image-1582" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Rovine-di-Sacsayhuaman-300x114.jpg" alt="Rovine di Sacsayhuaman" width="300" height="114" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Rovine di Sacsayhuaman</figcaption></figure>
<p><em><strong>C)</strong> Identiche conoscenze astronomiche, talmente evolute da permettere loro di conoscere il cielo sopra le loro teste in maniera tanto precisa come l’uomo non vi è più giunto sino all’inizio di questo secolo, con la scoperta, per mezzo di potenti telescopi degli ultimi pianeti. Conoscenze che portavano tali popoli a concepire calendari di eguale durata e persino più precisi di quello adottato da noi oggigiorno.</em></p>
<figure id="attachment_1581" style="width: 268px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Giza.jpg"><img class="size-full wp-image-1581" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Giza.jpg" alt="Giza" width="268" height="188" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giza</figcaption></figure>
<p>Ed è proprio su queste conoscenze astronomiche che mi vorrei soffermare, poiché credo siano una prova inoppugnabile di una matrice comune a tutte queste civiltà, ma, allo stesso tempo, estranea ad esse.</p>
<figure id="attachment_1584" style="width: 259px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Baalbek-il-monolito.jpg"><img class="wp-image-1584 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Baalbek-il-monolito.jpg" alt="Baalbek il monolito" width="259" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Baalbek il monolito</figcaption></figure>
<h2><em><strong>Antica astronomia</strong></em></h2>
<p>La conoscenza astronomica in possesso delle grandi civiltà del passato è quasi sempre relegata, dagli studiosi, a bisogni inerenti il campo religioso e alla necessità di dare una datazione al tempo per ovviare ad alcune necessità strettamente di natura agricola, atte a determinare il tempo della semina, della mietitura, o dell’arrivo della stagione secca o di quella delle piogge, o ancora, come nel caso dell’antico Egitto, all’approssimarsi delle piene del fiume Nilo.</p>
<figure id="attachment_1585" style="width: 880px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Astronomia-egizia.jpg"><img class="wp-image-1585 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Astronomia-egizia.jpg" alt="Astronomia egizia" width="880" height="400" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Astronomia egizia</figcaption></figure>
<p>A mio modesto avviso, questo collegamento astronomia- agricoltura è molto flebile e abbastanza incongruente.<br />
Abbiamo accennato, prima, che l’agricoltura pare affermarsi contemporaneamente in tutto il mondo circa 12000 anni fa, comportando così la nascita dei primi centri stabili di comunità di uomini, quindi la nascita dei primi insediamenti che poi diverranno le future città che daranno vita alla nascita di vere e proprie civiltà.<br />
Prima di allora l’uomo paleolitico aveva vissuto in uno stadio semi selvaggio, vivendo di caccia e nomadizia, in piccoli gruppi sparuti, la cui esiguità non avrebbe permesso la nascita delle varie specializzazioni di mestiere.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/storia048.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1586" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/storia048-265x300.gif" alt="storia048" width="265" height="300" /></a></p>
<p>Lo <strong>studio dell’astronomia</strong> e del percorso nel cielo, durante l’anno, delle varie costellazioni, comporta una conoscenza appropriata di nozioni matematiche e persino di trigonometria sferica, nonché capacità di osservazione scientifica e una strumentazione ad essa inerente.</p>
<h2><em><strong> Qualche riflessione</strong></em></h2>
<p>E’ abbastanza impensabile che l’uomo paleolitico, costretto ad una vita segnata dal fabbisogno di procurarsi cibo e riparo, e costretto a difendere il poco che aveva, oltre che se stesso, da altri suoi simili e dalle belve feroci, abbia avuto il tempo per concepire simili pensieri e idee, ne tanto meno possiamo pensare che uno o più individui, nel mondo, abbiano potuto avere la possibilità e la costanza di seguire, giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, tutti i vari movimenti degli astri, grandi e piccoli nel cielo.</p>
<p>Ancora oggi i nostri contadini ( e credo che fosse così anche in passato) traggono i loro modelli informativi su tutto ciò che attiene l’agricoltura dall’ambiente circostante. I tempi della semina e della mietitura, dell’approssimarsi dell’inverno e dell’estate, sono <em><strong>“sentiti”</strong> </em>in anticipo e determinati dall’attenta osservazione dell’ambiente circostante, come la fioritura di piante e alberi, il colore assunto dalla terra stessa, il comportamento migratorio di alcune specie di uccelli ed altro ancora.</p>
<figure id="attachment_1587" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fasi-lunari.jpg"><img class="size-medium wp-image-1587" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fasi-lunari-300x132.jpg" alt="Fasi lunari" width="300" height="132" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Fasi lunari</figcaption></figure>
<p>Ancora oggi le <strong>piene del Nilo</strong>, in Egitto, vengono contrassegnate, tempo prima, dal comportamento nomadizio di alcune specie animali altresì abitanti le rive del fiume abitualmente.<br />
Certamente il contadino osserva pure fenomeni celesti come le varie fasi lunari e solari, ma queste sono osservazioni giornaliere o quindicinali, che non comportano problemi di osservazione data la visibilità di tali astri (sole e luna), né un’attenzione duratura in un intero anno.</p>
<h2><em><strong>Astronomia, ponte diretto tra il cielo e il mare</strong></em></h2>
<p>E, allora, vi chiederete, a cosa serve <strong>l’astronomia</strong>?</p>
<p>L<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Astronomia" target="_blank">’astronomia</a>, cioè la conoscenza della posizione e del moto degli astri nel cielo, in un tempo di osservazione anche lungo un anno, è una prerogativa di un’arte sì antica, ma sino ad oggi non considerata molto più antica delle grandi civiltà a noi note: la navigazione, in principal modo quella d’altura.</p>
<figure id="attachment_1588" style="width: 257px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/navigare-con-gli-astri.jpg"><img class="wp-image-1588 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/navigare-con-gli-astri.jpg" alt="navigare con gli astri" width="257" height="196" /></a><figcaption class="wp-caption-text">navigare con gli astri</figcaption></figure>
<p>In mare aperto, senza vedere costa alcuna, l’unico mezzo, per il marinaio, per orientarsi e per sperare in un ritorno a casa era (ed è ancora) affidarsi all’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Navigazione_astronomica" target="_blank"><strong>osservazione degli astri del cielo</strong></a>. Siccome, per il moto del nostro pianeta, le stelle non sono mai nello stesso punto, è necessario, per ogni marinaio, oltre ad una perfetta conoscenza collocativa nella volta celeste dell’astro stesso, conoscere il moto apparente e il posizionamento dell’astro nell’arco di un anno.</p>
<p>(<strong>vedi altro articolo</strong> :<a href="http://www.pensolibero.it/antichi-marinai/" target="_blank">http://www.pensolibero.it/antichi-marinai/</a>)</p>
<p>Chiunque mastichi un po’ di marineria sa benissimo che uno strumento indispensabile per la navigazione sono le cosiddette <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Effemeridi" target="_blank"><strong>Effemeridi nautiche</strong></a>, un registro in cui vengono segnate, giorno per giorno, per tutto l’anno, la declinazione delle varie stelle, in modo da fornire un perfetto strumento di osservazione per i rilevamenti nautici. Tale registro viene redatto <strong><a href="http://www.nauticalalmanac.it/it/astronomia-nautica/effemeridi-nautiche.html" target="_blank">anno per anno</a></strong>.</p>
<figure id="attachment_1589" style="width: 291px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/mappa-cielo-boreale.png"><img class="size-medium wp-image-1589" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/mappa-cielo-boreale-291x300.png" alt="mappa cielo boreale" width="291" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">mappa cielo boreale</figcaption></figure>
<p>Una civiltà dal carattere marinaresco non può prescindere da tali conoscenze e, inversamente, tali conoscenze sono la linfa di una civiltà di tale stampo.</p>
<p>(<strong>vedi altro articolo</strong>:<a href="http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/" target="_blank"> http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/</a> )</p>
<p>Purtroppo per noi, ciò che sappiamo è che né i Sumeri, né gli Egizi, né i Maya, o gli Aztechi o gli Incas erano certamente popoli di grandi navigatori. Probabilmente gli Egizi, sotto il Faraone Necao, arrivarono a compiere il periplo dell’Africa, ma la loro ” ignoranza” nautica e astronomica (sempre riferito alla navigazione) è testimoniata dal fatto che tali improvvidi marinai non vennero creduti poiché affermarono che ad un certo punto il sole si trovava sul lato opposto!</p>
<p>Allora come spiegare tali conoscenze astronomiche?</p>
<h2><em><strong>Tra fantasia e realtà?</strong></em></h2>
<p>Perché non usare un po’ di fantasia per spiegarlo?</p>
<p>Infatti possiamo immaginare solo, finché non sorgeranno altre prove, un’antica civiltà, altamente progredita rispetto al resto del mondo paleolitico di allora, in possesso di conoscenze marinaresche e quindi di astronomia, notevolmente evoluta sul piano agricolo, pastorizio, metallurgico, nonché sul piano strettamente sociale e politico: la mitica <a href="http://www.centrostudilaruna.it/atlantidemulemuriagondwanaiperborea.html" target="_blank"><strong>Atlantide, o Mu o Lemuria </strong></a>che dir si voglia!</p>
