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	<title>PensoLibero.it &#187; Roberto Pruzzo</title>
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		<title>LODE A TE, ROBERTO PRUZZO</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 21:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Pruzzo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>UN POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI «Quando un amore finisce, uno dei due soffre. Se non soffre nessuno, non è mai iniziato. Se soffrono entrambi, non è mai finito» (Marilyn Monroe). Questa è una storia che va narrata dalla fine all&#8217;inizio. Uno sgarbo sancisce spesso una sofferenza. A volte sancisce, se quella sofferenza è &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/18/lode-a-te-roberto-pruzzo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">LODE A TE, ROBERTO PRUZZO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>UN POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Quando un amore finisce, uno dei due soffre. Se non soffre nessuno, non è mai iniziato. Se soffrono entrambi, non è mai finito» (</i>Marilyn Monroe).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questa è una storia che va narrata dalla fine all&#8217;inizio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Uno sgarbo sancisce spesso una sofferenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A volte sancisce, se quella sofferenza è condivisa, un amore.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Penso che sia stato ciò che è capitato a Roberto Pruzzo, quel caldo pomeriggio di fine giugno del 1989.</span><span id="more-4626"></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Di sicuro è ciò che è ho provato io, tifoso giallorosso, in quel pomeriggio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Amo pensare che quella giornata io e il Bomber abbiamo capito, più di altre volte, di essere indissolubilmente legati; lui come Roberto Pruzzo, il centravanti delle mie domeniche giallorosse.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E io come modesto rappresentante di tutto un popolo tifoso della Magica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un goal, come sempre, una corsa sfrenata come al solito, solo che stavolta la curva non ha i colori del sole e del sangue come altre 138 volte, ma è viola.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Solo che stavolta il goal è uno sgarbo, una sofferenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Eppure, giuro, non l&#8217;ho mai amato tanto quanto quel pomeriggio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché io ho sofferto, e sono sicuro che abbia sofferto anche lui, Roberto bomber da Genova, al di là dell&#8217;esultanza, di quell&#8217;essere soprattutto un uomo che vive per il goal.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un amore che sai che c&#8217;è stato e che durerà per sempre, attraverso quel goal che è una sentenza ma anche una liberazione, perché quel 30 giugno è un pomeriggio come tanti altri, come tante altre sere, dove capisci fino in fondo il rapporto sadomaso che si instaura quando diventi tifoso della Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E allora meglio che il dispiacere, se cronicamente tale deve essere, sia lui a dartelo, il Bomber che esaltava la Curva Sud.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«<i>Le storie non finiscono finché non abbiamo chiuso tutti i conti, finché non ci abbiamo messo un punto con la testa o con il cuore.»</i> (Clara Sanchez)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Uno spareggio Uefa, il tuo ex bomber che ti gioca contro, il suo primo goal con quella “altra” maglia, l&#8217;ultimo della sua carriera.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Più che un Bruto calcistico che ti tradisce, un Otello innamorato che mette il punto a questa storia con la sua testa, la sua specialità.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E con il cuore.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché quel goal, passata l&#8217;euforia istintiva del goal, gli è sicuramente pesato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché lui, Roberto, qualche settimana prima, al Flaminio, aveva rifiutato di entrare in campo contro la “sua” Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché forse era semplicemente scritto tutto nelle cronistorie calcistiche vergate dagli Dei del calcio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché la storia di Roberto Pruzzo, da quando sbarca in serie A, è un nastro che si può vedere tranquillamente riavvolgendolo all&#8217;indietro, dall&#8217;ultimo goal al primo, con un unico comune denominatore: la Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E allora ripercorriamolo all&#8217;indietro questo benedetto nastro, fatto di goal ed emozioni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>LODE A TE, O ROBERTO PRUZZO</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Molto spesso, per riuscire a scoprire che siamo innamorati, forse anche per diventarlo, bisogna che arrivi il giorno della separazione.» </i>(Marcel Proust).