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	<title>PensoLibero.it &#187; Espana 82</title>
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		<title>EL SALVADOR, STORIA DI UNA CENERENTOLA AI MONDIALI</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 21:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>SOGNI E DESIDERI «I sogni son desideri di felicità/ nel sonno non hai pensieri/ ti esprimi con sincerità/ se hai fede chissà che un giorno/ la sorte non ti arriderà/ tu sogna e spera fermamente/ dimentica il presente e il sogno realtà diverrà» ( I sogni son desiderio- da Cenerentola di Walt Disney) Le storie &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/15/el-salvador-storia-di-una-cenerentola-ai-mondiali/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">EL SALVADOR, STORIA DI UNA CENERENTOLA AI MONDIALI</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><b>SOGNI E DESIDERI</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«I sogni son desideri di felicità/ nel sonno non hai pensieri/ ti esprimi con sincerità/ se hai fede chissà che un giorno/ la sorte non ti arriderà/ tu sogna e spera fermamente/ dimentica il presente e il sogno realtà diverrà»</i> ( I sogni son desiderio- da Cenerentola di Walt Disney)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Le storie dello sport si intrecciano spesso con la storia del mondo, a volte affiancandole, a volte dipingendo percorsi diversi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Il calcio, nella sua forma di competizioni internazionali per nazionali, è equiparabile, per sentimenti mossi e emozioni regalate, allo spirito che, dall&#8217;antica Grecia ad oggi tramite le Olimpiadi, ha unito popoli e nazioni sotto il vessillo dello sport, superando barriere ideologiche, religiose e momenti di oscurantismo storico e tragedie per alcuni paesi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; come se queste manifestazioni riescano, superando il momento storico, a fornire un barlume di luce in una eclissi sociale e morale, un alito di speranza in una tormenta di oppressione, una momento di gioia in periodi di lutti e guerre.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ed è logico capire cosa rappresentino i mondiali di calcio, ancor più che per un grande paese come l&#8217;Argentina del 1978 sotto la dittatura sanguinaria di Videla, per altre nazioni, forse con meno appeal internazionale politico e calcistico, ma identico dolore sociale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; così per Haiti nel 1974 , che partecipa al mondiale teutonico in un periodo storico che vede passare l&#8217;isola caraibica dalla dittatura di “ Papà Doc” Francois Duvalier e i suoi “<i>Tonton Macoutes”</i> (&#8220;gli uomini spettro&#8221;) a quella non meno efferata del figlio Jean Claude Duvalier, soprannominato &#8220;Baby Doc&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Oppure, nello stesso anno e stessa manifestazione, per lo Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) dove imperversava la feroce dittatura di Mobutu Sese Seko, il maresciallo-presidente esecutore di efferati crimini, al potere dello stato africano per oltre 30 anni. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Sarà così per l&#8217;Iran che partecipa, nel 1978 in Argentina, in piena Rivoluzione Iraniana, quella che vedrà poi nel 1979 lo scià Reza Pahlavi deposto e l&#8217;ascesa al potere dell&#8217; Ayatollah Khomeyni.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; così in fin dei conti per la stessa Argentina, organizzatrice dei mondiali del 1978, che solleva una Coppa del Mondo al Monumental di Buenos Aires mentre a poche centinaia di metri vengono torturati i prigionieri politici e le madri piangono le sorti di figli che sono scomparsi nel nulla.