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	<title>PensoLibero.it &#187; AS Roma</title>
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		<title>FRIEDKIN: COME UN GAVISCON</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 07:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
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		<category><![CDATA[Dino Viola]]></category>
		<category><![CDATA[Josè Mourinho]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>COME UN GAVISCON. Ho passato anni a fare il Don Chisciotte quasi solitario contro la gestione Pallotta e i suoi misteri buffi Monchi, Petrachi, Di Francesco, Fonseca. Anni e fiumi di parole a descrivere come illusori fuochi fatui tuffi nelle fontane e semifinali improvvisate perché non in linea con il vero valore che era il &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2022/07/19/friedkin-come-un-gaviscon/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">FRIEDKIN: COME UN GAVISCON</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>COME UN GAVISCON.<br />
Ho passato anni a fare il Don Chisciotte quasi solitario contro la gestione Pallotta e i suoi misteri buffi Monchi, Petrachi, Di Francesco, Fonseca.</p>
<p><span id="more-4749"></span><br />
Anni e fiumi di parole a descrivere come illusori fuochi fatui tuffi nelle fontane e semifinali improvvisate perché non in linea con il vero valore che era il campionato.<br />
Anni a ingoiare falsi proclami, dichiarazioni cialtronesche, situazioni grottesche e gli sfottò di chi ti sbatte una coppa in faccia dimenticando che gli abbiamo scucito dalle maglie uno scudetto.<br />
Ridotto a tenere con timore il conto delle sostituzioni in ogni partita più del numero in centinaia di goal presi.<br />
Poi arrivano loro, i Friedkin, poche parole, anzi il silenzio, e tanti fatti.<br />
Più che texani, dei tibetani.<br />
Da clausura.<br />
Il mio personale Gaviscon per il reflusso gastroesofageo pallottiano.<br />
Riordino completo dentro e fuori della società, dai campi agli uffici, senza tralasciare niente.<br />
Riavvicinare i tifosi, riaccendere una passione ormai sopita alla mediocrità, con il dovuto rispetto dei ruoli, una missione prioritaria. Sempre presenti, non dispersi nell&#8217;etere tra Roma e Bostonboston e ridotti ad un ologramma.<br />
Le radio romane, la stampa da strapazzo e i famosi topolini vengono derattizzati, costretti in un perenne stato di confusione ad inventarsi notizie che i texani tibetani manco discutono.<br />
Lasciateli fare, sembrano dire a noi tifosi, e seguite solo noi.<br />
Per la prima volta i botti di mercato (Mourinho ieri, Dybala oggi) arrivano prima delle presunte (che con Pallotta erano certezze) partenze (Zaniolo oggi? vedremo, ma certo non in cambio di Diawara valutato 23 milioni, per capirci).<br />
E se parte Dzeko arriva subito Abraham, che non sbaglia aerei come i Malcolm.<br />
E se Mikhitaryan ti fa fare la figura del fesso, ecco che apri la porta e ci trovi Matic e Dybala in sala attesa.<br />
Prego, lor signori si accomodino e ci scusino per l&#8217;attesa.<br />
Arrivi che sono autentici lampi a ciel sereno, il tutto mentre gli altri parlano di Fonseca cercato e scippato dal Real Madrid, Mourinho rabbuiato e pronto a dimettersi, Tiago Pinto un imbecille incapace, Zaniolo da un mese a Torino per due noccioline e un grazie da parte nostra.<br />
E magicamente si torna pure a vincere, una portaombrelli per qualcuno, ma meglio dei bonsai.<br />
Dopotutto papà Friedkin fa di nome Dan.<br />
La D di Dino per capirci.<br />
Viola, per intenderci.<br />
Coincidenze, certo, ma una delle tante che mi fa parlare da un anno di analogie, tra quei tempi e oggi, vissute e respirate. E godute<br />
E per me che ho visto il 75% degli scudetti della Roma, cioè 2 su 3, rammento che in quelle vittorie furono fondamentali gli arrivi prima di un tizio che si chiamava Paulo e nel secondo quello di un attaccante argentino .<br />
Oggi arriva un attaccante argentino che si chiama Paulo.<br />
Chiamale, se vuoi, coincidenze.<br />
Ed emozioni.<br />
E non è finita ancora, ne sono certo io e, da lassù, credo anche i Dino e gli Ago, gli Aldo e i Giorgio Rossi&#8230;</p>
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		<title>LODE A TE, ROBERTO PRUZZO</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 21:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Pruzzo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>UN POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI «Quando un amore finisce, uno dei due soffre. Se non soffre nessuno, non è mai iniziato. Se soffrono entrambi, non è mai finito» (Marilyn Monroe). Questa è una storia che va narrata dalla fine all&#8217;inizio. Uno sgarbo sancisce spesso una sofferenza. A volte sancisce, se quella sofferenza è &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/06/18/lode-a-te-roberto-pruzzo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">LODE A TE, ROBERTO PRUZZO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>UN POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Quando un amore finisce, uno dei due soffre. Se non soffre nessuno, non è mai iniziato. Se soffrono entrambi, non è mai finito» (</i>Marilyn Monroe).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questa è una storia che va narrata dalla fine all&#8217;inizio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Uno sgarbo sancisce spesso una sofferenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A volte sancisce, se quella sofferenza è condivisa, un amore.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Penso che sia stato ciò che è capitato a Roberto Pruzzo, quel caldo pomeriggio di fine giugno del 1989.</span><span id="more-4626"></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di sicuro è ciò che è ho provato io, tifoso giallorosso, in quel pomeriggio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Amo pensare che quella giornata io e il Bomber abbiamo capito, più di altre volte, di essere indissolubilmente legati; lui come Roberto Pruzzo, il centravanti delle mie domeniche giallorosse.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E io come modesto rappresentante di tutto un popolo tifoso della Magica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un goal, come sempre, una corsa sfrenata come al solito, solo che stavolta la curva non ha i colori del sole e del sangue come altre 138 volte, ma è viola.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Solo che stavolta il goal è uno sgarbo, una sofferenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Eppure, giuro, non l&#8217;ho mai amato tanto quanto quel pomeriggio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché io ho sofferto, e sono sicuro che abbia sofferto anche lui, Roberto bomber da Genova, al di là dell&#8217;esultanza, di quell&#8217;essere soprattutto un uomo che vive per il goal.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un amore che sai che c&#8217;è stato e che durerà per sempre, attraverso quel goal che è una sentenza ma anche una liberazione, perché quel 30 giugno è un pomeriggio come tanti altri, come tante altre sere, dove capisci fino in fondo il rapporto sadomaso che si instaura quando diventi tifoso della Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E allora meglio che il dispiacere, se cronicamente tale deve essere, sia lui a dartelo, il Bomber che esaltava la Curva Sud.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«<i>Le storie non finiscono finché non abbiamo chiuso tutti i conti, finché non ci abbiamo messo un punto con la testa o con il cuore.»</i> (Clara Sanchez)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Uno spareggio Uefa, il tuo ex bomber che ti gioca contro, il suo primo goal con quella “altra” maglia, l&#8217;ultimo della sua carriera.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Più che un Bruto calcistico che ti tradisce, un Otello innamorato che mette il punto a questa storia con la sua testa, la sua specialità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E con il cuore.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché quel goal, passata l&#8217;euforia istintiva del goal, gli è sicuramente pesato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché lui, Roberto, qualche settimana prima, al Flaminio, aveva rifiutato di entrare in campo contro la “sua” Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché forse era semplicemente scritto tutto nelle cronistorie calcistiche vergate dagli Dei del calcio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché la storia di Roberto Pruzzo, da quando sbarca in serie A, è un nastro che si può vedere tranquillamente riavvolgendolo all&#8217;indietro, dall&#8217;ultimo goal al primo, con un unico comune denominatore: la Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E allora ripercorriamolo all&#8217;indietro questo benedetto nastro, fatto di goal ed emozioni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>LODE A TE, O ROBERTO PRUZZO</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Molto spesso, per riuscire a scoprire che siamo innamorati, forse anche per diventarlo, bisogna che arrivi il giorno della separazione.» </i>(Marcel Proust).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Siamo ora al 15 maggio 1988, è l&#8217;ultima partita di Roberto Pruzzo in giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Curva Sud lo saluta con una coreografia da brividi: prima di Roma-Verona viene srotolato uno striscione con scritto “106 volte grazie”, con riferimento ai goal segnati dal bomber di Crocefieschi in campionato</span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Intorno 106 striscioni più piccoli con il nome Pruzzo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lui saluta, commosso, sotto quei baffoni che il popolo romanista ha imparato ad amare, e sicuramente brontola come al solito.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«</span><span style="font-size: medium;"><i>A tutti i ragazzi della </i></span><strong><span style="font-size: medium;"><i>Curva</i></span></strong><i> </i><strong><span style="font-size: medium;"><i>Sud</i></span></strong><i> </i><span style="font-size: medium;"><i>va il mio più caro saluto e ringraziamento» </i></span><span style="font-size: medium;">il suo saluto</span><span style="font-size: medium;"> .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Scarno ed essenziale come lo era in campo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dove era abbastanza spietato e agile quando era in giornata, lento e irritante quando era fuori forma. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Buon rigorista, fortissimo di testa, tecnico e rapace in area di rigore, capace di difendere la palla come pochi, più bravo di destro che di sinistro e una tecnica di base sottovalutata dai più.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Cos&#8217;è stato Roberto Pruzzo da Crocefieschi, il bomber nato dalla salsedine del mare e dal verde dei monti liguri, per la Roma e i suoi tifosi è facile capirlo e al contempo difficile spiegarlo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non solo un centravanti, strappato al Genoa, nel 1979, da Anzalone quando sembrava in procinto di accasarsi alla Juventus, per la non modica (allora) cifra di 3 miliardi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non è solo il centravanti goleador capace di vincere tre volte (1981, 1982 e 1986) la classifica cannonieri, capace di timbrare in maglia giallorossa 138 volte il tabellino dell&#8217;incontro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; uno dei simboli della Roma anni&#8217;80, quella del presidente che ti libera da un sogno, Dino Viola, dell&#8217;allenatore saggio Nils Liedholm, del capitano coraggioso e sfortunato Agostino Di Bartolomei, di Marazico Conti e del Divino Falcào.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Più degli altri, però, Roberto Pruzzo è l&#8217;uomo della Provvidenza calcistica, il bomber al quale ti affidi nei momenti bui e in quelli più attesi, con la consapevolezza che lui non ti tradisce o, quanto meno, sarà tra gli ultimi ad arrendersi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro al goal salvezza all&#8217;Atalanta al suo primo anno giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro alla tripletta rifilata a Milano all&#8217;Inter Campione d&#8217;Italia nel 1981, quella che ti fa capire di poterti sedere al tavolo delle grandi.<br />