<p>Una terribile catastrofe   (<strong>vedi altro articolo:</strong> <a href="http://www.pensolibero.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/" target="_blank">http://www.pensolibero.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/ </a>) colpisce il mondo intero (il mitico diluvio) e in principal modo questa grande civiltà, che scompare inopinatamente. Piccoli gruppi sparuti , capeggiati da uomini dalla grande sapienza (i vari <strong>Viracocha, Quetzalcoatl, Kukulkan, Oannes, Osiride, Hotu Matua</strong> ed tutti gli altri <strong>semi-dei</strong> apportatori di conoscenze) approdano in varie parti del mondo, venendo a stretto contatto con le sparute rappresentanze di indigeni locali.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/quetzalcoatl.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1590" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/quetzalcoatl-209x300.png" alt="quetzalcoatl" width="209" height="300" /></a></p>
<p>Insieme affrontano le problematiche del dopo <a href="http://www.pensolibero.it/il-diluvio-universale-tra-mito-e-realta/" target="_blank"><strong>diluvio <span style="color: #000000;"> (vedi altro articolo:</span> http://www.pensolibero.it/il-diluvio-universale-tra-mito-e-realta/ <span style="color: #000000;">)</span></strong></a> e i nuovi arrivati, i superstiti atlantidei, insegnano i primi rudimenti dell’agricoltura e della pastorizia, elementi portanti per la futura sopravvivenza di tali gruppi, i quali, più in là negli anni, o forse nei secoli, daranno vita alle prime grandi civiltà.<br />
Purtroppo, a causa del numero non elevato di persone sopravvissute di Atlantide, e condizionato dal minor contributo intellettuale e conoscitivo delle popolazioni locali, non tutte le conoscenze possono essere conservate. Non conoscendo dove siano, nei nuovi luoghi, giacimenti minerari, la metallurgia viene presto dimenticata.</p>
<figure id="attachment_1591" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Dopo-il-diluvio.png"><img class="size-medium wp-image-1591" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Dopo-il-diluvio-300x156.png" alt="Dopo il diluvio" width="300" height="156" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Dopo il diluvio</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em><strong>Ricominciare da zero&#8230;o quasi!</strong></em></h2>
<p>Costretti a combattere contro un ambiente nuovo e ostile e dar la precedenza a problemi, come quelli della sopravvivenza e dell’alimentazione, cose prima elementari, come la scrittura, vengono abbandonate. I primi centri abitativi , per via di un generale innalzamento delle acque in tutto il mondo, vengono creati nell’entroterra, e allorché le acque si ritirano, questi insediamenti diventano di carattere principalmente terrestre, non rendendo più necessari di tanto l’arte della navigazione e le conoscenze ad essa applicate.</p>
<figure id="attachment_1592" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Chankillo-in-Peru.jpg"><img class="size-medium wp-image-1592" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Chankillo-in-Peru-300x219.jpg" alt="Chankillo, in Peru'" width="300" height="219" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Chankillo, in Peru&#8217;</figcaption></figure>
<p>L’astronomia diviene uso e conoscenza di pochi iniziati (la futura classe sacerdotale) i quali ben presto ne dimenticano l’utilizzo principale, relegandola ad un ruolo strettamente divinatorio o oracolare. Forse il cielo viene osservato al fine di scoprire, in anticipo, i segni, in futuro, di un nuovo disastro.</p>
<p>Tali conoscenze marinaresche spiegherebbero forse anche la presenza delle famose barche egizie, ritrovate sepolte sotto la sabbia, a Giza, o le perfette conoscenze di idrodinamica applicate alle imbarcazioni degli abitanti del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Titicaca" target="_blank"><strong>lago Titicaca</strong></a>, in Bolivia.</p>
<figure id="attachment_1593" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Tipica-imbarcazione-sul-Lago-Titicaca.jpg"><img class="wp-image-1593 size-medium" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Tipica-imbarcazione-sul-Lago-Titicaca-300x123.jpg" alt="Tipica imbarcazione sul Lago Titicaca" width="300" height="123" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Tipica imbarcazione sul Lago Titicaca</figcaption></figure>
<p>Questo è un quadro abbastanza attendibile di cosa potrebbe essere successo, e, credo, dia una spiegazione molto più plausibile delle conoscenze astronomiche dei vari popoli antichi.<br />
Tra l’altro, se ciò fosse vero, spiegherebbe, in maniera indiretta anche la presenza delle varie misteriose mappe cartografiche dell’antichità, di cui io stesso ho trattato su un altro articolo presente in questo sito ( vedi <a href="http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/" target="_blank">http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/</a> )</p>
<p>Chiudo con una semplice osservazione, dedicata agli amanti dell’ipotesi extraterrestre della genesi umana: l’astronomia non è solo un basamento della navigazione marina ma anche, e soprattutto di quella spaziale. Vi dice niente questo?</p>
<p>di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Mattera Antonio</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2015/10/01/astronomia-un-antico-sapere/">Astronomia, un antico sapere</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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		<title>La fine del Pleistocene e il diluvio universale</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 23:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamo di..]]></category>
		<category><![CDATA[Diluvio]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>postato su www.acam.it “Un mito offre un modello standard per interpretare il mondo, che non può essere ignorato, perché guardando attraverso il mito, ci si rende conto che la realtà esalta l’evidenza del mito stesso.”Edward De Bono. SINOSSI Sicuramente, fra tutte le leggende tramandate in varie parti del mondo, quella di un’immane catastrofe mondiale, sotto &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/09/15/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">La fine del Pleistocene e il diluvio universale</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2015/09/15/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/">La fine del Pleistocene e il diluvio universale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><strong>postato su <a href="http://www.acam.it/" target="_blank">www.acam.it</a><br />
</strong></em></p>
<h2><span style="color: #000000;">“<strong>Un <a style="color: #000000;" title="mito" href="http://www.acam.it/tag/mito/">mito</a> offre un modello standard per interpretare il <a style="color: #000000;" title="mondo" href="http://www.acam.it/tag/mondo/">mondo</a>, che non può essere ignorato, perché guardando attraverso il <a style="color: #000000;" title="mito" href="http://www.acam.it/tag/mito/">mito</a>, ci si rende conto che la realtà esalta l’evidenza del mito stesso.</strong>”Edward De Bono.</span></h2>
</blockquote>
<p><span id="more-1415"></span></p>
<h2><strong><em><span style="color: #000000;">SINOSSI</span></em></strong></h2>
<p><span style="color: #000000;">Sicuramente, fra tutte le <strong><a style="color: #000000;" title="leggende" href="http://www.acam.it/tag/leggende/">leggende</a></strong> tramandate in varie parti del <a style="color: #000000;" title="mondo" href="http://www.acam.it/tag/mondo/">mondo</a>, quella di un’immane catastrofe mondiale, sotto forma di diluvi e altri cataclismi, non solo è la più ricorrente nei quattro angoli del globo, ma anche la più affascinante, seppur nel suo aspetto più catastrofico e tremendo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cataratte di <a style="color: #000000;" title="acqua" href="http://www.acam.it/tag/acqua/">acqua</a> che si riversano dal cielo, inondazioni che spazzano via <a style="color: #000000;" title="popoli" href="http://www.acam.it/tag/popoli/">popoli</a> e città, terremoti, eruzioni vulcaniche, terre che sprofondano e altre che riemergono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un intero arsenale di fenomeni degno del miglior film holliwodiano, con tanto di effetti speciali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure, almeno tenendo in giusto conto tutti i <a style="color: #000000;" title="miti" href="http://www.acam.it/tag/miti/">miti</a> antichi, sembra che questo scenario non sia stato solo frutto di fantasiose trame cinematografiche, ma qualcosa di più tangibile, vero e immane: un qualcosa che ha lasciato un ricordo indelebile nelle memorie storiche di tutti i <a style="color: #000000;" title="popoli" href="http://www.acam.it/tag/popoli/">popoli</a> del mondo.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/index1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1417" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/index1.jpg" alt="index" width="251" height="201" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da sempre l’idea che dà il <a style="color: #000000;" title="diluvio" href="http://www.acam.it/tag/diluvio/">diluvio</a> (o forse sarebbe meglio dire i diluvi, vista la gran quantità di <a style="color: #000000;" title="miti" href="http://www.acam.it/tag/miti/">miti</a> su quest’argomento) è quella di un fenomeno caratterizzato da grandi precipitazioni, talmente elevate da coprire, così come sostiene la Bibbia “ <em>le più alte vette di almeno 15 cubiti </em>(Un cubito è circa 56 centimetri) <em>”</em>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma se questo fosse vero dovremmo chiederci dove sia mai defluita tutta quest’<a style="color: #000000;" title="acqua" href="http://www.acam.it/tag/acqua/">acqua</a>, riversatasi sulla Terra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Forse gli antichi osservatori, intimoriti e spaventati da un qualcosa che non seppero spiegare se non in termini di voleri divini, associarono l’effetto più spaventoso di tutta quella catastrofe, cioè un’immane inondazione che dovette percorrere il globo intero, ad uno solo di tanti eventi che dovettero concomitare in quei tempi cupi, cioè una pioggia torrenziale dovuta a cause che scopriremo dopo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In effetti potrebbe essere andata così e dopotutto la stessa <strong>Bibbia</strong> fa un riferimento esplicito ad <em>“acque che si ritirarono”</em>, quindi è implicito il richiamo a masse acquose che più che cercare sfoghi naturali, sembrano ritornare ai loro antichi letti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante questo punto di vista, però rimangono irrisolti i problemi che concernono un simile spostamento di una così estesa massa liquida.</span></p>
