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	<title>PensoLibero.it &#187; doping</title>
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		<title>FERRUCCIO, IL MAZZOLA SCOMODO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 21:59:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>IL “MAZZOLINO” «La verità/Arriva quando vuole, la verità/ La verità non ha bisogno mai di scuse/ La verità/ La verità è fatale, la verità/ La verità è che tutti possono sbagliare/ Devi sapere da che parte stare/ La verità fa male» (La verità- Vasco Rossi) Il 7 maggio 2013 , 64 anni e tre giorni &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/01/ferruccio-il-mazzola-scomodo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">FERRUCCIO, IL MAZZOLA SCOMODO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>IL “MAZZOLINO”</b></p>
<p><i>«La verità/Arriva quando vuole, la verità/ La verità non ha bisogno mai di scuse/ La verità/ La verità è fatale, la verità/ La verità è che tutti possono sbagliare/ Devi sapere da che parte stare/ La verità fa male»</i> (La verità- Vasco Rossi)</p>
<p>Il 7 maggio 2013 , 64 anni e tre giorni dopo la tragedia di Superga ( i numeri e le date nel calcio sono molto più di semplici corsi e ricorsi, sembrano seguire una sequenza di fato), si è spento Ferruccio Mazzola, figlio del grande Valentino che morì in quella tragedia insieme a una schiera di magnifici campioni.<span id="more-4476"></span></p>
<p>Quindi, di fatto, Ferruccio è anche fratello del più noto Sandro, il “Baffo”, gloria calcistica nazionale e dell&#8217;Inter .</p>
<p>Mezzala o interno dalle buone qualità, il suo limite più grande forse non fu nella capacità tecnica e tattica, ma nel cognome doppiamente ingombrante che portava.</p>
<p>Non bastasse il padre, come metro di giudizio, Ferruccio doveva confrontarsi anche con il più celebre fratello.</p>
<p>Proprio per distinguerlo dagli altri due gli affibbiano il nomignolo di “Mazzolino”.</p>
<p>Ciò, però, non gli proibì, a cavallo fra gli anni &#8217;60 e &#8217;70, di fare la sua discreta carriera, in serie A e B, con Inter, Venezia, Lecco, Fiorentina e Lazio, con al quale arrivò a vincere lo scudetto del 1973-74, pur senza mai scendere in campo.</p>
<p>Chiuse la carriera concedendosi l&#8217;esperienza americana con l&#8217; Hartford Bicentellians.</p>
<p>Una trentina di reti in carriera, ma quello più importante lo segnò quando appese gli scarpini ai chiodi.</p>
<p>O forse fu un autorete.</p>
<p>Dipende dai punti di vista, in un mondo, quello del calcio, dove la luce abbagliante di gesti tecnici e prodezze, successi e sconfitte, soldi e donne, hanno sempre un ombra, creata dalla stessa luce, fatta di errori e orrori, pratiche oscure e maneggi inconfessati.</p>
<p>In quell&#8217;ombra l&#8217;eroe e l&#8217;antieroe si confondono, si mescolano in qualcosa dai contorni indefiniti e gente come Ferruccio può segnare un goal oppure siglare la più clamorosa dell&#8217;autorete.</p>
<p>Dipende, più che dal tempo che dovrebbe recar giustizia, dalla percezione che ne avrà il tifoso, l&#8217;unico vero giudice incontrastato.</p>
<p><b>STORIA DI PILLOLE E CAFFE&#8217;</b></p>
<p>«<i>Ho visto l&#8217;allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno &#8216;il caffè&#8217; di Herrera divenne una prassi all&#8217;Inter. Non so con certezza cosa ci fosse dentro, credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Mio fratello ha paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri. E tutti quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, temono di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in TV, e così via». </i></p>
<p>Il goal di Ferruccio, o se preferite l&#8217;autorete, si sviluppa attraverso la trama di gioco di un libro (“Il terzo incomodo” scritto di suo pugno), l&#8217;assist di un intervista, l&#8217;intervento finale, bello o maledetto, di chi racconta verità scomode, buie, dolorose.<br />
Se ci fosse un pubblico ad applaudire quel goal, probabilmente sarebbe formato dagli Armando Picchi, dai Giuliano Taccola, dai Bruno Beatrice, dai Saltutti, Ferrante, Mattolini, Longoni, Lombardi e Galdiolo fino a Giovanni Bertini, tutti morti in maniera “strana”.</p>