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Non è diversamente, nel 1982, per il piccolo paese centro americano de El Salvador, che partecipa ai mondiali in Spagna all&#8217;inizio di un periodo, dal 1980 al 1992, dove la nazione viene dilaniata da una guerra civile che porterà ad oltre 100.000 morti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">I mondiali per questi paesi, e altri esempi se ne potrebbero aggiungere, sono piccole oasi di felicità per popoli stremati, momenti di apparente normalità in tempi di ordinaria follia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Insomma, come recita la canzone, «<i>i sogni son desideri di felicità/</i> <i>tu sogna e spera fermamente/ dimentica il presente e il sogno realtà diverrà».</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><b>LA CENERENTOLA ALLA FESTA NON ATTESA</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Così, siccome gli Dei del calcio sembrano non interessarsi della cialtroneria umana, e decidono spesso di ridisegnare la storia a loro piacimento, ecco che può capitare che una piccola nazione come El Salvador si trova ad affrontare, in una partita da dentro o fuori, il ben più temibile Messico di un allora giovane, ma già talento in forza all&#8217;Atletico Madrid, Hugo Sanchez.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Solo che ne El Salvador gioca un giocatore a tutti sconosciuto, ma che ben potrà essere poi inserito nella storia dei bravi e dannati del calcio mondiale, quel Jorge “Magico” Gonzalez, detto El mago, del quale parlo a parte.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Mancano dieci minuti alla fine e allo stadio di Tegugicalpa, in Messico, gli Dei, servendosi di un Mago, dipingono l&#8217;impensabile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Jorge “Magico”Gonzalez ruba palla nella sua metà campo, salta un avversario, resiste all&#8217;arrivo di un secondo, s&#8217;invola verso l&#8217;area messicana dove entra dopo averne saltati un altro paio, sferra un tiro che il portiere messicano ribatte ma non trattiene, con lo sconosciuto Hernandez che ribatte in rete e regala il sogno mondiale alla piccola nazione centro americana.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Il centrocampista del Salvador Miguel Diaz Arvelao racconterà di come come il Messico sottovalutò ampiamente la sua squadra, ritenendola una formazione di poco conto. </span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Per i messicani fu un colpo tremendo al punto tale che, nella follia tutta umana,a causa della sconfitta, alcuni tifosi messicani giunsero addirittura al suicidio!</span></span> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E che El Salvador fosse considerato poco più che alla stregua di una Cenerentola non invitata alla festa, lo dimostra il fatto che gli organizzatori del mondiale iberico sono talmente sicuri della qualificazione del paese di Quetzalcoatl e dei tuffi dalla scogliera di La Quebrada di Acapulco, che hanno già organizzato l&#8217;autobus con i colori nazionali personalizzati del Messico destinato al trasporto dall&#8217;aeroporto alla sede del ritiro.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Il Messico, in quel girone all&#8217;italiana a 6, non ne vince più, a El Salvador basta non perdere più.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Un intero paese, El Salvador naturalmente, è in festa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">La gente dimentica la guerra civile e i morti e elegge come suoi nuovi eroi nazionali la stella “Magico” Gonzalez, il mago che rende possibile i sogni, il suo personale “Che “ nel portierino appena diciottenne Luis Ricardo Guevara Mora, oppure quel Quinteros dalla capigliatura alla Pam Grier in Coffy.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Comunque sia in quel manipolo di ragazzini e meno giovani dalla faccia da indio e in casacche blu come il cielo sopra le foreste del paese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Che giocavano forse anche per quell&#8217;<span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, uno di quelli che denunciava pubblicamente il dilagante terrore di Stato, e che un anno prima, a novembre del 1980, era stato assassinato dai sicari del regime mentre diceva messa.