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	<title>PensoLibero.it &#187; Parliamo di..</title>
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		<title>Santorini, l&#8217;isola delle meraviglie</title>
		<link>http://www.pensolibero.it/2016/04/10/santorini-lisola-delle-meraviglie/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2016 09:02:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamo di..]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Postato su www.acam.it Nel mare Egeo, a circa 80 km dall’isola di Creta, in direzione nord, vi è una piccola isola, facente parte dell’arcipelago delle Cicladi, dalla forma di mezzaluna, e nelle sue vicinanze altri due isolotti, Therasia e Aspronisi,a dividerli solo una laguna. Il nome dell’isola è Thera, conosciuta anche come Santorini, ma, nell’antichità &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2016/04/10/santorini-lisola-delle-meraviglie/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Santorini, l&#8217;isola delle meraviglie</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Postato su <a href="http://www.acam.it/santorini-lisola-delle-meraviglie-e-del-mistero/" target="_blank">www.acam.it</a></em></p>
<p>Nel <strong>mare Egeo</strong>, a circa 80 km dall’isola di <strong>Creta</strong>, in direzione nord, vi è una piccola isola, facente parte dell’arcipelago delle Cicladi, dalla forma di mezzaluna, e nelle sue vicinanze altri due isolotti, Therasia e Aspronisi,a dividerli solo una laguna.<span id="more-2091"></span><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santor4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2092" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santor4-300x277.jpg" alt="santor4" width="300" height="277" /></a></p>
<p>Il nome dell’isola è <strong>Thera</strong>, conosciuta anche come <strong>Santorini</strong>, ma, nell’antichità era conosciuta anche con il nome di Kalliste (“la Bellissima”)</p>
<p>Un tempo, millenni fa, quest’isola fu la sede di una cultura altamente progredita per i canoni storici standard dell’epoca, oseremmo dire “all’avanguardia”.</p>
<p>Se potessimo tornare indietro nel tempo, forse , raffrontandola a quello che ne rimane oggi, faticheremmo a riconoscerla. <img class="aligncenter size-medium wp-image-2094" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo0-300x132.jpg" alt="santo0" width="300" height="132" /></p>
<p>Questo perché, millenni fa (per la precisione quasi 3600 anni fa), l’isola  non aveva questa forma né queste dimensioni.</p>
<p>Era un’isola di forma circolare, al cui centro si ergeva una montagna, e, prendendo per vere alcune prove costituite da scene  pittoriche ritrovate in loco, essa doveva avere fiumi e vallate verdi di papiri e palme.</p>
<p>Oggi giorno, per chi sbarca su quest’isola , è visibile un cartello con la scritta, in inglese, che la celebra come l’”isola più bella  del mondo” e, seppur ammaliati dalla sua selvaggia bellezza, non può non sembrare  una forzatura, visto che  il paesaggio è quello tipicamente vulcanico, brullo e spoglio. Non si vedono né olivi ne cipressi e pochissimi sono in generale gli alberi e i cespugli, mentre viti e pomodori crescono nei pochi campi coltivabili sottratti alla pomice lavica, disposti a terrazza, con muri di contenimento che a volta raggiungono i 6 metri, rendendo persino difficile il camminamento delle persone.</p>
<p>L’attività più redditizia è, ancora oggi,e a parte il turismo, l’estrazione, dalle cave, di quella che comunemente viene definita col termine di “pozzolana”, composta da silice e calcio e usata per la preparazione del cemento.</p>
<p>Sicuramente non era così 3600 anni fa, visto che persino i faraoni egiziani la celebravano come un posto paradisiaco.</p>
<p>Quello che oggi ne rimane è uno scheletro, sconquassato da una delle più tremende esplosioni vulcaniche che si siano mai registrate sulla terra, ed è, da allora, rimasta priva del suo nucleo centrale, sprofondato  per centinaia di metri nel mare, formando quella che, geologicamente parlando, viene definita una <em>caldera.<img class="aligncenter size-medium wp-image-2095" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo1-300x200.jpg" alt="santo1" width="300" height="200" /></em></p>
<p>Dove una volta vi era il nucleo centrale dell’isola sorgono oggi due isolotti neri che emersero successivamente  chiamati con i nomi <strong>Nea Kameni</strong> (“terra bruciata di recente”, la più grande, sorta, in vari fasi, tra il 1707 e il 1711, una prima volta e poi ingranditasi durante le eruzioni vulcaniche del 1866 e del 1926) e <strong>Palia Kameni</strong> (la più piccola, sorta durante un’eruzione del 196 a.C.).</p>
<p>Tutta l’isola non è altro che un vulcano, ancora attivo, che a più riprese, nei tempi passati, è stato motivo di paura e distruzione per chi abitava sull’isola.</p>
<p>Niente comunque in confronto a quello che dovette accadere <strong>3600 anni fa</strong>, allorché il nucleo centrale esplose con un immane boato, proiettando al parte centrale dell’isola in aria e sprofondando il resto sotto l’immane massa d’acqua che si dovette riversare nel bacino creatosi. Dove una volta vi era terra oggi vi sono rupi denudate che testimoniano l’improvviso sprofondamento, come se la parte centrale dell’isola fosse stata colpita da un immane maglio gigantesco.</p>
<p>Archeologicamente parlando l’isola è interessante perché, sin dal 1967, anno in cui iniziò una vera e propria campagna di  scavi, venne portata di nuovo alla luce, strappata da strati di polvere vulcanica e pietra pomice, a volta spessi anche trenta metri, depositatesi nei secoli, una vera e propria città dell’epoca minoica, con tanto di vasellame, affreschi, utensili, oggetti di arredamento perfettamente conservati.</p>
<p>E’ singolare constatare che la stessa eruzione che provocò la distruzione di gran parte dell’isola e l’annientamento dell’allora civiltà fiorente che ivi prosperò, ha, di fatto, permesso, coprendola con le sue polveri eruttive, con i suoi detriti lavici, che la storia di questo posto potesse giungere a noi, migliaia di anni dopo, con i sue edifici, i suoi manufatti, i suoi affreschi, proteggendola, nel suo abbraccio soffocante, da intemperie, saccheggiatori  e quant’altro.</p>
<p>La conservazione dei reperti, la straordinaria quantità e qualità degli stessi, l ‘estensione stessa del nucleo abitativo e i palazzi riportati alla luce ben presto hanno fatto meritare ad Thera (il nome dato a questa città sepolta), ingiustamente, l’appellativo di Pompei dell’Egeo.</p>
<p>Perché ingiustamente  suonerebbe questo appellativo? Proprio per i requisiti citati sopra (conservazione, quantità e qualità) e per altri aspetti che approfondiremo dopo, forse sarebbe più giusto appellare Pompei come “Thera italiana” e non viceversa.</p>
<p>L’uomo che ridiede vita a questa  città, che la riportò alla luce dopo secoli di oblio, fu l’archeologo greco <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Spyrid%C5%8Dn_Marinatos" target="_blank"><strong>Spyridon Marinatos</strong></a>, che le dedicò tutta la sua vita, tanto da morire in loco, per strapparla all’abbraccio delle prove della tremenda sciagura  avvenuta millenni fa.</p>
<p>Forse, sin dall’inizio, a Marinatos dovette sembrare chiaro che , per l’enorme mole di lavoro da compiere (edifici da disseppellire e preservare, artefatti da ripulire, assemblare, catalogare e  tanto altro) non sarebbe di certo stato lui a svelare completamente questo sito straordinario.</p>
<p>Ma, altrettanto certamente, dovette subito essersi reso conto di essere dinanzi ad una scoperta straordinaria, ad un impresa affascinante che avrebbe ascritto il suo nome alla stregua, e forse più, degli <strong>Howard Carter,</strong> dei <strong>Bingham</strong> , dei <strong>Schielmann</strong>, ma che al contempo gli avrebbe creato non pochi problemi dal punto di vista “diplomatico” nei confronti dei suoi colleghi.</p>
<p>Così e successo, e Santorini, con la morte del suo padre putativo, è come se fosse morta di nuovo, come se  quasi 40 anni di scavi non fossero serviti a niente, rimanendo esclusa, volontariamente per mano di altri, dai normali itinerari archeologici e dai canoni didattici, relegata molto più semplicemente alla semplice dicitura che la etichetta come “sede di  scavi archeologici relativi al  periodo tardo minoico”.</p>
<p>Ma è veramente così?</p>
<p>E perché citiamo Santorini in un sito che fa del mistero archeologico e dei fatti misconosciuti il pane principale?</p>
<p>Perché oggi forse Santorini non sarà più  l’”isola più bella del mondo”, ma è, sicuramente , la sede di alcuni dei più affascinanti enigmi della storia.</p>
<p>Enigmi che si celano dietro l’effettiva appartenenza della civiltà che fiorì su quest’isola ad un qualsiasi canone storico predeterminato; enigmi che, per alcuni autori, accademici e non, vedono quest’isola come la sede della mitica <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Atlantide" target="_blank">Atlantide</a></strong>  narrata da <strong>Platone</strong>; enigmi che vedono quest’isola  e lo scopritore della sua antica città legati in un abbraccio mortale, un intreccio di politica, vendetta, delitto(?), che sembra richiamare i più classici gialli.</p>
<p>In questa trattazione lasceremo da parte quello che riguarda il connubio Santorini-Atlantide, rimandandovi, per gli appassionati del settore, a libri che riportano questa tesi (<em><strong>Charles Pellegrino “la scoperta di Atlantide”,  J.V. Luce “la fine di Atlantide”</strong></em>), perché occorrerebbe a nostra volta scrivere un libro per disquisire su questa teoria.</p>
<p>Tralasceremo  di discutere su Spyridon Marinatos e del suo mistero nel mistero, rimandandovi, per ulteriori approfondimenti, all’opera di un editorialista dell’Espresso,<strong> Mario La Ferla</strong> , “l’Uomo di Atlantide”, un’accurata indagine socio-politica di quegli anni importanti che videro la rinascita di Akrothiri e la morte, misteriosa, dello stesso Marinatos.</p>
<p>Ci limiteremo solamente a mettere in luce particolari elementi che contraddistinguono Akrothiri e la civiltà che vi dovette prosperare e che la rendono , di fatto, uno dei luoghi più enigmatici del nostro pianeta.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2648" title="santor6" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor6-300x239.jpg?ef2f00" alt="" width="300" height="239" />Questo per far sì che questo luogo non cadi nell’oblio in cui versano tanti altri posti e non entri a far parte della nostra “ignoranza collettiva” come tanti altri posti di cui conosciamo l’esistenza ma di cui, spesso non sappiamo il “perché” e  il “come”, se non addirittura il “quando”.</p>
<p>Questo perché questo posto indica che le definizioni di “primitivo”, “preistorico”, la stessa definizione di “civiltà” spesso sono termini usati in modo improprio e talvolta persino offensivo.</p>
<p>Questo perché spesso non sono i telefonini o il computer  o i satelliti nello spazio ad indicare il grado di civilizzazione, ma le idee che aleggiano in diverse epoche storiche e in diversi gruppi di persone.</p>
<p>Questo perché, come ama ripetere nel suo libro un noto scrittore, se un’esplosione vulcanica non avesse distrutto Santorini  e la civiltà che ivi era stanziata, probabilmente l’uomo sarebbe arrivato un secolo prima sulla Luna.</p>
<p>Per capire meglio di cosa si parla , vi invitiamo a guardare prima alcune immagini degli scavi di Thera, scavi che si presume dureranno almeno altri 100 anni, e che ci metteranno a disposizione chissà quante altre sorprese.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2649" title="santor7" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor7-300x196.jpg?ef2f00" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor7-300x196.jpg 300w, http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor7.jpg 324w" alt="" width="300" height="196" />Quanti di voi, senza la necessaria prefazione, non avrebbero confuso queste immagini con quelle della molto più celebrata Pompei?</p>
<p>Eppure Akrothiri avrebbe ben più ragione ad essere citata nei libri scolastici o nelle riviste del settore.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-2650" title="santor8" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor8.jpg?ef2f00" alt="" width="299" height="280" />Nel gennaio<strong> 1866</strong>, pochi mesi dopo l’inizio del progetto per la costruzione del canale di Suez (Santorini forniva un ottimo deposito di pomice necessaria per  la cementificazione) il vulcano dell’isola diede nuovi segni di vita.</p>
<p>Alcuni vulcanologi e archeologi francesi e greci accorsero sull’isola per studiare il fenomeno e la loro attenzione si rivolse ad alcuni blocchi di pietra, costituenti delle mura, che gli operai della cava di pomice avevano portato alla luce.Un vulcanologo, Fouquè, entrò in possesso, tramite un contadino, di alcuni reperti antichi e dopo alcune opere di scavo scoprì delle cripte, strumenti di ossidiana, uno scheletro e frammenti di vasi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2651" title="santor9" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor9.jpg?ef2f00" alt="" width="256" height="275" />Stimolati da queste scoperte due studiosi francesi, <strong>Henrì Mamet ed Henrì Grocex</strong> cominciarono altri scavi nel 1870, scoprendo, coperti da pomice, pareti ricoperte di gesso, dipinte con affreschi dai colori vivaci e realistici, con effetti ottici straordinari.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-2652" title="santor10" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor10.jpg?ef2f00" alt="" width="288" height="278" />Né Fouquè né i suoi successori riuscirono a dare una giusta collocazione temporale o un’ identificazione a questo misterioso popolo, anche perché la scoperta della civiltà minoica da parte di Evans era ancora di là a venire 30 anni dopo.</p>
<p>Ma comunque era già cambiato lo schema storico di quella parte del mondo: gli abitanti di quelle isole non erano più dei semplici barbari rispetto agli allora, dottrinalmente parlando,ben più quotati Greci, anzi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2653" title="santor11" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor11.jpg?ef2f00" alt="" width="182" height="277" />Chi diede impulso alla ricerca su Thera fu l’archeologo greco Spyridon Marinatos che , in più riprese, partendo dal 1930, ne studiò la storia, fino a quando, nel 1956, diventando direttore del dipartimento delle antichità, non decise di dedicarsi anima e corpo a  trovare le tracce di un antico insediamento sull’isola.</p>
<p>E, nel 1967, quando prese corpo la prima vera campagna organizzata di scavi, la fortuna non gli venne meno, mostrando giorno dopo giorno una civiltà che aveva veramente dell’incredibile, paragonandola ai canoni storici standard non solo della sua epoca ma anche rispetto a epoche successive.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2654" title="santor12" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor12-300x234.jpg?ef2f00" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor12-300x234.jpg 300w, http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor12.jpg 356w" alt="" width="300" height="234" />Marinatos ebbe il grande merito di capire che gli scavi da lui effettuati andavano protetti, al contrario di quanto era successo a Pompei, dagli elementi naturali e da quelli a due zampe.</p>
<p>Coprì così gli scavi con lamiera ondulata sottile e fibra di vetro per consentire comunque il passaggio dei raggi solari. A sostegno di questa copertura, impiantò un sistema di travi in acciaio autoportanti, sistema che gli consentiva facilità nell’installazione e nell’estensione dell’area da proteggere.</p>
<p>In questo clima e con quest’ingegnosità Marinatos si accinse a svelare al mondo il “suo” piccolo, grande, tesoro, anche se si rese subito conto che tra lui e la fine degli scavi sarebbero intercorsi generazioni di archeologi e forse persino qualche secolo. Ma valeva veramente la pena, e per stabilire questo bastarono poche picconate.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2655" title="santor13" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor13.jpg?ef2f00" alt="" width="275" height="181" />Ciò che si celava sotto la cenere e la pomice di Santorini erano i resti di una civiltà ben strutturata e ingegnosamente abile. I suoi membri vivevano in una sorta di paradiso idilliaco, e questo li aiutò a sprigionare grandi verve di energia creativa, talento artistico e gusto sofisticato.</p>
<p>Durante l’età del bronzo, gli abitanti dell’isola godettero di uno standard di vita  e di benessere invidiato ancora oggi da molte comunità moderne, o comunque raggiunto solo nel corso degli ultimi tre secoli.</p>
<p>In quest’isola inondata dal sole, gli abitanti di Thera si costruirono case alte ed eleganti, con stanze ben proporzionate, e adornate con esempi fantastici della creatività pitturale dell’epoca.</p>
<p><img class="size-full wp-image-2656" title="santor14" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/santor14.jpg?ef2f00" alt="" width="164" height="299" /></p>
<p>La loro piccola patria era un punto cruciale per i traffici marittimi dell’Egeo, e, per generazioni, godettero di una prosperità senza eguali, dovuta ai numerosi scambi commerciali che intrattenevano con i mercanti che ivi sbarcavano e con le terre che le loro navi raggiungevano.</p>
<p>Man mano che i lavori procedevano ci si accorgeva di essere dinanzi a qualcosa di straordinario. Non ci volle molto per affermare che la città era stata una località di spicco.Chiunque avesse avuto la fortuna di sbarcare a Thera in quell’epoca felice, sarebbe rimasto impressionato dalla fila di imponenti edifici che si ergevano sulla costa.</p>
<p>Grandi case con solide fondamenta e architravi in legno si erigevano su due, tre o forse anche quattro piani, utilizzate de singole famiglie o da assembramenti popolari. Per la sua densità abitativa e per il numero di edifici, Thera avrebbe ben figurato a cospetto dei maggiori porti di mare europei del periodo medioevale.</p>
<p>Le case si districavano su un labirinto di vie e vialetti, ognuna di loro munita di solide porte e scale, con ampie finestre che davano luce ed aria a stanze di grandi dimensioni. L’arredamento, in legno, era di squisita fattura, come si è potuto concludere dai calchi in gesso rilevati dalle forme impresse nella coltre di cenere vulcanica, unica traccia dopo che il legno era oramai deteriorato da tempo.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2100" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo7-300x147.jpg" alt="santo7" width="300" height="147" /></a></p>
<p>Nelle case erano presenti affreschi che rappresentavano episodi di vita marinara, lunghi viaggi, donne della lunghe vesti drappeggiate, dal seno nudo e da sfavillanti gioielli. Gli affreschi che rappresentavano scene di vita naturale erano caratterizzati da una costante presenza di animali oggigiorno non più esistenti sull’isola, come antilopi, scimmie, rondini o da piante come papiri e gigli. Quando venne trovata la prima casa così riccamente decorata si pensò subito che essa appartenesse a qualche nobile, ma poi ci si accorse, ben presto, che questo rappresentava  non un optional ma un qualcosa di serie nelle abitazioni di Thera.</p>
<p>Ma il popolo di quest’isola aveva anche il buon gusto per le cose belle e la pulizia.Le case erano, infatti, dotate di bagni con vasche in terra cotta e toilette in pietra che un tempo dovevano avere l’asse in legno.</p>
<p>Le toilette venivano ritrovate sempre al secondo piano degli edifici, ed erano collegate, mediante tubi in argilla incassati tra le spesse pareti, ad una sofisticata rete fognaria comunale che correva sotto le strade!</p>
<p>Sembra che quindi i minoici abbiano anticipato quest’invenzione di almeno una trentina di secoli!!</p>
<p>Per dare un ‘idea di cosa significasse pensate solo che la Venezia dei Dogi, la Parigi dell’inizio XVIII secolo, e persino al Reggia di Versailles all’inizio erano del tutto sprovviste di queste comodità.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2099" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo6.jpg" alt="santo6" width="277" height="182" /></a></p>
<p>Comodità che invece ritroviamo in siti antichissimi e altrettanto misteriosi come Mohenjo-Daro, in Pakistan e che colpirono di stupore i primi conquistadores che si ritrovarono dinanzi alle bellezze di Tenochtitlan, tanto che alcune testimonianze la descrissero più lussuosa di qualsiasi città europea di allora, persino di Roma o Costantinopoli.</p>
<p>Ma torniamo a Santorini.</p>
<p>Vi doveva essere, all’epoca una sorgente d’acqua che a quanto pare riempiva le cisterne della città e scorreva continuamente grazie ad un ingegnoso impianto di fognatura.</p>
<p>In quella che viene comunemente definita come Casa Occidentale, probabilmente , veniva utilizzata la pressione del vapore di qualche sorgente vulcanica affinché si potesse utilizzare una sorta di autoclave che spingeva l’acqua nelle cisterne sui tetti delle case.</p>
<p>L’intrico di tubi presente nelle case fa pensare che il vapore, mentre veniva convogliato in apposite cisterne di condensazione, dove si sarebbe trasformato in acqua per il bagno, nel suo percorso attraversava i muri, riscaldando così d’inverno le stanze delle case.</p>
<p>In effetti sembra che qualcosa simile a valvole sia stato trovato anche se spesso, per prudenza o per voglia di  nascondere, si preferisce dare un altro significato a determinati oggetti.</p>
<p>E’ solo un caso che Platone, descrivendo Atlantide, affermi che essa si forniva d’acqua da due sorgenti, una calda e una fredda?</p>
<p>La pesca, insieme alle forme di agricoltura e allevamento, forniva gli approvvigionamenti alimentari di cui la popolazione abbisognava. Inoltre ogni casa aveva una macina per ridurre in farina l’orzo per fare il pane.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2097" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo3.jpg" alt="santo3" width="273" height="184" /></a></p>
<p>Tutte le ceramiche erano un concentrato di colori e grazia, sia che fossero bacinelle o coppe, brocche o piatti, o semplici vasi.</p>
<p>Lo stile delle  ceramiche di Thera sembra precorrere quello presente sulle opere di Creta, rinforzando l’ipotesi che gli abitanti di quest’isola abbiano poi esportato il loro stile anche al di fuori del loro territorio.</p>
<p>Il resto di cui questa civiltà aveva bisogno era sicuramente fornito da un importante commercio con altre parti del mondo allora conosciuto, e quindi l’abilità marinaresca di questo popolo era considerevolmente superiore a molti altri popoli dell’epoca. D’altronde molti affreschi mostrano scene di viaggi per mare.</p>
<p>Tutto questo ci fa ben capire che Thera fu molto di più che un semplice sobborgo culturale di Creta, anzi.</p>
<p>Al contrario della nostrana Pompei, a Thera non sono stati ritrovati scheletri di corpi umani o di animali, o oggetti veramente preziosi.Questo fa supporre che la maggior parte della popolazione riuscì a fuggire a tempo.Forse precedenti scosse telluriche, l’apertura di fratture nella terra, da cui incominciarono a scaturire esalazioni di gas e fuochi che incominciarono a levarsi dal cono del vulcano, impaurirono oltremodo la popolazione dell’isola che decise di trovare riparo in altri luoghi.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2096" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo2-300x175.jpg" alt="santo2" width="300" height="175" /></a></p>
<p>Qualcuno cercò di riparare le case precedentemente danneggiate dalle prime scosse telluriche, ma poi abbandonò l’impresa, conscio della sciagura che stava per abbattersi sull’isola.Questo lo possiamo dedurre dai tentativi di ricostruzione presenti in alcune parti.</p>