<p>Dal 1960 a oggi sono quasi 50 gli ex calciatori morti a causa della Sla, acronimo di Sclerosi laterale amiotrofica, senza contare quelli deceduti per tumore o altre problematiche che lasciano pensare.</p>
<p><span style="font-size: medium;">Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco qui ci sono talmente tanti indizi che impossibile non pensare che quelle pasticche sciolte nel caffè non siano da considerarsi prove.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non solo doping, ma anche calcio scommesse,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Qualcuno dice che sia la rabbia e un senso di frustrazione a farlo parlare del mondo del calcio in quel modo, una meditata vendetta contro il sistema più che contro Tizio o Caio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Forse è solo l&#8217;ennesimo grido di dolore rimasto inascoltato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Forse è un consiglio sussurrato all&#8217;orecchio di quei tanti giovani che si approcciano al calcio: divertitevi, non cercate la gloria, l&#8217;effimero del tutto e subito a qualsiasi costo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli faranno causa in tanti, come Massimo Moratti, chiedendo risarcimenti miliardari, ma lui ne esce sempre vincitore perché, come sentenziano i giudici : «</span><span style="font-size: medium;"><i>Non è dato in effetti rinvenire alcun intento diffamatorio, né espressioni sconvenienti o offensive, né nei confronti della società attrice di cui non viene fornita un&#8217;immagine negativa, né dei suoi dirigenti, essendosi gli autori limitati a raccontare fatti &#8211; tra i quali il doping, il calcio scommesse, le partite combinate &#8211; ai quali in specie il Mazzola ha assistito o dei quali è venuto a conoscenza negli anni della sua attività».</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se ne andrà pochi anni dopo, anche lui colpito da un male, un anno prima lo ha preceduto Carlo Petrini, altro dannato del calcio, non quello inventore dello slow-food.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ferruccio se ne va da galantuomo nella vita e da emarginato dal calcio, fragile nella sua onestà.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><b>UN GOAL COME UN &#8216;AUTORETE</b></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;">Con quella sentenza, forse, Ferruccio il suo goal più importante lo ha segnato, ma lascia questo mondo con la consapevolezza di chi passerà alla storia per aver sputato nel piatto dove ha mangiato, il Niccolai dei moralisti, quello che si è reso autore di una clamorosa autorete nel pianeta dorato del Dio Pallone.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non è il 7 maggio 2013, 64 anni e tre giorni dopo suo padre Valentino, che su Ferruccio Mazzola si posa una lastra di marmo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In verità è accaduto anni prima, allorché è stato sepolto, indesiderato e inascoltato, sotto mura fatte di silenzio e convenienza, di ipocrisia e ignavia, rendendolo oramai un uomo stanco, amareggiato e disilluso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Allontanandolo dal più celebre fratello, Sandro, quello più bravo, quello più fico, che non gli perdonerà quel libro, quelle interviste, salvo poi redimerlo post mortem.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«<em>Quelle cose, il caffè, le pasticche, sono vere</em>» ammette , aggiungendo particolari raggelanti come i valori sballati, giramenti di testa sospetti, medici obiettori e medici consenzienti, oggi Sandro, alla bella età di 73 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un età che permette a tutti di diventare più saggi e meno calcolatori, anche in virtù del fatto che hai solide speranze di rincontrare Ferruccio, non a breve (che il Dio Pallone ci preservi lui e tutta una schiatta di più o meno campioni, testimoni di un calcio che non esiste più), ma nemmeno un tanto lontano futuro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E allora, forse, hai voglia di guardarlo negli occhi senza vergogna,ammettendo che in questo “Mazzolino” è stato più campione di te.</span></p>
