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	<title>PensoLibero.it &#187; Almanacco</title>
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		<title>25 anni dalla strage di Capaci</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2017 08:38:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>25 anni dalla morte di Falcone. Piuttosto che commemorare la sua morte  ci dovremmo vergognare di come abbiamo combinato questo paese e in mano a chi lo abbiamo lasciato. Nani liftati prima e cazzari toscani dopo, vassalli eunuchi e cortigiane puttane sempre, con uniche speranze di salvezza un comico, un leghista e un branco di &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2017/05/23/25-anni-dalla-strage-di-capaci/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">25 anni dalla strage di Capaci</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>25 anni dalla morte di Falcone.<br />
Piuttosto che commemorare la sua morte  ci dovremmo vergognare di come abbiamo combinato questo paese e in mano a chi lo abbiamo lasciato.<span id="more-3372"></span><br />
Nani liftati prima e cazzari toscani dopo, vassalli eunuchi e cortigiane puttane sempre, con uniche speranze di salvezza un comico, un leghista e un branco di volenterosi impreparati.<br />
Da lassù, Falcone e Borsellino avranno capito che la loro morte era inevitabile.<br />
Speriamo di essere ancora in tempo per non renderle inutili.</p>
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		<title>11 ottobre 1985: Sigonella</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 22:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[La Storia dimenticata]]></category>
		<category><![CDATA[Arafat]]></category>
		<category><![CDATA[Craxi]]></category>
		<category><![CDATA[Sigonella]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Atto primo: il dirottamento e la liberazione. Siamo nel 1985, agli inizi del mese di ottobre. Teatro l’Achille Lauro, nave da crociera. Un commando palestinese sequestra, nelle acque territoriali egiziane, con 545 persone a bordo, e la dirotta verso la Siria. I terroristi uccidono Leon Klinghoffer, americano di origine ebraica. Le autorità statunitensi ricevono la &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/10/11/11-ottobre-1985-sigonella/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">11 ottobre 1985: Sigonella</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><em><strong>Atto primo: il dirottamento e la liberazione.</strong></em></h2>
<p><strong>Siamo nel 1985, agli inizi del mese di ottobre.</strong></p>
<p><strong>Teatro l’Achille Lauro, nave da crociera. </strong>Un commando palestinese sequestra, nelle acque territoriali egiziane, con <strong>545</strong> persone a bordo, e la dirotta verso la Siria.<span id="more-2616"></span></p>
<p>I terroristi uccidono <strong>Leon Klinghoffer</strong>, americano di origine ebraica. Le autorità statunitensi ricevono la notizia della morte di un cittadino americano.</p>
<figure id="attachment_2618" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Larrivo-della-bara-di-Leon-Klinghoffer.jpg"><img class="size-medium wp-image-2618" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Larrivo-della-bara-di-Leon-Klinghoffer-300x238.jpg" alt="L'arrivo della bara di Leon Klinghoffer" width="300" height="238" /></a><figcaption class="wp-caption-text">L&#8217;arrivo della bara di Leon Klinghoffer</figcaption></figure>
<p><strong>Un paio di giorni piu tardi, il 9 ottobre </strong>, tramite  la mediazione dell’<strong>Olp</strong>, la nave rientra a Porto Said, in Egitto, dove gli ostaggi vengono liberati.</p>
<p>Gli Stati uniti chiedono l’estradizione del commando palestinese al Governo egiziano.</p>
<p>Il Governo italiano tratta con l’Olp la consegna dei quattro dirottatori perché siano giudicati in Italia, considerato che, nel diritto nautico internazionale, una nave è territorio della bandiera che batte.</p>
<figure id="attachment_2619" style="width: 275px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/achille-lauro.jpg"><img class="size-full wp-image-2619" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/achille-lauro.jpg" alt="L' Achille lauro" width="275" height="183" /></a><figcaption class="wp-caption-text">L&#8217; Achille lauro</figcaption></figure>
<p>Il Governo egiziano imbarca su un aereo di bandiera, con l’intenzione di trasportarli in Tunisia i quattro dirottatori, due negoziatori palestinesi, <strong>Abu Abbas e Hani el Hassan</strong>, nominati da <strong>Arafat</strong>, un ambasciatore del governo del Cairo ed alcuni elementi del servizio di sicurezza egiziano.</p>
<h2><em><strong>Atto secondo: il dirottamento targato stelle e striscie</strong></em></h2>
<p>Tramite pressioni del governo americano, sotto la presidenza di <strong>Ronald Reagan</strong>, più di un paese (Tunisia, Grecia, Marocco) negano il permesso di atterraggio all’aereo che trasporta i dirottatori</p>