<p>Ma quello che stupisce di più è che gli abitanti dell’isola lasciarono le loro case con la ferma speranza di ritornarci, un giorno. Vasi pieni cibi posti ordinatamente, ceramiche riposte nei ripiani con solerzia,i mobili sistemati  e in ordine e, dall’altra parte, la completa mancanza di oggetti  di valore, fa pensare ad un esodo tranquillo e disciplinato, benché rapido ed efficiente, piuttosto che ad una fuga travolti dal panico.</p>
<p>Ma la tragedia era dietro all’angolo. La violenta eruzione spaccò in due l’isola  e forte ondate di maremoto indotto (tsunami) percorsero tutto l’Egeo abbattendosi con violenza su Creta e sulle altre sponde di quel bacino di mare. La gente  venne stordita dai fragori, scossa dai terremoti, soffocata dai gas venefici, mentre una cappa nera come la notte, formata dalle nuvole di ceneri, calava su quel mondo idilliaco.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2098" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/04/santo4.jpg" alt="santo4" width="275" height="183" /></a></p>
<p>La civiltà minoica, privata della sua arma migliore, la flotta navale, distrutta dalle onde di maremoto,  e terrorizzata da quell’immane catastrofe rimase ben presto vittima delle invasioni di altri popoli, tra i quali i greci, che ben presto distrussero una civiltà che aveva raggiunto un apice eguagliabile (se non superiore) a quello raggiunto dalla società egizia.</p>
<p>Thera era allora una delle meraviglie del mondo, uno dei posti più incantevoli, ma in un niente era diventata “un orrore affascinante nella sua odiosità”, come la descrisse nel 1885 il nobile James Thomas Bent, in un suo soggiorno, osservando le sue spiagge nere e l’atmosfera di desolazione.</p>
<p>Thera potrebbe rivivere, o quanto meno restituirci parte della sua bellezza se l’intero sito fosse riportato alla luce, ma forse la realtà è che, oggi, ben poche persone ne hanno sentito parlare, così che dove la pomice non è più presente a nascondere quest’antico teatro di civiltà, vi è ora la cappa dell’indifferenza e della disinformazione storica e culturale.</p>
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		<title>Astronomia, un antico sapere</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 21:05:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Postato su www.acam.it La storia e la &#8220;parentela culturale&#8221; Un’analisi approfondita delle civiltà antiche spesso può mettere in imbarazzo gli studiosi “ortodossi”, i quali vengono, sempre più frequentemente, a trovarsi dinanzi ad elementi e prove che sembrano testimoniare particolari rapporti di “parentela culturale” anche fra popoli divisi non solo da confini di terra, ma persino &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/10/01/astronomia-un-antico-sapere/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Astronomia, un antico sapere</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Postato su <a href="http://www.acam.it/" target="_blank">www.acam.it</a></em></p>
<h2><em><strong>La storia e la &#8220;parentela culturale&#8221;</strong></em></h2>
<p>Un’analisi approfondita delle civiltà antiche spesso può mettere in imbarazzo gli studiosi “ortodossi”, i quali vengono, sempre più frequentemente, a trovarsi dinanzi ad elementi e prove che sembrano <span id="more-1576"></span>testimoniare particolari rapporti di <em><strong>“parentela culturale”</strong> </em>anche fra popoli divisi non solo da confini di terra, ma persino da confini acquatici, sotto forma di oceani, tanto che spesso nessuna civiltà antica può essere indicata esattamente come <em><strong>“fonte di origine”</strong></em> per tali straordinarie verosimiglianze.</p>
<p>Si potrebbe spiegare il tutto ponendo come punto di principio l’esistenza di una civiltà che sia stata una base comune per tutte le altre, ipotesi certamente odiata e ripudiata dagli studiosi ortodossi, che reputano tale ipotesi solo frutta di alchimie immaginative.</p>
<p>Eppure ecco che al di là e al di qua dell’Atlantico, nelle Americhe, come in Europa, in Asia come in Africa, circa <strong>12000 anni fa</strong>, succede qualcosa di meraviglioso, se vogliamo dar retta alla cosiddetta ipotesi della “coincidenza culturale”, tanto cara agli scienziati ortodossi, ma che, a ben analizzarla, sta in piedi come la possibilità di vincere al totocalcio senza sapere l’esatto ordine delle partite.</p>
<p>Secondo questa teoria, dopo centinaia di millenni di lenta, lentissima e quasi irritante<strong> evoluzione</strong>, improvvisamente, alla fine di quel periodo conosciuto con il nome di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pleistocene" target="_blank"><strong>Pleistocene</strong></a> (per l’appunto circa 12000 anni fa), qualcosa sembra impossessarsi di tutte le menti degli uomini di quel periodo, come se ad un certo tratto della storia paleolitica qualcuno avesse acceso una lampada la cui luce si fosse diffusa per tutto il mondo.</p>
<figure id="attachment_1579" style="width: 311px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fauna-del-Pleistocene.jpg"><img class="wp-image-1579 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fauna-del-Pleistocene.jpg" alt="Fauna del Pleistocene" width="311" height="162" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Fauna del Pleistocene</figcaption></figure>
<p>Popoli diversissimi fra di loro, distanti mari e montagne danno vita alla grande avventura culturale che li porterà ad inventare e migliorare la pastorizia e l’agricoltura,e , ad esse connessi ,nuovi attrezzi di lavoro; nello stesso contempo, nei due versanti dell’Atlantico come in altre parti del mondo, l’ingegno umano si fonde in un tutt’uno nell’ideazione di strutture architettoniche, politiche e sociali consimili.</p>
<p>Come se non bastasse popoli lontanissimi fra di loro percepiscono ed elaborano miti ed eroi del tutto simili.</p>
<h2><em><strong>Coincidenza culturale e basta?<br />
</strong></em></h2>
<p>Possibile che si tratti solo di una coincidenza culturale? O, forse, sotto c’è qualcosa d’altro? Magari un grande disastro, elemento presente in <strong>tutte</strong> le mitologie mondiali, potrebbe aver annientato una civiltà di livello superiore a quelle presenti nel paleolitico e averne disseminato i resti, in virtù di piccoli gruppi di sopravvissuti, nel mondo, similmente a quello che accade al polline ed ai fiori?<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Agricoltura.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1580" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Agricoltura.jpg" alt="Agricoltura" width="243" height="207" /></a></p>
<p>Sembra un’utopia? Potrebbe esserlo, ma sicuramente non meno della cosiddetta teoria della “coincidenza culturale”. Ne sembra essere più fondata quella della “diffusione culturale”, tanto cara ad altri studiosi.<br />
Si potrebbe obiettare che conoscenze tecniche, agricole , architetturali e mitologiche simili fra i vari popoli del mondo potrebbero essere il prodotto di scambi di idee avvenuti in occasione di viaggi esplorativi e commerciali, ma ciò non spiegherebbe la similitudine temporale degli avvenimenti , sopratutto prendendo in considerazione le Americhe.</p>
<p>Comunque sarebbe irrisolto il problema di decidere quale cultura avrebbe dato vita all’altra: un quesito del tipo prima l’uovo o la gallina?<br />
Eppure proprio le analogie fra alcuni popoli amerindi come i Maya, Aztechi ed Incas con popoli di origine medio-orientale come <strong>Sumer</strong>i, Assiri e Babilonesi, o dell’area nilotica, come gli<strong> Egizi,</strong> fanno venire più di un dubbio su tali ipotesi.</p>
<h2><em><strong>Punti in comune&#8230;</strong></em></h2>
<p>Tutti questi popoli hanno in comune alcuni elementi:<br />
<em><strong>A)</strong> sono costruttori di piramidi o pseudotali: le prime costruzioni a gradoni egizie, le ziggurat numeriche e i templi a gradoni dei Maya hanno in comune la forma piramidale, seppur, negli ultimi due casi, tronca;</em></p>
<figure id="attachment_1583" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Ziggurat.jpg"><img class="size-medium wp-image-1583" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Ziggurat-300x187.jpg" alt="Ziggurat" width="300" height="187" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Ziggurat</figcaption></figure>
<p><em><strong>B)</strong> tutti questi popoli sono amanti delle costruzioni megalitiche, ottenute cioè con l’utilizzo di pietre, di calcare, granito o altro, in blocchi dalle dimensioni gigantesche, comportando così un onere di lavoro in più inspiegabile, sfidando persino i normali canoni raziocinali se confrontate tali opere con i mezzi a disposizione di tali popoli. I blocchi di<a href="http://www.panorama.it/scienza/extremamente/baalbek-rovine-civilta-perduta/" target="_blank"><strong> Baalbek</strong></a>, le mura di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sacsayhuam%C3%A1n" target="_blank"><strong>Sacsahuaman</strong></a> in Perù, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kbYzArkUJ6U" target="_blank"><strong>Tiahuanaco</strong> </a>in Bolivia e La Sfinge e la Grande Piramide di Cheope testimoniano la riuscita di sfide che persino oggi, con tutta la tecnologia a ns disposizione, sembrano impossibili da eguagliare;</em></p>
<figure id="attachment_1582" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Rovine-di-Sacsayhuaman.jpg"><img class="size-medium wp-image-1582" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Rovine-di-Sacsayhuaman-300x114.jpg" alt="Rovine di Sacsayhuaman" width="300" height="114" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Rovine di Sacsayhuaman</figcaption></figure>
<p><em><strong>C)</strong> Identiche conoscenze astronomiche, talmente evolute da permettere loro di conoscere il cielo sopra le loro teste in maniera tanto precisa come l’uomo non vi è più giunto sino all’inizio di questo secolo, con la scoperta, per mezzo di potenti telescopi degli ultimi pianeti. Conoscenze che portavano tali popoli a concepire calendari di eguale durata e persino più precisi di quello adottato da noi oggigiorno.</em></p>
<figure id="attachment_1581" style="width: 268px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Giza.jpg"><img class="size-full wp-image-1581" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Giza.jpg" alt="Giza" width="268" height="188" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giza</figcaption></figure>
<p>Ed è proprio su queste conoscenze astronomiche che mi vorrei soffermare, poiché credo siano una prova inoppugnabile di una matrice comune a tutte queste civiltà, ma, allo stesso tempo, estranea ad esse.</p>
<figure id="attachment_1584" style="width: 259px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Baalbek-il-monolito.jpg"><img class="wp-image-1584 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Baalbek-il-monolito.jpg" alt="Baalbek il monolito" width="259" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Baalbek il monolito</figcaption></figure>
<h2><em><strong>Antica astronomia</strong></em></h2>
<p>La conoscenza astronomica in possesso delle grandi civiltà del passato è quasi sempre relegata, dagli studiosi, a bisogni inerenti il campo religioso e alla necessità di dare una datazione al tempo per ovviare ad alcune necessità strettamente di natura agricola, atte a determinare il tempo della semina, della mietitura, o dell’arrivo della stagione secca o di quella delle piogge, o ancora, come nel caso dell’antico Egitto, all’approssimarsi delle piene del fiume Nilo.</p>
<figure id="attachment_1585" style="width: 880px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Astronomia-egizia.jpg"><img class="wp-image-1585 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Astronomia-egizia.jpg" alt="Astronomia egizia" width="880" height="400" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Astronomia egizia</figcaption></figure>
<p>A mio modesto avviso, questo collegamento astronomia- agricoltura è molto flebile e abbastanza incongruente.<br />
Abbiamo accennato, prima, che l’agricoltura pare affermarsi contemporaneamente in tutto il mondo circa 12000 anni fa, comportando così la nascita dei primi centri stabili di comunità di uomini, quindi la nascita dei primi insediamenti che poi diverranno le future città che daranno vita alla nascita di vere e proprie civiltà.<br />
Prima di allora l’uomo paleolitico aveva vissuto in uno stadio semi selvaggio, vivendo di caccia e nomadizia, in piccoli gruppi sparuti, la cui esiguità non avrebbe permesso la nascita delle varie specializzazioni di mestiere.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/storia048.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1586" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/storia048-265x300.gif" alt="storia048" width="265" height="300" /></a></p>
<p>Lo <strong>studio dell’astronomia</strong> e del percorso nel cielo, durante l’anno, delle varie costellazioni, comporta una conoscenza appropriata di nozioni matematiche e persino di trigonometria sferica, nonché capacità di osservazione scientifica e una strumentazione ad essa inerente.</p>
<h2><em><strong> Qualche riflessione</strong></em></h2>
<p>E’ abbastanza impensabile che l’uomo paleolitico, costretto ad una vita segnata dal fabbisogno di procurarsi cibo e riparo, e costretto a difendere il poco che aveva, oltre che se stesso, da altri suoi simili e dalle belve feroci, abbia avuto il tempo per concepire simili pensieri e idee, ne tanto meno possiamo pensare che uno o più individui, nel mondo, abbiano potuto avere la possibilità e la costanza di seguire, giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, tutti i vari movimenti degli astri, grandi e piccoli nel cielo.</p>
<p>Ancora oggi i nostri contadini ( e credo che fosse così anche in passato) traggono i loro modelli informativi su tutto ciò che attiene l’agricoltura dall’ambiente circostante. I tempi della semina e della mietitura, dell’approssimarsi dell’inverno e dell’estate, sono <em><strong>“sentiti”</strong> </em>in anticipo e determinati dall’attenta osservazione dell’ambiente circostante, come la fioritura di piante e alberi, il colore assunto dalla terra stessa, il comportamento migratorio di alcune specie di uccelli ed altro ancora.</p>
<figure id="attachment_1587" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fasi-lunari.jpg"><img class="size-medium wp-image-1587" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Fasi-lunari-300x132.jpg" alt="Fasi lunari" width="300" height="132" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Fasi lunari</figcaption></figure>
<p>Ancora oggi le <strong>piene del Nilo</strong>, in Egitto, vengono contrassegnate, tempo prima, dal comportamento nomadizio di alcune specie animali altresì abitanti le rive del fiume abitualmente.<br />
Certamente il contadino osserva pure fenomeni celesti come le varie fasi lunari e solari, ma queste sono osservazioni giornaliere o quindicinali, che non comportano problemi di osservazione data la visibilità di tali astri (sole e luna), né un’attenzione duratura in un intero anno.</p>
<h2><em><strong>Astronomia, ponte diretto tra il cielo e il mare</strong></em></h2>
<p>E, allora, vi chiederete, a cosa serve <strong>l’astronomia</strong>?</p>
<p>L<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Astronomia" target="_blank">’astronomia</a>, cioè la conoscenza della posizione e del moto degli astri nel cielo, in un tempo di osservazione anche lungo un anno, è una prerogativa di un’arte sì antica, ma sino ad oggi non considerata molto più antica delle grandi civiltà a noi note: la navigazione, in principal modo quella d’altura.</p>
<figure id="attachment_1588" style="width: 257px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/navigare-con-gli-astri.jpg"><img class="wp-image-1588 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/navigare-con-gli-astri.jpg" alt="navigare con gli astri" width="257" height="196" /></a><figcaption class="wp-caption-text">navigare con gli astri</figcaption></figure>
<p>In mare aperto, senza vedere costa alcuna, l’unico mezzo, per il marinaio, per orientarsi e per sperare in un ritorno a casa era (ed è ancora) affidarsi all’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Navigazione_astronomica" target="_blank"><strong>osservazione degli astri del cielo</strong></a>. Siccome, per il moto del nostro pianeta, le stelle non sono mai nello stesso punto, è necessario, per ogni marinaio, oltre ad una perfetta conoscenza collocativa nella volta celeste dell’astro stesso, conoscere il moto apparente e il posizionamento dell’astro nell’arco di un anno.</p>
<p>(<strong>vedi altro articolo</strong> :<a href="http://www.pensolibero.it/antichi-marinai/" target="_blank">http://www.pensolibero.it/antichi-marinai/</a>)</p>
<p>Chiunque mastichi un po’ di marineria sa benissimo che uno strumento indispensabile per la navigazione sono le cosiddette <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Effemeridi" target="_blank"><strong>Effemeridi nautiche</strong></a>, un registro in cui vengono segnate, giorno per giorno, per tutto l’anno, la declinazione delle varie stelle, in modo da fornire un perfetto strumento di osservazione per i rilevamenti nautici. Tale registro viene redatto <strong><a href="http://www.nauticalalmanac.it/it/astronomia-nautica/effemeridi-nautiche.html" target="_blank">anno per anno</a></strong>.</p>
<figure id="attachment_1589" style="width: 291px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/mappa-cielo-boreale.png"><img class="size-medium wp-image-1589" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/mappa-cielo-boreale-291x300.png" alt="mappa cielo boreale" width="291" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">mappa cielo boreale</figcaption></figure>
<p>Una civiltà dal carattere marinaresco non può prescindere da tali conoscenze e, inversamente, tali conoscenze sono la linfa di una civiltà di tale stampo.</p>
<p>(<strong>vedi altro articolo</strong>:<a href="http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/" target="_blank"> http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/</a> )</p>
<p>Purtroppo per noi, ciò che sappiamo è che né i Sumeri, né gli Egizi, né i Maya, o gli Aztechi o gli Incas erano certamente popoli di grandi navigatori. Probabilmente gli Egizi, sotto il Faraone Necao, arrivarono a compiere il periplo dell’Africa, ma la loro ” ignoranza” nautica e astronomica (sempre riferito alla navigazione) è testimoniata dal fatto che tali improvvidi marinai non vennero creduti poiché affermarono che ad un certo punto il sole si trovava sul lato opposto!</p>
<p>Allora come spiegare tali conoscenze astronomiche?</p>
<h2><em><strong>Tra fantasia e realtà?</strong></em></h2>
<p>Perché non usare un po’ di fantasia per spiegarlo?</p>
<p>Infatti possiamo immaginare solo, finché non sorgeranno altre prove, un’antica civiltà, altamente progredita rispetto al resto del mondo paleolitico di allora, in possesso di conoscenze marinaresche e quindi di astronomia, notevolmente evoluta sul piano agricolo, pastorizio, metallurgico, nonché sul piano strettamente sociale e politico: la mitica <a href="http://www.centrostudilaruna.it/atlantidemulemuriagondwanaiperborea.html" target="_blank"><strong>Atlantide, o Mu o Lemuria </strong></a>che dir si voglia!</p>
<p>Una terribile catastrofe   (<strong>vedi altro articolo:</strong> <a href="http://www.pensolibero.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/" target="_blank">http://www.pensolibero.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/ </a>) colpisce il mondo intero (il mitico diluvio) e in principal modo questa grande civiltà, che scompare inopinatamente. Piccoli gruppi sparuti , capeggiati da uomini dalla grande sapienza (i vari <strong>Viracocha, Quetzalcoatl, Kukulkan, Oannes, Osiride, Hotu Matua</strong> ed tutti gli altri <strong>semi-dei</strong> apportatori di conoscenze) approdano in varie parti del mondo, venendo a stretto contatto con le sparute rappresentanze di indigeni locali.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/quetzalcoatl.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1590" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/quetzalcoatl-209x300.png" alt="quetzalcoatl" width="209" height="300" /></a></p>
<p>Insieme affrontano le problematiche del dopo <a href="http://www.pensolibero.it/il-diluvio-universale-tra-mito-e-realta/" target="_blank"><strong>diluvio <span style="color: #000000;"> (vedi altro articolo:</span> http://www.pensolibero.it/il-diluvio-universale-tra-mito-e-realta/ <span style="color: #000000;">)</span></strong></a> e i nuovi arrivati, i superstiti atlantidei, insegnano i primi rudimenti dell’agricoltura e della pastorizia, elementi portanti per la futura sopravvivenza di tali gruppi, i quali, più in là negli anni, o forse nei secoli, daranno vita alle prime grandi civiltà.<br />
Purtroppo, a causa del numero non elevato di persone sopravvissute di Atlantide, e condizionato dal minor contributo intellettuale e conoscitivo delle popolazioni locali, non tutte le conoscenze possono essere conservate. Non conoscendo dove siano, nei nuovi luoghi, giacimenti minerari, la metallurgia viene presto dimenticata.</p>
<figure id="attachment_1591" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Dopo-il-diluvio.png"><img class="size-medium wp-image-1591" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Dopo-il-diluvio-300x156.png" alt="Dopo il diluvio" width="300" height="156" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Dopo il diluvio</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em><strong>Ricominciare da zero&#8230;o quasi!</strong></em></h2>
<p>Costretti a combattere contro un ambiente nuovo e ostile e dar la precedenza a problemi, come quelli della sopravvivenza e dell’alimentazione, cose prima elementari, come la scrittura, vengono abbandonate. I primi centri abitativi , per via di un generale innalzamento delle acque in tutto il mondo, vengono creati nell’entroterra, e allorché le acque si ritirano, questi insediamenti diventano di carattere principalmente terrestre, non rendendo più necessari di tanto l’arte della navigazione e le conoscenze ad essa applicate.</p>
<figure id="attachment_1592" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Chankillo-in-Peru.jpg"><img class="size-medium wp-image-1592" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Chankillo-in-Peru-300x219.jpg" alt="Chankillo, in Peru'" width="300" height="219" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Chankillo, in Peru&#8217;</figcaption></figure>
<p>L’astronomia diviene uso e conoscenza di pochi iniziati (la futura classe sacerdotale) i quali ben presto ne dimenticano l’utilizzo principale, relegandola ad un ruolo strettamente divinatorio o oracolare. Forse il cielo viene osservato al fine di scoprire, in anticipo, i segni, in futuro, di un nuovo disastro.</p>
<p>Tali conoscenze marinaresche spiegherebbero forse anche la presenza delle famose barche egizie, ritrovate sepolte sotto la sabbia, a Giza, o le perfette conoscenze di idrodinamica applicate alle imbarcazioni degli abitanti del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Titicaca" target="_blank"><strong>lago Titicaca</strong></a>, in Bolivia.</p>
<figure id="attachment_1593" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Tipica-imbarcazione-sul-Lago-Titicaca.jpg"><img class="wp-image-1593 size-medium" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/10/Tipica-imbarcazione-sul-Lago-Titicaca-300x123.jpg" alt="Tipica imbarcazione sul Lago Titicaca" width="300" height="123" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Tipica imbarcazione sul Lago Titicaca</figcaption></figure>
