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	<title>PensoLibero.it &#187; profughi</title>
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		<title>Come onde anomale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 21:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti astemi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Parte prima: tsunami! Cammino a piedi lungo una spiaggia dalla sabbia bianchissima, tanto bianca che il sole, riflettendosi sugli infinitesimali cristalli di silicio che la compongono, mi acceca , costringendomi a socchiudere gli occhi. La spiaggia è delimitata, sul lato interno, da una serie di piante da cocco e palme , piccoli cespugli di agave, &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/09/25/come-onde-anomale/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Come onde anomale</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2><em><strong>Parte prima: tsunami!</strong></em></h2>
<p>Cammino a piedi lungo una spiaggia dalla sabbia bianchissima, tanto bianca che il sole, riflettendosi sugli infinitesimali cristalli di silicio che la compongono, mi acceca , costringendomi a socchiudere gli occhi. <span id="more-1558"></span></p>
<p>La spiaggia è delimitata, sul lato interno, da una serie di piante da cocco e palme , piccoli cespugli di agave, e dietro questa sorta di recinzione vegetale, intravedo una strada asfaltata e un centro abitato. La piccola cittadina è sovrastata da un palazzo alto una cinquantina di metri, dalla forma quadrata e con una cupola a semicerchio come tetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal lato mare si ode il rumore delle onde che vanno ad infrangersi contro la barriera corallina, alzando fantastici spruzzi di acqua in cielo, a loro volta colpiti dai raggi solari che si divertono a dare le più diverse sfumature di colore a queste particelle d’acqua,dando talvolta l’impressione di aver di fronte un arcobaleno spezzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non riesco a riconoscere il posto per quanto mi sforzi di dare un nome, una collocazione ad esso. Non riconosco la spiaggia, le palme, il mare, la strada, la città . Mi sento spaesato, perduto, ma continuo a camminare lungo questa spiaggia bellissima, interminabile, nel silenzio assoluto, mio e del mondo che mi circonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Non riesco a capire dove sono, perché, ma capisco chi è che mi stringe ora la mano. Le sue dita ,lunghe e affusolate, le sue piccole asperità callose: quelle mani le saprei riconoscere anche bendato,anche al buio, sono quelle di Adila. Mia moglie!</p>
<p style="text-align: justify;">Mi volto verso di lei, le sorrido e lei risponde al mio sorriso, guardandomi con quei magnifici occhi color verde acqua. Vorrei chiederle qualcosa, ma non riesco a pronunciare parola,e anche Adila sembra non voler parlare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma va bene anche così, siamo vicini, mano nella mano, e continuiamo a camminare, ora lungo il bagnasciuga della spiaggia. Mi può bastare.</p>
<p style="text-align: justify;">Piccole onde, residui delle correnti marine che riescono ad attraversare la barriera corallina,arrivano sino ai nostri piedi scalzi, lambendoli dolcemente. Trascinano, nel loro venire e ritornare da e verso il mare, piccoli ciottoli e gusci di conchiglie. Continuiamo a camminare, sempre in silenzio, sempre mano nella mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in pace. Con noi stessi. Con il mondo intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la natura non è in pace con noi! D’un tratto odo come un rombo che proviene da lontano, un rumore sordo e cupo, quasi simile al mormorio di un tuono estivo,solo amplificato più volte. Ora ho i sensi allertati, qualcosa mi dice che il fragile equilibrio della quiete è stato spezzato, da qualcosa o da qualcuno che però ancora non riesco a determinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi guardo attorno,cerco di capire, di trarre un segno rivelatore da ciò che mi circonda. Mi volto di nuovo verso il mare e solo allora un terribile pensiero incomincia ad affiorarmi nel cervello. Il fondale della laguna, formata dalla barriera corallina, si è come prosciugato, o per meglio dire sembra come se le acque si fossero ritirate, lasciando una pozza d’acqua, dove prima era mare , per decine e decine di metri. Vi sguazzano pesci già boccheggianti, in una letale agonia come strangolati da mani invisibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Capisco subito cosa sta succedendo, ora ho la giusta cognizione di ciò che si sta abbattendo su di noi: è in arrivo un onda anomala, quella che i giapponesi chiamano <em><strong>“tsunami”!