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	<title>PensoLibero.it &#187; Osvaldo Ardiles</title>
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		<title>VITO CHIMENTI, UNA VITA TRA BICICLETTA E GOAL</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 22:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[Osvaldo Ardiles]]></category>
		<category><![CDATA[Vito Chimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>FACCE DA CALCIATORI «Ci vuole un fisico bestiale/ Per stare nel mondo dei grandi/ E poi trovarsi a certe cene/ Con tipi furbi ed arroganti» (Ci vuole un fisico bestiale-Luca Carboni) Certo che oggi, a sfogliare un album della Panini, i calciatori sembrano tanti modelli, di quelli messi in un catalogo per l&#8217;addio al celibato &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/12/vito-chimenti-una-vita-tra-bicicletta-e-goal/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">VITO CHIMENTI, UNA VITA TRA BICICLETTA E GOAL</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><b>FACCE DA CALCIATORI</b></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><i>«Ci vuole un fisico bestiale/ Per stare nel mondo dei grandi/ E poi trovarsi a certe cene/ Con tipi furbi ed arroganti» </i>(Ci vuole un fisico bestiale-Luca Carboni)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Certo che oggi, a sfogliare un album della Panini, i calciatori sembrano tanti modelli, di quelli messi in un catalogo per l&#8217;addio al celibato della futura sposa, o per festeggiare una Festa della Donna in maniera un po&#8217; più eversiva.</span><span id="more-4553"></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ciuffi impomatati e tagli di capelli tra i più variegati manco fosse un depliant da barbiere, tanto che i nostri figli si presentano dal loro personale Edward mani di forbice con la figurina del calciatore in mano.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tutti belli e lindi, fisico asciutto, facce da “<i>Denim per l&#8217;uomo che non deve chiedere mai”</i>, oppure barbe e baffi artistici, palestra che trasuda anche solo a vedere il collo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Permettetemi una mia personale <i>vis</i> polemica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se bastasse questo, se cotanta “fichezza” dall&#8217;estetista (anche durante la settimana, perché da una domenica all&#8217;altra ti accorgi del taglio nuovo oppure del tatuaggio inserito nell&#8217;ultimo lembo di pelle rimasto libero) corrispondesse altrettanta bravura sul terreno di calcio, probabilmente vinceremmo un Mondiale all&#8217;anno, invece di guardarli da casa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Eppure, sembrerà strano, non è sempre stato così. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">C&#8217;era un tempo che nel calcio, in campo o sull&#8217;album di figurine, i calciatori avevano le facce di tutto tranne che da calciatori, rapportati ad oggi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Oppure è semplicemente vero il contrario, quelle erano facce da calciatori, facce di chi faceva solo il mestiere più bello del mondo ma avrebbe potuto essere confuso con un suo tifoso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Baffoni alla Logozzo che te lo faceva sembrare un quarantenne ma di anni ne aveva 22; capelli scarmigliati alla Zigoni come Gene Wilder in Frankenstein Junior; Fanna con le sue incipienti calvizie a vent&#8217;anni; Bobby-gol Bettega con i capelli grigi da giovane; il defunto Ninì Udovicich che sembrava tuo zio oppure l&#8217;impiegato di banca (quello che poi farà a fine carriera davvero) sotto casa; Di Somma che ti faceva paura già sull&#8217;album di figurine, figurarsi quando ti aspettava fuori dagli spogliatoi del Partenio per darti il “benvenuto” raccontato da giocatori più famosi e scafati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Poi c&#8217;era anche il belloccio di turno, naturalmente, alias quell&#8217;Antonio Cabrini definito, appunto il “Bell&#8217;Antonio” o persino “fidanzato d&#8217;Italia”.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E poi c&#8217;era lui, Vito Chimenti, quello che del fisico bestiale cantato da Luca Carboni era l&#8217;antitesi, quello che messo a confronto con il fisico di un Cristiano Ronaldo, ti chiedi cosa c&#8217;entra col calcio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Basso (170 cm appena), tozzo, con un evidente tendenza alla pinguedine rivelata anche se le magliette sono tutt&#8217;altro che elasticizzate all&#8217;epoca, un faccione bello pieno pieno da operaio della Alfasud, calvizie accentuata e baffoni da pirata.