<p>Questo è un quadro abbastanza attendibile di cosa potrebbe essere successo, e, credo, dia una spiegazione molto più plausibile delle conoscenze astronomiche dei vari popoli antichi.<br />
Tra l’altro, se ciò fosse vero, spiegherebbe, in maniera indiretta anche la presenza delle varie misteriose mappe cartografiche dell’antichità, di cui io stesso ho trattato su un altro articolo presente in questo sito ( vedi <a href="http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/" target="_blank">http://www.pensolibero.it/misteri-della-cartografia-antica/</a> )</p>
<p>Chiudo con una semplice osservazione, dedicata agli amanti dell’ipotesi extraterrestre della genesi umana: l’astronomia non è solo un basamento della navigazione marina ma anche, e soprattutto di quella spaziale. Vi dice niente questo?</p>
<p>di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Mattera Antonio</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it/2015/10/01/astronomia-un-antico-sapere/">Astronomia, un antico sapere</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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		<title>Il Diluvio Universale tra mito e realtà</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2015 20:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamo di..]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Postato su http://www.acam.it/ &#8220;Io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.&#8221; Genesi, Antico Testamento, VI-V sec a.e.c. Il Diluvio Universale, tra mito e realtà. Un oceanografo, Robert Ballard, ha affermato, qualche tempo fa, di aver ritrovato &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/09/20/il-diluvio-universale-tra-mito-e-realta/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Il Diluvio Universale tra mito e realtà</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it/2015/09/20/il-diluvio-universale-tra-mito-e-realta/">Il Diluvio Universale tra mito e realtà</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Postato su <a href="http://www.acam.it/" target="_blank">http://www.acam.it/</a></p>
<p class="auto-style117"><strong><em>&#8220;Io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.&#8221; </em><span class="style392">Genesi</span></strong><span class="style392">, Antico Testamento, VI-V sec a.e.c.</span><span id="more-1483"></span></p>
<h2 class="auto-style117"><em><strong>Il Diluvio Universale, tra mito e realtà.</strong></em></h2>
<p>Un oceanografo, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Ballard" target="_blank"><em><strong>Robert Ballard</strong></em></a>, ha affermato, qualche tempo fa, di aver ritrovato le tracce del Diluvio Universale (vedi “Hera” n°1), in un’antica linea costiera, situata tra il Mar Mediterraneo ed il Mar Morto, che scomparve, in seguito ad un immane inondazione, circa 8000 anni fa.</p>
<figure id="attachment_1484" style="width: 204px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Robert_Ballard.jpg"><img class="size-medium wp-image-1484" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Robert_Ballard-204x300.jpg" alt="Robert Ballard" width="204" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Robert Ballard</figcaption></figure>
<p>Lo stesso Ballard afferma di aver dimostrato così la veridicità del racconto biblico.<br />
Ma, a mio personale avviso, non c’era assolutamente bisogno di tali ritrovamenti per appurare l’effettivo avvenimento, in passato, di uno sconvolgimento globale, il cui ricordo sarebbe rimasto nei miti di tutti i popoli mondiali.</p>
<p>Infatti, differentemente a quanto si potrebbe credere, la leggenda su un Diluvio Universale, o comunque su una catastrofe di varia natura, che avrebbe colpito la Terra, non è caratteristica peculiare della tradizione giudaico-cristiana, anzi sì buon ben affermare che essa stessa sia un retaggio di miti sumerici, di cui gli Ebrei, le cui prime antichissime sedi erano in Mesopotamia, avevano avuto modo di assimilarne il contenuto.</p>
<h2><em><strong>I miti del Diluvio</strong></em></h2>
<p>il mito<strong> sumero di Gilgamesh</strong>, l’eroe sumero per due terzi divino e per un terzo umano, racconta come, costui, dopo la morte del suo amico Enkidu, vaghi disperato alla ricerca del suo antenato <strong>Utnapishtim</strong> ( in possesso della sapienza per far rivivere l’amico !!!).</p>
<figure id="attachment_1485" style="width: 265px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/tavola-cuneiforme-con-la-descrizione-dellepopea-di-Gilgamesh.jpg"><img class="size-medium wp-image-1485" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/tavola-cuneiforme-con-la-descrizione-dellepopea-di-Gilgamesh-265x300.jpg" alt="tavola cuneiforme con la descrizione dell'epopea di Gilgamesh" width="265" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">tavola cuneiforme con la descrizione dell&#8217;epopea di Gilgamesh</figcaption></figure>
<p>Una volta trovato il suo antenato, Gilgamesh viene a sapere che lo stesso Utnapishtim, per volere del dio Ea, era l’unico sopravvissuto di un diluvio voluto dagli dei per punire l’umanità corrotta. Lo stesso dio Ea diede a Utnapishtim le misure di un’imbarcazione da costruire per salvare se stesso e condurre seco il ” <em><strong>seme di tutte le creature viventi</strong></em>“.</p>
<figure id="attachment_1486" style="width: 177px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/statua-di-Gilgamesh.jpg"><img class="size-full wp-image-1486" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/statua-di-Gilgamesh.jpg" alt="statua di Gilgamesh" width="177" height="284" /></a><figcaption class="wp-caption-text">statua di Gilgamesh</figcaption></figure>
<p>Dopo giorni e giorni di navigazione in acque agitate dalla furia degli elementi, finalmente la collera degli dei parve placarsi e Utnapishtim liberò prima una colomba e poi una rondine che non trovando dove posarsi fecero ritorno, e fù solo allorché liberò un corvo, che trovando da mangiare in quantità, per il gran numero di carcasse, non tornò più, che si decise a discendere sulla terra libera dalle acque .<br />
Similmente a Utnapishtim ed al biblico Noè altri popoli della zona eurasiatica ricordano, nei propri miti, catastrofi simili ed eventuali eletti dagli dei affinché potessero salvarsi e dar nuova linfa al genere umano.</p>
<p>Così nella tradizione greca troviamo <strong>Deucalione e Pirra</strong>, marito e moglie, che si salvarono su un ‘arca e ripopolarono la terra lanciando sassi alle loro spalle; in Iran è ricordato <strong>Yima</strong>, mentre in India è citato <strong>Baisbasbata.</strong><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/diluvio-universale-7-638.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1487" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/diluvio-universale-7-638-300x225.jpg" alt="diluvio-universale-7-638" width="300" height="225" /><span style="color: #000000;">Con una leggenda universale così specifica, persino la durata del diluvio varia poco (dai 40 ai 60 giorni), dando così adito che, più di un mito, deve essere stato qualcosa di assolutamente veritiero che ha lasciato un trauma profondo nell’umanità mondiale.</span></a></p>
<p>Parlo di umanità mondiale poiché se le somiglianze dei vari miti citati può essere giustificata con la relativa vicinanza geografica di tali popoli, tale teoria va a decadere ( e nel contempo a rendere ancora più valida l’ipotesi che non sia solo un mito) allorché gli stessi racconti li possiamo riscontrare nelle tradizioni (antiche di millenni prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli, per cui possiamo rinunciare all’idea di possibili “contaminazioni”) dei popoli del centro e Sud America. Citiamo<strong> Coxcox</strong>, del mito azteco, che si salvò su un enorme cipresso; <strong>Tepzi</strong>, del mito olmeco; <strong>Bochica, del mito Chibcha</strong> colombiano, che si salvò dal diluvio creando le <span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" title="Tequendama Falls" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tequendama_Falls">Tequendama Falls, attraverso le quali </a></span> defluirono le acque; <strong>Tamandere</strong>, il Noè Guarany dell’America Meridionale, etc..<br />
In tutti questi casi gli animali salvati rappresentano la fauna locale.</p>
<figure id="attachment_1488" style="width: 295px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Bochica.jpg"><img class="wp-image-1488 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Bochica.jpg" alt="Bochica" width="295" height="171" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Bochica</figcaption></figure>
<h2><em><strong>Il Diluvio. Quando?</strong></em></h2>
<p>Accertato che una catastrofe colpì tutta la Terra e decimò immensamente la popolazione umana, la fauna animale e vegetale, sorgono due dubbi: fù veramente un diluvio? Quando si verificò questa catastrofe?<br />
L’impossibilità di una cataclisma di sola matrice piovosa, investente tutta la Terra, fatta eccezione per le vette più alte, è abbastanza discutibile, poiché la quantità di acqua presente sul nostro globo non può subire variazioni così elevate da giustificare un simile evento.<br />
Il testo biblico così cita: <em><strong>” …e ruppero le sorgenti del grande abisso e le cataratte del cielo sì aprirono…”</strong></em>: forse per rottura delle sorgenti dell’abisso s’intende l’innalzamento del livello delle acque terrestri, ma anche quest’ipotesi è da scartare a priori in quanto sarebbe difficile da spiegare da dove tutta quell’acqua sarebbe potuta provenire e dove sarebbe defluita.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/index3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1489" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/index3.jpg" alt="index" width="249" height="202" /></a><br />
Più sensata e giustificata potrebbe essere invece l’ipotesi di un evento catastrofico,che, accompagnato da altri eventi naturali come terremoti,maremoti, sollevamenti e abbassamenti della crosta terrestre, eruzioni vulcaniche, abbia provocato inondazioni in varie parti del nostro pianeta poste in zone relativamente basse rispetto al livello del mare e che sia tramandato in maniera affine nelle tradizioni prima orali e poi scritte dei vari popoli.<br />
Il sommarsi di tutti questi elementi naturali catastrofici sopra citati potrebbe benissimo dare l’idea, allo smarrito spettatore di quei tempi, che sia effettivamente giunta la fine del mondo.<br />
Un simile evento è effettivamente successo in un arco di tempo che varia fra i 10000 e i 13000 anni fà : è infatti a quel periodo che secondo gli scienziati di oggi si verificò l’ultimo spostamento accertato dei poli magnetici. Secondo un <strong>codice Chimalpopoca</strong>, scritto nell’antica lingua degli aztechi, il <strong>nahuatl</strong>, sarebbero avvenuti quattro spaventosi sconvolgimenti provocati dallo spostamento dell’asse terrestre.</p>
<p>Nel mito nordico si narra che allorché il lupo <strong>Fenrir</strong> spezzò le catene che lo legavano egli <em><strong>“si scrollò e il mondo tremò: Il frassino Yggdrasil (l’asse del mondo) fù scosso dalle radici fino ai rami più alti. Le montagne si spaccavano, la terra perdeva la sua forma, e le stelle cadevano dal cielo”.</strong></em></p>
<figure id="attachment_1490" style="width: 233px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Yggdrasil.jpg"><img class="size-medium wp-image-1490" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Yggdrasil-233x300.jpg" alt="Yggdrasil" width="233" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Yggdrasil</figcaption></figure>
<p><strong>L’asse polare</strong> di allora, che addirittura secondo alcuni geologi pare avesse il suo punto nord alle Hawaii, venne divelto e la terra oscillò paurosamente prima di riprendere una nuova posizione, con nuovi poli. Immense nubi di polvere cosmica trattennero la radiazione solare così che quelli che oggi conosciamo come zone ghiacciate ( Antartide, la Siberia), ma che allora godevano di un clima temperato, subirono un subitaneo raffreddamento ( si spiegherebbero così i corpi dei mammut perfettamente conservati, con cibo ancora non digerito nello stomaco, scoperti in Siberia).<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terra-inclinazione.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1425" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terra-inclinazione-300x233.jpg" alt="terra-inclinazione" width="300" height="233" /></a></p>
<p>Altre zone ,come ad esempio il nord-America e la parte settentrionale dell’Europa, allora ghiacciate si liberarono altrettanto repentinamente dei loro ghiacci che, sciogliendosi, contribuirono all’innalzamento del livello del mare. Lo stesso potrebbe essere successo per la calotta polare artica. Ora, coloro che sono più addentro in fatto di nozioni geologiche potrebbero obiettare che ultime stime fatte sulla calotta artica, col sistema di carotaggio in profondità, sembrano datare questi immensi ghiacciai a non meno di 5 milioni di anni fa, per cui ci sarebbe una discrepanza molto evidente con le date da noi citate sino ad ora. Tale discrepanza, di non poco conto, può essere spiegata adducendo che l’attuale calotta del Polo Nord non sia altro che ciò che sia rimasto di una zona polare ben più vasta, scioltasi durante quell’immane disastro.</p>
<p>Invece per quanto riguarda l’ipotesi di un’Antartide priva dei ghiacci all’incirca 12000 anni fa abbiamo molti riscontri positivi, sia da analisi geologiche sia da strane mappe che la rappresentano in condizioni di disgelo, le quali non si sono verificate da almeno il 4000 a.C. Un tale profilo del continente Antartico privo di ghiacci è stato rilevato da una spedizione, nell’<strong>Anno Geofisico del 1949</strong>, usando un sistema sismico a riflessione.</p>
<p>Strano a dirsi, la mappa di Buache, compilata nel 1737, rappresenta l’Antartide sgombro di ghiacci e con un canale navigabile interno!</p>
<dl id="attachment_1492" class="wp-caption aligncenter" style="width: 300px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-Buache1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1492" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-Buache1-300x234.jpg" alt="Mappa Buache" width="300" height="234" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Mappa Buache</dd>
</dl>
<h2><em><strong>Le cause del Diluvio.</strong></em></h2>
<p>L’ipotesi più probabile da considerare è un immane impatto con un asteroide o un meteorite di grandi proporzioni o un susseguirsi di impatti con vari oggetti provenienti dal cosmo.</p>
<p>Io, personalmente , avanzo un ipotesi che illustro nell&#8217;articolo <em><strong><a href="http://www.pensolibero.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/" target="_blank">&#8221; La fine del Pleistocene e il diluvio universale&#8221;<span style="color: #000000;"> , </span></a></strong></em><a href="http://www.pensolibero.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/" target="_blank"><span style="color: #000000;">per cui rimando, chi interessato a</span></a><a href="http://www.pensolibero.it/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/" target="_blank"><span style="color: #000000;">ll&#8217;articolo di riferimento, evitando qui di dilungarmi!</span></a></p>
<p>Tornando al discorso riguardante impatti con meteoriti e altro, a tal fine è ben ricordare come molte leggende di vari popoli mondiali citano l’esistenza in passato di tre lune nel nostro sistema solare e la conseguente caduta o frantumazione di due di esse sul nostro pianeta, in vari periodi.</p>
<p>Secondo uno studioso, Horbiger, le tracce di gigantismo ritrovate in alcuni scheletri umani, nonché della flora e della fauna, potrebbero essere spiegate con la diminuzione della forza di gravità terrestre bilanciata dall’attrazione di un’altra luna, o più, che lui definisce Terziaria, esistente allora, per poi frantumarsi in seguito formando quel serpente di fuoco (cioè un’insieme di frammenti) tanto comune a molti miti.</p>
<figure id="attachment_1493" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/hanns_horbiger.jpg"><img class="size-medium wp-image-1493" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/hanns_horbiger-300x244.jpg" alt="Hanns Horbiger" width="300" height="244" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Hanns Horbiger</figcaption></figure>
<p>Un’altra ipotesi, appoggiata dal professore Charles Hapgood, il quale per primo studiò queste antiche mappe e in base ad esse arrivò a tali conclusioni, e persino da Albert Einstain, prevede lo “lo scorrimento della croste terrestre” il quale causò forti movimenti eccezionali delle correnti termo-convettive all’interno degli strati più fluidi del mantello, lo strato che si ritrova al di sotto della litosfera o crosta terrestre. Ciò avrebbe dato vita a immensi sconvolgimenti tellurici.</p>
<p>Personalmente, come sopra scritto, non credo che questa teoria possa giustificare da sola l’improvviso scioglimento dei ghiacciai e l’altrettanto repentina glaciazione in altre parti; propendo più per un insieme dei due fattori, cioè impatto con meteorite+ scorrimento della crosta terrestre: come a dire causa ed effetto.</p>
<h2><strong><em>Il Diluvio e altri miti: collegati?</em></strong></h2>
<p>E’ curioso come <strong>Platone</strong>, nei suoi <em><strong>“Timeo” e “Crizia”</strong></em>, ponga la fine del favoloso continente atlantideo a circa 11000 anni fa, quindi una data compresa in quel lasso di tempo che gli scienziati concedono per l’ultimo scorrimento dei poli terrestri (10500-13000 anni fa).</p>
<p>Potremmo così collegare piu&#8217; miti in un unico filo conduttore!</p>
<p>I pochi superstiti di questo mitico continente (che non sarebbe mai scomparso ma solo coperto eternamente dai ghiacci: l’Antartide) si sarebbero sparsi per il mondo ( ecco i vari mti dei semi-dei come <strong>Osiride, Oannes, Viracocha, Kukulkan, Quetzalcoatl</strong>) a spargere il seme delle loro conoscenze ai pochi, primitivi e impauriti sopravvissuti ( così andrebbe spiegato come mai l’agricoltura parve fiorire in tutto il mondo all’unisono circa 9000 anni fà) rifugiatisi sui punti più alti della Terra per sfuggire alle acque.</p>
<p>Costruendo così le basi per civiltà come quelle mesopotamiche, egizia, centroamericane, fornendo loro il bagaglio di conoscenze astronomiche ( la perfetta conoscenza da parte di Sumeri e Maya del nostro sistema solare è stupefacente se rapportato al fatto che alcuni pianeti li abbiamo scoperti solo in quest’ultimo secolo e con appropriata attrezzatura), ingegneristico (le<strong> piramidi, la Sfinge, Tiahuanaco, i blocchi di Baalbek, Teotihuàcàn, Macchu Picchu, Angkor)</strong>, religioso e cartografico (le mappe di Pirì Reis, Buache, Mercator, Fineo, tutte mappe geografiche copiate da antichi documenti originali che hanno una sola caratteristica comune: le nozioni geografiche in esse rappresentate non erano disponibili, a quanto si crede, prima di ogni umana forma di civiltà a noi storicamente conosciuta).</p>
<figure id="attachment_1495" style="width: 277px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/inoindazione.jpg"><img class="size-full wp-image-1495" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/inoindazione.jpg" alt="inondazione" width="277" height="182" /></a><figcaption class="wp-caption-text">inondazione</figcaption></figure>
<p>Tracce di una civiltà che poi sarebbe andata perdendosi e cadendo in uno stato d’abbrutimento in seguito ad altri eventi naturali, lotte interne (da ricordare come molti di questi semi-dei fossero costretti a fuggire dall’inasprirsi dei rapporti con le stesse popolazioni che avevano aiutato, o addirittura venissero uccisi- vedi Osiride-), mancanza d’adeguata conservazione di tali conoscenze od altre cause a noi sconosciute.</p>
<h2><em><strong>Conclusioni.</strong></em></h2>
<p>Chiudo con un semplice appunto (dedicato ai tanti sostenitori dell’ipotesi extraterrestre come fattore importante nella genesi umana e a chi crede in tecnologie perdute) riguardanti le frasi sottolineate a proposito del mito di Gilgamesh : si fa riferimento al <em><strong>” seme di tutte le creature”</strong> </em>e alla “sapienza di far rivivere l’amico morto”: in questo clima, oggi di caccia alle streghe per la clonazione, vi dicono niente? Dopotutto, se oggi volessimo salvare le specie animali e botaniche da un altro diluvio, sarebbe più facile per noi, e anche meno pericoloso e fastidioso, costruire un’arca adibita a contenere provette con campioni di DNA piuttosto che un intero campionario di razze.</p>
<p><strong><em>Ma questa è un’altra storia………</em></strong></p>
<figure id="attachment_1494" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/20110112_ark.jpg"><img class="size-medium wp-image-1494" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/20110112_ark-300x155.jpg" alt="L'Arca nel futuro?" width="300" height="155" /></a><figcaption class="wp-caption-text">L&#8217;Arca nel futuro?</figcaption></figure>
<p>di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Antonio Mattera</a></p>
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		<title>Antichi marinai</title>
		<link>http://www.pensolibero.it/2015/09/15/antichi-marinai/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 21:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamo di..]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Postato su www.acam.it “Non serve tanto il desiderio di credere quanto quello di scoprire, che è esattamente il suo opposto”.Lord Bertrand Russell Grandi uomini, grandi esplorazioni Cristoforo Colombo. Magellano. Vasco de Gama. E così via, sino a James Cook e Francis Drake: tutti uomini che hanno scavato, con le loro imprese, un solco profondo fra &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/09/15/antichi-marinai/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Antichi marinai</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Postato su <a href="http://www.acam.it/" target="_blank">www.acam.it</a></em></strong></p>
<p><strong><em>“Non serve tanto il desiderio di credere quanto quello di scoprire, che è esattamente il suo opposto”</em>.Lord Bertrand Russell</strong></p>
<h2><em><strong>Grandi uomini, grandi esplorazioni</strong></em></h2>
<p><strong>Cristoforo Colombo. Magellano. Vasco de Gama</strong>. E così via, sino a <strong>James Cook e Francis Drake</strong>: tutti uomini che hanno scavato, con le loro imprese, un solco profondo fra la vecchia e la nuova storia, allargando i confini del mondo allora conosciuto e ponendo le basi per un futuro sfruttamento di quella parte del nostro pianeta ancora ignorata, sino allora.<span id="more-1431"></span></p>
<figure id="attachment_1434" style="width: 241px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Colombo.jpg"><img class="size-medium wp-image-1434" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Colombo-241x300.jpg" alt="Colombo" width="241" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Colombo</figcaption></figure>
<p>Nomi famosi, sulla bocca di tutti, conosciuti e quasi idolatrati, in riconoscenza di un animo avventuriero che li ha portati a scoprire, a grande sprezzo del pericolo e della propria incolumità, quello che l’uomo di allora nemmeno cercava di immaginare, stretto nei confini mentali di un mondo che finiva sui due estremi opposti, configurati nelle <strong>colonne di Ercole</strong> (stretto di Gibilterra) e la <strong>Cina</strong> del meraviglioso (e meravigliato) veneziano, <strong>Marco Polo</strong>.</p>
