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	<title>PensoLibero.it &#187; Giorno della Memoria</title>
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		<title>Di 27 ce n&#8217;è uno, tutti gli altri non son nessuno</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2019 12:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>DI 27 CE N&#8217;E&#8217; UNO, TUTTI GLI ALTRI NON SON NESSUNO. Oggi è il Giorno della Memoria. Per il resto dell&#8217;anno, magari, potremmo ricordarci qualche altro genocidio, meglio ancora se ancora in atto o volutamente dimenticato nei libri di storia. Se la parola genocidio avesse una forma verbale, la sua coniugazione sarebbe: io lo sposto &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2019/01/27/di-27-ce-ne-uno-tutti-gli-altri-non-son-nessuno/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Di 27 ce n&#8217;è uno, tutti gli altri non son nessuno</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>DI 27 CE N&#8217;E&#8217; UNO, TUTTI GLI ALTRI NON SON NESSUNO.<br />
Oggi è il Giorno della Memoria.<br />
Per il resto dell&#8217;anno, magari, potremmo ricordarci qualche altro genocidio, meglio ancora se ancora in atto o volutamente dimenticato nei libri di storia.<span id="more-3815"></span></p>
<p>Se la parola genocidio avesse una forma verbale, la sua coniugazione sarebbe: io lo sposto più in là, tu ti senti autorizzato, egli si ribella, noi lo meniamo, voi state a guardare, essi scompaiono (prima o poi).</p>
<p>Infatti, ogni genocidio <span class="text_exposed_show">è incominciato e terminato col tacito consenso del resto del mondo che ha volontariamente chiuso gli occhi a quanto succedeva, tappate le orecchie alle urla dei disperati e turato il naso al tanfo dei cadaveri che si accumulavano. </span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Nativi americani, Rwanda, Congo, Serbia, aborigeni australiani, armeni, fanciulli nativi canadesi, e via dicendo fino a quanto accade ogni giorno in Palestina, dove l&#8217;allievo ha superato il maestro.<br />
Un genocidio non ha bisogno necessariamente di lager, forni crematori, campi di concentramento.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Lo puoi ottenere anche facendo diventare la terra altrui un carcere a cielo aperto, usando un machete, cancellando i ricordi e le tradizioni degli altrui popoli, negando diritti elementari.<br />
Cambiano le prospettive, insomma, non gli effetti.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Anche il lessico moderno, la terminologia usata (oggi e in passato) aiuta a cambiare le prospettive.<br />
In alcuni casi si parla di «esportare democrazia», oppure di «normale civilizzazione dei tempi moderni» oppure «catechizzazione dei selvaggi» per farli divenire «buon selvaggi».</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Prendete ad esempio ciò che commemoriamo oggi.<br />
Più di settanta anni fa si coniò il termine Shoah per ricordarlo.<br />
Oggi si chiama Nakba e per dimenticarlo lo si ridefinisce con termini come «margine protettivo». </span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Più di settanta anni fa si costruirono mura, ghetti dove rinchiudere gli ebrei.<br />
Si contrassegnarono uomini come animali obbligandoli a portare simboli identificativi.<br />
Si tolsero diritti elementari come l&#8217;istruzione scolastica.<br />
Settanta anni fa si chiamarono leggi razziali.<br />
Oggi, in Palestina, si chiamano «diritti di autodifesa». </span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Da più settanta anni a questa parte solo una cosa non è cambiata: l&#8217;ipocrisia del resto del mondo che abbandona la parte più debole per schierarsi, con il suo tacito silenzio, a favore del più forte, anche se orribile mostro.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Per questo oggi non dovremmo andare solo per sinagoghe o riscoprire quelle vittime che hanno avuto la fortuna di sfuggire al mostro, ma avere il coraggio di dare voce a un palestinese, un nativo americano, un aborigeno australiano, un Tutsi del Ruanda, a chiunque abbia vissuto, anche attraverso lo scorrere nei secoli, il significato della parola «genocidio».</span></p>
<p><span class="text_exposed_show">Perché tutto il mondo non è altro che un gigantesco ossario di guerre e stermini sul quale abbiamo fondato la nostra civiltà.<br />
E non da settanta, e non su una sola vittima, come qualcuno, con questo giorno, vuol far credere.</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"> </span></p>
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