<p>L’aereo viene intercettato all’altezza del Canale di Sicilia da <strong>F-14 americani</strong> e dirottato.</p>
<p>Il Governo americano chiede a quello italiano il permesso di farlo atterrare nella base <strong>NATO</strong> di <strong>Sigonella</strong>, in provincia di Siracusa. Il presidente del Consiglio, <strong>Bettino Craxi</strong>, concede l’autorizzazione.</p>
<figure id="attachment_2620" style="width: 260px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/sigonella-articolo-gazzetta-del-5-12-1985.jpg"><img class="size-medium wp-image-2620" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/sigonella-articolo-gazzetta-del-5-12-1985-260x300.jpg" alt="sigonella-articolo-gazzetta-del-5-12-1985" width="260" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">sigonella-articolo-gazzetta-del-5-12-1985</figcaption></figure>
<p>In un colloquio con l’ambasciatore americano, pare che Craxi riceva come risposta, al perché di tale scelta, la frase “Perché in Italia c’è il sole, il mare e si mangiano gli spaghetti”.</p>
<p>Craxi non è il tipo che si fa trattare così senza reagire.</p>
<p>Potrebbe essere questa la molla scatenante di quanto succederà dopo.</p>
<h2><em><strong>Atto terzo: il giorno piu’ lungo</strong></em></h2>
<p>Arriviamo a venerdì 11 Ottobre<strong>.</strong></p>
<p><strong>Poco dopo mezzanotte,</strong> l’aereo atterra a <strong>Sigonella</strong>. Sulla pista, viene circondato dai soldati italiani della <strong>Vam dell’aeronautica e Carabinieri</strong>.</p>
<p><strong>Pochi minuti dopo</strong> atterrano due <strong>C-141</strong> statunitensi. Scendono, armi in pugno, i militari della <strong>Delta Force</strong> americana guidati da generale <strong>Steiner</strong>.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Crisi-di-Sigonella-2-1985.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2621" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Crisi-di-Sigonella-2-1985-300x195.jpg" alt="Crisi-di-Sigonella-2-1985" width="300" height="195" /></a></p>
<p>Si dirigono verso il Boeing egiziano, fermo sulla pista, e lo circondano a loro volta. Chiedono la consegna dell’aereo e di <strong>Abu Abbas</strong>, ritenuto il vero capo del commando palestinese (quale effettivamente è).</p>
<p>La risposta italiana non si fa attendere<strong>.</strong></p>
<p><strong>Bettino Craxi</strong> ordina all’Ammiraglio <strong>Fulvio Martini</strong>, capo del <strong>Sismi</strong>, di assumere le operazioni militari affinchè si adoperi per il rispetto della sovranità nazionale italiana.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/sigonella.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2622" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/sigonella-300x143.jpg" alt="sigonella" width="300" height="143" /></a></p>
<p>La tesi è che il delitto è avvenuto su una nave italiana e i dirottatori si trovano su territorio italiano. E’ l’Italia che deve giudicare i colpevoli. Inoltre, al momento, non esistono prove certe che Abu Abbas sia imputabile del reato.</p>
<p>Martini fa affluire   nuovi rinforzi militari italiani alla base che circondano a loro volta la Delta Force americana. Si sfiora  il conflitto armato fra italiani e americani.</p>
<p><strong>Dopo qualche ora di frenetici contatti tra i governi italiano e americano, </strong> gli americani si ritirano. La polizia italiana arresta i 4 dirottatori.</p>
<h2><em><strong>Atto quarto: l’ultimo colpo di coda targato USA</strong></em></h2>
<p>L’Ammiraglio Martini arriva a Sigonella. Comincia la trattativa con gli egiziani rimasti a bordo dell’aereo. Si decide di trasferire il Boeing a <strong>Ciampino</strong>. Martini chiede una scorta di aerei caccia all’aeronautica italiana.</p>
<p><strong>E’ arrivata sera, </strong>poco dopo essersi alzato in volo il convoglio aereo taliano, decolla da Sigonella, senza preventiva richiesta di autorizzazione, un caccia F-14 della Sesta Flotta americana che cerca di interferire con la rotta della formazione italiana, al fine di dirottare l’aereo egiziano. I nostri aerei lo dissuadono facendo il muso duro e il pilota americano deve ritirarsi con la coda nelle gambe.</p>
<p><strong>Verso le 23,00 </strong> il boeing egiziano, sotto scorta dell’aeronautica italiana, atterra a Ciampino. Un secondo aereo militare americano, dichiarando uno stato di emergenza, chiede e ottiene l’autorizzazione all’atterraggio immediato. Atterrato a sua volta, si dispone di traverso sulla pista con la chiara intenzione di impedire qualsiasi ulteriore manovra all’aereo egiziano.</p>
<figure id="attachment_2623" style="width: 178px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Libro-su-Sigonella.jpg"><img class="size-full wp-image-2623" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Libro-su-Sigonella.jpg" alt="Libro su Sigonella" width="178" height="283" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Libro su Sigonella</figcaption></figure>