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">E non è retorica questa, perché il difensore Francisco Jovel ricorderà bene quei tempi dove «<i>Se qualcuno di noi arrivava in ritardo agli allenamenti, era poiché aveva dovuto assistere un ferito abbandonato lungo la strada» .</i>Oppure il centrocampista Alfaro spiegherà come gli scontri cessassero non appena loro scendevano in campo, e per tale motivo, vincendo, sentivano di poter fare un autentico regalo al popolo in un momento così difficile.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">LA ZUCCA CHE NON DIVENTERA&#8217; MAI CALESSE</span></span></b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">E il popolo gli è riconoscente.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Il paese è poverissimo, i giocatori sono poco più che dei dilettanti rispetto al resto del mondo.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Così la nazione si auto tassa e permette di far partire i propri eroi alla volta della Spagna.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Per economizzare si sceglie un volo a tappe che li fa arrivare nella penisola iberica solo 72 ore prima della loro partita inaugurale.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">La Federcalcio locale riduce da ventidue a venti il numero di calciatori, infilandoci però qualche amico e qualche amante dei dirigenti in più.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Ad accoglierli un bus dipinto con i colori del Messico, bianco-rosso-verde, perché dopotutto Cenerentola non era minimamente attesa!</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Brutto segno, quei colori, e lo capiranno a breve il perchè i nostri eori.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Mancano i palloni per allenarsi, gli verranno prestati dagli ungheresi.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">La divisa è una sola, l&#8217;albergo è di infimo grado e vicino a un circolo di tiro al bersaglio, così che ogni mattina a quei ragazzi , che sembrano più turisti squattrinati che calciatori a un Mondiale di calcio, la sveglia è data da colpi di fucile che fa loro tanto ricordare l&#8217;orrore che hanno lasciato a casa.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Un orrore che si ferma, così come si fermavano nel 1978 le torture all&#8217;Esma, </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">l’officina meccanica che distava appena seicento metri dallo stadio Monumental di Buenos Aires, quando El Salvador scende in campo per la sua prima partita a quel Mondiale ( non la prima assoluta, perché El Salvador ha già partecipato a quelli messicani del 1970-già, il Messico, per i soliti corsi e ricorsi del calcio), il 15 giugno del 1982.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Siamo a Elche, l&#8217;avversario è quella Ungheria di Nylasi, Kiss e Fazekas, già troppa roba per i nostri simpatici eroi che si sono infilati in una festa senza invito.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">L&#8217;avversario ha quei stessi colori dell&#8217;autobus, bianco-rosso e verde, gli stessi colori del Messico.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Ma non è il Messico o, quanto meno, la favola di Cenerentola, per El Salvador, termina qui.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Il verdetto è impietoso: sono 10 goal subiti, la sconfitta, ad oggi, dal risultato più eclatante.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Gli ungheresi, così tanto generosi nel prestare quei palloni per allenarsi, si dimostrano impietosi in campo.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Così viene da sorridere quando si vede l&#8217;esultanza di un certo Luis Zapata, detto pomposamente “El Pelè” in patria, esultare al gol, il primo di El Salvador a un Mondiale, che fissa il risultato sul 1-5 in favore dei magiari.