C&#8217;è lui dietro al goal scudetto a Genova, quello che ti «<i>libera dalla prigionia di un sogno»</i> come ebbe a dire Viola.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro a quella fantastica cavalcata in Coppa Campioni, con le sue 5 reti e il titolo di vice cannoniere della competizione,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro alla rimonta con il Dundee, con una doppietta, come a lui ti affidi quando c&#8217;è da tentare di sfidare la sorte contro il Liverpool in quella magica e dannata serata.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui anche quando si tratta di mantenere vive le ultime speranze tricolori in quella maledetta partita con il Lecce.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Goal belli, bellissimi o semplicemente normali per uno come lui che l&#8217;arte l&#8217;ha imparata da ragazzino tra i carruggi di Genova,</span> <span style="font-size: medium;">amante allora più del dribbling che del goal</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«</span><em><span style="font-size: medium;">Dribblavo anche i pali della porta</span></em><span style="font-size: medium;">» come ama ricordare lui stesso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Goal bellissimi come quello con il Liverpool dei mostri sacri, perché lui, in quella che poteva essere la notte più importante della storia giallorossa, c&#8217;è e non solo fisicamente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Con una torsione innaturale, spalle alla porta, a raggiungere, con quei due passettini che faceva sempre prima di “staccare” di testa, il cross di Brunetto Conti, uno con il quale si trovava a occhi chiusi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;allenatore del Liverpool avrà modo di ammetterlo :</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Incredibile. Quel gol, alla sua maniera, ci aveva steso. Per fortuna nel secondo tempo uscì dal campo</i>»</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Oppure come quello che il 4 novembre 1983, giorno di Santa Barbara, fa esplodere la polveriera del tifo giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Roma, tricolore sul petto, gioca a Torino contro l&#8217;avversaria storica, la Juventus.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; il 90° e i giallorossi sono sotto per 1 a 2.<br />
Chierico dalla fascia crossa e Pruzzo fa l&#8217;unica cosa che può fare, spalle girate alla porta, e che altri forse non penserebbero nemmeno: si esibisce in una rovesciata da far impallidire quella dell’ O’ Rey Pelè in Fuga per la Vittoria, regalando il pareggio alla squadra giallorossa e due dita rotta al povero </span><span style="font-size: medium;">Stefano</span> <span style="font-size: medium;">Tacconi che va a </span><span style="font-size: medium;">sbattere contro il palo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; l&#8217;uomo delle triplette esterne (Inter, Verona) e delle cinquine interne ( contro l&#8217;Avellino).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«<i>Quei 5 goal mi costarono un milione:Avevo fatto una scommessa con il massaggiatore Giorgio Rossi: avrei pagato 200mila lire per ogni goal segnato. Purtroppo Giorgio sapeva mantenere i conti»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se non sapessimo che per lui il goal era la sua droga, il suo orgasmo, insomma tutto, saremmo portati a credere che il sesto (passaggio a Conti invece di tirare) lo abbia sbagliato apposta, da buon ligure!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anticipa i tempi come gli avversari in area quando, contro la Juventus, segna e corre sotto la curva Sud togliendosi la maglietta: è vostra, sembra dire ai tifosi, io sono qui e segno per questa maglia e per voi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Logico che uno così venga osannato dalla curva con il coro <i>«Lode a te, Roberto Pruzzo»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>O&#8217; REI DI CROCEFIESCHI</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«</span><em><span style="font-size: medium;">Ricordo una partita Genoa-Lazio. Ad un certo punto Pruzzo fece un’azione così bella che mi scappò detto: “Ma quello lì chi è? Mandrake».</span></em><b> </b><span style="font-size: medium;">(Fulvio Bernardini)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Già, Mandrake per il “Dottore del Calcio”. Oppure, riavvolgendo ancora il nastro all&#8217;indietro, per i tifosi del Genoa, O&#8217; Rey di Crocefieschi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché Roberto Pruzzo è di Crocefieschi, e dribbla e segna goal in quel Genoa al quale la leggenda narri che arrivi tramite uno zio benzinaio e un ristorante dove Renzo Fossati, presidente del Genoa, va spesso a pranzare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L’esordio in Serie A è datato </span><span style="font-size: medium;">2 dicembre 1973</span><span style="font-size: medium;">, in Cesena-Genoa 1-1, 19 partite in totale, 0 reti e una retrocessione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli dicono che è bravino ma che non vede la porta, amante come è del dribbling.<br />
Allora lui, che di carattere è permaloso, decide di smentirli.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">12 reti il primo anno in B e 18 il secondo che significano la promozione, del Genoa in A.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E gli valgono la fascia di capitano del Grifone, a soli 20 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ed è qui che possiamo anche concludere il nostro racconto all&#8217;indietro, che parte dall&#8217;ultimo goal segnato dal bomber e termina al primo segnato in A.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Unico comune denominatore: la Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Prima, durante e dopo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché Roberto Pruzzo e la Roma sono legati dal destino, e forse anche chi scrive.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; il 3 ottobre 1976, 6 giorni prima del mio ottavo compleanno, e Roberto segna la sua prima rete in A, alla Roma per l&#8217;appunto, la squadra per la quale tifo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A fine campionato saranno 18, secondo dietro a Graziani con 21 reti!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per Gianni Brera è un «</span><em><span style="font-size: medium;">ligure di razza nordica, gatto sornione, abulico e freddo quanto basta ad intuire d’acchitto quando serve a prodigarsi su una palla e quando no</span></em><span style="font-size: medium;">»<br />
Certo, a rovinare tutto c&#8217;è un altra retrocessione, l&#8217;anno dopo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Solo 9 reti e un rigore-salvezza sbagliato, contro l&#8217;Inter, alla penultima giornata, quando sa di essere già giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco, forse, perché l&#8217;Inter diventa una delle sue vittime preferite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E pensare che lui, quel contratto a Fossati, manco lo voleva firmare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Volevo che il calcio restasse divertimento»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>L&#8217;OMBRA DEL BOMBER</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Ma quella faccia un po&#8217; così/ Quell&#8217;espressione un po&#8217; così/ Che abbiamo noi/ Mentre guardiamo Genova/ Ed ogni volta l&#8217;annusiamo/ E circospetti ci muoviamo/ Un po&#8217; randagi ci sentiamo noi»</i></span><span style="font-size: medium;">(Genova per noi- Paolo Conte)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E che Roberto Pruzzo sia di Genova, ligure nell&#8217;animo, non c&#8217;è ombra di dubbio.<br />
Carattere chiuso, brontolone, un po&#8217; orso, scontroso, uno di quelli che rifugge gli autografi e la mondanità per stare accanto alla moglie Brunella, la sua compagna di una vita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;onomastica un altro segno del destino, perché in campo il suo compagno ideale sarà un altro che fa di nome Bruno, il Marazico italiano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quel carattere chiuso e scontroso che non lo fa decollare in Nazionale, solo 6 presenze, e nei rapporti con Enzo Bearzot, il quale per ben due volte lo lascerà, da capocannoniere, a casa per i Mondiali (Spagna e Messico) per preferirgli Selvaggi e Galderisi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Uomo di poche parole ma che sapeva ascoltare come quando tornava , dopo ogni trasferta della Roma, in auto con Dino Viola e la signora Flora.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E il presidente, che mai lo lasciava guidare, utilizzava quelle ore di viaggio per parlare della partita, degli arbitri, della Roma, il suo chiodo fisso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quel carattere che sa soffrire dall&#8217;interno dell&#8217;anima e magari altrettanto capace di esternarlo fuori, un grande limite o un pregio, chissà.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che ti permette di viaggiare per 900 chilometri in macchina di notte per andare al funerale di Nils </span><strong><span style="font-size: medium;">Liedholm</span></strong><span style="font-size: medium;">, l&#8217;uomo, prima dell&#8217;allenatore, al quale il Bomber sarà sempre legato</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">O ti permette di non vergognarti delle lacrime che versi durante quello di </span><span style="font-size: medium;">Aldo</span> <span style="font-size: medium;">Maldera</span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; anche dannatamente senza peli sulla lingua o esplicativo nei gesti come quella volta che, lodando il laziale Lulic, si attira la reazione dei tifosi giallorossi oppure quando scatena un tam tam mediatico facendosi fotografare sotto lo stemma del Liverpool con il dito medio alzato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dalle sue parole capisci che Roberto Pruzzo più che vivere dei ricordi dei gol fatti, rimastica piuttosto i momenti bui, come piaghe mai completamente rimarginate.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un ombra della quale avere timore, l&#8217;avversario che sai di non poter superare se proprio non lo vuoi con tutte le tue forze.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Cosa mi resta della mia carriera da centravanti? I gol sbagliati e le sconfitte. Delle vittorie ho goduto poco, perché sono subito volate via. Le sconfitte no, sono rimaste qui. E ancora ci combatto. La retrocessione in B del Genoa causata anche da un mio rigore sbagliato e la finale di Coppa Campioni persa con il Liverpool»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un qualcosa che lo rode dentro, profondamente, tanto da fargli ammettere di essere stato anche lui vittima della depressione, l&#8217;”Uomo Nero”, come la chiama.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tanto da essere stato molto affine, nel pensiero e nel gesto, ad un altro grande eroe tormentato giallorosso, Agostino Di Bartolomei.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Ogni tanto penso che sia giunto il momento di togliermi dai coglioni…poi vengono gli amici, mi strappano un sorriso e dico che è meglio continuare un altro po»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco perché penso che in quel giorno, da quel goal dove abbiamo cominciato questo viaggio, Roberto Pruzzo di quello sgarbo ne ha fatto sofferenza. </span></p>
<p>E la sua sofferenza, come dice Marilyn Monroe, unita a a quella dei tifosi giallorossi come me, ha reso chiaro che in verità l&#8217;amore non è finito mai, ne potrà finire.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Grazie Roma. E grazie Genoa. Due tifoserie fantastiche, uniche. E poi, più che parlare, mi piacerebbe ancora correre con le braccia alzate, a festeggiare un goal, sotto la gradinata nord o sotto la curva sud»</i></span></p>
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		<title>30 MAGGIO 1984, NOTTE DI COPPE E DI CAMPIONI, LACRIME E PREGHIERE</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2020 21:58:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa Campioni 1984]]></category>
		<category><![CDATA[Di Bartolomei]]></category>
		<category><![CDATA[Liverpool]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>LO SCOGLIO E IL FARO «Sole di primavera /Su quello scoglio in maggio è nato un fiore» (Fiore di maggio &#8211; Fabio Concato) Non so se quel 30 maggio 1984 nacque un fiore. Quello che so che io ero sicuramente su uno scoglio, sotto un faro di segnalazione, su uno delle due braccia fatte di &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/05/29/30-maggio-1984-notte-di-coppe-e-di-campioni-lacrime-e-preghiere/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">30 MAGGIO 1984, NOTTE DI COPPE E DI CAMPIONI, LACRIME E PREGHIERE</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>LO SCOGLIO E IL FARO</b></p>
<p>«<i>Sole di primavera /Su quello scoglio in </i><i>maggio</i><i> è nato un fiore»</i><br />
(Fiore di maggio<i> &#8211; Fabio Concato)</i></p>
<p>Non so se quel 30 maggio 1984 nacque un fiore.</p>
<p>Quello che so che io ero sicuramente su uno scoglio, sotto un faro di segnalazione, su uno delle due braccia fatte di scogli e cemento che cingono il porto di Procida e  che c&#8217;era un meraviglioso sole<span id="more-4446"></span></p>
<p>Ho fatto “filone” a scuola, il Nautico, tanto i giochi sono fatti.</p>
<p>Sopratutto non c&#8217;è testa ,quella giornata, di seguire lezioni.<br />
Pensieri, idee, ansia e il piacere dell&#8217;attesa sono tutti rivolti alla sera.</p>
<p>Magica, comunque vada.</p>
<p>Dietro di me ho il fantastico scenario delle case dai mille colori di quell&#8217;isola piccola e accogliente, tutte unite come a formare un arcobaleno di mattoni che t&#8217;accoglie da quando sei in mare.</p>
<p>Davanti a me l&#8217;orizzonte limpido, a destra Monte di Procida, davanti il golfo partenopeo.</p>
<p>Al mio fianco una ragazzina della mia età, i soliti pruriti adolescenziali, niente di particolare.</p>
<p>Le nubi di fumo della sua sigaretta si confondono con quelle bianche del cielo.</p>
<p>I miei pensieri attraversano pure essi.</p>
<p>Non mi da fastidio che lei fumi, a me che non ho mai fumato, nossignore.</p>
<p>Non sarà quello che ci dividerà in futuro, solo la solita voglia di correre dietro nuove esperienze, da immaturi.</p>
<p>E&#8217; una giornata bellissima, il sole splende alto, le onde placide e soffici nubi alte nel cielo sembrano cullare i miei sogni.</p>