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Siamo ora al 15 maggio 1988, è l&#8217;ultima partita di Roberto Pruzzo in giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Curva Sud lo saluta con una coreografia da brividi: prima di Roma-Verona viene srotolato uno striscione con scritto “106 volte grazie”, con riferimento ai goal segnati dal bomber di Crocefieschi in campionato</span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Intorno 106 striscioni più piccoli con il nome Pruzzo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lui saluta, commosso, sotto quei baffoni che il popolo romanista ha imparato ad amare, e sicuramente brontola come al solito.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«</span><span style="font-size: medium;"><i>A tutti i ragazzi della </i></span><strong><span style="font-size: medium;"><i>Curva</i></span></strong><i> </i><strong><span style="font-size: medium;"><i>Sud</i></span></strong><i> </i><span style="font-size: medium;"><i>va il mio più caro saluto e ringraziamento» </i></span><span style="font-size: medium;">il suo saluto</span><span style="font-size: medium;"> .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Scarno ed essenziale come lo era in campo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dove era abbastanza spietato e agile quando era in giornata, lento e irritante quando era fuori forma. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Buon rigorista, fortissimo di testa, tecnico e rapace in area di rigore, capace di difendere la palla come pochi, più bravo di destro che di sinistro e una tecnica di base sottovalutata dai più.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Cos&#8217;è stato Roberto Pruzzo da Crocefieschi, il bomber nato dalla salsedine del mare e dal verde dei monti liguri, per la Roma e i suoi tifosi è facile capirlo e al contempo difficile spiegarlo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non solo un centravanti, strappato al Genoa, nel 1979, da Anzalone quando sembrava in procinto di accasarsi alla Juventus, per la non modica (allora) cifra di 3 miliardi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non è solo il centravanti goleador capace di vincere tre volte (1981, 1982 e 1986) la classifica cannonieri, capace di timbrare in maglia giallorossa 138 volte il tabellino dell&#8217;incontro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; uno dei simboli della Roma anni&#8217;80, quella del presidente che ti libera da un sogno, Dino Viola, dell&#8217;allenatore saggio Nils Liedholm, del capitano coraggioso e sfortunato Agostino Di Bartolomei, di Marazico Conti e del Divino Falcào.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Più degli altri, però, Roberto Pruzzo è l&#8217;uomo della Provvidenza calcistica, il bomber al quale ti affidi nei momenti bui e in quelli più attesi, con la consapevolezza che lui non ti tradisce o, quanto meno, sarà tra gli ultimi ad arrendersi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro al goal salvezza all&#8217;Atalanta al suo primo anno giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro alla tripletta rifilata a Milano all&#8217;Inter Campione d&#8217;Italia nel 1981, quella che ti fa capire di poterti sedere al tavolo delle grandi.<br />
C&#8217;è lui dietro al goal scudetto a Genova, quello che ti «<i>libera dalla prigionia di un sogno»</i> come ebbe a dire Viola.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro a quella fantastica cavalcata in Coppa Campioni, con le sue 5 reti e il titolo di vice cannoniere della competizione,</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui dietro alla rimonta con il Dundee, con una doppietta, come a lui ti affidi quando c&#8217;è da tentare di sfidare la sorte contro il Liverpool in quella magica e dannata serata.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;è lui anche quando si tratta di mantenere vive le ultime speranze tricolori in quella maledetta partita con il Lecce.