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	<title>PensoLibero.it &#187; Roberto bettega</title>
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		<title>PENNA BIANCA</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2021 13:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>PENNA BIANCA «Capelli grigi si qualcuno ne hai /È meglio avremo un po&#8217; più tempo» (Un nuovo amico &#8211; Riccardo Cocciante) Tra la fine degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio degli anni&#8217;80 gira in TV uno spot su un pettine colorante, il Color Comb, capace di dare una bella passata di scuro sulle capigliature più incanutite. &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2021/01/02/penna-bianca/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">PENNA BIANCA</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>PENNA BIANCA</b></p>
<p><b><i>«Capelli grigi si qualcuno ne hai /È meglio avremo un po&#8217; più tempo»</i><br />
(<i>Un nuovo amico &#8211; Riccardo Cocciante)</i></b></p>
<p align="LEFT">Tra la fine degli anni &#8217;70 e l&#8217;inizio degli anni&#8217;80 gira in TV uno spot su un <strong>pettine colorante</strong>, il Color Comb, capace di dare una bella passata di scuro sulle capigliature più incanutite.<span id="more-4713"></span></p>
<p align="LEFT">Una pubblicità destinata a diventare un must, come le famose scimmiette di mare (deliziose creature minuscole che si sarebbero ottenute versando delle bustine in acqua salata) pubblicizzate sulle pagine de L&#8217;intrepido e del Monello.</p>
<p align="LEFT">E se le scimmiette sono opinabili, meno lo è il testimonial che fornisce la chioma precocemente brizzolata allo spot del pettine colorante.</p>
<p align="LEFT">Parliamo di uno dei miglior goleador del calcio italiano, attaccante completo, quello che oggi verrebbe definito “attaccante moderno”, ovvero Roberto Bettega, conosciuto come “Bobby-gol” o, proprio per la precoce brizzolatura del capello, “Penna Bianca”.</p>
<p align="LEFT">Un tipino da 220 reti in più di 500 gare, tra Varese, Juventus e Nazionale, con una fugace apparizione a fine carriera tra i canadesi del Toronto Blizzard.</p>
<p align="LEFT"><i><b>«Lo stile Juventus? È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco» (Roberto Bettega)</b></i></p>
<p align="LEFT">E di famiglia Roberto se ne intende. E la Juventus è nel suo destino.</p>
<p align="LEFT">Papà Raimondo lavora come carrozziere alla Fiat di quegli Agnelli che hanno legato da sempre il loro nome alla squadra bianconera, mamma Orsola fa la maestra.</p>
<p align="LEFT">Entrambi sono veneti ma Roberto nasce nella periferia operaia di Torino dove mani incallite dal lavoro sono medaglie e i giusti insegnamenti sono corollario di una vita di sacrifici ma onesta.</p>
<p align="LEFT">Che ti permette anche qualche piccolo sfizio, ogni tanto.</p>
<p align="LEFT">Come assistere a un derby della mole, Juventus vs Torino, e decidere, bambino, che quella maglia bianconera sarà la tua fede per sempre.</p>
<p align="LEFT">Così Roberto entra nelle giovanili bianconere, segna e fa segnare in tutta la trafila calcistica, su di lui si posano gli occhi di tutti gli osservatori, e non solo per il fisico che già lo contraddistingue dai suoi coetanei.</p>
<p align="LEFT"><i>«Io dico che è nato attaccante. Se il fisico lo sorregge, può diventare una punta alla Charles»</i> l&#8217;investitura è di Mario Pedrale, il suo primo allenatore ed estimatore.</p>
<p align="LEFT">E che non sia una boutade lo dimostra il fatto che il primo a portarselo in prima squadra e a dargli fiducia, nel 1969-70, è uno straordinario intenditore di calcio e talenti, un tizio con i cromosomi da fuoriclasse del calcio, uno del nord estremo d&#8217;Europa, la Svezia, ma scaramantico e ironico come solo un italiano del Sud può esserlo: Nils Liedholm.</p>
<p align="LEFT">Lo porta con se a Varese, in serie B, e Roberto, nemmeno ventenne, lo ringrazia con 13 reti nella prima stagione da professionista, con annessa promozione in serie A e titolo di capocannoniere condiviso con Bonfanti e Braida.</p>
<p align="LEFT">Logico quindi che il suo exploit non passi inosservato agli occhi di un altro mito bianconero, quel Giampiero Boniperti, chiamato a guidare da presidente il club bianconero.</p>
<p align="LEFT">La strategia è chiara: affiancare a giocatori di esperienza, come Salvadore e Haller, giovani virgulti rampanti come Capello, Causio, Spinosi e, per l&#8217;appunto, Roberto Bettega.</p>
<p align="LEFT">Che già alla prima giornata del campionato 1970-71 fa capire di non voler essere una comparsa.</p>
<p align="LEFT">Il primo gol in Serie A lo segna al Catania e alla fine del campionato saranno di nuovo 13, come al primo anno in serie B.</p>