<p>Alzi la mano chi fra noi, nelle ore dedicate allo studio della storia, così come viene appresa in ambito scolastico, non abbia mai immaginato di essere al posto di simili eroi, o mischiati alle loro ciurme, sulle loro meravigliose navi, piccole oasi di umanità nel mezzo dell’infuriare inclemente degli oceani e degli elementi, piccoli puntini di legno, carne e passione in un immenso mondo blu, affiancati da maestosi animali acquatici mai visti prima, o da sciami di piccoli pesci dai riflessi argentati che paiono essere un solo uno.</p>
<figure id="attachment_1432" style="width: 311px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/caravelle.jpg"><img class="wp-image-1432 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/caravelle.jpg" alt="caravelle" width="311" height="162" /></a><figcaption class="wp-caption-text">caravelle</figcaption></figure>
<p>E magari abbiamo anche sentito, persi nella nostra fantasia, l’odore del mare e il sapore della salsedine e persino il vento infierire sulle nostre mani poste alla ruota del timone della nave o intagliare, nello scorrere del tempo, profondi solchi sulle ruvide facce da marinaio. Miglia e miglia di solitudine liquida, di orizzonti dove l’azzurro del mare va a confondersi con quello del cielo, con gli occhi ridotti a fessure nel tentativo di mettere meglio a fuoco, e per primi, una possibile striscia di terra.</p>
<p>Bellissimi pensieri su altrettanti bellissimi esempi di come l’uomo, temerario avventuriero, possa con il suo coraggio, veramente “fare” la sua storia e decidere il proprio destino. Quello che contraddistingue i personaggi sopra citati è la loro “unicità” o, per meglio dire, il loro essere “la prima volta”, in pratica coloro che hanno profanato l’ignoto di allora. Per questo oggi, quando si legge di un record battuto di una traversata atlantica in vela, la notizia non ci scompone più di tanto: lontani, oramai,dalla storia e dall’ardire di quei primi intrepidi marinai, siamo, oggi giorno, abituati a considerare le piste oceaniche come nient’altro  semplici autostrade marine. <a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/mappe.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1433" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/mappe-300x220.jpg" alt="mappe" width="300" height="220" /></a></p>
<p>Insomma, si è perso il fascino della novità. Ma cosa spinse quei temerari ad arrischiare le loro vite e quelle dei loro equipaggi? Solo la sete di oro e ricchezza? Solo l’impareggiabile voglia di conoscenza? Impossibile dare una prima risposta, ma altrettanto impensabile che solo questi argomenti possano bastare: niente avrebbe potuto avvalorare un’impresa simile solamente dettata dalla sola speranza di ritornare ricchi e famosi.</p>
<h2><em><strong>Le difficoltà del navigare</strong></em></h2>
<p>In tempi in cui mancavano strumenti veramente importanti per la navigazione, come <strong>cronometri</strong> in grado di far calcolare l’esatta longitudine, indispensabile per affrontare un viaggio, ma soprattutto per assicurarsi un ritorno, bisognava sopperire a tali mancanze con una sola possibilità: sapere dove si stava andando.</p>
<figure id="attachment_1435" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Portolano-delloceano-indiano.jpg"><img class="wp-image-1435 size-medium" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Portolano-delloceano-indiano-300x200.jpg" alt="Portolano dell'oceano indiano" width="300" height="200" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Portolano dell&#8217;oceano indiano</figcaption></figure>
<p>Pensate che Colombo possa aver intrapreso un viaggio simile senza aver la certezza di aver incamerato scorte e rifornimenti bastanti sia all’andata che ad un eventuale ritorno, in caso di fallimento, ben sapendo, da buon marinaio, che i venti che lo avrebbero sospinto ed aiutato nel viaggio di andata, sarebbero, al ritorno, stati suoi acerrimi nemici? Ancora oggi la traversata del Pacifico o dell’Atlantico in vela può essere sì compiuta ma in termini di tempo esageratamente lunghi.</p>
<p>Per chi avesse affrontato una simile impresa, anche ai tempi di Colombo, l’aspettativa naturale sarebbe stata inquadrata in un viaggio che fra andata e ritorno avrebbe impegnato la nave e i marinai per qualche anno, senza la sicurezza di essere comunque capaci di tornare alla patria natia. Perché un regnante di una grande nazione come la Spagna avrebbe dovuto impegnare mezzi, soldi e uomini in un’impresa che non possedesse uno straccio di prova per la sua riuscita? Dopotutto, per quanto i regnanti di Spagna potessero essere considerati dei mecenati, sicuramente era l’aspetto commerciale quello da cui erano più attratti.</p>
<figure id="attachment_1436" style="width: 262px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Colombo-e-i-reali-di-Spagna.jpg"><img class="wp-image-1436 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Colombo-e-i-reali-di-Spagna.jpg" alt="Colombo e i reali di Spagna" width="262" height="193" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Colombo e i reali di Spagna</figcaption></figure>
<p>Eppure lo stesso Colombo era sicuro di trovare qualcosa: le carte di cui disponeva lo affermavano senza ombra di dubbio e persino una lettera del famoso cartografo Toscanelli lo invitava a rifornirsi nelle “Antilie”, dando così per certa la loro esistenza. E che Colombo abbia avuto queste carte è dato per certo dalle testimonianze epocali di alcuni suoi marinai !</p>
<h2><em><strong>Mappe e ancora mappe</strong></em></h2>
<p>D’altronde quali “documenti inoppugnabili” avrebbe potuto mostrare alla regina di Spagna per convincerla a finanziare i suoi viaggi? E’ altrettanto innegabile che tali carte esistano come quella di Piri Reis, Oronzo Fineo, Buache e così via, ma essendo questo un argomento trattato dall’autore in un altro articolo presente sul sito (“Cartografia antica”) non mi voglio dilungare oltre sull’argomento. Vorrei invece stuzzicare la vostra fantasia su un altro elemento: i più attenti lettori avranno sicuramente posto un quesito: ma se Colombo e gli altri sono stati i primi ad esplorare il Nuovo Mondo, com’è possibile che esistano tali carte? Questa è una domanda interessante poiché profondamente ancorata ai nostri canoni didattici di studio.</p>
<figure id="attachment_1437" style="width: 257px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/carta-di-Piri-reis.jpg"><img class="wp-image-1437 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/carta-di-Piri-reis.jpg" alt="carta di Piri Reis" width="257" height="196" /></a><figcaption class="wp-caption-text">carta di Piri Reis</figcaption></figure>
<p>Infatti, ponendo le basi sulle conoscenze da noi acquisite attraverso tanti anni d’indottrinamento culturale, è abbastanza logico pensare che il quesito possa risolversi considerando il tutto un puro lavoro di fantasia; insomma che queste carte siano rappresentazioni simili a quelle raffiguranti la famosa Terra di Mezzo, illustrata nei libri della fortunata saga di Tolkien. Invece no: la loro accuratezza e il loro riprodurre particolari altrimenti non conoscibili se non attraverso l’osservazione diretta fa sì che tali mappe siano di là di qualsiasi sospetto.</p>
<p>Persino <strong>Magellano</strong> pare che avesse carte nautiche che mostravano il passaggio che gli permise di raggiungere il Pacifico (e che prese proprio il nome di <strong>Stretto di Magellano</strong>), carte che custodiva gelosamente. Egli non partì alla maniera di una novella armata Brancaleone alla ricerca di quel passaggio fra l’America del sud e il continente australe (allora ancora sconosciuto), ma era ben conscio che tale passaggio <em><strong>“esisteva”</strong></em>, tanto che addirittura la ricerca divenne quasi maniacale inoltrandosi in ogni insenatura.</p>
<figure id="attachment_1438" style="width: 450px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Planisfero-di-Rosselli-1507.jpg"><img class="wp-image-1438 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Planisfero-di-Rosselli-1507.jpg" alt="Planisfero di Rosselli (1507)" width="450" height="245" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Planisfero di Rosselli (1507)</figcaption></figure>
<p>Ma non erano solo Magellano e Colombo a possedere queste carte, che probabilmente si erano diffuse in Europa dopo la distruzione della biblioteca di Alessandria, vero e proprio centro cumulativo di conoscenze letterarie dell’epoca antica. Mappamondi, planetari e carte incominciarono, all’epoca delle prime grandi esplorazioni, a circolare con sempre maggior insistenza e con sempre più inspiegabili dettagli, soprattutto indicanti l’esistenza di una massa terrestre, la Terra Australis, che altro non sarebbe che l’Antartide, scoperta però solo nel 1818! Sapete come spiegano gli storici moderni la presenza di questa terra su mappamondi e carte? Ebbene si limitano a considerarlo come un semplice elemento atto a “contropesare” il resto delle terre conosciute!</p>
<figure id="attachment_1439" style="width: 286px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Biblioteca-di-Alessandria.jpg"><img class="size-full wp-image-1439" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Biblioteca-di-Alessandria.jpg" alt="Biblioteca di Alessandria" width="286" height="176" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Biblioteca di Alessandria</figcaption></figure>
<h2><em><strong>Antichi Marinai</strong></em></h2>
<p>Ma, allora, se Colombo e gli altri non sono stati i primi, chi può averli anticipati? E abbiamo le prove di viaggi transoceanici nell’antichità? Rispondo alla prima domanda rispondendo alla seconda, tralasciando il fatto di enunciarmi sulla possibile esistenza di antiche civiltà scomparse (Atlantide, Mu e altre), anche se i caratteri di alcune mappe indicano che forse la storia dell’uomo andrebbe retrodatata di qualche millennio.</p>
<figure id="attachment_1440" style="width: 277px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/nave-vivhinga.jpg"><img class="wp-image-1440 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/nave-vivhinga.jpg" alt="nave vichinga" width="277" height="182" /></a><figcaption class="wp-caption-text">nave vichinga</figcaption></figure>
<p>La diffusione dell’uomo e di alcune razze animali in continenti come l’Australia, nettamente separati dagli altri per via di evidenti confini marini, può essere spiegata solo facendo considerazioni su una qualsiasi forma di<em> “navigazione primitiva”</em>.</p>
<p>Insomma l’Australia sarebbe stata raggiunta via mare per mezzo d’imbarcazioni che, ancor che primitive, consentivano il trasporto di famiglie intere e animali domestici. Probabilmente aiutati anche da un livello marino (causa anche una diversa dislocazione dei poli) che era nettamente meno elevato e consentiva l’affiorare di piccoli isolotti che facevano da “ponte” con tanto di fauna ittica e terrestre.</p>
<p>In pratica questi primi navigatori avrebbero avuto a disposizione anche cibo e altre utilità. Insomma, l’arte della marineria si sarebbe sviluppata e man mano affinata sin dal paleolitico, soprattutto in quegli stanziamenti costieri che vedevano il mare e quelle piccole lingue di terra di fronte a loro come unica vera risorsa alimentare. Da qui la necessità di munirsi di mezzi natanti sempre più perfetti e la nascita di una lenta, ma costante, evoluzione dell’imbarcazione.</p>
<p>E’ oramai opinione fuori discussione che in antichità i<strong> vichinghi</strong>, popolo di abilissimi navigatori, sono potuti arrivare sino alle coste del continente americano, ma pare che essi non siano stati non solo gli unici, ma neanche i primi! Il compianto <strong>Thor Heyerdall</strong> è stato un precursore in questo, affrontando più volte temerari viaggi in mare con fragili (all’apparenza) imbarcazioni che ricalcavano fedelmente quelle polinesiane, o quelle degli abitanti degli altopiani andini, persino barche egizie, dimostrando che era sì possibile, per i popoli antichi, affrontare viaggi siffatti lunghi e pericolosi.</p>
<figure id="attachment_1441" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Thor-Heyerdahl.jpg"><img class="wp-image-1441 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Thor-Heyerdahl.jpg" alt="Thor Heyerdahl" width="300" height="168" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Thor Heyerdahl</figcaption></figure>
<p>Nella maggior parte dei casi bastava affidarsi alle correnti e cercare il periodo migliore per partire. Certamente possono essere fatte delle obiezioni su alcuni risultati di Heyerdall e sembra quasi assurdo riuscire a capire la motivazione che dovrebbe spingere degli esseri umani a simili imprese.</p>
<p>Resoconti di viaggi avventurosi e oggetti comuni a civiltà estranee a luoghi dove sono stati ritrovati, fantomatiche costruzioni e mitologie comuni, fanno pensare che le rotte oceaniche, da sempre aspro baluardo dell’operato umano nell’antichità, fossero, invece, ben battute e conosciute, con proficui scambi commerciali e culturali.</p>
<h2><em><strong>Dante e altre anomalie &#8220;geografiche&#8221;</strong></em></h2>
<p>Persino<strong> Dante</strong>, nel <strong>1° canto del Purgatorio della Divina Commedia</strong>, fa una chiara allusione a possibili esploratori antichi: <strong><em>“Io mi volsi a man destra e posi mente all’altro polo, e vidi quattro stelle, non viste mai fuor che alla prima gente”</em></strong> Oltre ad essere interessante il chiaro riferimento alla costellazione della <strong>Croce del Sud,</strong> scoperta nel <strong>1455</strong> dal veneziano <strong>Alvise Cadamosto</strong> (mentre Dante scrisse la sua opera tra il 1307 e il 1318) e registrata tra le costellazioni solo nel 1679, ci sarebbe da chiedersi chi sono quelle “prime genti” cui il sommo poeta si riferisce!</p>
<figure id="attachment_1442" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/croce_del_sud.jpg"><img class="size-medium wp-image-1442" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/croce_del_sud-300x223.jpg" alt="croce_del_sud" width="300" height="223" /></a><figcaption class="wp-caption-text">croce_del_sud</figcaption></figure>
<p>Naturalmente Dante avrebbe potuto trarre le sue conclusioni visionando il globo dell’arabo<strong> Calissar Ben Abucassan</strong> che riproduceva, nel <strong>1200</strong>, la volta celeste e anche la Croce del Sud: ma la domanda è sempre la stessa: da chi trasse le sue originali cognizioni il nostro arabo? Se i nostri dogmatici dottori in storia leggessero di più nelle righe di quelli che loro, per semplice convenienza, dichiarano essere semplici resoconti fantasiosi, forse potremmo avere una risposta.</p>
<p>I fenici, e dopo di loro i cartaginesi, furono sicuramente fra quei popoli a navigare oltre le famigerate Colonne di Ercole, termine ultimo del mondo allora conosciuto, e questo è documentato dal ritrovamento di monete e iscrizioni fenicie ritrovabili sia nel Nord che nel Sud dell’America. Essendo un popolo soprattutto di mercanti è abbastanza logico che facessero di tutto per mantenere il riserbo su quelle rotte misteriose e sui loro nuovi traffici.</p>
<figure id="attachment_1443" style="width: 259px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/colonne-di-Ercole.jpg"><img class="wp-image-1443 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/colonne-di-Ercole.jpg" alt="colonne di Ercole" width="259" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">colonne di Ercole</figcaption></figure>
<p>Un riserbo mantenuto con tanta forza da arrivare ad affondare le navi che seguivano le loro, o, in estrema soluzione, ad autoaffondarsi. Addirittura scoraggiavano le altrui velleità con racconti spaventosi in cui<em><strong> “ il mare in quei luoghi è impraticabile, poiché vi sono grandi quantità di bassifondi fangosi…causati dalla terra sommersa.. e terribili mostri…”.</strong></em> L’ammiraglio cartaginese Imilcone così descrive la sua spedizione nell’Atlantico: ” <em><strong>….Non vi è brezza che spiri guidando la nave, tanto fermo è il pigro vento dell’ozioso mare…alghe dovunque sparse tra le onde impediscono la rotta come fossero rami. Il mare ha poco fondo…mostri marini spaventosi si aggirano nuotando fra le navi che lentamente avanzano…”</strong></em>.</p>
<p>Per chi ha dubbi è giusto chiarire che una zona simile realmente esiste ed è il Mar dei Sargassi, tristemente noto per le alghe (il sargasso per l’appunto) che lo ricoprono e per le improvvise e durevoli bonacce, che costringevano le navi a vela a fermarsi quasi. Infatti, quella zona è anche conosciuta con il nome di<strong> Latitudine del Cavallo</strong>, chiamata così dagli Spagnoli che erano costretti, al terminare delle scorte di cibo, ad uccidere i propri cavalli per sopravvivere.</p>
<figure id="attachment_1444" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Sargasso-nel-Mar-dei-Sargassi.jpg"><img class="size-medium wp-image-1444" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Sargasso-nel-Mar-dei-Sargassi-300x209.jpg" alt="Sargasso nel Mar dei Sargassi" width="300" height="209" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Sargasso nel Mar dei Sargassi</figcaption></figure>
<p>Un altro documento che narra di terre ignote e selvaggi uomini che le abitavano ci viene da <strong>Pausania</strong>, nella sua opera <strong>Periegesi della Grecia</strong>, nella quale il poeta cita <strong>Eufemo il Cariano</strong> (fenicio). Tornando alle Antilie citate secoli più tardi dal Toscanelli, bisogna ricordare che anche <strong>Aristotele</strong> cita l’isola di <strong>Antilia</strong> come approdo cartaginese (nome molto simile alle odierne Antille) e narra che il segreto era talmente ben conservato da condannare a morte chiunque ne parlasse.</p>
<p>La leggenda dell’Isola di San Brandano costrinse, nel Medioevo, gli irlandesi a compiere una dozzina di spedizioni. E’ molto accreditata la possibilità che un principe gallese, fuggito dalla propria terra, sia giunto in America: infatti, tra il gallese (uno dei ceppi linguistici più antichi) e la lingua degli indiani Madan si notano somiglianze incredibili.</p>
<figure id="attachment_1445" style="width: 580px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Viaggio-di-San-Brandano.jpg"><img class="wp-image-1445 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Viaggio-di-San-Brandano.jpg" alt="Viaggio di San Brandano" width="580" height="420" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Viaggio di San Brandano</figcaption></figure>
<h2><em><strong>Non solo andata ma anche ritorno!</strong></em></h2>
<p>Ma se il viaggio era possibile da est ad ovest è altrettanto vero cheabbiamo testimonianze di viaggi all’”incontrario”: grosso sconcerto comportò <strong><em>“gli uomini dalla pelle rossa” </em></strong>comparsi sulle coste germaniche, su una grande canoa, nel 1° secolo dopo Cristo; alcuni di loro furono condotti come schiavi dal console romano,  Quinto Metello,di quella regione! L’incidente è stato registrato dallo storico romano Plinio.</p>
<p>Gli eschimesi Inuit in Europa erano conosciuti e si sapeva che attraversavano il gelido Nord Atlantico in kayak, e un kayak era posto a decorare la cattedrale di Nidaros in Norvegia.</p>
<h2><em><strong>Gli egiziani, grandi costruttori e&#8230;navigatori!</strong></em></h2>
<p>Facendo un passo indietro potremmo notare che persino gli egiziani, che per antonomasia non sono un popolo di navigatori, pare che abbiano svolto un ruolo importante in questa pre-colonizzazione. Le stesse barche scoperte ai fianchi della <strong>Grande Piramide</strong> e la flotta scoperta nel deserto nei pressi di <strong>Abido</strong> sono costruzioni nautiche adattissime più alla navigazione oceanica che a quella fluviale.</p>
<p>Lasciando da parte che le stesse date di costruzione paiono non collimare con la storiografia egizia, ipotizzando quindi l’appartenenza di queste barche ad un’altra civiltà, c’interessa ora sconfessare un luogo comune: quello cioè che gli egizi non abbiano mai solcato gli oceani.</p>
<p>Da alcuni resoconti storici pare che una spedizione marinara, all’epoca del faraone Nekhao, abbia circumnavigato l’Africa dato che tale rapporto afferma che, ad un certo punto della navigazione i marinai <em><strong>“ si sono trovati il sole sull’altro lato”</strong></em>.</p>
<p>D’altronde la presenza di <strong>cocaina</strong>, un derivato dalla pianta di coca, di matrice strettamente sud americana, in alcune mummie pare confermare rapporti cospicui, anche se indiretti, con l’altra sponda dell’Atlantico.</p>
<p>Se vogliamo volare ancora di più con la fantasia potremmo considerare quelli che da molti studiosi sono considerati geroglifici (oltre 250): unica particolarità è che sono stati scoperti nel National Park Forest of the Hunter Valley, 100 km a nord di Sidney, Australia!Che gli egizi avessero raggiunto l’Australia?</p>
<figure id="attachment_1446" style="width: 877px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Geroglifici-oltre-250-scoperti-nel-National-Park-forest-of-the-Hunter-Valley.jpg"><img class="wp-image-1446 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Geroglifici-oltre-250-scoperti-nel-National-Park-forest-of-the-Hunter-Valley.jpg" alt="Geroglifici (oltre 250) scoperti nel National Park forest of the Hunter Valley" width="877" height="471" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Geroglifici (oltre 250) scoperti nel National Park forest of the Hunter Valley</figcaption></figure>
<h2><em><strong>Non solo egizi&#8230;</strong></em></h2>
<p>Nel ‘600 quando i primi gesuiti raggiunsero il continente americano si ritrovarono innanzi a statuine e dolmen simili alle culture europee, distruggendole per non infondere il seme della superstizione nelle popolazioni locali. I gesuiti rimasero soprattutto stupefatti di una statua di rame che sfoggiava una barba tipicamente europea.</p>
<p>Nella vallata di Hudson sono state scoperte più di una cinquantina di camere sotterranee che vengono comunemente attribuite a probabili esploratori celti che raggiunsero il nord-est del continente americano parecchie migliaia di anni fa. Infatti, sono molto simili alle costruzioni druide d’Irlanda. Ma non solo: anche dolmen e cerchi di pietra paiono essere comuni in America.</p>
<figure id="attachment_1447" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/North-Salem-Dolmen.jpg"><img class="size-medium wp-image-1447" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/North-Salem-Dolmen-300x198.jpg" alt="North Salem Dolmen" width="300" height="198" /></a><figcaption class="wp-caption-text">North Salem Dolmen</figcaption></figure>
<p>Le leggende indiane parlano di uomini dagli occhi blu, con corna in testa (elmi cornuti?) e con i volti di fuoco (barba e capelli rossi?). Tutto ciò va sicuramente d’accordo con la tesi di due antropologi americani, Stanford e Bradley, che affermano che già 18000 anni fa (cioè seimila anni prima che gli asiatici giungessero attraverso lo stretto di Bering) alcune popolazioni preistoriche europee, favorite dalle correnti marine e dai venti favorevoli, abbiano raggiunto le coste nordorientali degli USA.</p>
<figure id="attachment_1448" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Camera.jpg"><img class="size-medium wp-image-1448" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Camera-300x209.jpg" alt="Camera sotterranea nella vallata dell'Hudson" width="300" height="209" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Camera sotterranea nella vallata dell&#8217;Hudson</figcaption></figure>
<p>Questo grazie alle somiglianze fra le punte di pietra della cultura sulutreana, in Europa, e la cultura Clovis, in America. Quelli che sembrano pittogrammi cinesi affrescano alcuni muri in pietra sulle isolette che abbondano nel fiume Susquehanna, in Pennsylvania.</p>