<p>L’Ammiraglio Martini fa sapere al pilota americano che ha cinque minuti di tempo per liberare la pista, dopodiché darà ordine di buttarlo fuori con i bulldozer. Ne bastano solo tre: ancora una volta gli americani battono in ritirata!</p>
<p>La quasi battaglia di Sigonella è finita!</p>
<h2> <em><strong>Atto quinto: fu vera sovranità difesa?</strong></em></h2>
<p>In molti leggono, nei fatti di Sigonella, l’ultimo vero sussulto di sovranità nazionale difesa da un nostro governo.</p>
<p>Altri affermano che la caduta rovinosa di Craxi fu anche dovuta a questo “sgarro” mal digerito da Reagan, allora.</p>
<p>Altri ancora sostengono che, invero, dopo Craxi abbia pagato dazio di tale azione, concedendo segretamente a Reagan la base di Sigonella, da dove partiranno effettivamente gli <strong>F111 americani</strong>,  per attaccare la <strong>Libia di Gheddafi</strong>, nel <strong>marzo 1986.</strong></p>
<figure id="attachment_2624" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Reagan-e-Craxi.jpg"><img class="size-medium wp-image-2624" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/10/Reagan-e-Craxi-300x150.jpg" alt="Craxi e Reagan" width="300" height="150" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Craxi e Reagan</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>La verità pare essere scritta in alcuni dossier.</p>
<p>Di certo è che, dal dopo guerra, quello fu uno dei momenti più critici sull’asse Italia-USA</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>16 agosto 1972: i Bronzi di Riace</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 18:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Almanacco]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sono passati esattamente 44 anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace: era infatti il 16 agosto 1972 quando Stefano Mariottini, un giovane sub dilettante romano, si immergeva come mille altre volte a 300 metri dalle coste di Riace, nel mar Jonio in provincia di Reggio Calabria. «Cercavo scogli isolati dove il pesce non fosse disturbato. &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/08/16/16-agosto-1972-i-bronzi-di-riace/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">16 agosto 1972: i Bronzi di Riace</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="pw-hidden-cp">
<p>Sono passati esattamente 44 anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace: era infatti il 16 agosto 1972 quando Stefano Mariottini, un giovane sub dilettante romano, si immergeva come mille altre volte a 300 metri dalle coste di Riace, nel mar Jonio in provincia di Reggio Calabria.</p>
</div>
<p><span id="more-2524"></span></p>
<div class="pw-hidden-cp">
<p><em>«Cercavo scogli isolati dove il pesce non fosse disturbato. Ne ho trovato un gruppo quasi circolare con al centro della sabbia. L&#8217;acqua era limpida, quasi trasparente. Ho visto una spalla. Ho capito subito che era una spalla e non un sasso qualsiasi perché l&#8217;anatomia dei bronzi è così precisa&#8230; Per un attimo ho pens<span class="text_exposed_show">ato che fosse un cadavere. Era verde scuro. L&#8217;ho toccato. Ho iniziato a fare su e giù in apnea, spolverando la sabbia che lo copriva. Ho visto che era una statua intera sepolta nel fondale marino con il lato destro leggermente girato verso il fondo. Ho visto i capelli, la tenia (benda ferma-capelli, ndr), il viso coperto da concrezioni, sassolini e sabbia»</span></em></p>
<p><span class="text_exposed_show">A pochi metri  Mariottini trova l&#8217;altro Bronzo.<em> «Mentre mi immergevo ho visto un ginocchio e un alluce a circa un metro di distanza. Ho fatto un&#8217;altra capriola e l&#8217;ho scoperto, era supino, coperto da qualche centimetro di sabbia. In un attimo l&#8217;ho visto, dalla testa ai piedi, in tutto il suo splendore. La muscolatura, il particolare delle ciglia e le palpebre fatte con i filetti di bronzo&#8230;».</em> <strong>{Fonte: Felice Manti, &#8220;L&#8217;uomo che scoprì i Bronzi&#8221;, il Giornale del 1^ agosto 2016}</strong></span></p>
<p>Il giovane sub tornò in superficie, avvisò le autorità competenti e i sommozzatori dei Carabinieri recuperarono le due statue utilizzando un pallone gonfiato con l’aria delle bombole. Il 21 agosto fu recuperata la statua B, mentre il giorno successivo toccò alla statua A (che ricadde al fondo una volta prima d’essere portata al sicuro sulla spiaggia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.strettoweb.com/wp-content/uploads/2015/08/Bronzi-di-Riace-ritrovamento-5.jpg" rel="lightbox[448020]"><img class="  wp-image-311781 alignleft" src="http://www.strettoweb.com/wp-content/uploads/2015/08/Bronzi-di-Riace-ritrovamento-5-300x225.jpg" alt="Bronzi di Riace ritrovamento (5)" width="180" height="135" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È