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Eppure, sembra strano, efficace quanto spettacolare, capace di regalare momenti di magia come il portoghese.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché CR7 è CR7, ma solo un giocatore era l&#8217;idolo delle partite di calcio tra ragazzi nella Palermo, e non solo, di fine anni &#8217;70.</span></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">«U sa fari a Chimenti?»</span></em> <span style="font-size: medium;">questa era la sfida classica tra ragazzini siciliani.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Fare la “bicicletta”, anni prima di vederla al cinema in “Fuga per la Vittoria” sublimata da un meraviglioso calciatore come Osvaldo Ardiles, è stato qualcosa che ha invogliato tutti noi di una certa età, in quei pomeriggi trascorsi in campetti sterrati, due pietre per porta, un pallone recuperato alla meglio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E colui che in Italia ne detiene i diritti di questo gesto calcistico, dribbling secco nel quale in corsa la palla viene alzata, trattenuta tra i piedi a tenaglia e portata in avanti con il tacco, scavalcando così l’avversario con un pallonetto, antesignano di Ardiles pur non raggiungendone la fama, è sicuramente Vito Chimenti, onesto mestierante delle aree di rigore, dai dilettanti ai professionisti, di professione attaccante.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Appunto, noi ragazzini ci esercitavamo a fare la “bicicletta”, proprio come Chimenti, in partita.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché Vito il tozzo la bicicletta la fa in partita, non in un film come Ardiles (detto fra noi, sarebbe stato anche capacissimo, altro che!) e non è un gesto raro, anzi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La serie incomincia in un amichevole contro la Juve (corsi e ricorsi, vedremo dopo), quando al numero tecnico segue una bordata che si infrange dietro al portierone Zoff (quanti potranno vantarsi di averlo come vittima preferita? E anche questo fa parte dei corsi e ricorsi che vedremo dopo) e non si riesce a capire se il boato del pubblico sia più per il gesto o per il goal e forse neppure Vito sa come davvero sia successo, proprio a lui.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Oppure come quella volta che la eseguì in Coppa Italia contro il Napoli.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><i>«Non dimenticherò l’ esordio alla Favorita in coppa contro il Napoli. Feci la bicicletta a Catellani e segnai da fondo campo. Mi disse: Ma vaffanculo» </i>parole e ricordi del bomber dalla faccia da operaio dell&#8217;Alfasud.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">E&#8217;, invece, un calciatore a tutto tondo (non è una battuta, non sorridete), nonostante le apparenze.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">E nonostante ciò che potrebbero raccontare gli album della Panini oggi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><b>IL BOMBER RANOCCHIO</b></span></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">«U sa fari a Chimenti?» </span></em><span style="font-size: medium;">non è un semplice guanto di sfida tra ragazzini.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; la dimostrazione che il calcio è magia, un mondo dove il celebre anfibio del “Il principe ranocchio” può trasformarsi, la domenica, in principe azzurro, sconfiggere il cattivo di turno che è il difensore marcatore avversario, arrivarlo a umiliarlo attraverso un giochino da circo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che dimostra però capacità tecnica e coraggio, e anche un po&#8217; di incoscienza se hai il fisico come il buon Vito.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che non è solo “</span><span style="font-size: medium;">bicirietta</span><span style="font-size: medium;">“, detto in siciliano, ma anche un buon professionista del gol.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E che avrà altri momenti di gloria, sissignore, perché il ranocchio, in area di rigore non ha bisogno di un bacio di una qualsiasi principessa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Stai fresco ad aspettarla, te la devi vedere da solo perché la realtà è ben diversa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Perché chi legge forse non sa che, in realtà, nella versione originale dei Grimm il ranocchio non viene baciato, ma scaraventato contro una parete: il bacio è un&#8217;invenzione successiva della Walt Disney, a fini commerciali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E Vito, che Adone non è, capisce subito quale delle due versioni fa per lui.