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	<title>PensoLibero.it &#187; Boston</title>
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		<title>La melassa di Boston</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2018 09:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Storia dimenticata]]></category>
		<category><![CDATA[Boston]]></category>
		<category><![CDATA[incidente]]></category>
		<category><![CDATA[melassa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LA MELASSA DI BOSTON Chi conosce Boston sa che essa è una città per ricchi concimata da poveri. Gente avvizzita, emaciata, abbruttita dall’uso di bevande torci budella, che si contende un cartone come coperta oppure un posto vicino a un fuoco come casa. Si dice che a Boston non si possano distinguere i topi dai &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2018/05/06/la-melassa-di-boston/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">La melassa di Boston</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>LA MELASSA DI BOSTON<br />
Chi conosce Boston sa che essa è una città per ricchi concimata da poveri.<br />
Gente avvizzita, emaciata, abbruttita dall’uso di bevande torci budella, che si contende un cartone come coperta oppure un posto vicino a un fuoco come casa.<span id="more-3657"></span><br />
Si dice che a Boston non si possano distinguere i topi dai senza tetto.<br />
Errato.<br />
I topi, almeno loro, mangiano ogni giorno, fosse anche un senza tetto morto assiderato in notti fredde e nevose come solo Boston sa regalarsi.<br />
E, se anche fosse che qualche topo finisce per essere pietanza per un poveraccio, non è quest’uomo per strada comunque ad essere, a Boston, in cima alla catena alimentare.</p>
<p>Il netto divario del campionario umano è rappresentato dai ristoranti di classe di Back Bay e i bidoni della immondizia della zona portuale del North End e di tanti altri sobborghi.<br />
A Boston, nei sobborghi e nei quartieri, le temperature sono sempre più basse, rispetto alla costa.</p>
<p>E Boston è anche una delle città americane, e non solo, più inquinate.<br />
Negli inverni dei giorni nostri nuvole di colore più chiaro, quasi giallastro, indicanti un limite di condensazione molto più basso, preannunciano neve.<br />
Il giallo è dovuto alle particelle di smog.<br />
Particelle invisibili, leggere a sufficienza per salire in alto, molto in alto, anche se più spesse del vapore acqueo, e che riflettono il micidiale cocktail di effluvi di ozono, polveri sottili, biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio che ci sovrasta.<br />
Forse sarà questo miscuglio di veleni a far sentire, a volte, uno strano odore dolciastro.<br />
Melassa, odore di melassa!<br />
Da qui, da questa percezione, incomincia questa storia maledetta, quasi assurda, una storia che, come al solito, colpisce i quartieri più poveri.</p>
<p>Sapete a cosa serve la melassa?<br />
Dalla sua distillazione si produce rum e persino la vodka.<br />
Era usata anche per fabbricare munizioni.<br />
Forse non sapete che uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, John Adams, ebbe a dire “Non so perché dovremmo arrossire confessando che la melassa fu un ingrediente essenziale nell’Indipendenza Americana. Molti grandi eventi sono nati da cause ben più piccole”</p>
<p>Torniamo alla nostra storia maledetta.<br />
Siamo al 15 gennaio 1919<br />
A Boston, nel sobborgo del North End, c’era uno dei più grandi depositi di melassa.<br />
Un serbatoio enorme di 15 metri d&#8217;altezza e 27 metri di diametro, contenente più di 8.700.000 litri.<br />
Qualche giorno prima, era arrivato un carico di melassa calda che si andò a mescolare con la melassa fredda già presente nel serbatoio.<br />
Il mescolamento delle due melasse produsse fermentazione, gas.<br />
Inutili furono gli avvertimenti di un dirigente della struttura, un certo Isaac Gonzalez, che sentiva da giorni strani scricchiolii e rumori.<br />
Il 15 gennaio 1919, alle 12.41 il serbatoio collassò.<br />
Le pareti non ressero la pressione della melassa e dei gas creatisi dalla fermentazione, le giunture tra i pannelli di acciaio saltarono e 8,5 milioni di litri di liquido viscoso fuoriuscirono con un boato in tutte le direzioni, creando un’ondata alta più di sette metri, larga cinquanta e che viaggiava a cinquanta chilometri l’ora.<br />
La marea di melassa spazzò tutto ciò che incontrò sulla sua strada, per centinaia di metri dell’affollata Commercial Street, la via più importante del North End.<br />
Travolse case, capannoni, automobili, la stazione della Atlantic Pacific, facendo deragliare un treno.<br />
Una stazione dei pompieri venne sradicata dalle fondamenta e quasi gettata nell’acqua.<br />
Alcuni bambini che stavano raccogliendo legname da ardere ai piedi della struttura furono sommersi.<br />
Vi furono più di 21 morti e 150 feriti.<br />
Il cadavere di un italiano venne ritrovato solo dieci anni dopo.<br />
Un&#8217;ora dopo, con le temperature fredde, la melassa incominciò a seccarsi, racchiudendo, come un macabro feretro, corpi di persone e animali.<br />
Un odore dolciastro, come quello che, in certi momenti, si avverte ancora ora, si diffuse per l’aria e rimase per anni.E<br />
Per ripulire la zona della città coinvolta dalla tragedia occorsero circa 87.000 ore di lavoro in 6 mesi!<br />
Il perito nominato dal tribunale ritenne responsabile, dopo tre anni di udienze, l&#8217;USIA (United States Industrial Alcohol Company), proprietaria del sito di stoccaggio<br />
La compagnia dovette pagare 600.000 dollari per la composizione extragiudiziale (corrispondenti a circa 6,6 milioni di dollari di oggi)</p>
<p>Ecco, dopo aver letto questa storia, se vi dovesse capitare di trovarvi in un sobborgo di Boston, e di di notare questo odore, beh siate pure convinti che non è tutto frutto di fantasia.</p>
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