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	<title>PensoLibero.it &#187; Bruno Beatrice</title>
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		<title>IL MORBO DEL CALCIO</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2020 21:53:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>LA TEORIA DEL TUTTO «Ho guardato dentro una bugia/ E ho capito che è una malattia/ Che alla fine non si può guarire, mai» (Senza parole &#8211; Vasco Rossi) Uno studio, quello dell’Istituto farmacologo Mario Negri di Milano. Un numero, 23.875: i calciatori di serie A, B e C presi in esame dal 1960 ad &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/28/il-morbo-del-calcio/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">IL MORBO DEL CALCIO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><b>LA TEORIA DEL TUTTO</b><br />
<i>«Ho guardato dentro una bugia/ E ho capito che è una malattia/ Che alla fine non si può guarire, mai»</i><br />
(Senza parole &#8211; Vasco Rossi)</p>
<p>Uno studio, quello dell’Istituto farmacologo Mario Negri di Milano.<br />
Un numero, 23.875: i calciatori di serie A, B e C presi in esame dal 1960 ad oggi.<br />
Una percentuale, l’incidenza media della malattia è di 1,7 casi ogni centomila abitanti, tra i calciatori italiani arriverebbe fino a 3,2, focalizzandosi solo sulla sera A, il rapporto è addirittura di 1 a 6, con casi a 43 anni piuttosto che 65 anni.<br />
Una bastarda, la SLA(sclerosi laterale amiotrofica), una malattia chiamata anche morbo di Lou Gehrig, dal nome del giocatore statunitense di baseball, prima vittima accertata di questa patologia.<br />
Baseball e calcio che hanno in comune molto più di quanto si pensi.</span></span><span id="more-4645"></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E ancora un numero, il 32 che indica le morti nel mondo del calcio italiano, nomi noti e meno noti, e che solo agli occhi di chi non guarda il problema nella sua interezza potrebbe apparire irrilevante.<br />
Da Segato, il primo caso, a Anastasia, passando per Fulvio Bernardini, Borgonovo, Adriano Lombardi, Giovanni Bertini, Signorini e Cucchiaroni in un tragico derby della lanterna,solo per citare alcuni.<br />
A volte coincidenze &#8220;strane&#8221; nelle carriere, squadre in comune (Fiorentina , Inter e Como le più &#8220;attenzionate&#8221;), che non puoi non notare anche relazionando il tutto ad altre &#8220;morti difficili&#8221;, come quella di Bruno Beatrice (leucemia linfoblastica acuta), Nello Saltutti (infarto), Ugo Ferrante (tumore alle tonsille), Massimo Mattolini (insufficienza renale), Giancarlo Galdiolo (demenza frontale temporale),Giuseppe Longoni (vasculopatia) per rimanere alla Viola.<br />
Oppure Armando Picchi (36 anni, tumore), Carlo Tagnin (67, osteosarcoma), Mauro Bicicli (66, tumore al fegato), Ferdinando Minussi (61, epatite C), Giacinto Facchetti (tumore), tutti riconducibili all&#8217;Inter.<br />
Oppure a quelli che non puoi definire solo &#8220;incidenti di percorso” se vedi il tutto in un ottica più ampia.<br />
E tragica.<br />
È il caso di Picchio De Sisti (ascesso frontale) oppure di Domenico Caso (tumore al fegato).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Diciamolo subito, questa storia non è un atto di accusa contro nessuno, squadre, dirigenti o giocatori che siano. ma è una storia che va narrata, con le sue ombre e con il discernimento che ne può avere ognuno di noi.<br />
Chi studia il fenomeno dal punto di vista scientifico lo spiega con vari fattori.<br />
L&#8217;uso di pesticidi usati per il prato del campo, oppure la stessa attività sportiva che potrebbe anticipare l’insorgenza del morbo in soggetti già predisposti, l&#8217;uso cospicuo di alcuni antiinfiammatori per curare traumi.<br />
La scienza, però, non può spiegare tutto e, soprattutto, non arriva a lenire il dolore sordo e senza tregua dei familiari, degli amici, dei compagni di squadra.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; la “Teoria del tutto” e del contrario di tutto, rifacendoci al film basato sulla vita di un grande, Stephen William Hawking, che con il calcio non ha niente a che vedere ma che con qualcosa di simile ci ha convissuto per tutta la vita.</p>
<p><b>LE PAROLE COME MACIGNI</b><br />