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E così, ogni santa domenica, da quando ha 19 anni, partendo dai campetti polverosi della serie C con il Matera, il buon Vito, non trovando una principessa a batterlo contro il muro per trasformarlo, fa da sé e carica da solo contro quei muri difensivi avversari fatti di muscoli, tempra, sudore, botte e calci, trasformandosi per ben 16 volte in principe.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il che non può farlo non notare tanto che approda alla Lazio che si appresta, nel 1973-74, a conquistare il tricolore.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che il buon Vito però non raggiunge, perché passa quasi subito al Lecco, di nuovo in C, facendo però in tempo ad ascriversi in una leggenda tutta biancoceleste capitolina: si narra, infatti, che in un allenamento avrebbe “osato”fare la “bicicletta” a Pino Wilson, capitano della Lazio, un tipino non per niente “dolce” e che non avrebbe preso goliardicamente la cosa allora.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Dopo un peregrinare sui campi polverosi della serie C, fra Salerno e Matera, ecco la svolta per Vito.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Arriva la chiamata del Palermo, serie B ma finalmente professionismo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E Vito, che il fatto suo lo sa eccome, ecco subito diventare quello della</span><em><span style="font-size: medium;"> ”</span></em><em><span style="font-size: medium;"><i>bicirietta</i></span></em><em><span style="font-size: medium;">”, </span></em><span style="font-size: medium;">gesto che da solo non basterebbe se il nostro ranocchio oramai principe non corroborasse le stagioni di permanenza a Palermo, diventando il cannoniere della squadra, 16 gol nel campionato 1977-’78, 13 in quello successivo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E sopratutto cucendo per 83 minuti la coccarda della Coppa Italia sulla maglietta rosanero del Palermo, contro un avversario di tutto rispetto come la Juventus.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; la finale di Coppa Italia della stagione 1978-79.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Juventus, terza in campionato dietro al Milan della stella e il Perugia dei miracoli, e Palermo, sesto in serie B, si affrontano in finale unica sul terreno di gioco del San Paolo, a Napoli.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Apparentemente non ci sarebbe partita ma gli Dei del calcio amano spesso giocare con le emozioni dell&#8217;umano tifoso.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ti languiscono l&#8217;uno e disperano l&#8217;altro, sovvertendo magari alla fine l&#8217;esito, trasformando la gioia in dolore, la paura in estasi con dispettose riscritture in corso d&#8217;opera.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E così può capitare che Vito Chimenti, raccogliendo una corta respinta del portierone Dino Zoff, insacchi al 1° minuto di sinistro la porta bianconera.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E può capitare che, dopo aver fatto ammattire la difesa bianconera tutto il primo tempo, Vito non si presenti praticamente in campo per il secondo tempo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Qualcuno dirà per colpa di un calcione al ginocchio subito da Cabrini, il bell&#8217;Antonio fidanzato ideale di mezza Italia femminile, uno che non aveva bisogno di essere principe per essere nei desideri da bacio delle ragazze.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Altri sospetteranno altro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Si disse che lo minacciarono di spaccargli le gambe se fosse rientrato, qualcuno che di Chimenti era il doppio in peso e altezza. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma questo fa parte delle leggende metropolitane.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Comunque sia il Palermo si ripresenta in campo senza il suo principe del gol, e il sogno di vincere la Coppa Italia (evento riuscito solo al Napoli come squadra della serie B) dura fino a 7 minuti dalla fine dell&#8217;incontro quando l&#8217;arcigno difensore Brio, entrato in campo al 5° del secondo tempo, incomincia ad essere il correttore usato dagli Dei del calcio sullo scherzo iniziale offerto ai tifosi rosanero.<br />
