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	<title>PensoLibero.it &#187; Nazismo</title>
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		<title>IL BOSCO DI FAGGI</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 13:10:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>IL BOSCO DI FAGGI. Buchenwald, «bosco di faggi» in tedesco, 19 aprile 1945. Sono le 5 passate del mattino, l&#8217;alba sta per sorgere. Il tempo che occorrerà alla mia sigaretta per consumarsi. Da ogni fine un inizio, da ogni morte una vita. Ci sono luoghi, però, dove non è possibile. Mi appresto a testimoniare, con &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2019/12/09/il-bosco-di-faggi/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">IL BOSCO DI FAGGI</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption">IL BOSCO DI FAGGI.<br />
Buchenwald, «bosco di faggi» in tedesco, 19 aprile 1945.<br />
Sono le 5 passate del mattino, l&#8217;alba sta per sorgere.<br />
Il tempo che occorrerà alla mia sigaretta per consumarsi.<br />
Da ogni fine un inizio, da ogni morte una vita.<span class="text_exposed_show"><br />
Ci sono luoghi, però, dove non è possibile.</span></span></span><span id="more-3992"></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Mi appresto a testimoniare, con questo mio scritto, alcuni accadimenti di questi ultimi estenuanti e terribili giorni.<br />
Ciò affinché l&#8217;oblio, al quale dovrei agognare in virtù&#8242; di preservare la mia sanità mentale, non cali su ciò che abbiamo visto.<br />
Abbiamo scoperchiato l&#8217;inferno e siamo consci di non averne che solo intravisto il fondo.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Siamo a 9 km da Weimar, in quella Turingia tanto cara a Johann Sebastian Bach, Wolfgang Goethe, Friedrich Schiller, Franz Liszt, Richard Wagner e Friedrich Nietzsche.<br />
Buchenwald è posta su di una collina dei contrafforti dello Harz, con i suoi faggi a sussurrare carezzati dal vento i misteri di una regione di una bellezza selvaggia.<br />
Selvaggia ma mai spietata come gli uomini che l&#8217;hanno profanata negli ultimi dieci anni.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Quando, meno di una settimana fa, abbiamo attraversato i cancelli aperti di questo inferno a cielo aperto, lo spettacolo che si è parato innanzi noi fu degno del peggior girone dantesco.<br />
“Jedem das Seine”, “A ciascuno il suo”, il terribile monito ad accoglierci.<br />
E che un numero imprecisato, di quelli che una volta forse sono stati esseri umani, sia stato testimone che ciò è stato mantenuto, è lì a dimostrarcelo in tutto il suo orrore.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Migliaia di cadaveri vestiti o seminudi mischiati a esseri umani ancora vivi o moribondi, ma scheletrici e emaciati tanto da non poter distinguere gli uni dagli altri.<br />
Fosse comuni a cielo aperto, macabri sudari senza distinzione di sesso e età, bambini, donne, anziani e giovani.<br />
Su di loro pascevano ratti e pidocchi, irrispettosi e impietosi dei morti, incuranti e insaziabili dei vivi.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Dappertutto tanfo di morte e putrefazione, vomito e escrementi, nonostante su alcune pile di morti fossero state gettate colate di calce.<br />
E poi le stanze degli orrori, i laboratori medici che erano sale di tortura e di indicibili esperimenti su cavie umane, le topaie dove alloggiavano questi disgraziati, le camere a gas.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">E l&#8217;alta torre del forno crematoio, il simbolo della «soluzione finale» tedesca.<br />
O, sarebbe meglio dire, della dissoluzione in particelle di fumo e cenere di quei miserabili resti.<br />
Alcuni, mi dice qualche sopravvissuto, bruciati ancora vivi; così tanto per scommettere, tra i suoi aguzzini, quando tempo avrebbe gridato il malcapitato chiuso nel forno.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">E ora, con la mia sigaretta ancora a metà, immagino quelle volute di fumo alzarsi in cielo e, trascinate dal vento, sorvolare quella misteriosa e diabolica foresta, muta testimone di misteri e tremendi orrori.<br />