<p>Sogni di coppe e campioni, come canta Venditti.</p>
<p>C&#8217;è il sole, c&#8217;è il mare, c&#8217;è la Coppa Campioni, c&#8217;è la finale quella sera, c&#8217;è Roma, c&#8217;è la Roma.</p>
<p>Cosa può andare mai male?</p>
<p>Cosa è andato male tra maggio e luglio di quegli ultimi anni?</p>
<p>Coppa Italia, 1980 e 1981, Mundial 1982, scudetto 1983.</p>
<p>Sembra un destino scritto.<br />
Devi solo far passare l&#8217;orario di scuola,salutare la ragazzina che ti è a fianco, prendere il traghetto di ritorno, tornare a casa da quei genitori ai quali non hai mai detto una bugia ma sempre mezze verità (infatti la mattina li salutavo dicendo “Vado a Procida” e questo, effettivamente, accadeva) e poi prepararti per la serata.</p>
<p>Quella che aspetti per una vita, quella per la quale i tuoi spocchiosi compagni juventini soffrono da una vita.</p>
<p>Rep e Magarth i loro spauracchi.</p>
<p>I miei potevano diventarlo Dodds e Sturrock, onesti pedalatori di una onesta squadra scozzese, il Dundee.</p>
<p>Un&#8217;altra giornata di sole, stavolta di aprile, nessun filone a scuola perché era il 25 , il Giorno della Liberazione, avevano spazzato quei fantasmi, logico corollario di un percorso non difficile, superato con facilità seppur da esordienti: Goteborg, Cska Sofia, Dynamo Berlino e, per l&#8217;appunto il Dundee.</p>
<p>Durante il percorso delle altre, risultati a sorpresa e scontri diretti avevano eliminato gli avversari più terribili: Ajax, Benfica, Amburgo, Athletico Bilbao.</p>
<p>Ne era rimasto solo uno, il Liverpool, un mostro di squadra in quegli anni.</p>
<p>Che, guarda caso, aveva vinto la sua prima Coppa Campioni nel 1977 proprio a Roma, contro il Borussia M&#8217;Gladbach.</p>
<p>Ecco, se c&#8217;era una nota stonata era quella.</p>
<p>Pazienza.</p>
<p><b>NOTTE DI LACRIME E DI PAURA</b></p>
<p><b>«</b><span style="font-size: medium;"><i>Notte di sogni, di coppe e di campioni /Notte di lacrime e preghiere /La matematica non sarà mai il mio mestiere</i></span><span style="font-size: medium;"> » (Notte prima degli esami, Antonello Venditti)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Io in matematica andavo bene, meno in chimica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E così non sapevo che la formula chimica dell&#8217;adrenalina, quella droga che sentivo scorrermi nel sangue, mentre mi sedevo davanti alla TV, insieme a mio padre, mio zio e mio cugino, era C₉H₁₃NO₃.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che c&#8217;entra la formula chimica con la partita?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Niente, per l&#8217;appunto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La chimica era l&#8217;ultimo dei miei problemi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ci avrei pensato a settembre.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le squadre entrano in campo, ora pretendo l&#8217;assoluto silenzio da tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quanto è bello il nostro capitano, Agostino, con quella maglia bianca dai bordi rosso acceso, senza sponsor!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E quel lupetto bianco stilizzato in cerchio rosso sembra voler affondare i denti nella carne degli albionici.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non c&#8217;è Aldo Maldera, il nostro terzino sinistro titolare (il classico numero 3, anche se portava il 6. Guarda caso il 3 è un numero presente nella formula chimica dell&#8217;adrenalina) squalificato per una ammonizione troppo generosa subita contro il Dundee, rigorista infallibile e capace di fulminarti su calcio di punizione dal limite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Al suo posto Michele Nappi, appena 11 presenze quel campionato, manco presente nell&#8217;album Panini di quell&#8217;anno, la riserva della riserva Oddi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Però uno che risponde sempre “presente” quando viene chiamato in causa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è, al netto di qualche problema fisico, l&#8217;ottavo Re di Roma, al secolo Paulo Roberto Falcao, colui che, da quando è sbarcato a Fiumicino, ci ha guidato fino a quella sera.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Manca Carletto Ancelotti, alle prese con l&#8217;ennesimo menisco saltato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli inglesi ridono e scherzano, i nostri sono troppo tesi. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Meglio così, l&#8217;avversario non è da prendere sotto gamba.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Loro sono gli esperti in cerca della definitiva consacrazione, noi i principianti partoriti dalla prigionia di un sogno dal quale il presidentissimo Dino Viola ci ha liberato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La partita inizia, i giallorossi in bianco sono contratti, i “reds” albionici fanno capire di non essere lì in gita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E sicuramente non è in gita il destino, nossignore.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Bastano 13 minuti (strano, il numero è nella formula chimica dell&#8217;adrenalina) e ti accorgi che il destino, sotto forma di sfiga, sta dipingendo un gol assurdo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Johnston crossa e Whelan carica Tancredi che perde la palla, Bonetti rinvia sul portiere a terra e la palla arriva proprio tra i piedi di Neal (guarda un po&#8217;, quella puttana di N presente in quella formula chimica) che di esterno mette dentro a porta vuota.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il fallo evidente sul portiere, l&#8217;errore marchiano nel rinvio di Bonetti ( oh quanto l&#8217;ho bestemmiato!), il terzino destro avversario che si fionda e segna nello spazio dove manca il tuo terzino sinistro titolare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ebbene, i tre indizi ci sono e la prova anche: la sfiga da noi è di casa!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La dinamica è tale che ti sembra di impazzire, non sai se prendertela con l&#8217;arbitro, con Bonetti, con Tancredi che è basso, o con quel destino cinico che ti entrerà da quella sera nel DNA di tifoso giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Negli anni a seguire, con le frustate sulla tua pelle di tifoso giallorosso come insegnamenti, capirai che fa parte di quel tragico disegno del “mai &#8216;na gioia”, inaugurato quella sera e poi prodotto in serie con Lecce, Inter, Slavia Praga, Torino, Sampdoria e via via sino fino alla tragica finale di Coppa Italia con la Lazio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«Se qualcosa può andar male, lo farà.», Arthur Bloch, l&#8217;ideatore della Legge di Murphy, </span><span style="font-size: medium;">un insieme di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico e caricaturale </span><span style="font-size: medium;">da cui la frase, pensava a noi, probabilmente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Comunque è inutile pensarci di nuovo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">È andata come è andata, bisogna continuare a giocare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E pian piano, pur senza un Falcào illuminante, tra la generosità di Ciccio Graziani, qualche scatto di Marazico Conti (che deve cambiare fascia), la potenza di Sebino Nela, il caracollare di Cerezo e la lucida regia di Agostino qualcosa si incomincia a intravedere.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Diciamo che ci va anche bene, dai, quando l’arbitro svedese Fredriksson annulla un secondo goal al Liverpool per fuorigioco di Rush, anche se a colpire la palla è stato Johnston arrivando da dietro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Siamo, però in partita e, decisamente giochiamo meglio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Fino alla pennellata d&#8217;autore, quel goal impossibile da descrivere se non lo vedi, quel goal che solo il bomber, lode a te Roberto Pruzzo, può fare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sebino Nela,l&#8217;incredibile Hulk, quello delle sgroppate sulla fascia destra (oggi a sinistra per sostituire Maldera) quello del dito medio all&#8217;allenatore del Dundee a fine partita, uccella l&#8217;avversario, porgendo una splendida palla a Brunetto Conti. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;ala giallorossa e della nazionale, colui che Pelè giudicò il miglior giocatore di Espana &#8217;82, prova prima a mettere dentro la palla prima di sinistro, poi di destro di contro balzo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sarebbe forse una palla innocua se lì davanti non ci fosse un certo Roberto Pruzzo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">178 centimetri, non certo un gigante, e non sentirli, quando sai come e quando colpire una palla di testa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Una torsione del collo quasi innaturale, all’indietro, quel tanto da imprimere forza a una palla scarica e lenta, che beffardamente scavalca Grobbelaar sul secondo palo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un goal che non è frutto della casualità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lo ha già fatto, quasi similmente, al Genoa, poco più di un anno prima, quando ci regalò la certezza di essere campioni d&#8217;Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vuoi vedere che è un segno del destino?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perciò, forse, c&#8217;è quel numero 9 nella formula chimica dell&#8217;adrenalina.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che ora è a palla!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A proposito, prima che mi distragga.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">GOOOOLLLLL!!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non so cosa sia volato, se la scala Mercalli abbia avuto ancora un valore in quel momento, so solo che ha tremato il tavolo dove erano seduti mio padre e i miei congiunti (quelli veri, non da decreto di Conte) e che io mi sono trovato abbracciato al televisore e a baciarlo, manco fosse una puntata di Drive In e sullo schermo passassero i meloni della Carmen Russo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; il 42°, si soffre e si va all&#8217;intervallo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel secondo tempo entrano in campo due squadre diverse.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lo vedi, lo senti, lo percepisci.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quello che non percepisci è che forse sarebbe troppo facile, non da Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il giorno dopo Gianni Breia, vate del giornalismo sportivo, dirà «i</span><span style="font-size: medium;"><i>l Liverpool del secondo tempo era da battere assolutamente»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Assalti inutili e inconcludenti, qualche parata di Grobbelaar, qualche bestemmia per qualche bomba di Di Bartolomei che sbatte sui polpacci sbagliati riposti nel posto sbagliato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E per poco non ci sfugge la beffa con gatto Tancredi che salva su Daglish e Neal .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Intanto, però una leggera inquietudine ti prende.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pruzzo, il bomber, è costretto ad uscire, non sta più in piedi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Maledizione, con lui, Ancelotti e Maldera fuori perdiamo il terzo rigorista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco cosa significa quel numero 9 presente nella formula dell&#8217;adrenalina. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tre numeri, tre dazi pagati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A distanza di anni, ce n&#8217;è abbastanza per farmi odiare ancor di più la chimica. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Stancamente si va ai supplementari, entrambe le squadre sono fisicamente provate, è chiaro e lampante che il Liverpool, dall&#8217;alto di una notevole esperienza, punti ai rigori.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E se a te poi si fa male l&#8217;ennesimo rigorista, il tappetaro Cerezo sostituito da Strukelj (11 partite in stagione come Nappi), capisci che quella giornata iniziata con un filone, passata fra effusioni amorose, sole e sogni di coppe vinte, si sta trasformando in una sera di lacrime e paure, come la canta Venditti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Si va ai rigori, quei rigori che ci hanno consegnato due Coppe Italia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E che per la prima volta, nella storia della competizione, assegnano una Coppa Campioni</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Falcào si rifiuta di batterlo, brutto segno.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se ti guardi intorno vedi che le tue aspirazioni risiedono più in Tancredi, portiere para rigori, che nei battitori tra i quali spicca sì Agostino (reduce, però, da due rigori falliti nelle due precedenti finali di Coppa Italia), e Bruno Conti, ma poi c&#8217;è solo il ragazzino Righetti e Ciccio Graziani, stagionato bomber, che ci ha regalato si due Coppe Italia, ma solo perchè giocava nel Torino e i rigori, entrambe le volte, li sbagliò.