<p>Se vi scappa un sorriso, trattenetelo, perché pare proprio, da recenti studi, che i cinesi anticiparono, e di molto, Colombo e i suoi discendenti. <strong>Gavin Menzies,</strong> ex ufficiale inglese, ha studiato per 14 anni carte nautiche e documenti di viaggio di una flotta cinese guidata dall’ammiraglio eunuco <strong>Zheng He</strong>, che tra il 1421 e il 1423 giunse in America e in Australia. Zheng He guidava navi multilaberate grandi cinque volte in più le navi di Colombo.</p>
<figure id="attachment_1449" style="width: 233px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Admiral-Zheng.jpg"><img class="size-medium wp-image-1449" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Admiral-Zheng-233x300.jpg" alt="Admiral-Zheng" width="233" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Admiral-Zheng</figcaption></figure>
<p>Menzies aveva raggiunto tale convinzione scoprendo un planisfero che includeva <strong>l’Africa del Sud e Capo Buona Speranza</strong> datato 1459 (e Capo Buona Speranza fu doppiato da <strong>Vasco de Gama</strong> solo nel 1497).Su questo planisfero era presente una nota circa un viaggio intorno Capo Buona Speranza e le isole di Capo Verde nel 1420, oltre ad immagini di tazze cinesi. Secondo Menzies i cinesi riuscivano ad orientarsi brillantemente grazie all’uso della <strong>stella Canopo</strong> e riuscirono a navigare per secoli nel Pacifico, fornendo mappe dettagliate dei luoghi.</p>
<figure id="attachment_1450" style="width: 282px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Le-rotte-di-Zheng-He.jpg"><img class="wp-image-1450 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Le-rotte-di-Zheng-He.jpg" alt="Le rotte di Zheng He" width="282" height="179" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Le rotte di Zheng He</figcaption></figure>
<p>Mappe che poi finirono fra le mani del Re del Portogallo e di alcuni ardimentosi navigatori, che affrontarono i futuri viaggi “sapendo dove andare”. Inoltre quelle che sembrano navi cinesi sono state ritrovate affondate al largo dei Caraibi. Il tutto, inoltre, potrebbe spiegare la somiglianza fra alcune statue olmeche e i tratti caratteristici cinesi, oltre alla similarità delle loro rispettive forme arcaiche di scrittura e la stessa venerazione per la Giada.</p>
<p>Contrariamente a quello che si è sempre creduto, forse il famigerato <strong>Cipango,</strong> descritto da Marco Polo (ma solo per sentito dire, mai per diretta osservazione), non è il Giappone, di cui fra l’altro non corrisponde nella descrizione (terra lontanissima e sterminata, ricca di oro, con popolazioni gentili e idolatre: tutte cose appartenenti all’america precolombiana e non al Giappone).</p>
<p>Ricordate quando Colombo descriveva gli amerindi come gente”bella e gentile”? O lo stupore di Cortès quando si trovò dinanzi a <strong>Tecnotitlan</strong>, la capitale Azteca, dai tetti d’oro e immensamente più grande di Venezia (all’epoca una vera e propria metropoli europea)? ma il continente americano, raggiunto secoli prima.</p>
<p>E forse proprio l’aver capito di trovarsi dinanzi ad una terra nuova e a nuove risorse spinse Colombo ad ideare una simile impresa e gli diede gli argomenti adatti per convincere i reali di Spagna! Da qui la sicurezza di Colombo di trovare oro e l’oculata scelta di portare perline e specchi da donare agli indigeni.</p>
<h2><em><strong>I Templari, custodi di un antico sapere</strong></em></h2>
<p>In un’epoca in cui le principali rotte commerciali erano comprese fra le vie marittime da e fra l’Europa e l’Africa e le arterie commerciali terrestri che aprivano nuovi orizzonti con la Terra Santa e gli imperi asiatici, perché i <strong>Templari</strong> dovettero affannarsi a costruire un porto a <strong>La Rochelle</strong>, sulla sponda dell’Atlantico del Nord, vicino allo stretto della Manica, ed ad unire questa città con il resto d’Europa attraverso una rete di vie che avrebbe fatto invidia ad un moderno tronco ferroviario?</p>
<figure id="attachment_1451" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/nave-templare.jpg"><img class="size-medium wp-image-1451" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/nave-templare-300x289.jpg" alt="nave templare" width="300" height="289" /></a><figcaption class="wp-caption-text">nave templare</figcaption></figure>
<h2></h2>
<p>Forse anche i templari conoscevano le rotte antiche e i nuovi mondi e sapevano di trarne vantaggi economici, e, similmente ai fenici, gelosi delle loro conoscenze, volevano porsi fuori dello sguardo vigilante dei paesi che davano sullo Stretto di Gibilterra (Francia, Spagna e Portogallo), punto focale di passaggio all’epoca, in modo tale da rendere segrete le loro spedizioni.</p>
<p>E forse fu proprio in America che alcuni Templari sopravvissuti alla strage ordinata dal re di Francia <strong>Filippo il Bello</strong>, riuscirono a sfuggire portando con sé il loro tesoro. Forse Colombo sapeva di questo e nella speranza di farsi scorgere dai discendenti di questi fuggiaschi, in modo che essi potessero segnalare la loro posizione, ricamò sulle sue vele non il simbolo della corona spagnola ma la classica croce templare!</p>
<h2><em><strong>Conclusioni</strong></em></h2>
<p>Perché imprese così grandi come la scoperta dell’America (da parte di Colombo) e quella del continente australe (da parte di<strong> Cook</strong>) furono appannaggio e perseguite da uomini che sino allora non avevano brillato particolarmente in tali campi?</p>
<figure id="attachment_1452" style="width: 258px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Lo-sbarco-di-Colombo.jpg"><img class="wp-image-1452 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Lo-sbarco-di-Colombo.jpg" alt="Lo sbarco di Colombo" width="258" height="195" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Lo sbarco di Colombo</figcaption></figure>
<p>Possibile che tutti gli antichi navigatori abbiano potuto approfittare di documenti antecedenti? Da quello sopra detto pare proprio di sì e d’altronde negarlo sembrerebbe solo un arrampicarsi sugli specchi, vista la gran quantità di prove a carico di tale teoria. Rimarrebbero solo alcune domande cui rispondere: i grandi viaggi via mare, nei tempi antichi, nacquero per caso o per necessità?</p>
<p>E le carte che testimoniano territori com’erano osservabili solo <strong>12000</strong> anni fa a quale cultura vanno assegnate, visto che, a memoria di uomo, quest’epoca è di molto antecedente la nascita delle prime civiltà a noi note? Gli stessi antichi marinai, fenici, cartaginesi, egizi o altro avevano appreso da altre culture, precedenti la loro, tali cognizioni?</p>
<p>Tutto ciò parrebbe indicare che il gesto più coraggioso di Colombo non fu quello di affrontare i mostri marini o l’eventuale precipizio che, secondo i dettami del tempo, pareva l’attendesse al bordo del mondo, bensì quello di usare le carte geografiche e altre documentazioni che aveva in mano.</p>
<figure id="attachment_1453" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Oceano-in-tempesta.jpg"><img class="size-medium wp-image-1453" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Oceano-in-tempesta-300x225.jpg" alt="Oceano in tempesta" width="300" height="225" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Oceano in tempesta</figcaption></figure>
<p>Un coraggio che evidentemente manca ai nostri storiografi e illuminati dotti.</p>
<p>Di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Antonio Mattera</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it/2015/09/15/antichi-marinai/">Antichi marinai</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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		<title>La fine del Pleistocene e il diluvio universale</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 23:16:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Diluvio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>postato su www.acam.it “Un mito offre un modello standard per interpretare il mondo, che non può essere ignorato, perché guardando attraverso il mito, ci si rende conto che la realtà esalta l’evidenza del mito stesso.”Edward De Bono. SINOSSI Sicuramente, fra tutte le leggende tramandate in varie parti del mondo, quella di un’immane catastrofe mondiale, sotto &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/09/15/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">La fine del Pleistocene e il diluvio universale</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><strong>postato su <a href="http://www.acam.it/" target="_blank">www.acam.it</a><br />
</strong></em></p>
<h2><span style="color: #000000;">“<strong>Un <a style="color: #000000;" title="mito" href="http://www.acam.it/tag/mito/">mito</a> offre un modello standard per interpretare il <a style="color: #000000;" title="mondo" href="http://www.acam.it/tag/mondo/">mondo</a>, che non può essere ignorato, perché guardando attraverso il <a style="color: #000000;" title="mito" href="http://www.acam.it/tag/mito/">mito</a>, ci si rende conto che la realtà esalta l’evidenza del mito stesso.</strong>”Edward De Bono.</span></h2>
</blockquote>
<p><span id="more-1415"></span></p>
<h2><strong><em><span style="color: #000000;">SINOSSI</span></em></strong></h2>
<p><span style="color: #000000;">Sicuramente, fra tutte le <strong><a style="color: #000000;" title="leggende" href="http://www.acam.it/tag/leggende/">leggende</a></strong> tramandate in varie parti del <a style="color: #000000;" title="mondo" href="http://www.acam.it/tag/mondo/">mondo</a>, quella di un’immane catastrofe mondiale, sotto forma di diluvi e altri cataclismi, non solo è la più ricorrente nei quattro angoli del globo, ma anche la più affascinante, seppur nel suo aspetto più catastrofico e tremendo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cataratte di <a style="color: #000000;" title="acqua" href="http://www.acam.it/tag/acqua/">acqua</a> che si riversano dal cielo, inondazioni che spazzano via <a style="color: #000000;" title="popoli" href="http://www.acam.it/tag/popoli/">popoli</a> e città, terremoti, eruzioni vulcaniche, terre che sprofondano e altre che riemergono.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un intero arsenale di fenomeni degno del miglior film holliwodiano, con tanto di effetti speciali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure, almeno tenendo in giusto conto tutti i <a style="color: #000000;" title="miti" href="http://www.acam.it/tag/miti/">miti</a> antichi, sembra che questo scenario non sia stato solo frutto di fantasiose trame cinematografiche, ma qualcosa di più tangibile, vero e immane: un qualcosa che ha lasciato un ricordo indelebile nelle memorie storiche di tutti i <a style="color: #000000;" title="popoli" href="http://www.acam.it/tag/popoli/">popoli</a> del mondo.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/index1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1417" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/index1.jpg" alt="index" width="251" height="201" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da sempre l’idea che dà il <a style="color: #000000;" title="diluvio" href="http://www.acam.it/tag/diluvio/">diluvio</a> (o forse sarebbe meglio dire i diluvi, vista la gran quantità di <a style="color: #000000;" title="miti" href="http://www.acam.it/tag/miti/">miti</a> su quest’argomento) è quella di un fenomeno caratterizzato da grandi precipitazioni, talmente elevate da coprire, così come sostiene la Bibbia “ <em>le più alte vette di almeno 15 cubiti </em>(Un cubito è circa 56 centimetri) <em>”</em>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma se questo fosse vero dovremmo chiederci dove sia mai defluita tutta quest’<a style="color: #000000;" title="acqua" href="http://www.acam.it/tag/acqua/">acqua</a>, riversatasi sulla Terra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Forse gli antichi osservatori, intimoriti e spaventati da un qualcosa che non seppero spiegare se non in termini di voleri divini, associarono l’effetto più spaventoso di tutta quella catastrofe, cioè un’immane inondazione che dovette percorrere il globo intero, ad uno solo di tanti eventi che dovettero concomitare in quei tempi cupi, cioè una pioggia torrenziale dovuta a cause che scopriremo dopo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In effetti potrebbe essere andata così e dopotutto la stessa <strong>Bibbia</strong> fa un riferimento esplicito ad <em>“acque che si ritirarono”</em>, quindi è implicito il richiamo a masse acquose che più che cercare sfoghi naturali, sembrano ritornare ai loro antichi letti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante questo punto di vista, però rimangono irrisolti i problemi che concernono un simile spostamento di una così estesa massa liquida.</span></p>
<figure id="attachment_1418" style="width: 323px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pleistocene.jpg"><img class="wp-image-1418 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pleistocene.jpg" alt="pleistocene" width="323" height="156" /></a><figcaption class="wp-caption-text">pleistocene</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">Quali forze potrebbero permettere una simile rovina e in qual periodo potrebbe essersi verificata?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In effetti, ancora una volta possiamo collegare i miti antichi a riferimenti storici, a date prestabilite, e nel nostro caso c’interessa non una data ma un arco di <a style="color: #000000;" title="tempo" href="http://www.acam.it/tag/tempo/">tempo</a> che oscilla tra i 10000 e i 13000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo periodo e questo lasso di <a style="color: #000000;" title="tempo" href="http://www.acam.it/tag/tempo/">tempo</a>, che geologicamente e storicamente non è tanto improbo visto che spesso sia la geologia che la <a style="color: #000000;" title="storia" href="http://www.acam.it/tag/storia/">storia</a> possono essere descritti in migliaia di anni, sembra ricorrere molto spesso nella nostra <a style="color: #000000;" title="cronologia" href="http://www.acam.it/tag/cronologia/">cronologia</a>, andandosi speso a concatenare con altri eventi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vediamo di analizzare bene questo lasso di tempo.</span></p>
<h2><em>L&#8217;ultima grande glaciazione</em></h2>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">1) Circa 13000 anni fa termina l’ultima grande <strong>glaciazione</strong>, detta di Wurms.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/images2.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1419 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/images2.jpg" alt="images" width="318" height="159" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2) Circa 12000-13000 anni fa scompare la megafauna per tutto il globo terrestre o per lo meno nelle parti in cui esisteva: <a style="color: #000000;" title="animali" href="http://www.acam.it/tag/animali/">animali</a> come il mammut e la tigre dai denti a sciabola, o i cervi <a style="color: #000000;" title="giganti" href="http://www.acam.it/tag/giganti/">giganti</a> paiono scomparire, geologicamente parlando, da un giorno all’altro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">3) Secondo alcuni studiosi sembra che l’ultimo slittamento dei poli si sia verificato per l’appunto 12000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">4) Circa 12000 anni fa sembra essere esplosa l’ultima supernova più vicina al nostro sistema solare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">5) Circa 9000 anni fa sembra nascere, spontaneamente, in tutto il mondo, il fenomeno dell’agricoltura: fatto ancora più curioso è che sembra nascere in altura.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">6) Molte <a style="color: #000000;" title="mappe antiche" href="http://www.acam.it/tag/mappe-antiche/">mappe antiche</a> sembrano identificare <a style="color: #000000;" title="luoghi" href="http://www.acam.it/tag/luoghi/">luoghi</a> (in particolare modo l’Antartide) in condizioni tali come non è stato più possibile osservarle da circa 12000 anni a questa parte. Questo nonostante che molti di questi <a style="color: #000000;" title="luoghi" href="http://www.acam.it/tag/luoghi/">luoghi</a> siano stati scoperti, esplorati e cartografati solo dal 1600 in poi!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">7) Ultima annotazione, per gli amanti del mito: Platone colloca la <a style="color: #000000;" title="scomparsa" href="http://www.acam.it/tag/scomparsa/">scomparsa</a> dell’<a style="color: #000000;" title="Atlantide" href="http://www.acam.it/atlantide/">Atlantide</a> a 9000 anni prima di lui, quindi 11000 anni al conto d’oggi: solo coincidenze?</span></p>
<figure id="attachment_1420" style="width: 228px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/America-periodo-glaciale-del-Pleistocene.jpg"><img class="size-full wp-image-1420" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/America-periodo-glaciale-del-Pleistocene.jpg" alt="America, periodo glaciale del Pleistocene" width="228" height="221" /></a><figcaption class="wp-caption-text">America, periodo glaciale del Pleistocene</figcaption></figure></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">Possono essere solo coincidenze tutte queste date che sembrano rincorrersi per poi unirsi in un unico solo obiettivo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cerchiamo di spiegarle dando a loro un unico filo logico, un collante e partiamo proprio dall’ultima glaciazione.</span></p>
<h2><strong><em>Il Pleistocene</em></strong></h2>
<p><span style="color: #000000;">Il <strong>Pleistocene</strong> è l’era a noi più vicina, benché iniziata milioni di anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quest’epoca fu caratterizzata da immense e implacabili glaciazioni che strinsero in diverso tempo tutto il globo in una tenace morsa. Ma, tra una glaciazione e un’altra, la Terra ebbe modo di verificare anche climi più miti, tant’è vero che nel Tamigi abitavano coccodrilli e sulle sue rive c’erano le palme, presupponendo, di fatto, un clima più mite, rispetto a quello odierno, di almeno una decina di gradi.</span></p>
<figure id="attachment_1421" style="width: 236px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Pleistocene-human-occupation.jpg"><img class="wp-image-1421 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Pleistocene-human-occupation.jpg" alt="Pleistocene human occupation" width="236" height="214" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Pleistocene human occupation</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">A noi interessa guardare il quadro della Terra nell’ultimo periodo del Pleistocene, quello caratterizzato dalla <a style="color: #000000;" title="fine" href="http://www.acam.it/tag/fine/">fine</a> dell’ultima sua glaciazione, quella indicata col nome di Wurms.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nell’America Settentrionale i ghiacciai ricoprivano interamente il Canada orientale e si spingevano a sud, fino a lambire quella parte di costa degli odierni USA, dove oggi è collocata New York. In Europa un’unica calotta copriva la penisola scandinava, il Baltico, il Mare del Nord, gran parte della Gran Bretagna, la Germania, la Polonia e la Russia, spingendosi più a sud ancora. Anche sul nostro territorio erano visibili le tracce di questa glaciazione: le Alpi erano un immenso ghiacciaio ramificato che scendeva sino alle valli circostanti. In quasi tutti i continenti, il livello delle nevi perenni era situato a circa 1500 metri più in basso dell’attuale. Persino in Australia e in Tasmania era possibile osservare ghiacciai.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dall’analisi di carotaggi effettuati nell’anno Geofisico del 1949, sembra che l’Antartide fosse divisa in due distinte parti e attraversata da fiumi, questo in coincidenza con quello che sembrano volerci dire alcune antiche mappe e qui possiamo collegarci al punto 5 (vedi “Cartografia Antica” dello stesso autore).</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a class="cboxElement" style="color: #000000;" href="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto.jpg?51e43d" rel="lightbox[826]"><img class="alignleft size-full wp-image-827" title="pleisto" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto.jpg?51e43d" alt="" width="350" height="249" /></a>Quest’immensa coltre di ghiaccio, che qualcuno ha quantificato in 9 milioni di chilometri quadrati di terre coperte, sottrasse di per sé acqua agli oceani quindi si può abbondantemente calcolare in circa 130 metri di <a style="color: #000000;" title="media" href="http://www.acam.it/tag/media/">media</a> di livello marino più basso rispetto all’odierno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi giorno la quantità di acqua inglobata nei ghiacciai polari è tale che, se arrivasse a liberarsi dal suo stato solido, provocherebbe un innalzamento dei livelli marini di circa 80 metri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per considerare in una giusta ottica l’innalzamento dei livelli marini 12000 anni fa consideriamo che durante la glaciazione di Wurms la quantità dei ghiacci era più del doppio rispetto ad oggi!!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Contrariamente ad oggi le condizioni di terre come la Siberia erano sicuramente più favorevoli alla crescita e allo sviluppo di forme di <a style="color: #000000;" title="vita" href="http://www.acam.it/tag/vita/">vita</a> <a style="color: #000000;" title="animali" href="http://www.acam.it/tag/animali/">animali</a>. Infatti, la stessa Siberia godeva di un clima più mite e i ghiacciai erano relativi solo alle sue catene montuose. L’abbassamento dei livelli del mare faceva sì che le isole artiche formassero con la stessa Siberia un’unica pianura in cui prosperava una delle più ricche comunità ecologiche di allora. Comunità improvvisamente decimata circa 12000 anni fa, lì come in tutto il resto del mondo, collegandoci, di fatto, al punto 2: la <a style="color: #000000;" title="scomparsa" href="http://www.acam.it/tag/scomparsa/">scomparsa</a> della megafauna.</span></p>