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		<title>LE VOLPI DEL DESERTO TRA GLORIA E DOLORE</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2020 11:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[campionati mondiali di calcio]]></category>
		<category><![CDATA[doping]]></category>
		<category><![CDATA[Espana 1982]]></category>
		<category><![CDATA[Rabah Madjer]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LE VOLPI DEL DESERTO TRA GLORIA E DOLORE. E&#8217; il mundial 1982, quello in Spagna, quello che si tingerà d&#8217;azzurro. E&#8217; quello del triplice grido di Martellini “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo” E&#8217; il mundial di Pablito, capo cannoniere dopo due anni di stop per il calcio scommesse, di Bruno “Marazico” &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/05/10/le-volpi-del-deserto-tra-gloria-e-dolore/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">LE VOLPI DEL DESERTO TRA GLORIA E DOLORE</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>LE VOLPI DEL DESERTO TRA GLORIA E DOLORE.</p>
<p>E&#8217; il mundial 1982, quello in Spagna, quello che si tingerà d&#8217;azzurro.</p>
<p>E&#8217; quello del triplice grido di Martellini “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo”<span id="more-4196"></span></p>
<p>E&#8217; il mundial di Pablito, capo cannoniere dopo due anni di stop per il calcio scommesse, di Bruno “Marazico” Conti, del fallo del portiere tedesco Schumacher su Battiston, del principe del Kuwait che, di fatto, “annulla” il gol di Giresse (Francia) contro la sua squadra, scendendo in campo e inducendo l&#8217;arbitro del match, il russo Stupar, ad annullare il gol del 4-1.</p>
<p>E&#8217; forse l&#8217;ultimo mondiale con un alto tasso tecnico e un numero di campionissimi distribuiti in tutte le nazionali partecipanti.</p>
<p>E&#8217; il primo mondiale dove le squadre africane, Cameroun e Algeria, fanno tremare i polsi di ben piu&#8217; forti nazionali.</p>
<p>Il Cameroun, nel girone dell&#8217;Italia, porta a casa tre pareggi su tre partite, e solo la differenza reti nei nostri confronti lo mortifica e permette, invece, agli azzurri di entrare nella leggenda.</p>
<p>Ancora peggio va all&#8217;Algeria, vittima di un vero e proprio furto.</p>
<p><b>LE VOLPI DEL DESERTO.</b></p>
<p>L&#8217; Algeria, pur nello scettimismo iniziale, si dimostra subito in grado di poter far bene.</p>
<p>Non è un caso, le “Volpi del deserto” (così sono nominati nel loro continente) vengono da ottimi risultati dopo decenni di nulla.</p>
<p>Infatti hanno vinto i Giochi del Mediterraneo (1975) e i Giochi Panafricani (1978), e sono arrivati in finale di Coppa d&#8217;Africa nel 1980.</p>
<p>La cavalcata delle Volpi del deserto culminerà con due partecipazioni consecutive ai mondiali (Espana 82 e Mexico 86, prima squadra africana a riuscirci) e nella vittoria in Coppa d&#8217; Africa del 1990.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/article-2672791-1F3276CA00000578-372_308x185.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4199" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/article-2672791-1F3276CA00000578-372_308x185-300x180.jpg" alt="article-2672791-1F3276CA00000578-372_308x185" width="300" height="180" /></a></p>
<p>Il simbolo di una generazione di giocatori, che trova fortuna pure in Europa, è sicuramente Rabah Madjer, attaccante di razza purissima.</p>
<p>Proprio dopo il mundial in Spagna, dal 1983, si sarebbe trasferito in Europa e sarebbe entrato nella storia grazie al gol di tacco siglato nella finale di Coppa dei Campioni 1987, vinta dal suo Porto sul Bayern Monaco a Vienna.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/index8.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4197" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/index8.jpg" alt="index" width="203" height="248" /></a></p>
<p>Un gesto cristallino che gli valse il soprannome <em>Tacco di Allah.</em>N</p>
<p>Non fu un gesto isolato, tant&#8217;è che l&#8217;anno dopo segnò il gol che permise al Porto di vincere la Coppa Intercontinentale sul Penarol.</p>