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sarei un bugiardo se non vi dicessi che ero quasi rassegnato, cercavo di spiegare ai miei parenti perchè eravamo oramai battuti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Mancavano Maldera, Pruzzo, Cerezo, Ancelotti, tutti i rigoristi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Falcào era out per sua scelta e Dio solo sa quanto influisca sull&#8217;umore di una squadra tale comportamento di un leader.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Papà, mio zio, mio cugino cercano di farmi coraggio, ma loro sono tifosi del ciuchino napoletano, sai quanto gli frega di un lupacchiotto che ora appare spelacchiato!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Eppure qualcosa sembra sovvertire il mio pessimismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tira Nicol, palla che va in curva, e daiiiii!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tira Agostino, Grobbelaar in un altra vita è stato soldato nella guerra civile in Rhodesia, ma niente può sulla bomba del Capitano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; 1 a 0 per noi, in questo preciso momento, in questi pochissimi istanti siamo sul tetto d&#8217;Europa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pochissimi secondi per assaporare quello che avrebbe potuto essere e non è stato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quel calice di gioia poi negato, che poi diventa amara cicuta che ti avvelena pian piano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Batte Neal, ancora lui, ancora quella N della formula chimica, e ci purga nuovamente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Fa niente, siamo 1 a 1 e abbiamo un rigore in meno battuto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sta tutto ancora nelle nostre mani.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">O forse nelle gambe che sembrano diventare mollicce di un portiere, Grobbelaar, che ha conosciuto gli orrori della guerra.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sembra ubriaco mentre si dirige verso la porta morde.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Chiaramente sta provocando e Brunetto Conti ci cade completamente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pronti, partenza, via e tiro. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pallone che diventa un satellite di quella Luna che osserva dall&#8217;alto l&#8217;Olimpico e i suoi astanti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Souness e Rush non sbagliano, così come non sbaglia lo sbarbatello Righetti che va al tiro tra questi due mostri calcistici.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tocca allora a Ciccio Graziani.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non ho il coraggio di guardare, ma mi obbligo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ricordo i due rigori sbagliati con il Torino contro la mia Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E so anche che, dopo Agatha Christie e la legge di Murphy, perfettamente applicabili alla storia della Roma di quella sera, c&#8217;è anche il famoso detto “</span><span style="font-size: medium;"><i>non c&#8217;è due senza tre</i></span><span style="font-size: medium;">” che fa al caso nostro!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Grobbelar continua a fare lo stronzo con le gambe mollicce, morde la rete, sulla linea di porta sembra essere preso da epilessia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pizzul commenta con un signorile: «</span><span style="font-size: medium;"><i>E vedete i numeri che fa Grobbelaar</i></span><span style="font-size: medium;">»</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ciccio si fa il segno della croce (forse una sberla al portiere dello Zimbabwe sarebbe stata più appropriata) ma non basta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pronti, partenza, via e tiro che fornisce un altro satellite alla Luna romana, dalla faccia triste come l&#8217;anima mia.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tutti gli enunciamenti, da quelli di Agatha Christie e Murphy, sino ai detti classici sono stati applicati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alla perfezione, da Roma per l&#8217;appunto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i><b>«NOTTE DI SOGNI, DI COPPE E DI CAMPIONI/ NOTTE DI LACRIME E PREGHIERE»</b></i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli ultimi ricordi che ho di quella notte, iniziata di mattina tra filoni, pomiciate e sogni, e terminata tra lacrime e preghiere diventate bestemmie, sono la corsa gioiosa di un portiere, ex soldato, qualche attimo prima quasi epilettico e ubriaco sulla linea di porta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un qualcosa che, a quel punto, assume ancora di più il sapore della beffa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E i cori dei tifosi giallorossi che, passato il momento catartico del dolore e dello stupore miscelati, salutarono la loro squadra come se quella coppa l&#8217;avessero alzata.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Col senno del poi, nei giorni a seguire, capirò quela scelta e la farò mia, riuscendo ad assimilare il dolore e trasformarlo in una forma di orgoglio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Io quella partita, la sera del 30 maggio 1984, non l&#8217;ho mai persa, perché perdere ai rigori non è perdere come lo è per un tiro di Rep o di Magarth.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La mia partita è durata 120 minuti, non 5 o 7, e in quei 120 minuti la Roma, io, noi tutti tifosi della Magica non abbiamo perso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gianni Brera commenterà «</span><span style="font-size: medium;"><i>A noi, la consolazione, ahimè, abbastanza magra, di sentire i tifosi romani invocare la loro squadra con un amore e una devozione superiori all’ amarezza. Con dietro questa gente, una società non può davvero fallire. E la Roma, entrata con pieno diritto fra le grandi d’ Europa, saprà immancabilmente confermare questo augurio»</i></span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;ultimo calice amaro lo bevo il giorno dopo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Torno a scuola, ho un compagno bravissimo a disegnare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sul muro, appena entro, c&#8217;è l&#8217;immagine, a grandezza naturale, di Grobbelaar dalle gambe mollicce che piscia in una Coppa Campioni, mentre un lupacchiotto piangente si dispera disteso in terra.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nessuno la toglierà di lì fino a fine anno scolastico, oramai agli sgoccioli.</span></p>
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		<title>FRANCESCO ROCCA, IL VOLO SPEZZATO</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2020 21:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Rocca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ANIMA MIA “Col viso in alto di chi il mondo sfida/ E tiene in piedi un uomo con un sì /Nel cuore aveva un volo di gabbiani/ma un corpo di chi ha detto troppi sì/ Negli occhi la paura del domani” (Anima mia-I Cugini di Campagna). Sembra scritta per lui, Francesco Rocca, il mitico “Kawasaki” &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/05/25/francesco-rocca-il-volo-spezzato/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">FRANCESCO ROCCA, IL VOLO SPEZZATO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>ANIMA MIA</b></p>
<p>“<i>Col viso in alto di chi il mondo sfida/ E tiene in piedi un uomo con un sì /Nel cuore aveva un volo di gabbiani/ma un corpo di chi ha detto troppi sì/ Negli occhi la paura del domani” </i>(Anima mia-I Cugini di Campagna).</p>
<p>Sembra scritta per lui, Francesco Rocca, il mitico “Kawasaki” della Roma.<span id="more-4415"></span></p>
<p>La canzone è del gennaio 1973.</p>
<p>Francesco, il 27 marzo1973 esordisce in Serie A, contro il Milan a San Siro</p>
<p>Gli inizi da mediano, terzino, destro o sinistro è indifferente, dopo.</p>
<p>La canzone sembra essere dannatamente profetica, per uno dei più forti calciatori italiani in quel ruolo, una carriera veloce come solo lui lo sapeva essere su quella fascia, annichilendo l&#8217;avversario diretto con prove di forza, resistenza e intensità che sfiancheranno campioni acclarati come il polacco Lato o funamboli come Causio.</p>
<p>Lui, Rocca, che ha prima il compito di limitarli ma che poi, in un crescendo degno della “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner, riesce a mettere sulla difensiva i suoi diretti avversari, costretti a rincorrerlo, rintuzzarlo, stargli dietro se sono capaci.</p>
<p>Incomincia in una squadretta di periferia, il Bettini Quadraro, e solo per un caso la Roma riesce a soffiarlo alla Juventus.</p>
<p>Lo nota, nelle giovanili giallorosse, Helenio Herrera, allora allenatore della Roma,e lo porta in prima squadra.</p>
<p>Il “Mago”, così come era oramai conosciuto dai tempi prestigiosi, dell&#8217;Inter, forse non ha più la bacchetta magica per risollevare le sorti di una allora Rometta, ma ne capisce di calcio, eccome, al di là del lato folkloristico della sua persona.</p>
<p>Non esista a definire Francesco Rocca, quel mediano dalle doti atletiche spaventose, ancorché ancora grezzo tecnicamente «<i>il calciatore più rivoluzionario che sia nato in Italia</i>»</p>
<p>E&#8217; il periodo che si va affermando la scuola olandese del calcio totale, dei giocatori capaci di ricoprire più ruoli, forti tecnicamente e con classe cristallina nei piedi.</p>
<p>Ruud Krol è uno di questi eclettici infatti, un terzino che sa giocare a centrocampo e finirà la carriera da libero.</p>
<p>Il tedesco Paul Breitner e il carioca Francisco Marinho sono, insieme all&#8217;olandese, forse i terzini più forti al mondo all&#8217;epoca.</p>
<p>Gente che difende, imposta e attacca con la stessa facilità.</p>
<p>Quindi, per Francesco Rocca, questa dichiarazione è una laurea a pieni voti.</p>
<p>A sgrezzarlo ci penserà poi Liedholm, trasformandolo tatticamente e limandolo tecnicamente.</p>
<p>Ore e ore ad allenarsi, lui che è destro, a giocare sulla fascia sinistra, imparando a crossare con precisione e a marcare a zona.</p>
<p>Trasformarlo da baluardo in difesa a catapulta offensiva nella stessa partita, ecco l&#8217;intento dello svedese più napoletano della storia del calcio.</p>
<p>Anni dopo Liedholm adotterà lo stesso sistema, a piedi e zona di campo invertite, con Sebino Nela e i risultati li conosciamo tutti.</p>
<p>Rocca corre su quella fascia, annichilisce gli avversari, difende e offende con la stessa facilità, frutto di una natura che gli ha donato polmoni d&#8217;acciaio e gambe veloci.</p>
<p>“<i>Col viso in alto di chi il mondo sfida/ E tiene in piedi un uomo con un sì”</i>, appunto.</p>
<p>C&#8217;è una nazionale da ricostruire, dopo il disastro germanico del 1974, e l&#8217;Italia, affidata a Bernardini, lancia due giovani: uno è Giancarlo Antognoni, stella della Fiorentina, il “ragazzo che giocava guardando le stelle” (guarda caso, lanciato sempre da Liedholm).</p>
<p>L&#8217;altro è Francesco Rocca, oramai Kawasaki per tutti per via di quelle sue galoppate sulla fascia.</p>
<p>Sembra l&#8217;inizio di una favola bella, bellissima.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;inizio invece di un incubo.</p>
<p>Per Francesco, per la Roma, per i tifosi, per il calcio.</p>
<p><b>L&#8217;INIZIO DEL CALVARIO.</b></p>
<p>E&#8217; appena iniziato il campionato di Serie A del 1976/77.</p>
<p>Francesco è ormai una colonna di una Roma giovane e spigliata ( Di Bartolomei e Bruno Conti fanno parte di quella squadra) e si è preso la fascia sinistra della Nazionale, dove appena qualche mese prima ha segnato anche il primo goal contro gli Usa.</p>
<p>È il 10 ottobre 1976, il giorno dopo il mio compleanno, il calcio da seguire solo da una radiolina.</p>
<p>Seconda giornata di campionato, la Roma ospita il Cesena.</p>
<p>Poco più di tre minuti separano il sogno dall&#8217;incubo.</p>
<p>Quando dura la traccia di “Anima mia” sull&#8217;omonimo album dei cugini di campagna, uscito nel 1973, quasi insieme a Francesco.</p>
<p>Un entrata da dietro di Bittolo, centrocampista del Cesena, su Rocca, per contendere un pallone che sta placidamente adagiandosi in fallo laterale.</p>
<p>Il ginocchio scricchiola, fa un movimento innaturale, ma sembra finire tutto lì.</p>
<p>Francesco continua a macinare chilometri e prestazione da urlo, mentre il ginocchio continua a gonfiarsi.</p>
<p>Il dolore anestetizzato dall&#8217;adrenalina e dalla carica agonistica del giocatore.</p>
<p>Il destino, ingrato e ignobile, celato dietro alla voglia matta di percorrere un rettangolo verde.</p>
<p>Una borsa di ghiaccio e via, pronto alla convocazione in nazionale qualche giorno dopo.</p>
<p>Si gioca col Lussemburgo per accedere ai mondiali di Argentina &#8217;78.</p>
<p>Anche lì, l&#8217;indomito guerriero, fa quello che ha sempre fatto nella vita: lavora e corre.</p>
<p>Solo che, stavolta, lo fa veramente male, gioca da schifo, il dolore è insopportabile e adrenalina e forza agonistica non possono niente.</p>
<p>«<i>Se mi fossi fermato in tempo,</i><i> – </i>dichiarerà Rocca anni dopo<i> – </i><i>non mi sarebbe accaduto quello che mi è successo. Non avrei dovuto dare retta a chi mi disse di andare a giocare in Nazionale in quelle condizioni</i>».</p>
<p>Torna a Roma, torna ad allenarsi, un movimento con la gamba destra e la sinistra cede di schianto.</p>
<p>Tra lo stupore, e la paura, dei compagni Kawasaki cappotta a terra, sviene finanche dal dolore.</p>