stata poi pubblicata la denuncia ufficiale depositata il 17 agosto 1972 con Protocollo n. 2232, presso la Soprintendenza alle antichità della Calabria a Reggio, in cui Stefano Mariottini <em>“… dichiara di aver trovato il giorno 16 c.m. durante una immersione subacquea a scopo di pesca, in località Riace, Km 130 circa sulla SS Nazionale ionica, alla distanza di circa 300 metri dal litorale ed alla profondità di 10 metri circa, un gruppo di statue, presumibilmente di bronzo. Le due emergenti rappresentano delle figure maschili nude, l’una adagiata sul dorso, con viso ricoperto di barba fluente, a riccioli, a braccia aperte e con gamba sopravanzante rispetto all’altra. L’altra risulta coricata su di un fianco con una gamba ripiegata e presenta sul braccio sinistro uno scudo. Le statue sono di colore bruno scuro salvo alcune parti più chiare, si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti. Le dimensioni sono all’incirca di 180 cm.“</em></p>
</div>
<p><a href="http://www.strettoweb.com/wp-content/uploads/2015/08/Bronzi-di-Riace-ritrovamento-6.jpg" rel="lightbox[448020]"><img class="  wp-image-311782 alignleft" src="http://www.strettoweb.com/wp-content/uploads/2015/08/Bronzi-di-Riace-ritrovamento-6-300x281.jpg" alt="Bronzi di Riace ritrovamento (6)" width="180" height="169" /></a></p>
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		<title>Almanacco: 1 giugno</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 18:15:11 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2288" style="width: 659px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/06/almanacco1.bmp"><img class="wp-image-2288 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/06/almanacco1.bmp" alt="almanacco 1 giugno" width="659" height="776" /></a><figcaption class="wp-caption-text">almanacco 1 giugno</figcaption></figure>
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		<title>Aldo Moro e Peppino Impastato: una sola data, due morti</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2016 22:01:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>9 maggio 1978, una sola data, due morti. Peppino Impastato, giornalista siciliano , fu ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, a Cinisi per ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti. il suo cadavere fu fatto saltare con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, così da far sembrare che si trattasse di un attentato suicida. &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/05/09/aldo-moro-e-peppino-impastato-una-sola-data-due-morti/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Aldo Moro e Peppino Impastato: una sola data, due morti</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>9 maggio 1978, una sola data, due morti. <span id="more-2154"></span></p>
<p>Peppino Impastato, giornalista siciliano , fu ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, a Cinisi per ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti. il suo cadavere fu fatto saltare con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, così da far sembrare che si trattasse di un attentato suicida.</p>
<p>La stampa, le forze dell’ordine e la magistratura parlano di un’azione terroristica in cui l’attentatore era rimasto ucciso. Solo la determinazione della madre di Peppino, Felicia, e del fratello faranno emergere la matrice mafiosa dell’omicidio.</p>
<p>Giuseppe Impastato era nato in una famiglia mafiosa, ma fin da ragazzo aveva preso le distanze dai comportamenti mafiosi del suo entourage e aveva provato a denunciare il potere delle cosche e il clima di omertà e di impunità del suo paese. Per questo motivo fu cacciato di casa dal padre fin da ragazzo..</p>
<p>Il 9 maggio 1978 è anche il giorno in cui fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro in via Caetani, a Roma. Il ritrovamento del corpo del presidente della Democrazia cristiana, ucciso dalle Brigate rosse dopo 55 giorni di prigionia, oscurò completamente la notizia dell’omicidio di Impastato.</p>
<p>Una sola data, due morti.</p>
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		<title>26 Aprile 1986: Chernobyl</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2016/04/26/26-aprile-1986-chernobyl/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2016 22:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il disastro avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 circa, presso la centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale (all&#8217;epoca parte dell&#8217;URSS), a 3 km dalla città di Pryp&#8217;jat&#8217; e 18 km da quella di Chernobyl&#8217;, 16 km a sud del confine con la Bielorussia. Le cause furono indicate variamente in gravi mancanze da parte del &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/04/26/26-aprile-1986-chernobyl/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">26 Aprile 1986: Chernobyl</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il disastro avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 circa, presso la centrale nucleare <i>V.I. Lenin</i>, situata in Ucraina settentrionale (all&#8217;epoca parte dell&#8217;URSS), a 3 km dalla città di Pryp&#8217;jat&#8217; e 18 km da quella di Chernobyl&#8217;, 16 km a sud del confine con la Bielorussia. <span id="more-2140"></span></p>