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">«Mi misi a correre e urlare, ero fuori di me dalla gioia perché quel gol era importantissimo per tutti i salvadoregni. Alcuni compagni mi vennero incontro dicendomi di stare zitto, di stare calmo per non far sì che gli ungheresi se la prendessero. Ma ormai era troppo tardi». </span></span></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Già, e lo capirà bene lo stesso Zapata quando nei venti minuti successivi gli ungheresi infilano altre cinque volte la porta del portiere bambino Mora.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Ma come, avranno pensato Nylasi e compagni, ti prestiamo i palloni, facciamo una tranquilla melina sul 5-0 e te per un golletto urli e corri come un pazzo, manco fossi Tardelli quasi un mese dopo, quasi a volerci prendere per il culo?</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Nel disastro generale vengono fuori le storie più assurde come quella del portiere di riserva che si rifiuta di sostituire il ragazzino Mora che però non vuole uscire.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Per la cronaca, quella maledetta partita tra El Salvador e Ungheria verrà rigiocata dagli stessi attori, oramai vecchie glorie, in campo ridotto, pancette aumentate e capelli bianchi, davanti a uno stadio gremito e un pubblico festante, nel 2007.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Finirà 2-2, Zapata segnerà altri due gol, sorriderà felice come allora.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Le partite con il Belgio (0-1) e l&#8217;Argentina del Pibe de Oro Maradona (0-2) servono solo in parte a cancellare l&#8217;onta di quella sconfitta.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Tre sconfitte, 13 goal subiti, uno solo fatto, zero punti come nel 1970 e il poco invidiabile record di aver sul groppone la sconfitta più sonora subita a un mondiale contrapposta al portiere più giovane della storia degli stessi, questa l&#8217;avventura di Cenerentola che è partita in una zucca che non si è mai trasformata calesse.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">E la scarpetta non l&#8217;ha persa semplicemente perché forse non l&#8217;ha mai posseduta, come quelle divise da calcio mai arrivate dall&#8217;Adidas, e nessun principe, come quello del Kuwait allo stesso mondiale, a corrergli dietro.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Anzi, ritorna a casa e trova la matrigna più incavolata che mai.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">UN MONDO SENZA EROI.</span></span></b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">La matrigna in questione è quello stesso popolo che li aveva eletti a eroi, che si era tassato per mandarli in Spagna, che in quei venti calciatori vedeva un riscatto sociale ancora lontano a divenire, una speranza flebile che la storia si può e deve riscrivere.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Che ne sanno, in un paese ammantato da anni nella violenza, della vergogna provata dai giocatori dopo quella maledetta giornata del 15 giugno 1982, di quei ragazzi che, scesi negli spogliatoi, dissimulavano le loro lacrime sotto il getto di una doccia, che maledivano ognuno di quei novanta minuti, rei di aver spazzato, senza pietà, quella gioia improvvisa, quel sogno diventato prima desiderio, poi realizzato in un percorso lungo un anno di gare e di cuori gettati oltre gli ostacoli.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">E che non ne sanno niente, di lacrime e vergogna, lo fanno capire ai nostri sventurati eroi già all&#8217;aeroporto dove, al ritorno, verranno loro rubati i bagagli.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Un clima ostile li accompagna, sono additati a simbolo della vergogna nazionale, qualcuno li vorrebbe addirittura impiccare, alcuni di questi ragazzi dalla faccia di indio e dai capelli alla Pam Grier devono lasciare il calcio perché diventati dei “paria” del pallone.