<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>PensoLibero.it &#187; calcio</title>
	<atom:link href="https://www.pensolibero.it/tag/calcio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pensolibero.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 10 May 2026 16:46:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=4.2.2</generator>
	<item>
		<title>LUDO COECK, CAMPIONE ANCHE DI SFORTUNA</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2020/06/04/ludo-coek-un-campione-anche-di-sfortuna/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2020/06/04/ludo-coek-un-campione-anche-di-sfortuna/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 21:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Ludo Coeck]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=2906</guid>
		<description><![CDATA[<p>ECCEZIONI E REGOLE «Una maledetta sfortuna!» Sammarzano acconsentì col capo. «Giusto! Sfortuna! Ma sai come si elimina la sfortuna, ragazzo?» «Penso..» Non mi fece terminare la frase. «Allenamento ed esperienza! Ecco cosa ci vuole per combattere la sfortuna. Diventa padrone di entrambi e diverrai imbattibile. Vero ragazzi?» Questo dialogo, inerente alla sfortuna, viene da me &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/04/ludo-coek-un-campione-anche-di-sfortuna/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">LUDO COECK, CAMPIONE ANCHE DI SFORTUNA</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/06/04/ludo-coek-un-campione-anche-di-sfortuna/">LUDO COECK, CAMPIONE ANCHE DI SFORTUNA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>ECCEZIONI E REGOLE</b><em><br />
«Una maledetta sfortuna!»<br />
Sammarzano acconsentì col capo.<br />
«Giusto! Sfortuna! Ma sai come si elimina la sfortuna, ragazzo?»<br />
«Penso..»<br />
Non mi fece terminare la frase.<br />
«Allenamento ed esperienza! Ecco cosa ci vuole per combattere la<br />
sfortuna. Diventa padrone di entrambi e diverrai imbattibile. Vero<br />
ragazzi?» </em></p>
<p>Questo dialogo, inerente alla sfortuna, viene da me citato nell&#8217;unica volta che mi sono cimentato in un romanzo, nato per una scommessa.<span id="more-2906"></span></p>
<p>Fondamentalmente ci credo, nell&#8217;asserzione in sè.</p>
<p>Come ogni cosa, però, sono le eccezioni, rare ma presenti, a definire la regola.</p>
<p>Una delle eccezioni, nel mondo del calcio, è Ludo Coeck.</p>
<p>Qualcuno lo potrebbe definire una meteora, visto il suo passaggio in Italia, alla stregua di un Luis Silvio o un Eneas, di un Neumann tanto quanto un Dieter Mirnegg o un Viorel Nastase, giocatori entrati nella leggenda per altri motivi, transitati in Italia in quegli inizi anni&#8217;80.</p>
<p>Ludo Coeck non fa parte di questa categoria, ance se la sua storia calcistica italiana sembrerebbe dirlo.</p>
<p>Ludo Coeck campione lo è, per davvero.<em><br />
</em></p>
<p><strong>LUDO “BOOM BOOM” COECK</strong></p>
<p><strong> “</strong><strong><i>T</i></strong><em><i>utti noi abbiamo sfortuna e fortuna. L’uomo che insiste e che continua ad andare avanti nonostante la sfortuna, è l’uomo che, quando arriva la buona fortuna, è pronto a riceverla”.</i></em> (Robert Collier, saggista Usa 1885-1950).</p>
<p>Ludo ha avuto la sua dose di fortuna: bello, bravo, giovane star affermatasi in un mondo dorato, quello del calcio.</p>
<p>Quello che non sa, forse, è che c&#8217;è un prezzo da pagare, un tributo che la sorte verrà a riscuotere nei suoi confronti nei momenti topici della sua carriera.</p>
<p>Una carriera che definire fulminante è dir poco<strong>.</strong></p>
<p>Infatti Ludo è, senza dubbio, uno dei maggiori talenti del calcio belga, tanto che l’album della Panini di Argentina ’78, seppur in giovanissima età (allora era 23enne essendo del ’55) lo omaggiò nella sezione delle stelle che non avrebbero partecipato a quel mondiale.</p>
<p>Dopotutto Ludo, nella nazionale belga, ha esordito ad appena 19 anni, dopo ad aver esordito ad appena 17 anni nell&#8217;Anderlecht diventandone subito un punto fermo.</p>
<p>Con il club bianco malva belga, Coeck vince tutto quello che è umanamente possibile per un club di quella portata:2 campionati, 3 coppe del Belgio, 2 volte la coppa delle Coppe , una volta la Coppa Uefa e due supercoppe europee</p>
<p>Centrocampista centrale, soprannominato <em>Boom Boom</em> per la sua capacità di scagliare tiri potentissimi, aveva nella visione di gioco e nelle capacità tecniche i suoi punti di forza.</p>
<p>Dal sinistro partivano autentiche bordate, come se ne poté accorgere tutto il mondo nel mondiale dell’82, in Spagna, dove la sua vittima fu il povero portiere del El Salvador, fulminato da un tiro da 40 metri.</p>
<p>Ludo però non è solo tiro da fuori, è un concentrato di sagacia tattica, abnegazione a corredo di una classe cristallina.</p>
<p>Il tutto gli permette persino di giocare in marcatura in prima battuta su un certo Diego Armando Maradona, nella partita inaugurale del mondiale spagnolo, annullandolo e portando a casa una inaspettata vittoria del suo Belgio sui campeones argentini.</p>
<p>Quella del mundial spagnolo rimane l&#8217;unica sua grande vetrina, in una carriera che, prima e dopo di esso, sarà costellata da un incredibile serie di infortuni che lo toglie dai palcoscenici nei momenti culminanti.</p>
<p>Nessuno ci fa caso all&#8217;inizio, perché Ludo è giovane, forte e bravo da morire e ha tutta una carriera davanti se.</p>
<p>E così pazienza se non è tra i protagonisti dell&#8217;europeo del 1980 in Italia, quello dell&#8217;anno del calcio scommesse che ci priverà di Pablito Rossi e Bruno Giordano.</p>
<p>Ludo incomincia a pagare il suo debito,c con un fato troppo favorevole all&#8217;inizio, e così un grave infortunio lo fa fuori dalla kermesse europea, dove il suo Belgio arriva a contendere il titolo alla Germania di Rumenigge, Schuster e Kaltz.</p>
<p>Chissà come sarebbe andata con lui in campo.</p>
<p>Intanto Coeck inaugura la lunga serie di interventi chirurgici, 6 per la precisione, tra ginocchio, caviglia, anca e piede, della sua carriera.</p>
<p><b>IN ITALIA</b></p>
<p>Nell&#8217;estate del 1983 l&#8217;Inter sembra a un passo dal portare in nerazzurro Paulo Roberto Falcào, il Divino, l&#8217;Ottavo Re di Roma, fresco campione d&#8217;Italia con la squadra giallorossa.</p>
<p>Incomprensioni con Viola sull&#8217;ingaggio fanno sembrare possibile il tesseramento dell&#8217;asso brasiliano da parte di Sandro Mazzola che ha speso tutta la sua credibilità, da dirigente nerazzurro, in quest&#8217;operazione.</p>
<p>“Baffo”, però, non ha considerato la variante in corso d&#8217;opera: Giulio Andreotti.</p>
<p>Il noto politico italiano, tifosissimo della Magica, interviene a piedi uniti sulla questione e alla fine Falcào, spuntato un nuovo ricchissimo contratto, finisce col rimanere a Roma.</p>
<p>Forse un segno del destino, per Ludo Coeck, di quelle che ti cambiano per sempre la vita.</p>
<p>In negativo, nel caso del riccioluto e biondo centrocampista belga.<br />
Coeck sembra a un passo dal Milan, ma Mazzola, ancora scosso dallo smacco di Andreotti su Falcào, non ci pensa due volte e si fionda sul centrocampista dell&#8217;Anderlecht, fresco vincitore della Coppa Uefa.</p>
<p>Ludo, che è sicuramente un gran professionista, si presenta a Milano, osannato dai tifosi della Beneamata, e stupisce tutti con la sua padronanza dell&#8217;italiano, oltre che di altre sei lingue.</p>
<p>Sembra un matrimonio da favola, Ludo che prende le redini dell&#8217;Inter e ne diventa il leader come lo è stato nell&#8217;Anderlecht.</p>
<p>I tifosi sognano la sua classe in mezzo al campo, le sue bordate, quel giocare a testa alta che ti fa tanto somigliare al Falcào che ti ha ripudiato, e con il quale il belga condivide i riccioli biondi e i piedi vellutati.</p>
<p>C&#8217;è quanto basta per non farlo rimpiangere, di questo ne sono certi i tifosi, il presidente Fraizzoli e l&#8217;allenatore Radice.</p>
<p><strong>«</strong><strong><i>U</i></strong><em><i>n</i></em><em> fiore d’esile stelo, una favola inquietante, fugace e fragile velo, il respiro di un istante che scomparirà nel cielo”. (</em>Luna fortuna-Francesco Guccini).</p>
<p>L&#8217;avesse scritta 10 anni prima, Guccini, questa canzone, forse all&#8217;Inter sarebbero stati messi sull&#8217;avviso del tragico destino, vorace squalo riscossore, che da lì a poco sarebbe piombato,sul campione belga.</p>
<p>Pronti, partenza e via e Ludo rimane fermo al palo.</p>
<p>Una incredibile sequela di infortuni lo toglie di mezzo per tutta la stagione, dove alla fine farà solo una decina di presenze in campionato.</p>
<p>Si parte con uno stiramento muscolare in un&#8217;amichevole pre campionato col Livorno, poi una distorsione alla caviglia in coppa Italia col Parma.</p>
<p>Come se non bastasse, a ottobre contro l&#8217;Udinese rimedia una botta al costato a campionato appena iniziato.</p>
<p>E siccome un noto detto recita che la fortuna è cieca ma che la sfortuna ci vede benissimo, eccoa arrivare il nostro Ludo al 9 novembre 1983 quando, con la nazionale, in un match di qualificazione a Euro &#8217;84 contro la Svizzera, rimedia un brutto infortunio alla caviglia.</p>
<p>E&#8217; il colpo di grazia.</p>
<p>Riflettendoci, quell&#8217;estate del 1983, con la Roma campione d&#8217;Italia e Falcào vicino all&#8217;Inter, l&#8217;intervento di Andreotti e Ludo a Milano sponda nerazzurra è un vorticoso incrocio di destini.</p>
<p>Ludo e Paulo termineranno quell&#8217;annata con comuni tribolazioni e polemiche (infortuni per il primo, il rigore non tirato in finale col Liverpool per il secondo) e l&#8217;anno seguente sarà ancora peggio, spazzati via entrambi definitivamente dal calcio italiano.</p>
<p>E&#8217; come se in quell&#8217;incrocio tragico di quell&#8217;estate di calciomercato la sfortuna, in agguato sul belga, avesse voluto punire, come ignaro co protagonista, anche il brasiliano, reo di aver dato vita a questa variante in corso del destino.</p>
<p>Forse è nel destino, visto come era andata già nell&#8217;Europeo del 1980, che l&#8217; Italia non sia benefica a Ludo.</p>
<p>Comunque sia, Ludo recupera appena in tempo per partecipare agli Europei in Francia del 1984.</p>
<p>Una disastrosa esperienza per il Belgio dove il suo campione deve accontentarsi di due spezzoni di partita.</p>
<p>Troppo poco perché l&#8217;Inter possa ancora credere in lui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>UN AMARO FINALE</b></p>
<p>L&#8217;Inter intanto ha scelto Brady e Rumenigge come stranieri, e Ludo deve trovare una sistemazione. Con la speranza che torni ad essere un giocatore di calcio, piuttosto che un cliente fisso dell&#8217;infermeria.</p>
<p>L&#8217;Inter lo cede così all&#8217;Ascoli, e solo Dio sa se i tifosi dell&#8217;Ascoli non lo aspettino a braccia aperte, tanto da portarlo in processione come il santo patronale nel giorno di celebrazione.</p>
<p>Meno convinto è Costantino Rozzi, che dell&#8217;Ascoli Calcio è presidente, e che della scaramanzia ne ha fatto un valore aggiunto, insieme alla capacità manageriale che permette all&#8217;Ascoli da anni di resistere, come provinciale, in serie A.</p>
<p>E così l&#8217;uomo dai riti scaramantici, dai calzini rossi portafortuna, da indossare sempre durante le partite del Picchio ascolano, ai “lupini” mangiati in panchina, passando da balzo della pedana di salto in lungo e finendo alla porta degli spogliatoi sbattuta con forza dopo il saluto pre partita ai suoi giocatori, fiuta che nell&#8217;aria intorno al campione belga c&#8217;è qualcosa che non va.</p>
<p>Oppure è semplicemente senso degli affari di uno scafato imprenditore.</p>
<p>Fatto sta che il ruspante Rozzi ha preteso di inserire una clausola nel contratto; potrà rimandare indietro il belga se non risulterà perfettamente sano.</p>
<p>Detto fatto, ecco che a Ludo riscontrano una malformazione all’anca.</p>
<p>Il suo campionato non inizia nemmeno che è già sotto i ferri in Belgio.</p>
<p>Nel frattempo il brasiliano Falcào, reduce da appena 4 partite con i giallorossi causa infortunio, vede rescindere, unilateralmente, il suo contratto da Dino Viola, il presidentissimo giallorosso.</p>
<p>Operazioni chirurgiche e carte bollate, visite fiscali e polemiche sanciranno la fine di quel contratto firmato a forza e che aveva allontanato Falcào dall&#8217;Inter e portato Ludo a Milano.</p>
<p>Il destino pretende a forza l&#8217;ennesima gabella da pagare al povero calciatore belga.</p>
<p>E che nel caso che di Coeck il destino non sia solo un normale esattore ma un vorace usuraio, lo dimostra il fatto che,s e così non fosse, le parole di Collier<em> « </em><em><i>l’uomo che insiste e che continua ad andare avanti nonostante la sfortuna, è l’uomo che, quando arriva la buona fortuna, è pronto a riceverla»</i></em> troverebbero un&#8217;applicazione nella forza d&#8217;animo di Coeck.</p>
<p>Che supera anche questa, torna ad allenarsi, sembra trovare l&#8217;ennesima speranza in un piccolo club belga che gli da fiducia al di là di operazioni, cadute, recuperi, calzini rossi e contratti stracciati da Divini.</p>
<p>L&#8217;ultima gabella da pagare al destino, per un giocatore troppo precoce nell&#8217;accendere la sua stella e altrettanto nella spegnerla, si dipana fra uno studio televisivo, dove Ludo va a raccontare la sua storia degli ultimi anni, quella di sofferenza e dolore, e una maledetta strada che lo aspetta per stritolare la sua vita tra un camion e un altra auto.</p>
<p>Trauma cranico, emorragia celebrale, spappolamento del fegato: le sue condizioni sono disperate da subito e a nulla serve il trasporto in ospedale ad Anversa.</p>
<p>Stavolta non si torna indietro, non ci sono più montagne da scalare, ma solo abissi ad accoglierti.</p>
<p>E&#8217; il 9 ottobre 1985, il giorno del mio 17° compleanno, io che ho amato alla pazzia Falcào anche quando mi stava tradendo con l&#8217; Inter e ho amato, da appassionato di calcio, il Ludo Coeck dell&#8217;Anderlecht , del mundial spagnolo, quando il campione belga muore all&#8217;età di 30 anni.</p>
<p>Con quell&#8217;ultima gabella da pagare al fato se ne va un campione del calcio, ma sopratutto un ragazzo gentile e intelligente, comunque dignitoso, che ha cercato di combattere il destino avverso facendo suo quel consiglio<em>&#8211; «a</em><em>llenamento ed esperienza! Ecco cosa ci vuole per combattere la<br />
sfortuna. Diventa padrone di entrambi e diverrai imbattibile.»- </em>che io cito, anni dopo, nel mio romanzo nato per scherzo.</p>
<p>E che in Ludo, e purtroppo non è uno scherzo, trova una tragica eccezione che conferma la regola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/06/04/ludo-coek-un-campione-anche-di-sfortuna/">LUDO COECK, CAMPIONE ANCHE DI SFORTUNA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2020/06/04/ludo-coek-un-campione-anche-di-sfortuna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL MIO CALCIO ERA POESIA</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2020/05/24/il-mio-calcio-era-poesia/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2020/05/24/il-mio-calcio-era-poesia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=3963</guid>