<figure id="attachment_1418" style="width: 323px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pleistocene.jpg"><img class="wp-image-1418 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pleistocene.jpg" alt="pleistocene" width="323" height="156" /></a><figcaption class="wp-caption-text">pleistocene</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">Quali forze potrebbero permettere una simile rovina e in qual periodo potrebbe essersi verificata?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In effetti, ancora una volta possiamo collegare i miti antichi a riferimenti storici, a date prestabilite, e nel nostro caso c’interessa non una data ma un arco di <a style="color: #000000;" title="tempo" href="http://www.acam.it/tag/tempo/">tempo</a> che oscilla tra i 10000 e i 13000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo periodo e questo lasso di <a style="color: #000000;" title="tempo" href="http://www.acam.it/tag/tempo/">tempo</a>, che geologicamente e storicamente non è tanto improbo visto che spesso sia la geologia che la <a style="color: #000000;" title="storia" href="http://www.acam.it/tag/storia/">storia</a> possono essere descritti in migliaia di anni, sembra ricorrere molto spesso nella nostra <a style="color: #000000;" title="cronologia" href="http://www.acam.it/tag/cronologia/">cronologia</a>, andandosi speso a concatenare con altri eventi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vediamo di analizzare bene questo lasso di tempo.</span></p>
<h2><em>L&#8217;ultima grande glaciazione</em></h2>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">1) Circa 13000 anni fa termina l’ultima grande <strong>glaciazione</strong>, detta di Wurms.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/images2.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1419 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/images2.jpg" alt="images" width="318" height="159" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2) Circa 12000-13000 anni fa scompare la megafauna per tutto il globo terrestre o per lo meno nelle parti in cui esisteva: <a style="color: #000000;" title="animali" href="http://www.acam.it/tag/animali/">animali</a> come il mammut e la tigre dai denti a sciabola, o i cervi <a style="color: #000000;" title="giganti" href="http://www.acam.it/tag/giganti/">giganti</a> paiono scomparire, geologicamente parlando, da un giorno all’altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">3) Secondo alcuni studiosi sembra che l’ultimo slittamento dei poli si sia verificato per l’appunto 12000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">4) Circa 12000 anni fa sembra essere esplosa l’ultima supernova più vicina al nostro sistema solare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">5) Circa 9000 anni fa sembra nascere, spontaneamente, in tutto il mondo, il fenomeno dell’agricoltura: fatto ancora più curioso è che sembra nascere in altura.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">6) Molte <a style="color: #000000;" title="mappe antiche" href="http://www.acam.it/tag/mappe-antiche/">mappe antiche</a> sembrano identificare <a style="color: #000000;" title="luoghi" href="http://www.acam.it/tag/luoghi/">luoghi</a> (in particolare modo l’Antartide) in condizioni tali come non è stato più possibile osservarle da circa 12000 anni a questa parte. Questo nonostante che molti di questi <a style="color: #000000;" title="luoghi" href="http://www.acam.it/tag/luoghi/">luoghi</a> siano stati scoperti, esplorati e cartografati solo dal 1600 in poi!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">7) Ultima annotazione, per gli amanti del mito: Platone colloca la <a style="color: #000000;" title="scomparsa" href="http://www.acam.it/tag/scomparsa/">scomparsa</a> dell’<a style="color: #000000;" title="Atlantide" href="http://www.acam.it/atlantide/">Atlantide</a> a 9000 anni prima di lui, quindi 11000 anni al conto d’oggi: solo coincidenze?</span></p>
<figure id="attachment_1420" style="width: 228px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/America-periodo-glaciale-del-Pleistocene.jpg"><img class="size-full wp-image-1420" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/America-periodo-glaciale-del-Pleistocene.jpg" alt="America, periodo glaciale del Pleistocene" width="228" height="221" /></a><figcaption class="wp-caption-text">America, periodo glaciale del Pleistocene</figcaption></figure></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">Possono essere solo coincidenze tutte queste date che sembrano rincorrersi per poi unirsi in un unico solo obiettivo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cerchiamo di spiegarle dando a loro un unico filo logico, un collante e partiamo proprio dall’ultima glaciazione.</span></p>
<h2><strong><em>Il Pleistocene</em></strong></h2>
<p><span style="color: #000000;">Il <strong>Pleistocene</strong> è l’era a noi più vicina, benché iniziata milioni di anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quest’epoca fu caratterizzata da immense e implacabili glaciazioni che strinsero in diverso tempo tutto il globo in una tenace morsa. Ma, tra una glaciazione e un’altra, la Terra ebbe modo di verificare anche climi più miti, tant’è vero che nel Tamigi abitavano coccodrilli e sulle sue rive c’erano le palme, presupponendo, di fatto, un clima più mite, rispetto a quello odierno, di almeno una decina di gradi.</span></p>
<figure id="attachment_1421" style="width: 236px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Pleistocene-human-occupation.jpg"><img class="wp-image-1421 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Pleistocene-human-occupation.jpg" alt="Pleistocene human occupation" width="236" height="214" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Pleistocene human occupation</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">A noi interessa guardare il quadro della Terra nell’ultimo periodo del Pleistocene, quello caratterizzato dalla <a style="color: #000000;" title="fine" href="http://www.acam.it/tag/fine/">fine</a> dell’ultima sua glaciazione, quella indicata col nome di Wurms.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nell’America Settentrionale i ghiacciai ricoprivano interamente il Canada orientale e si spingevano a sud, fino a lambire quella parte di costa degli odierni USA, dove oggi è collocata New York. In Europa un’unica calotta copriva la penisola scandinava, il Baltico, il Mare del Nord, gran parte della Gran Bretagna, la Germania, la Polonia e la Russia, spingendosi più a sud ancora. Anche sul nostro territorio erano visibili le tracce di questa glaciazione: le Alpi erano un immenso ghiacciaio ramificato che scendeva sino alle valli circostanti. In quasi tutti i continenti, il livello delle nevi perenni era situato a circa 1500 metri più in basso dell’attuale. Persino in Australia e in Tasmania era possibile osservare ghiacciai.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dall’analisi di carotaggi effettuati nell’anno Geofisico del 1949, sembra che l’Antartide fosse divisa in due distinte parti e attraversata da fiumi, questo in coincidenza con quello che sembrano volerci dire alcune antiche mappe e qui possiamo collegarci al punto 5 (vedi “Cartografia Antica” dello stesso autore).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a class="cboxElement" style="color: #000000;" href="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto.jpg?51e43d" rel="lightbox[826]"><img class="alignleft size-full wp-image-827" title="pleisto" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto.jpg?51e43d" alt="" width="350" height="249" /></a>Quest’immensa coltre di ghiaccio, che qualcuno ha quantificato in 9 milioni di chilometri quadrati di terre coperte, sottrasse di per sé acqua agli oceani quindi si può abbondantemente calcolare in circa 130 metri di <a style="color: #000000;" title="media" href="http://www.acam.it/tag/media/">media</a> di livello marino più basso rispetto all’odierno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi giorno la quantità di acqua inglobata nei ghiacciai polari è tale che, se arrivasse a liberarsi dal suo stato solido, provocherebbe un innalzamento dei livelli marini di circa 80 metri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per considerare in una giusta ottica l’innalzamento dei livelli marini 12000 anni fa consideriamo che durante la glaciazione di Wurms la quantità dei ghiacci era più del doppio rispetto ad oggi!!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Contrariamente ad oggi le condizioni di terre come la Siberia erano sicuramente più favorevoli alla crescita e allo sviluppo di forme di <a style="color: #000000;" title="vita" href="http://www.acam.it/tag/vita/">vita</a> <a style="color: #000000;" title="animali" href="http://www.acam.it/tag/animali/">animali</a>. Infatti, la stessa Siberia godeva di un clima più mite e i ghiacciai erano relativi solo alle sue catene montuose. L’abbassamento dei livelli del mare faceva sì che le isole artiche formassero con la stessa Siberia un’unica pianura in cui prosperava una delle più ricche comunità ecologiche di allora. Comunità improvvisamente decimata circa 12000 anni fa, lì come in tutto il resto del mondo, collegandoci, di fatto, al punto 2: la <a style="color: #000000;" title="scomparsa" href="http://www.acam.it/tag/scomparsa/">scomparsa</a> della megafauna.</span></p>