Sento quasi l&#8217;odore della carne umana, bruciata nel forno crematoio, trascinata, mista al fumo, fino a Weimar.<br />
Forse in quella stessa piazza dove, qualche secolo prima, tornando da uno dei suoi viaggi Goethe avrà aspettato, come me, l&#8217;arrivo di una nuova alba.<br />
Respirando però l&#8217;odore della rugiada del mattino, delle campagna con i suoi pascoli e le sue stalle.<br />
Il suo Werther, o forse lo stesso Goethe, agli orrori di oggi, avrebbero ben donde ragione a spararsi alla tempia!</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">E le scarpe!<br />
Montagne di scarpe ammassate, tolte a chi non ne avrebbe avuto più&#8242; bisogno, usate come combustibile per cucinare il miserabile rancio, una patata e un pezzo di pane, a quei poveracci che “meritavano” meno dei cani che servivano da guardia.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Ciò che più colpisce e turba però sarebbe ancora venuto a divenire.<br />
Il 15 aprile 1945, una circolare dell&#8217;alto comando americano, ci impone di rastrellare i cittadini di Weimar e portarli in quel museo degli orrori.<br />
Lo scopo è renderli partecipi di ciò che sono stati, più o meno volontariamente, complici.<br />
I loro volti, i loro atteggiamenti, i loro vestiti, mio Dio!</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Li ho visti arrivare, lindi e vestiti con l&#8217;abito della domenica, come se andassero a un pic nic come tanti altri fatti tra quella brughiera o alla festa patronale.<br />
Li abbiamo fatti sfilare fra file di cadaveri, fosse comuni, abbiamo preparato per loro banchetti, come in un mercato rionale, con sopra paralumi e copertine di libri fatti di pelle umana e addobbi di ossa e teschi.<br />
Li abbiamo armati di pale e fatto scavare fosse per dare sepoltura a quei poveri resti.<br />
Le loro guide erano talvolta qualche detenuto ancora in buone condizioni solo in virtù&#8242; del fatto di essere arrivato da poco in quell&#8217;inferno.<br />
Li abbiamo visti sbiancare, vomitare, qualche donna svenire.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Forse non sapevano la gravità di quanto accadeva in quel luogo, ma erano oramai consci di esserne stati complici.<br />
Perché sapevano di questi disgraziati che venivano mandati in città come forza lavoro gratuita.<br />
Non potevano non sapere che le vittime delle camere a gas diventassero fertilizzanti venduti ai contadini.<br />
E, nonostante ciò, alcuni di loro, molti, troppi, hanno sguardi di una malcelata soddisfazione e illuminati da lampi di odio.<br />
Alzano la testa con arroganza in segno di sfida.<br />
Sono l&#8217;humus, il terreno fertile nel quale il nazismo ha trovato linfa vitale e sostegno.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">In questi giorni io non sono svenuto, né ho vomitato.<br />
Dio sa se non ne avessi avuto voglia, ma ogni mio spazio interno è stato occupato da qualcosa di più forte, qualcosa che mi impediva di fare l&#8217;una o l&#8217;altra, o forse entrambe le cose.<br />
Sentivo crescere in me una violenza che poteva essere addomesticata solo con altra violenza.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Allora ho osservato, annotato, ho fotografato aguzzini e vittime, morte e vita, cani e uomini che si disputano un osso, la pietà negli occhi di chi è stato piegato nell&#8217;anima, spezzato nel corpo.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Sopratutto, però, l&#8217;odio negli occhi dei vinti, di quei cittadini di Weimar e di altri paesi limitrofi che avranno continuato a fare pic nic domenicali, arrostendo crauti e salcicce, bevendo birra in quella stessa foresta che mascherava un orrore così grande a pochi chilometri da loro.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">In quegli sguardi di odio e arroganza ho perso ogni compassione per i tedeschi.<br />
Quegli sguardi sono la muta testimonianza che non potevano non sapere.<br />