		<description><![CDATA[<p>Tempi duri, per tutti e tutto, quelli del Covid 19. Figurarsi per il calcio. Laddove si sia ricominciato a giocare, cercare della  normalità, in quella rappresentazione tra il grottesco e la farsa ipocrita, è impresa da Howard Carter, l&#8217;uomo che scoprì la tomba di Tutankhamon. Calciatori che non si possono stringere la  mano o esultare &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/05/24/il-mio-calcio-era-poesia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">IL MIO CALCIO ERA POESIA</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/05/24/il-mio-calcio-era-poesia/">IL MIO CALCIO ERA POESIA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tempi duri, per tutti e tutto, quelli del Covid 19.<br />
Figurarsi per il calcio.<br />
Laddove si sia ricominciato a giocare, cercare della  normalità, in quella rappresentazione tra il grottesco e la farsa ipocrita, è impresa da Howard Carter, l&#8217;uomo che scoprì la tomba di Tutankhamon.<span id="more-3963"></span><br />
Calciatori che non si possono stringere la  mano o esultare per un gol se non mantenendo  la distanza , nessuna protesta con l&#8217;arbitro.<br />
Salvo poi prendersi a calci, abbracci e gomitate in area per difendere la propria porta, tackle a metà campo per intercettare l&#8217;avversario, corrersi dietro spalla a spalla  in un fantastico connubio di sudore e e fiato condivisi.<br />
Oppure la fantastica idea di sostituire i tifosi con cartonati e i cori da stadio ( pure il classico &#8220;arbitro cornuto&#8221;?) con registrazioni.</p>
<p>Questo, per me non è calcio, è un semplice business.<br />
E questa considerazione nasce da un malessere mio personale  pre Covid, dove il soldo da tempo soverchia la passione, il colore delle banconote quelle delle maglie (ce ne sono alcune orrende, cromaticamente e per r tradizione).</p>
<p>Io sono abituato ad un altro calcio, mi dispiace.<br />
Un calcio che conservava ancora una poesia, la capacità di essere un sogno a occhi aperti.<br />
Un rituale magico che si esplicava domenicalmente con i suoi attori: presidenti, allenatori, giocatori, giornalisti e tifosi.</p>
<p>IL MIO CALCIO ERA POESIA</p>
<p>Era quello delle radioline la domenica sintonizzate tutte allo stesso orario, con l&#8217;eccitazione dei radiocronisti che si interrompevano a vicenda («Scusa Ciotti, scusa Ameri») per un gol o un rigore e te che aspettavi, trepidante, quei pochi secondi che ti dividevano dal capire se era una gioia o una delusione.<!--more--></p>
<p>Era il calcio dove aspettavi “90° minuto” per vedere i gol, l&#8217;eleganza di Paolo Valenti nel parlare di calcio, l&#8217;arguta ironia di Beppe Viola, Tonino Carino che aveva la mobilità del robot di Guerre Stellari C-3PO, Luigi Necco che subì un attentato prima di una partita.</p>
<p>Era il calcio dove le discussioni sui presunti torti arbitrali iniziavano al domenica sera con la moviola di Sassi e finivano allo spegnere delle luci in studio.</p>
<p>Lontano da diritti tv e spezzettamenti vari per i quali oggi devi avere una guida tv per capire dove, come e quando gioca la tua squadra.</p>
<p>Il mio calcio era poesia.</p>
<p>Era quello dei presidenti che si propiziavano la fortuna spargendo sale sul campo (Anconetani, Pisa) o indossando calzini rossi (Rozzi, Ascoli).</p>
<p>Presidenti (Sibilia, Avellino) che il giorno nel quale un Beniamino Vignola reclamò un premio salvezza, ti assestavano un ceffone perché «<em>Non vi pago per non retrocedere»</em>.</p>
<p>Presidenti (Boniperti e Viola) che si regalavano righelli d&#8217;oro e battute al vetriolo per un gol di Turone.</p>
<p>Presidenti (Massimino, Catania) che non conoscevano il latino e volevano acquistare «amalgama» oppure «<em>Quel portiere non ha niente di paranormale: è un portiere che para normale»</em></p>
<p>Il mio calcio era poesia.</p>
<p>Era il calcio delle formazioni sciorinate a memoria («Zoff, Gentile, Cabrini&#8230;.» che fosse la Juve o la Nazionale era uguale, ma valeva anche per le altre squadre) perché legato a valori non solo commerciali da sliding doors, ma di appartenenza.</p>
<p>Il mio calcio era quello dei giocatori legati a una maglia, a scelte di vita oltre il guadagno e la gloria, dove un lombardo può diventare sardo fino al midollo oppure romanista a vita.</p>
<p>Perché amavi giocatori al di là dei colori indossati e piangevi per un Re Cecconi, Curi o Scirea perché erano i tuoi supereroi della domenica, ma uomini normalissimi per il resto della settimana.</p>
<p>Il mio calcio permettava di sognare un Diego Armando Maradona al Napoli e Zico all&#8217;Udinese</p>
<p>Il mio calcio era poesia.</p>
<p>Perchè in campo aveva allenatori che erano prima padri di famiglia, educatori piuttosto che spot pubblicitari di se stessi.</p>
<p>Ma sopratutto uomini semplici, con manie e debolezze tutte umane.</p>
<p>Liedholm con le sue proverbiali iperbole ( da «Strukelj è più forte jogadore di mondo» a «Gli schemi sono belli in allenamento: senza avversari riescono tutti») accompagnate anche da riti scaramantici.</p>
<p>I fischi di Trapattoni e gli improperi di Bersellini, le dita ingiallite dal fumo del Petisso Pesaola, la pipa di Bearzot</p>
<p>Il mio calcio era poesia.</p>
<p>Perche legato a simboli come i numeri di maglia dall&#8217;1 all&#8217;11 (e l&#8217;8 di un portiere, Jongbloed o il 14 di un fuoriclasse, Cruiyff, erano le eccezioni che rendevano bella la regola).</p>
<p>Era legato a colori (belli, vivi, tradizionali e non coperti da una marea di scritte pubblicitarie) come quelle delle maglie delle squadre o, persino, degli arbitri, sempre nere con quel blu ai calzettoni che te li identificavano come autorità in campo e non come tristi corvi.</p>
<p>Era legato a parole e vocaboli, dove le gli esterni alti si chiamavano ali, quelli bassi terzini, le ripartenze contropiedi, la palla era «passata» e mi andava bene anche la parola «catenaccio» che evocava eroiche resistenze a fortini assediati piuttosto che Federico Moccia e lampioni.</p>
<p>Il mio calcio era poesia.</p>
<p>Perché gli stadi erano gremiti, ritrovo domenicale di famiglie, luoghi dove rinfrancarsi da una settimana in fabbrica, le curve erano colorate e non arrabbiate, gli sfottò semplici e ironici e non scudi di odio.</p>
<p>Perché i Vincenzo Paparelli erano, purtroppo,  ancora una tragica casualità piuttosto che un eventuale probabilità e non avevi bisogno di essere schedato per entrarvi</p>
<p>Il mio calcio era poesia.</p>
<p>Perché, in fin dei conti, mi ha regalato anche questa profonda nostalgia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/05/24/il-mio-calcio-era-poesia/">IL MIO CALCIO ERA POESIA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2020/05/24/il-mio-calcio-era-poesia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ANTONIO JULIANO, L&#8217;UOMO E IL CALCIATORE</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 21:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Juliano]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=4271</guid>
		<description><![CDATA[<p>L&#8217;UOMO OLTRE IL CALCIATORE «Uno che mi piaceva moltissimo era Antonio Juliano, Totonno. Un tipo tosto, persona autentica, con un temperamento da condottiero. Giocava un calcio concreto, senza concedere spazio alla teatralità. Un &#8220;napoletano atipico&#8221;, lo hanno definito, perché era il contrario dello stereotipo partenopeo.» (Dino Zoff) Antonio Juliano, detto “Totonno” con 505 gare giocate &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">ANTONIO JULIANO, L&#8217;UOMO E IL CALCIATORE</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/">ANTONIO JULIANO, L&#8217;UOMO E IL CALCIATORE</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;UOMO OLTRE IL CALCIATORE</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«<i>Uno che mi piaceva moltissimo era Antonio Juliano, Totonno. Un tipo tosto, persona autentica, con un temperamento da condottiero. Giocava un calcio concreto, senza concedere spazio alla teatralità. Un &#8220;napoletano atipico&#8221;, lo hanno definito, perché era il contrario dello stereotipo partenopeo.»</i> (Dino Zoff)</span></span><span id="more-4271"></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/index11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4266" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/index11.jpg" alt="index" width="192" height="263" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Antonio Juliano, detto “Totonno” con 505 gare giocate in tutte le competizioni, è il terzo calciatore con più presenze nella storia del Napoli, meglio di lui solo Marek Hamsik (520) e Giuseppe Bruscolotti (511). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Per il centrocampista napoletano 17 stagioni in azzurro, di cui 12 da capitano, condite da 38 reti, dalla vittoria di due Coppe Italia, una Coppa delle Alpi e una Coppa di Lega Italo-Inglese. </span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Antonio_Juliano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4268" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Antonio_Juliano-224x300.jpg" alt="Antonio_Juliano" width="224" height="300" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Una bandiera, di quelle che non si ammainano mai.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Persona dallo spessore umano che va oltre alla bravura da calciatore, poco reclamizzato perché fuori dai palcoscenici dei grandi club e in un epoca dove primeggiavano, anche mediaticamente, Rivera e Mazzola, Bulgarelli e De Sisti in quel ruolo nel quale, comunque, Juliano non era secondo nessuno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Forse stimato dai napoletani, forse non amato alla stessa maniera.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Forse perché il segreto è tutto in una descrizione che fece di lui il giornalista Antonio Ghirelli:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000080;">« </span><span style="color: #000000;"><i>Juliano fa parte di quella razza di Napoletani atipici ai quali fa difetto la fantasia e la genialità, ma solo perché fanno della serietà, della lealtà e del senso del sacrificio il loro stile di vita; è per questo che ha avuto e continuerà ad avere sempre tutta la mia stima»</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Totonno è fatto della pasta di chi nasce nel periodo della guerra (1943) sotto le bombe e vive il difficile momento post bellico, dove era da ricostruire tutto un paese.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Cresce nel rispetto delle regole e di legami solidi che sono stati la base di molte famiglie napoletane, quelle del ceto umile, nel dopoguerra. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Tempi di povertà e miseria ma anche di grande dignità, Totonno aiuta il padre nella salumeria di famiglia.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Napoli_1972-1973.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4270" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Napoli_1972-1973-300x163.jpg" alt="Napoli_1972-1973" width="300" height="163" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Sono tempi di sacrifici e lui lo capisce presto.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>San Giovanni è stata una scuola di vita. Lì ho capito che cos’erano i sacrifici. Eravamo tre figli, io e due sorelle. Non ricordo che ci mancasse qualcosa. Il perché l’ho capito dopo. Non ricordo di avere visto mai mio padre e mia madre andare al cinema. La casa, i figli, il lavoro, questa era la loro vita»</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E intanto prende a calci il pallone, fino a farsi notare e non solo per l&#8217;edicola votiva alla Madonna, in quel quartiere San Giovanni a Teduccio, continuamente frantumata.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Andammo via dal quartiere dopo un mare di quattrini che i miei pagarono per riparare l’edicola. Giocare a pallone riempiva il cuore e dava la speranza di sottrarsi a un futuro mediocre</i></span><span style="color: #000000;">»</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Totonno arriva al Napoli nel 1962 e vive tutta la susseguente storia del club partenopeo fino al 1978.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è quando il Napoli vince la prima Coppa Italia, nella retrocessione in B e nella risalita in A, nella seconda Coppa Italia nel 1976, nello scudetto mancato per un soffio con Vinicio in panchina.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Anzi, è la storia del club, ne diventa il capitano, l&#8217;uomo da seguire per l&#8217;esempio che da, dentro e fuori al campo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Difende i compagni, dei quali reclama i diritti e per questo non esista a scendere in polemiche con presidenti del calibro di Fiore o Ferlaino.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Difende tutte le maestranze, dai massaggiatori ai custodi , dal tagliaerbe al manutentore, affinché non siano esclusi dai benefici economici destinati alla squadra. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Quando andavamo in campo, i magazzinieri si fermavano a pregare perché vincessimo vicino all&#8217;immagine di una Madonna. I premi-partita li ho fatti sempre dividere con loro</i></span><span style="color: #000000;">» </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Insomma, un fratello maggiore di tutti, ma anche un leader che pretendeva impegno e rispetto come e quanto ne dava lui. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Perché pere lui una squadra non sono solo 11 uomini che vanno in campo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Forse troppo taciturno, poco espansivo ma quando parla lo fa con giustezza di causa.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E, sopratutto, mai banale, mai con i peli sulla lingua.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/SSC_Napoli_-_Antonio_Juliano_e_Dino_Zoff-e1555152018823.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4267" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/SSC_Napoli_-_Antonio_Juliano_e_Dino_Zoff-e1555152018823-300x231.jpg" alt="SSC_Napoli_-_Antonio_Juliano_e_Dino_Zoff-e1555152018823" width="300" height="231" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Quel retroterra di dignità e legami solidi lo permeano, ne fanno l&#8217;uomo che è, forse poco amato, certamente rispettato.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ezio Vendrame (da poco morto), un talento inespresso del nostro calcio, il Best italiano per mattizie senza però mettere a frutto tutto il suo talento, lo descrisse così:</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Oh capitano, mio capitano! Mio esempio, mio orgoglio, mio vanto. E pensare che prima di conoscerti, quando giocavo contro di te, mi stavi proprio sul cazzo! Ti ritenevo arrogante, presuntuoso, superbo. E soltanto io so come e quanto mi sbagliavo. Ora, alla tua grande professionalità così diversa dalla mia potrei anche sputare sopra, ma per la tua grande disponibilità verso i più deboli ti nomino mio capitano per sempre. Me li ricordo bene quei due vecchietti che avevano il compito di magazzinieri e quell’altro che alle nove di ogni mattina ci accoglieva sorridente allo stadio con il caffè bollente e aromatico preparato con la sua Moka. La ‘bassa forza’ li chiamavi tu, ‘gli ultimi’ li chiamo io. E non erano numeri e nemmeno parti d’arredo degli spogliatoi del San Paolo, erano persone che tu con orgoglio hai sempre voluto rendere visibili a tutti noi» </i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Perché Antonio Juliano l&#8217;essere napoletano lo sentiva sin dentro il midollo. Amava quei colori, quella città e cercava di rappresentarla al meglio, lontano dai stereotipi dei Pulcinella o del “ciuccio” rappresentativo della squadra.