<p>Il risultato è un bollettino di guerra: coinvolti i legamenti, il menisco esterno, la capsula e c’è un distacco osteo-cartilagineo del condilo femorale interno.<br />
Deve operarsi, conscio che sono tempi nei quali un semplice menisco ti teneva fuori per mesi, altro che i 25 giorni di Franco Baresi che gli consentirono di partecipare ai mondiali USA nel 1994, benchè fosse infortunato!</p>
<p>Kawasaki ha, però, una forza interna che fa il pari con quella potenza che esprime sul rettangolo di gioco.</p>
<p>Nel cuore ha “<i>quel volo di gabbiani</i>” cantato dai Cugini di Campagna e non ha nessuna voglia di mollare.</p>
<p>Ha annichilito il polacco Lato, reso a miti consigli Causio e chiunque gli si parasse di fronte su quella fascia, non possono fargli paura gesso prima e fisioterapia, rieducazione e pesi in palestra.</p>
<p>Così che, pochi mesi dopo torna in campo.</p>
<p>E&#8217; come un secondo esordio, anche per via della quasi coincidenza delle date.</p>
<p>E&#8217; il 17 Aprile del 1977, lui che aveva esordito il 19 Aprile del 1973 in Serie A.</p>
<p>Sembra un segno del destino, è l&#8217;ennesima beffa.</p>
<p>Il campionato termina, non lo stesso il gonfiore al ginocchio.</p>
<p>Nonostante questo Rocca deve partire per una tournée in Usa con la Roma.</p>
<p>E deve giocare, non fosse altro che per motivi contrattuali, visto che è il giocatore più richiesto.</p>
<p>La prima partita va uno schifo, pochi minuti e Francesco è costretto a farsi sostituire.</p>
<p>Nella seconda, Kawasaki parte dalla panchina ma, per i motivi detti sopra,è costretto a entrare nel secondo tempo.</p>
<p>Un lancio lungo dalle retrovie, Rocca pronto a fare quello che gli è riuscito naturale mille volte, con ferocia indomita: scattare sulla fascia!</p>
<p>E&#8217; il primo scatto di Francesco in quella partita, forse sarà l&#8217;ultimo del Rocca calciatore.</p>
<p>Kawasaki si ferma di colpo, il ginocchio ha ceduto ancora una volta.</p>
<p>Le lacrime di Rocca sono le lacrime di chi ha capito tutto.</p>
<p>Hanno l&#8217; amaro sottofondo del restante della strofa dei cugini di Campagna “&#8230;<i>ma un corpo di chi ha detto troppi sì/ Negli occhi la paura del domani”.</i></p>
<p>Nei seguenti cinque anni <i>s</i>eguiranno altre cinque operazioni, più o meno riuscite, errori sulla sua pelle, su quel maledetto ginocchio.</p>
<p>Seguiranno altre rieducazioni, altra fatica da fare, sudore e lacrime che si mescoleranno, rientri speranzosi vanificati da verdetti impietosi.</p>
<p>E&#8217; il 3 agosto del 1981, quando Francesco Rocca dirà basta, a soli 27 anni.</p>
<p><strong>«</strong><em>Per il mio ginocchio ormai non ci sono più possibilità di un recupero serio</em><strong> – </strong>spiega quel giorno Kawasaki<strong> – </strong><em>e allora, con grande rimpianto, ho deciso di abbandonare l’attività. Ho preso questa decisione e mi sembra che la testa mi scoppi. E&#8217; il momento più brutto della mia vita, anche più brutto di quella lunga serie di cinque interventi fatti su questo ginocchio sinistro »</em></p>
<p>Forse la sua carriera si è interrotta prima, a 22 anni, in quella maledetta domenica di ottobre.</p>
<p>A niente gli è servita la sua indissolubile etica del lavoro, la sua feroce tenacia nel conseguire un obiettivo, l&#8217;abitudine al sacrificio, la forza immensa d&#8217;animo contro un destino barbaro che lo ha spazzato via nel tempo di una canzone, “Anima mia” per l&#8217;appunto.</p>
<p>Che ha un testo che inizia racchiudendo l&#8217;intera sua carriera,  un testo che inizia come finisce la corsa di Kawasaki.</p>
<p>E&#8217; il 1 29 agosto 1981, a Francesco “Kawasaki” Rocca viene concessa l&#8217;ultima passerella all&#8217;Olimpico, un amichevole contro l&#8217;International di Porto Alegre dell&#8217;ottavo re di Roma, Paulo Roberto Falcao.</p>
<p>C&#8217;è un Olimpico pieno per tributare il saluto al suo sfortunato gladiatore, forse la speranza di vederlo macinare di nuovo quella fascia per 90 minuti, spezzare un incubo.</p>
<p>Migliaia di voci rauche, catartiche, invocano il nome di Francesco come un mantra a esorcizzare quel malefico sortilegio.</p>
<p>Niente, 20 minuti e Francesco deve arrendersi.</p>
<p><strong>«</strong><em>Questo pubblico mi ha ripagato di tutte le sofferenze</em><strong> , </strong><em>ero sicuro che i tifosi mi volessero bene, ma non fino a questo punto</em><strong>». </strong>Dice Kawasaki, braccia levate e lacrime copiose sul viso pallido a salutare quei tifosi, segno di quell&#8217;amore breve ma potente e indomito come lo è stato lui sui campi di calcio</p>
<p><strong>ROCCA OGGI</strong></p>
<p>«<i>Chi, più di Francesco Rocca, sarebbe stato l’uomo ideale per la mia Nazionale? Un fisico da leone, un fiato da vendere, uno stantuffo che mi avrebbe permesso di marcare con durezza un uomo e di piantare una spina nel fianco di qualunque difesa. Lo perdiamo per via di un ginocchio a pezzi dopo che avevo deciso che lui era uno dei punti fermi della mia Nazionale» </i>dirà di lui Bearzot.</p>
<p>Francesco non può separarsi dal calcio, Francesco è calcio.</p>
<p>Farà il dirigente della Roma, dalla quale poi si separerà da amante tradito.</p>
<p>Fara il selezionatore delle nazionali giovanili, con l&#8217;unico rammarico di non aver avuto mai una vera possibilità per dimostrare quanto valga veramente.</p>
<p>Ha un carattere spigoloso e una cultura del lavoro quasi fanatica, due cose che non sembrano tanto andare d&#8217;accordo con un mondo del calcio che ha perso forse la cultura del sacrificio.</p>
<p>Ma lui, ancora oggi continua a ad avere “<i>quel viso alto che il mondo sfida</i>”, un po&#8217; più smagrito, un po più segnato e che gli permette di fare spallucce a infami striscioni (“ Zaniolo come <em>R</em><em>occa</em>&#8230;Zoppo di Roma” esposto da tifosi laziali) che accomuna la sfortuna di un giovane calciatore alla sua.</p>
<p>Giovani calciatori ai quali non ha mai fatto mancare il suo sostegno, un suo consiglio.</p>
<p><strong>«</strong><em>I</em><em><i>n 27 anni di carriera da allenatore e preparatore nessuno dei miei ragazzi ha mai patito un infortunio muscolare. Zero assoluto. Ho passato le notti sui libri di biomeccanica e su quelli sull’alimentazione e il mio lavoro sul campo è sempre stato mirato. Dicono che facevo allenamenti durissimi. E’ vero, ma conoscevo sempre fin dove potermi spingere. Vi sembra un record da poco?»</i></em></p>
<p>Feroce nell&#8217;apprendimento, tenace nel migliorarsi come lo sapeva essere solo lui sul campo.<i> </i></p>
<p>Corsa e lavoro, sacrifico e sudore, le cose che Francesco Rocca conosce meglio.</p>
<p>Si è fatto male più volte, è ritornato più volte, è stato curato male più volte.</p>
<p>Con la continua caparbietà e forza d&#8217;animo di chi ci vuole provare fino alla fine a non gettare la spugna.</p>
<p>Quella borsa di ghiaccio su quella gamba martoriata, ancora oggi, forse è la miglior medaglia che possa appuntarsi.</p>
<p>Una medaglia che parla di dolore e paura, ma anche di una straordinaria storia di valori morali, etica e dignità.</p>
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		<title>DI BARTOLOMEI, UN PALLONE E UNA PISTOLA</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2020 23:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Agostino Di Bartolomei]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IL CAPITANO. &#8220;Ci vorrebbe attenzione verso l&#8217;errore oggi saresti qui/ se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui)/ Ricordati di me mio capitano cancella la pistola dalla mano/ tradimento e perdono fanno nascere un uomo)/ora rinasci tu quel sorriso sgomento /anche se hai vinto non mi tormenta più&#8243; (Tradimento e Perdono, Antonello &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/05/22/di-bartolomei-un-pallone-e-una-pistola/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">DI BARTOLOMEI, UN PALLONE E UNA PISTOLA</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="clearfix "><p><span style="color: #000000;"><em>IL CAPITANO.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>&#8220;</em>Ci vorrebbe attenzione verso l&#8217;errore oggi saresti qui/</span><br />
<span style="color: #000000;">se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui)/</span><br />
<span style="color: #000000;">Ricordati di me mio capitano</span><br />
<span style="color: #000000;">cancella la pistola dalla mano/</span><br />
<span style="color: #000000;">tradimento e perdono fanno nascere un uomo)/ora rinasci tu</span><br />
<span style="color: #000000;">quel sorriso sgomento /anche se hai vinto non mi tormenta più&#8243;</span><br />
<span style="color: #000000;"><em>(Tradimento e Perdono, Antonello Venditti)</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Quella pistola Agostino Di Bartolomei l&#8217;aveva con se da anni.</em></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;"><span id="more-3853"></span></span></p>
<blockquote class="clearfix "><p><span style="color: #000000;"><em>Sono gli anni&#8217;70, Agostino si affaccia al grande calcio.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>L&#8217;esordio pochi giorni dopo, il 22 aprile 1973 , il suo diciottesimo compleanno con la Roma di Trebiciani.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Il primo gol in serie A contro il Bologna, nella prima giornata del campionato 1973-74, sotto la guida di Nils Liedholm che diventerà il suo mentore.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Tranne una parentesi al Lanerossi Vicenza la sua strada è segnata da giallorosso della Capitale.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Con i capitolini Di Bartolomei giocherà 308 gare (di cui 146 con la fascia al braccio), segnando 66 gol, vincendo un Campionato e 3 Coppe Italia.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Passerà al Milan, quella stessa squadra che aveva rifiutato da bambino,e, come per un destino perverso, segnerà alla Roma.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Non è un ipocrita, gioisce e i tifosi, ma anche i suoi ex compagni, della Roma non lo perdonano.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Non comprendono che quella gioia rabbiosa nasconde il dolore di essere stato costretto a lasciare quei colori, quella divisa, quei tifosi e quella città, e quella squadra, la sua, per sempre.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Roma, in quegli anni &#8217;70, di boom economico e di contraddizioni sociali, non è una città facile.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Sono anni difficili in tutta Italia, anni di piombo, un crescendo di delitti, rapine e sequestri, intimazioni e minacce.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Il clima è teso in tutto il Paese.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Agostino <strong>Di Bartolomei,</strong> futuro capitano e bandiera della Roma, la <strong>Roma</strong>, confesserà di girare armato, in seguito ad alcune minacce.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Lui, Ago, ha un carattere schivo e riservato, forse troppo, sembra più un impiegato che un calciatore.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Tanto riservato e poco propenso a cose fuori dal normale che a 13 anni rifiuta la possibilità di lasciare Roma e trasferirsi a Milano, sponda rossonera.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ecco perché stona quella maledetta scelta di acquistare una pistola.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Forse è solo l&#8217;ennesima volta che il destino si incrocia con il calcio.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>MAGGIO</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Mese strano per chi tifa Roma.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Puoi passare dalla gioa di uno scudetto vinto dopo 41 anni di attesa allo sconcerto di perderne un altro contro l&#8217;ultima in classifica in casa.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Puoi passare dall&#8217;esaltazione dell&#8217;impresa di raggiungere una finale di Coppa Campioni alla disperazione per averla persa all&#8217;ultimo rigore.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Puoi essere raggiunto dalla notizia di uno sparo, lontano da te chilometri, che ti rimbomba dentro come se avessi potuto ascoltare, più&#8242; delle parole dell&#8217;annuncio dato ai telegiornali, il botto stesso del colpo sparato.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Un colpo secco al cuore di migliaia di tifosi, giallorossi o meno.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Quelle notizie che non vorresti mai ascoltare, fossero di un Di Bartolomei, di uno Scirea, o di un Facchetti.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Tutti Capitani con la C maiuscola.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Perché quella consonante maiuscola te la meriti solo se seguita da da una vocale altrettanto maiuscola.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>La U di uomo.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Di Bartolomei, Scirea, Facchetti, ma anche non capitani come Dino Zoff e Rva “Rombo di tuono” (che abbiamo, fortunatamente a, ancora con noi), sono i regali che ci dona il mondo del calcio, prima su i rettangoli verdi, poi nella vita.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Fanno da contraltare a tatuaggi, piercing, creste dai mille colori, veline e auto sfasciate di chi vive questo mondo solo negli eccessi e non come un lavoro come gli altri, pero più remunerato quindi con più responsabilità.