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Altri come il giovanissimo portiere Mora, il “vero” colpevole secondo alcuni, addirittura vede restituirsi i dieci goal subiti al mondiale in 22 proiettili di mitra esplosi contro la sua auto.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Altre volte dovrà parare calci e pugni.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">«Dopo la qualificazione i salvadoregni volevano farmi un monumento, dopo i Mondiali invece volevano costruirmi una tomba»</span></span></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Fu così che Mora e compagni, coloro che giocavano per dare una gioia al loro popolo, capirono che gli eroi durano il tempo di una vittoria, ma non sopravvivono a una sconfitta.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Nemmeno nelle favole.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«Signor Tentenna non è motivo di </i><i>vergogna</i><i><b>/ </b></i><i>il non saper centrare alcun bersaglio»</i><br />
(Signor Tentenna &#8211; Carmen Consoli<i>)</i></span></span></p>
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		<title>LA REGOLA DEL 12° MINUTO</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jul 2019 06:00:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[urlo di Tardelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>11 luglio 1982. Il giorno di Italia-Germania. La Finale di Espana 82, quello che per me, a distanza di 37 anni e 9 edizioni, rimane il mondiale con il più alto tasso di valori tecnici presenti che io abbia visto. Per chi mi ha seguito nel precedente post sul 5 luglio 1982 e il magico &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2019/07/11/la-regola-del-12-minuto/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">LA REGOLA DEL 12° MINUTO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>11 luglio 1982.<br />
Il giorno di Italia-Germania.<br />
La Finale di Espana 82, quello che per me, a distanza di 37 anni e 9 edizioni, rimane il mondiale con il più alto tasso di valori tecnici presenti che io abbia visto.<span id="more-3889"></span></p>
<p>Per chi mi ha seguito nel precedente <a href="https://www.pensolibero.it/2019/07/05/god-save-5-july-1982/" target="_blank">post sul 5 luglio 1982 </a>e il magico pomeriggio del Sarrià, della tripletta di Pablito Davide al gigante Golia Brasile, sa che erano giornate di &#8220;fioretto&#8221; per la spiaggia (p.s., sono di Ischia e quindi il mare è fuori al mio portone) e di limonate (una fontanella dove attingere l&#8217;acqua e sciacquare gli unici due bicchieri, limoni trafugati al mio futuro suocero e una brocca, tutto qui l&#8217;occorrente per aprire una azienda da tredicenni) ai turisti.<br />
l&#8217;11 luglio 1982, il &#8220;fioretto&#8221; resiste però le limonate saltano.<br />
A chi cavolo vuoi venderle, dopotutto, se le vie sono già vuote nel primo pomeriggio?</p>
<p>Già, perché c&#8217;è qualcosa di magico nell&#8217;aria, oltre alla calura.<br />
Che sembra insopportabile come l&#8217;attesa.<br />
O forse lo è per via dell&#8217;attesa.<br />
Dal pomeriggio c&#8217;è un innaturale silenzio per un isola che vive di turismo, come se a mezzogiorno fosse stato chiamato un coprifuoco.</p>
<p>La sensazione, quell&#8217;aria sospesa, che stia per accadere qualcosa di eccezionalmente epico o tremendamente tragico.<br />
I turisti, la maggior parte tedeschi per l&#8217;appunto, rimangono rintanati negli alberghi.<br />
Nel corso degli anni, lavorando nel settore turistico, ho sempre provato a immaginare quella sorte di rivoluzione del popolo, accaduta a sua insaputa, di quel giorno.<br />
Il plebeo cameriere italico (perché allora di Salvini non c&#8217;era bisogno) e ischitano trova nel calcio la sua rivincita contro lo spocchioso turista alemanno.<br />
Al fischio finale sai quanti &#8220;Vafammocc a mammeta&#8221; (Vai a fare in bocca a tua madre [letteralmente vaffanculo]) saranno volati in quelle sale, cucine, portinerie e piani?<br />
E l&#8217;indomani ti servo, ma da Campione del Mondo mentre tu consumi la tua omelette a testa bassa.<br />