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Mai banale.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">PAROLE E FATTI.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E così l&#8217;uomo Juliano, che in Nazionale vanta solo 18 presenze, nonostante tre partecipazioni ai Mondiali (1966, 1970, 1974), un secondo posto ai mondiali del 1970 e un titolo di campione d&#8217;Europa nel 1968, non le manda a dire quando deve rivendicare di essere un uomo del sud e per questo pagarne un prezzo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E&#8217; la vigilia del mondiale del 1974, la disastrosa spedizione in Germania di Valcareggi, e Totonno, senza peli sulla lingua, denuncia, rischiando l’espulsione dai ranghi azzurri,come i giocatori del Sud siano penalizzati nei confronti dei colleghi che militavano negli squadroni del nord.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/images16.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4269" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/images16.jpg" alt="images" width="188" height="268" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E forse aveva ragione visto che Gianni Brera, non certamente un tenerone, lo descriveva così:</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Il gioco del Napoli si fonda sulla regia di Juliano, al quale i devoti gregari portano palla con assoluta diligenza. Il Capitano Azzurro fornisce, anche se a flebile ritmo, prestazioni stupende</i></span><span style="color: #000000;">»</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Non giocherà nemmeno un minuto in quel torneo maledetto del 1974.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Arriva Di Marzio al Napoli, allenatore rampante, e non vede di buon occhio Juliano, Ferlaino nicchia su un contratto a un giocatore oramai avanti con l&#8217;età.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Il presidente gli offre un contratto da dirigente.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Totonno capisce, ma è anche dannatamente orgoglioso.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Vuol dimostrare di valere ancora qualcosa e se ne va al Bologna del suo mentore Pesaola, non senza polemiche.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>I cicli, purtroppo, si chiudono e non si può rimanere ancorati per tutta la vita ad uno stesso ambiente o ad una medesima città. Non è un problema di soldi, ma di esigenze tecniche dell&#8217;allenatore e di rispetto per me. Certo, subito dopo questa mia nuova esperienza ritornerò a Napoli, alla mia terra. Al momento il mio è solo un arrivederci che durerà non più di due anni. Sono cosciente, infatti, dei miei limiti e di poter disputare non più di due tornei a buon livello. Poi riprenderò la via di casa, definitivamente».</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Quel legame con quella città, quella terra, quel mare e quel sole, quei colori se lo porta nel cuore, lui lo sa.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Come conosce anche i problemi, l&#8217;anima dannata di quella città e non ha paura di parlarne, senza ipocrisie:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Osservi il fenomeno del contrabbando di sigarette. In teoria, appunto, è da condannare. In pratica, però, è un bene che sopravviva: col contrabbando, infatti, vivono oltre trecentomila persone. Immerse nel pericolo, per di più. Perché ci vuole coraggio, tanto coraggio, ad affrontare il mare in qualsiasi condizione e raggiungere le navi a venti-venticinque miglia lontano dal litorale. E a parlare, si fa presto, senza dare soluzioni. Ecco, perciò, quasi per assurdo, che questo fenomeno non è poi così negativo. La gente, d’altra parte, deve campare. E d’aria non si vive…»</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E sa che ci ritornerà, a Napoli, nel Napoli.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Juliano ricompare nel Napoli, richiamato proprio da </span></span></span><a href="https://www.diretta-napoli.com/langolo-dei-numeri-uno/corrado-ferlaino/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ferlaino</span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> che gli affida finalmente quel ruolo di dirigente che Totonno aveva sdegnosamente rifiutato qualche anno prima. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">LEADER NELLA VITA, LEADER SUL CAMPO, LEADER DIETRO UNA SCRIVANIA.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Juliano incomincia a sdoganare il Napoli da facili rappresentazioni come quella del “ciuccio”, animale simbolo della squadra, che fa il giro del campo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">C&#8217;è la riapertura degli stranieri e Totonno, che di calciatori se ne intende, piuttosto che inseguire la celebrità, insegue ciò che serve al “suo” Napoli. L&#8217;esperienza di Krol, campione olandese avanti negli anni, ormai andato a svernare nel campionato canadese, è quello che serve alla squadra. La sostanza prima della forma, come lo era per Juliano sul campo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Krol diventa il miglior calciatore straniero della Serie A 1980-81. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">In quella stagione, con Marchesi allenatore, Juliano conquista da dirigente un ottimo terzo posto col suo Napoli, alle spalle di Roma e Juventus e davanti all’Inter, lottando fino alla penultima giornata per lo scudetto.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora una volta dissapori con Ferlaino, Marchesi chiede ed ottiene un robusto ritocco al suo ingaggio nonostante Juliano non sia d’accordo,</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">lo portano a sbattere la porta e andarsene, l&#8217;orgoglio davanti alle scelte opportunistiche. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ritorna, chiamato da un Napoli in zona retrocessione, e compie il suo capolavoro. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Porta a Napoli il giocatore più forte di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Lo fa superando i dubbi di Ferlaino per il costo del giocatore. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E lo fa da giocatore di poker, bluffando con il club blaugrana e i giornalisti. Prima di concludere, a Barcellona, il trasferimento del pibe con un colpo di mano e tutta l’astuzia napoletana, Juliano ha dall’Ingegnere un biglietto in cui gli raccomandava di valutare bene l’operazione perché con i soldi che sarebbe costato Diego si sarebbero potuti prendere cinque calciatori. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">I nomi di quei cinque Juliano non li ha mai voluti svelare. Restano un segreto su un foglietto di carta che custodisce gelosamente. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Con Ferlaino, carattere difficile a margine di una riconosciuta capacità imprenditoriale, è un rapporto di amore e odio e Totonno, quando capisce che arriva un manager del calibro di Italo Allodi, ha l&#8217;ennesimo scatto di orgoglio: lui il vassallo non lo fa e decide così di andare via di nuovo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> Perdendo, per la terza volta, l&#8217;occasione di vincere il campionato col Napoli, cosa che accadrà da lì a poco.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> Pazienza, ci sono cose che l&#8217;uomo Juliano non può concedere, severo come è sempre stato prima con se stesso poi con gli altri. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">La stagione 1998/99 è stata l’ultima di Juliano a Napoli da dirigente, con la squadra che in B fallisce clamorosamente la promozione con Ulivieri in panchina. Antonio da le dimissioni prima della fine della stagione. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Un uomo tutto di un pezzo al quale può essere forse perdonata la sua unica debolezza, il suo unico derogare a quella rigida etica di onestà morale e intellettuale. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; il 2012, in un convegno sulla legalità nel calcio Juliano sorprende tutti gli astanti confidando che prima dell’ultima giornata del campionato 1977-78 in cui si giocava Napoli-Milan si accordò con l’allora capitano dei rossoneri Rivera affinché la partita terminasse in parità (1-1 il risultato finale). Con quel risultato entrambe le squadre si sarebbero qualificate alla Coppa UEFA:</span></span></span></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«Con un pareggio avremmo avuto la certezza di qualificarci entrambe in coppa Uefa. Incontrai Rivera ed Albertosi negli spogliatoi, prima della partita, e </span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">decidemmo per il pareggio</span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">. Ne parlai coi miei compagni, spiegandogli quanto concordato con gli avversari: finì 1-1»</span></span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Conoscendolo, chissà quanto gli sarà costato mantenere quel silenzio per trent&#8217;anni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Un uomo non è tale se non conosce anche la sua debolezza.</span></span></span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/">ANTONIO JULIANO, L&#8217;UOMO E IL CALCIATORE</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>GARRINCHA, DA BRUTTO ANATROCCOLO A MAGNIFICO UCCELLINO</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2019/11/03/garrincha-da-brutto-anattroccolo-a-magnifico-uccellino/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2019/11/03/garrincha-da-brutto-anattroccolo-a-magnifico-uccellino/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2019 08:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Garrincha]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=3959</guid>
		<description><![CDATA[<p>Quando il calcio era magia poteva capitare che un ragazzino con alcune problematiche come un leggero strabismo, la spina dorsale deformata, uno sbilanciamento del bacino, sei centimetri di differenza in lunghezza tra le gambe, il ginocchio destro affetto da valgismo mentre il sinistro da varismo, venisse ritenuto, in pratica, dalla commissione medica invalido e non &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2019/11/03/garrincha-da-brutto-anattroccolo-a-magnifico-uccellino/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">GARRINCHA, DA BRUTTO ANATROCCOLO A MAGNIFICO UCCELLINO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2019/11/03/garrincha-da-brutto-anattroccolo-a-magnifico-uccellino/">GARRINCHA, DA BRUTTO ANATROCCOLO A MAGNIFICO UCCELLINO</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption">Quando il calcio era magia poteva capitare che un ragazzino con alcune problematiche come un leggero strabismo, la spina dorsale deformata, uno sbilanciamento del bacino, sei centimetri di differenza in lunghezza tra le gambe, il ginocchio destro affetto da valgismo mentre il sinistro da varismo, venisse ritenuto, in pratica, dalla commissione medica invalido e non adatto al calcio.</span></span><span id="more-3959"></span><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption">Siccome però quel calcio era magia, e nei mondi fatati tutto può accadere, al brutto anatroccolo bastava semplicemente sognare di diventare cigno.</span></span></p>
<p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption" tabindex="0" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="hasCaption">O quantomeno un piccolo uccellino veloce e inprendibile per tutti<br />
E così un qualunque Manoel Francisco dos Santos si trasformava in Manè Garrincha.</span></span></p>
<p dir="ltr">Garrincha, come qualsiasi uccellino, distribuiva allegria attraverso dribbling, finte, goal.<br />
E a nessuno importava  che una<br />
speciale commissione medica istituita dalla Federcalcio brasiliana lo avesse sottoposto a un test d’intelligenza:  38 su 100,il punteggio più basso lo bocciava impietosamente.<br />
«Non idoneo a partecipare alla manifestazione», scrissero gli esperti in kedicina ma non in anime.<br />
E il c.t. Vicente Feola, che da buon brasiliano credeva alla magia, non li ascoltò e lo mandò in campo.<br />
Nel &#8217;58 e nel &#8217;62, quando lui, Manè, azzoppato di natura, si caricò sulle spalle il Brasile di un Pelé azzoppato e lo portò al titolo.</p>
<p dir="ltr">Garrincha volava, con quella sua zampetta offesa, trasportato veloce da un vento che soffiava solo per lui.<br />
Una sola finta, gli permetteva quella zampetta colpita dalla poliomielite, ma  letale per i suoi avversari.</p>
<p dir="ltr">Una sola finta che non è servita però nella vita di tutti giorni.<br />
Quel 38 su 100, al test di intelligenza, che poteva bastare nel mondo del calcio era una condanna nella vita reale.<br />
Compagnie sbagliate, alcol a fiumi, donne, matrimoni falliti , 14 figli dispersi per il mondo, soldi scialacquati in vizi, e presto ti ritrovi  seduto in uno spogliatoio a piangere sulla tua condizione di uccellino che ha perso la forza nelle ali.</p>
<p dir="ltr">
La magia, quella bella , termina e l&#8217;uccellino diventa un fantasma.<br />
Si chiude nella sua stessa gabbia, fatta di stenti e miserie, di alcol e pietà.<br />
Il suo fegato è a pezzi, i dottori non gli regalano speranze, la mente è offuscata dai troppi tranquillanti che gli alleviano i dolori fisici e dell’anima, quella zampetta più corta non lo sorregge più e gli amici, quelli più cari,come Nilton Santos, e quelli più infidi, si son dispersi.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;uccellino è voluto diventare Icaro, rimanendo bruciato per essersi troppo avvicinato al falso sole della gloria effimera.<br />
E così Garrincha diventa un fantasma, l&#8217;uccellino non vola più se non nei pallidi ricordi di chi lo ha chi lo ha visto librarsi sui campi di calcio.<br />
Scompare dai radar.</p>
<p dir="ltr">Lo  ritrovi nel 1980.<br />
Lo pagano, con qualche soldo e qualche pinta di birra o di cachaca, per apparire seduto su un carro al Carnevale di Rio.<br />
Un atto di pietosa misericordia che diventa  l&#8217;ultimo implacabile insulto a se stesso<br />
Indossa la maglia del Brasile, i calzoncini, i calzettoni e le scarpe da calcio ai piedi.<br />
Una parodia dell&#8217;uccellino che fu.<br />
Lo sguardo vuoto, assente, perso in un orizzonte che oramai è solo nella sua mente, in attesa forse di quel vento magico che gli avrebbe permesso di saltare gli avversari  come birilli.<br />
Non vola più, forse guarda quella folla senza nemmeno capite perché lo acclamano.<br />
L&#8217;ennesima festa foraggiata dal suo mito, l&#8217;ennesimo conto da saldare con un destino beffardo.<br />
Tre anni dopo, a soli 49 anni, l&#8217;uccellino spicca il suo ultimo volo, affronta con la sua zampetta corta l&#8217;ultima finta, quella sulla vita.<br />
Termina la magia, ma si consegna al mito, quello sì eterno.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2019/11/03/garrincha-da-brutto-anattroccolo-a-magnifico-uccellino/">GARRINCHA, DA BRUTTO ANATROCCOLO A MAGNIFICO UCCELLINO</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2019/11/03/garrincha-da-brutto-anattroccolo-a-magnifico-uccellino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Auguri, Ago!</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2018/04/08/auguri-ago/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2018/04/08/auguri-ago/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2018 10:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Agostino Di Bartolomei]]></category>