Bastava che si affacciassero dalle finestre di casa e osservassero quelle volute di fumo trasportate dal vento.</span></span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption"><span class="text_exposed_show">Come ora io osservo l&#8217;ultima voluta di fumo della mia sigaretta.<br />
E&#8217; l&#8217;alba.<br />
La sento, la vedo, la percepisco, come Goethe, qualche secolo fa, nella piazza di Weimar.<br />
Non sento però l&#8217;odore della rugiada, della campagna, delle stalle e dei pascoli.<br />
I faggi si piegano al vento che cala dalle montagne dell Harz.<br />
Sussurrano di misteri e orrori.<br />
Tra i loro rami viaggiano solo tanfo di morte e disperazione.</span></span></span></p>
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		<title>Buchenwald ospita i profughi!</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2015 18:09:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma » La legge della conservazione della massa deve essere ben nota in Germania, visto che, alla bisogna, l&#8217;ex campo di concentramento di Buchenwald sembra che sia destinato a raccogliere 21 profughi. Certo, sono lontani i tempi in cui in quel campo venivano compiute le piu&#8217; disumane efferatezze  &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/09/14/buchenwald-ospita-i-profughi/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Buchenwald ospita i profughi!</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma »</strong></em></p>
<p>La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Buchenwald" target="_blank"><b>legge della conservazione della massa</b> <span style="color: #000000;">deve essere ben nota in Germania, visto che, alla bisogna, l&#8217;ex campo di concentramento di Buchenwald sembra che sia destinato a raccogliere 21 profughi.</span> </a><span id="more-1402"></span></p>
<p>Certo, sono lontani i tempi in cui in quel campo venivano compiute le piu&#8217; disumane efferatezze  sui prigionieri ebrei e non. Ma, dopo la gaffe della Merkel con la bambina palestinese, questa, sinceramente se la potevano risparmiare ,i tedeschi!</p>
<p>Certo, dopo il parziale passo indietro (dallo slogan &#8221; ne accogliamo 500mila all&#8217;anno&#8221; alla chiusura temporanea delle frontiere con l&#8217;Austria), la speranza è che la Germania non applichi un altro detto, meno scientifico : &#8221; chi ben comincia è a metà dell&#8217;opera&#8221;!</p>
<p><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Germania-profughi-ospitati-ex-campo-di-concentramento-di-Buchenwald-polemiche-di-Israele-5f2a50d6-27f1-4bbb-9bdd-f6f4b51d38c6.html?refresh_ce" target="_blank">http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Germania-profughi-ospitati-ex-campo-di-concentramento-di-Buchenwald-polemiche-di-Israele-5f2a50d6-27f1-4bbb-9bdd-f6f4b51d38c6.html?refresh_ce</a></p>
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		<title>12 giugno 1942: un diario per regalo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 22:01:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>12 giugno 1942: per il suo tredicesimo compleanno la giovane ebrea-tedesca Anna Frank riceve un diario con la copertina a quadretti rossi sul quale inizia a scrivere  le parole: &#8220;Subito dopo le sette andai da papà  e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/06/12/12-giugno-1942-un-diario-per-regalo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">12 giugno 1942: un diario per regalo</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>12 giugno 1942: per il suo tredicesimo compleanno la giovane ebrea-tedesca <a href="http://www.annefrank.org/it/Anne-Frank/Lintera-storia-in-versione-abbreviata/" target="_blank">Anna Frank</a> riceve un diario con la copertina<span id="more-679"></span> a quadretti rossi sul quale inizia a scrivere  le parole: &#8220;Subito dopo le sette andai da papà  e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei piu&#8217; belli fra i miei doni». Anne Frank è una ragazzina ebrea che durante la Seconda Guerra Mondiale è costretta a nascondersi per sfuggire ai nazisti. Insieme ad altri sette compagni vive in clandestinità nella casa sul retro in Prinsengracht 263 ad Amsterdam. Dopo più di due anni questi clandestini vengono scoperti e deportati nei campi di concentramento. Il padre di Anne, Otto Frank, è l&#8217;unico degli otto inquilini dell&#8217;Alloggio segreto a sopravvivere. Il diario che Anne ha scritto durante il periodo trascorso in clandestinità la renderà famosa in tutto il mondo.</p>