Si va ai supplementari e mentre tutta la Palermo rosanera (e forse mezza Italia), affida le sue speranze antijuventine ai calci di rigore, ecco che la storia viene riscritta completamente, per la gioia bianconera e la disperazione dei picciotti siciliani, tramite i piedi di Franco Causio, leccese è vero, ma che prima di passare alla Juventus aveva mosso i primi passi in A (22 presenze e 3 reti) proprio con il Palermo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Poi venitemi a dire che che gli Dei del calcio non siano quanto di più ferocemente burlesco esista!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Comunque uno come Vito, pur non aspirando alle grandi piazze come club, non può non provare il gusto di cimentarsi con la serie A.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Lo farà l&#8217;anno dopo con il Catanzaro, appena una rete in 26 presenze in una squadra che si salva solo perché vengono retrocesse d&#8217;ufficio Lazio, Milan e Pescara per il calcio scommesse.<br />
Ci riprova il campionato seguente, 1980-81, con la maglia della Pistoiese e va decisamente meglio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; il campionato che riapre agli stranieri e la squadra toscana, alla prima volta in A, gli affianca un certo Luis Silvio, brasileiro che da vita a leggende metropolitane: più che un calciatore si dice che sia stato, di volta in volta, un attore porno, un venditore di gelati allo stadio, un pizzaiolo e che finita la sua esperienza toscana abbia aperto un bar.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quella Pistoiese è poca cosa, infarcita da vecchie glorie al tramonto (Lippi, Rognoni, Badiani, Bellugi e Frustalupi) e qualche giovanotto che non renderà per quanto promesso (Benedetti Paolo), nonostante ciò Vito Chimenti fa il suo: 9 reti in un campionato che vede la Pistoiese retrocedere da ultima in classifica, solo 16 punti e 19 reti segnate a fronte di 46 subite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E se vi sembrano pochi 9 goal considerate che Vito li segna senza l&#8217;ausilio di rigori, mentre il capo cannoniere del campionato, quel Roberto Pruzzo al primo dei tre titoli come top scorer, ne segnerà il doppio, 18, ma con l&#8217;aiuto di 7 rigori!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per i corsi e ricorsi del calcio, dei quali chi scrive è appassionato, segnalo che Vito Chimenti sembra avere un conto aperto con la Juventus e con Dino Zoff, anche se sono due sconfitte.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Segna contro i portierone bianconero entrambe la volte, andata e ritorno, e i suoi gol, uno al 5° del secondo tempo ( quando entra Brio in quella dannata finale) a Torino, e l&#8217;altro al 83° ( il minuto del gol del pareggio con Brio della Juventus in finale), sembrano voler essere una rivincita su un destino avverso, su quello che sarebbe potuto essere e non è stato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">O forse è solo l&#8217;ennesima beffa disegnata dal quei goliardici Dei del calcio, che di sentimento e passione fanno dileggio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Vito ci riprova l&#8217;anno dopo, con l&#8217;Avellino del funambolo della bandierina Juary: saranno solo 3 reti in 26 partite.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Meglio così ricominciare, e finire, dove il ranocchio ha imparato come trasformarsi, sui campi polverosi della serie C -Taranto stavolta, dove ha il tempo di vincere un trofeo di capocannoniere, ma anche essere impelagato in una brutta storia di combine sportiva che gli costerà 5 anni di squalifica e la fine della carriera, nonostante la promozione B- a sbattersi da solo contro i muri avversari fatti di muscoli e sudore, botte e calci.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Finché un goal o una</span><em><span style="font-size: medium;"> “bicirieta”</span></em><span style="font-size: medium;">non ti trasforma in principe.</span></p>
<p><em><span style="font-size: medium;"><b>«</b></span><span style="font-size: medium;">È questo che ci salva dalla noia/ Gli altri con il corpo in mostra e l&#8217;anima nascosta/ Noi con l&#8217;anima che ci fa muovere le ossa»</span><span style="font-size: medium;"><br />
</span></em><span style="font-size: medium;">(Un&#8217;altra volta da rischiare &#8211; Ermal Meta)</span></p>
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