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Goal belli, bellissimi o semplicemente normali per uno come lui che l&#8217;arte l&#8217;ha imparata da ragazzino tra i carruggi di Genova,</span> <span style="font-size: medium;">amante allora più del dribbling che del goal</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«</span><em><span style="font-size: medium;">Dribblavo anche i pali della porta</span></em><span style="font-size: medium;">» come ama ricordare lui stesso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Goal bellissimi come quello con il Liverpool dei mostri sacri, perché lui, in quella che poteva essere la notte più importante della storia giallorossa, c&#8217;è e non solo fisicamente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Con una torsione innaturale, spalle alla porta, a raggiungere, con quei due passettini che faceva sempre prima di “staccare” di testa, il cross di Brunetto Conti, uno con il quale si trovava a occhi chiusi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;allenatore del Liverpool avrà modo di ammetterlo :</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Incredibile. Quel gol, alla sua maniera, ci aveva steso. Per fortuna nel secondo tempo uscì dal campo</i>»</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Oppure come quello che il 4 novembre 1983, giorno di Santa Barbara, fa esplodere la polveriera del tifo giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Roma, tricolore sul petto, gioca a Torino contro l&#8217;avversaria storica, la Juventus.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; il 90° e i giallorossi sono sotto per 1 a 2.<br />
Chierico dalla fascia crossa e Pruzzo fa l&#8217;unica cosa che può fare, spalle girate alla porta, e che altri forse non penserebbero nemmeno: si esibisce in una rovesciata da far impallidire quella dell’ O’ Rey Pelè in Fuga per la Vittoria, regalando il pareggio alla squadra giallorossa e due dita rotta al povero </span><span style="font-size: medium;">Stefano</span> <span style="font-size: medium;">Tacconi che va a </span><span style="font-size: medium;">sbattere contro il palo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; l&#8217;uomo delle triplette esterne (Inter, Verona) e delle cinquine interne ( contro l&#8217;Avellino).</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«<i>Quei 5 goal mi costarono un milione:Avevo fatto una scommessa con il massaggiatore Giorgio Rossi: avrei pagato 200mila lire per ogni goal segnato. Purtroppo Giorgio sapeva mantenere i conti»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se non sapessimo che per lui il goal era la sua droga, il suo orgasmo, insomma tutto, saremmo portati a credere che il sesto (passaggio a Conti invece di tirare) lo abbia sbagliato apposta, da buon ligure!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anticipa i tempi come gli avversari in area quando, contro la Juventus, segna e corre sotto la curva Sud togliendosi la maglietta: è vostra, sembra dire ai tifosi, io sono qui e segno per questa maglia e per voi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Logico che uno così venga osannato dalla curva con il coro <i>«Lode a te, Roberto Pruzzo»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>O&#8217; REI DI CROCEFIESCHI</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">«</span><em><span style="font-size: medium;">Ricordo una partita Genoa-Lazio. Ad un certo punto Pruzzo fece un’azione così bella che mi scappò detto: “Ma quello lì chi è? Mandrake».</span></em><b> </b><span style="font-size: medium;">(Fulvio Bernardini)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Già, Mandrake per il “Dottore del Calcio”. Oppure, riavvolgendo ancora il nastro all&#8217;indietro, per i tifosi del Genoa, O&#8217; Rey di Crocefieschi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché Roberto Pruzzo è di Crocefieschi, e dribbla e segna goal in quel Genoa al quale la leggenda narri che arrivi tramite uno zio benzinaio e un ristorante dove Renzo Fossati, presidente del Genoa, va spesso a pranzare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L’esordio in Serie A è datato </span><span style="font-size: medium;">2 dicembre 1973</span><span style="font-size: medium;">, in Cesena-Genoa 1-1, 19 partite in totale, 0 reti e una retrocessione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli dicono che è bravino ma che non vede la porta, amante come è del dribbling.<br />
Allora lui, che di carattere è permaloso, decide di smentirli.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">12 reti il primo anno in B e 18 il secondo che significano la promozione, del Genoa in A.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E gli valgono la fascia di capitano del Grifone, a soli 20 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ed è qui che possiamo anche concludere il nostro racconto all&#8217;indietro, che parte dall&#8217;ultimo goal segnato dal bomber e termina al primo segnato in A.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Unico comune denominatore: la Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Prima, durante e dopo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché Roberto Pruzzo e la Roma sono legati dal destino, e forse anche chi scrive.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; il 3 ottobre 1976, 6 giorni prima del mio ottavo compleanno, e Roberto segna la sua prima rete in A, alla Roma per l&#8217;appunto, la squadra per la quale tifo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">A fine campionato saranno 18, secondo dietro a Graziani con 21 reti!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per Gianni Brera è un «</span><em><span style="font-size: medium;">ligure di razza nordica, gatto sornione, abulico e freddo quanto basta ad intuire d’acchitto quando serve a prodigarsi su una palla e quando no</span></em><span style="font-size: medium;">»<br />