<h2><em>La scomparsa della megafauna</em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Ipotesi più varie tendono per una o più motivazioni per questa misteriosa quanto drammatica <a style="color: #000000;" title="estinzione" href="http://www.acam.it/tag/estinzione/">estinzione</a> di un gran numero di specie di animali. Si va dalla causa batteriologica ad una meno precisata follia collettiva degli animali che avrebbero cercato spontaneamente il suicidio gettandosi in burroni e gole(?) luoghi dove vengono ancora oggi trovati ammassati numerosi resti di quella fauna animale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Paragonando l’<a style="color: #000000;" title="uomo" href="http://www.acam.it/tag/uomo/">uomo</a> paleolitico a quello moderno si arriva persino ad incolpare di questo massacro ambientale all’estenuante caccia da parte dell’<a style="color: #000000;" title="uomo" href="http://www.acam.it/tag/uomo/">uomo</a>, insomma una mostruosa carneficina. Migliaia di capi abbattuti per procurarsi quello che bastava per la sopravvivenza alimentare, usando il <a style="color: #000000;" title="fuoco" href="http://www.acam.it/tag/fuoco/">fuoco</a> per spingere le mandrie di mammut nei burroni, colpendo, di fatto, anche tutte le altre specie presenti nell’habitat di allora. Quello che in America, con il solito esponenziale di effetto cinematografico, gli scienziati chiamano “ Pleistocene Overkill”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma la prova più drammatica che non sono queste le cause le abbiamo proprio dai resti che ritroviamo ancora oggi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Così come i massi erratici sono <a style="color: #000000;" title="elementi" href="http://www.acam.it/tag/elementi/">elementi</a> trasportati da immani inondazioni, anche in questo caso possiamo attribuire all’acqua forse la causa definitiva: milioni di animali le cui carcasse furono travolte da immani piene, portati per lunghe distanze, ammassate nelle gole dei fiumi e nei fondovalle, sepolti da una coltre di fango insieme ad alberi e piante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle regioni degli odierni poli probabilmente cadde subito la neve ricoprendo questo orribile carnaio in una bara di eterno ghiaccio, facendoli diventare, ai giorni nostri, mute e dolorose testimonianze di ciò che successe.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quindi l’<a style="color: #000000;" title="ipotesi" href="http://www.acam.it/tag/ipotesi/">ipotesi</a> migliore potrebbe essere quella di un cambiamento climatico: ma di quale portata, per avere effetti così catastrofici?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_1424" style="width: 259px;" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/scheletro-di-mammut.jpg"><img class="wp-image-1424 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/scheletro-di-mammut.jpg" alt="scheletro di mammut" width="259" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">scheletro di mammut</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">Per analizzare meglio la portata di questi cambiamenti ritorniamo all’analisi della scomparsa della megafauna sopra citata e osserviamo quello che ci dicono i resti di uno degli animali più conosciuti e studiati del Pleistocene: il mammut.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ancora oggi vengono rinvenuti nei ghiacciai siberiani resti interi di corpi di mammut, congelati. E proprio questo loro stato se da un alto ci dà delle notizie interessanti, dall’altro ci pone interrogativi inquietanti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dall’analisi del cibo ingerito ma non ancora metabolizzato, al momento in cui il mammut viene “congelato” nella sua bara di ghiaccio, scopriamo che sicuramente il clima di quei posti era più mite, visto che nel loro stomaco spesso si ritrovano vegetali dalle più svariate forme, dai frutti maturi alle erbe, ai fiori per finire a teneri arbusti, tutti <a style="color: #000000;" title="elementi" href="http://www.acam.it/tag/elementi/">elementi</a> che sembrano non coincidere con l’idea generalizzata che questi animali vivevano in climi freddi per non dire glaciali.</span></p>
<figure id="attachment_1423" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Spotting-a-Supernova-in-NGC-5806.jpg"><img class="size-medium wp-image-1423" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Spotting-a-Supernova-in-NGC-5806-300x134.jpg" alt="Spotting a Supernova in NGC 5806" width="300" height="134" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Spotting a Supernova in NGC 5806</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">Ma queste scoperte, come detto sopra, ci aprono anche inquietanti interrogativi: cosa ha potuto colpire quest’ecosistema al punto tale da “sigillarli” in una bara di ghiaccio così repentina?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infatti, è ingiurioso pensare che una semplice glaciazione, con il suo protarsi geologicamente nei secoli, abbia potuto colpire questi luoghi. Qui bisognerebbe supporre qualcosa di più catastrofico e immediato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E l’unica teoria che ci riporta a quest’<a style="color: #000000;" title="ipotesi" href="http://www.acam.it/tag/ipotesi/">ipotesi</a> è quella citata nel punto 3: lo <strong>scambio dei poli</strong>.</span></p>
<h2><em>Lo scambio dei poli</em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Prove per accertarsi della posizione antica dei poli possono essere estratte dalle tracce di magnetismo residuo nelle rocce. La lava che esce da un vulcano si raffredda e si magnetizza secondo la direzione del campo magnetico di quella zona, dando così, ai geologi, importanti informazioni. Ma anche la presenza di determinati esemplari di flora e fauna in determinati periodi contribuisce a darci un quadro indicativo del fenomeno. Questi sono solo due dei principali metodi per studiare e stabilire, epocalmente, la posizione dei poli.</span></p>
<p>Considerando la Siberia di 12000 anni fa e il suo clima più mite dobbiamo, di fatto, considerare che questa zona fosse più lontana dall’attuale Polo Nord, il quale potremmo identificarlo nel Canada orientale, zona dalla quale nasceva una delle più grandi aree glaciali, conosciuta anche come calotta del Wisconsin.</p>
<p><span style="color: #000000;">Ma mentre la calotta glaciale europea sembra formarsi e avere il suo picco massimo circa 80000 anni fa, quella canadese è relativamente più “giovane”, potendola sicuramente datare, grazie a numerose datazioni disponibili, a circa 50000 anni fa, quando invece quell’europea si era in gran parte ritirata. Quindi dovremmo di fatto considerare più spostamenti dei poli in varie epoche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Molti scienziati, fra cui Hapgood, noto per le sue ricerche sulle antiche mappe, propendono per la <a style="color: #000000;" title="tesi" href="http://www.acam.it/tag/tesi/">tesi</a> che questi spostamenti dei poli nascono a causa di slittamenti della crosta terrestre, dovuti ai più svariati motivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma questo non basta a spiegarci la repentina nuova posizione che sembrano assumere i poli circa 12000 anni fa, l’epoca della glaciazione di zone sino allora temperate come la Siberia e della scomparsa “istantanea” della megafauna, in principal modo i mammut.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infatti, il quadro che ci si presenta innanzi è quello di uno sconvolgimento immediato, o comunque nell’ordine di giorni, settimane, mesi, non sicuramente anni, come potrebbe far giustamente propendere la <a style="color: #000000;" title="tesi" href="http://www.acam.it/tag/tesi/">tesi</a> del dislocamento della crosta terrestre.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;">Per cui dobbiamo propendere ad uno <a style="color: #000000;" title="spostamento dei poli" href="http://www.acam.it/tag/spostamento-dei-poli/">spostamento dei poli</a> dovuto ad una subitanea inclinazione dell’<strong>asse terrestre</strong>.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terra-inclinazione.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1425" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terra-inclinazione-300x233.jpg" alt="terra-inclinazione" width="300" height="233" /></a></span><strong><em>Effetti dello spostamento dell&#8217;asse terrestre</em></strong></h2>
<p><span style="color: #000000;">E’, infatti, l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, il fattore predominante per l’esistenza delle stagioni e delle più svariate condizioni climatiche, inclinazione che oggi è di 23°, ma che in passato può aver avuto grani oscillazioni.Un asse terrestre verticale rispetto all’eclittica comporterebbe un‘eterna primavera, con un giorno lungo esattamente dodici ore per tutti i 365 giorni. Ma questo comporterebbe anche le condizioni ideali per una glaciazione, poiché, a fronte di queste condizioni primaverili, la neve comunque caduta al di sopra di una certa quota non si scioglierebbe mai e le precipitazioni, a tale quota, sarebbero di carattere nevoso. Fiocco dopo fiocco, neve su neve, lo spessore aumenterebbe man mano. Il ghiaccio scenderebbe sempre più a valle, non trovando mai una temperatura abbastanza elevata da scioglierlo completamente e rapidamente, riuscendo così ad accumularsi ed ad aumentare lo spessore sino a trovare zone effettivamente più calde, dove la sua avanzata deve per forza arrestarsi.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/imagesr1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1426" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/imagesr1-300x225.jpg" alt="imagesr" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">In tutte le zone libere dai ghiacci regnerebbe un clima costante e in quelle parzialmente interessate dai ghiacciai, l’acqua che scende a valle, procurata dal loro scioglimento parziale, contribuirebbe a formare zone rigogliose di fauna e flora.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questa prospettiva la Luna avrebbe un’attrazione gravitazionale maggiore rispetto ad oggi, ed essendo in fin dei conti la Terra come una gigantesca trottola finirebbe per avere saltuari cambiamenti dell’asse che si inclinerebbe ciclicamente di 12-15° per poi tornare in condizioni verticali. Questo spiegherebbe il perché il Pleistocene fosse caratterizzato da più glaciazioni e più deglaciazioni.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pianeta.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1427" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/pianeta-300x188.jpg" alt="pianeta" width="300" height="188" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma quest’asse terrestre, probabilmente, 12000 anni fa deve aver subito un repentino e brusco spostamento, tale da fargli assumere la sua posizione odierna: 23° d’inclinazione sull’eclittica!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fra le cause più probabili per uno spostamento dell’asse terrestre possiamo considerare sicuramente la caduta di un grosso meteorite o di un asteroide e potremmo spiegare la sua “mancanza di tracce” col fatto che la Terra è composta di due terzi d’acqua e che quindi sia possibile che sia caduto in mare, così come il meteorite che 65 milioni di anni fa, cadendo nel Golfo del Messico, provocò l’<a style="color: #000000;" title="estinzione" href="http://www.acam.it/tag/estinzione/">estinzione</a> dei Dinosauri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma basterebbe questa considerazione a spiegare tutto ciò? Non del tutto.</span></p>
<h2><em><strong>Esplosione di supernova!</strong></em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Un meteorite o una pioggia di loro non è del tutto in grado di distruggere un pianeta o di modificarne l’asse. C’è bisogno di qualcosa di più grande del più grande dei pianeti stessi coinvolti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Solo un corpo celeste conosciuto corrisponde alla descrizione e ci riporta al punto 4: un massiccio frammento di stella che esplode.</span></p>
<figure id="attachment_1422" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/ESPLOSIONE-DI-SUPERNOVA.jpg"><img class="size-medium wp-image-1422" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/ESPLOSIONE-DI-SUPERNOVA-300x168.jpg" alt="ESPLOSIONE DI SUPERNOVA" width="300" height="168" /></a><figcaption class="wp-caption-text">ESPLOSIONE DI SUPERNOVA</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">In tal caso è bene citare che mi limito a citare e riassumere i gli studi di scienziati sicuramente più formati di me in tale tematica, senza quindi attribuirmi meriti non miei.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da quando l’umanità ha avviato studi astronomici, gli astronomi hanno frequentemente notato la comparsa di quelle che sembrano essere <a style="color: #000000;" title="stelle" href="http://www.acam.it/tag/stelle/">stelle</a> nuove. La parola Nova (che significa appunto nuova) fu coniata per descriverle.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma con l’approfondirsi della conoscenza, apparve chiaro che il termine era errato. Le così dette “<a style="color: #000000;" title="stelle" href="http://www.acam.it/tag/stelle/">stelle</a> nuove”, non lo erano affatto. Erano semplicemente stelle troppo poche luminose per essere viste, ma che all’improvviso iniziavano a brillare. Ora si ritiene che le nove siano antiche stelle con un eccesso di elio negli strati esterni, che provoca un grado di espansione troppo rapido per essere contenuto. Quando ciò acca­de, brillano diverse migliaia di volte in più della loro luminosità originale in un tempo che va dai giorni alle ore. La causa del baglîore è un’emissione esplosiva di gas.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Circa una dozzina di stelle diventano delle nove nella nostra galassia ogni anno. Il processo è localmente distruttivo – la <a style="color: #000000;" title="vita" href="http://www.acam.it/tag/vita/">vita</a> o qualsiasi pianeta orbitante non sopravvivrebbero – ma normal­mente non ci si aspetterebbe che si estendesse molto oltre il sistema della stessa stella. Le supernove sono qualcosa di diver­so.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’esplosione di una supernova è <em>molto più spettacolare e </em>distruttiva di quella di una nova. Mentre le nove aumentano in luminosità di un fattore di mille, le supernove brillano letteral­mente miliardi di volte in più.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli astronomi non sono ancora sicuri del perché le supernove esplodano, eccettuato nel caso di stelle massicce in cui la pres­sione creata dai processi del nucleo centrale non è abbastanza da sopportare il peso degli strati esterni. Avviene allora un collasso gravitazionale e la stella esplode. Diversamente da una nova, quest’esplosione è generalmente più o meno totale, e scaglia detriti in tutte le direzioni, lasciando spesso poco più di un guscio gassoso. La nebulosa di Crab, una delle molte bellezze dell’os­servazione astronomica, è il risultato dell’esplosione di una supernova avvenuta nel 1054 d.C. L’articolo riportato sopra è tratto dalla rivista Le Scienze ed è come un piccolo campanello d’allarme, ma quanti di noi lo conoscono?</span></p>
<blockquote><p><strong>&#8220;Molti astronomi hanno da tempo indicato i rischi della possibile esplosione di una supernova nei pressi del nostro pianeta. Secondo Narciso Benítez, della John Hopkins University, un simile evento è già successo almeno una volta, circa due milioni di anni fa, causando un’ondata di estinzioni. Gli astronomi hanno, infatti, calcolato che vicino alla Terra una, o più, supernova esplose più o meno contemporaneamente all’estinzione. L’idea, descritta sulle «Physical Review Letters», è supportata da un eccesso di ferro-60 osservato in alcuni strati sedimentari. </strong></p>
<p><strong>I paleontologi credono che la cosiddetta estinzione degli animali marini del Pliocene-Pleistocene avvenne perché una grossa dose di raggi ultravioletti attraversò l’atmosfera, uccidendo i piccoli animali che sono fondamentali per l’ecosistema degli oceani. Ora Benítez, con alcuni colleghi, ha proposto che furono i raggi cosmici generati dalla supernova, o forse da più esplosioni, a distruggere lo strato di ozono, permettendo l’ingresso di questi raggi ultravioletti. </strong></p></blockquote>
<p><em>Secondo gli astronomi, una struttura nota come Bolla Locale, una regione di plasma particolarmente caldo e rarefatto con un diametro di 490 anni luce potrebbe essere stata creata dall’esplosione di una serie di supernove. Le esplosioni, secondo i calcoli, sarebbero avvenute circa due milioni di anni fa, quando il gruppo di stelle al centro della bolla si trovava a soli 130 anni luce da noi. Ora, per via della rotazione della galassia il gruppo è molto più lontano. L’ipotesi spiegherebbe anche un inusuale deposito di ferro-60 osservato nella crosta terrestre in strati risalenti ad un periodo successivo alle esplosioni. Il ferro in se non avrebbe influenzato in alcun modo la vita sulla Terra, ma potrebbe essere la firma delle supernove.”</em></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma nonostante queste previsioni, c’è anche chi afferma che l’esplosione di una supernova vicina alla nostra galassia sia stata molto più recente e con effetti molto più distruttivi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante solo quattro supernove sono state identificate con successo nella documentazione storica – la più recente il 24 feb­braio 1987 – queste gigantesche esplosioni stellari attualmente avvengono nella nostra galassia col ritmo di una ogni 30 anni circa. Una fu quella di Vela. In termini astronomici, Vela era situata molto vicino al nostro sistema solare a 45 anni luce di distanza. Secondo le stime più accurate, esplose tra i 14.000 e gli 11.000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prendendo come punto di partenza questa gigantesca esplosione stellare, diventa possibile costruire un quadro di ciò che potreb­be aver avuto luogo nel nostro sistema solare, sul nostro pianeta all’epoca del Diluvio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Verso la <a style="color: #000000;" title="fine" href="http://www.acam.it/tag/fine/">fine</a> del Pleistocene, una stella esplose nella costella­zione di Vela. Enormi frammenti infuocati furono scagliati nello spazio, lasciando solo una pulsar neutronica che ruotava ad altissima velocità e che può essere ancora osservata dagli astro­<a style="color: #000000;" title="nomi" href="http://www.acam.it/tag/nomi/">nomi</a> ai giorni nostri..</span></p>
<p><span style="color: #000000;">  Uno di tali frammenti, più grande del più grande dei pianeti conosciuti, venne scagliato dalla tremenda esplosione verso il nostro sistema solare, con una velocità eguale a quella della luce, impiegando un secolo o pochi più per raggiungerlo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse si stava avvicinando quello che la <a style="color: #000000;" title="tradizione" href="http://www.acam.it/tag/tradizione/">tradizione</a> biblica indica come l’Angelo dell’Apocalisse!!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allora il nostro sistema solare era molto diverso dal nostro, con i pianeti che avevano orbite molto più vicine alla circonferenza esatta e magari con l’esistenza di un altro pianeta, un gigante gassoso, dove oggi vi è la fascia di asteroidi di Kuiper.</span></p>
<h2><em><strong>Antichi astronomi testimoni dell&#8217;arrivo del Diluvio?</strong></em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Ma come collegare il tutto al mito universale del <a style="color: #000000;" title="diluvio" href="http://www.acam.it/tag/diluvio/">diluvio</a>: basta semplicemente osservare gli effetti che ebbe l’intruso sul nostro sistema solare e sulla Terra e capire così perché i nostri <a style="color: #000000;" title="antenati" href="http://www.acam.it/tag/antenati/">antenati</a> pensarono ad una punizione divina, ad una <a style="color: #000000;" title="guerra" href="http://www.acam.it/tag/guerra/">guerra</a> combattuta nei cieli.</span></p>
<p><a class="cboxElement" style="color: #000000;" href="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto3.jpg?51e43d" rel="lightbox[826]"><img class="size-full wp-image-828" title="pleisto3" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto3.jpg?51e43d" alt="" width="367" height="337" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Il primo indizio del fatto che qualcosa non andava può essere stata un’osservazione dell’intruso stesso. Come frammento supernova, il corpo potrebbe ben aver mantenuto i suoi fuochi nucleari e quindi si sarebbe presentato come una stella viaggian­te in miniatura che brillava di luce propria come il sole. Nonostante gli scienziati ora presumano che i nostri lontani <a style="color: #000000;" title="antenati" href="http://www.acam.it/tag/antenati/">antenati</a> non possano aver sviluppato strumenti ottici che si addi­cessero ai loro interessi astronomici, le documentazioni storiche (ma la <a style="color: #000000;" title="scoperta" href="http://www.acam.it/tag/scoperta/">scoperta</a> di alcune lenti ottiche sembra contraddirli) mostrano chiaramente che essi erano ben consapevoli della pre­senza dei pianeti e dei satelliti invisibili ad occhio nudo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’abilità di osservazione, con tutta probabilità, permetteva loro di indivi­duare l’intruso che si avvicinava. Il frammento di supernova, nella sua folle corsa nel nostro sistema solare dovette arrecare danni imponenti a Saturno, Uranio e Venere, colpendoli e frammentando le loro lune Ma anche se le cose non sta­vano così, gli astronomi dell’antichità non pos­sono non aver notato l’esplosione che diede vita alla Fascia di Kuiper, probabilmente impattando un pianeta allora esistente e presente in tutte le <a style="color: #000000;" title="tradizioni" href="http://www.acam.it/tag/tradizioni/">tradizioni</a> astronomiche antiche. A quel punto, senza dubbio, una nuova stella apparve nei cieli, e ciò significava un nuovo dio.</span></p>
<h2><em><strong>Effetti della supernova sulla Terra</strong></em></h2>
<p><span style="color: #000000;">Quando un corpo celeste di grandi dimensioni si avvicina ad un altro, diverse forze entrano in gioco. Una è la forza di gravità, un’altra quell’elettrica, o, più propriamente, elettromagnetica. Nel caso che stiamo esaminando, un altro fattore può essere stato il semplice scambio di calore. Infatti, è assolutamente possibile che il frammento di Vela bruciasse proprio come un sole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chiaro è oramai che l’intruso deve essere alla fine giunto così vicino alla Terra da passare all’interno dell’orbita lunare. Questo è l’unico tipo di approccio che avrebbe permesso che la Luna fosse forzata all’interno di un’orbita più grande. Ma moltoprima che ciò accadesse, Vela-F (come lo chiameremo d’ora in poi per comodità) avrebbe dominato i cieli notturni, per poi apparire alla luce del giorno man mano che si avvicinava.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I primi ad essere stati sperimentati, con tutta probabilità, furono gli effetti gravitazionali, di quadruplice natura. Il forte campo gravitazionale dell’intruso e dei suoi nuovi compagni avrebbe:</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">1) disturbato l’antica orbita della Terra;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2) causato lo slittamento dell’asse planetario;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">3) diminuito la velocità di rotazione;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">4) creato le variazioni che sperimentiamo durante la <a style="color: #000000;" title="precessione degli equinozi" href="http://www.acam.it/tag/precessione-degli-equinozi/">precessione degli equinozi</a>.</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">Nonostante fosse il più drammatico, il primo di questi avrebbe poi causato i minori problemi alla vita sulla Terra. Il cambia­mento nell’orbita sarebbe stato più evidente nella posizione e nella comparsa del sole, con alcune corrispondenti differenze nelle osservazioni stellari e planetarie. Ma, anche se significativo per i sacerdoti-astronomi, qualche dubbio resta su quanta attenzione la massa di persone comuni possa aver prestato a questo cambiamento. Gli altri effetti avrebbero provveduto a forni­re molte altre cose di cui preoccuparsi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allorché l’influsso gravitazionale di Vela-F proseguiva, il guscio del nostro pianeta iniziò a spaccarsi. Le fratture furono enormi. Una è ancora visibile oggi nella Rift Valley africana: una fessura che si estende per oltre 4800 km dalla Siria al Mozambico. La lar­ghezza della valle varia da pochi chilometri a più di 160 km.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La rottura della crosta terrestre fu accompagnata da drammati­ci cambiamenti nel nucleo fuso. L’antico sistema di circolazione del calore andò completamente in panne mentre flussi di magma sotto la superficie venivano attratti sempre più verso l’intruso, allo stesso modo in cui le maree oceaniche vengono provocate dall’attrazione gravitazionale della Luna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’astenosfera liquida non fu l’unica ad essere coinvolta. Persino la crosta rocciosa della litosfera non fu immune a questa fatale attrazione. Già sotto pressione a causa delle fratture provocate dall’inclinazione planetaria, vaste distese della litosfera iniziarono a deformarsi e collassate. Le grandi catene montuose dei giorni nostri si ripiegarono per poi risollevarsi, quasi come in un tributo di saluto al nuovo elemento comparso nei nostri cieli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’attività vulcanica si intensificò come mai prima. Oggi vi sono circa 1300 vulcani attivi al mondo. Allora, fiumi di lava colava­no lentamente da centinaia di migliaia di nuove fessure. I vulcani eruttavano con violenza senza precedenti. Milioni di tonnella­te di cenere bollente furono scagliati nell’atmosfera.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per darci un’idea di quello che potrebbe essere successo 12000 anni fa con un’intensa attività a livello mondiale di vulcanismo consideriamo alcuni fra i più noti casi di esplosioni vulcaniche, considerando che comunque questi sono eventi isolati e non accumulati nello stesso momento.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;"><em>Le esplosioni di vulcani come il Krakatoa (1883) e il Tambora, negli ultimi due secoli, hanno ricoperto di cenere l’atmosfera della terra per svariati anni, consentendoci di osservare albe e tramonti fra i più spettacolari. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Il Tambora, esploso nel 1815, provocò, grazie ai suoi circa 170 km cubici di pomici espulse, gravi danni all’agricoltura sia in Europa che in America settentrionale, dato che l’estate che seguì alla sua esplosione fu documentata come fra le più fredde, causando oltre alla perdita del raccolto anche una susseguente carestia. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Si pensi che la temperatura si abbassò tanto repentinamente anche fra paesi lontani come la Svizzera e l’America, tanto che quell’anno fu denominato “l’anno senza estate”. In America nevicò in giugno e il 21 agosto un freddo gelo distrusse, come sopra detto, le colture e orti dal Maine sino al Connecticut.</em></span></p>