<p>Le cause furono indicate variamente in gravi mancanze da parte del personale, sia tecnico che dirigente, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell&#8217;impianto stesso e nella sua errata gestione economica ed amministrativa.</p>
<p>Nel corso di un test definito &#8220;di sicurezza&#8221; (già eseguito senza problemi di sorta sul reattore n. 3), il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore n. 4 della centrale: si determinò la scissione dell&#8217;acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore.</p>
<p>Il contatto dell&#8217;idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l&#8217;aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore che a sua volta innescò un vasto incendio.</p>
<p>Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l&#8217;evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone.</p>
<p>Nubi radioattive raggiunsero anche l&#8217;Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione via via minori, toccando anche l&#8217;Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l&#8217;Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America.</p>
<p>In seguito, l&#8217;impatto dell&#8217;incidente sarebbe stato aggravato dalla lentezza delle operazioni di evacuazione di Pripyat (43mila abitanti) e dei villaggi circostanti la centrale, e dall&#8217;inadeguatezza delle misure adottate per informare e proteggere dalle radiazioni la popolazione e i 600mila “liquidatori”, mandati da Mosca a gestire un incendio che durò dieci giorni. Le stesse autorità erano impreparate ad affrontare il problema. Fu soltanto due giorni dopo, il 28 aprile, che suonò l&#8217;allarme, e non per iniziativa sovietica.</p>
<p>Trent&#8217;anni dopo, il 23% del territorio della Bielorussia è ancora contaminato (soprattutto dal Cesio-137), il 4,8% dell&#8217;Ucraina, lo 0,5% del territorio russo. Terre in cui vivono cinque milioni di persone. Per gli scienziati resta una sfida aperta determinare con precisione l&#8217;impatto della contaminazione sulla natura e sull&#8217;uomo. Se il bilancio ufficiale parla di 56 morti accertate e 4.000 presunte (tumori e leucemie da attendersi nell&#8217;arco di 80 anni, non associabili direttamente al disastro), altri rapporti attribuiscono a Chernobyl centinaia di migliaia di morti. Per Greenpeace la cifra è di sei milioni. Le emissioni di radioattività sprigionata dall&#8217;incidente furono 200 volte superiori alla potenza della bomba atomica sganciata su Hiroshima.</p>
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		<title>2 novembre 1975 : ucciso Pier Paolo Pasolini</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2015/11/02/2-novembre-1975-ucciso-pier-paolo-pasolini/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2015 23:01:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>2 novembre 1975: nella notte tra il 1º novembre e il 2 novembre 1975 lo scrittore, poeta, regista, giornalista Pier Paolo Pasolini fu ucciso in maniera brutale: percosso e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell&#8217;Idroscalo di Ostia, località del Comune di Roma. Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/11/02/2-novembre-1975-ucciso-pier-paolo-pasolini/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">2 novembre 1975 : ucciso Pier Paolo Pasolini</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>2 novembre 1975: nella notte tra il 1º novembre e il <strong>2 novembre 1975 </strong>lo scrittore, poeta, regista, giornalista <strong>Pier Paolo Pasolini</strong> fu ucciso in maniera brutale: percosso e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell&#8217;<strong>Idroscalo di Ostia</strong>, località del Comune di Roma.<span id="more-1776"></span> Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà l&#8217;amico Ninetto Davoli a riconoscerlo. L&#8217;omicidio fu commesso da un &#8220;ragazzo di vita&#8221;,<strong> Pino Pelosi </strong>di Guidonia, di diciassette anni, già noto alla polizia come ladro di auto, fermato la notte stessa alla guida dell&#8217;auto del Pasolini. Pelosi affermò di essere stato avvicinato da Pasolini nelle vicinanze della Stazione Termini, presso il <strong><i>Bar Gambrinus</i></strong> di Piazza dei Cinquecento, e da questi invitato sulla sua vettura, (un&#8217;Alfa Romeo 2000 GT Veloce) dietro la promessa di un compenso in denaro.</p>