Certo, a rovinare tutto c&#8217;è un altra retrocessione, l&#8217;anno dopo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Solo 9 reti e un rigore-salvezza sbagliato, contro l&#8217;Inter, alla penultima giornata, quando sa di essere già giallorosso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco, forse, perché l&#8217;Inter diventa una delle sue vittime preferite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E pensare che lui, quel contratto a Fossati, manco lo voleva firmare.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Volevo che il calcio restasse divertimento»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>L&#8217;OMBRA DEL BOMBER</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Ma quella faccia un po&#8217; così/ Quell&#8217;espressione un po&#8217; così/ Che abbiamo noi/ Mentre guardiamo Genova/ Ed ogni volta l&#8217;annusiamo/ E circospetti ci muoviamo/ Un po&#8217; randagi ci sentiamo noi»</i></span><span style="font-size: medium;">(Genova per noi- Paolo Conte)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E che Roberto Pruzzo sia di Genova, ligure nell&#8217;animo, non c&#8217;è ombra di dubbio.<br />
Carattere chiuso, brontolone, un po&#8217; orso, scontroso, uno di quelli che rifugge gli autografi e la mondanità per stare accanto alla moglie Brunella, la sua compagna di una vita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;onomastica un altro segno del destino, perché in campo il suo compagno ideale sarà un altro che fa di nome Bruno, il Marazico italiano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quel carattere chiuso e scontroso che non lo fa decollare in Nazionale, solo 6 presenze, e nei rapporti con Enzo Bearzot, il quale per ben due volte lo lascerà, da capocannoniere, a casa per i Mondiali (Spagna e Messico) per preferirgli Selvaggi e Galderisi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Uomo di poche parole ma che sapeva ascoltare come quando tornava , dopo ogni trasferta della Roma, in auto con Dino Viola e la signora Flora.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E il presidente, che mai lo lasciava guidare, utilizzava quelle ore di viaggio per parlare della partita, degli arbitri, della Roma, il suo chiodo fisso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quel carattere che sa soffrire dall&#8217;interno dell&#8217;anima e magari altrettanto capace di esternarlo fuori, un grande limite o un pregio, chissà.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che ti permette di viaggiare per 900 chilometri in macchina di notte per andare al funerale di Nils </span><strong><span style="font-size: medium;">Liedholm</span></strong><span style="font-size: medium;">, l&#8217;uomo, prima dell&#8217;allenatore, al quale il Bomber sarà sempre legato</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">O ti permette di non vergognarti delle lacrime che versi durante quello di </span><span style="font-size: medium;">Aldo</span> <span style="font-size: medium;">Maldera</span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; anche dannatamente senza peli sulla lingua o esplicativo nei gesti come quella volta che, lodando il laziale Lulic, si attira la reazione dei tifosi giallorossi oppure quando scatena un tam tam mediatico facendosi fotografare sotto lo stemma del Liverpool con il dito medio alzato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dalle sue parole capisci che Roberto Pruzzo più che vivere dei ricordi dei gol fatti, rimastica piuttosto i momenti bui, come piaghe mai completamente rimarginate.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un ombra della quale avere timore, l&#8217;avversario che sai di non poter superare se proprio non lo vuoi con tutte le tue forze.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Cosa mi resta della mia carriera da centravanti? I gol sbagliati e le sconfitte. Delle vittorie ho goduto poco, perché sono subito volate via. Le sconfitte no, sono rimaste qui. E ancora ci combatto. La retrocessione in B del Genoa causata anche da un mio rigore sbagliato e la finale di Coppa Campioni persa con il Liverpool»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Un qualcosa che lo rode dentro, profondamente, tanto da fargli ammettere di essere stato anche lui vittima della depressione, l&#8217;”Uomo Nero”, come la chiama.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tanto da essere stato molto affine, nel pensiero e nel gesto, ad un altro grande eroe tormentato giallorosso, Agostino Di Bartolomei.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Ogni tanto penso che sia giunto il momento di togliermi dai coglioni…poi vengono gli amici, mi strappano un sorriso e dico che è meglio continuare un altro po»</i></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ecco perché penso che in quel giorno, da quel goal dove abbiamo cominciato questo viaggio, Roberto Pruzzo di quello sgarbo ne ha fatto sofferenza. </span></p>