<h2><em>La scomparsa della megafauna</em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Ipotesi più varie tendono per una o più motivazioni per questa misteriosa quanto drammatica <a style="color: #000000;" title="estinzione" href="http://www.acam.it/tag/estinzione/">estinzione</a> di un gran numero di specie di animali. Si va dalla causa batteriologica ad una meno precisata follia collettiva degli animali che avrebbero cercato spontaneamente il suicidio gettandosi in burroni e gole(?) luoghi dove vengono ancora oggi trovati ammassati numerosi resti di quella fauna animale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Paragonando l’<a style="color: #000000;" title="uomo" href="http://www.acam.it/tag/uomo/">uomo</a> paleolitico a quello moderno si arriva persino ad incolpare di questo massacro ambientale all’estenuante caccia da parte dell’<a style="color: #000000;" title="uomo" href="http://www.acam.it/tag/uomo/">uomo</a>, insomma una mostruosa carneficina. Migliaia di capi abbattuti per procurarsi quello che bastava per la sopravvivenza alimentare, usando il <a style="color: #000000;" title="fuoco" href="http://www.acam.it/tag/fuoco/">fuoco</a> per spingere le mandrie di mammut nei burroni, colpendo, di fatto, anche tutte le altre specie presenti nell’habitat di allora. Quello che in America, con il solito esponenziale di effetto cinematografico, gli scienziati chiamano “ Pleistocene Overkill”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma la prova più drammatica che non sono queste le cause le abbiamo proprio dai resti che ritroviamo ancora oggi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Così come i massi erratici sono <a style="color: #000000;" title="elementi" href="http://www.acam.it/tag/elementi/">elementi</a> trasportati da immani inondazioni, anche in questo caso possiamo attribuire all’acqua forse la causa definitiva: milioni di animali le cui carcasse furono travolte da immani piene, portati per lunghe distanze, ammassate nelle gole dei fiumi e nei fondovalle, sepolti da una coltre di fango insieme ad alberi e piante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle regioni degli odierni poli probabilmente cadde subito la neve ricoprendo questo orribile carnaio in una bara di eterno ghiaccio, facendoli diventare, ai giorni nostri, mute e dolorose testimonianze di ciò che successe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quindi l’<a style="color: #000000;" title="ipotesi" href="http://www.acam.it/tag/ipotesi/">ipotesi</a> migliore potrebbe essere quella di un cambiamento climatico: ma di quale portata, per avere effetti così catastrofici?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_1424" style="width: 259px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/scheletro-di-mammut.jpg"><img class="wp-image-1424 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/scheletro-di-mammut.jpg" alt="scheletro di mammut" width="259" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">scheletro di mammut</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">Per analizzare meglio la portata di questi cambiamenti ritorniamo all’analisi della scomparsa della megafauna sopra citata e osserviamo quello che ci dicono i resti di uno degli animali più conosciuti e studiati del Pleistocene: il mammut.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ancora oggi vengono rinvenuti nei ghiacciai siberiani resti interi di corpi di mammut, congelati. E proprio questo loro stato se da un alto ci dà delle notizie interessanti, dall’altro ci pone interrogativi inquietanti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dall’analisi del cibo ingerito ma non ancora metabolizzato, al momento in cui il mammut viene “congelato” nella sua bara di ghiaccio, scopriamo che sicuramente il clima di quei posti era più mite, visto che nel loro stomaco spesso si ritrovano vegetali dalle più svariate forme, dai frutti maturi alle erbe, ai fiori per finire a teneri arbusti, tutti <a style="color: #000000;" title="elementi" href="http://www.acam.it/tag/elementi/">elementi</a> che sembrano non coincidere con l’idea generalizzata che questi animali vivevano in climi freddi per non dire glaciali.</span></p>
<figure id="attachment_1423" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Spotting-a-Supernova-in-NGC-5806.jpg"><img class="size-medium wp-image-1423" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Spotting-a-Supernova-in-NGC-5806-300x134.jpg" alt="Spotting a Supernova in NGC 5806" width="300" height="134" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Spotting a Supernova in NGC 5806</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">Ma queste scoperte, come detto sopra, ci aprono anche inquietanti interrogativi: cosa ha potuto colpire quest’ecosistema al punto tale da “sigillarli” in una bara di ghiaccio così repentina?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infatti, è ingiurioso pensare che una semplice glaciazione, con il suo protarsi geologicamente nei secoli, abbia potuto colpire questi luoghi. Qui bisognerebbe supporre qualcosa di più catastrofico e immediato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E l’unica teoria che ci riporta a quest’<a style="color: #000000;" title="ipotesi" href="http://www.acam.it/tag/ipotesi/">ipotesi</a> è quella citata nel punto 3: lo <strong>scambio dei poli</strong>.</span></p>
<h2><em>Lo scambio dei poli</em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Prove per accertarsi della posizione antica dei poli possono essere estratte dalle tracce di magnetismo residuo nelle rocce. La lava che esce da un vulcano si raffredda e si magnetizza secondo la direzione del campo magnetico di quella zona, dando così, ai geologi, importanti informazioni. Ma anche la presenza di determinati esemplari di flora e fauna in determinati periodi contribuisce a darci un quadro indicativo del fenomeno. Questi sono solo due dei principali metodi per studiare e stabilire, epocalmente, la posizione dei poli.</span></p>
<p>Considerando la Siberia di 12000 anni fa e il suo clima più mite dobbiamo, di fatto, considerare che questa zona fosse più lontana dall’attuale Polo Nord, il quale potremmo identificarlo nel Canada orientale, zona dalla quale nasceva una delle più grandi aree glaciali, conosciuta anche come calotta del Wisconsin.</p>
<p><span style="color: #000000;">Ma mentre la calotta glaciale europea sembra formarsi e avere il suo picco massimo circa 80000 anni fa, quella canadese è relativamente più “giovane”, potendola sicuramente datare, grazie a numerose datazioni disponibili, a circa 50000 anni fa, quando invece quell’europea si era in gran parte ritirata. Quindi dovremmo di fatto considerare più spostamenti dei poli in varie epoche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molti scienziati, fra cui Hapgood, noto per le sue ricerche sulle antiche mappe, propendono per la <a style="color: #000000;" title="tesi" href="http://www.acam.it/tag/tesi/">tesi</a> che questi spostamenti dei poli nascono a causa di slittamenti della crosta terrestre, dovuti ai più svariati motivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma questo non basta a spiegarci la repentina nuova posizione che sembrano assumere i poli circa 12000 anni fa, l’epoca della glaciazione di zone sino allora temperate come la Siberia e della scomparsa “istantanea” della megafauna, in principal modo i mammut.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infatti, il quadro che ci si presenta innanzi è quello di uno sconvolgimento immediato, o comunque nell’ordine di giorni, settimane, mesi, non sicuramente anni, come potrebbe far giustamente propendere la <a style="color: #000000;" title="tesi" href="http://www.acam.it/tag/tesi/">tesi</a> del dislocamento della crosta terrestre.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;">Per cui dobbiamo propendere ad uno <a style="color: #000000;" title="spostamento dei poli" href="http://www.acam.it/tag/spostamento-dei-poli/">spostamento dei poli</a> dovuto ad una subitanea inclinazione dell’<strong>asse terrestre</strong>.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terra-inclinazione.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1425" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terra-inclinazione-300x233.jpg" alt="terra-inclinazione" width="300" height="233" /></a></span><strong><em>Effetti dello spostamento dell&#8217;asse terrestre</em></strong></h2>
<p><span style="color: #000000;">E’, infatti, l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, il fattore predominante per l’esistenza delle stagioni e delle più svariate condizioni climatiche, inclinazione che oggi è di 23°, ma che in passato può aver avuto grani oscillazioni.Un asse terrestre verticale rispetto all’eclittica comporterebbe un‘eterna primavera, con un giorno lungo esattamente dodici ore per tutti i 365 giorni. Ma questo comporterebbe anche le condizioni ideali per una glaciazione, poiché, a fronte di queste condizioni primaverili, la neve comunque caduta al di sopra di una certa quota non si scioglierebbe mai e le precipitazioni, a tale quota, sarebbero di carattere nevoso. Fiocco dopo fiocco, neve su neve, lo spessore aumenterebbe man mano. Il ghiaccio scenderebbe sempre più a valle, non trovando mai una temperatura abbastanza elevata da scioglierlo completamente e rapidamente, riuscendo così ad accumularsi ed ad aumentare lo spessore sino a trovare zone effettivamente più calde, dove la sua avanzata deve per forza arrestarsi.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/imagesr1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1426" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/imagesr1-300x225.jpg" alt="imagesr" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">In tutte le zone libere dai ghiacci regnerebbe un clima costante e in quelle parzialmente interessate dai ghiacciai, l’acqua che scende a valle, procurata dal loro scioglimento parziale, contribuirebbe a formare zone rigogliose di fauna e flora.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questa prospettiva la Luna avrebbe un’attrazione gravitazionale maggiore rispetto ad oggi, ed essendo in fin dei conti la Terra come una gigantesca trottola finirebbe per avere saltuari cambiamenti dell’asse che si inclinerebbe ciclicamente di 12-15° per poi tornare in condizioni verticali. Questo spiegherebbe il perché il Pleistocene fosse caratterizzato da più glaciazioni e più deglaciazioni.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pianeta.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1427" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pianeta-300x188.jpg" alt="pianeta" width="300" height="188" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma quest’asse terrestre, probabilmente, 12000 anni fa deve aver subito un repentino e brusco spostamento, tale da fargli assumere la sua posizione odierna: 23° d’inclinazione sull’eclittica!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fra le cause più probabili per uno spostamento dell’asse terrestre possiamo considerare sicuramente la caduta di un grosso meteorite o di un asteroide e potremmo spiegare la sua “mancanza di tracce” col fatto che la Terra è composta di due terzi d’acqua e che quindi sia possibile che sia caduto in mare, così come il meteorite che 65 milioni di anni fa, cadendo nel Golfo del Messico, provocò l’<a style="color: #000000;" title="estinzione" href="http://www.acam.it/tag/estinzione/">estinzione</a> dei Dinosauri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma basterebbe questa considerazione a spiegare tutto ciò? Non del tutto.</span></p>
