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	<title>PensoLibero.it &#187; Serie A</title>
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		<title>ALTOBELLI, LO &#8220;SPILLO&#8221; CHE GONFIAVA LE RETI.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Altobelli]]></category>
		<category><![CDATA[Inter]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ALTOBELLI, LO “SPILLO” CHE GONFIAVA LE RETI «Molti dì passarono e grande diventò/ Finché come riserva in serie B giocò/ Ma non contentandosi con zelo e serietà/ Si preparava per giocare in A/ Correva come un matto e saltellava come un gatto, e tutti gli gridavano così/ Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/12/03/altobelli-lo-spillo-che-gonfiava-le-reti/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">ALTOBELLI, LO &#8220;SPILLO&#8221; CHE GONFIAVA LE RETI.</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>ALTOBELLI, LO “SPILLO” CHE GONFIAVA LE RETI</b></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Molti dì passarono e grande diventò/ Finché come riserva in serie B giocò/ Ma non contentandosi con zelo e serietà/ Si preparava per giocare in A/ Correva come un matto e saltellava come un gatto, e tutti gli gridavano così/ Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh tu sei un cerbiatto/ Sei meglio di Levratto ogni tiro và nel sacco oh, oh, oh, che centrattacco/ E con grande giubilo della comunità/ Fu presto trasferito nella Serie A/ Ma il suo sogno splendido ancor più in alto andò/ La maglia azzurra in cuore sospirò»</i></span></span><span id="more-4695"></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; il 1959 e l&#8217;indimenticabile Quartetto Cetra tira fuori dal cilindro una delle sue invenzioni, la canzone “Che centrattacco!”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Omaggio a Levratto e Nicolè, attaccanti indimenticabili del calcio italiano, narra le vicende di Spartaco, centravanti mediocre che arriva persino in nazionale “</span></span><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">contro il Brasile e il Portogal</span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La realtà, quando Spartaco si sveglia, dice che è solo un bel sogno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma i sogni son desideri e i desideri a volte s&#8217;avverano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E vuoi vedere tu che un ragazzino, nato appena 4 anni prima della canzone, il 28 novembre 1955, non l&#8217;abbia ascoltata e desiderato di diventare come Spartaco, negli interminabili pomeriggi trascorsi fra le stradine e i campetti di Sonnino (quindi pontino di nascita come Felice Chiusano, uno degli indimenticabili del Quartetto Cetra, anche se quest&#8217;ultimo di Fondi e con il quale condivide anche il giorno, il 28, di nascita, seppur 33 anni e 8 mesi prima) correndo dietro a un pallone, come molti di noi di quella generazione in tutto l&#8217;italico stivale?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E vuoi tu che Alessandro Altobelli, questo il nome di quel ragazzino che cresce alto e allampanato, non abbia mai dato retta al finale della canzone seppure, lasciata la scuola (« mi mancava poco a diventare geometra, solo 5 anni») , il suo presente parli di una cella di macelleria dove lo scova, per caso, un talent scout di nome Leonardi?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">50mila lire per convincerlo a firmare per il Latina, i rimbrotti di un padre muratore che all&#8217;inizio non crede che il figlio possa aver guadagnato quei soldi per “uno spasso” e inizia la storia calcistica di “Spillo” (il soprannome glielo diede un suo professore, proprio per la sua altezza e l&#8217;essere magrissimo) Altobelli, uno dei più prolifici attaccanti del calcio italiano, un tipo da 300 goal in carriera, campione d&#8217;Italia con l&#8217;Inter e del Mondo con quella Nazionale che Spartaco ha solo sognato, mentre Spillo, contro il Portogallo, non solo vi ha realmente giocato ma ha pure segnato le prime reti, 2 su 25 in 61 presenze, in azzurro.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tutto parte dal Latina, allora in C, dove le 7 reti del 18enne Alessandro non bastano a salvare la squadra dalla retrocessione, consentendo però di mettere in mostra la bravura di quel ragazzino che supera i 180 cm e, a dispetto di soli 65 kg di muscoli e ossa, riesce a correre, come cita la canzone, come un cerbiatto e gonfia la rete avversaria costituendo da solo la metà dei goal segnati dai pontini quella stagione,.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il tutto frutto di una bravura tecnica da ambidestro, un eccezionale capacità di colpire di testa ( e te credo con quel popò di centimetri!) e un fiuto del goal che gli permette di “bucare”, proprio come uno spillo, le difese avversarie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Molti dì passarono e grande diventò/ Finché come riserva in serie B giocò»</b></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così, il nostro ex garzone di macelleria comincia ad incuriosire gli osservatori di Lazio e Roma, Inter e Cesena.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ad essere bravo è bravo, ma è troppo gracilino; giocare in C è una cosa, in A la storia è diversa; sembra, a volte, abulico a quello che gli accade intorno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Insomma i soliti luoghi comuni sembrano destinarlo ai campetti polverosi della serie C o addirittura inferiori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se non fosse che lo vede giocare Fulvio Bernardini.<br />
