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	<title>PensoLibero.it &#187; Pierino Prati</title>
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		<title>PIERINO E IO</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 10:03:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>PIERINO E IO. Lui, Pierino Prati, era in campo in quella domenica del 1 dicembre 1974. Quella nella quale varco la prima volta i cancelli di uno stadio. 2 biglietti comprati, una fidanzata, l&#8217;ennesima, fanculata in tempo, uno zio laziale che chiama il fratello tifoso napoletano ad Ischia &#8220;Vieni su, che ho i biglietti per &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/23/pierino-e-io/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">PIERINO E IO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>PIERINO E IO.<br />
Lui, Pierino Prati, era in campo in quella domenica del 1 dicembre 1974.<br />
Quella nella quale varco la prima volta i cancelli di uno stadio.<span id="more-4637"></span><br />
2 biglietti comprati, una fidanzata, l&#8217;ennesima, fanculata in tempo, uno zio laziale che chiama il fratello tifoso napoletano ad Ischia &#8220;<em>Vieni su, che ho i biglietti per il derby, e porta pure Tony che si diverte&#8221;.</em><br />
Il viaggio in una 850 celeste verso Roma, dove mio zio lavora al Michelangelo, dietro San Pietro, e dove ha lavorato mio padre prima di entrare, nel 1970, nelle Poste e Telecomunicazioni.<br />
È così che nasce il mio amore giallorosso, in quel primo e unico derby visto.<br />
Mio padre che mi indica i numeri di maglie (allora che vista avevo!) e mi indica &#8220;<em>Guarda quello è Picchio De Sisti, l&#8217;altro è Ciccio Cordova, e quell&#8217;altro ancora è Prati , detto la Peste, c&#8217;è pure Rocca, vedrai quanto è veloce!&#8221;</em><br />
Di contraltare, mio zio laziale cerca di impiantare in me semi biancocelesti (<em>&#8220;quello grande e forte è Long John Chinaglia, vedrai come sfonda la Roma oggi</em>) che però si volatizzano nel tragitto interposto tra le parole di mio zio e le mie orecchie.<br />
Perché io la scelta già l&#8217;ho fatta entrando nello stadio, con sommo dispiacere non solo di mio zio, ma anche di mio padre, che mi avrebbe voluto napoletano.<br />
&#8220;<em>Papà, perché lo chiamano la &#8220;Peste&#8221;?</em>&#8220;, mi incuriosisce sapere perché ci sia un altro al mondo con lo stesso epiteto che mi ripete mia madre ad ogni marachella.<br />
&#8220;<em>Perché segna sempre, ma ora zitto che comincia la partita&#8221;.</em><br />
A me bastava rifiutare di mangiare, per essere chiamato così.<br />
E io là ad attendere che quel numero 9 mantenga la promessa. In verità non gioca una grande partita, ricordo che ciabatta una conclusione e che tira una bomba su punizione, e il mio primo derby (che fortuna vincerlo, mille volte mi sono chiesto se quella scelta di tifo avrebbe resistito nel corso del tempo con un risultato diverso) viene risolto da Picchio .<br />
L&#8217;indomani si torna a casa, io felice di aver visto una partita di calcio dal vivo e di marinare la scuola, di fatto, quel giorno.<br />
Sapendo, io e mio padre, di ritrovare a casa una madre e una moglie imbronciata del viaggio, della partita e della scuola saltata, alla quale col piffero avresti fatto capire le emozioni vissute.<br />
Ma tant&#8217;è, pazienza e il tempo dimostrerà che quella donna poco ha capito della vita in generale.<br />
E così per me il calcio, e la Roma, diventano una passione, non più coi colori dello stadio (ci vorrà il 1982 per rivedere una partita allo stadio, regalo di promozione alle medie), ma il bianco e nero della tv (ci vorrà sempre il 1982 e il pensionamento di mia zia Giuseppina dall&#8217;allora Sip, per avere la tv a colori a casa e godermi un Mundial fantastico con le mille cromature di magliette e emozioni)<br />
Però c&#8217;è l&#8217;enciclopedia del calcio che è a colori, che a quei tempi rispondeva al nome di Album dei Calciatori Panini, e che mia zia Giuseppina (proprio così, una donna!), celibe e sorella di mio padre, ha collezionato sin dalla prima uscita.<br />
E così quelle domeniche del pranzo con i nonni e con la zia, con il rito della radiolina tra il digestivo e il caffè, diventano il giorno più piacevole per una diversa forma di studio.<br />
Li studio infatti la storia delle squadre (cavolo, che squadra poco attraente che mi sono scelto, anche se è bella quella coccarda della Coppa Italia sulla maglia di Giacomino Losi del 1964-65, in un album che sa ancora di figurine attaccate con farina e acqua impastata, la colla Coccoina era ancora a divenire) e quelle dei calciatori.<br />
Lì scopro che Pierino Prati mi precede di un anno sull&#8217;album della Panini .<br />
E poi c&#8217;è nonno che mi spiega perché lo chiamano la &#8220;Peste&#8221;, perché De Sisti diventa Picchio, Losi è il &#8220;Core de Roma&#8221;, e che &#8220;Rombo di tuono&#8221; Riva ha fatto felice un isola.<br />
La lettura del quotidiano sportivo, conservato per me da mio nonno e mia zia (che torna a casa, da Napoli, ogni sabato per ripartire la domenica sera) in tutti i numeri usciti settimanalmente, diventa per me un rito dentro al rito domenicale familiare .<br />
Quando le finanze lo permettono mio nonno acquista delle pellicole per il proiettore con le gesta di quelli che per me diventano eroi al pari dei Muzio Scevola scolastici.<br />
Avidamente leggo, studio, imparo, approfondisco una passione incredibile.<br />
A 10 anni so perfettamente chi sono Puskas, Di Stefano, Pelé anche senza averli mai visti.<br />
A 13 anni conosco tutto dei grandi esploratori, dei grandi viaggi, perché la vita non è solo calcio.<br />
Una passione nata quella domenica 1 dicembre 1974, quando c&#8217;era anche lui Pierino Prati detto la Peste in campo.<br />
Nata anche grazie a lui e a quella domanda curiosa a mio padre.<br />
Oggi, 23 giugno 2020, nell&#8217;epoca della pandemia quella vera, mi manca ancora di più, perché è un altro pezzetto di infanzia andato via.</p>
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