<h2><em><strong>Esplosione di supernova!</strong></em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Un meteorite o una pioggia di loro non è del tutto in grado di distruggere un pianeta o di modificarne l’asse. C’è bisogno di qualcosa di più grande del più grande dei pianeti stessi coinvolti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Solo un corpo celeste conosciuto corrisponde alla descrizione e ci riporta al punto 4: un massiccio frammento di stella che esplode.</span></p>
<figure id="attachment_1422" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/ESPLOSIONE-DI-SUPERNOVA.jpg"><img class="size-medium wp-image-1422" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/ESPLOSIONE-DI-SUPERNOVA-300x168.jpg" alt="ESPLOSIONE DI SUPERNOVA" width="300" height="168" /></a><figcaption class="wp-caption-text">ESPLOSIONE DI SUPERNOVA</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">In tal caso è bene citare che mi limito a citare e riassumere i gli studi di scienziati sicuramente più formati di me in tale tematica, senza quindi attribuirmi meriti non miei.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da quando l’umanità ha avviato studi astronomici, gli astronomi hanno frequentemente notato la comparsa di quelle che sembrano essere <a style="color: #000000;" title="stelle" href="http://www.acam.it/tag/stelle/">stelle</a> nuove. La parola Nova (che significa appunto nuova) fu coniata per descriverle.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma con l’approfondirsi della conoscenza, apparve chiaro che il termine era errato. Le così dette “<a style="color: #000000;" title="stelle" href="http://www.acam.it/tag/stelle/">stelle</a> nuove”, non lo erano affatto. Erano semplicemente stelle troppo poche luminose per essere viste, ma che all’improvviso iniziavano a brillare. Ora si ritiene che le nove siano antiche stelle con un eccesso di elio negli strati esterni, che provoca un grado di espansione troppo rapido per essere contenuto. Quando ciò acca­de, brillano diverse migliaia di volte in più della loro luminosità originale in un tempo che va dai giorni alle ore. La causa del baglîore è un’emissione esplosiva di gas.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Circa una dozzina di stelle diventano delle nove nella nostra galassia ogni anno. Il processo è localmente distruttivo – la <a style="color: #000000;" title="vita" href="http://www.acam.it/tag/vita/">vita</a> o qualsiasi pianeta orbitante non sopravvivrebbero – ma normal­mente non ci si aspetterebbe che si estendesse molto oltre il sistema della stessa stella. Le supernove sono qualcosa di diver­so.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’esplosione di una supernova è <em>molto più spettacolare e </em>distruttiva di quella di una nova. Mentre le nove aumentano in luminosità di un fattore di mille, le supernove brillano letteral­mente miliardi di volte in più.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli astronomi non sono ancora sicuri del perché le supernove esplodano, eccettuato nel caso di stelle massicce in cui la pres­sione creata dai processi del nucleo centrale non è abbastanza da sopportare il peso degli strati esterni. Avviene allora un collasso gravitazionale e la stella esplode. Diversamente da una nova, quest’esplosione è generalmente più o meno totale, e scaglia detriti in tutte le direzioni, lasciando spesso poco più di un guscio gassoso. La nebulosa di Crab, una delle molte bellezze dell’os­servazione astronomica, è il risultato dell’esplosione di una supernova avvenuta nel 1054 d.C. L’articolo riportato sopra è tratto dalla rivista Le Scienze ed è come un piccolo campanello d’allarme, ma quanti di noi lo conoscono?</span></p>
<blockquote><p><strong>&#8220;Molti astronomi hanno da tempo indicato i rischi della possibile esplosione di una supernova nei pressi del nostro pianeta. Secondo Narciso Benítez, della John Hopkins University, un simile evento è già successo almeno una volta, circa due milioni di anni fa, causando un’ondata di estinzioni. Gli astronomi hanno, infatti, calcolato che vicino alla Terra una, o più, supernova esplose più o meno contemporaneamente all’estinzione. L’idea, descritta sulle «Physical Review Letters», è supportata da un eccesso di ferro-60 osservato in alcuni strati sedimentari. </strong></p>
<p><strong>I paleontologi credono che la cosiddetta estinzione degli animali marini del Pliocene-Pleistocene avvenne perché una grossa dose di raggi ultravioletti attraversò l’atmosfera, uccidendo i piccoli animali che sono fondamentali per l’ecosistema degli oceani. Ora Benítez, con alcuni colleghi, ha proposto che furono i raggi cosmici generati dalla supernova, o forse da più esplosioni, a distruggere lo strato di ozono, permettendo l’ingresso di questi raggi ultravioletti. </strong></p></blockquote>
<p><em>Secondo gli astronomi, una struttura nota come Bolla Locale, una regione di plasma particolarmente caldo e rarefatto con un diametro di 490 anni luce potrebbe essere stata creata dall’esplosione di una serie di supernove. Le esplosioni, secondo i calcoli, sarebbero avvenute circa due milioni di anni fa, quando il gruppo di stelle al centro della bolla si trovava a soli 130 anni luce da noi. Ora, per via della rotazione della galassia il gruppo è molto più lontano. L’ipotesi spiegherebbe anche un inusuale deposito di ferro-60 osservato nella crosta terrestre in strati risalenti ad un periodo successivo alle esplosioni. Il ferro in se non avrebbe influenzato in alcun modo la vita sulla Terra, ma potrebbe essere la firma delle supernove.”</em></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma nonostante queste previsioni, c’è anche chi afferma che l’esplosione di una supernova vicina alla nostra galassia sia stata molto più recente e con effetti molto più distruttivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante solo quattro supernove sono state identificate con successo nella documentazione storica – la più recente il 24 feb­braio 1987 – queste gigantesche esplosioni stellari attualmente avvengono nella nostra galassia col ritmo di una ogni 30 anni circa. Una fu quella di Vela. In termini astronomici, Vela era situata molto vicino al nostro sistema solare a 45 anni luce di distanza. Secondo le stime più accurate, esplose tra i 14.000 e gli 11.000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prendendo come punto di partenza questa gigantesca esplosione stellare, diventa possibile costruire un quadro di ciò che potreb­be aver avuto luogo nel nostro sistema solare, sul nostro pianeta all’epoca del Diluvio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Verso la <a style="color: #000000;" title="fine" href="http://www.acam.it/tag/fine/">fine</a> del Pleistocene, una stella esplose nella costella­zione di Vela. Enormi frammenti infuocati furono scagliati nello spazio, lasciando solo una pulsar neutronica che ruotava ad altissima velocità e che può essere ancora osservata dagli astro­<a style="color: #000000;" title="nomi" href="http://www.acam.it/tag/nomi/">nomi</a> ai giorni nostri..</span></p>
<p><span style="color: #000000;">  Uno di tali frammenti, più grande del più grande dei pianeti conosciuti, venne scagliato dalla tremenda esplosione verso il nostro sistema solare, con una velocità eguale a quella della luce, impiegando un secolo o pochi più per raggiungerlo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse si stava avvicinando quello che la <a style="color: #000000;" title="tradizione" href="http://www.acam.it/tag/tradizione/">tradizione</a> biblica indica come l’Angelo dell’Apocalisse!!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allora il nostro sistema solare era molto diverso dal nostro, con i pianeti che avevano orbite molto più vicine alla circonferenza esatta e magari con l’esistenza di un altro pianeta, un gigante gassoso, dove oggi vi è la fascia di asteroidi di Kuiper.</span></p>
<h2><em><strong>Antichi astronomi testimoni dell&#8217;arrivo del Diluvio?</strong></em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Ma come collegare il tutto al mito universale del <a style="color: #000000;" title="diluvio" href="http://www.acam.it/tag/diluvio/">diluvio</a>: basta semplicemente osservare gli effetti che ebbe l’intruso sul nostro sistema solare e sulla Terra e capire così perché i nostri <a style="color: #000000;" title="antenati" href="http://www.acam.it/tag/antenati/">antenati</a> pensarono ad una punizione divina, ad una <a style="color: #000000;" title="guerra" href="http://www.acam.it/tag/guerra/">guerra</a> combattuta nei cieli.</span></p>