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		<title>Sion(az)isti una volta, nazisti per sempre</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 21:24:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questo è solo uno dei tanti fatti che accadono nel paese della &#8220;perfetta democrazia del medio oriente&#8221;.  Una democrazia fondata su autentici valori come le detenzioni carcerarie di minori, donne e anziani anche senza motivo. Oppure l&#8217;uso di armi vietate dalla Convenzione di Ginevra come le bombe al fosforo bianco: l&#8217;uso di fosforo bianco in &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/06/11/sionazisti-una-volta-nazisti-per-sempre/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Sion(az)isti una volta, nazisti per sempre</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è solo uno dei tanti fatti che accadono nel paese della &#8220;perfetta democrazia del medio oriente&#8221;.  <span id="more-682"></span>Una democrazia fondata su autentici valori come le detenzioni carcerarie di minori, donne e anziani anche senza motivo. Oppure l&#8217;uso di armi vietate dalla Convenzione di Ginevra come le bombe al fosforo bianco: l&#8217;uso di fosforo bianco in spazi aperti è consentito sì dalla convenzione di Ginevra, ma è vietato su zone densamente popolate e, guarda caso Gaza è la zona a piu&#8217; alta densità di popolazione al mondo.O ancora appropriazione indebita di territori con mezzi di costrizione .  Non dimentichiamoci dei diritti negati nell&#8217;ambito civile.  E,dulcis in fondo, genocidio sospinto ai danni di un intero popolo. L&#8217;allievo ha dolorosamente appreso ogni singola lezione sulla propria pelle, ma alla fine ha  superato il maestro in quanto a crudeltà. Sion(az)isti una volta, nazisti sempre.</p>
<p><a href="http://nena-news.it/palestina-la-lunga-agonia-di-khader-adnan/" target="_blank">http://nena-news.it/palestina-la-lunga-agonia-di-khader-adnan/</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2015/06/11/sionazisti-una-volta-nazisti-per-sempre/">Sion(az)isti una volta, nazisti per sempre</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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		<title>6 giugno 1944: sbarco in Normandia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 22:01:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>6 giugno  1944: le truppe alleate ,guidate dal generale statunitense Dwight Eisenhower, sbarcano in Normandia per aprire un secondo fronte nella guerra contro il nazismo. Per tutti i coinvolti sarà il D-Day, il giorno dell&#8217;attacco.Lo sbarco in Normandia (nome in codice operazione Neptune, parte marittima della più ampia operazione Overlord) fu una delle più grandi &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2015/06/06/6-giugno-1944-sbarco-in-normandia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">6 giugno 1944: sbarco in Normandia</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>6 giugno  1944: le truppe alleate ,guidate dal generale statunitense Dwight Eisenhower, <span id="more-584"></span>sbarcano in Normandia per aprire un secondo fronte nella guerra contro il nazismo. Per tutti i coinvolti sarà il D-Day, il giorno dell&#8217;attacco.Lo sbarco in Normandia (nome in codice <b>operazione Neptune</b>, parte marittima della più ampia operazione Overlord) fu una delle più grandi invasioni anfibie della storia, messa in atto dalle forze alleate durante la seconda guerra mondiale per aprire un secondo fronte in Europa, dirigersi verso la Germania nazista e alleggerire allo stesso tempo il fronte orientale, sul quale da tre anni l&#8217;Armata Rossa stava sostenendo un aspro confronto contro i tedeschi.</p>
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