</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Non ne ho mai visto una, ma ho letto e ascoltato molto su di loro e sui segni che le precedono. Intuisco che su quella spiaggia siamo in grande pericolo e che dobbiamo trovare al più presto un rifugio.</p>
<p style="text-align: justify;">Incomincio a correre verso il ciglio della strada ,oltre le palme da cocco e le mangrovie, trascinandomi Adila come un fantoccio. Lei mi guarda per un attimo sorpresa. Poi, come se avesse avuto improvvisamente la mia stessa idea, incomincia a non essere più solo un burattino lanciato in una folle corsa, ma sincronizza i suoi movimenti con i miei, con un unico scopo: allontanarsi da quella spiaggia maledetta!</p>
<p style="text-align: justify;">Mi volto un attimo indietro e vedo il mare rigonfiarsi oltre il bordo esterno della barriera corallina. Sale sempre più su, con un indomita ferocia, aumentando improvvisamente la velocità.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuiamo a correre sino a raggiungere il retro della spiaggia in direzione della strada maestra. Sembriamo possedere anche noi una velocità prodigiosa! Cerchiamo rifugio tra i primi abitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre fuggiamo l’onda rotola oltre la barriera corallina e invade la spiaggia, raggiungendo le palme da cocco e abbattendole come fuscelli.</p>
<p style="text-align: justify;">L’acqua invade le strade, travolge persone, animali, macchine e, man mano,rinforzata da altre ondate, posso osservare, nel defluire delle acque, persone che si sbracciano, inermi, mentre vengono risucchiate dall’oceano come ghermite da un mostro composto di liquida materia.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che il peggio sia passato, che siamo salvi, ma Adila , sempre senza parlare,mi fa voltare di nuovo verso il mare. Il peggio deve ancora venire! Quello che vedo è uno spettacolo allo stesso tempo orrendo e affascinante.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tondeggiante muraglia d’acqua, alta una trentina di metri, avanza inesorabilmente!<br />
Tutt’intorno a noi,urla di orrore e disperazione, un fuggi fuggi generale,per cercare un rifugio, qualcosa che salvi da quel mostro d’acqua. Il suo approssimarsi è annunciato con un boato simile al ruggito di un leone che, affamato,cerca le sue prede.</p>
<p style="text-align: justify;">Intravedo l’entrata di quella palazzina alta che avevo visto dalla spiaggia. Dobbiamo andare là e salire sul tetto. Corriamo, corriamo, con quanta forza abbiamo nelle gambe e quanto fiato possediamo nei polmoni.</p>
<p style="text-align: justify;">La muraglia d’acqua si abbatte dietro di noi, invadendo la prima linea di abitato. Un mostro inarrestabile. Eppure, per qualche motivo che mi sfugge, sembra andare a rilento, quasi a voler giocare con me e Adila come il gatto con il topo.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno a noi sento il rumore di legno spezzato, di mura che crollano, di lamiere che si contorcono. Mentre scappiamo, mi volto, vedo un cottage divelto dalle sue fondamenta e trascinato dalle vorticose acque che si stanno riversando nella città. Poi il soffitto del cottage crolla e la casa incomincia a disintegrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Palme di cocco divelte, assi di legno, persone, auto, tutti mischiati in un unico orrendo calderone, fatto di acqua, fango, legno, cemento,sangue, ossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Entriamo nel palazzo Altre persone hanno avuto la nostra stessa idea, e arrancano sulle scale che salgono girando intorno alle quattro mura perimetrali. Che strano palazzo, penso.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno non ha appartamenti ma solo rampe di scale che lo percorrono tutt’intorno.<br />