<p><a class="cboxElement" style="color: #000000;" href="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto3.jpg?51e43d" rel="lightbox[826]"><img class="size-full wp-image-828" title="pleisto3" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto3.jpg?51e43d" alt="" width="367" height="337" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Il primo indizio del fatto che qualcosa non andava può essere stata un’osservazione dell’intruso stesso. Come frammento supernova, il corpo potrebbe ben aver mantenuto i suoi fuochi nucleari e quindi si sarebbe presentato come una stella viaggian­te in miniatura che brillava di luce propria come il sole. Nonostante gli scienziati ora presumano che i nostri lontani <a style="color: #000000;" title="antenati" href="http://www.acam.it/tag/antenati/">antenati</a> non possano aver sviluppato strumenti ottici che si addi­cessero ai loro interessi astronomici, le documentazioni storiche (ma la <a style="color: #000000;" title="scoperta" href="http://www.acam.it/tag/scoperta/">scoperta</a> di alcune lenti ottiche sembra contraddirli) mostrano chiaramente che essi erano ben consapevoli della pre­senza dei pianeti e dei satelliti invisibili ad occhio nudo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’abilità di osservazione, con tutta probabilità, permetteva loro di indivi­duare l’intruso che si avvicinava. Il frammento di supernova, nella sua folle corsa nel nostro sistema solare dovette arrecare danni imponenti a Saturno, Uranio e Venere, colpendoli e frammentando le loro lune Ma anche se le cose non sta­vano così, gli astronomi dell’antichità non pos­sono non aver notato l’esplosione che diede vita alla Fascia di Kuiper, probabilmente impattando un pianeta allora esistente e presente in tutte le <a style="color: #000000;" title="tradizioni" href="http://www.acam.it/tag/tradizioni/">tradizioni</a> astronomiche antiche. A quel punto, senza dubbio, una nuova stella apparve nei cieli, e ciò significava un nuovo dio.</span></p>
<h2><em><strong>Effetti della supernova sulla Terra</strong></em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Quando un corpo celeste di grandi dimensioni si avvicina ad un altro, diverse forze entrano in gioco. Una è la forza di gravità, un’altra quell’elettrica, o, più propriamente, elettromagnetica. Nel caso che stiamo esaminando, un altro fattore può essere stato il semplice scambio di calore. Infatti, è assolutamente possibile che il frammento di Vela bruciasse proprio come un sole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chiaro è oramai che l’intruso deve essere alla fine giunto così vicino alla Terra da passare all’interno dell’orbita lunare. Questo è l’unico tipo di approccio che avrebbe permesso che la Luna fosse forzata all’interno di un’orbita più grande. Ma moltoprima che ciò accadesse, Vela-F (come lo chiameremo d’ora in poi per comodità) avrebbe dominato i cieli notturni, per poi apparire alla luce del giorno man mano che si avvicinava.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I primi ad essere stati sperimentati, con tutta probabilità, furono gli effetti gravitazionali, di quadruplice natura. Il forte campo gravitazionale dell’intruso e dei suoi nuovi compagni avrebbe:</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">1) disturbato l’antica orbita della Terra;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2) causato lo slittamento dell’asse planetario;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">3) diminuito la velocità di rotazione;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">4) creato le variazioni che sperimentiamo durante la <a style="color: #000000;" title="precessione degli equinozi" href="http://www.acam.it/tag/precessione-degli-equinozi/">precessione degli equinozi</a>.</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante fosse il più drammatico, il primo di questi avrebbe poi causato i minori problemi alla vita sulla Terra. Il cambia­mento nell’orbita sarebbe stato più evidente nella posizione e nella comparsa del sole, con alcune corrispondenti differenze nelle osservazioni stellari e planetarie. Ma, anche se significativo per i sacerdoti-astronomi, qualche dubbio resta su quanta attenzione la massa di persone comuni possa aver prestato a questo cambiamento. Gli altri effetti avrebbero provveduto a forni­re molte altre cose di cui preoccuparsi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allorché l’influsso gravitazionale di Vela-F proseguiva, il guscio del nostro pianeta iniziò a spaccarsi. Le fratture furono enormi. Una è ancora visibile oggi nella Rift Valley africana: una fessura che si estende per oltre 4800 km dalla Siria al Mozambico. La lar­ghezza della valle varia da pochi chilometri a più di 160 km.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La rottura della crosta terrestre fu accompagnata da drammati­ci cambiamenti nel nucleo fuso. L’antico sistema di circolazione del calore andò completamente in panne mentre flussi di magma sotto la superficie venivano attratti sempre più verso l’intruso, allo stesso modo in cui le maree oceaniche vengono provocate dall’attrazione gravitazionale della Luna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’astenosfera liquida non fu l’unica ad essere coinvolta. Persino la crosta rocciosa della litosfera non fu immune a questa fatale attrazione. Già sotto pressione a causa delle fratture provocate dall’inclinazione planetaria, vaste distese della litosfera iniziarono a deformarsi e collassate. Le grandi catene montuose dei giorni nostri si ripiegarono per poi risollevarsi, quasi come in un tributo di saluto al nuovo elemento comparso nei nostri cieli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’attività vulcanica si intensificò come mai prima. Oggi vi sono circa 1300 vulcani attivi al mondo. Allora, fiumi di lava colava­no lentamente da centinaia di migliaia di nuove fessure. I vulcani eruttavano con violenza senza precedenti. Milioni di tonnella­te di cenere bollente furono scagliati nell’atmosfera.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per darci un’idea di quello che potrebbe essere successo 12000 anni fa con un’intensa attività a livello mondiale di vulcanismo consideriamo alcuni fra i più noti casi di esplosioni vulcaniche, considerando che comunque questi sono eventi isolati e non accumulati nello stesso momento.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;"><em>Le esplosioni di vulcani come il Krakatoa (1883) e il Tambora, negli ultimi due secoli, hanno ricoperto di cenere l’atmosfera della terra per svariati anni, consentendoci di osservare albe e tramonti fra i più spettacolari. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Il Tambora, esploso nel 1815, provocò, grazie ai suoi circa 170 km cubici di pomici espulse, gravi danni all’agricoltura sia in Europa che in America settentrionale, dato che l’estate che seguì alla sua esplosione fu documentata come fra le più fredde, causando oltre alla perdita del raccolto anche una susseguente carestia. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Si pensi che la temperatura si abbassò tanto repentinamente anche fra paesi lontani come la Svizzera e l’America, tanto che quell’anno fu denominato “l’anno senza estate”. In America nevicò in giugno e il 21 agosto un freddo gelo distrusse, come sopra detto, le colture e orti dal Maine sino al Connecticut.</em></span></p>
<figure id="attachment_1428" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terremoto-cile-1960.jpg"><img class="size-medium wp-image-1428" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terremoto-cile-1960-300x160.jpg" alt="terremoto-cile-1960" width="300" height="160" /></a><figcaption class="wp-caption-text">terremoto-cile-1960</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;"><em>Nel 1783, dopo l’eruzione dello Skaptar-jokùll, in Islanda, a detta dei cronisti dell’epoca, il mondo restò oscurato per diversi mesi. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>La Montagna Pelèe</em><em>, in Martinica, quando esplose, nel 1902, provocò una nube di ceneri più pesanti che scese a valle con una velocità superiore ai 150 km l’ora, radendo al suolo e incendiando la città di Saint-Pierre. Questa nube uccise, bruciò e asfissiò tutto ciò che trovò sulla strada, demolendo costruzioni in <a style="color: #000000;" title="pietre" href="http://www.acam.it/tag/pietre/">pietre</a> e polverizzando quelle in legno, con una temperatura stimata vicino agli 800°C!!!! </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>I morti accertati furono quasi 40000, insomma l’intera cittadinanza di Saint-Pierre!!!</em></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;"><a class="cboxElement" style="color: #000000;" href="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto2.jpg?51e43d" rel="lightbox[826]"><img class="alignleft  wp-image-829" title="pleisto2" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto2.jpg?51e43d" alt="" width="402" height="336" /></a>Ma torniamo al nostro ospite di 12000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre l’infuocato Vela-F si avvicinava, le radiazioni di questo secondo Sole iniziarono ad innalzare la temperatura planetaria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E non è tutto; la Terra aveva ancora molto da sopportare. Il cambiamento nella rotazione planetaria scatenò tempeste di vento di violenza inaudita. Questi “tornado globali” erano in grado di radere al suolo intere foreste e sollevare tonnellate di polvere e detriti nell’atmosfera, che si andavano ad aggiungere alla cenere vulcanica già presente. Il mondo si ritrovò in un incu­bo spaventoso di buio sempre crescente, illuminato solo dai tre­mendi fuochi vulcanici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre vaste aree della crosta terrestre si fratturavano, fiumi, laghi, mari e oceani del mondo cambiarono il loro corso, defluendo nelle valli appena create, nelle depressioni del terre­no, nei bassopiani. Un’intensa attività sismica e vulcanica ha accompagnato il tutto e il movimento “all’incontrario” della trottola Terra provocò la nascita d’impetuosi venti uraganici che viaggiarono ad una velocità spaventosa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’attività vulcanica con la sua emissione di nubi polverose di cenere ricoprì quasi per intero il cielo impedendo, di fatto, il passaggio dei raggi del sole e provocando, oltre a condizioni imperiose di oscurità, un raffreddamento dello stesso pianeta e una cospicua precipitazione in tutto il mondo, pioggia mista a cenere incandescente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Con una coltre di ghiaccio in tutto il mondo che andava subitaneamente sciogliendosi, dovettero verificarsi immani inondazioni, come sono verificabili ancora oggi negli strati sedimentari del Wisconsin.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo sarebbe anche provato dall’improvvisa caduta di salinità che colpì le acque del Golfo del Messico, guarda caso circa 12000 anni .