<i>«</i><span style="color: #000000;"><i>Vorrei alzarmi e correre con voi, ma non posso. Vorrei urlare con voi tifosi canti di gioia, ma non posso. Vorrei che questo fosse un sogno dal quale svegliarmi, magari felice, ma non lo è. Vorrei che la mia vita riprendesse da dove si è fermata. Voglio dirvi grazie per tutte le manifestazioni di affetto che mi avete dimostrato. Voglio ringraziarvi per aver aderito al mio appello di solidarietà. Voglio ringraziare chi ha reso possibile tutto questo, i miei vecchi compagni, i mister e voi tifosi, con i quali ho trascorso sette splendidi anni indimenticabili. Vi voglio bene</i></span><i>» </i>(Gianluca Signorini a 30mila tifosi nel suo ultimo saluto nello stadio del Genoa, con un messaggio letto dalla figlia, perché oramai lui immobilizzato da tempo su una sedie a rotelle)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E dove non arriva la scienza ci sono le parole, le mezze o intere ammissioni, quei squarci di luce che creano ombre sinistre nel buio omertoso nel calcio.<br />
Qualcosa di diverso, una grido di disperazione piuttosto che un je t&#8217;accuse, lo hanno provato a urlare ex calciatori come Ferruccio Mazzola (spentosi dopo una lunga malattia) o Carlo Petrini (tumore e glaucoma) che , per attaccare il sistema dei segreti e delle omertà, si trovano contro dirigenti, ex compagni e persino fratelli.<br />
E per questo se ne vanno in solitudine, quasi rimossi se non fosse per quei loro scritti che diventano il loro testamento spirituale.<br />
Le parole, già, come quelle di Aldo Agroppi:<br />
&#8220;<i>Bruno è stato una vittima, come tante altre di quella mia generazione di giocatori degli anni &#8217;70. Ci fidavamo del medico che pensavamo fosse un nostro amico e invece ci hanno riempito di Micoren (farmaco fuori commercio dal 1985) e di corteccia surrenale. Tutta roba che poi si è scoperto che non andava data&#8230;&#8221;.</i><br />
Massimo Mattolini, l&#8217;ultimo portiere ad abbandonare il basco in campo, ricordava che :<br />
<i>«Chiedevo una cura ricostituente perché avevo un calo fisico, e mi facevano iniezioni di Cortex: poi ho scoperto che questa era tra le sostanze dopanti. E oggi mi chiedo se ci sia una relazione tra quelle iniezioni e l’insufficienza renale che mi ha portato alla dialisi»</i>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Nello Saltutti narrava di &#8220;strani caffè e strane vitamine”, partendo da quando era alla Primavera del Milan («<i>Sarà stato un caso, ma io da un metro e sessanta, in un anno ero passato ai miei 175 centimetri..»</i>) o durante i suoi trascorsi viola <i>«Quel caffè speciale, negli anni in cui poi sulla panchina viola arrivarono Gigi Radice </i>(nda: Alzhaimer) <i>e Nereo Rocco, si trovava tranquillamente sulla tavola imbandita, in bella vista con i flaconi delle pillole, le boccette con le gocce, flebo modello damigiane e punture a volontà. Tutta merce a necessaria disposizione dei giocatori, che si sottoponevano ad ogni trattamento per quieto vivere. A Bruno Beatrice glielo dicevo sempre, Bruno non esagerare con quelle punture. Io non so quante se ne facesse fare, durante il ritiro era sempre sotto flebo, dal venerdì sera alla domenica; lo avevano convinto che con quelle avrebbe corso il doppio. Bruno, tanto per capirci, era uno che al naturale andava molto più forte di Davids, perciò gli chiedevo: ‘Ma che bisogno hai di farti iniettare tutte quelle schifezze?’ A noi dicevano: sono solo vitamine, prendetele e starete meglio. Ma chissà che ci davano invece…</i>».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Forse era questo che intendeva Louis Pasteur quando citava che <i>« noi beviamo, mangiamo o respiriamo il 90 per cento delle nostre malattie»</i>?<br />
E ci sono le parole strazianti dei familiari che, a torto o a ragione, non riescono ad assimilare quel dolore sordo che prova chi crede che qualcosa di caro gli è stato sottratto con l&#8217;inganno.<br />
Un inganno che continua con un silenzio omertoso che è più assordante dell&#8217;eco di una voce in una valle solitaria.<br />
Voci come quella della vedova di Bernardini, Gabriella <i>«Chi sa, chi ha visto o vede cose strane nel calcio, abbia il coraggio di denunciare, perché solo così potremmo davvero fare qualcosa contro questa piaga».</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Oppure come quella di Alessandro, figlio di Bruno Beatrice:<i>«Mio padre ucciso da gente corrotta da fama e denaro». </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Poi ci sono le indagini e i processi che amplificano quel dolore ma raramente portano risultati o smuovono coscienze.<br />
Un tragico elenco, da Segato (il primo, forse) a Anastasi (non l&#8217;ultimo sicuramente), che narra una storia di ombre e paure.<br />