Ma non è questo il momento di pensare all’architettura,dobbiamo raggiungere il tetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto l’acqua dello tsunami penetra anche all’interno del palazzo; e sale, sale sempre più di livello. Le scale inferiori sono già coperte e l’acqua cresce con una violenza incredibile, rabbiosa, quasi che avesse una forza intellettiva tutta sua che la inciti a scovarci, ghermirci, affogarci.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedo persone sotto di noi che scompaiono fra quei ribollenti flutti. Urla di disperazione ; braccia, gambe, teste che scompaiono nell’acqua per poi fugacemente riaffiorare, lottare, per poi scomparire definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Salire, non fermarsi, andare più sopra, sempre più: questo l’ordine silenzioso di mente a gambe, mentre la disperazione cerca di invadere il resto del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Adila richiama la mia attenzione facendomi pressione sul braccio. Mi volto e lei mi indica il basso:all’orrore si aggiunge altro orrore.<br />
Lungo la tromba delle scale, insieme al livello dell’acqua , uniti da una ancestrale alleanza naturale, quasi come il cavaliere e il suo cavallo, ecco sopraggiungere uno squalo bianco,forse il più grande che si sia mai visto. E’ irreale,lo so, ma è lì ! Ha le fauci spalancate, i denti aguzzi, le larghe mascelle aperte che mostrano tracce di brandelli umani,vestiti, sangue.Che Allah ci salvi!</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre sale,trasportato in su dall’accrescere delle acque, in quella sorta d’imbuto che è il palazzo, , afferra tutte le persone che trova sul suo cammino. Mordi, stringi, mordi: un inarrestabile macchina di morte!</p>
<p style="text-align: justify;">Mi accorgo ,con grande orrore, che, per quanto arranchiamo su quelle scale, la rapidità con cui salgono le acque e con essa il nostro nuovo nemico è troppo superiore alle nostre forze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sento l’acqua alle caviglia.<br />
Il muso dello squalo è a pochi metri da noi, siamo finiti, non raggiungeremo mai il tetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso a Adila e sento che devo fare un ultimo ulteriore tentativo, ma ho le gambe pesanti, qualcosa non risponde più adeguatamente agli impulsi del mio cervello. Forse si è arresa, la mia mente,prima di me, impotente di fronte a cotanta devastazione!</p>
<p style="text-align: justify;">La spalla, sento afferrarmi alla spalla! Lo squalo deve avermi raggiunto; se solo potessi impedire che Adila diventasse a sua volta cibo per quel mostro bianco!</p>
<h2 style="text-align: justify;"><em><strong>Parte seconda: il viaggio</strong></em></h2>
<p>“Avanti Bashir, alzati. Il sole è tramontato da tempo e dobbiamo salire sulla barca!”<br />
La voce di Adila mi rimbomba nelle orecchie, come se invece di avere nella gola delle normali corde vocali avesse delle campane di qualche cattedrale. La sua mano scuote la mia spalla, proprio dove lo squalo mi ha addentato. O almeno credo!</p>
<p>Apro prima un occhio e poi l’altro e osservo la figura esile di mia moglie stagliarsi al fianco del nostro giaciglio.<br />
Una coperta gettata a terra in una fetida baracca di argilla e fango, divisa con altri disperati. Alcuni li conosciamo, altri hanno con noi in comune la disperazione. Ciò basta ad affratellarci tutti.</p>
<p>Il mercante di carne umana ha fretta. Scalcia senza remore i più lenti ad alzarsi. La notte sta sopraggiungendo ed è il momento ideale per mettersi in mare. Sfuggiti alle motovedette libiche, in una decina di ore dovremmo essere in un altro paese. Forse l’inizio di un&#8217;altra vita.</p>
<p>Riesco faticosamente a sollevarmi con la schiena verso il muro dove abbiamo addossato la coperta. Mi guardo attorno cercando di mettere a fuoco la stanza,l’ambiente che ho attorno. L’olfatto mi porta l’odore di pelli sudate. E di paura, di disperazione.</p>
<p>Farfuglio solo poche parole:<br />