<p>E la sua sofferenza, come dice Marilyn Monroe, unita a a quella dei tifosi giallorossi come me, ha reso chiaro che in verità l&#8217;amore non è finito mai, ne potrà finire.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Grazie Roma. E grazie Genoa. Due tifoserie fantastiche, uniche. E poi, più che parlare, mi piacerebbe ancora correre con le braccia alzate, a festeggiare un goal, sotto la gradinata nord o sotto la curva sud»</i></span></p>
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		<title>SANTA BARBARA E IL BOMBER</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 23:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[goal]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Pruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[rovesciata]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>SANTA BARBARA E IL BOMBER Quella domenica 4 dicembre 1983 Santa Barbara decise di far esplodere una polveriera. Quella del tifo giallorosso, sugli spalti del Comunale di Torino o con l&#8217;orecchio alla radiolina attraverso la voce inconfondibile di Ameri. Era l&#8217;89simo minuto, la Juventus vinceva 2 a 1 contro una Roma scudettata. Mancava quindi meno &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2019/12/05/santa-barbara-e-il-bomber/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">SANTA BARBARA E IL BOMBER</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>SANTA BARBARA E IL BOMBER<br />
Quella domenica 4 dicembre 1983 Santa Barbara decise di far esplodere una polveriera.<br />
Quella del tifo giallorosso, sugli spalti del Comunale di Torino o con l&#8217;orecchio alla radiolina attraverso la voce inconfondibile di Ameri.<span id="more-3982"></span></p>
<p>Era l&#8217;89simo minuto, la Juventus vinceva 2 a 1 contro una Roma scudettata.<br />
Mancava quindi meno di un minuto, in un epoca dove i recuperi (sopratutto a Torino sponda bianconera) non erano chilometrici e quando le partite termina<span class="text_exposed_show">vano almeno dieci minuti prima, con la squadra in vantaggio che sistematicamente passava palla indietro al portiere (che allora la poteva prendere con le mani).<br />
E in questo la Juventus era maestra.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">C&#8217;è sempre, però, un angelo per tutti e che prima o poi si manifesta.<br />
E l&#8217;angelo giallorosso ha chioma di fuoco e lentiggini a gogo.<br />
Per la Juventus è l&#8217;Angelo dell&#8217;Apocalisse, quello che suona la tromba<br />
Si chiama Odoacre, nome da visigoto, e semina monseur Platini sul vertice destro dell&#8217;area di rigore, irridendolo con un sombrero e crossando al centro come Bobby Moore in Fuga per la Vittoria.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Dove non c&#8217;è Pelè ma O&#8217;Rey di Crocefieschi, al secolo Roberto Pruzzo, il baffo che non perdona.<br />
Che si esibisce in una rovesciata da far impallidire quella dell&#8217; O&#8217; Rei originale in Fuga per la Vittoria.<br />
Gooollll, 2-2, pari per la Roma e capocciata al palo (si ripeterà con la punizione di Maradona, brutta abitudine) con due dita lussate per Tacconi.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">E che qualcuno abbia interceduto con Santa Barbara è certo.<br />
Si trattò di Don Camillo, il personaggio di Giovannino Guareschi.<br />
Cosa c&#8217;entra Don Camillo?<br />
Riavvolgiamo il nastro e andiamo a qualche mese prima.<br />
Si stanno girando le scende del film &#8220;Don Camillo&#8221; con Terence Hill attore e regista.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Pruzzo, un diavolo, deve paraggiare la tripletta di Boninsegna e lo deve fare con una rovesciata, proprio per scimmiottare il piu&#8217; celebre riferimento cinematografico.<br />
Così, sotto gli occhi vigili di Terence Hill, Pruzzo passa una mattinata intera a prodursi in rovesciate, a rompersi la schiena in attesa di realizzare quella che va bene per il film.<br />
Finchè non vi riesce.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Lode a te Roberto Pruzzo!<br />
Per la futura gloria di Santa Barbara e il divertimento di noi tutti tifosi giallorossi</span></p>
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