		<category><![CDATA[AS Roma]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=3641</guid>
		<description><![CDATA[<p>Oggi, se fosse ancora tra noi,avrebbe compiuto 63 anni, Il mio Capitano Il Capitano, quello con la C maiuscola. Perché quella consonante maiuscola te la meriti solo se seguita da da una vocale altrettanto maiuscola. La U di uomo. E Agostino era un Uomo prima che un calciatore, come tanti altri Capitani, che oggi non &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2018/04/08/auguri-ago/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Auguri, Ago!</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2018/04/08/auguri-ago/">Auguri, Ago!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, se fosse ancora tra noi,avrebbe compiuto 63 anni, Il mio Capitano<br />
Il Capitano, quello con la C maiuscola.<br />
Perché quella consonante maiuscola te la meriti solo se seguita da da una vocale altrettanto maiuscola.<br />
La U di uomo.<span id="more-3641"></span><br />
E Agostino era un Uomo prima che un calciatore, come tanti altri Capitani, che oggi non ci sono più : Scirea, Facchetti, Bulgarelli, Astori per esempio.<br />
Oppure Mondonico, che non è stato un Capitano, ma un Uomo si.<br />
Oppure sono ancora, fortunatamente, tra noi, come Dino Zoff e Gigi &#8220;Rombo di Tuono&#8221; Riva.<br />
Sono i regali che ci dona il mondo del calcio, prima su i rettangoli verdi, poi nella vita.<br />
Fanno da contraltare a tatuaggi, piercing, creste dai milli colori, veline e auto sfasciate di chi vive questo mondo solo negli eccessi e non come un lavoro come gli altri, pero più remunerato quindi con più responsabilità.<br />
Per me che ho vissuto gli anni di Di Bartolomei, prima nella Rometta mediocre, poi Capitano in quella splendida capace di vincere un campionato e sfidare un colosso, allora, come il Liverpool sino all&#8217;ultimo rigore, non sarà un improvvido colpo di pistola a diminuirne la considerazione.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/04/30412368_10213536006166993_3020651339741088868_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3643" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/04/30412368_10213536006166993_3020651339741088868_n-268x300.jpg" alt="30412368_10213536006166993_3020651339741088868_n" width="268" height="300" /></a></p>
<p>Anzi, in quel proiettile al cuore c&#8217;è, insieme, tutta la grandezza d&#8217;animo e la solitudine dell&#8217;uomo.<br />
Lasciato solo e abbandonato da quel mondo che ha amato.<br />
Pensateci bene: quante similitudini con l&#8217;imprenditore suicida che ha vissuto una vita per sua azienda e i suoi dipendenti, e ora abbandonato dallo Stato, incapace di guardare negli occhi quegli uomini al quale non può assicurare un futuro.<br />
Quando ti viene a mancare il tuo mondo, cosa altro ti resta per colmare quel vuoto se non, a volte, la cupa disperazione?<br />
Ago ha vinto tante partite.<br />
E ne ha perse altre, dolorosissime, come quella con il Liverpool, quella maledetta sera del 30 maggio 1984.</p>
<figure id="attachment_3644" style="width: 264px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/04/Di-Bartolomei-e-Souness.jpg"><img class="size-full wp-image-3644" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/04/Di-Bartolomei-e-Souness.jpg" alt="Di Bartolomei e Souness" width="264" height="191" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Di Bartolomei e Souness</figcaption></figure>
<p>Una ferita al cuore mai rimarginata, anche perché foriera di un addio, non privo di polemiche, a quei colori che aveva tanto amato.<br />
E non fu un caso che l&#8217; ultima sua partita persa, quella più importante con la vita, l&#8217;abbia persa un altro 30 maggio, dieci anni dopo.<br />
Già, dieci come il numero della sua maglia.<br />
Un colpo secco a quel cuore già ferito.<br />
Di Ago porterò nel mio cuore sempre il suo volto calmo e sorridente, i suoi atteggiamenti pacati ma decisi, quel suo essere leader silenzioso al quale bastava lo sguardo per farsi capire.<br />
Ricorderò i trofei da lui alzati con quel suo sorriso fanciullesco appena accennato, la gioia, non esternata smodatamente, ma espressa con luce diversa in quegli occhi malinconici per natura.<br />
Un qualcosa che ti faceva pensare che il Di Bartolomei bambino non fosse mai uscito dall&#8217; anima del Di Bartolomei campione affermato.<br />
Ricorderò il suo rispetto per l&#8217;avversario, vinto o vittorioso.<br />
Ricorderò la sua orgogliosa risposta, nei fatti ma sempre silenziosa, a chi offendeva i colori giallorossi.<br />
Come all&#8217;allenatore del Dundee, in quella magnifica giornata di aprile, che valse una finale di Coppa Campioni.<br />
Si gioca a Roma, all&#8217;Olimpico, in un soleggiato pomeriggio di aprile.<br />
All&#8217; andata i giallorossi hanno perso 0 a2 in Scozia, subendo anche pesanti insulti dall&#8217; allenatore del Dundee.</p>
<figure id="attachment_3645" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/04/Di-Bartolomei-batte-il-rigore-con-il-Dundee.jpg"><img class="size-medium wp-image-3645" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/04/Di-Bartolomei-batte-il-rigore-con-il-Dundee-300x203.jpg" alt="Di Bartolomei batte il rigore con il Dundee" width="300" height="203" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Di Bartolomei batte il rigore con il Dundee</figcaption></figure>
<p>Nella partita di ritorno serve un 3 a 0 ai giallorossi per ribaltare la situazione e guadagnarsi la finale.<br />
Pruzzo, il bomber, con due reti pareggia la situazione e, a 30 minuti dalla fine, guadagna un rigore.<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=qj8-3rT0J9Y" target="_blank">Ago va sul dischetto,</a> il solito missile, il solito gol.<br />
La Roma è ora in vantaggio di un gol sul computo generale.<br />
Chiunque perderebbe tempo, c&#8217;è ancora un eternità da giocare e una rete avversaria potrebbe rovinare quel magnifico pomeriggio.<br />
Chiunque, non Agostino.<br />
Che non ha dimenticato gli insulti, le offese.<br />
Ha appena segnato il gol che potrebbe valere la qualificazione e, invece di perdere tempo, preleva il pallone dal fondo della rete, lo porta velocemente a centrocampo e invita gli scozzesi a riprendere il gioco.<br />
Un segnale, anzi due.<br />
Ai suoi ragazzi: siamo più forti.<br />
Agli avversari: non vi temiamo, fateci vedere quanto valete oltre a offendere.<br />
Passerà al Milan e, come per un destino perverso, segnerà alla Roma.<br />
Non è un ipocrita, gioisce e i tifosi, ma anche i suoi ex compagni, della Roma non lo perdonano.<br />
Non comprendono che quella gioia rabbiosa nasconde il dolore di essere stato costretto a lasciare quei colori, quella divisa, quei tifosi e quella città, e quella squadra, la sua, per sempre.<br />
Perché nessuno, irriconoscente come solo il mondo del calcio sa essere, gli riaprirà quella porta.<br />
Forse lui lo sa, incosciamente, da quando lascia Roma e la Roma.<br />
E, forse, da allora tutti noi, dirigenti, compagni, tifosi abbiamo, incosciamente, incominciato ad armare la sua mano, lasciandolo solo.<br />
Questo era Agostino Di Bartolomei, il Capitano, il mio Capitano.<br />
E l&#8217;Uomo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2018/04/08/auguri-ago/">Auguri, Ago!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2018/04/08/auguri-ago/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dixie, the greatest goal-scorer of England.</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2017/05/03/dixie-the-greatest-goal-scorer-of-england/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2017/05/03/dixie-the-greatest-goal-scorer-of-england/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 17:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Dixie]]></category>
		<category><![CDATA[Everton]]></category>
		<category><![CDATA[Premier League]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[squadre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=3333</guid>
		<description><![CDATA[<p>Dixie, the greatest goal-scorer of England. Esiste una squadra in Inghilterra, l’Everton con il suo stadio, il Goodison Park. Esiste una statua, fuori questo stadio, che rappresenta la storia, la leggenda, l’orgoglio di tutto il popolo “toffees”, come vengono soprannominati tifosi e squadra dell’Everton. Questa statua riporta una dicitura: “the most lethal header in the &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2017/05/03/dixie-the-greatest-goal-scorer-of-england/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Dixie, the greatest goal-scorer of England.</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2017/05/03/dixie-the-greatest-goal-scorer-of-england/">Dixie, the greatest goal-scorer of England.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Dixie, the greatest goal-scorer of England.</em></h2>
<p>Esiste una squadra in Inghilterra, l’<strong>Everton</strong> con il suo stadio, il <strong>Goodison Park</strong>.</p>
<p>Esiste una statua, fuori questo stadio, che rappresenta la storia, la leggenda, l’orgoglio di tutto il popolo <strong><em>“toffees”</em></strong>, come vengono soprannominati tifosi e squadra dell’Everton.<span id="more-3333"></span></p>
<figure id="attachment_3336" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Lentrata-del-Goodison-Park-con-la-statua-di-Dixie-Dean.jpg"><img class="size-medium wp-image-3336" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Lentrata-del-Goodison-Park-con-la-statua-di-Dixie-Dean-300x146.jpg" alt="L'entrata del Goodison Park con la statua di Dixie Dean" width="300" height="146" /></a><figcaption class="wp-caption-text">L&#8217;entrata del Goodison Park con la statua di Dixie Dean</figcaption></figure>
<p>Questa statua riporta una dicitura: <em>“the most lethal header in the history of the game“</em> e commemora le gesta di un calciatore capace di segnare <strong>60 reti in 39 partite</strong>, record mai battuto in Premier League e che potrebbe essere oggetto di quota per i bookmakers inglesi.</p>
<p>Sempre quella statua commemora anche la morte dello stesso calciatore, avvenuta in vecchiaia, da spettatore nello stadio, anni dopo, durante un derby perso con l’odiato <strong>Liverpool</strong>.</p>
<p>Non bastasse, <a href="http://www.foxsports.it/2016/06/28/premier-league-everton-sondaggio-tra-tifosi-per-nuovo-stadio/" target="_blank">lo stesso Goodison Park </a>è impregnato della presenza di quel mito senza tempo.</p>
<p>Infatti le <strong>ceneri</strong> di quel calciatore, dopo il funerale, vennero<strong> disperse</strong> sul prato verde che per anni lo aveva visto protagonista delle sue leggendarie gesta, forse la più logica ultima dimora che un tal protagonista del calcio potesse mai desiderare.</p>
<figure id="attachment_3337" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie-Dean-in-azione.jpg"><img class="size-medium wp-image-3337" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie-Dean-in-azione-300x223.jpg" alt="Dixie Dean in azione" width="300" height="223" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Dixie Dean in azione</figcaption></figure>
<p>Ecco, se c’è un giocatore che si identifica completamente, da vivo e da morto, con i colori di una squadra questo è proprio il personaggio che stiamo descrivendo, partendo dalla sua statua, e percorrendo i suoi goal, le sue gesta fino alla sua morte.</p>
<h2><em>Un eroe di altri tempi</em></h2>
<p>Nell’epoca nella quale nel calcio è tutto volubile e certezze non ce ne sono, dove le bandiere si ammainano prima ancora di issarle e dove le carriere dei calciatori sono oggetto, come i loro goal e le loro vittorie, di puntate nei <a href="https://www.bettingtop10.com/it/scommesse-sportive-italia/" target="_blank">migliori siti di scommesse</a>, ecco che un bel tuffo nostalgico nel passato non può che farci bene.</p>
<p>Parliamo di calciatori che hanno regalato gioie ai tifosi, che hanno sudato e lottato per una maglia, attraversato sconfitte per arrivare a vittorie, che hanno vestito anche altri colori ma che hanno tatuati nella pelle un unico grande amore.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3338" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie.jpg" alt="Dixie" width="191" height="264" /></a></p>
<p>Sì, al pari di altri giocatori che legano il loro nome indissolubilmente a quello di un club, il nostro eroe può essere benissimo considerato come l’alfiere dei colori dell’Everton!</p>
<p>Un cavaliere senza macchia e senza paura, un uomo che, nel suo discendere in campo, portava con sé l’orgoglio, la voglia di riscatto, di tutto un popolo di tifosi.</p>
<p>Guardatelo nelle foto, osservatene lo sguardo fiero e ditemi se non ne sareste colpiti e intimoriti, se foste uno dei suoi avversari.</p>
<h2><em>Ladies and gentlemen, ecco a voi Dixie Dean, ovvero il goal!</em></h2>
<p>Ah, già, che sbadato! Dimenticavo di dirvi di chi stiamo parlando.</p>
<p>In verità, lui è ricordato per sempre come<strong> “Dixie”</strong>, ma è giusto citarlo con il nome che ebbe ai suoi natali, ovvero <strong>William Ralph Dean</strong>.</p>
<p>In verità, al nostro eroe non piaceva nemmeno il soprannome “Dixie”, affibbiatogli perché scuro di carnagione e con capelli ricci, tratti somatici tipici di uno del sud degli States e quindi “Dixie”, perché abitante al di sotto della linea <strong>Mason-Dixon</strong>.</p>
<p>E lui ripeteva ostinatamente <em>“My name is not Dixie. It is William Dean. But you can call me Bill!”</em></p>
<figure id="attachment_3339" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie_Dean.jpg"><img class="size-medium wp-image-3339" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie_Dean-300x206.jpg" alt="Everton's Dixie Dean (second r) climbs high as the ball is crossed into the box" width="300" height="206" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Everton&#8217;s Dixie Dean (second r) climbs high as the ball is crossed into the box</figcaption></figure>
<p>Dixie nasce a<strong> Birkenhead</strong>, città situata sulla sponda opposta del fiume Mersey rispetto a Liverpool il<strong> 22 gennaio 1907</strong>.</p>
<p>Il padre, <strong>William Sr</strong>., gli trasmette, a soli 8 anni l’amore per il calcio e per i colori dell’Everton.</p>
<p>Dixie inizia la sua carriera nella squadra locale del <strong>Tranmere Rovers</strong>, dove si mette in luce segnando <strong>27 reti in 29 partite</strong>.</p>
<p>Si incomincia a parlare di questo ragazzotto, forte fisicamente e implacabile sotto rete, e molte squadre, <strong>Arsenal e Newcastle</strong> su tutte, si interessano a lui.</p>
<p>Ma al cuore non si comanda, e se il cuore ha i colori <em>“blues”</em> dell’Everton, puoi fare anche 4 km di corsa per incontrare il manager dei Toffees e trasferirti all&#8217;Everton nel <strong>1925 per 3.000 sterline</strong>.</p>
<h2><em>Una valanga di goal!</em></h2>
<p>Arriva a campionato in corso e il suo <em>score</em> parla di <strong>7 partite e due reti. </strong></p>
<p>Ma alla sua prima vera stagione da protagonista, la successiva, segna <strong>32 centri in 38</strong> partite!</p>