<p>Dopo una cena offerta dallo scrittore, nella trattoria <em>Biondo Tever</em><i>e </i>nei pressi della Basilica di San Paolo, i due si diressero alla periferia di Ostia. La tragedia, secondo la sentenza, scaturì a seguito di una lite per pretese sessuali di Pasolini alle quali Pelosi era riluttante, degenerata in un alterco fuori dalla vettura. Il giovane venne minacciato con un bastone del quale si impadronì per percuotere Pasolini fino a farlo stramazzare al suolo, gravemente ferito ma ancora vivo. Quindi Pelosi salì a bordo dell&#8217;auto dello scrittore e travolse più volte con le ruote il corpo, sfondandogli la cassa toracica e provocandone la morte.Pelosi venne condannato in primo grado per omicidio volontario <i>in concorso con ignoti</i> e il 4 dicembre del 1976 con la sentenza della Corte d&#8217;Appello, pur confermando la condanna dell&#8217;unico imputato, riformava parzialmente la sentenza di primo grado escludendo ogni riferimento al concorso di altre persone nell’omicidio.</p>
<p><span title="Il testo selezionato deve essere comprovato da una fonte affidabile. Modifica la pagina per aggiungere fonti.">Alcuni intellettuali e amici dello scrittore ritennero che le circostanze della morte di Pasolini non siano ancora state chiarite. Contraddizioni nelle deposizioni rese dall&#8217;omicida, un &#8220;chiacchierato&#8221; intervento dei servizi segreti durante le indagini e alcuni passaggi a vuoto o poco coerenti riscontrati negli atti processuali, sono fattori che – secondo alcuni tra gli amici più intimi di Pasolini (particolarmente Laura Betti) – lasciano aperte le porte a dubbi. Queste persone ritengono che il Pelosi fosse troppo minuto per sopraffare Pasolini il quale era fisicamente forte ed agile e praticava sport ad un livello quasi agonistico, senza recare sul proprio corpo segni della lotta ingaggiata e neppure tracce di sangue sui vestiti. A bordo dell&#8217;autovettura furono rinvenuti alcuni indumenti, tra cui un maglione ed un plantare, di una taglia che non era né di Pasolini né del Pelosi</span></p>
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		<title>21 ottobre 1805: la battaglia di Trafalgar</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2015/10/21/21-ottobre-1805-la-battaglia-di-trafalgar/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 22:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>21 ottobre  1805: a  capo delle truppe inglesi l&#8217;ammiraglio Orazio Nelson sconfigge   quelle franco-iberiche  nella battaglia navale di Trafalgar. Ferito da una fucilata, con un polmone perforato,  Nelson muore poco dopo aver appreso della vittoria.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>21 ottobre  1805: a  capo delle truppe inglesi l&#8217;ammiraglio Orazio Nelson sconfigge   quelle franco-iberiche  nella battaglia navale di Trafalgar. <span id="more-1746"></span>Ferito da una fucilata, con un polmone perforato,  Nelson muore poco dopo aver appreso della vittoria.</p>
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		<title>9 ottobre 1967: muore il &#8220;Che&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 22:01:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Che Guevara]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>9 ottobre 1967: Che Guevara, catturato l&#8217;8 ottobre,  fu ucciso nel primo pomeriggio del 9 ottobre 1967. Fu scelto a sorte tra alcuni volontari, Mario Terán, un sergente dell&#8217;esercito. Su quanto accadde dopo, esistono diverse versioni. Qualcuno dice che Terán era troppo nervoso, al punto di uscire dal locale e dover essere ricondotto dentro a &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/10/09/9-ottobre-1967-muore-il-che/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">9 ottobre 1967: muore il &#8220;Che&#8221;</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>9 ottobre 1967: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Che_Guevara" target="_blank">Che Guevara</a>, catturato l&#8217;8 ottobre,  fu ucciso nel primo pomeriggio del 9 ottobre 1967. Fu scelto a sorte tra alcuni volontari, Mario Terán, un sergente dell&#8217;esercito. Su quanto accadde dopo, esistono diverse versioni. Qualcuno dice che Terán era troppo nervoso, al punto di uscire dal locale e dover essere ricondotto dentro a forza. Per altri, non volle guardare Guevara in faccia, così da sparargli alla gola, ferita che sarebbe stata fatale. Per altri ancora, il sergente avrebbe avuto bisogno di ubriacarsi, al fine di portare a termine il compito. La versione più accreditata dai simpatizzanti racconta che Guevara ricevette diversi colpi d&#8217;arma da fuoco alle gambe, sia per evitare di deturpargli il volto e ostacolarne l&#8217;identificazione, sia per simulare ferite in combattimento, così da nascondere l&#8217;esecuzione sommaria del prigioniero. Il colpo di grazia al cuore, fu sparato da Felix Rodriguez. Guevara pronunciò diverse parole prima della morte.</p>