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quest’acqua “sciolta”o per meglio dire “liberata” si dovette aggiungere alla massa liquida presente nel nostro pianeta (ricordiamo che durante l’ultima glaciazione, il livello dei mari era mediamente più basso di circa 130 metri), la quale, dapprima continuerebbe per inerzia la sua solita “corsa” nel senso di rotazione della Terra, ma quando questa invertirebbe il proprio moto, le masse liquide la seguirebbero, provocando lo stesso effetto che si può notare in un recipiente in cui si faccia oscillare del liquido.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Mentre Vela-F si avvicinava, le acque degli oceani, già in movi­mento a causa della massiccia attività tettonica, iniziarono a flui­re verso nord grazie all’inesorabile attrazione gravitazionale esercitata dall’intruso. Si generarono quindi dei maremoti, ma con una potenza mai vista.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Circa il 70,8% della superficie terrestre è coperto dalle acque, con una profondità <a style="color: #000000;" title="media" href="http://www.acam.it/tag/media/">media</a> che non supera i 4 m. La massa degli oceani è approssimativamente uno su 4400 del totale della massa della Terra. Questa gran quantità d’acqua forma ciò che gli oceanografi definiscono Oceano Mondiale. (La suddivisione in vari oceani e mari è puramente di comodità.). Fu sull’Oceano Mondiale nella sua interezza che Vela-F esercitò la sua minac­ciosa forza provocando maremoti e facendo defluire inimmagi­nabili quantità d’acqua verso nord.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando l’azione gravitazionale raggiunse il culmine, avvenne un fenomeno non solo sconosciuto oggi, ma letteralmente incon­cepibile. Le acque della Terra iniziarono ad accumularsi, le une sulle altre, formando una gigantesca onda verticale, risucchiata verso l’immensa massa infuocata che allora riempiva i cieli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il terrore provocato nell’umanità da questo <a style="color: #000000;" title="caos" href="http://www.acam.it/tag/caos/">caos</a> improvviso può facilmente essere immaginato. In pochi giorni, la pacifica Terra si trasformò in un <a style="color: #000000;" title="caos" href="http://www.acam.it/tag/caos/">caos</a> urlante di tempesta, oscurità, terre­moti e inondazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le costruzioni di <a style="color: #000000;" title="pietra" href="http://www.acam.it/tag/pietra/">pietra</a> crollarono come modellini fatti con i fiammiferi. L’acqua s’inquinò, e i rifornimen­ti si seccarono. La terra si gonfiava e si deformava sotto ai piedi. Gas vulcanici soffocanti si diffondevano ovunque. Un’oscurità fatta di ceneri era impenetrabile anche alle torce. Vi era frastuo­no ovunque, giorno e notte.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre Vela-F si avvicinava, accadde un nuovo e terrifican­te fenomeno. Le forze di campo generate dalla Terra e dall’in­truso in arrivo, cercavano di bilanciare il potenziale nello scam­bio d’immensi fulmini luminosi elettrici. Dal punto di vista dei nostri antenati, questo era l’inizio di un temporale globale mai sperimentato. Forse proprio da qui nacque la <a style="color: #000000;" title="tradizione" href="http://www.acam.it/tag/tradizione/">tradizione</a> dei ful­mini di Giove, scariche assassine che scuotevano il terreno con la loro violenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E così le cose andarono avanti, col caos che si sovrapponeva al caos. Non più in grado di sopravvivere nelle vecchie abitazioni. Le <a style="color: #000000;" title="popolazioni" href="http://www.acam.it/tag/popolazioni/">popolazioni</a> preferirono abbandonare le città distrutte e rifu­giarsi nelle caverne o in qualsiasi altro luogo che offrisse un’ap­parenza di sicurezza. Alcuni si murarono all’interno, nella spe­ranza di sfuggire alle saette ed alle tempeste. E Vela-F si stava ancora avvicinando.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non ci fu una collisione diretta, altrimenti il pianeta Terra non sarebbe sopravvissuto. Una porzione di supernova in grado di distruggere un pianeta gigante oltre l’orbita di Marte non avreb­be avuto alcuna difficoltà a distruggere il nostro. Come Fetonte e il suo cocchio, la massa infuocata di Vela-F si avvicinò, in ter­mini astronomici, fino a sfiorare la Terra già torturata, e poi si precipitò avanti verso Venere e il Sole. Ma uno o più dei fram­menti che lo accompagnavano, staccatisi dal corpo del pianeta esploso oltre Marte, superarono il Limite di Roche ed esplosero. Il grande bombardamento meteoritico della Terra ebbe inizio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il bombardamento di <a style="color: #000000;" title="meteoriti" href="http://www.acam.it/tag/meteoriti/">meteoriti</a> può essere stato ciò cui qui ci si riferisce con “grandine”, anche se, come vedremo, può esser­ci stata anche una fonte propriamente letterale per questa descri­zione. La caduta di un massiccio meteorite è certamente imper­sonata nella <a style="color: #000000;" title="leggenda" href="http://www.acam.it/tag/leggenda/">leggenda</a> di un angelo che scaglia un macigno. Non sorprende il fatto che l’autore parli di un nuovo cielo e di una nuova Terra. L’antico ordine planetario del nostro sistema sola­re era stato spazzato via dall’intruso proveniente da Vela e la superficie del nostro pianeta aveva cambiato aspetto per sempre. Persino i mari conosciuti erano fluiti verso bacini diversi. Ma forse non per molto. Nell’Apocalisse 12 e 14 è scritto:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E allora il <a style="color: #000000;" title="serpente" href="http://www.acam.it/tag/serpente/">serpente</a> gettò fuori dalla gola come un fiume di acqua… e la Terra spalancò la sua bocca e divorò il fiume che il dragone aveva getta­to dalla sua gola… E udii venire dal cielo un urlo paragonabile alla voce delle grandi acque…</span></p>
<p><span style="color: #000000;">  L’apocrifo Libro di Enoch insiste che questi eventi siano accaduti in un periodo in cui «<em>l’Arca galleggiava sulle acque</em>». Non sarebbe possibile che il <a style="color: #000000;" title="cataclisma" href="http://www.acam.it/tag/cataclisma/">cataclisma</a> generato da Vela-F fosse in qualche modo connesso con il diluvio biblico?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’inclinazione dell’asse terrestre provocata dal massiccio campo gravitazionale di Vela-F suggerisce che il passaggio dell’intruso vicino al nostro pianeta deve essere avvenuto accanto ad una del­le regioni polari. Altre <a style="color: #000000;" title="prove" href="http://www.acam.it/tag/prove/">prove</a> indicano comunque l’estremo nord.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’estremo nord cominciava a raffreddarsi. L’inclinazione del­l’asse terrestre l’aveva improvvisamente strappato alle antiche zone temperate e al calore del Sole. Con i vulcani di tutto il mondo che vomitavano cenere e altre sostanze inquinanti nel­l’atmosfera, il calore e la luce del Sole non riuscivano a filtrare, nonostante l’intruso stesso aggiungesse le proprie radiazioni a quelle del Sole e l’attività tettonica aumentasse localmente il calore del globo. Il risultato di quest’insolito insieme di circo­stanze – in particolare la collezione di goccioline d’acqua intor­no alle particelle atmosferiche – fu la pioggia; un diluvio immenso frustato da venti costanti che avevano la forza degli uragani. Questa pioggia, che sulle regioni settentrionali era diventata neve, è la realtà che sta dietro il familiare racconto biblico:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allora Iddio disse a Noè: «La fine di ogni mortale è giunta dinanzi a me, perché la Terra è piena di violenza per causa loro; ecco io li sterminerò insieme alla Terra… poiché fra sette giorni io farò piovere sulla Terra per quaranta giorni e quaranta notti, e sterminerò dalla faccia della terra tutti gli esseri che ho creato».</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma anche se il diluvio precedette l’inondazione, di certo non ne fu la causa. Ciò che accadde fu infinitamente più drammatico e distruttivo di qualsiasi lento sollevarsi delle acque. Torniamo per un attimo a quanto detto sopra circa le acque del globo e il loro cammino distruttivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle terre settentrionali di un mondo spazzato dalle piogge, le acque del pianeta, intrappolate, iniziarono a liberarsi. L’onda verticale si ruppe. Come l’intruso celeste scomparve, la vera ­inondazione ebbe inizio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Immense ondate gigantesche, che, alte da poche decine a centinaia di metri, percorrerebbero tutto il globo e si abbatterebbero sulle coste e penetrerebbero sino all’interno (i famosi tsunami) abbattendo, distruggendo e ricoprendo tutto ciò che incontrano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche qui, come sopra per le eruzioni vulcaniche, apriamo un piccolo spiraglio analizzando gli effetti di alcuni dei maremoti più famosi, al fine di comprendere meglio quale immane disastro dovette accadere circa 12000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli tsunami non si sollevano come creste, come fanno le onde normali, ma si spostano uniformemente come un unico muro, gigantesco, d’acqua, con acqua ancora più alta dietro di loro. Infatti, dopo la prima ondata, anche a distanza di minuti, è molto probabile che ne arrivino altre, altrettanto letali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo tsunami che seguì il terremoto di del 1896 a Sanriku, in Giappone, fu registrato a San Francisco (a 8000 km di distanza), dieci ore dopo. Esso si propagò ad una velocità di circa 800 km l’ora e si abbatté a Sanriku con un‘onda alta 33 metri. Milioni di tonnellate di acqua si abbatterono sulla cittadina, penetrando per centinaia e centinaia di km all’interno, uccidendo circa 27000 persone!