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Poche ma intense gioie, dicevamo, in maggio per chi tifa Roma.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Tremendi e cocenti dolori.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Agostino è uno di questi.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ago ha vinto tante partite.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>E ne ha perse altre, dolorosissime, come quella con il Liverpool, quella maledetta sera del 30 maggio 1984, dove lui, il Capitano, il suo dovere lo fece fino in fondo.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Una ferita al cuore mai rimarginata, anche perché foriera di un addio, non privo di polemiche, a quei colori che aveva tanto amato.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Non è un caso, capendo l&#8217;uomo Di Bartolomei, prima che il calciatore. che l’ ultima sua partita giocata, quella più importante con la vita, l’abbia persa un altro 30 maggio, dieci anni dopo.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ed è forse destino chi tifa giallorosso, di chi ama quei colori del sole e del cuore, che il proprio, di cuore, si fermi lo stesso giorno, con dieci anni di differenza.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Un rigore sbagliato e un colpo di pistola hanno più cose in comune di quanto si creda: disperazioni diverse ma unite.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Forse Agostino avrà preso la pistola, l&#8217;avrà puntata al cuore, nell&#8217;identica maniera di come scese in campo quella maledetta sera contro il Liverpool: senza alcun segno di emozione, non una smorfia, non un sorriso, non un cenno.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Niente.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Solo un colpo secco a quel cuore già ferito.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Una finale di Coppa Campioni e i tuoi ultimi istanti di vita vissuti allo stesso modo: perché questo era Agostino.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Per me che ho vissuto gli anni di Di Bartolomei, prima nella Rometta mediocre, poi Capitano in quella splendida capace di vincere un campionato e sfidare un colosso, allora, come il Liverpool sino all’ultimo rigore, non sarà un improvvido colpo di pistola a diminuirne la considerazione.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Anzi, in quel proiettile al cuore c’è, insieme, tutta la grandezza d’animo e la solitudine dell’uomo.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Lasciato solo e abbandonato da quel mondo che ha amato.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Da quella Roma dalla quale si è sentito tradito nonostante i tifosi gli concedessero l&#8217;onore delle armi con lo striscione meraviglioso che solo chi ti ama e che hai amato può dedicarti: ««Ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva».</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Perché nessuno, irriconoscente come solo il mondo del calcio sa essere, gli riaprirà quella porta.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Forse lui lo sa, inconsciamente, da quando lascia Roma e la Roma.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>E, forse, da allora, tutti noi, dirigenti, compagni, tifosi abbiamo, indifferenti, incominciato ad armare la sua mano, lasciandolo solo.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Quando ti viene a mancare il tuo mondo, cosa altro ti resta per colmare quel vuoto se non, a volte, la cupa disperazione?</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Non è questo, inffatti, che arma la mano dell&#8217;imprenditore suicida dei giorni nostri?</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Di Ago porterò nel mio cuore sempre il suo volto calmo e sorridente, i suoi atteggiamenti pacati ma decisi, quel suo essere leader silenzioso al quale bastava lo sguardo per farsi capire.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ricorderò il suo rispetto per l’avversario, vinto o vittorioso.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Ricorderò i trofei da lui alzati con quel suo sorriso fanciullesco appena accennato, la gioia, non esternata smodatamente, ma espressa con luce diversa in quegli occhi malinconici per natura.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Un qualcosa che ti faceva pensare che il Di Bartolomei bambino non fosse mai uscito dall’anima del Di Bartolomei campione affermato.</em></span><br />
<span style="color: #000000;"><em>Ricorderò l&#8217;Agostino uomo e il Di Bartolomei calciatore, un meraviglioso tutt&#8217;uno.</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>“Il suicidio dimostra che ci sono nella vita mali più grandi della morte” (Francesco Orestano, filosofo)</em></span></p></blockquote>
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		<title>17 MAGGIO 1980, LA MIA PRIMA VOLTA</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2020 22:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[17 maggio 1981]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Coppa Italia 1981]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LA MIA PRIMA VOLTA. C&#8217;è sempre una prima volta. La prima volta di un bacio, la prima volta in bici, la prima volta di un esame, la prima volta in campo sessuale. Ognuna ti rimane dentro come un marchio. Finisci, col tempo, di ricordarla tra il nostalgico e il faceto, ma è lì, fa parte &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/05/19/17-maggio-1981-la-mia-prima-volta/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">17 MAGGIO 1980, LA MIA PRIMA VOLTA</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>LA MIA PRIMA VOLTA.<br />
C&#8217;è sempre una prima volta.<br />
La prima volta di un bacio, la prima volta in bici, la prima volta di un esame, la prima volta in campo sessuale.<br />
Ognuna ti rimane dentro come un marchio.<br />
Finisci, col tempo, di ricordarla tra il nostalgico e il faceto, ma è lì, fa parte di te.<span id="more-4371"></span></p>
<p>Alcune prime volte sono più &#8220;prime&#8221; di altre perché giungono inaspettate, anche se a fine di un percorso.<br />
E non rimangono estemporanee a se stesse, ma ti segnano, ti permettono di  aprire porte a mondi nuovi.<br />
La mia prima volta, quel 17 maggio 1980, ebbe questo valore.</p>
<p>Tifo Roma dal 1974, precisamente da una uggiosa domenica che apriva il mese di dicembre.</p>
<p>Sono allo stadio, ad appena 7 anni, portato a vedere il derby Roma-Lazio da due improvvidi che nutrivano ben altre speranze per la mia passione calcistica.</p>
<p>Il primo improvvido è mio zio, apertamente laziale benché ischitano di nascita; l&#8217;altro è suo fratello mio padre, che condivide la passione per i colori delle maglie, destinata però al Napoli.</p>
<p>La domenica è uggiosa, la rallegra una saetta di De Sisti, ma io, per diventare tifoso della Roma, ci ho messo meno dei 36 minuti di Picchio.</p>
<p>Mi è bastato arrivare allo stadio, già sapendo di esser nato in quella città che si chiama Roma (mio padre, ischitano anch&#8217;esso, abitava da anni là per lavoro) e capire quale era la squadra che portava i colori della città, quel giallo e rosso che spezzavano l&#8217;aria uggiosa, di quella domenica, che ho sempre sentito mia, anche quando me ne sono dovuto allontanare.</p>
<p>Da allora, poche gioie e molti dolori, salvezze sofferte, una mediocrità soffusa alla quale parevi non potevi sfuggire benché quei colori fossero quelli dei legionari e imperatori che avevano conquistato mezzo mondo, mentre ora la massima aspirazione era un mezzo derby.</p>
<p>I risultati delle partite, per lo più&#8242; deludenti e sofferti, chiesti a mio padre che deteneva l&#8217;assoluto monopolio domenicale dell&#8217;unica radiolina a casa.</p>
<p>Giusta e necessaria premessa, torniamo a quella prima volta, quel 17 maggio 1980.</p>
<p><span style="font-size: medium;">«<em>Questo scudetto consente ai tifosi romanisti di allontanare un uncubo e di uscire dalla prigionia di un sogno»</em> Dino Viola questa frase la pronuncerà tre anni dopo, in occasione del campionato vinto dalla “sua” Roma, oramai diventata anche un pochino mia. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; sempre una domenica di maggio, l&#8217;8 per la precisione. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Roma, a caccia di un sogno, gioca a Marassi contro il Genoa. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La partita finisce 1-1 e i ragazzi di Liedholm, la mia Roma, si laureano Campioni d&#8217;Italia con una giornata d&#8217;anticipo, 41 anni dopo il primo titolo e tre anni dopo la mia “prima volta”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché, in verità, da quella prigionia del sogno mi sono liberato già in quel 18 maggio del 1980, in pieno periodo di calcio scommesse, di giocatori simboli (eroi delle tue partite di calcio fatte da due pietre per porta e un Supersantos per correrci dietro) Pablito Rossi e Bruno Giordano cancellati dal calcio e dall&#8217;album Panini, di squadre nobili, Lazio e Milan, retrocesse d&#8217;ufficio in serie cadetta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Roma torna a giocare , dopo 11 anni ( 1968-69 ), per portarsi a casa un trofeo, la Coppa Italia, in una partita secca giocata all&#8217;Olimpico. Avversario è il Torino, che in campionato ci ha tolto tra punti su 4, un campionato dove la Roma ha fatto un onesto 7° posto, che ancora una volta non le permette di accedere alle competizioni europee, ma tanto ci si è abituati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Qualcosa però è cambiato, c&#8217;è un&#8217;aria nuova, in parte procurata dal cambio di presidenza, da Gaetano Anzalone a Dino Viola, con l&#8217;arrivo di Liedholm e un manipolo di giocatori esperti (Santarini, Turone, Benetti, l&#8217;ultimo Rocca) mixati a giovani di belle promesse (Brunetto Conti, Di Bartolomei, bomber Pruzzo, e l&#8217;esordiente in A Carletto Ancelotti). </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217; avversario quella sera è il Torino, una ottima squadra, abituata a frequentare i piani alti della classifica, piena di ottimi giocatori, i gemelli del gol Pulici e Graziani, Eraldo Pecci fosforo allo stato puro, Zaccarelli e Patrizio Sala nerbo e classe in mezzo al campo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Entrambe hanno superato il loro girone da prime in classifica. Poi mentre la Roma eliminava a sorpresa il Milan campione d&#8217;Italia e in semifinale si trovava di fronte la sorpresa Ternana, il Torino superava la Lazio e nel derby la Juventus, entrambe sconfitte dai granata ai rigori dopo che le partite, di andata e ritorno, si erano concluse sulle 0-0.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La partita è tutt&#8217;altro che spettacolare e salvo un palo salvataggio sulla linea su tiro di Di Bartolomei e una uscita tempestiva del portiere giallorosso Tancredi sui piedi dell&#8217;attacco granata, c&#8217;è poco e niente da sottolineare. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La paura della Roma di perdere quanto fatto di buono, quasi a sorpresa, in quella competizione, la consapevolezza del Torino di essere forse alla fine di un ciclo per vincere qualcosa , creano una partita spartana, scevra da orpelli tecnici, che ha come naturale sbocco i rigori. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Già, quei rigori che hanno già due volte premiato il Torino, dopo identici risultati di 0-0 come quella sera. “Non c&#8217;è due senza tre” professa un vecchi detto. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E i proverbi devono pur servire a qualcosa, devono avere un fondo di verità o no? </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;inizio pare confermare il detto: Giovannelli Paolo (una carriera sfortunata, la sua) si fa parare il rigore come poi faranno anche De Nadai e Di Bartolomei (di solito infallibile, e lo sbaglierà anche l&#8217;anno dopo nell&#8217;altra finale, sempre contro il Torino). </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nel frattempo, a mantenere viva la speranza della “mia” Roma tra i gol di Mandorlini e Mariani, vi è Brunetto Conti, ma è una fiammella debole, quasi invisibile. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è una aria di rassegnazione, nonostante fischi impietosi arrivino dagli spalti colorati di giallorosso ad ogni tiratore granata che vada su quel dischetto. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un dischetto che è come una macchia d&#8217;inchiostro del test </span><em><span style="font-size: medium;">di</span></em><span style="font-size: medium;"> Rorschach: ognuno ci può vedere, e trovare, gloria o perdizione, paura e coraggio, vittoria o sconfitta. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Noi tifosi giallorossi lo impareremo a capire quella sera, e sarà una lezione a volte dolce, spesso dura.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Torniamo ai rigori.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quella porta di sette metri, a undici metri dal dischetto, a volte ti sembra troppo piccola e il portiere troppo grande. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anche se poi il portiere che la difende, nel caso specifico, Franco Tancredi, non è per niente un gigante, con i suoi appena 176 centimetri. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ha, però, la calma dei grandi e i riflessi del gatto: para il rigore a Greco, la fiammella torna ad ardere! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di Bartolomei, come detto sopra, però soffia su quella fiammella di nuovo, non è sera, dannazione! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sul dischetto arriva Ciccio Graziani, bomber granata che quella sera ancora non sa che da lì a qualche anno vestirà i nostri colori e sarà artefice, nel bene e nel male, di una delle pagine più esaltanti e tragiche della Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ciccio va sul dischetto: portiere troppo grande, porta troppo piccola, vallo a sapere, intanto lui decide di sbatterla fuori. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non ho mai amato tanto Ciccio Graziani quanto quella sera, tanto che, in simbiosi telepatica, lui lo avverte. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Al punto tale che, pur di vedermi felice, lo sbaglierà anche l&#8217;anno dopo, nella finale di Coppa Italia bis, e incapace di fermarsi ( o forse semplicemente ossequiente alla regola del “non c&#8217;è due senza tre”) lo sbaglierà anche in quella maledetta notte contro il Liverpool! Mortacci tua, Ciccio! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Santarini pareggia il conto, mentre Tancredi ipnotizza anche il geometra Pecci. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sul dischetto va il giovanotto con le guance rosse e paffute, Carletto Ancelotti da Reggiolo, il ragazzo “scippato” all&#8217;Inter e proveniente dal Parma in C , dove giocava centravanti, mentre qui lo svedese napoletano Liedholm l&#8217;ha reimpostato come cursore sette polmoni e sagacia tattica di centrocampo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Beata spensieratezza della gioventù, o consapevolezza di un futuro da gigante: vallo a capire, fatto sta che Carletto, in quella macchia d&#8217;inchiostro di Rorschach che è il dischetto, ci vede la gloria. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E segna! Per la prima volta la Roma è in vantaggio nella lotteria dei rigori! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ora tocca a Franco Tancredi, il nostro gigante di 176 centimetri, portarci in paradiso o prolungare il purgatorio. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il suo avversario è Renato Zaccarelli, eclettico centrocampista granata, classe e tempra da vendere. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pronti, partenza, via e il gigante piccolo Tancredi si trasforma in gatto, senza stivali ma con i guantoni, e para il rigore!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Coppa italia è della Roma! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; di Dino Viola, al suo primo anno “vero” da Presidente , di Liedholm e dello sfortunato Francesco Rocca, di Maurizio “Ramon” Turone e del “vecio” Sergio Santarini. E di Brunetto Conti e del bambino Carletto Ancelotti che lo segnato quel benedetto rigore, è anche di Di Bartolomei, Giovannelli e De Nadai che lo hanno sbagliato quel maledetto calcio di rigore. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ed è anche mia, la mia prima volta, la prima volta che assoporo, da tifoso, il dolce gusto della vittoria di qualcosa d&#8217;importante che non sia il derby! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco, quella prima volta, “Na sera e&#8217; maggio” come cantavano Mario Abbate, Roberto Murolo, Claudio Villa o Sergio Bruni, è quella che mi libera dalla prigionia di un sogno prima ancora di quel pomeriggio del 1983. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; la prima volta foriera di altre vittorie, altre 4 Coppe Italia, un Campionato, che ti permetteranno di digerire anche tragiche sconfitte come una finale di Coppa Campioni e una di Coppa Uefa, oppure uno scudetto gettato alle ortiche con il Lecce, per rimanere solo all&#8217;epopea Viola. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché da quella sera, da quella prima volta, io incomincio a sognare in grande: passo da essere semplicemente orgoglioso di essere tifoso giallorosso a essere tifoso giallorosso veramente felice.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perciò sarà difficile dimenticarla quella sera di maggio 1980, la mia prima volta! </span></p>
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		<title>L&#8217;ULTIMO GLADIATORE</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 20:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Boca Juniors]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele De Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Daniele De Rossi è partito per l&#8217;Argentina. Per andare a giocare nel Boca. Squadra magica, il Boca. Uomo bravo e fortunato, Daniele De Rossi. Che ha coronato molti dei suoi sogni calcistici. &#8220;E se te dico che la indosserai più di seicento volte? A me ne basterebbe una di partita&#8221;. Vestire le uniche due maglie &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2019/07/24/l-ultimo-gladiatore/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">L&#8217;ULTIMO GLADIATORE</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption">Daniele De Rossi è partito per l&#8217;Argentina.<br />
Per andare a giocare nel Boca.<br />
Squadra magica, il Boca.<br />
Uomo bravo e fortunato, Daniele De Rossi.<br />
Che ha coronato molti dei suoi sogni calcistici. </span></span><span id="more-3903"></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show"><em>&#8220;E se te dico che la indosserai più di seicento volte? A me ne basterebbe una di partita&#8221;</em>.<br />
Vestire le uniche due maglie per le quali ha sempre tifato.<br />
Una, quella giallorossa per tutta la carriera.<br />
L&#8217;altra, quella &#8220;zeinese&#8221;, per quel che sarà il momento di un lungo sogno da sempre cullato.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Voleva continuare, provare a cercare qualche forza residua, lui da sempre gladiatore in campo, in quelle ginocchia martoriate dall&#8217;età e dalle mille battaglie</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Non ha scelto l&#8217;Italia, troppo innamorato della Roma per vedersi con un altra maglia addosso.<br />
Non ha scelto soldi, ragazze pon pon e noccioline americane.<br />
Non poteva scegliere un conto un banca triplicato tra occhi a mandorla e dune mediorientali.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Ha scelto il Boca, una squadra, una tifoseria e un campionato da sempre &#8220;caldi&#8221;.<br />
Ha scelto uno stadio, La Bombonera, che è una arena per cuori forti, che gli ricorderà il Colosseo.<br />
Così da non sentire più del necessario la nostalgia di casa.<br />
Li ha scelti, squadra, tifosi, stadio e torneo, perché lui ha ancora &#8220;garra&#8221; da vendere, perché quella vena che gli si gonfia nella pugna calcistica è ancora vogliosa di sangue.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Li ha scelti perché è un sogno.<br />
Li ha scelti perché, dopotutto, un gladiatore per talamo preferisce una arena, non un comodo letto, per finire i suoi giorni.<br />
E per un calciatore la fine della carriera è un po come morire.<br />
Per poi rinascere a nuova vita.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show"><br />
Uomo fortunato, nei sogni, Daniele.<br />
Seppur tradito nel suo sogno iniziale, ne realizza un altro.<br />
Noi saremo qui ad aspettarti, Daniele.<br />
Così da insegnare a questi ragazzini viziati che significa ingrossare una vena anche per correre in soccorso di chi ti è a fianco, come si entra in tackle in campo e nella vita, come non si tira mai indietro la gamba anche a costo di pagare per propri sbagli.<br />
</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Ciao, Daniele.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Vai lì e insegna loro come combatte, vince e perde un gladiatore.</span></span></span></p>
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		<title>LETTERA DI SCOUTING</title>
		<link>http://www.pensolibero.it/2019/06/02/lettera-di-scouting/</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2019 11:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Riso amaro]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Baldini]]></category>
		<category><![CDATA[James Pallotta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LETTERA DI SCOUTING. Baldini si avvicina allo scrittoio per iniziare la dettatura e invita a gesti il bostoniano ad affrettarsi a sedersi per scrivere la lettera Baldini: James&#8230;carta, calamaio e penna, su avanti scriviamo!..Dunque hai scritto? Pallotta: (Si siede e si asciuga il sudore) Un momento! Baldini : Comincia, su! P: (Infastidito per la fretta &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2019/06/02/lettera-di-scouting/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">LETTERA DI SCOUTING</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="js_2bw" class="_5pbx userContent _3576" data-testid="post_message" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}">
<p>LETTERA DI SCOUTING.<br />
Baldini si avvicina allo scrittoio per iniziare la dettatura e invita a gesti il bostoniano ad affrettarsi a sedersi per scrivere la lettera<br />
Baldini: James&#8230;carta, calamaio e penna, su avanti scriviamo!..Dunque hai scritto?</p>
</div>
<p><span id="more-3858"></span></p>
<p>Pallotta: (Si siede e si asciuga il sudore) Un momento!<br />
Baldini : Comincia, su!<br />
P: (Infastidito per la fretta che gli sta dando Baldini) Carta, calamaio e penna, … la carta…ma non possiamo fare un fax?<br />
Baldini: Noooo!L&#8217;ultima volta con il fax quello ha preso un altro aereo&#8230;(spazientito, inizia la dettatura)&#8230; Scrivi e poi la dai a Lippie, ci pensa lui a consegnarla..Signor allenatore&#8230; signor allenatore&#8230;<br />
Pallotta: (Girandosi a guardare) Dove sta?<br />
Baldini: Chi?<br />
Pallotta: l&#8217;allenatore! Qualcuno ci ha detto sì?<br />
Baldini: Quale allenatore?<br />
Pallotta: Frank, my friend,,hai detto tu signor allenatore!<br />
Baldini : E&#8217; entrato un allenatore?<br />
Pallotta: E che ne so! (Girandosi verso la porta) Avanti!<br />
Baldini: James, razza di ristoratore a stelle e strisce ! Signor allenatore è l&#8217;intestazione autonoma, della lettera (riprende)&#8230;Ooooh! Signor allenatore&#8230;</p>
<div id="js_2bw" class="_5pbx userContent _3576" data-testid="post_message" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}">
<p>Pallotta cambia foglio<br />
Baldini: Non era buona quel &#8220;signor allenatore&#8221; lì?Vuoi risparmaire e poi getti la carta?&#8230; Vabbè continuiamo che abbiamo fretta..ci sono i preliminari da giocare.. Signor allenatore, veniamo, veniamo noi con questa mia addirvi …(riflette se la frase è corretta; se ne convince e conferma) veniamo noi con questa mia addirvi.<br />
Pallotta: A dirvi<br />
Baldini : Addirvi. Una parola! Facciamo una plusvalenza grammaticale così (con la mano indica a Pallotta che addirvi è una parola sola) Addirvi! Una parola!<br />
Pallotta: (non capisce) A dirvi una parola<br />
Baldini: Che&#8230;<br />
Pallotta: Che!<br />
Baldini: Che! Scusate se sono pochi.<br />
Pallotta: Che&#8230;<br />
Baldini: Che, scusate se sono pochi, ma un milione di euro, punto e virgola, noi, noi ci fanno specie che quest&#8217;anno, una parola, quest&#8217;anno c&#8217;è stato una grande moria delle vacche, intesi come giocatori, e quelle poche rimaste, come voi ben sapete dobbiamo venderle e comprare due ronzini! Punto! Due punti!! Ma si, fai vedere che abbondiamo,al diavolo la plusvalenza di punteggiatura. Abbondandis in abbondandum. Questi soldi servono, questa soldi servono, questa soldi servono che voi vi consolate e decidiate di allenare la Roma. Scrivi presto!<br />
Pallotta: Con insalata. La fanno buona le mie sorelle..e le bruschette&#8230;mmmhh<br />
Baldini: Che voi vi consolate, che sorelle e che bruschette e insalate!<br />
Pallotta: Ah! Avevo capito con l&#8217;insalata.<br />
Baldini: (infastidito) E non mi far perdere il filo, che ce l&#8217;ho tutto qui, altrimenti devo rileggere Nietzsche o Platone.<br />
Pallotta: Avevo capito con l&#8217;insalata.<br />
Baldini: Dai dispiacere, dai dispiacere che avreta&#8230;che avrete&#8230;che avreta (riflette sulla correttezza della parola) e già, è femmina, è femminile, che avreta perché&#8230; (guarda Pallotta interrogativamente) perché?<br />
Pallotta: Non so!<br />
Baldini Che è non so?<br />
Pallotta: Perché che cosa? (Interrompendo la scrittura)<br />
Baldini: Ooooh!!Continua a scrivere, James, Perché…dai dispiaceri che avreta perché… è aggettivo qualificativo, no?! Perché dovete lasciare che vi vendiamo i migliori, che gli affaristi che siamo noi, medesimo di persona; (Pallotta si asciuga il sudore&#8230;) ma che stai facendo una faticata che ti asciughi il sudore? Sembri Nzonzi quando decide di camminare in campo&#8230;.che siamo noi medesimi di persona vi mandano questa proposta, perche&#8217; il giovanotto e&#8217; Pupone sì ma studia, che si deve prendere una laura&#8230;&#8230;..<br />
Pallotta: laura&#8230;.<br />
Baldini: laura. Che deve tenere la testa al solito posto, cioe&#8217;, non pensare solo alla serie tv su di lui o ai tornei di paddington..<br />
Pallotta: Cioe&#8217;&#8230;<br />
Baldini: Sul collo&#8230; e l&#8217;altro l&#8217;abbiamo fatto fuori perrchè privo di 104..Punto, punto e virgola, un punto e un punto e virgola.<br />
Pallotta: Troppa roba, si consuma l&#8217;inchiostro!<br />
Baldini: Lascia fare! Che poi dicono che noi siamo provinciali, che siamo tirati.<br />
Pallotta: Ma è troppo!<br />