Vafammocc a mammeta n&#8217;ata vota&#8221;!<br />
La classe operaia va in paradiso, lassù in cielo, dove su un aereo Pertini sta giocando a carte con Bearzot, Dino e il Barone, con quella Coppa sul tavolo così meravigliosa che pare non vera se Martellini non te l&#8217;avesse detto tre volte.<br />
Torniamo alle strade vuote e ai preliminari di quel rito scaramantico.<br />
Gli isolani, quelli che non lavorano, fatto un veloce tuffo a mare, pronti a casa manco fosse una curva del Bernabeu, con sedia, poltrona, gelato e birra in frigo, assicurandosi che quella scatola magica, dalla quale abbiamo assistito alla cavalcata degli Azzurri, funzioni perfettamente, che la manopola (eh sì, perché allora molti di noi avevano ancora il tv con il cambio canale con un pulsantino da &#8220;sintonizzare&#8221;) sia al punto giusto.<br />
A casa mia, per quella magica sera, si ritrovano zii e cugini.<br />
Non fosse altro perché abbiamo la tv a colori.<br />
Un gentile omaggio di mia zia Giuseppina, sorella di mio padre, che a marzo era andata in pensione dalla fu SIP, e con i soldi della liquidazione ci regalò quell&#8217;apparecchio che da magico divenne reale.<br />
Che bello vedere Jonathan &#8220;Jon&#8221; Baker e Francis Llewellyn &#8220;Ponch&#8221; Poncharello, i miei eroi della serie tv &#8220;CHIPS&#8221; a colori.<br />
E vuoi mettere i colori delle magliette delle nazionali?<br />
E, diciamocela tutta, la Carmen Russo era bona anche in bianco e nero, ma a colori beh&#8230;<br />
Torniamo a quell&#8217;11 luglio, a quella tv a colori in quella cucina che non è, per una volta, regno delle donne.<br />
C&#8217;è un tavolo al quale sono seduti i nostri genitori, sul quale pesche nel vino, birre, ceneriera, sigarette e accendini sono in bellicosa mostra.<br />
Io ho la mia sedia a sdraio in tela, sulla quale ho assistito a tutte le partite.<br />
I miei cugini al mio fianco.<br />
Inizia la finale, la Partita.<br />
Non c&#8217;è Antognoni, infortunato, al suo posto Beppe Bergomi con i suoi 18 anni e quei baffi che lo fanno sembrare più grande.<br />
Tanto grande che Kalle Rumenigge, anche per via di una condizione fisica precaria, ne avrà timore e non toccherà palla.</p>
<p>E c&#8217;è Oriali che in quella partita le prende (risulterà alla fine della partita come il giocatore che ha subito più falli) e le da senza sosta: una vita da mediano.<br />
Dopo pochi minuti va fuori spalla anche Ciccio Graziani, dentro Spillo Altobelli.<br />
Le imprecazioni già bucano la coltre di fumo che aleggia nella cucina di casa nostra.<br />
Ma c&#8217;è, come in una storia magica, un folletto che imperversa sulle fasce.<br />
E, come in una storia magica, c&#8217;è un orco cattivo che vuole fermarlo.<br />
È il 23° minuto.<br />
Lancio di Altobelli, il folletto Conti entra in aerea, l&#8217;orco cattivo Briegel lo atterra.<br />
È rigore!<br />
Urla di gioia, imprecazioni contro quell&#8217;armadio a due ante di tedesco, il timore che il nostro miglior giocatore non possa riprendere, l&#8217;attesa per capire chi calcia il penalty.<br />
Tutti validi motivi, per i nostri genitori, per accendersi una sigaretta.<br />
La coltre di fumo aumenta, tu temi che possa offuscare la vista a Cabrini che è deputato a batterlo, il rigore.<br />
E, infatti, il bell&#8217;Antonio lo sbaglia.</p>
<p>Schumacher è spiazzato ma anche la palla che si avvia mesta sul fondo.<br />
Urla di gioia, imprecazioni contro &#8220;stu strunz juventin&#8221;, la paura che un magico sortilegio si sia spezzato.<br />
Tutti motivi, per i nostri genitori, di spegnere con rabbia la sigaretta che hanno fra le dita.<br />
Per poi riaccenderne subito un&#8217;altra.<br />
Si va al riposo, i giocatori scendono negli spogliatoi; noi giusto il tempo, per chi ne ha bisogno, di urinare e poi ognuno al suo posto.<br />
Ricomincia la partita.<br />
E con essa speranze e paure.<br />
Non sai che si è appena messa in moto, come in una storia magica, la regola del 12° minuto.</p>