<em><strong>“Lo tsunami, Adila. Lo squalo…..”</strong></em><br />
<em><strong>“E’ tutto a posto, Bashir. E’ solo un brutto sogno”</strong></em><br />
Inshallah, Adila deve aver ragione:lo tsunami, la spiaggia,la città distrutta, lo squalo,sono solo frutto della mia fase onirica!</p>
<p><em><strong>“Mi dispiace Adila, ma il sonno mi ha vinto”</strong></em><br />
<em><strong>“Già, me ne sono accorta,ma tra poco ci penserà la brezza di mare a risvegliarti!”</strong></em><br />
Solo ora mi accorgo della tazza che mi porge Adila. C’è del <em><strong>qahwa</strong></em>, il caffè arabo, ottenuto da una <em><strong>dallah</strong> </em>che poggia sulla brace accesa al centro della stanza.</p>
<p>Mi alzo , ancora non perfettamente lucido, Le gambe non mi sembrano tanto ferme e la testa , dal dolore, mi sembra essere un’incudine percossa da un poderoso martello! Un senso di inquietudine mi pervade. Una paura ancestrale. Ma non posso farla trasparire. Non con Adila. Lì fuori, oltre quel mare, c’è il nostro futuro!</p>
<p>Per Allah, può un semplice sogno, per quanto terribile, ridurre in queste condizioni?</p>
<h2><em><strong>Parte terza: alla stazione</strong></em></h2>
<p>Notiziario della Rai del 19 aprile 2015:<br />
<em><strong>“Un peschereccio si è capovolto a nord della costa libica mentre un mercantile si avvicinava per i soccorsi. Secondo un sopravvissuto le vittime sarebbero oltre 900, di cui 50 bambini: &#8220;Centinaia chiusi nella stiva&#8221;. Polemica politica, Salvini attacca. Il cordoglio del Papa. Mogherini: &#8220;L&#8217;Ue affronti questi drammi senza indugio&#8221;. Finora 24 le salme recuperate. Vertice d&#8217;emergenza a Palazzo Chigi, un superstite già ricoverato a Catania. I soccorritori: &#8220;Si vedono solo detriti e nafta&#8221;</strong></em></p>
<p>Youssef è siriano. Come Bashir e Adila. E’ il fratello maggiore di Bashir, partito un mese prima. E’ alla stazione ferroviaria di Milano, insieme a centinaia di altri migranti. Aspettano un treno che li porti in Germania, in Svezia,dovunque possano avere un futuro.</p>
<p>Dormono sulle pensiline, per terra e mangiano quello che pochi volontari riescono a procurare insieme alle razioni offerte dallo Stato italiano. Sta guardando il notiziario attraverso un televisore esposto in una vetrina di un negozio di elettrodomestici.</p>
<p>Una lacrima gli esce dagli occhi. La prima di tante altre. Come piccole onde anomale solcano la sua faccia segnata dalle rughe.</p>
<p>di <a href="http://www.pensolibero.it/">Antonio Mattera</a></p>
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		<title>Buchenwald ospita i profughi!</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2015/09/14/buchenwald-ospita-i-profughi/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 18:09:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma » La legge della conservazione della massa deve essere ben nota in Germania, visto che, alla bisogna, l&#8217;ex campo di concentramento di Buchenwald sembra che sia destinato a raccogliere 21 profughi. Certo, sono lontani i tempi in cui in quel campo venivano compiute le piu&#8217; disumane efferatezze  &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/09/14/buchenwald-ospita-i-profughi/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Buchenwald ospita i profughi!</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma »</strong></em></p>
<p>La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Buchenwald" target="_blank"><b>legge della conservazione della massa</b> <span style="color: #000000;">deve essere ben nota in Germania, visto che, alla bisogna, l&#8217;ex campo di concentramento di Buchenwald sembra che sia destinato a raccogliere 21 profughi.</span> </a><span id="more-1402"></span></p>
<p>Certo, sono lontani i tempi in cui in quel campo venivano compiute le piu&#8217; disumane efferatezze  sui prigionieri ebrei e non. Ma, dopo la gaffe della Merkel con la bambina palestinese, questa, sinceramente se la potevano risparmiare ,i tedeschi!</p>
<p>Certo, dopo il parziale passo indietro (dallo slogan &#8221; ne accogliamo 500mila all&#8217;anno&#8221; alla chiusura temporanea delle frontiere con l&#8217;Austria), la speranza è che la Germania non applichi un altro detto, meno scientifico : &#8221; chi ben comincia è a metà dell&#8217;opera&#8221;!</p>