<p><strong>21 goal in 27 partite ancora nel 1926/27</strong> che sono solo il preludio alla stagione monstre, quella del <strong>1927/28</strong>!</p>
<p>Qui Dixie entra per sempre nella leggenda, segnando <strong>60 reti</strong>, ripeto in lettere e sillabandole <strong>SES-SAN-TA</strong>, record ancora imbattuto in <strong>Premier League</strong>.</p>
<figure id="attachment_3340" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie-Dean-con-la-Coppa.jpg"><img class="size-medium wp-image-3340" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie-Dean-con-la-Coppa-300x194.jpg" alt="Dixie Dean con la Coppa" width="300" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Dixie Dean con la Coppa</figcaption></figure>
<p>Certo mi piacerebbe sapere se, oggi, esiste un sito di scommesse sportive che punta e sul raggiungimento di tale cifra e con che quote!</p>
<p>Molto meno modestamente Dixie, fino alla sua scomparsa, alla domanda se era possibile fare altrettanto rispondeva <em>“Certo,  ma solo un uomo ce la farà. Ed è quello che cammina sull’acqua”</em>.</p>
<p>L’Everton, manco a dirlo, diventa <strong>campione di Inghilterra</strong>, per<a href="http://storiedicalcio.altervista.org/blog/1878old_everton.html" target="_blank"> la terza volta</a> della sua storia, e Dixie,o Bill fate voi, a soli <strong>21</strong> anni divenne leggenda.</p>
<p>Oppure semplicemente <em><strong>the greatest goal-scorer of England</strong></em>.</p>
<p>Il più grande e il più famoso attaccante d’Albione.</p>
<p>Ma che tipo di attaccante era Dixie?</p>
<p>Oggi parleremmo di attaccante completo, o almeno questo è il suo ritratto fatto da compagni e avversari.</p>
<figure id="attachment_3341" style="width: 275px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Lelevazione-di-Dixie.jpg"><img class="size-full wp-image-3341" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Lelevazione-di-Dixie.jpg" alt="L'elevazione di Dixie" width="275" height="183" /></a><figcaption class="wp-caption-text">L&#8217;elevazione di Dixie</figcaption></figure>
<p>Eddie Hapgood, terzino dell’Arsenal, lo descrisse così: <em>“un mago con la sfera ai piedi, ma letale di testa, forte come un toro, era impossibile togliergli palla, giocava in modo pulito, era un grande sportivo ed uno che non si dava mai per vinto. Era anche uno duro e tosto, non solo perché era grande e grosso, ma perché amava spesso allargarsi sulle fasce, portandosi dietro il centro-mediano e, assai di frequente, riusciva a saltarlo, complicando assai le cose per la difesa”</em>.</p>
<p>Vabbè, direte, il record di reti sarà il solito caso unico se non raro. Unico sì, raro, per Dixie, no.</p>
<p>Il destino ti mette alla prova, e se sei un predestinato queste prove le superi, anche attraverso grandi difficoltà.</p>
<p>Nelle due stagioni successive Dixie va incontro ad alcuni infortuni che, però, non gli impediscono di segnare <strong>26 reti prima e 23 in quella dopo.</strong></p>
<p>E l’Everton ne risente, nonostante tutto, al punto tale di subire l’onta della<strong> retrocessione</strong>.</p>
<p>E qui l’eroe diventa immortale, sfidando la sorte e vincendo, come un cavaliere della <strong>Tavola Rotonda</strong>, il <strong>Lancillotto</strong> del calcio.</p>
<figure id="attachment_3342" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie-Dean-nel-suo-pub.jpg"><img class="size-medium wp-image-3342" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/Dixie-Dean-nel-suo-pub-300x200.jpg" alt="Dixie Dean nel suo pub" width="300" height="200" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Dixie Dean nel suo pub</figcaption></figure>
<p>A suon di reti, <strong>39</strong> che gli valgono il titolo di capocannoniere, riporterà immediatamente i Toffees in First Division e, non contento, da neopromosso con l’Everton , <strong>vincerà il titolo e sarà ancora una volta capocannoniere, con 44 reti!</strong></p>
<p>Seguì poi la vittoria in <strong>FA Cup nel 1933</strong>.</p>
<h2><em>Dixie e l&#8217;Everton, uniti per sempre</em></h2>
<p>Dixie era diventato l’Everton, per sempre, distribuendo goal e gioie ai suoi tifosi, anche a fronte di uno spirito pioneristico del calcio, dove il guadagno non era ancora il principale obiettivo e sponsorizzare una marca di sigarette, benché atleta, non era poi tanto indicibile.</p>
<p>A <strong>George Best</strong>, idolo delle folle calcistiche e genio e sregolatezza nel privato, rispose, lui che, all’Everton, guadagnava <strong>8 sterline a settimana d’inverno, 6 d’estate</strong>: <em>“When i was playing i couldn’t afford a pair of boots”.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/41TG96TEC4L._SX311_BO1204203200_.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3343" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/41TG96TEC4L._SX311_BO1204203200_-198x300.jpg" alt="41TG96TEC4L._SX311_BO1,204,203,200_" width="198" height="300" /></a></em></p>
<p>Dean lasciò l&#8217;Everton nel <strong>1938 con 383 reti segnate in 433</strong> partite: solo <strong>Arthur Rowley</strong> ha segnato più reti nella Football League e con <strong>310 reti in First Division Dean è terzo</strong> nella classifica dei cannonieri inglesi.</p>
<p>Oltre alle 60 reti in una sola stagione, Dean detiene un altro record: <strong>non è mai stato né ammonito né espulso</strong>.</p>
<p>Passò poi al<strong> Notts County</strong> e terminò la sua carriera in Irlanda, negli <strong>Sligo Rovers</strong>.</p>
<p>Con la nazionale inglese disputò <strong>16 partite segnando 18 reti</strong>.</p>
<h2><em>Il destino lo rende immortale.</em></h2>
<p>Il destino gli gioca ancora contro.</p>
<p>Nel Novembre del <strong>1976</strong> gli amputarono la gamba destra, proprio quella che gli aveva consentito di diventare leggenda, in seguito ad una trombosi.</p>
<p>Per forza di cose dovette limitarsi dal seguire dal vivo il suo Everton, nel suo stadio, il Goodison Park.</p>
<figure id="attachment_3344" style="width: 275px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/1977-Dixie-Dean-e-il-Subbuteo.jpg"><img class="size-full wp-image-3344" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/1977-Dixie-Dean-e-il-Subbuteo.jpg" alt="1977, Dixie Dean e il Subbuteo" width="275" height="184" /></a><figcaption class="wp-caption-text">1977, Dixie Dean e il Subbuteo</figcaption></figure>
<p>Fino al <strong>1 marzo del 1980</strong>, quel maledetto, o benedetto a seconda dei punti di vista, giorno del <strong>derby tra l’Everton e l’odiato rivale del Liverpool.</strong></p>
<p>Dixie è là, in tribuna, a cercare, con la sua presenza, di infondere il suo coraggio nella testa e nel cuore dei giocatori dell’Everton o il timore nelle gambe di quelli del Liverpool.</p>
<p>Non basterà. Il Liverpool vince 2-1 violando lo stadio di Dixie, e il nostro eroe, il cavaliere senza tempo, morirà lì, a Goodison Park, pochi istanti dopo il fischio finale.</p>
<p>Nemmeno il miglior romanziere avrebbe immaginato un finale così, nemmeno un bookmaker scafato avrebbe puntato su un epilogo che avrebbe così strettamente legato vita e morte, gioia e dolori, vittorie e sconfitte non solo di un eroe della palla rotonda, ma di un intero popolo di tifosi e della loro squadra.</p>
<figure id="attachment_3345" style="width: 225px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/La-statua-di-Dixie-Dean.jpg"><img class="size-medium wp-image-3345" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/05/La-statua-di-Dixie-Dean-225x300.jpg" alt="La statua di Dixie Dean" width="225" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">La statua di Dixie Dean</figcaption></figure>
<p>Ricordate? Avevo assimilato Dixie a Lancillotto, celebre cavaliere della Tavola Rotonda.</p>
<p>Come Lancillotto muore pronunciando il nome della sua amata <strong>Ginevra</strong>, Dixie, quel giorno, ha la fortuna di morire nel suo stadio, guardando la sua squadra, la sua Ginevra, chiudendo i suoi occhi con quel colore, il blue, che tanto aveva amato.</p>
<p>La sconfitta, quella del derby, un semplice orpello fuori luogo ad una storia romantica.</p>
<p>Di calcio, di storia, di vita.</p>
<p><strong> Bill Shankly</strong>, il grande allenatore scozzese che plasmò il<strong> Liverpool campione</strong>, disse di lui, nel giorno del funerale “<em>Dixie was the greatest centre forward there will ever be. His record of goalscoring is the most amazing thing under the sun. He belongs in the company of the supremely great like Beethoven, Shakespeare and Rembrandt.</em>”</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2017/05/03/dixie-the-greatest-goal-scorer-of-england/">Dixie, the greatest goal-scorer of England.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2017/05/03/dixie-the-greatest-goal-scorer-of-england/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Jorge Carrascosa,fuga dalla vittoria</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2017/01/15/jorge-carrascosafuga-dalla-vittoria/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2017/01/15/jorge-carrascosafuga-dalla-vittoria/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2017 19:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Jorge Carrascosa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=3137</guid>
		<description><![CDATA[<p>Alzi la mano chi ha sentito parlare di Jorge Carrascosa. Quando parliamo dei mondiali di Argentina del 1978, rammentiamo Mario Kempes, l&#8217;Olanda el calcio totale priva di Cruijff, la coppa alzata da Daniel Passarella, e persino la mancata convocazione di un giovanissimo Diego Armando Maradona. Pochi conoscono Jorge Carrascosa, chiamato &#8220;el lobo &#8220;, &#8221; il &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2017/01/15/jorge-carrascosafuga-dalla-vittoria/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Jorge Carrascosa,fuga dalla vittoria</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2017/01/15/jorge-carrascosafuga-dalla-vittoria/">Jorge Carrascosa,fuga dalla vittoria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alzi la mano chi ha sentito parlare di <strong>Jorge Carrascosa</strong>.</p>
<p>Quando parliamo dei mondiali di <strong>Argentina del 1978</strong>, rammentiamo <strong>Mario Kempe</strong>s, l&#8217;<strong>Olanda</strong> el calcio totale priva di <strong>Cruijff</strong>, la coppa alzata da <strong>Daniel Passarella</strong>, e persino la mancata convocazione di un giovanissimo <strong>Diego Armando Maradona</strong>.<br />
Pochi conoscono <strong>Jorge Carrascosa</strong>, chiamato <em>&#8220;el lobo &#8220;,</em> <em>&#8221; il lupo&#8221;</em>, e la sua storia.<br />
La quale è una di quelle che va raccontata.<br />
<span id="more-3137"></span></p>
<h3><em>Date!</em></h3>
<p><strong>24 Marzo 1976</strong>: il giorno del <strong>sanguinario golpe</strong> di <strong>Videla</strong> in Argentina.<br />
<strong>24 marzo 2016</strong>: il giorno della morte di <strong>Johan Cruijff,</strong> il poeta del calcio.</p>
<p>In mezzo a questi quarant’anni ,che separono queste due date, c’è lui, Jorge Carrascosa, terzino destro tutto grinta e anima dell’ Huracan.<br />
E capitano della “albiceleste”,la nazionale di calcio argentina, della quale vestirà per una trentina di volta i colori.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/carrascosa.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3138" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/carrascosa-251x300.jpg" alt="carrascosa" width="251" height="300" /></a></p>
<p>Un sottile filo, rosso come il sangue che verrà versato in quegli anni della dittatura argentina, unisce queste due date, e i loro protagonisti, Videla, Carrascosa e Cruijff.</p>
<p>Perché, leggenda vuole, che il mitico olandese non abbia partecipato ai mondiali in Argentina, nel 1978, proprio per protesta contro il regime sanguinario dei militari guidati da <strong>Jorge Rafael Videla</strong>, responsabile di crimini contro l&#8217;umanità, culminati con l’orrore dei <strong><em>“desaparecidos”</em></strong> e delle <em><strong>“morti volanti”</strong></em>.</p>
<p>Alla kermesse argentina, per identico motivo, non parteciperà nemmeno un altro protagonista della finale del mondiale precedente, <strong>Paul Breitner</strong>, detto il <em>“maoista”</em> per la sua fede politica, centrocampista capellone della <strong>Germania</strong> campione del mondo quattro anni prima.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/inside4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3150" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/inside4-216x300.jpg" alt="inside4" width="216" height="300" /></a></p>
<p>E , soprattutto non parteciperà lui, Jorge Carrascosa, forse il meno conosciuto, ma colui che avrebbe dovuto alzare quella coppa, all’<strong>Estadio Monumental di Buenos Aires</strong>, davanti a più di 71 mila spettatori.</p>
<p>Lui, non <strong>Daniel Passerella</strong>, se per una volta l’uomo non si fosse anteposto al calciatore.</p>
<h3><em>I mondiali della vergogna</em></h3>
<p>Quelli in Argentina sono i Mondiali fortissimamente voluti dalla giunta militare di <strong>Videla, Massera, Agosti, Astiz</strong> e degli altri amici golpisti.<br />
E gentilmente la <strong>FIFA</strong> glieli aveva concessi.<br />
E bisogna anche vincerli, logico!<br />
Altrimenti a cosa sarebbero serviti?</p>
<figure id="attachment_3139" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Videla-insieme-al-comando-militare.jpg"><img class="size-medium wp-image-3139" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Videla-insieme-al-comando-militare-300x188.jpg" alt="Videla e la giunta militare" width="300" height="188" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Videla e la giunta militare</figcaption></figure>
<p>Non si respira un aria salubre, nella terra delle <strong>pampas</strong>, in quei giorni.</p>
<p>Le mamme e le nonne dei desaparecidos si ritrovano in <strong>Plaza del Mayo</strong>, muniti di foto dei congiunti scomparsi, figli, nipoti, mariti, sorelle, fratelli.<br />
I militari, per intimidirle, assoldano anche gruppi di hooligans tra i tifosi più violenti dei barrios.</p>
<p>Protestano mentre i loro cari vengono catturati, torturati, e uccisi.<br />
Di notte, voli aerei scaricano dal cielo, sull’ Atlantico, il loro carico umano di prigionieri, dopo averli narcotizzati.<br />
Le chiameranno le <em><strong>“morti volanti”</strong></em>.</p>
<p>Bisogna apparire belli e vincenti.<br />
Interi quartieri malfamati della periferia di<strong> Baires</strong> vengono rasi al suolo e gli abitanti deportati nella provincia di <strong>Catamarca</strong>.<br />
A <strong>Rosario</strong>, lungo il viale principale, viene eretto un muro con immagini dipinte di case belle ed accoglienti per nascondere quelle vere, povere, fatiscenti e malsane.</p>
<p>Vengono arrestate più di <strong>200</strong> persone al giorno per evitare che parlino con i giornalisti stranieri.<br />
I giornali si censurano da soli.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/ArgentinaBoycott.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3145" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/ArgentinaBoycott-300x158.jpg" alt="ArgentinaBoycott" width="300" height="158" /></a></p>
<p>Il tutto in uno stato ipnotico di trepida attesa per l’evento pallonaro.<br />