<p>Le sue ultime parole sarebbero state: «<em>Addio figli miei, Aleida, Fidel fratello mio»</em><sup id="cite_ref-Biagi_41-3" class="reference"></sup>. Avrebbe accolto così il suo uccisore: «<em>Lei è venuto a uccidermi. Stia tranquillo, lei sta per uccidere un uomo»</em>. Il suo corpo fu legato ai pattini di un elicottero e portato a Vallegrande, dove venne adagiato su un piano di lavaggio dell&#8217;ospedale e mostrato alla stampa.</p>
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		<title>16-19 settembre 1982 : il massacro di Sabra e Chatila</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2015/09/17/16-19-settembre-1982-il-massacro-di-sabra-e-chatila/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2015 21:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Almanacco]]></category>
		<category><![CDATA[La Storia dimenticata]]></category>
		<category><![CDATA[Chatila]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[massacro]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Sabra]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>tratto da http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/LastoriadiSabraeChatila/tabid/756/Default.aspx Alle 5 di sera di giovedì 16 settembre, i miliziani libanesi penetrano nei campi di Sabra e Chatila ed iniziano la mattanza. Dopo la prima “eliminazione mirata” effettuata dal corpo speciale israeliano, sui camion militari dell’esercito israeliano vengono trasportati i miliziani della seconda ondata di assassini, composta dai libanesi dell’Esercito del Sud &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/09/17/16-19-settembre-1982-il-massacro-di-sabra-e-chatila/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">16-19 settembre 1982 : il massacro di Sabra e Chatila</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da <a href="http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/LastoriadiSabraeChatila/tabid/756/Default.aspx" target="_blank">http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/LastoriadiSabraeChatila/tabid/756/Default.aspx</a></p>
<p><span class="DNNAligncenter"><strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Alle 5 di sera di giovedì 16 settembre, i miliziani libanesi penetrano nei campi di Sabra e Chatila ed iniziano la mattanza.</span></strong><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Dopo la prima “eliminazione mirata” effettuata dal corpo speciale israeliano, sui camion militari dell’esercito israeliano vengono trasportati i miliziani della <strong>seconda ondata di assassini, composta dai libanesi dell’Esercito del Sud del Libano. </strong></span></span><span id="more-1458"></span></p>
<p><span class="DNNAligncenter"><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Solo dopo il ritorno di questa squadra, nei vicoli e tra le case di Sabra e Chatila, per completare il massacro, scendono in campo gli <strong>assassini di Elias Hobeika, responsabile dei servizi speciali libanesi. Saranno essi a compiere le maggiori atrocità.</strong></span><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><strong>Il massacro è quindi il risultato dell’alleanza tra Israele ed i Falangisti libanesi.</strong> Alleanza dimostrata dal fatto che, nella notte tra giovedì e venerdì, la <strong>BBC </strong>diede la notizia che la tv israeliana aveva diffuso la voce che truppe falangiste avrebbero compiuto “epurazioni” nei campi palestinesi. Il quotidiano di Tel Aviv <strong>“Haaretz” </strong>scriveva che il ministro della Difesa aveva informato il Governo della sua decisione di autorizzare l’ingresso delle Falangi libanesi nei due campi.<strong> L‘esercito israeliano fornì ai suoi alleati tutto il supporto necessario, dai bulldozer, alle mappe, ai fari degli elicotteri che illuminavano a giorno i campi. </strong></span><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">La caccia cominciò quindi nella notte tra il <strong>16 ed il 17 settembre.</strong> Palestinesi, siriani, libanesi subirono lo stesso destino. Cumuli di carte d’identità libanesi accanto alle vittime fanno capire l’inutile tentativo di riuscire a sfuggire  alla morte. I soldati all’interno dei campi iniziarono subito le esecuzioni di massa ed ebbero 36 ore di tempo per trucidare bambini, donne ed anziani.</span><br />