<p><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Germania-profughi-ospitati-ex-campo-di-concentramento-di-Buchenwald-polemiche-di-Israele-5f2a50d6-27f1-4bbb-9bdd-f6f4b51d38c6.html?refresh_ce" target="_blank">http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Germania-profughi-ospitati-ex-campo-di-concentramento-di-Buchenwald-polemiche-di-Israele-5f2a50d6-27f1-4bbb-9bdd-f6f4b51d38c6.html?refresh_ce</a></p>
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		<title>E&#8217; vero razzismo?</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2015 21:06:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; vero razzismo quello che si sta insinuando subdolamente nel tessuto della società italiana? Oppure non è altro che una forma di autodifesa, una mutazione endemica del nostro DNA sociale? Questo paese non è nuovo a forme di razzismo che non hanno però niente a che fare con la consapevolezza fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/08/17/e-vero-razzismo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">E&#8217; vero razzismo?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero razzismo quello che si sta insinuando subdolamente nel tessuto della società italiana? Oppure non è altro che una forma di autodifesa, una mutazione endemica del nostro DNA sociale? <span id="more-1254"></span></p>
<p>Questo paese non è nuovo a forme di razzismo che non hanno però niente a che fare con la consapevolezza fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente «superiori», destinate al comando, e di altre «inferiori», destinate alla sottomissione. Noi abbiamo sofferto di un razzismo <strong>&#8220;ideologico&#8221;,</strong> quasi imposto, come lo fu quello delle leggi razziali contro gli ebrei. Soffriamo di un razzismo  <strong>&#8220;storico&#8221;</strong> quando dividiamo la questione meridionale da quella nazionale. Persino nelle nostre fasi colonizzatrici, pur offrendo casi di autentico orrore militare, abbiamo lasciato, in quei paesi, molto di quello che abbiamo depredato in termini di città, ospedali, scuole, infrastrutture. Civiltà.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/images1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1255" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/images1-300x139.jpg" alt="images" width="300" height="139" /></a></p>
<p>Ma il vero, crudo,becero, razzismo, quello che ha le sue radici nella errata concezione della genetica delle popolazioni, nel culto del <strong>&#8220;manifesto della razza&#8221;</strong>, nel colore e nell&#8217;odore della pelle, nel disprezzo e nella intolleranza,  non credo che ci appartenga. Appartiene ad altri paesi come la Germania, razzista con tutti, o Israele, razzista con i veri proprietari di quelle che oggi chiama &#8220;suoi&#8221; territori. In parte appartiene i paesi anglofoni,alcuni con una storica puzza sotto il naso, altri che nello schiavismo e nella conquista hanno fondato la loro fortuna.   Eppure, in Italia, oggi sembra che non sia così, e la questione immigrazione divide questo paese come non mai negli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/Lampedusa_migranti_barconi.jpg"><img class="size-medium wp-image-1256" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/Lampedusa_migranti_barconi-300x200.jpg" alt="Foto Vincenzo Leonardi - LaPresse 07-10-2013 Lampedusa (Italia) Cronaca Tragedia a Lampedusa, un altro viaggio della speranza finito in tragedia Nella foto: il cimitero dei barconi Photo Vincenzo Leonardi - LaPresse 07, October 2013 Lampedusa (Italy) News Lampedusa, one of the worst tragedies involving African migrants trying to reach Europe In the pic: boat cemetery" width="300" height="200" /></a></p>