Su tutti i veri protagonisti di questa storia che, più dei nomi e delle persone, sono le morti, le malattie, le accuse e i silenzi, il dolore e le coscienze, aleggia lo spettro della &#8220;stronza&#8221;, la SLA, come la chiamava Stefano Borgonovo, e delle sue compagne d&#8217;armi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E della Teoria del tutto, o del niente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«Tanto si capisce sempre troppo tardi che arrendersi è il più idiota degli errori.»  </i>( Kate-Hilary Swank- nel film “Qualcosa di buono”)</span></span></p>
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		<title>FERRUCCIO, IL MAZZOLA SCOMODO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 21:59:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>IL “MAZZOLINO” «La verità/Arriva quando vuole, la verità/ La verità non ha bisogno mai di scuse/ La verità/ La verità è fatale, la verità/ La verità è che tutti possono sbagliare/ Devi sapere da che parte stare/ La verità fa male» (La verità- Vasco Rossi) Il 7 maggio 2013 , 64 anni e tre giorni &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/01/ferruccio-il-mazzola-scomodo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">FERRUCCIO, IL MAZZOLA SCOMODO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>IL “MAZZOLINO”</b></p>
<p><i>«La verità/Arriva quando vuole, la verità/ La verità non ha bisogno mai di scuse/ La verità/ La verità è fatale, la verità/ La verità è che tutti possono sbagliare/ Devi sapere da che parte stare/ La verità fa male»</i> (La verità- Vasco Rossi)</p>
<p>Il 7 maggio 2013 , 64 anni e tre giorni dopo la tragedia di Superga ( i numeri e le date nel calcio sono molto più di semplici corsi e ricorsi, sembrano seguire una sequenza di fato), si è spento Ferruccio Mazzola, figlio del grande Valentino che morì in quella tragedia insieme a una schiera di magnifici campioni.<span id="more-4476"></span></p>
<p>Quindi, di fatto, Ferruccio è anche fratello del più noto Sandro, il “Baffo”, gloria calcistica nazionale e dell&#8217;Inter .</p>
<p>Mezzala o interno dalle buone qualità, il suo limite più grande forse non fu nella capacità tecnica e tattica, ma nel cognome doppiamente ingombrante che portava.</p>
<p>Non bastasse il padre, come metro di giudizio, Ferruccio doveva confrontarsi anche con il più celebre fratello.</p>
<p>Proprio per distinguerlo dagli altri due gli affibbiano il nomignolo di “Mazzolino”.</p>
<p>Ciò, però, non gli proibì, a cavallo fra gli anni &#8217;60 e &#8217;70, di fare la sua discreta carriera, in serie A e B, con Inter, Venezia, Lecco, Fiorentina e Lazio, con al quale arrivò a vincere lo scudetto del 1973-74, pur senza mai scendere in campo.</p>
<p>Chiuse la carriera concedendosi l&#8217;esperienza americana con l&#8217; Hartford Bicentellians.</p>
<p>Una trentina di reti in carriera, ma quello più importante lo segnò quando appese gli scarpini ai chiodi.</p>
<p>O forse fu un autorete.</p>
<p>Dipende dai punti di vista, in un mondo, quello del calcio, dove la luce abbagliante di gesti tecnici e prodezze, successi e sconfitte, soldi e donne, hanno sempre un ombra, creata dalla stessa luce, fatta di errori e orrori, pratiche oscure e maneggi inconfessati.</p>
<p>In quell&#8217;ombra l&#8217;eroe e l&#8217;antieroe si confondono, si mescolano in qualcosa dai contorni indefiniti e gente come Ferruccio può segnare un goal oppure siglare la più clamorosa dell&#8217;autorete.</p>
<p>Dipende, più che dal tempo che dovrebbe recar giustizia, dalla percezione che ne avrà il tifoso, l&#8217;unico vero giudice incontrastato.</p>
<p><b>STORIA DI PILLOLE E CAFFE&#8217;</b></p>
<p>«<i>Ho visto l&#8217;allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno &#8216;il caffè&#8217; di Herrera divenne una prassi all&#8217;Inter. Non so con certezza cosa ci fosse dentro, credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Mio fratello ha paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri. E tutti quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, temono di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in TV, e così via». </i></p>
<p>Il goal di Ferruccio, o se preferite l&#8217;autorete, si sviluppa attraverso la trama di gioco di un libro (“Il terzo incomodo” scritto di suo pugno), l&#8217;assist di un intervista, l&#8217;intervento finale, bello o maledetto, di chi racconta verità scomode, buie, dolorose.<br />