Baldini: Salutandovi indistintamente&#8230; salutandovi indistintamente&#8230; sbrigati!!! Salutandovi indistintamente, i proprietari della As Roma che siamo noi&#8230;apri una parente e dici che siamo noi, i proprietari.<br />
Pallotta: Noi? Casomai io!<br />
Baldini: Ah James, ancora cò sta storia! Essere proprietario di qualcosa è uno stato d&#8217;animo. Hai aperto la parente? Chiudila!<br />
Pallotta: Ecco fatto.<br />
Baldini: Vuoi aggiungere qualcosa?<br />
Pallotta: Io, insomma, senza nulla a pretendere, se ci può fare uno sconto, se si accontenta di qualche giocatore rotto ma aggiustabile&#8230;.<br />
Baldini: In data odierna?<br />
Pallotta: Eh, ma poi?<br />
Baldini: Ma no, va bene&#8217;, si capisce.<br />
Pallotta: Si, si, si capisce.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scende la pioggia</title>
		<link>http://www.pensolibero.it/2019/05/27/scende-la-pioggia/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2019 17:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele De Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Pallotta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Piove, stasera, a Roma. Sull&#8217;Olimpico, sul Cupolone, sui cuori e negli animi del popolo giallorosso. Piove. Come se il cielo, commosso, voglia anche lui partecipare a questa festa triste. Forse vuole solo confondere le sue lacrime con quelle degli altri, oppure pudicamente coprire quelle di mister Ranieri, di Brunetto Conti, dell&#8217;altro capitano e bandiera spodestata, &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2019/05/27/scende-la-pioggia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Scende la pioggia</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Piove, stasera, a Roma.<br />
Sull&#8217;Olimpico, sul Cupolone, sui cuori e negli animi del popolo giallorosso.<br />
Piove.<span id="more-3844"></span><br />
Come se il cielo, commosso, voglia anche lui partecipare a questa festa triste.<br />
Forse vuole solo confondere le sue lacrime con quelle degli altri, oppure pudicamente coprire quelle di mister Ranieri, di Brunetto Conti, dell&#8217;altro capitano e bandiera spodestata, dei tifosi.<span class="text_exposed_show"><br />
Giusto così.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">E che copra allora anche le lacrime di DDR.<br />
Quegli occhi azzurri, quel volto segnato da 600 battaglie, quella barba che fa tanto di Leonida che urla &#8220;ROMA!!!&#8221;, quella vena che si gonfiava di amore e passione, meritano questa benedetta pioggia.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Che lava, purifica e nasconde.<br />
La rabbia, il dolore, la tristezza.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">E allora cadi, benedetta pioggia che ci fracidi gli abiti ma che nascondi bene quanto siamo semplici esseri umani.<br />
Cadi, benedetta pioggia, e nascondi le lacrime di DDR, del testaccino Ranieri agli applausi del pubblico, di Brunetto Marazico al pensiero che va via un altro suo &#8220;figlio&#8221;, del Pupone che perde il suo &#8220;fratello&#8221; e di noi tutti tifosi che vediamo ammainato un altro pezzo della nostra storia.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Perché tutti insieme, passato, presente e chissà che futuro, noi siamo la Roma.<br />
Coprile bene, le nostre lacrime, benedetta pioggia, perché te, mi viene da pensare, stasera ti manda un altro romanista.<br />
Che non ci avrebbe voluto vedere, noi, la Roma, piangere.<br />
Perché, come disse Dino Viola: <em>“La Roma non ha mai pianto e mai non piangerà: perché piange il debole, i forti non piangono mai”.</em></span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Facci apparire forti oltre la nostra debolezza, stasera.<br />
Cadi, benedetta pioggia.</span></p>
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		<title>Il greco</title>
		<link>http://www.pensolibero.it/2018/12/13/il-greco/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 21:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
		<category><![CDATA[Eusebio Di Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[James Pallotta]]></category>
		<category><![CDATA[Kostas Manolas]]></category>
		<category><![CDATA[Monchi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IL GRECO. Un greco, un discendente degli antichi Spartani. Solo lui poteva metterci la faccia e andare a chiedere silenziosamente scusa a quei 600 tifosi giallorossi, piccoli eroi che avevano sfidato il gelo di Pilzen , il costo e i disagi di un viaggio per assistere all&#8217;ennesima figura barbina di campioni pluripagati. Quei 600 stavano &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2018/12/13/il-greco/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Il greco</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div data-contents="true">
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="74r1l-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="74r1l-0-0"><span data-offset-key="74r1l-0-0"><span data-text="true">IL GRECO.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="ddjh6-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="ddjh6-0-0"><span data-offset-key="ddjh6-0-0"><span data-text="true">Un greco, un discendente degli antichi Spartani.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="1letl-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="1letl-0-0"><span data-offset-key="1letl-0-0"><span data-text="true">Solo lui poteva metterci la faccia e andare a chiedere silenziosamente scusa a quei 600 tifosi giallorossi, piccoli eroi che avevano sfidato il gelo di Pilzen , il costo e i disagi di un viaggio per assistere all&#8217;ennesima figura barbina di campioni pluripagati.</span></span></div>
</div>
</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="1letl-0-0"></div>
<p><span id="more-3802"></span></p>
<div data-contents="true">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4u9ke-0-0"><span data-offset-key="4u9ke-0-0"><span data-text="true">Quei 600 stavano contestando, inni di rabbia per un amore troppe volte tradito quest&#8217;anno, oppure come da 10 anni a questa parte.</span></span></div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="4u9ke-0-0"></div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="4lks1-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4lks1-0-0"><span data-offset-key="4lks1-0-0"><span data-text="true">Kostas Manolas è il greco, l&#8217;uomo solo di fronte ai suoi tifosi.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="efrua-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="efrua-0-0"><span data-offset-key="efrua-0-0"><span data-text="true">Non è un caso: giocò, con l&#8217;Olympiakos, e segnò procurandosi però una bruttissima ferita al volto. </span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="9vuv0-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="9vuv0-0-0"><span data-offset-key="9vuv0-0-0"><span data-text="true">Sostituito, si rifiutò di andare all&#8217;ospedale per seguire e incoraggiare i compagni dalla panchina. </span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="c71ov-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="c71ov-0-0"><span data-offset-key="c71ov-0-0"><span data-text="true">Il giorno dopo, però, fu operato perché lo scontro non gli aveva procurato una semplice ferita ma una serie di fratture che i medici curano impiantandogli delle placche metalliche.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="c71ov-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="aq9eo-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="aq9eo-0-0"><span data-offset-key="aq9eo-0-0"><span data-text="true">Oppure il Kostas Manolas che segna il goal decisivo contro il Barca e urla la sua gioia come un ossesso, con quegli occhi spiritati che da soli bastano a tagliare le gambe all&#8217;avversario.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="cjtni-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cjtni-0-0"><span data-offset-key="cjtni-0-0"><span data-text="true">Che ti dicono, inequivocabilmente, che tu puoi essere anche la miglior squadra della galassia, con un extraterrestre come Messi, ma che stasera «nun c&#8217;è trippa pe&#8217; gatti» </span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cjtni-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="6k8kk-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="6k8kk-0-0"><span data-offset-key="6k8kk-0-0"><span data-text="true">Certe cose le devi avere nel DNA.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="icou-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="icou-0-0"><span data-offset-key="icou-0-0"><span data-text="true">Come non le hanno alcuni assenti in quella foto.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="icou-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="49n6j-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="49n6j-0-0"><span data-offset-key="49n6j-0-0"><span data-text="true">L&#8217;asino di Lavinia, per esempio, mister contratto 3 milioni per non riuscire a crossare decentemente un pallone che sia uno, sempre pronto a promettere che la prossima partita sarà giocata come una finale.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="49n6j-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="7cb90-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="7cb90-0-0"><span data-offset-key="7cb90-0-0"><span data-text="true">Oppure quel ragazzino di 18 anni la cui partita è durata 10 minuti, che sta seguendo le orme non di Francesco Rocca nel ruolo ma quelle di Gigio Donnarumma nei comportamenti.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="8cf13-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8cf13-0-0"><span data-offset-key="8cf13-0-0"><span data-text="true">D&#8217;altronde anche lui è allievo del maestro Raiola.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="8cf13-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="2kach-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="2kach-0-0"><span data-offset-key="2kach-0-0"><span data-text="true">In quella foto non ci sono i campioni del mondo come Nzonzi, che forse sarebbe arrivato sotto quella curva per quanto lo stadio sarebbe stato svuotato.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="2m6eo-0-0"><span data-offset-key="2m6eo-0-0"><span data-text="true">Né Pastore troppo preso a trovare il suo posto nel presepe natalizio.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="5ebfu-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="5ebfu-0-0"><span data-offset-key="5ebfu-0-0"><span data-text="true">Non c&#8217;era Monchi, forse troppo occupato a inventarsi una altra delle sue perle di saggezza per meravigliare noi tifosi.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="31oai-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="31oai-0-0"><span data-offset-key="31oai-0-0"><span data-text="true">Non c&#8217;era Di Francesco, troppo impegnato all&#8217;anagrafe a cambiare il cognome in Di Sfacelo, anche se le colpe non sono mai le sue.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="31oai-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="2dn20-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="2dn20-0-0"><span data-offset-key="2dn20-0-0"><span data-text="true">Non c&#8217;era Jim Pallotta, il quale se ne ride delle contestazioni dalla lontana Boston.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="fvc5g-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="fvc5g-0-0"><span data-offset-key="fvc5g-0-0"><span data-text="true">Ecco, il presidente fa male a non rispettare quei 600 tifosi, che potrebbero anche decidere di non essere suoi clienti quando costruirà il suo mega galattico stadio.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="90smg-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="90smg-0-0"><span data-offset-key="90smg-0-0"><span data-text="true">La sua personale cartina di tornasole per giustificare anni di plusvalenze annunciate sostituite con acquisti da incubo, e figure barbine come Pilzen in quantità industriali.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="90smg-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="479p3-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="479p3-0-0"><span data-offset-key="479p3-0-0"><span data-text="true">Perchè questa Roma, in nome di numeri contabili e operazioni di finanza, è stata svuotata del cuore, della passione, del pathos.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="479p3-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="dm0kc-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="dm0kc-0-0"><span data-offset-key="dm0kc-0-0"><span data-text="true">Meno male che il greco le possiede ancora, queste cose.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="dm0kc-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="cf27l-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cf27l-0-0"><span data-offset-key="cf27l-0-0"><span data-text="true">Ecco perchè solo lui poteva essere là sotto, novello Leonida, a chiedere scusa a quei 600 eroi traditi da tutti quei discendenti di Efialte che bazzicano tra Trigoria e Boston.</span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="cf27l-0-0"></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="3ncdd" data-offset-key="bttrn-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="bttrn-0-0"><span data-offset-key="bttrn-0-0"><span data-text="true">Avanti, adagio, fanculo.</span></span></div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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