L’<strong>Argentina</strong> di <strong>Cesar Luis Menotti</strong>, detto <em><strong>“el flaco”,</strong></em> arriverà, sospinta da tanta classe e da non pochi aiuti, come la <strong><em>“marmelada peruviana”</em></strong>, sino alla fine.</p>
<p>In quelle due ore della finale contro l’Olanda, si interrompono pure le torture all’<strong>Esma, la Scuola Meccanica dell’Esercito</strong> che distava un chilometro in linea d’aria dal terreno di gioco.</p>
<p>C’è tutto un paese in trepida attesa.<br />
Tutto tranne una persona, forse.<br />
<strong>Jorge Carrascosa.</strong></p>
<h3><em><strong>El Lobo Carrascosa<br />
</strong></em></h3>
<p>Jorge Carrascosa nasce a <strong>Valentin Alsina</strong> (Buenos Aires) il 15 agosto  del 1948.<br />
Incomincia a giocare nel <strong>Banfield</strong> dove esordisce in prima squadra a 19 anni.</p>
<p>Un paio di stagioni dopo arriva il trasferimento al <strong>Rosario Central</strong> con il quale “El Lobo”, “ il lupo”, così viene chiamato, vince il <strong>Campionato Nacional nel 1971.</strong></p>
<figure id="attachment_3140" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-con-lHuracan-campione-argentino.jpg"><img class="size-medium wp-image-3140" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-con-lHuracan-campione-argentino-300x178.jpg" alt="Carrascosa con l'Huracan campione argentino" width="300" height="178" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Carrascosa con l&#8217;Huracan campione argentino</figcaption></figure>
<p>L’anno prima ha già esordito in Nazionale e il suo gioco ruvido ma tenace, di grande spessore agonistico e di capacità di grande concentrazione per tutti i 90 minuti ha già attirato l’attenzione dei tecnici della Nazionale argentina.</p>
<p>Nel 1973 Cesar Menotti lo porta all’<strong>Huracan</strong> e Carrascosa diventa pietra miliare di quella meravigliosa squadra che vince dando spettacolo il <strong>Metropolitano del 1973</strong>.</p>
<p>Con lui, in quella squadra ci sono fra gli altri il suo grande amico <strong>René Houseman, Carlos Babington, Miguel Angel Brindisi</strong> che con Carrascosa faranno parte della spedizione ai Mondiali di Germania del 1974.</p>
<figure id="attachment_3141" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-capitano-dellArgentina.jpg"><img class="size-medium wp-image-3141" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-capitano-dellArgentina-300x229.jpg" alt="Carrascosa capitano dell'Argentina" width="300" height="229" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Carrascosa capitano dell&#8217;Argentina</figcaption></figure>
<p>E proprio di quella manifestazione, Carrascosa, non avrà un buon ricordo.<br />
Anni dopo, ammetterà che la federazione argentina pagò un premio in denaro alla Polonia, già qualificata, per rendere la vita dura all’Italia, nello stesso girone con Haiti, Polonia e Argentina per l’appunto.</p>
<p><em>&#8220;Questo non era più il mio calcio”</em> dirà Carrascosa diversi anni dopo in una delle sue rarissime interviste “<em>se un incentivo economico è lo stimolo per giocare meglio a questo meraviglioso sport vuol dire che c’è qualcosa che non va”.</em></p>
<h3><em>24 marzo 1976</em></h3>
<p>La Nazionale Argentina è impegnata in un tour all’estero e proprio quel giorno deve disputare una partita amichevole contro la nazionale polacca.<br />
Il suo capitano è Carrascosa.</p>
<p>Ma è in quel giorno che Videla prende il controllo del paese.<br />
C’è caos, nel ritiro dell’albiceleste, come in tutto il paese.<br />
Le voci che arrivano dalla Patria natia sono confuse e contraddittorie.<br />
C’è grande timore nei giocatori per le famiglie a casa.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/9c80f44edb80f5fc1d09d8a4582ba5d4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3142" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/9c80f44edb80f5fc1d09d8a4582ba5d4-205x300.jpg" alt="9c80f44edb80f5fc1d09d8a4582ba5d4" width="205" height="300" /></a></p>
<p><strong>Carrascosa, Tarantini, Kempes</strong> e lo stesso selezionatore <strong>Menotti</strong>, sono uomini di sinistra, quindi apertamente contro il regime militare, potenziali sovversivi e oppositori al regime.</p>
<p>La squadra vorrebbe rientrare immediatamente in Argentina ma arriva una telefonata di Videla <em>“Voi pensate a giocare e a vincere. Anche questo è un segnale importante che dobbiamo dare al Paese”</em></p>
<p>Quella partita sarà l’unica trasmissione televisiva di quel giorno oltre ai continui comunicati della Giunta appena insediatasi.</p>
<p>E’ in quel momento che Carrascosa decide che se l’Argentina vuole alzare la coppa al cielo, dovrà farlo senza di lui.<br />
Tutto avrebbe sopportato, tranne l’infamia di dover ricevere il trofeo dalle mani di un assassino come Videla.</p>
<figure id="attachment_3148" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Passerella-riceve-la-coppa-dalle-mani-di-Videla.jpg"><img class="size-medium wp-image-3148" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Passerella-riceve-la-coppa-dalle-mani-di-Videla-300x182.jpg" alt="Passerella riceve la coppa dalle mani di Videla" width="300" height="182" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Passerella riceve la coppa dalle mani di Videla</figcaption></figure>
<h3><em>Il gran rifiuto</em></h3>
<p>Menotti lo vorrebbe convocare, naturalmente, e crede di convincerlo con queste parole<em> “Lobo, sei il mio capitano e voglio che sia tu ad alzare al cielo la Coppa”.</em></p>
<p>Ad un mese circa dall’ufficializzazione dei 22 convocati Carrascosa comunica a Menotti, con cui ha un rapporto di amicizia e stima, la sua decisione; non giocherà i Mondiali organizzati dal suo Paese e forse i primi, nella storia, dove l’Argentina ha realistiche possibilità di vittoria.<br />
Non vuole essere “manipolato” e “usato” dalla propaganda dei Generali.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/a.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3144" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/a-300x169.jpg" alt="a" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Menotti lo chiama il giorno prima di diramare le convocazioni, per cercare di convincerlo.</p>
<p>Carrascosa gli rispone semplicemente <em>&#8220;E&#8217; una decisione presa da mesi, come vuoi che cambi idea in un minuto?&#8221;</em></p>
<p>Non solo, al termine della stagione successiva, si ritirerà, a soli 31 anni, dal calcio lasciando anche la sua fascia da capitano nel suo amato Huracan (nonostante avesse ancora due anni di contratto)</p>
<p><em>“Fu un atto di coscienza. L’uomo conta più dello sportivo anche se devo ammettere che non aveva idea dei rischi che potevo correre. Ma fu una decisione spontanea e per me del tutto naturale. Della quale non mi sono mai pentito.”</em></p>
<h3><em>24 marzo 2016</em></h3>
<p>Ecco, in questa data si chiude il cerchio che va da Cruijff a Carrascosa, passando per Videla e quei mondiali in Argentina.</p>
<p>Il 24 marzo 2016, viene a mancare Johan Cruijff, l’altro capitano, quello dell’Olanda, che avrebbe dovuto giocare quella finale e contendere a Carrascosa quella coppa impregnata anche di sangue.</p>
<figure id="attachment_3146" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-oggi.jpg"><img class="size-medium wp-image-3146" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-oggi-300x190.jpg" alt="Carrascosa oggi" width="300" height="190" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Carrascosa oggi</figcaption></figure>
<p>Che data quel 24 marzo! Il golpe, e nello stesso giorno, la morte di Cruijff<br />
<em>“Mi è spiaciuto tanto. Era una persona con dei bei colori. Ho avuto la fortuna di giocare con lui,</em><br />
<em> 3 partite in Brasile con la selezione del Resto del Mondo”</em> dice Carrascosa</p>
<h3><em>Il pensiero di Carrascosa</em></h3>
<p>Anni dopo, in una delle poche interviste che rilascerà, Carrascosa, in poche frasi spiega il suo essere uomo al di là del calciatore.</p>
<p><em>“E’ vero che il calcio non è più quello di quando iniziai da ragazzo. Ma purtroppo neanche la vita è più così. Come puoi sentirti bene se mentre mangi un panino con il prosciutto crudo viene un bimbo a chiederti qualche pesos perché ha fame ?</em><br />
<em> Non solo non ho giocato i Mondiali del 1978 ma non avrei neppure giocato quelli del 1982mentre l’Argentina era in guerra con l’Inghilterra per le Malvinas, se avessi continuato a giocare e mi avrebbero convocato.. Posso pensare di giocare a calcio mentre ho un parente, un amico, un vicino di casa che stanno morendo su un campo di battaglia ?”</em></p>
<figure id="attachment_3149" style="width: 194px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-e-Maradona.jpg"><img class="size-medium wp-image-3149" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2017/01/Carrascosa-e-Maradona-194x300.jpg" alt="Carrascosa e Maradona" width="194" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Carrascosa e Maradona</figcaption></figure>
<h3><em>Un calciatore, un uomo, un granello di sabbia</em></h3>
<p>Poteva essere un eroe, un monumento vivente, una leggenda del calcio argentino e mondiale.<br />
Ha scelto di essere solo un uomo.<br />
Un granello di sabbia.</p>
<p>Come ama dire lui.<br />
<em>“Del golpe dico solo questo: credo che ognuno di noi possa fare qualcosa per rendere questo mondo migliore. E io, il mio granello di sabbia l’ho messo».</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2017/01/15/jorge-carrascosafuga-dalla-vittoria/">Jorge Carrascosa,fuga dalla vittoria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2017/01/15/jorge-carrascosafuga-dalla-vittoria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il gran rifiuto di Gigi Riva</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 23:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi Riva]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=3037</guid>
		<description><![CDATA[<p>Rombo di Tuono Chi non conosce la carriera di  Luigi “Rombo di Tuono” Riva? Formidabile fromboliere del Cagliari dei miracoli, quello che, sotto la sapiente guida di Manlio  Scopigno, e con giocatori del calibro di Albertosi, Domenghini, Cera, Nenè arrivò a vincere il campionato italiano. Anche grazie  ai gol di questo centravanti, nato per caso &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Il gran rifiuto di Gigi Riva</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/">Il gran rifiuto di Gigi Riva</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Rombo di Tuono</em></h3>
<p>Chi non conosce la carriera di  <strong>Luigi “Rombo di Tuono” Riva</strong>?</p>
<p>Formidabile fromboliere del <strong>Cagliari</strong> dei miracoli, quello che, sotto la sapiente guida di <strong>Manlio  Scopigno</strong>, e con giocatori del calibro di <strong>Albertosi, Domenghini, Cera, Nenè</strong> arrivò a vincere il <strong>campionato italiano.</strong><span id="more-3037"></span></p>
<p>Anche grazie  ai gol di questo centravanti, nato per caso in <strong>Lombardia, a Leggiuno,</strong> ma sardo nel cuore e nell’animo, dal tiro potente e preciso.</p>
<figure id="attachment_3038" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Gigi-Rombo-di-Tuono-Riva.jpg"><img class="size-medium wp-image-3038" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Gigi-Rombo-di-Tuono-Riva-300x168.jpg" alt="Gigi Rombo di Tuono Riva" width="300" height="168" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Gigi Rombo di Tuono Riva</figcaption></figure>
<p>Di Gigi Riva sappiamo tutto, le sue imprese ( oltre al titolo con il Cagliari, tre volte capocannoniere del campionato, un <strong>campionato Europeo</strong> con la Nazionale e un secondo posto ai Mondiali in Messico) i suoi gol (ancora oggi recordman di gol in nazionale, <strong>35 in 42 partite</strong>) e, purtroppo, i suoi gravi infortuni.</p>
<h3><em>Da Riva ad Higuain</em></h3>
<p>Forse non tutti sanno un altro fatto che, più di tanti gol siglati, di tante difese annichilite, lo ha fatto rimanere per sempre nel cuore dei tifosi sardi.</p>
<figure id="attachment_3039" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Riva-in-Nazionale.jpg"><img class="size-medium wp-image-3039" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Riva-in-Nazionale-300x168.jpg" alt="Riva in Nazionale" width="300" height="168" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Riva in Nazionale</figcaption></figure>
<p>E forse di mezza Italia, quella non bianconera.</p>
<p>Facciamo un salto ai giorni nostri.</p>
<p>Estate 2016, il calciomercato è sconquassato da due acquisti.</p>
<p>Le tifoserie si spaccano, chi maledice e chi benedice.</p>
<p>La <strong>Juventus</strong> mette a segno due colpi, il centrocampista bosniaco <strong>Miralem Pjanic dalla Roma</strong> e, soprattutto, il capocannoniere del campionato italiano, l’uomo che, con <strong>36 reti</strong>, ha superato <strong>Nordhal</strong> nel record: <strong>Gonzalo Higuain del Napoli.</strong></p>
<p>In quei giorni, <strong>Francesco Totti</strong>, una delle ultime bandiere,  intervistato sull’argomento, dichiara : “<em>I calciatori oggi sono un po’ come i nomadi, seguono i soldi e non il cuore</em>“.</p>
<p>Già, i giocatori di oggi.</p>
<p>Perché ieri era un altro calcio.</p>
<p>Uno sport dove uno come Gigi Riva osava rifiutare la Juventus.</p>
<figure id="attachment_3040" style="width: 260px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Il-gol-in-rovesciata-contro-il-Vicenza.jpg"><img class="size-full wp-image-3040" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Il-gol-in-rovesciata-contro-il-Vicenza.jpg" alt="Il gol in rovesciata contro il Vicenza" width="260" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il gol in rovesciata contro il Vicenza</figcaption></figure>
<p><em><strong>IL GRAN RIFIUTO</strong><br />
</em></p>
<p>Siamo alla fine degli <strong>anni ’60</strong> e la Juventus non è forse la macchina schiacciasassi di oggi, ma è comunque sempre la <strong>Vecchia Signora</strong> del calcio Italiano.</p>
<p>A <strong>Gianni Agnelli</strong> solletica l’idea di ricomporre la coppia della nazionale <strong>Pietro Anastasi</strong>, già bianconero, e Gigi Riva.</p>
<p>E fa recapitare un offerta sontuosa al Cagliari del presidente <strong>Arrica</strong>: <strong>un miliardo di lire! </strong></p>
<p>L’offerta è di quelle che non si possono rifiutare tanto facilmente.</p>
<p>Il Cagliari vacilla e il presidente Arrica è quasi pronto a firmare la cessione.</p>
<p>Ma non <strong>Rombo di Tuono</strong>, al secolo Gigi Riva!</p>
<p>“<em>Grazie, ma voglio restare a Cagliari. Per sempre</em>”. Questa la laconica risposta del nostro Gigi, in sintonia col personaggio, che non ammette repliche.</p>
<p>A dire il vero, qualche anno dopo, Gigi Riva rifiuterà anche il<strong> Milan</strong>, ma nell’immaginario collettivo è e rimane colui che ha rifiutato la Juventus.</p>
<p>Altro che Pjanic, altro che Higuain.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/gigi-riva-cagliari-ps_1sc7ta1ftd26t1jqsd4pfasy6i.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3042" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/gigi-riva-cagliari-ps_1sc7ta1ftd26t1jqsd4pfasy6i.png" alt="gigi-riva-cagliari-ps_1sc7ta1ftd26t1jqsd4pfasy6i" width="300" height="300" /></a></p>
<h3><em>Una scelta di vita</em></h3>
<p>Riva non vincerà altro con il Cagliari.</p>
<p>Subirà anche l’onta della retrocessione e le precarie condizioni fisiche lo costringeranno al ritiro nel <strong>1976</strong>, dopo l’ennesimo infortunio di gioco in uno scontro con il milanista <strong>Bet</strong>.</p>