<p>Una curiosità: nel 1988 il presidente dell&#8217;Inter, Ernesto Pellegrini, lo acquistò, presentandolo persino in pompa magna con tanto di conferenza stampa. Salvo poi il fatto che l&#8217;algerino non superò le visite mediche (per una presunta rottura di un muscolo di una coscia, che ne avrebbe compromesso, per i medici dell&#8217;Inter, la carriera) e al suo posto venne preso il &#8220;puntero&#8221; argentino Ramon Diaz.</p>
<p><b>IL MUNDIAL 82.</b></p>
<p>Pronti, partenza e via e l&#8217;Algeria subito si fa notare.</p>
<p>6 giugno 1982, prima partita del suo girone, l&#8217;avversario è la Germania Campione d&#8217;Europa.</p>
<p>Sembrerebbe una passeggiata per i teutonici, ma già lo 0-0 del primo tempo racconta un&#8217;altra storia, svelata tutta nella seconda parte dell&#8217;incontro.</p>
<p>E&#8217; il 9° del secondo tempo, Belloumi si invola verso Schumacher, tira ma il portierone tedesco riesce a deviare, ma sui piedi di Madjer che segna.</p>
<p>Incidente di percorso, pensa qualcuno.</p>
<p>E, infatti, al 23°, la Germania arriva al pareggio con Rummenigge.</p>
<p>Sembra l&#8217;avvio di un “ripristino della normalità”, ma non è così.</p>
<p>Qualcuno non ha fatto i conti con l&#8217;ncredibile spirito dell’Algeria, che non si abbatte dopo il gol subito e ritrova immediatamente il vantaggio.</p>
<p>Infatti passa solo un minuto, siamo al 24°, e Assad serve Belloumi che fa secco un&#8217;altra volta Schumacher.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/algeria-19.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4198" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/algeria-19-300x222.jpg" alt="algeria-19" width="300" height="222" /></a></p>
<p>E&#8217; il 2 a 1 per le Volpi del deserto, che resisteranno fino alla fine, opponendosi agli assalti teutonici e sfioreranno a loro volta il terzo goal.</p>
<p>L’Algeria perderà poi con l’Austria e batterà di misura il Cile, ma 4 punti (allora la vittoria valeva 2 punti) non le basteranno a qualificarsi.</p>
<p>Infatti, piu&#8217; che il demerito algerino potè la farsa tra Germania e Austria nell&#8217;ultima partita del girone.</p>
<p>La Germania, dopo aver travolto il Cile, supererà 1-0 l’Austria in un match molto discusso, che vedrà le due compagini europee operare una lunga e noiosissima melina, e che qualificherà entrambe alla seconda fase, in base a un calcolo di differenze reti.</p>
<p>L’impresa dell’Algeria resterà ugualmente indelebile.</p>
<p>Rimarrà il ricordo di un gioco spumeggiante e aggressivo, fatto di pressing, velocità e prestanza fisica.</p>
<p>Già, la prestanza fisica.</p>
<p><b>MUNDIAL 86, LE VOLPI NON CORRONO PIU&#8217;</b></p>
<p>Al mundial successivo, in Messico, l&#8217;Algeria si qualifica di nuovo ma non ripete le brillanti prestazioni di 4 anni prima.</p>
<p>Un solo punto, frutto del pareggio contro l&#8217;Irlanda del Nord e due batoste contro Spagna e Brasile.</p>
<p>Qualcuno trova giustificazioni nella fine di un ciclo di straordinari giocatori.</p>
<p>Ma non è così.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/images13.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4200" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/images13.jpg" alt="images" width="237" height="213" /></a></p>
<p><b>L&#8217;AMARA REALTA&#8217;.</b></p>
<p>Forse c&#8217;è un altro pezzetto di storia che va raccontato, al fianco della qualità, indiscutibile, di alcuni componenti di quella leggendaria squadra, capace di far tremare i polsi alla Germania.</p>
<p>Ed è un pezzetto che esula dalla capacità di effettuare un dribbling, un goal, un colpo di tacco, che rimangono quello che sono: gesti straordinari per calciatori non ordinari.</p>
<p>Però, questo pezzettino di storia, se non inficia forse il gesto tecnico, si affianca sul piano atletico.</p>
<p>Ed è una storia fatta di dolore, di paura, di tremende ammissioni.</p>
<p>Quell&#8217;Algeria miracolosa, che domina con corsa e velocità il gigante teutonico, che viene miseramente fatta fuori dal mundial spagnolo, i quali componenti vengono accolti in patria alla stregua di eroi, nasconde dietro una tragica realtà.</p>
<p>Fatta di “stregoni dell&#8217;Est”, di cure miracolose, di sport coniugato con pratiche poche ortodosse.</p>
<p>Negli anni &#8217;80 alla guida della selezione algerina si erano avvicendati diversi commissari tecnici, anche stranieri: personaggi discussi e ambigui, soprattutto provenienti dall&#8217;Europa orientale, dove il doping di stato era pane quotidiano.</p>