<em><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">All’inizio il massacro compiuto dai miliziani libanesi avviene nel silenzio, usando coltelli, accette,pugnali. Sventrando, sgozzando, decapitando, violentando i corpi vivi delle vittime. </span><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Paralizzata dalla paura la gente dei campi resta chiusa in casa, nascondendosi. </span></em><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><em>Dopo i primi spari, il massacro prosegue ancora più feroce. Nelle vie del campo, distrutto dagli esplosivi, si accumulano i corpi dei bambini sgozzati o impalati, aggrovigliati ai ventri delle madri. Teste e gambe e braccia tagliate con l’accetta, cadaveri fatti a pezzi. Corpi di donne impudicamente discinte per le ripetute violenze e poi decapitate. Uomini abbattuti e poi castrati. File di uomini fucilati. Cumuli di cadaveri ammassati in discariche o in fosse comuni.</em> <em>Camion carichi di cadaveri e camion di uomini in procinto di divenire cadaveri. Il rastrellamento avviene casa per casa perché nessuno possa sfuggire. Il tutto sotto l’occhio vigile dei soldati e ufficiali israeliani che dall’alto della terrazza dell’ambasciata del Kuwait seguono, con i binocoli, le violenze disumane che non ebrei stanno compiendo su altri non ebrei. </em></span><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Dal Gaza Hospital vengono fatti evacuare i medici ed il personale straniero.</span><br />
</span><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><strong>Venerdì 17 settembre </strong>la notizia del massacro comincia a circolare e sconvolge il mondo intero.  <strong>Giunge la condanna internazionale. </strong>Le Forze Libanesi ora hanno fretta, devono finire il lavoro commissionato dai vertici israeliani, per cui sparano su tutto ciò che si muove. Altri reparti rastrellano i quartieri di Sabra e di Fakhani, ammassando centinaia di prigionieri. Molti di questi ostaggi sono spariti nel nulla, solo più tardi vengono trovati nelle fosse comuni. </span><br />
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<p><span class="DNNAligncenter"> <span style="font-family: Verdana; font-size: small;">All’alba di <strong>sabato 18 settembre</strong> i miliziani falangisti si ritirano, lasciando dietro di sé un numero imprecisato di morti.</span><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Quando i giornalisti stranieri e la Croce Rossa  entrarono nei campi il giorno dopo, provarono solo orrore. Sembrava di vivere in un incubo: donne che urlavano sui corpi dei loro cari, che vagavano tra i vicoli, bambini che piangevano in mezzo ai corpi mutilati, corpi che cominciavano a gonfiarsi sotto il sole. Molti di loro piansero, altri, semplicemente vomitarono.</span><br />
<strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Il numero totale delle vittime assassinate e di quelle scomparse nel nulla è di circa 3.000. </span></strong><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Secondo i testimoni il massacro è stato compiuto da 1.500 uomini che parlavano il dialetto di Beirut ed indossavano le uniformi delle Forze Libanesi.</span><br />
</span></p>
<div align="center"><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><br />
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<p><span id="dnn_ctr3219_ContentPane" class="DNNAligncenter"><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><strong>Il 19 settembre</strong> parlando alla radio per il capodanno ebraico, <strong>Ariel Sharon </strong>dichiarò che i suoi uomini sarebbero restati a lungo a Beirut, almeno fino a quando l’esercito libanese sarebbe stato in grado di prendere il controllo, prima però, dovevano  bonificare le aree in cui si trovavano i palestinesi.</span><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Le testate giornalistiche internazionali trattarono l’argomento solo per pochi giorni. In breve tempo, i mezzi di comunicazione si impegnarono per <strong>riciclare l’immagine disonorata d’Israele, trasformandola in quella “pietosa” della vittima ingiustamente infangata!</strong></span><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><strong>Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 25 settembre condanna i massacri israeliani, ma gli USA votano contro. </strong>Il parlamento israeliano il 22 settembre decise di non formare una commissione ufficiale d’inchiesta. Il contingente multinazionale di pace il 26 settembre tornò a Beirut, nuovamente sollecitato ad intervenire per svolgere la funzione di interposizione.</span><br />
<strong><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Ancora oggi, nessuno ha mai pagato per questo crimine.</span></strong><br />
<span style="font-family: Verdana; font-size: small;">Il 31 dicembre 1983, il <strong>Presidente Pertini </strong>dopo essere stato sui luoghi del massacro, rilasciò questa dichiarazione:</span><br />
<em><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">“Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società” </span></em></span></p>
<p>tratto da <a href="http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/LastoriadiSabraeChatila/tabid/756/Default.aspx" target="_blank">http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/LastoriadiSabraeChatila/tabid/756/Default.aspx</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2015/09/17/16-19-settembre-1982-il-massacro-di-sabra-e-chatila/">16-19 settembre 1982 : il massacro di Sabra e Chatila</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
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