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il 1 aprile del 1946, gli abitanti della cittadina di Lauapahoehoe (Hawaii) osservarono un fenomeno insolito: le acque dell’oceano si ritiravano. Ma non era né uno scherzo (vista la data) né un nuovo <a style="color: #000000;" title="esodo" href="http://www.acam.it/tag/esodo/">esodo</a> biblico. Molti di loro, incuriositi, andarono sul fondo marino oramai all’asciutto, dove molti pesci agonizzavano. Ma all’improvviso un mostruoso muro d’acqua si precipitò verso loro, come una locomotiva a vapore lanciata a folle corsa, distruggendo edifici e spazzando via persone e piante come fossero fuscelli. Ancora oggi questo è indicato come il più grande tsunami di questo secolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una frana causata da un terremoto provocò, in Alaska, nel 1958, un’onda anomala, dovuta alla caduta di circa 80 milioni di tonnellate di materiale, alta circa 530 metri. Un effetto simile a quello che si è potuto osservare nel 2003 a Stromboli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il terremoto in Cile nel 1960 provocò tsunami alti fra i 4 e 5 metri che inondarono le città e distrussero porti, navi e edifici, per poi ritirarsi e lasciare il posto ad una gigantesca onda alta quasi 10 metri alla velocità di 125 km l’ora.Dietro di essa arrivarono altre onde ma non trovarono più niente da distruggere. Il numero di cileni morti venne quantificato in più di un migliaio. Ma questo è niente perché onde concentriche si irradiarono in tutto il Pacifico, spianarono Hilo (Hawaii), devastando circa 230000 km quadrati e uccidendo 6000 persone. Ancora non del tutto sazia, nella sua corsa omicida, l’onda continuò il suo <a style="color: #000000;" title="percorso" href="http://www.acam.it/tag/percorso/">percorso</a> e, quasi un giorno dopo, andò a portare <a style="color: #000000;" title="morte" href="http://www.acam.it/tag/morte/">morte</a> e distruzioni nelle isole giapponesi di Honshu e Hokkaido, uccidendo circa 180 persone.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’esplosione del Krakatoa generò onde sismiche alte fino a 40 metri che uccisero più di 40000 persone, non direttamente sull’isola, che era disabitata, ma allorquando onde gigantesche colpirono ripetutamente l’isola di Sumatra e Giava.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una nave olandese, la Berouw, fu trasportata sino ad un chilometro e mezzo all’interno dell’isola di Sumatra. La cittadina di Merak che aveva subito pochi danni alla prima serie d’ondate, venne colpita da un’onda che, all’inizio alta 15 metri, grazie al fatto che accumulò acqua su acqua, penetrando nella stretta baia, divenne ben presto alta più di 40 metri!! Quest’immane muro d’acqua, composto di milioni e milioni di tonnellate liquide, si abbatté su Merak cancellandola completamente con tutta la popolazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 1992 il villaggio di Riangkroko fu colpito da un‘onda stimata alta circa 22 metri. Alcune delle 263 persone che morirono lì e nei villaggi limitrofi furono trovati, cadaveri, appesi sugli alberi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In tempi più recenti (1994) Giava e Bali furono colpite da un tsunami alto circa 5 metri a Giava e ben 15 a Bali, uccidendo circa 200 persone.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;"><em>Il terremoto di Lisbona (1755) provocò un‘onda anomala (testimonianze dicono anche alta 15 metri) che insieme al sisma contribuì ad uccidere circa 60000 persone e i cui effetti si ripercossero anche su Madeira, al nord dell’Inghilterra, a sud dell’Africa (le città di Fez e Meknes furono gravemente danneggiate), fino al Nordamerica e ai Carabi. </em></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">La <a style="color: #000000;" title="storia" href="http://www.acam.it/tag/storia/">storia</a> dell’inondazione, da come appare nel Corano, è più vicina ad una realtà del genere, in quanto ci dice che l’<a style="color: #000000;" title="arca" href="http://www.acam.it/tag/arca/">arca</a> cer­cava di farsi strada tra onde alte «come montagne». Quando il figlio decise di cercare rifugio fuori dell’Arca, Noè lo avvertì che non avrebbe trovato riparo alcuno in nessun luogo, perché questo sarebbe spettato solo a coloro cui Dio avrebbe conces­so la grazia, e rimase a guardare impotente mentre questi veniva trascinato via da un’altra ondata. Non è questa, chiaramente, una descrizione di acque che s’ingrossano lentamente, con la furia della rabbia di Dio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’immenso flusso d’acqua che tornava dalle terre nordiche deve essere iniziato lentamente, aumentando sempre più allorché l’at­trazione gravitazionale diminuiva. Quando l’onda verticale si ruppe, il flusso divenne un torrente in piena furiosa che supera­va in violenza quanto l’umanità aveva sperimentato fino allora e da allora in poi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fu proprio il muro d’acqua a sollevare gli erratici. Nel 1877, una tempesta nella Scozia settentrionale sollevò onde abbastan­za potenti da trascinar via un molo del peso di 2600 t, perciò sono pochi i dubbi sulla capacità di quest’incommensurabile massa d’acqua di spostare immensi carichi per grandi distanze. Questa gigantesca inondazione non aveva il problema fisico dei ghiacciai nell’arrampicarsi su per colline e montagne: le som­merse semplicemente come un’onda immensa, depositando detriti sulle facce settentrionali e spesso mimando l’erosione del ghiaccio sugli strati rocciosi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allorché le acque fluivano a riempire nuovi mari e nuovi ocea­ni nei bacini appena formatisi su una Terra tormentata, l’umanità emerse dal peggior incubo mai vissuto e si ritrovò in un mondo desolato e distrutto. I miti dei popoli scandinavi, del Vicino Oriente, del Nordamerica, ricordano l’avvenimento. Vi era fango ovunque. La lussureggiante e abbondante vegetazione dell’Età dell’Oro non esisteva più. La maggior parte della Terra era stata resa sterile dalla lava. Intere foreste erano state rase al suolo dall’uragano planetario. Neanche il fango era fertile. Mentre le acque si prosciugavano, i sopravvissuti notarono il bianco manto di sale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il diluvio che inzuppò le latitudini meridionali cadde sotto forma di neve nelle terre settentrionali. Lo slittamento dell’asse terrestre aveva portato le antiche zone temperate, con le foreste ampie, le pianure fertili e la cacciagione, nella fredda oscurità della notte artica. La transizione fu brutale. In Siberia, i mammut furono congelati in un batter d’occhio sul posto, con l’erba del loro ultimo pasto ancora mezzo digerita nello stomaco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando i mari e gli oceani del globo furono inesorabilmente tra­scinati verso nord, il volume d’acqua e il calore latente che conser­vavano garantirono che non gelassero. Ma una volta che Vela-F passò oltre, che l’onda verticale si ruppe e l’Oceano Mondiale defluì di nuovo verso sud, i resti settentrionali della grande pri­mordiale inondazione si solidificarono subito sotto forma di ghiaccio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando le acque dell’alluvione si ritirarono, il nuovo ambiente era estraneo e brutalmente ostile all’uomo. Nei climi più freddi, il naturale congelamento trasformava il paesaggio in un frigori­fero di carcasse da mangiare, ma nelle regioni temperate questa moltitudine di cadaveri – animali e umani – sparpagliati per il nudo e fangoso paesaggio iniziò presto a putrefarsi con un conseguente insopportabile fetore e un sempre maggior rischio di diffusione di <a style="color: #000000;" title="malattie" href="http://www.acam.it/tag/malattie/">malattie</a>. Solo il drammatico calo nelle presenze umane, ed animali, impedì la diffusione della peste come nel Medioevo. L’umanità ora si stipava in piccole ed isolate comu­nità.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La mancanza di una vera e propria fauna animale che consentisse sia la cacciagione che una sorta di nomadismo costrinse le poche comunità createsi a cercare maggior sostentamento dalla terra stessa, scavando radici e piantando nuove colture. La presenza, per molto altro tempo ancora, di acque nelle pianure e il susseguente impoverimento delle stesse, dovuto al massiccio fangoso sulle terre colpite dall’inondazione, costrinse gli <a style="color: #000000;" title="uomini" href="http://www.acam.it/tag/uomini/">uomini</a> a sviluppare l’agricoltura nelle zone alte dei monti, fatto incontestabilmente bizzarro se non si vede da quest’ottica, ricollegandoci così al punto 5.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infatti, inizialmente, la zona di sviluppo dei vegetali più coltivati è situata nella zona compresa fra i 20 e i 45° di latitudine Nord, zona in cui sono presenti le maggiori catene montuose, dall’Himalaya all’Hindu Kush, dai Balcani agli Appennini, mentre nel continente americano corrisponde ad una zona longitudinale comunque conforme alla direzione delle grandi catene montuose.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle piccole comunità, formatisi dopo la tragedia, forse la sera ci riuniva intorno ai fuochi, che servivano a scaldarsi soprattutto nelle fredde stagioni invernali che mai prima l’uomo aveva conosciuto, e i vecchi solevano raccontare e tramandare oralmente quello che loro o i loro antenati avevano visto in quei terribili giorni e alle domande dei giovani che, curiosi, chiedevano il perché, essi, non potendo dare una certa risposta, alzando gli occhi al cielo, non potevano far altro che affermare che era stato il volere degli dei. Dei irati che avevano voluto punirli per non meglio precisate colpe, forse perché all’apice della loro civiltà avevano cercato di sostituirsi agli stessi dei o quanto meno li avevano ignorati, chiusi in un guscio di superbia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La grande civiltà marittima ipotizzata da Hapgood e da Platone era scomparsa, forse, come lo stesso Platone affermava, nelle nuove profondità di un Atlantico postdiluviano, o semplicemente sommersa sotto le coltri di ghiaccio che intrappolavano terre un tempo ricche e rigogliose. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Ma era nato il mito del Diluvio Universale.</em></strong></span></p>
<p>Di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Antonio Mattera</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2015/09/15/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/">La fine del Pleistocene e il diluvio universale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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