<p>C’è da chiedersi se il Cagliari  abbia veramente guadagnato dalla sua mancata cessione.</p>
<p>Magari, con tutti quei soldi avrebbe potuto sostituire i campionissimi  scudettati, oramai logori, con giocatori dello stesso tenore.</p>
<p>Ma questo non importa.</p>
<p>Chi ci ha guadagnato, in questa storia, sono i tifosi.</p>
<p>Quelli sardi e quelli dell’Italia non bianconera, che si sono goduti il gran rifiuto come un affronto ad una società sempre odiata.</p>
<p>E ci ha guadagnato <strong>Gigi Riva,</strong> che doveva arrivare nella terra dei nuraghi, dalla sua nebbiosa <strong>Leggiuno</strong>, per scoprire che lui era sì lombardo di nascita, ma sardo fino nel profondo del cuore.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/images2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3043" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/images2.jpg" alt="images" width="266" height="189" /></a></p>
<p>Anni dopo, così spiegherà il suo gran rifiuto: <strong><em>&#8220;</em></strong><em>Sì, certo, dissi no ad Agnelli. Cos&#8217;altro avrei potuto fare? La Sardegna mi diede una casa, un affetto immenso, una famiglia. I soldi, anche quelli. Ma l&#8217;umanità della gente, l&#8217;amore, non avevano prezzo&#8221;</em></p>
<p>Una bandiera, di quelle che, come ha detto Totti, <em>“non sono nomadi all’inseguimento di soldi e gloria”</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/">Il gran rifiuto di Gigi Riva</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2016/12/24/il-gran-rifiuto-di-gigi-riva/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Picchia, Sebino, picchia!&#8221;</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2016/12/17/picchia-sebino-picchia/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2016/12/17/picchia-sebino-picchia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 01:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Sebino Nela]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=3011</guid>
		<description><![CDATA[<p>L&#8217; &#8220;incredibile Hulk&#8221; Il coro che si alzava dalla curva Sud era &#8221; Sebino, picchia Sebino&#8221;. Riduttivo per un calciatore che non era solo forza fisica ed era correttissimo, ma che veniva chiamato &#8220;l&#8217;incredibile Hulk&#8221; per la sua prestanza fisica. Era Hulk trenta anni fa. E lo è ancora, Sebastiano &#8220;Sebino&#8221; Nela. Sangue ligure, classe &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/12/17/picchia-sebino-picchia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">&#8220;Picchia, Sebino, picchia!&#8221;</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2016/12/17/picchia-sebino-picchia/">&#8220;Picchia, Sebino, picchia!&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><em>L&#8217; &#8220;incredibile Hulk&#8221;</em></h3>
<p>Il coro che si alzava dalla curva Sud era <em>&#8221; Sebino, picchia Sebino&#8221;</em>.</p>
<p>Riduttivo per un calciatore che non era solo forza fisica ed era correttissimo, ma che veniva chiamato <strong>&#8220;l&#8217;incredibile Hulk&#8221;</strong> per la sua prestanza fisica.<span id="more-3011"></span></p>
<p>Era <strong>Hulk</strong> trenta anni fa.</p>
<p>E lo è ancora, <strong>Sebastiano &#8220;Sebino&#8221; Nela</strong>.</p>
<figure id="attachment_3012" style="width: 208px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Sebino-Nela.jpg"><img class="size-medium wp-image-3012" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Sebino-Nela-208x300.jpg" alt="Sebino Nela" width="208" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Sebino Nela</figcaption></figure>
<p>Sangue ligure, classe <strong>1961</strong>.<br />
Romano per adozione, perché quei colori li porti addosso per sempre.</p>
<p>Avercene così oggi di giocatori che invece pensano più al ciuffo domenicale che alla sostanza.</p>
<p>Sorprendeva con il suo piede mancino pur giocando a destra.<br />
Un invenzione di <strong>Liedholm</strong> che lo volle giovanissimo a Roma,  vincendo da protagonista lo<strong> scudetto</strong>, qualche <strong>Coppa Italia</strong> e disputando la tragica <strong>finale di Coppa campioni con il Liverpool.</strong></p>
<p>Il  suo più grande rimpianto!<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/f2c5826cc5786c3a6a68a165df75c4df.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3014" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/f2c5826cc5786c3a6a68a165df75c4df-225x300.jpg" alt="f2c5826cc5786c3a6a68a165df75c4df" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Ore e ore a rimanere in campo, dopo che i suoi compagni avevano terminato, per allenarsi ed educare quel piede, il destro, che non era il suo.</p>
<p>Picchiava duro in campo, mai, però, oltre i limiti di un sano agonismo.<br />
La sua strapotenza fisica, la sua forza nella corsa lo fecero diventare , a solo 20 anni un beniamino dei tifosi della Roma.</p>
<p>Come dimenticare quando, dopo il <strong>3-0</strong> contro il <strong>Dundee all’Olimpico</strong>, Nela mostrò il dito medio all’allenatore degli scozzesi <strong>Mc Lean</strong>, reo di aver insultato i giocatori giallorossi!</p>
<figure id="attachment_3013" style="width: 260px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Nela-mostra-il-dito-medio-allallenatore-del-Dundee.jpg"><img class="wp-image-3013 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Nela-mostra-il-dito-medio-allallenatore-del-Dundee.jpg" alt="Nela mostra il dito medio all'allenatore del Dundee" width="260" height="194" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Nela mostra il dito medio all&#8217;allenatore del Dundee</figcaption></figure>
<h3><em>Un nuovo avversario, una nuova partita</em></h3>
<p>E sorprende ancora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con la sua irruenza e la sua determinazione.</p>
<p>Parla del suo <em>“incontro”</em> con il <strong>cancro</strong>, del loro<em> “campionato”</em>, delle discese e delle risalite, della paura, della vittoria.<br />
E ti accorgi della forza che anima quel terzino, oggi come allora sul campo.</p>
<figure id="attachment_3015" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Ancellotti-e-Nela.jpg"><img class="size-medium wp-image-3015" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Ancellotti-e-Nela-300x201.jpg" alt="Ancellotti e Nela" width="300" height="201" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Ancellotti e Nela</figcaption></figure>
<p>E di quel coro che Sebino ha fatto suo</p>
<p>Vincendo alla grande la sua partita più importante contro un avversario immenso, un tumore,di quelli brutti.</p>
<p>E Sebino l&#8217;ha picchiato, eccome se &#8216;ha picchiato!</p>
<figure id="attachment_3016" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Sebino-Nela-oggi.jpg"><img class="size-medium wp-image-3016" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Sebino-Nela-oggi-300x226.jpg" alt="Sebino Nela oggi" width="300" height="226" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Sebino Nela oggi</figcaption></figure>
<p>Qual è oggi il risultato?</p>
<p>Lui ti guarda e risponde: <em>«Oggi è 1 a 0 per me»</em>.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2016/12/17/picchia-sebino-picchia/">&#8220;Picchia, Sebino, picchia!&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2016/12/17/picchia-sebino-picchia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Robin Friday, un talento sconosciuto</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2016/12/11/robin-friday-un-talento-sconosciuto/</link>
		<comments>https://www.pensolibero.it/2016/12/11/robin-friday-un-talento-sconosciuto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 23:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Robin Friday]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pensolibero.it/?p=2961</guid>
		<description><![CDATA[<p>“The greatest footballer you never saw.” Il più grande calciatore che non vedrete mai. S’intitola così un libro scritto dall’ex bassista degli Oasis Paul McGuigan e da Paolo Hewitt ed è interamente dedicato a Robin Friday. Lo so, nessuno o pochi di voi lo avranno sentito nominare, e devo ammettere che anch&#8217;io mi sono imbattuto &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2016/12/11/robin-friday-un-talento-sconosciuto/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Robin Friday, un talento sconosciuto</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2016/12/11/robin-friday-un-talento-sconosciuto/">Robin Friday, un talento sconosciuto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><em><strong>“The greatest footballer you never saw.”</strong></em></h3>
<p>Il più grande calciatore che non vedrete mai.<br />
S’intitola così un libro scritto dall’ex bassista degli <strong>Oasis Paul McGuigan e da Paolo Hewitt</strong> ed è interamente dedicato a<strong> Robin Friday</strong>.<span id="more-2961"></span></p>
<figure id="attachment_2962" style="width: 184px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Il-libro-su-Robin-Friday.jpg"><img class="size-full wp-image-2962" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Il-libro-su-Robin-Friday.jpg" alt="Il libro su Robin Friday" width="184" height="274" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il libro su Robin Friday</figcaption></figure>
<p>Lo so, nessuno o pochi di voi lo avranno sentito nominare, e devo ammettere che anch&#8217;io mi sono imbattuto in lui per caso.</p>
<p>Ma la  sua storia è un qualcosa di impensabile. Sembra uscita da un copione di film (che pure pare in cantiere, con Sam Claflin nei suoi panni)ma invece è tremendamente reale, fino all’ultimo eccesso, fino all&#8217;ultimo dribbling,all’ultima droga provata,all&#8217;ultimo goal segnato, fino all’ultima sua bravata.</p>
<p>Tanto da farlo votare, da <strong>France Football</strong>, come <em>il giocatore piu cattivo mai esistito</em>.</p>
<p>Eppure, pur non calcando i grandi palcoscenici, in Inghilterra lo ricordano come fuoriclasse assoluto!</p>
<h3><em><strong>Sesso e droga. E Rock’n roll, in campo</strong></em></h3>
<p>Robin Friday nacque ad <strong>Acton</strong>, un quartiere problematico nella periferia ad ovest di Londra dimostrando subito di avere un grandissimo talento quando da bambino riusciva a palleggiare con qualsiasi cosa, dalla gomma per cancellare alle arance.</p>
<p>Entrò nelle giovanili del<strong> Crystal Palace,</strong> poi in quelle del <strong>QPR</strong> e infine in quelle nel <strong>Chelsea</strong>, ma era fuori dal campo che riusciva a dare il “meglio” di sé: <strong>furti, spaccio, scippi,</strong> le prime <strong>droghe minori</strong>, in un continuo tragitto casa-prigione e viceversa.</p>
<p>A <strong>16 anni</strong>, arrestato mentre stava rubando un’autoradio, viene condannato ad  un anno di <strong>riformatorio</strong>.</p>
<p>Il direttore del riformatorio lo prende a simpatia, capendo le problematiche di quel giovane particolare ma anche il suo grande talento.</p>
<p>E decide di dargli una possibilità. Robin ottenne così il permesso di potersi allenare con le giovanili del <strong>Reading</strong> per tre pomeriggi alla settimana e poi rientrare in cella a dormire.</p>
<p>Nei suoi allenamenti dimostrò di essere un calciatore di un’altra categoria: finte, dribbling, tunnel, gol (tantissimi) e assist nonostante sia, e lo resterà, <strong>un individualista</strong>.</p>
<p>Deride i compagni di squadra, li schernisce, il suo unico schema è quello illustrato da <strong><a href="http://zonacesarini.net/2015/09/06/helmut-duckadam-steaua-bucarest/"> </a><a href="http://zonacesarini.net/2015/09/06/helmut-duckadam-steaua-bucarest/">Pelè nel film “Fuga Per La Vittoria</a>”</strong> : palla a lui e li dribbla tutti!</p>
<p>Tornato libero, incontra due donne: la prima è la droga, che da allora chiama <em><strong>La Signora</strong></em>, e la seconda una giovane ragazza di colore di nome <strong>Maxine</strong>.</p>
<p>Robin se ne innamorò e, dopo averla messa incinta, i due si sposarono fregandosene dei pregiudizi razziali del tempo. Il piccolissimo dettaglio era che Robin aveva<strong> 17 anni</strong> ed era disoccupato.</p>
<p>Trova una squadra,  il <strong>Walthamston Avenue</strong>, squadra semiprofessionista, che gli offre un premio partita e un lavoro come asfaltatore e con quello, per un po’ di tempo maniente moglie e figlio.</p>
<figure id="attachment_2963" style="width: 191px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-Friday-e-la-prima-moglie-Maxine.jpg"><img class="wp-image-2963 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-Friday-e-la-prima-moglie-Maxine.jpg" alt="Robin Friday e la prima moglie, Maxine" width="191" height="264" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Robin Friday e la prima moglie, Maxine</figcaption></figure>
<p>Nonostante l’utilizzo di dorghe e liquori a profusione e altri vizi, e con lui stesso che non faceva niente per nasconderli, <strong>in campo continua a regalare magie</strong> e a segnare valanghe di gol.</p>
<h3><em><strong>&#8220;Dov&#8217;è Robin?&#8221;, &#8220;Non rompermi  piu&#8217; i coglioni!&#8221;<br />
</strong></em></h3>
<p>Passa, nel <strong>1971</strong>, all’<strong>Hayes</strong>, che gli offre di piu’.</p>
<p>Robin continua a seminare avversari, segnare gol, e ingurgitare veleni di ogni tipo.</p>
<p>Dopo uno di questi “sballi”<strong>salì su un tetto</strong> e, inciampando, cadde da un altezza di  almeno cinque metri, colpendo in pieno un palo che <strong>gli perfora una natica </strong>e per poco non gli trapassa i polmoni.</p>
<p>Incominciano 4 lunghi mesi di convalescenza e finalmente arriva il giorno del rientro in campo.<br />
L’allenatore ha deciso di schierarlo dal primo minuto.<br />
Ma Robin ha deciso altrimenti: lo trovano in un pub accanto allo stadio dove fu trovato a bere <strong>e a parlare con un posacenere.</strong></p>
<p>Lo portano di forza in campo, e lui, strafatto di solo Dio sa cosa, cammina per il campo come un morto vivente.<br />
I giocatori avversari lo deridono, i compagni lo ignorano.<br />
Ma all’<strong>80°</strong> succede che il pallone gli capita, per caso fra i piedi.<br />
Lui fa quello che gli riesce meglio, oltre a rovinarsi.<br />
Calcia al volo dal limite dell’area e segna.<br />
<strong>L’Hayes vince 1-0!</strong></p>
<figure id="attachment_2964" style="width: 272px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-Friday.jpg"><img class="size-full wp-image-2964" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-Friday.jpg" alt="Robin Friday" width="272" height="185" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Robin Friday</figcaption></figure>
<p>Tifosi in delirio, compagni che lo vogliono abbracciare, ma lui si dirige verso l’allenatore e gli urla in faccia <em><strong>“</strong>La prossima volta vedi di non rompermi i coglioni!”</em></p>
<h3><strong><em>Al Reading</em> </strong></h3>
<p>Di lui si innamora l’allenatore del<strong> Reading</strong>, <strong>Charlie Hurley</strong>, e contro tutto e tutti, decide di dare una possibilità a <strong>quel centravanti capellone dalle folte basette.</strong></p>
<p>E’ il <strong>1974</strong>.</p>
<p>Firma il primo contratto da semiprofessionista, continuando a lavorare. L’ impatto con la nuova realtà non fu dei migliori.</p>