Sì, proprio il mitico “Dottore”, colui che il calcio lo ha attraversato e giocato in tutti i ruoli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ha occhio lungo, ne capisce.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Soprattutto, non guasta, è dirigente del Brescia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Detto fatto, il trasferimento ai leoncini lombardi, in serie B, avviene, anche se sembra un azzardo andare in una città dove è ancora fresca la sanguinosa ferita della strage terrorista di Piazza della Loggia, piuttosto che andare nella più tranquilla Cesena.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La scelta però si rivela quella giusta, la simbiosi con la città funziona subito e con i compagni di squadra è empatia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Soprattutto con uno in particolare, con il quale condivide anche la naja, quell&#8217;Evaristo Beccalossi con il quale condividerà quasi tutta la sua carriera e segnerà pagine importanti del prossimo step per entrambi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Avere lui alle spalle significava ricevere sempre la palla giusta. Eravamo affiatati anche lontano dal calcio: abbiamo fatto pure il militare insieme» </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così, dopo il primo anno con solo due reti (insieme all&#8217;anno con il Latina, sarà l&#8217;unico anno che il nostro Alessandro non andrà in doppia cifra), chiamiamolo di apprendistato, Spillo comincia a bucherellare le difese delle cadetteria con facilità impressionante.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; bravo ma troppo gracile ? E lui, zac, ti passa in mezzo ai marcantoni dai quali dovrebbe essere stritolato e ti uccella il portiere</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sembra quasi abulico in campo? E lui, tecche tè, con la precisione di un orologio svizzero, quando la palla è in area avversaria, si sveglia e deposita il pallone in rete.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non sembra un vero centravanti? E ci credo, ripiega sulla linea dei centrocampisti, partecipa alla manovra, parte da dietro, padrone com&#8217;è di tecnica più che buona e in possesso di un intelligenza calcistica che non lo farà diventare geometra, ma ragioniere del goal sì.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Ma non contentandosi con zelo e serietà/ Si preparava per giocare in A/ E con grande giubilo della comunità/ Fu presto trasferito nella Serie A»</b></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E così arriva la chiamata in serie A.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sembra un segno del destino, dal Latina nerazzurro della serie C al nerazzurro dell&#8217;Inter del dopo Mazzola in seria A.</span></span></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">«Sono nato nerazzurro e mi viene ancora la pelle d’oca se ripenso alla mia carriera. Ho sempre voluto giocare nell’Inter»</span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non sono rose e fiori all&#8217;inizio, i tifosi lo sbeffeggiano, non convince tutti e sembra che Spartaco possa prendere il sopravvento su Spillo, ma con zelo e serietà, come nella canzone, li convince tutti.<br />
Segna e segna ancora di più quando, un anno dopo, gli affiancano quel Beccalossi col quale costituirà una coppia micidiale per le difese avversarie, i Chicco e Spillo della canzone di Samuele Bersani, che sfrecciano con traiettorie trasformate in goal nelle strade impervie delle difese avversarie. E non c&#8217;è polizia che li possa fermare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Arriva lo Scudetto nell&#8217;anno triste della morte di Paparelli e del calcio scommesse, arrivano altri trofei e anche cocenti delusioni ma Alessandro Altobelli da Sonnino, da aspirante macellaio diventa un capisaldo per più di un decennio della squadra meneghina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un leader che può permettersi anche di prendere a schiaffi un tipetto come Hansi Muller perché non gli passa il pallone :«</span></span><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Hansi Muller? Lo ammetto, con lui mi arrabbiai. Potevo vincere la classifica marcatori di Serie A ma sembrava facesse di tutto per non passarmi la palla così gli diedi uno schiaffetto.»