<p>La questione immigrazione, la ribellione di alcuni sindaci sulle quote accoglienza, l&#8217;intervento a piedi uniti della Santa Chiesa, le tremebonde posizioni di un governo come non mai estromesso dai tavoli decisionali non solo europei e l&#8217;incapacità di farci riconoscere per la nazione che siamo ai nostri interlocutori, ebbene,questi sono tutti elementi che, uniti, costituiscono un formidabile detonatore per una bomba a tempo. Non si sa quando, ma scoppierà, se la miccia non viene spenta prima.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/italia_razzismo.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1257" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/italia_razzismo-300x239.jpeg" alt="italia_razzismo" width="300" height="239" /></a></p>
<p>Eppure continuo a pensare che non sia razzismo questo. O che almeno sia un razzismo  di &#8220;riflesso&#8221;.  La vera polveriera, la Santa Barbara di tutti i nostri problemi, è composta dal voler, volutamente, ignorare cosa succede quando hai  un paese che da anni combatte una crisi economica senza fine, quando hai i pensionati che rovistano fra i bidoni della spazzatura, quando hai i disabili ai quali ogni giorno assicuri qualcosa in meno in termini di vivibilità, quando hai centinaia di imprenditori e operai che si suicidano, quando hai anziani e malati che affrontano tagli alla sanità, quando hai migliaia di sfrattati che vivono in auto o nei sottopassaggi, puoi permetterti di guardarti intorno e cercare di risolvere altri problemi, ignorando quelli che hai già?</p>
<p>E&#8217; questo il razzismo di &#8220;riflesso&#8221; che ora conosce l&#8217;Italia. Un popolo allo stremo rischia di dimenticarsi di ogni principio di accoglienza e aiuto, princìpi altre volte dimostrati abbondantemente, perchè a sua volta si sente abbandonato e castigato!  <a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/index1.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1258 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/index1.jpg" alt="index" width="362" height="139" /></a></p>
<p>E  l&#8217;uso del vocabolario non ci aiuta. Si parla di &#8220;<strong>tolleranza</strong>&#8221; , ma in verità non si dovrebbe &#8220;<strong>tollerare</strong>&#8220;, che sa quasi di sopportazione, ma imparare a<strong> &#8220;rispettare&#8221;</strong>, molto meglio. Poi anche imparare dalla &#8220;<strong>diversità&#8221;</strong> ma questo è un&#8217;altro discorso, utopistico anche se necessario, vista la situazione in cui ci siamo ficcati. Errato parlare di  &#8220;<strong>uniformarsi</strong>&#8220;,  quasi costrittivamente, vedi crocifissi e presepi vari, soffocando il proprio modo di essere, la propria cultura, le proprie peculiarità o, peggio ancora, schiacciando quelle dell’altro. Parliamo di <strong>&#8220;integrazione&#8221;</strong> senza capire che la libertà di uno non può incominciare dove termina quella di un altro. Si parla di &#8220;<strong>globalizzazione</strong>&#8221; senza considerare che se tale deve essere , deve, per forza di cosa, puntare ai modelli migliori e non a quelli peggiori, Cina docet.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/dormitori-abusivi-capannone-cinese-blitz1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1259" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/dormitori-abusivi-capannone-cinese-blitz1-300x225.jpg" alt="dormitori-abusivi-capannone-cinese-blitz1" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A questo vocabolario dell&#8217;<strong>ipocrisia</strong> contrapponiamo decine di migliaia di migranti che varcano, a prezzo carissimo di soldi ma anche di vita umane perse, un mare diventato un cimitero senza lapidi. Arrivano sul nostro territorio in fuga da un passato orribile e in cerca di un futuro ingannevolmente migliore. Parliamo di rifugiati e richiedenti asilo, di profughi, facendo volutamente finta di ignorare che in realtà sono molto di piu&#8217; i clandestini che solcano il nostro territorio e che vivono in condizioni miserevoli, tante facce e nessun nome, fantasmi volutamente dimenticati. Ignoriamo l&#8217;aumento della delinquenza ad essi correlata e le nuove forme di schiavismo alle quali non solo assoggettiamo le loro persone ma anche noi stessi, con una concorrenza su alcuni campi, come quello retributivo, che non possiamo sostenere come italiani. Ignoriamo decine di piccole aziende italiane che chiudono per poi riaprire con nuovi proprietari orientali, salvo riscoprirle quando poco fatalmente prendono fuoco alcuni capannoni  e tragicamente veniamo a conoscenza di storie di ormai comune degrado civile e sociale. <a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/dormitori-abusivi-capannone-cinese-blitz11.