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	<title>PensoLibero.it &#187; Mondiali 1978</title>
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		<title>CUOIO E SANGUE. TRA IL SOGNO E I “VUELOS DE LA MORTE</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jun 2019 20:33:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[La Storia dimenticata]]></category>
		<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Argentina. 200 km. Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires. Là, dove le onde dell&#8217;oceano incontrano le rocce e la sabbia di una terra tanto bella quanto martoriata, il mare ha restituito, in tempi diversi, alcune spoglie di quei poveri sventurati conosciuti semplicemente come &#8220;desaparecidos&#8221;. Il mare, già, molto più pietoso di &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2019/06/23/cuoio-e-sangue-tra-il-sogno-e-i-vuelos-de-la-morte/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">CUOIO E SANGUE. TRA IL SOGNO E I “VUELOS DE LA MORTE</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri;">Argentina.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">200 km. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires.</span><span id="more-3878"></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Là, dove le onde dell&#8217;oceano incontrano le rocce e la sabbia di una terra tanto bella quanto martoriata, il mare ha restituito, in tempi diversi, alcune spoglie di quei poveri sventurati conosciuti semplicemente come &#8220;desaparecidos&#8221;.<br />
Il mare, già, molto più pietoso di chi, come il regime Videla, dal 1976 al 1983, ha cercato invece di occultare, in tombe di acqua, tutti coloro che erano semplicemente considerati &#8220;problemi&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">L&#8217;Argentina di Videla, la terra del tango, di Evita Peron e di Diego Armando Maradona, si trasforma in un immenso campo di concentramento dove si scompare nelle ombre della notte.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Donne, uomini, anziani e giovani, dalle suore e professionisti alle madri di Plaza de Mayo , senza distinzione di classe sociale e età.<br />
Persone prima imprigionate, poi torturate, stuprate, sottoposte a indicibili sofferenze.<br />
Infine narcotizzate, non in maniera totale, spogliate e trasportate su aerei.<br />
Dagli aeroporti argentini partivano, per quel breve tratto di 200 km, questi carichi umani.<br />
Arrivavano, in breve tempo, sulla superficie dell&#8217;Atlantico, e lì, ufficiali e soldati comuni, assistiti da cappellani &#8220;pietosi&#8221; e compiacenti, scaricavano il loro carico di corpi umani, gettati dall&#8217;alto durante il volo, a volte incoscienti, a volte (spesso, secondo le testimonianze) coscienti.<br />
Magari con una coltellata al ventre, così da attirare la curiosità degli squali.<br />
L&#8217; Atlantico come un nuovo, immenso Colosseo dove scaraventare quei sventurati così come i Romani usarono fare per i primi cristiani nelle arene in pasto alle belve.<br />
Ma il mare dell&#8217;Atlantico è più pietoso della sabbia del Colosseo.<br />
E ogni tanto restituisce qualche corpo a qualche affranto parente superstite, che il suo personalissimo oceano l&#8217;ha creato con le lacrime versate.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;"><br />
200 km.<br />
Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires.<br />
Troppi per poter pensare che quel 25 giugno del 1978, con un paese sospinto nel sogno calcistico di una vita intera, voluto e pianificato da un regime sanguinario come pochi, le grida di gioia dei tifosi presenti allo stadio Monumental di Buenos Aires e di un paese intero, anestetizzato per un mese con l&#8217;oppio calcio, possano essere arrivate sino a lì.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Anzi, quelle grida di gioia coprivano le urla di dolore, i pianti di chi era imprigionato, torturato e ucciso nelle carceri che erano a poche centinaia di metri dagli stadi.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Proprio come l’Esma, l’officina meccanica che distava appena seicento metri dallo stadio Monumental di Buenos Aires. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">C&#8217;è anche il lato grottesco: durante i 90 minuti delle partite dell&#8217;Argentina torture e uccisioni venivano sospese, le radiocronache trasmesse con l&#8217;altoparlante ai prigionieri, per poi riprendere come se niente fosse con la </span><span style="font-family: Calibri;"><i>picana</i></span><span style="font-family: Calibri;"> (il pungolo elettrico usato dai gauchos per controllare il bestiame) a fare da mattatrice piu&#8217; dei gol di Kempes, del gesto raffinato di un Ardiles, del tackle del “caudillo” Passarella.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Che dannato intreccio, cuoio e sangue, la gioia per un goal e il pianto di una madre.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Quelle grida non arrivano a Passerella, il “caudillo” che alza la coppa ricevendola dal dittatore Videla, non arrivano a un giovanissimo Diego Armando Maradona che mai perdonerà Menotti («vinciamo per allievare il dolore del popolo», hai visto mai..) di non averlo convocato nel mondiale della vergogna.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Pochi quelle urla le hanno ascoltate, come Jorge “El Lobo” Carrascosa, capitano della “albiceleste”, colui che avrebbe dovuto alzare quella coppa di sangue e che invece rinuncia ai mondiali giocati in casa «perché quello che stava accadendo mi faceva stare male. Non avrei potuto giocare e divertirmi, non sarebbe stato coerente». </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;"><br />
Troppi, 200 km, anche per pensare che le grida di orrore di quelle persone gettate nel vuoto, possano essere tornate, qualche volta, come un eco di disperazione, indietro a Buenos Aires e nel resto d&#8217;Argentina, dai loro cari che non hanno mai smesso di cercarli, di disperarsi per la loro scomparsa.<br />
Le urla sono fatte ossa frantumate, corpi spezzati nell&#8217;urto con l&#8217;acqua dal 1977 in poi e cadaveri seppelliti frettolosamente.<br />
Le urla sono diventate udibili quando, nel1995 , l&#8217;ex repressore dell&#8217; ESMA (uno dei centri dell&#8217;orrore), Adolfo Scilingo, raccontò in modo particolareggiato ad un giornalista la metodologia di sterminio.<br />
Le urla allora ebbero giustizia nei nomi delle vittime e dei carnefici.<br />
Le urla furono conosciute come appartenenti ai 5000 sfortunati vittime dei &#8220;vuelos de la muerte&#8221;, i voli della morte.<br />
Una stramaledetta storia maledetta di cuoio e sangue.<br />
Tutta umana.</span></p>
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