<figure id="attachment_1428" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terremoto-cile-1960.jpg"><img class="size-medium wp-image-1428" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/terremoto-cile-1960-300x160.jpg" alt="terremoto-cile-1960" width="300" height="160" /></a><figcaption class="wp-caption-text">terremoto-cile-1960</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;"><em>Nel 1783, dopo l’eruzione dello Skaptar-jokùll, in Islanda, a detta dei cronisti dell’epoca, il mondo restò oscurato per diversi mesi. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>La Montagna Pelèe</em><em>, in Martinica, quando esplose, nel 1902, provocò una nube di ceneri più pesanti che scese a valle con una velocità superiore ai 150 km l’ora, radendo al suolo e incendiando la città di Saint-Pierre. Questa nube uccise, bruciò e asfissiò tutto ciò che trovò sulla strada, demolendo costruzioni in <a style="color: #000000;" title="pietre" href="http://www.acam.it/tag/pietre/">pietre</a> e polverizzando quelle in legno, con una temperatura stimata vicino agli 800°C!!!! </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>I morti accertati furono quasi 40000, insomma l’intera cittadinanza di Saint-Pierre!!!</em></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;"><a class="cboxElement" style="color: #000000;" href="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto2.jpg?51e43d" rel="lightbox[826]"><img class="alignleft  wp-image-829" title="pleisto2" src="http://www.acam.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/pleisto2.jpg?51e43d" alt="" width="402" height="336" /></a>Ma torniamo al nostro ospite di 12000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre l’infuocato Vela-F si avvicinava, le radiazioni di questo secondo Sole iniziarono ad innalzare la temperatura planetaria.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E non è tutto; la Terra aveva ancora molto da sopportare. Il cambiamento nella rotazione planetaria scatenò tempeste di vento di violenza inaudita. Questi “tornado globali” erano in grado di radere al suolo intere foreste e sollevare tonnellate di polvere e detriti nell’atmosfera, che si andavano ad aggiungere alla cenere vulcanica già presente. Il mondo si ritrovò in un incu­bo spaventoso di buio sempre crescente, illuminato solo dai tre­mendi fuochi vulcanici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre vaste aree della crosta terrestre si fratturavano, fiumi, laghi, mari e oceani del mondo cambiarono il loro corso, defluendo nelle valli appena create, nelle depressioni del terre­no, nei bassopiani. Un’intensa attività sismica e vulcanica ha accompagnato il tutto e il movimento “all’incontrario” della trottola Terra provocò la nascita d’impetuosi venti uraganici che viaggiarono ad una velocità spaventosa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’attività vulcanica con la sua emissione di nubi polverose di cenere ricoprì quasi per intero il cielo impedendo, di fatto, il passaggio dei raggi del sole e provocando, oltre a condizioni imperiose di oscurità, un raffreddamento dello stesso pianeta e una cospicua precipitazione in tutto il mondo, pioggia mista a cenere incandescente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Con una coltre di ghiaccio in tutto il mondo che andava subitaneamente sciogliendosi, dovettero verificarsi immani inondazioni, come sono verificabili ancora oggi negli strati sedimentari del Wisconsin.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo sarebbe anche provato dall’improvvisa caduta di salinità che colpì le acque del Golfo del Messico, guarda caso circa 12000 anni .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quest’acqua “sciolta”o per meglio dire “liberata” si dovette aggiungere alla massa liquida presente nel nostro pianeta (ricordiamo che durante l’ultima glaciazione, il livello dei mari era mediamente più basso di circa 130 metri), la quale, dapprima continuerebbe per inerzia la sua solita “corsa” nel senso di rotazione della Terra, ma quando questa invertirebbe il proprio moto, le masse liquide la seguirebbero, provocando lo stesso effetto che si può notare in un recipiente in cui si faccia oscillare del liquido.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Mentre Vela-F si avvicinava, le acque degli oceani, già in movi­mento a causa della massiccia attività tettonica, iniziarono a flui­re verso nord grazie all’inesorabile attrazione gravitazionale esercitata dall’intruso. Si generarono quindi dei maremoti, ma con una potenza mai vista.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Circa il 70,8% della superficie terrestre è coperto dalle acque, con una profondità <a style="color: #000000;" title="media" href="http://www.acam.it/tag/media/">media</a> che non supera i 4 m. La massa degli oceani è approssimativamente uno su 4400 del totale della massa della Terra. Questa gran quantità d’acqua forma ciò che gli oceanografi definiscono Oceano Mondiale. (La suddivisione in vari oceani e mari è puramente di comodità.). Fu sull’Oceano Mondiale nella sua interezza che Vela-F esercitò la sua minac­ciosa forza provocando maremoti e facendo defluire inimmagi­nabili quantità d’acqua verso nord.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando l’azione gravitazionale raggiunse il culmine, avvenne un fenomeno non solo sconosciuto oggi, ma letteralmente incon­cepibile. Le acque della Terra iniziarono ad accumularsi, le une sulle altre, formando una gigantesca onda verticale, risucchiata verso l’immensa massa infuocata che allora riempiva i cieli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il terrore provocato nell’umanità da questo <a style="color: #000000;" title="caos" href="http://www.acam.it/tag/caos/">caos</a> improvviso può facilmente essere immaginato. In pochi giorni, la pacifica Terra si trasformò in un <a style="color: #000000;" title="caos" href="http://www.acam.it/tag/caos/">caos</a> urlante di tempesta, oscurità, terre­moti e inondazioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le costruzioni di <a style="color: #000000;" title="pietra" href="http://www.acam.it/tag/pietra/">pietra</a> crollarono come modellini fatti con i fiammiferi. L’acqua s’inquinò, e i rifornimen­ti si seccarono. La terra si gonfiava e si deformava sotto ai piedi. Gas vulcanici soffocanti si diffondevano ovunque. Un’oscurità fatta di ceneri era impenetrabile anche alle torce. Vi era frastuo­no ovunque, giorno e notte.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre Vela-F si avvicinava, accadde un nuovo e terrifican­te fenomeno. Le forze di campo generate dalla Terra e dall’in­truso in arrivo, cercavano di bilanciare il potenziale nello scam­bio d’immensi fulmini luminosi elettrici. Dal punto di vista dei nostri antenati, questo era l’inizio di un temporale globale mai sperimentato. Forse proprio da qui nacque la <a style="color: #000000;" title="tradizione" href="http://www.acam.it/tag/tradizione/">tradizione</a> dei ful­mini di Giove, scariche assassine che scuotevano il terreno con la loro violenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E così le cose andarono avanti, col caos che si sovrapponeva al caos. Non più in grado di sopravvivere nelle vecchie abitazioni. Le <a style="color: #000000;" title="popolazioni" href="http://www.acam.it/tag/popolazioni/">popolazioni</a> preferirono abbandonare le città distrutte e rifu­giarsi nelle caverne o in qualsiasi altro luogo che offrisse un’ap­parenza di sicurezza. Alcuni si murarono all’interno, nella spe­ranza di sfuggire alle saette ed alle tempeste. E Vela-F si stava ancora avvicinando.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non ci fu una collisione diretta, altrimenti il pianeta Terra non sarebbe sopravvissuto. Una porzione di supernova in grado di distruggere un pianeta gigante oltre l’orbita di Marte non avreb­be avuto alcuna difficoltà a distruggere il nostro. Come Fetonte e il suo cocchio, la massa infuocata di Vela-F si avvicinò, in ter­mini astronomici, fino a sfiorare la Terra già torturata, e poi si precipitò avanti verso Venere e il Sole. Ma uno o più dei fram­menti che lo accompagnavano, staccatisi dal corpo del pianeta esploso oltre Marte, superarono il Limite di Roche ed esplosero. Il grande bombardamento meteoritico della Terra ebbe inizio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il bombardamento di <a style="color: #000000;" title="meteoriti" href="http://www.acam.it/tag/meteoriti/">meteoriti</a> può essere stato ciò cui qui ci si riferisce con “grandine”, anche se, come vedremo, può esser­ci stata anche una fonte propriamente letterale per questa descri­zione. La caduta di un massiccio meteorite è certamente imper­sonata nella <a style="color: #000000;" title="leggenda" href="http://www.acam.it/tag/leggenda/">leggenda</a> di un angelo che scaglia un macigno. Non sorprende il fatto che l’autore parli di un nuovo cielo e di una nuova Terra. L’antico ordine planetario del nostro sistema sola­re era stato spazzato via dall’intruso proveniente da Vela e la superficie del nostro pianeta aveva cambiato aspetto per sempre. Persino i mari conosciuti erano fluiti verso bacini diversi. Ma forse non per molto. Nell’Apocalisse 12 e 14 è scritto:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E allora il <a style="color: #000000;" title="serpente" href="http://www.acam.it/tag/serpente/">serpente</a> gettò fuori dalla gola come un fiume di acqua… e la Terra spalancò la sua bocca e divorò il fiume che il dragone aveva getta­to dalla sua gola… E udii venire dal cielo un urlo paragonabile alla voce delle grandi acque…</span></p>
<p><span style="color: #000000;">  L’apocrifo Libro di Enoch insiste che questi eventi siano accaduti in un periodo in cui «<em>l’Arca galleggiava sulle acque</em>». Non sarebbe possibile che il <a style="color: #000000;" title="cataclisma" href="http://www.acam.it/tag/cataclisma/">cataclisma</a> generato da Vela-F fosse in qualche modo connesso con il diluvio biblico?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’inclinazione dell’asse terrestre provocata dal massiccio campo gravitazionale di Vela-F suggerisce che il passaggio dell’intruso vicino al nostro pianeta deve essere avvenuto accanto ad una del­le regioni polari. Altre <a style="color: #000000;" title="prove" href="http://www.acam.it/tag/prove/">prove</a> indicano comunque l’estremo nord.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’estremo nord cominciava a raffreddarsi. L’inclinazione del­l’asse terrestre l’aveva improvvisamente strappato alle antiche zone temperate e al calore del Sole. Con i vulcani di tutto il mondo che vomitavano cenere e altre sostanze inquinanti nel­l’atmosfera, il calore e la luce del Sole non riuscivano a filtrare, nonostante l’intruso stesso aggiungesse le proprie radiazioni a quelle del Sole e l’attività tettonica aumentasse localmente il calore del globo. Il risultato di quest’insolito insieme di circo­stanze – in particolare la collezione di goccioline d’acqua intor­no alle particelle atmosferiche – fu la pioggia; un diluvio immenso frustato da venti costanti che avevano la forza degli uragani. Questa pioggia, che sulle regioni settentrionali era diventata neve, è la realtà che sta dietro il familiare racconto biblico:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allora Iddio disse a Noè: «La fine di ogni mortale è giunta dinanzi a me, perché la Terra è piena di violenza per causa loro; ecco io li sterminerò insieme alla Terra… poiché fra sette giorni io farò piovere sulla Terra per quaranta giorni e quaranta notti, e sterminerò dalla faccia della terra tutti gli esseri che ho creato».</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma anche se il diluvio precedette l’inondazione, di certo non ne fu la causa. Ciò che accadde fu infinitamente più drammatico e distruttivo di qualsiasi lento sollevarsi delle acque. Torniamo per un attimo a quanto detto sopra circa le acque del globo e il loro cammino distruttivo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle terre settentrionali di un mondo spazzato dalle piogge, le acque del pianeta, intrappolate, iniziarono a liberarsi. L’onda verticale si ruppe. Come l’intruso celeste scomparve, la vera ­inondazione ebbe inizio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Immense ondate gigantesche, che, alte da poche decine a centinaia di metri, percorrerebbero tutto il globo e si abbatterebbero sulle coste e penetrerebbero sino all’interno (i famosi tsunami) abbattendo, distruggendo e ricoprendo tutto ciò che incontrano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Anche qui, come sopra per le eruzioni vulcaniche, apriamo un piccolo spiraglio analizzando gli effetti di alcuni dei maremoti più famosi, al fine di comprendere meglio quale immane disastro dovette accadere circa 12000 anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gli tsunami non si sollevano come creste, come fanno le onde normali, ma si spostano uniformemente come un unico muro, gigantesco, d’acqua, con acqua ancora più alta dietro di loro. Infatti, dopo la prima ondata, anche a distanza di minuti, è molto probabile che ne arrivino altre, altrettanto letali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lo tsunami che seguì il terremoto di del 1896 a Sanriku, in Giappone, fu registrato a San Francisco (a 8000 km di distanza), dieci ore dopo. Esso si propagò ad una velocità di circa 800 km l’ora e si abbatté a Sanriku con un‘onda alta 33 metri. Milioni di tonnellate di acqua si abbatterono sulla cittadina, penetrando per centinaia e centinaia di km all’interno, uccidendo circa 27000 persone!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il 1 aprile del 1946, gli abitanti della cittadina di Lauapahoehoe (Hawaii) osservarono un fenomeno insolito: le acque dell’oceano si ritiravano. Ma non era né uno scherzo (vista la data) né un nuovo <a style="color: #000000;" title="esodo" href="http://www.acam.it/tag/esodo/">esodo</a> biblico. Molti di loro, incuriositi, andarono sul fondo marino oramai all’asciutto, dove molti pesci agonizzavano. Ma all’improvviso un mostruoso muro d’acqua si precipitò verso loro, come una locomotiva a vapore lanciata a folle corsa, distruggendo edifici e spazzando via persone e piante come fossero fuscelli. Ancora oggi questo è indicato come il più grande tsunami di questo secolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una frana causata da un terremoto provocò, in Alaska, nel 1958, un’onda anomala, dovuta alla caduta di circa 80 milioni di tonnellate di materiale, alta circa 530 metri. Un effetto simile a quello che si è potuto osservare nel 2003 a Stromboli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il terremoto in Cile nel 1960 provocò tsunami alti fra i 4 e 5 metri che inondarono le città e distrussero porti, navi e edifici, per poi ritirarsi e lasciare il posto ad una gigantesca onda alta quasi 10 metri alla velocità di 125 km l’ora.Dietro di essa arrivarono altre onde ma non trovarono più niente da distruggere. Il numero di cileni morti venne quantificato in più di un migliaio. Ma questo è niente perché onde concentriche si irradiarono in tutto il Pacifico, spianarono Hilo (Hawaii), devastando circa 230000 km quadrati e uccidendo 6000 persone. Ancora non del tutto sazia, nella sua corsa omicida, l’onda continuò il suo <a style="color: #000000;" title="percorso" href="http://www.acam.it/tag/percorso/">percorso</a> e, quasi un giorno dopo, andò a portare <a style="color: #000000;" title="morte" href="http://www.acam.it/tag/morte/">morte</a> e distruzioni nelle isole giapponesi di Honshu e Hokkaido, uccidendo circa 180 persone.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’esplosione del Krakatoa generò onde sismiche alte fino a 40 metri che uccisero più di 40000 persone, non direttamente sull’isola, che era disabitata, ma allorquando onde gigantesche colpirono ripetutamente l’isola di Sumatra e Giava.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una nave olandese, la Berouw, fu trasportata sino ad un chilometro e mezzo all’interno dell’isola di Sumatra. La cittadina di Merak che aveva subito pochi danni alla prima serie d’ondate, venne colpita da un’onda che, all’inizio alta 15 metri, grazie al fatto che accumulò acqua su acqua, penetrando nella stretta baia, divenne ben presto alta più di 40 metri!! Quest’immane muro d’acqua, composto di milioni e milioni di tonnellate liquide, si abbatté su Merak cancellandola completamente con tutta la popolazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 1992 il villaggio di Riangkroko fu colpito da un‘onda stimata alta circa 22 metri. Alcune delle 263 persone che morirono lì e nei villaggi limitrofi furono trovati, cadaveri, appesi sugli alberi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In tempi più recenti (1994) Giava e Bali furono colpite da un tsunami alto circa 5 metri a Giava e ben 15 a Bali, uccidendo circa 200 persone.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;"><em>Il terremoto di Lisbona (1755) provocò un‘onda anomala (testimonianze dicono anche alta 15 metri) che insieme al sisma contribuì ad uccidere circa 60000 persone e i cui effetti si ripercossero anche su Madeira, al nord dell’Inghilterra, a sud dell’Africa (le città di Fez e Meknes furono gravemente danneggiate), fino al Nordamerica e ai Carabi. </em></span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">La <a style="color: #000000;" title="storia" href="http://www.acam.it/tag/storia/">storia</a> dell’inondazione, da come appare nel Corano, è più vicina ad una realtà del genere, in quanto ci dice che l’<a style="color: #000000;" title="arca" href="http://www.acam.it/tag/arca/">arca</a> cer­cava di farsi strada tra onde alte «come montagne». Quando il figlio decise di cercare rifugio fuori dell’Arca, Noè lo avvertì che non avrebbe trovato riparo alcuno in nessun luogo, perché questo sarebbe spettato solo a coloro cui Dio avrebbe conces­so la grazia, e rimase a guardare impotente mentre questi veniva trascinato via da un’altra ondata. Non è questa, chiaramente, una descrizione di acque che s’ingrossano lentamente, con la furia della rabbia di Dio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’immenso flusso d’acqua che tornava dalle terre nordiche deve essere iniziato lentamente, aumentando sempre più allorché l’at­trazione gravitazionale diminuiva. Quando l’onda verticale si ruppe, il flusso divenne un torrente in piena furiosa che supera­va in violenza quanto l’umanità aveva sperimentato fino allora e da allora in poi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fu proprio il muro d’acqua a sollevare gli erratici. Nel 1877, una tempesta nella Scozia settentrionale sollevò onde abbastan­za potenti da trascinar via un molo del peso di 2600 t, perciò sono pochi i dubbi sulla capacità di quest’incommensurabile massa d’acqua di spostare immensi carichi per grandi distanze. Questa gigantesca inondazione non aveva il problema fisico dei ghiacciai nell’arrampicarsi su per colline e montagne: le som­merse semplicemente come un’onda immensa, depositando detriti sulle facce settentrionali e spesso mimando l’erosione del ghiaccio sugli strati rocciosi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allorché le acque fluivano a riempire nuovi mari e nuovi ocea­ni nei bacini appena formatisi su una Terra tormentata, l’umanità emerse dal peggior incubo mai vissuto e si ritrovò in un mondo desolato e distrutto. I miti dei popoli scandinavi, del Vicino Oriente, del Nordamerica, ricordano l’avvenimento. Vi era fango ovunque. La lussureggiante e abbondante vegetazione dell’Età dell’Oro non esisteva più. La maggior parte della Terra era stata resa sterile dalla lava. Intere foreste erano state rase al suolo dall’uragano planetario. Neanche il fango era fertile. Mentre le acque si prosciugavano, i sopravvissuti notarono il bianco manto di sale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il diluvio che inzuppò le latitudini meridionali cadde sotto forma di neve nelle terre settentrionali. Lo slittamento dell’asse terrestre aveva portato le antiche zone temperate, con le foreste ampie, le pianure fertili e la cacciagione, nella fredda oscurità della notte artica. La transizione fu brutale. In Siberia, i mammut furono congelati in un batter d’occhio sul posto, con l’erba del loro ultimo pasto ancora mezzo digerita nello stomaco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando i mari e gli oceani del globo furono inesorabilmente tra­scinati verso nord, il volume d’acqua e il calore latente che conser­vavano garantirono che non gelassero. Ma una volta che Vela-F passò oltre, che l’onda verticale si ruppe e l’Oceano Mondiale defluì di nuovo verso sud, i resti settentrionali della grande pri­mordiale inondazione si solidificarono subito sotto forma di ghiaccio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando le acque dell’alluvione si ritirarono, il nuovo ambiente era estraneo e brutalmente ostile all’uomo. Nei climi più freddi, il naturale congelamento trasformava il paesaggio in un frigori­fero di carcasse da mangiare, ma nelle regioni temperate questa moltitudine di cadaveri – animali e umani – sparpagliati per il nudo e fangoso paesaggio iniziò presto a putrefarsi con un conseguente insopportabile fetore e un sempre maggior rischio di diffusione di <a style="color: #000000;" title="malattie" href="http://www.acam.it/tag/malattie/">malattie</a>. Solo il drammatico calo nelle presenze umane, ed animali, impedì la diffusione della peste come nel Medioevo. L’umanità ora si stipava in piccole ed isolate comu­nità.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La mancanza di una vera e propria fauna animale che consentisse sia la cacciagione che una sorta di nomadismo costrinse le poche comunità createsi a cercare maggior sostentamento dalla terra stessa, scavando radici e piantando nuove colture. La presenza, per molto altro tempo ancora, di acque nelle pianure e il susseguente impoverimento delle stesse, dovuto al massiccio fangoso sulle terre colpite dall’inondazione, costrinse gli <a style="color: #000000;" title="uomini" href="http://www.acam.it/tag/uomini/">uomini</a> a sviluppare l’agricoltura nelle zone alte dei monti, fatto incontestabilmente bizzarro se non si vede da quest’ottica, ricollegandoci così al punto 5.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infatti, inizialmente, la zona di sviluppo dei vegetali più coltivati è situata nella zona compresa fra i 20 e i 45° di latitudine Nord, zona in cui sono presenti le maggiori catene montuose, dall’Himalaya all’Hindu Kush, dai Balcani agli Appennini, mentre nel continente americano corrisponde ad una zona longitudinale comunque conforme alla direzione delle grandi catene montuose.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle piccole comunità, formatisi dopo la tragedia, forse la sera ci riuniva intorno ai fuochi, che servivano a scaldarsi soprattutto nelle fredde stagioni invernali che mai prima l’uomo aveva conosciuto, e i vecchi solevano raccontare e tramandare oralmente quello che loro o i loro antenati avevano visto in quei terribili giorni e alle domande dei giovani che, curiosi, chiedevano il perché, essi, non potendo dare una certa risposta, alzando gli occhi al cielo, non potevano far altro che affermare che era stato il volere degli dei. Dei irati che avevano voluto punirli per non meglio precisate colpe, forse perché all’apice della loro civiltà avevano cercato di sostituirsi agli stessi dei o quanto meno li avevano ignorati, chiusi in un guscio di superbia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La grande civiltà marittima ipotizzata da Hapgood e da Platone era scomparsa, forse, come lo stesso Platone affermava, nelle nuove profondità di un Atlantico postdiluviano, o semplicemente sommersa sotto le coltri di ghiaccio che intrappolavano terre un tempo ricche e rigogliose. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Ma era nato il mito del Diluvio Universale.</em></strong></span></p>