<p align="LEFT">Il secondo anno sembra essere addirittura ancora più esaltante, nelle prime 14 partite segna 10 gol, tra i quali un memorabile goal di tacco a Cudicini del Milan.</p>
<p align="LEFT"><i><b>« È il giorno più normale/ Ma io sto male, male» (Dammi solo un minuto &#8211; Pooh )</b></i></p>
<p align="LEFT">Il destino però è un temibile riscossore; può darti tanto, con mano benevole, e richiederti gli interessi, con ghigno beffardo.</p>
<p align="LEFT">Un domenica come le altre, un goal (stavolta alla Fiorentina)come tanti altri ai quali aveva abituato, una tosse che sembra come tante altre, frutto di freddo e gelo sui campi di allenamento e di gioco.</p>
<p align="LEFT">Invece è pleurite, Capodanno del 1972 in clinica e stagione calcistica finita, benché, con quei 10 goal segnati, Roberto possa definirsi Campione d&#8217;Italia a tutto tondo.</p>
<p align="LEFT">Forse da lì incominciano a brizzolarsi quei capelli che gli permetteranno, insieme all&#8217;acume tattico e la tecnica sopraffina, di farsi riconoscere subito in campo, di differenziarsi dagli altri come faceva da bambino con quei suoi 170 cm nelle giovanili bianconere.</p>
<p align="LEFT">Torna il campionato seguente per confermarsi Campione d&#8217;Italia da protagonista e nelle seguenti, tra tanti alti e pochissimi bassi (soprattutto caratteriali con gli allenatori), dimostra di essere un giocatore completo e non solo un vero cecchino d&#8217;area da rigore.</p>
<p align="LEFT">duetta con facilità con i suoi partner, fossero essi Anastasi, Boninsegna o Virdis, rifinisce l&#8217;azione da centrocampista e ripiega con umiltà.</p>
<p align="LEFT"><i><b>Occhio alla penna!</b></i></p>
<p align="LEFT">Roberto, come detto, rimane comunque un magnifico cecchino d&#8217;area da goal.</p>
<p align="LEFT">Sarà un caso, ma il suo soprannome Penna Bianca è condiviso con uno che del cecchino ne fece una professione, quel Sergente Carlos Hathcock che diventerà una leggenda fra i marines.</p>
<p align="LEFT">Colto, signorile e intelligente fuori campo, sul rettangolo di gioco Roberto diventa come il Carlos mimetizzato nella vegetazione asiatica: entrambi, quando “sparano”, si ritirano in una “bolla” di totale concentrazione, dedizione e sacrificio dove c&#8217;è spazio solo per ciò che intercorre fra loro e il bersaglio, fosse un viet cong oppure la rete di una porta di calcio.</p>
<p align="LEFT">Con Giovanni Trapanazioni, allenatore emergente destinato a diventare storia bianconera, e con le sue 17 reti, scucirà lo scudetto (alla fine saranno 7 in totale vinti, più 2 Coppe Italia)dal petto dei cugini granata e conquisterà la Coppa Uffa (primo trofeo internazionale della Juventus , con Bobby-goal a segno nella finale di ritorno nella bolgia di Bilbao).</p>
<p align="LEFT">E, soprattutto, si prende l&#8217;azzurro della nazionale, quella che Bernardini è chiamato a rifondare dopo il disastro di Germania &#8217;74.</p>
<p align="LEFT">Saranno 19 goal in appena 42 presenze, con goal memorabili come quello di testa a volo d&#8217;angelo contro gli albionici che ci regala il passaporto per il mondiale di Argentina, o come quello segnato, proprio in quella competizione, ai padroni di casa bianco celesti, futuri campioni del mondo.</p>
<p align="LEFT">Le poche presenze in azzurro hanno i confini della lunga malattia polmonare che ne ritardano il debutto e del tragico scontro (distacco del legamento collaterale-mediale del ginocchio sinistro) tra Penna Bianca e il portiere dell&#8217;Anderlecht Munaron che gli impedirà di rispondere presente al Mundial dell&#8217;82, dove il “Vecio” Bearzot lo aspetta, invano, sino all&#8217;ultimo.</p>
<p align="LEFT"><i>«Bettega è l&#8217;uomo decisivo di questa nazionale [&#8230;] Bettega non finisce mai di entusiasmarmi, fa prodezze che altri giocatori si sognano. »(</i>Enzo Bearzot)</p>
<p align="LEFT">Forse è destino di Roberto Bettega sfiorare l&#8217;impresa assoluta, come lo è stato non diventare campione del mondo nel 1982 oppure per ben due volte Campione d&#8217;Europa con la Juventus, perdendo due finali di Coppa Campioni con Ajax (1972-73) e Amburgo (1982-83, la sua ultima partita in bianconero), entrambe perse dopo una manciata di minuti!</p>
<p align="LEFT">Terminerà la carriera di calciatore in Canada, tornerà alla Juventus come dirigente in uno dei periodi più&#8242; drammatici per la società bianconera.</p>
<p align="LEFT">Noi degli anni &#8217;60 ricorderemo Roberto Bettega per i suoi goal, le acrobazie, le emozioni legate a quella chioma brizzolata.</p>
<p align="LEFT">Il pettine colorante, alla pari delle scimmiette di mare, sarà solo un simpatico orpello di gioventù&#8242;</p>
<p align="LEFT"><i><b>«La Juventus</b></i><i><b> </b></i><i><b>è stata una delle ragioni della mia vita. Amo questa squadra, questa società e questi colori» ( Roberto Bettega)</b></i></p>
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