</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Destino vuole che la sua carriera in A non termini con l&#8217;Inter (e nemmeno tanto da amici) ma con l&#8217;arci rivale Juventus, dove15 reti in 34 partite (tanto per non smentire la doppia cifra) però non gli bastano per essere riconfermato in bianconero.</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Poco male, perché Spillo Altobelli oramai la canzone del Quartetto Cetra l&#8217;ha trasformata in realtà, altro che svegliarsi da un sogno.</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Perché, profittando anche della squalifica di Pablito Rossi e Bruno Giordano, i due enfant prodige del calcio italiano, Spillo la Nazionale l&#8217;ha raggiunta davvero, già dal 1980.</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Ma il suo sogno splendido ancor più in alto andò/ La maglia azzurra in cuore sospirò/Quando lo passarono al fine nazional/Giocò contro il Brasile e contro il Portogal »</b></i></span></span></em></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Peccato per il Brasile, che non affronterà mai, ma nella vita non si può aver tutto, e alcuni sogni son destinati a rimanere tali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">O ad essere sostituiti con altri che nemmeno il Quartetto Cetra e il loro Spartaco osava immaginare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Non ci prendono più, non ci prendono più!»</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; l&#8217;11 luglio 1982, una calda e felice serata spagnola, il Bernabeu come palcoscenico e un entusiasta Sandro Pertini intento a pronunciare, e mimare con la mano, queste parole, estrapolate da un labiale che arriva chiaro nelle nostre case come il grido in diretta, appena una decina di minuti dopo, di Nando Martellini <i>« Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!»</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pertini lo anticipa con quel labiale: Conti è da poco scattato per l&#8217;ennesima volta sulla fascia, alza la testa e passa la palla al centro dove Spillo Altobelli aggira il teutonico portiere Schumacher controllando prima di sinistro, poi di destro e di nuovo di sinistro a battere a rete.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Inutile il tentativo disperato di Kaltz, poco ma bastante lo spazio fra il fondo della rete e Stielike, è il terzo goal, l&#8217;apoteosi di una nazione intera, da Lampedusa a Bolzano passando per Sonnino.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lontani i giorni del ritiro spagnolo di Vigo dove si parlava ridendo di Altobelli e compagni, perché il nostro Spillo, ad un giornalista spagnolo che gli chiese: <i>&#8220;Tu eres casado?“</i>(tu sei sposato?) il nostro centravanti dal volto triste rispondeva <i>«Certo che sono gasato: il Mondiale ti carica tantissimo»</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Cadendo giù dal letto, proprio sullo scendiletto, guardandosi allo specchio si gridò/Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh che sogno matto»</b></i><br />
Ecco, i grandi uomini, i grandi campioni sono quelli capaci di cambiare il finale di storie che sembrano già scritte, i sogni trasformarli in realtà.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alessandro Altobelli, detto Spillo, secondo cannoniere dell&#8217;Inter dietro Meazza, recordman italiano imbattuto di segnature in Coppa Italia e Coppa Uefa, è uno di quelli che i finali li cambia, eccome.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Partendo da una cella frigorifera di una macelleria a Sonnino per arrivare fino al Bernabeu a Madrid sul tetto del mondo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alto e lungo «come un giorno senza pane» gli avrebbe detto Pietro Micca, zelante e serio come lo sanno essere solo i professionisti, letale e preciso come solo i veri bomber lo sanno diventare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">« </span></span><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non mi sono mai accontentato di partecipare. Ho sempre voluto lasciare la mia firma».</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; vero, </span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Alessandro, vallo a dire a Spartaco che tu non hai solo sognato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La serie A, i goal, la nazionale, i cori dei tifosi: è tutto vero.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">«<i>Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh tu sei un cerbiatto/ Sei meglio di Levratto/ ogni tiro và nel sacco oh, oh, oh, che centrattacco»</i></span></span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/12/03/altobelli-lo-spillo-che-gonfiava-le-reti/">ALTOBELLI, LO &#8220;SPILLO&#8221; CHE GONFIAVA LE RETI.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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