<p>Non ci mette molto a farsi conoscere e lo fa alla sua maniera:  Il primo giorno, Robin <strong>chiede ad un dirigente della squadra in quale posto può trovare  &#8220;roba migliore&#8221; !</strong>.</p>
<p>Il Reading non naviga in buone acque e Robin è aggregato solo alla squadra riserve.<br />
Charlie Hurley, come ultima speranza, decide di sfruttare il talento di quel matto scriteriato.<br />
Mancano 14 partite.<br />
Robin lo ripaga con un calcio da favola e gol incredibili, diventando ben presto l’idolo dei tifosi e il Reading si salva.</p>
<figure id="attachment_2965" style="width: 701px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Greatest_goal_ever_ROBIN_FRIDAY.jpg"><img class="wp-image-2965" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Greatest_goal_ever_ROBIN_FRIDAY-1024x450.jpg" alt="What the papers said: Evening Post 1st April 1976." width="701" height="308" /></a><figcaption class="wp-caption-text">What the papers said: Evening Post 1st April 1976.</figcaption></figure>
<p>La stagione ’74/’75 lo vide andare a segno per ben 18 volte vincendo<strong> il premio di giocatore dell’anno</strong>, ma fu la stagione successiva che lo consacrò definitivamente. 22 gol tra cui uno splendido<strong>: </strong><strong>Friday controlla con il petto e calcia in rovesciata da fermo senza guardare la porta alle sue spalle.</strong></p>
<p>A fine partita l’arbitro si complimentò dicendogli che era il gol più bello che avesse mai visto.</p>
<p><em>“Ah sì</em> – rispose Robin – <em>dovresti venire a vedermi più spesso”</em>.</p>
<p>Grazie alle sue magie, il Reading fu promosso in <em>3rd Division</em>. Robin festeggiò la promozione <strong>baciando un poliziotto</strong>.</p>
<p><em>“Era l’unico serio in tutto lo stadio. Però mi sono pentito subito di averlo baciato. Io odio i poliziotti!”</em>.</p>
<figure id="attachment_2966" style="width: 800px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-che-bacia-il-poliziotto-per-festeggiar-ela-promozione.jpg"><img class="wp-image-2966 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-che-bacia-il-poliziotto-per-festeggiar-ela-promozione.jpg" alt="Robin che bacia il poliziotto per festeggiare la promozione" width="800" height="470" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Robin che bacia il poliziotto per festeggiare la promozione</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em><strong>Il confronto con George Best, altro dannato del calcio</strong></em></h3>
<p>Se <strong>George Best</strong>, grandissimo del calcio,  era considerato il quinto Beatle, lui viene considerato il sesto, senza ombra di dubbio.</p>
<p>In comune hanno tre cose: l’essere britannici, la follia nella vita e la fantasia nel calcio.</p>
<p>Per qualcuno Robin era addirittura migliore dell’immenso George.</p>
<p><strong>Bill Shankly</strong>, allenatore del <strong>Liverpool </strong>dal 1959 al 1974 e iniziatore del ciclo più vittorioso della storia della squadra inglese, disse &#8220;<em>Robin Friday inizia dove finisce George Best&#8221;</em></p>
<h3><em><strong>Il cigno e l’elefante</strong></em></h3>
<p>Il Reading sapeva di avere in casa un autentico fenomeno, ma completamente  ingestibile.</p>
<p>Ah già, dimenticavo! Robin ha un altro grandissimo difetto: <strong>non vuole che qualcuno gli dica cosa deve o non deve fare !</strong></p>
<p>E lui continua ad accoppiare miracoli in campo e sregolatezze fuori.</p>
<p><strong>Sheffield United e Arsenal</strong> chiesero delle informazioni su di lui senza però presentare un’offerta concreta, probabilmente sconvolti dalle follie extracalcistiche di Robin.</p>
<p>Una sera gli venne in mente, in una discoteca, ubriaco fradicio, di inventare <em>The Elephant</em>: facile per lui  come segnare un gol!</p>
<p>Tirò in fuori le <strong>tasche dell’impermeabile</strong>, tirò fuori il <strong>pene</strong> ed ecco che, con un po’ di fantasia, potete  vedere la testa di un elefante!<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/robinf.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2973" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/robinf-300x289.jpg" alt="robinf" width="300" height="289" /></a></p>
<p>Un&#8217; altra volta, al ritorno da una  trasferta Robin fece fermare il pullman della squadra vicino ad un cimitero. Rubò delle decorazioni ad una tomba e le sistemò intorno al suo presidente che stava dormendo!</p>
<p>Se <strong>Gigi Meroni</strong>  camminava con la <strong>gallina</strong>, lui si presentò <strong>con un cigno al guinzaglio</strong>.</p>
<p>Durante una partita vide uno spettatore che stava bevendo del <strong>whisky.</strong> Gli venne naturale chiedergli un sorso, raggiungendolo in curva.</p>
<p>Una  altra volta chiese al pubblico il risultato della partita che stava giocando.</p>
<p>Contro il <strong>Mansfield</strong> dopo essere stato sostituito entrò nello spogliatoio avversario,<strong> si abbassò i pantaloncini e defecò nel mezzo della stanza</strong>.</p>
<p>Robin, intanto, si era persino sposato per la seconda volta.</p>
<p>Il matrimonio fu qualcosa di epico: prima della cerimonia fu beccato fuori dalla chiesa a<strong> rollarsi una canna</strong>.</p>
<p>Il rinfresco finì in rissa con gli invitati che, totalmente ubriachi, prima spaccarono tutto e poi, prima di andarsene, rubarono parte dei regali di nozze tra cui svariati chili di marijuana.</p>
<h3><strong><em>L&#8217;epilogo a Cardiff</em><br />
</strong></h3>
<p>Le pazzie erano troppe anche per Charlie Hurley, l’unico che lo aveva sempre difeso e per cui Robin, in fondo, nutriva qualcosa di molto simile al rispetto, .</p>
<p>Alla fine fu ceduto al  <strong>Cardiff City</strong>, squadra di <em>2nd Division</em>, che era convinta di rimettere il ragazzo sulla retta via.<br />
Illusi!</p>
<p>Non era ancora arrivato in Galles, che fu  arrestato perché beccato in treno senza biglietto.<br />
La cosa non lo sconvolse, anzi, gli fece balonare un&#8217;altra delle sue folli idee! .<br />
<strong>Ogni giorno andava agli allenamenti in treno fingendosi il controllore</strong> chiedendo ai passeggeri di fargli vedere il biglietto obliterato finendo per intascarsene due, uno per l’andata e uno per il ritorno.</p>
<figure id="attachment_2976" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-Friday-firma-per-il-cardiff1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2976" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-Friday-firma-per-il-cardiff1-300x215.jpg" alt="Robin Friday firma per il cardiff" width="300" height="215" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Robin Friday firma per il cardiff</figcaption></figure>
<p>Il suo esordio avvenne contro il Fulham del mitico <strong>Bobby Moore</strong>, il football per eccellenza, l’immortale capitano dell’<strong>Inghilterra al Mondiale ’66.</strong></p>
<p>Robin Friday era così felice di affrontarlo, e strafatto con ben sedici pinte di birra, che prima segnò una doppietta e poi <strong>gli strizzò i testicoli</strong> !</p>
<p>Ma gli mancava casa sua, i pusher che conosceva a menadito, i pub che non aspettavano che lui per svuotare le cantine.<br />
E così l’esperienza al Cardiff non fu eccezionale</p>
<p>Saltava diversi allenamenti, ad ogni partita riusciva sempre a scatenare almeno un paio di risse con gli avversari e a volte anche con i compagni, <strong>venne trovato nudo e svenuto negli hotel</strong> dove la squadra andava in ritiro e più volte ed era oramai diventato il miglior cliente dei pub gallesi.</p>
<p>Nonostante questo arriva il momento della storia che lo consegnerà per sempre alla leggenda.<br />
<strong>E’ 16 aprile 1977.</strong></p>
<p>Il Cardiff in piena zona retrocessione affrontava in casa il <strong>Luton Town</strong> che viceversa era nelle zone alte della classifica.</p>
<p>Robin, in una delle sue classiche giornate no, fu lanciato in profondità da un compagno e si scontrò fortuitamente contro il portiere avversario <strong>Milija Aleksic</strong>.<br />
Friday, stranamente, per il tipo che era, allungò la mano per chiedere scusa, ma Aleksic rifiutò la stretta e fece ripartire il gioco.</p>
<figure id="attachment_2967" style="width: 321px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-segna-ad-Aleksic-e-gli-fa-il-segno-della-V.jpg"><img class="wp-image-2967" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Robin-segna-ad-Aleksic-e-gli-fa-il-segno-della-V.jpg" alt="Robin segna ad Aleksic e gli fa il segno della V" width="321" height="257" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Robin segna ad Aleksic e gli fa il segno della V</figcaption></figure>
<p>Mai svegliare il can che dorme!</p>
<p>La scintilla si accende in Robin. Come un dio greco furioso decide di scendere dall’Olimpo della sua vita dissoluta e scendere nei più umani terreni di gioco calcistici.</p>
<p>Rincorre il difensore , riprende il pallone, ne salta un altro e si ritrovò a tu per tu col portiere. Dribbling secco, Aleksic col sedere per terra e gol a porta vuota.</p>
<p>Nel festeggiare, <strong>Robin mostrò allo sconsolato Aleksic le due dita a V</strong>, simbolo che nei paesi anglosassoni indica un bel  <em>vaffanculo</em>.</p>
<p>Quel momento fu immortalato dai fotografi e la foto fece il giro del mondo. Diventò addirittura la copertina di un singolo dei <em>Super Furry Animals</em>, gruppo rock gallese, intitolato<strong><em> The Man Don’t Give a Fuck</em></strong>.</p>
<figure id="attachment_2968" style="width: 525px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/La-copertina-del-disco-dei-Super-Furry-Animals.jpg"><img class="wp-image-2968" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/La-copertina-del-disco-dei-Super-Furry-Animals.jpg" alt="La copertina del disco dei Super Furry Animals" width="525" height="523" /></a><figcaption class="wp-caption-text">La copertina del disco dei Super Furry Animals</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Cardiff si salvò, ma la stagione successiva iniziò nel peggiore dei modi per Friday che si ammalò di un misteriosissimo virus.</p>
<p>Perse una quindicina di chili e restò lontano dal campo per i primi tre mesi.</p>
<p>La partita del rientro fu una trasferta a Brighton.</p>
<p>E come per tutti gli esordi o i ritorni in campo, Robin decise di lasciare il marchio anche in quella partita.</p>
<p>Lo marcava un rude difensore, quel <strong>Mark Lawrenson</strong> (che farà un ottima carriera al Liverpool vincendo tutto), stopper alla vecchia maniera, che non toglieva mai la gamba nei contrasti con entrate al limite del codice penale.</p>
<p>Dopo essere stato malmenato per tutta la partita, Robin, frustrato ed incazzato, approfittò dell’ennesima scivolata assassina di Lawrenson per colpirlo con un calcio in bocca.</p>
<p>Espulso, naturalmente!</p>
<figure id="attachment_2969" style="width: 300px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Larbitro-espelle-Friday.jpg"><img class="size-medium wp-image-2969" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/Larbitro-espelle-Friday-300x215.jpg" alt="L'arbitro espelle Friday" width="300" height="215" /></a><figcaption class="wp-caption-text">L&#8217;arbitro espelle Friday</figcaption></figure>
<p>Uscìto dal campo, la sua follia si espresse in  un <em>déja-vu</em>: si diresse verso lo spogliatoio del Brighton e proprio come fece contro il Mansfield si abbassò i pantaloncini e <strong>defecò</strong> nella borsa di Lawrenson</p>
<h3> <em><strong>Il ritiro e la fine</strong></em></h3>
<p>A fine stagione, mentre stava divorziando anche dalla seconda moglie che gli aveva dato un secondo figlio, Robin Friday annunciò il proprio<strong> ritiro a soli 25 anni</strong> perché stanco di quel mondo pieno di gente che gli diceva cosa doveva fare.</p>
<p>Detto da uno che non li aveva mai ascoltati, è comico!</p>
<p>Tornò ad Acton, e ricominciò a lavorare come asfaltatore.<br />
Non gli dispiaceva, anzi!<br />
Finalmente poteva bere quanto voleva, drogarsi quanto voleva e andare a prostitute quanto voleva. Era “padrone” della sua vita più che mai.</p>
<p>E dei suoi casini.<br />
Si sposò per la terza volta e dopo tre anni divorziò ancora.</p>
<p>Andò a vivere in una casa popolare e <strong>fu arrestato perché travestito da poliziotto</strong> sequestrò a degli spacciatori un’ingente somma di droga per poterla poi consumare in privato.</p>
<p>Sostenne un provino con il Bradford però al momento di firmare il contratto si tirò indietro e non se ne fece di nulla.</p>
<p>Fu cercato anche dal Reading dopo una raccolta di firme da parte dei tifosi per riportarlo in squadra.</p>
<p>Ad un allenatore, che si presentò a casa sua per vedere le sue condizioni, alla domanda di quanti anni aveva, Robin gli rispose <em>“Ho la metà dei tuoi anni, ma ho vissuto il doppio di te.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/RFC-1-3.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2970 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/RFC-1-3.jpg" alt="RFC-1-3" width="875" height="603" /></a></em></p>
<p><strong>Il 22 Dicembre del 1990</strong>, <strong>a soli  38 anni il suo corpo fu trovato</strong> senza vita in un solitario appartamento nella sua Acton.</p>
<p>Arresto cardiaco dovuto ad un <strong>overdose</strong>.</p>
<p><em>La Signora</em>, l’unica donna che gli rimasta sempre vicino<em>,</em> aveva deciso di portarlo via con sé.</p>
<h3><em><strong>Un talento sprecato</strong></em></h3>
<p>Questo era Robin Friday.</p>
<p>Un calciatore diventato leggenda pur giocando soltanto per cinque stagioni, non avendo mai vinto un trofeo e non giocando neppure un minuto in <em>First Division,</em> conosciuta oggi come <a href="http://zonacesarini.net/2015/02/10/premier-che-non-vedremo-mai/">Premier League</a>.</p>
<p>Un record, in fin dei conti.</p>
<p>Robin è rimasto nei ricordi dei suoi tifosi  perché sarà per sempre quel ragazzo che giocava senza parastinchi per proteggersi dai falli degli avversari, che segnava  gol sensazionali, come quando contro l’<strong>Exeter</strong> si beve l’intera difesa da solo prima di segnare con un rasoterra imparabile.</p>
<p>Era, soprattutto, quel ragazzo, un pò matto, molto folle, che non mollava mai, che ogni volta che veniva steso dagli avversari si rialzava più forte di prima,come contro il <strong>Lincoln</strong>, rientrando in campo ancora più determinato e segnando le due reti della vittoria, la dove altri avrebbero mollato per paura di rimetterci una gamba.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/index.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2971 size-full" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2016/12/index.jpg" alt="index" width="284" height="177" /></a></p>
<p>Un calciatore che non è diventato grande soltanto perché non ha mai voluto esserlo, preferendo vivere la sua vita così come la voleva, piena di eccessi fuori e dentro il campo.</p>
<p>Dopo tutto lui sapeva di esserlo, grande.</p>
<p>E la sua grandezza, per lui, era racchiusa tutta in questa frase:</p>
<p><em>“Sul campo odio tutti gli avversari.</em><br />
<em>Non mi importa niente di nessuno.</em><br />
<em>La gente pensa che sono pazzo, lunatico.</em><br />
<em>Io sono un vincente.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2016/12/11/robin-friday-un-talento-sconosciuto/">Robin Friday, un talento sconosciuto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.pensolibero.it/2016/12/11/robin-friday-un-talento-sconosciuto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