Se ci fosse un pubblico ad applaudire quel goal, probabilmente sarebbe formato dagli Armando Picchi, dai Giuliano Taccola, dai Bruno Beatrice, dai Saltutti, Ferrante, Mattolini, Longoni, Lombardi e Galdiolo fino a Giovanni Bertini, tutti morti in maniera “strana”.</p>
<p>Dal 1960 a oggi sono quasi 50 gli ex calciatori morti a causa della Sla, acronimo di Sclerosi laterale amiotrofica, senza contare quelli deceduti per tumore o altre problematiche che lasciano pensare.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco qui ci sono talmente tanti indizi che impossibile non pensare che quelle pasticche sciolte nel caffè non siano da considerarsi prove.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non solo doping, ma anche calcio scommesse,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Qualcuno dice che sia la rabbia e un senso di frustrazione a farlo parlare del mondo del calcio in quel modo, una meditata vendetta contro il sistema più che contro Tizio o Caio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Forse è solo l&#8217;ennesimo grido di dolore rimasto inascoltato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Forse è un consiglio sussurrato all&#8217;orecchio di quei tanti giovani che si approcciano al calcio: divertitevi, non cercate la gloria, l&#8217;effimero del tutto e subito a qualsiasi costo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli faranno causa in tanti, come Massimo Moratti, chiedendo risarcimenti miliardari, ma lui ne esce sempre vincitore perché, come sentenziano i giudici : «</span><span style="font-size: medium;"><i>Non è dato in effetti rinvenire alcun intento diffamatorio, né espressioni sconvenienti o offensive, né nei confronti della società attrice di cui non viene fornita un&#8217;immagine negativa, né dei suoi dirigenti, essendosi gli autori limitati a raccontare fatti &#8211; tra i quali il doping, il calcio scommesse, le partite combinate &#8211; ai quali in specie il Mazzola ha assistito o dei quali è venuto a conoscenza negli anni della sua attività».</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se ne andrà pochi anni dopo, anche lui colpito da un male, un anno prima lo ha preceduto Carlo Petrini, altro dannato del calcio, non quello inventore dello slow-food.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ferruccio se ne va da galantuomo nella vita e da emarginato dal calcio, fragile nella sua onestà.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><b>UN GOAL COME UN &#8216;AUTORETE</b></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;">Con quella sentenza, forse, Ferruccio il suo goal più importante lo ha segnato, ma lascia questo mondo con la consapevolezza di chi passerà alla storia per aver sputato nel piatto dove ha mangiato, il Niccolai dei moralisti, quello che si è reso autore di una clamorosa autorete nel pianeta dorato del Dio Pallone.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non è il 7 maggio 2013, 64 anni e tre giorni dopo suo padre Valentino, che su Ferruccio Mazzola si posa una lastra di marmo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In verità è accaduto anni prima, allorché è stato sepolto, indesiderato e inascoltato, sotto mura fatte di silenzio e convenienza, di ipocrisia e ignavia, rendendolo oramai un uomo stanco, amareggiato e disilluso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Allontanandolo dal più celebre fratello, Sandro, quello più bravo, quello più fico, che non gli perdonerà quel libro, quelle interviste, salvo poi redimerlo post mortem.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«<em>Quelle cose, il caffè, le pasticche, sono vere</em>» ammette , aggiungendo particolari raggelanti come i valori sballati, giramenti di testa sospetti, medici obiettori e medici consenzienti, oggi Sandro, alla bella età di 73 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un età che permette a tutti di diventare più saggi e meno calcolatori, anche in virtù del fatto che hai solide speranze di rincontrare Ferruccio, non a breve (che il Dio Pallone ci preservi lui e tutta una schiatta di più o meno campioni, testimoni di un calcio che non esiste più), ma nemmeno un tanto lontano futuro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E allora, forse, hai voglia di guardarlo negli occhi senza vergogna,ammettendo che in questo “Mazzolino” è stato più campione di te.</span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/06/01/ferruccio-il-mazzola-scomodo/">FERRUCCIO, IL MAZZOLA SCOMODO</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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