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1260" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/dormitori-abusivi-capannone-cinese-blitz11-300x225.jpg" alt="dormitori-abusivi-capannone-cinese-blitz1" width="300" height="225" /></a>Quel degrado civile e sociale che vediamo nelle stazioni dove vengono ammassati i profughi in attesa chissà di cosa. Oppure sulle scogliere di Ventimiglia. Oppure nei campi rom, dove la mancanza di adeguati controlli e la certezza di giuste pene per chi delinque li rende invivibili al pari di zone tutte italiane come <strong>Scampia</strong> a Napoli o lo &#8220;<strong>Zen</strong>&#8221; di Palermo. Quartieri malfamati, come sono malfamate alcune cooperative, enti, politici e faccendieri vari che ci marciano sugli aiuti ai migranti. Quelle stesse entità che ci marciano anche sulla lotta per gli alloggi popolari per gli italiani, eterno ricettacolo di voti.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/migranti-alla-stazione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1261" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/migranti-alla-stazione.jpg" alt="migranti alla stazione" width="275" height="183" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io continuo a pensare (e a sperare che sia così) che l&#8217;Italia non sia un paese realmente razzista, nel senso puro della parola. Che corra il rischio di diventarlo, questo sì, perchè &#8220;indotto&#8221;.  Perchè forse  oggi, in Italia, il razzismo vero non è questione di pelle, di bianco e nero, di odore , ma di ricco e povero. Lo si vede, lo si percepisce, lo si prova persino nelle istituzioni che per prime dovrebbero porre su un piano paritario tutti, come nella scuola, dove c&#8217;è il bambino che non ha i libri, o chi ha solo le fotocopie, e chi ha lo zaino firmato. La differenza si vede, eccome. Dovremmo, invece, esser messi nelle condizioni di  partire tutti dalla stessa riga di partenza, magari chi con le scarpe piu nuove  e chi meno, ma nessuno dovrebbe partire qualche metro più indietro degli altri. Ne l&#8217;italiano, ne l&#8217;immigrato.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/razzismo_online.jpg"><img class="size-medium wp-image-1262" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/08/razzismo_online-300x200.jpg" alt="multiracial fist to fist agreement (isolated on white)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>E allora il razzismo, se tale è,  andrebbe a farsi fottere.</p>
<p>di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Mattera Antonio</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ungheria o Europa?</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2015 20:41:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8216;‪‎Ungheria‬ viola i diritti umani, fa viaggiare migranti in vagoni con porte sigillate diretti verso campi profughi.Oppure è l&#8217;Europa che viola i diritti dei migranti incoraggiandoli a venire,nel nome del buonismo piu esasperato,  ammassandoli poi come bestie sulle scogliere francesi, nelle stazioni milanesi, sulle coste del Marocco o respingendoli in Austria, Belgio e Germania, o &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/07/24/ungheria-o-europa/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Ungheria o Europa?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/24/ungheria-migranti-stipati-nel-treno-viaggio-a-porte-chiuse-per-evitarne-la-fuga/1903019/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/24/ungheria-migranti-stipati-nel-treno-viaggio-a-porte-chiuse-per-evitarne-la-fuga/1903019/</a></p>
<p><div style="padding:10px;margin-bottom: 18px;color: #b94a48;background-color: #f2dede;border: 1px solid #eed3d7; text-shadow: 0 1px 0 rgba(255, 255, 255, 0.5);-webkit-border-radius: 4px;-moz-border-radius: 4px;border-radius: 4px;">Finchè non accetti i cookie non potrai visualizzare questo contenuto!</div></p>
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