<p>Oscuri medici della Germaia Est oppure mittleeuropei, scienziati del blocco sovietico, incominciano a frequentare gli istituti di medicina sportiva algerini.</p>
<p>A nulla servirono le denunce di un coach di atletica leggera, che, preoccupato delle pratiche osservate, scrisse ai vertici dello sport algerino: non solo non venne ascoltato, ma finì per essere emarginato.</p>
<p><b>LE VOLPI DEL DESERTO DALLA GLORIA ALLA TRAGEDIA.</b></p>
<p>I primi sospetti vennero fuori quasi subito: negli anni &#8217;80 e &#8217;90 ben otto giocatori di quella comitiva ebbero figli affetti da gravi disabilità fisiche e mentali.</p>
<p>Otto su 34, più altri tre di cui si vociferò senza mai trovare conferme ufficiali: un numero che non può essere considerato come una accettabile media, frutto solo di una casistica, o di un comune destino cinico e baro.</p>
<p>Nello specifico il “destino cinico” colpì il portiere Cerbah, i difensori Larbes e Chaib, il centrocampista Kaci Said, gli attaccanti Belloumi, Menad, Bensaoula e Tlemçani.</p>
<p>Solo tre di questi in seguito hanno squarciato il velo d&#8217;omertà, gridando la loro rabbia dolorosa e chiamando in causa lo staff medico della nazionale degli anni &#8217;80, accusato di essere all&#8217;origine di queste tragedie.</p>
<p>Mohamed Kaci Said ha detto della figlia Medina, disabile mentale: «<span lang="it-IT"><em>La mia vita è un inferno.Ho spazzato il sospetto di consanguineità tra me e il mia moglie: io sono</em> di</span><span lang="it-IT"><i> origine cabila, mia moglie è di origine turca, quindi non vi è alcuna relazione di parentela tra di noi.</i></span><i> </i><span lang="it-IT"><i>Ho pensato in un primo momento che fosse la volontà di Dio, poi&#8230;</i></span><span lang="it-IT">»</span></p>
<p><span lang="it-IT">Più esplicito Mohamed Chaib, che ha avuto addirittura tre figlie handicappate, una delle quali morta adolescente: «</span><span lang="it-IT"><i>Ho fatto una serie di analisi con mia moglie presso un luminare francese, il professor Menick: mi ha detto che non avevo nulla di grave e che avrei potuto avere dei figli normali. Mi ha chiesto qual fosse il mio mestiere: quando ho spiegato che facevo parte della squadra nazionale algerina, ha ipotizzato che il doping potrebbe essere la causa della disabilità delle mie figlie</i></span><span lang="it-IT">».</span></p>
<p>Djamel Menad è ancora più drastico: «<i>Ho una figlia che non può vivere senza medicine: ogni giorno soffro con lei. Non sono l&#8217;unico di quel gruppo ad aver avuto questi problemi, e non può essere una coincidenza. Ricordo benissimo che dello staff della nazionale faceva parte un medico russo, che ci dava delle pastiglie gialle dalla forma strana: diceva che erano vitamine, noi le prendevamo senza domandare</i>».</p>
<p>Il medico citato ha un nome e un cognome; è il russo Aleksander &#8220;Sacha&#8221; Tabarchuk .</p>
<p>E&#8217; stato costantemente nell&#8217;entourage della nazionale africana in quel periodo, anche se non sempre con ruoli ufficiali.</p>
<p><span lang="it-IT">Verrà alla ribalta nella stagione 86/87, quando rimise in sesto “magicamnte” Madjer fino a portarlo sul tetto d&#8217;Europa con il suo Porto contro il Bayern di Monaco.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Guarda te il destino, le vittime “sportive” sono sempre germaniche.</span></p>
<p>Naturalmente, oltre al dolore e le denunce di pochi atleti, non c&#8217;è niente altro.</p>
<p>Poco per far sì che in Algeria fosse istruito un processo, né insediata una commissione d&#8217;inchiesta.</p>
<p>E men che mai la Fifa, da sempre interessata a lavare i panni sporchi in casa se non addirittura a cestinarli completamente, ha ritenuto di ficcare il naso negli affari interni della federazione algerina. E&#8217; abbastanza, però, per non pensare che l&#8217;impresa di Espana &#8217;82 sia costata un prezzo troppo alto</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/05/10/le-volpi-del-deserto-tra-gloria-e-dolore/">LE VOLPI DEL DESERTO TRA GLORIA E DOLORE</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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