<p>Appena 12 minuti infatti, il 57° per l&#8217;esattezza, e capisci che le uniche paure sono di morire, tra venti o trent&#8217;anni, di cancro al polmone per quella nebbia di tabacco, come effettivamente sarà per un mio zio presente quella sera.<br />
Cross di Gentile (anche lui con i baffi che lo fanno cattivo, ma lo è davvero, chiedere alle magliette di Zico e Maradona) in area crucca, non ci sono tante telecamere come oggi e non riesci a capire se la palla entra dentro perché colpita da Rossi, Cabrini o un&#8217;autorete.<br />
Ma che ti frega!<br />
Comunque è Pablito, e chi se non altri?<br />
Duplice effetto, Italia in vantaggio e sospensione di sigarette.<br />
Si brinda a birra.<br />
Il tempo di scolarla, ancora 12 minuti, e Rossi ruba palla fuori all&#8221;area azzurra, la porge a Scirea che avanza e la smista a Conti, ora di fronte all&#8217;area crucca.<br />
Marazico irride un avversario, la porge a Pablito che la smista a Scirea sul lato corto dell&#8217;area tedesca.<br />
Tacco per Bergomi, di nuovo a Scirea che la passa, velo di Bergomi, dietro a Tardelli.<br />
Che sbaglia lo stop.</p>
<p>Ma nemmeno il tempo di imprecare hai che staffila Schumacher!<br />
È un azione da calcio totale.</p>
<p>Palla rubata da un tuo attaccante nella tua metà campo, rifinita da due tuoi difensori nell&#8217;aerea avversaria, conclusa da un centrocampista tuo!<br />
Un delirio totale.<br />
È il 69° minuto.</p>
<p>La regola del 12° minuto, ancora una volta.<br />
E all&#8217;urlo di Tardelli, diventato per una notte (o forse per sempre) più famoso di quello di Munch, si associano le nostre di urla.<br />
La brocca con le pesche nel vino saltella sul tavolo come Pertini sulle tribune del Bernabeu, alla faccia dell&#8217; aplomb istituzionale.<br />
Pesche e presidente, entrambi barcollano ma non crollano.<br />
Fa caldo, vuoi per il tempo, vuoi per quella cucina diventata troppo piccola e troppo affumicata, vuoi per le emozioni e per la gioia.<br />
Aspettiamo che si compia il rito del 12° minuto.</p>
<p>Puntuale.<br />
81° minuto, l&#8217;orco Briegel cade come in catalessi nella nostra area invocando chissà che cosa (&#8220;Aizat, sciem!&#8221;), Gentile la recupera e la passa a Conti che si invola sulla fascia.<br />
Alza la testa e vede Spillo Altobelli.<br />
Il resto è gioia, gioia, gioia, solo benedetta gioia, parafrasando avrebbe cantato Franco Califano.</p>
<p>Si grida, ci si abbraccia, in quella cucina ognuno di noi ha un altro padre e ogni padre ha un altro figlio e siamo tutti fratelli.</p>
<p>E Pertini, che fa cenno di no sorridente sulle tribune, è il nonno di tutti noi.</p>
<p>Nemmeno il goal del maoista Breitner, offerto come “cadeau” alla nostra infinita felicità per gentile concessione, può oramai preoccuparci.</p>
<p>Si contano i minuti, con gli azzurri che si permettono il torello in faccia ai cattivissimi tedeschi, con Stielike sull&#8217;orlo di una crisi di nervi.</p>
<p>C&#8217;è il tempo per la passerella in campo del Barone Causio e per sapere che, con la vittoria del Mondiale 1982, “zio” Bergomi, a 18 anni, è il più giovane calciatore italiano ad aver vinto la rassegna iridata, nonché il secondo più giovane in assoluto dopo un certo Pelè.</p>
<p>&#8216;Sti cazzi!</p>
<p>Poi ci pensano i tre fischi di Coelho e, soprattutto, il triplice grido di Martellini “Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo” a farci capire che no, quello non è un sogno.</p>
<p>E, magari, se non fossimo presi dalla gioia collettiva in quella piccola cucina, avremmo potuto ascoltare dagli alberghi, ristoranti e bar della nostra isola, levarsi il triplice grido &#8220;Vafammocc a mammeta, Vafammocc a mammeta, Vafammocc a mammeta&#8221;.</p>
<p>Assalto finale alle pesche, le ultime birre che scompaiono, il gelato in frigo per noi piccoli e poi via.</p>
<p>Ora ci aspettano i caroselli in auto, una notte di follia e gioia che non vorremmo finisse mai, una ubriacatura collettiva di lacrime.</p>
<p>Di gioia, per una volta.</p>
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