<p>Di <a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank">Antonio Mattera</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it/2015/09/15/la-fine-del-pleistocene-e-il-diluvio-universale/">La fine del Pleistocene e il diluvio universale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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		<title>Misteri della cartografia antica</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2015 22:15:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Parliamo di..]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Articolo postato su www.acam.it Sinossi 1492: siamo su una caravella veleggiante nell’Atlantico; nella cabina del comandante un uomo, dai tratti austeri e decisi, studia per l’ennesima volta le carte in suo possesso.Quest’uomo è Cristoforo Colombo e tra pochi giorni passerà alla storia come lo scopritore del continente americano. Sa che i suoi uomini incominciano ad &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/09/14/misteri-della-cartografia-antica/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Misteri della cartografia antica</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo postato su <a href="http://www.acam.it/" target="_blank">www.acam.it</a></p>
<h2><em><strong>Sinossi</strong></em></h2>
<p><strong>1492</strong>: siamo su una caravella veleggiante nell’Atlantico; nella cabina del comandante un uomo, dai tratti austeri e decisi, studia per l’ennesima volta le carte in suo possesso.Quest’uomo è <strong><em>Cristoforo Colombo</em> </strong>e tra pochi giorni passerà alla storia come lo scopritore del continente americano.<span id="more-1376"></span> Sa che i suoi uomini incominciano ad essere esasperati per questa continua navigazione in un oceano che sembra senza fine, ma dalle carte in suo possesso, in parte ereditate dal suocero, sembra che la fine di quel viaggio sia al termine. Egli è fin troppo sicuro che quelle carte, così anacronistiche per l’epoca, indicanti luoghi e terre mai visti prima di allora (o almeno così si supponeva), non siano menzognere e per infondersi coraggio rilegge la lettera del suo amico <em><strong>Toscanelli</strong></em>, cartografo del tempo, (il quale aveva sottoposto, prima di Colombo, lo stesso progetto al Re di Portogallo) il quale lo consigliava, nel suo viaggio, di far sosta nelle grandi isole che egli chiamava <em><strong>Antilia</strong></em>, dimostrando così di crederci fermamente.</p>
<figure id="attachment_1382" style="width: 259px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Cristoforo-Colombo.jpg"><img class="size-full wp-image-1382" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Cristoforo-Colombo.jpg" alt="Cristoforo Colombo" width="259" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Cristoforo Colombo</figcaption></figure>
<p>1513: un famoso ammiraglio turco, <em><strong>Pirì Reis</strong></em>, è chino sul suo tavolo, nella sua casa di <em><strong>Costantinopoli</strong></em>, intento a ricopiare, su una pelle di gazzella, alcune antiche mappe di cui per molti versi alcuni tratti sono a lui sconosciuti, benché come ammiraglio della flotta turca, avesse avuto ben occasione di navigare nei mari sin allora conosciuti. La curiosità, e forse la capacità di concepire prima di altri che quelle coste e terre disegnate non siano semplici frutti di fantasia, ma piuttosto il retaggio di antiche conoscenze, fanno in modo che egli persegua un fine che alla vista di molti, allora, sembrava da visionario, ma che ai nostri occhi, oggi, diventa uno dei più grandi quesiti, ancorché spesso ignorato dalla scienza dogmatica.</p>
<figure id="attachment_1387" style="width: 225px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Busto-di-Piri-Reis.jpg"><img class="size-medium wp-image-1387" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Busto-di-Piri-Reis-225x300.jpg" alt="Busto di Piri Reis" width="225" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Busto di Piri Reis</figcaption></figure>
<p>1737: quasi due secoli dopo Pirì Reìs, troviamo, questa volta in Francia, un eminente geografo francese, <em><strong>Philiph Buache</strong></em>, intento a ricopiare alcune antiche mappe, che tracciano il profilo di un continente fino allora ( e sino al 1818) ancora sconosciuto: l’<em><strong>Antartide</strong></em>. Quello che non può sapere Buache è che il continente di cui sta tracciando il profilo esiste ma che tali tratti territoriali sono stati i suoi confini all’incirca <em><strong>13000 anni prima</strong></em>, allorché tale terra era libera dai ghiacci che ora la ricoprono. <a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/mappa1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1383" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/mappa1-300x225.jpg" alt="mappa" width="300" height="225" /></a></p>
<p>1959: un anziano professore di Storia delle Scienze, <em><strong>Charles Hapgood</strong></em>, sta studiando, davanti al fuoco del camino del suo studio, nella sua casa nel New Hampshire, alcune antiche mappe; tra le sue mani si trovano infatti le carte di<em><strong> Pirì Reìs, Buache, Mercatore, Oronzo Fineo</strong></em>, ed altre ancora. Ai suoi occhi balza subito la medesima discrepanza presente in tutte questi documenti: esse sono foriere di conoscenze geografiche e cartografiche apertamente in contrasto ai periodi a cui fanno riferimento: le nozioni che rappresentano precorrono di molto il normale progresso geografico e cartografico, così come noi lo conosciamo!</p>
<figure id="attachment_1384" style="width: 252px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Hapgood.jpg"><img class="size-medium wp-image-1384" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Hapgood-252x300.jpg" alt="Hapgood" width="252" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Hapgood</figcaption></figure>
<p>Ho voluto lavorare un po’ di fantasia per rappresentare quelli che potrebbero essere alcuni passi importanti nella conoscenza di alcuni dei più straordinari reperti “fuori posto” che spesso sbucano all’improvviso, quasi a voler sconvolgere l’ordine naturale delle cose e della storia così come noi la conosciamo. Ma tengo a precisare che i personaggi da me menzionati e le date sono veritiere ( ho lavorato di fantasia sulle ambientazioni) così come sono assolutamente veritiere,ancorché ignorate dalla scienza, le mappe e i documenti da me citati, e che saranno l’argomento di questo trattato, ovvero le mappe ” impossibili”.</p>
<p>Perché impossibili? La motivazione di questa terminologia credo di averla già chiarita nelle righe precedenti, quindi credo che sia molto più semplice affrontare questo argomento scendendo nei particolari di alcune di queste carte. Sembra ormai accertato che le Americhe siano state raggiunte, prima di Colombo, dai Vichinghi, le cui tracce risulterebbero in un insediamento sull’isola di Terranova, e lo stesso Heydal, un avventuroso esploratore dei giorni nostri, ha dimostrato che le antiche navi potevano benissimo intraprendere un viaggio oceanico. <a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/nave-fenicia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1388" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/nave-fenicia.jpg" alt="nave fenicia" width="280" height="180" /></a></p>
<p>Sembra anche che, molto probabilmente, Fenici e Cartaginesi ( e persino i Greci) conoscessero tali rotte e intraprendessero rapporti commerciali con i popoli di tali terre (potrebbero essere così spiegate le tracce di cocaina, prodotto originario del America meridionale,. su alcune mummie egizie (altro cover-up)) e che per difendere tali conoscenze procedessero all’affondamento di tutte le navi straniere che osavano attraversare l’allora confine del mondo conosciuto, le famose Colonne di Ercole (lo stretto di Gibilterra), o addirittura, allor quanto si accorgevano di essere seguiti, arrivassero all’autoaffondamento. In più,numerose leggende di mari impraticabili e mostri orrendi scoraggiavano vieppiù gli altri ardimentosi. <a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/i-fenici-10-638.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1389" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/i-fenici-10-638-300x225.jpg" alt="i-fenici-10-638" width="300" height="225" /></a></p>
<p>L’ammiraglio cartaginese Imilcone parla di un :” <em>mare impraticabile, pieno di alghe et immoto…dove vento non soffia e le navi diventano putride ( forse un allusione al Mar dei Sargassi, noto per le alghe che coprono la sua superficie e da cui prende il nome, e per le sue bonacce interminabili?)…mentre mostri marini nuotano intorno alle nostre navi…”</em>. Questo potrebbe spiegare come mai il continente americano ed alcuni gruppi di isole (le Antilie, identificabili con Cuba,Haiti,Bermuda etc) fossero di dominio pubblico su alcuni portolani antecedenti la scoperta di Colombo.</p>
<p>Ci sono tuttavia altri elementi che sembrerebbero provare la possibilità che queste rotte fossero conosciute e battute da una razza di navigatori assai più antica e noi completamente sconosciuta Uno dei punti in discussione è la capacità, da parte dei compilatori di tali mappe, di rappresentare un continente , l’Antartide, sconosciuto sino al 1818, ed in condizioni di disgelo, effettuatisi per l’ultima volta non meno del 4000 a.C., agli albori della storia a noi conosciuta.</p>
<p>La capacità rappresentativa di tali terre e il loro posizionamento preciso, dovuta ad un’effettiva conoscenza dei concetti di latitudine e longitudine, qual cosa che implica una conoscenza scientifica e strumentaria cui noi siamo arrivati negli ultimi tre secoli, implica un’altra domanda: se l’Antartide è stata rilevata e cartografata tra il 13000 e il 4000 a.C., quale popolo è stato capace di codesta impresa, allorché i popoli più evoluti da noi conosciuti ( Egizi, Sumeri, Babilonesi, Greci e Romani) erano allora in uno stadio che definire primitivo è molto riduttivo? Ma andiamo ora all’esame di queste carte.</p>
<h2><em>La carta di Pirì Reis.</em></h2>
<figure id="attachment_1378" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/particolare-della-Mappa-Piri-Reis.png"><img class="size-medium wp-image-1378" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/particolare-della-Mappa-Piri-Reis-300x218.png" alt="particolare della Mappa Piri Reis" width="300" height="218" /></a><figcaption class="wp-caption-text">particolare della Mappa Piri Reis</figcaption></figure>
<p>Il 2 novembre 1929, durante il lavoro di catalogazione degli oggetti appartenenti al Museo Topkapi di Istanbul, venne ritrovata una carta geografica, in due pezzi, che lasciò esterrefatti gli studiosi. Quella carta è oggi nota come “carta di Pirì Reis”, dal nome del suo autore, Pirì Reis Ibn Haja Mehemet. Pirì era un uomo di incredibile cultura (conosceva il greco, l’italiano, lo spagnolo ed il portoghese) ed uno stimato cartografo.</p>
<p>Disegnò la mappa in questione nel 1513, collezionando numerose carte antiche, tra cui una venuta in possesso tramite un marinaio di Colombo, catturato da Kemal Rais, zio di Pirì. Ma che cosa ha di tanto speciale questa mappa? La carta di Pirì ha suscitato l’attenzione di molti ricercatori, poiché è forse la più strana ed incredibile delle cosiddette “mappe misteriose”, cioè carte geografiche che raffigurano territori inesplorati ai tempi in cui vennero disegnate.</p>
<p>La carta di Pirì raffigura gran parte della penisola iberica, una piccola porzione della Francia, una vasta parte dell’Africa nordoccidentale, le coste dell’america centromeridionale ed un tratto del litorale antartico. Ebbene, nel 1513, molte di queste regioni erano completamente sconosciute, come mostra un esame della cartografia coeva. Dell’Antartide, la carta di Pirì rappresenta la Penisola di Palmer, la Terra della Regina Maud e parecchi picchi subglaciali, al largo delle coste, riconosciuti come tali solo nel 1949 da una spedizione organizzata da Norvegia, Svezia e Gran Bretagna. Lo stesso continente antartico fù scoperto solo durante il XIX secolo (1820).</p>
<p>La carta raffigura inoltre, con relativa precisione, altre regioni dell’Antartide che non potevano essere in alcun modo note nel ‘500, poiché ricoperte da ghiacci, e che fu possibile cartografare solo nel 1958 nel programma di ricerche organizzato dall’Anno Geofisico Internazionale:. Tra le diverse miniature che corredano la mappa,è possibile distinguere, accanto alla Cordigliera delle Ande, un lama ed un puma. Questi animali e la stessa Cordigliera dovevano essere, all’epoca di Pirì, completamente sconosciuti, poiché l’esplorazione del sistema andino iniziò soltanto dopo il 1531, quando Pizzarro mosse alla conquista dell’impero Inca.</p>
<p>Tutto questo sarebbe spiegabile solo ammettendo che l’America e le coste dell’Antartide fossero già state esplorate in tempi remoti e che antichi cartografi ne avessero realizzato mappe dettagliate. Ma ciò non fa che infittire il mistero: l’ultima volta che l’Antartide sarebbe stata possibile rilevarla e cartografarla priva di ghiacci, risalirebbe a circa 15000 anni fa: Quale civiltà poteva esistere a quell’epoca, in cui storicamente si colloca l’uomo di cro-Magnon? In un suo memoriale, intitolato Bahriye, Pirì afferma che Colombo conosceva l’esistenza dell’America ancora prima di esserci stato, poiché in possesso di antiche mappe che la mostravano, e che avesse usato queste stesse mappe per convincere la regina di Spagna a finanziare la sua impresa. Pirì aggiunge che Colombo vi giunse portando perline di vetro poiché sapeva che gli indiani erano attratti da questo genere di ninnoli. <a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Buyuk_1382800078.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1386" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Buyuk_1382800078-300x193.jpg" alt="Buyuk_1382800078" width="300" height="193" /></a></p>
<p>Sempre secondo Pirì, non solo Colombo aveva raggiunto l’America, ma anche i Vichinghi, S. Brindano, Nicolas Giuvan, Antonio il Genovese, ed altri ancora. La carta fù oggetto di studio, nel XX secolo, da parte dello studioso Charles Hapgood, la quale per confermare le proprie impressioni, la sottopose allo studio dell?USAF, l’ente aeronautico militare degli USA. La loro risposta fù strabiliante in quanto essi stessi asserivano, in una nota inviata ad Hapgood, che era inspiegabile l’esistenza di tale mappa, in quanto riportante elementi non conosciuti all’epoca di Pirì Reis o di qualunque altra civiltà, a noi conosciuta, di epoca antecedente. Ciò costrinse Hapgood a rigettare l’idea che la mappa derivasse da sunti Vichinghi, in quanto, seppur essi fossero mai giunti, prima di Colombo, nelle Americhe, non avrebbero potuto rilevare il continente Antartico, in un’ eventuale altra spedizione, così come era stato disegnato, cioè senza ghiacci.</p>
<p>Non è nemmeno possibile che sia stato il marinaio di Colombo, catturato dallo zio di Pirì Reis, ad informare lo stesso Pirì in maniera tanto dettagliata, poiché, al ritorno della sua quarta spedizione (1504) Colombo aveva esplorato soltanto le coste dell’Honduras, Costarica, Nicaragua e Panama. Hapgood conclude che doveva esserci stata un’antica civiltà di re dei mari, con conoscenze marittime, geografiche et astronomiche, estremamente sviluppate e poi andate perdute.</p>
<h2><em>La carta di Oronzo Fineo</em></h2>
<figure id="attachment_1379" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-di-Oronzo-Fineo.jpg"><img class="size-medium wp-image-1379" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-di-Oronzo-Fineo-300x207.jpg" alt="Mappa di Oronzo Fineo" width="300" height="207" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Mappa di Oronzo Fineo</figcaption></figure>
<p>Charles Hapgood nella sua ricerca di portolani antichi,oltre alla carta di Pirì Reìs, si imbattè in unaraffigurazione del 1531, opera di Oronzio Fineo chiamata, appunto, “Mappamondo di Oronzio Fineo”.</p>
<p>Tale mappa è il risultato di copiature di numerose carte “sorgenti” e rappresenta la parte costiera del continente antartico priva di ghiacci. In essa il continente antartico è fedelmente riprodotto e posizionato , geograficamente, perfettamente. Su di esso vengono annotate catene montuose e fiumi, quali effettivamente abbiamo scoperto siano esistiti, ora coperti dalla coltre di ghiacci. La parte interna invece e priva di raffigurazioni fluviali e montuose, il che ci indica che tale parte, a differenza di quella costiera, era già ricoperta di ghiacci.</p>
<p>Il mappamondo di Fineo sembra essere un’altra prova convincente riguardo alla possibilità di una remota colonizzazione del continente australe e lo ritrae in un’epoca corrispondente alla fine dell’ultimo periodo glaciale. La carta mostra anche numerosi estuari, insenature e fiumi, a sostegno delle moderne teorie che ipotizzano antichi fiumi in Antartide in punti in cui sono oggi presenti ghiacciai come il Beardmore e lo Scott.</p>
<p>I vari carotaggi effettuati negli ultimi tempi sono a sostegno della tesi che l’Antartide era un tempo abitabile: i campioni sono ricchi di sedimenti che rivelano condizioni differenti di clima, ma soprattutto si nota una rilevante presenza di grana fine, come quella che viene trasportata dai fiumi. Inoltre, i carotaggi rivelano che solo intorno al 4000 a.C. l’Antartide venne completamente ricoperto dai ghiacci.</p>
<h2><em>La mappe di Mercatore e Buache</em></h2>
<figure id="attachment_1380" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-di-Mercatore.jpg"><img class="size-medium wp-image-1380" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-di-Mercatore-300x240.jpg" alt="Mappa di Mercatore" width="300" height="240" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Mappa di Mercatore</figcaption></figure>
<p>Chi erano Gerardo Mercatore e Philiphe Buache? Mercatore, conosciuto ancora oggi per la proiezione cartografica che porta il suo nome, fu un insigne studioso della sua epoca, tanto che la sua voglia di sapere lo portò, nel 1560, ad avventurarsi in Egitto per visitare la Grande piramide e ad accumulare testi antichi per la sua biblioteca personale.Nel suo “Atlante” rappresentò il continente australe, (questo nell’anno 1569, e ricordiamo che il continente antartico fu scoperto solo nel 1818): alcune parti identificabili di tale continente sonoCapo Dart, il Mare di Amundsen, l’isola Thurston, le isole Fletcher, l’isola di Alexander I, la penisola Antartica di Palmer, il Mare di Weddel, la Catena Regula, la Catena Mühlig-Hoffman, la costa Principe Harald, e la Costa principe Olaf.</p>
<p>Buache era un geografo francese del XVIII secolo.La sua carta ha una peculiarità unica: rappresenta, perfettamente, il continente antartico completamente privo di ghiaccio.</p>
<figure id="attachment_1381" style="width: 254px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-di-Buache.jpg"><img class="size-full wp-image-1381" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2015/09/Mappa-di-Buache.jpg" alt="Mappa di Buache" width="254" height="198" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Mappa di Buache</figcaption></figure>
<p>Ricordiamo che la topografia subglaciale di tale terra fù possibile solo nel 1958. Il canale navigabile che sembra dividere in due il continente esisterebbe realmente se non fosse ricoperto dai ghiacci eterni, quindi dovremmo dedurre che le carte originali, cui dovette fare riferimento Buache per la compilazione della sua mappa, erano antecedenti di millenni rispetto alle fonti a cui avevano attinto Mercatore, Fineo, Pirì Reìs.</p>
<h2><em><strong>Conclusioni</strong> </em></h2>
<p>Cosa aggiungere di più a quanto già detto? Le vicissitudini che hanno passato i documenti antichi nel corso dei secoli (basti ricordare che uno sceicco usò i testi della biblioteca di Alessandria, forse la più importante e fornita, nell’antichità, per fornire di combustibile i bagni pubblici della città, sostenendo che se quei testi contenevano insegnamenti contrari a quelli del Corano, erano da condannare per empietà, mentre se tali testi si confacevano al Corano, inutili in quanto bastava lo stesso Corano. Oppure ricordiamo le distruzioni di testi maya, perpretati, in nome della fede cattolica, dal vescovo Landa in Messico.), bastano a spiegare la mancanza di documenti risalenti ad un’antica civiltà, precursore di tutte le altre. Inverosimilmente vi sono testi che citano tali documenti. Ecco, queste strane mappe, ricavate da documenti originali molto più antichi, potrebbero essere l’unica prova, tangibile, di un passato, di una storia, di una gloria, che fù, e a cui la scienza dogmatica, intransigente, nega l’opportunità di rivelarsi appieno, celandosi dietro un imperioso no-comment o addirittura ignorando impassibilmente questi frammenti di storia antica che ogni tanto si riaffacciano, quasi a voler sfidare la stessa scienza, beffardamente, ponendoci nuovi quesiti e attendendo nuove risposte.</p>
<p>Di<a href="http://www.pensolibero.it/" target="_blank"> Mattera Antonio</a></p>
<p>presente su<a href="http://www.acam.it/" target="_blank"> www.acam.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it/2015/09/14/misteri-della-cartografia-antica/">Misteri della cartografia antica</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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