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	<title>PensoLibero.it &#187; Argentina</title>
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		<title>25 GIUGNO 1978, TRA TANGO, TULIPANI E PIZZA.</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 21:55:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sottotitolo: tra tango e tulipani, pizze e gelati, la memocronaca di una domenica all&#8217;inseguimento del gol. Domenica 25 giugno 1978, quella domenica, come al solito, i nostri genitori, miei e dei miei cugini, decidono di uscire. Moglie e prole accodati, naturalmente. Per la verità, mio padre, Vittorio e mio zio, Pasquale, non sono molto felici. &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2020/06/05/25-giugno-1978-tra-tango-tulipani-e-pizza/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">25 GIUGNO 1978, TRA TANGO, TULIPANI E PIZZA.</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sottotitolo: tra tango e tulipani, pizze e gelati, la memocronaca di una domenica all&#8217;inseguimento del gol.</p>
<p>Domenica 25 giugno 1978,<br />
quella domenica, come al solito, i nostri genitori, miei e dei miei cugini, decidono di uscire.<br />
Moglie e prole accodati, naturalmente.<br />
Per la verità, mio padre, Vittorio e mio zio, Pasquale, non sono molto felici.<br />
E nemmeno io, appena dieci anni, e i miei cuginetti maschi.<br />
E’ la domenica della finale dei Mondiali di Argentina del 1978.<br />
Si scontrano l’Olanda e l’Argentina. <span id="more-4508"></span><br />
Due protagonisti mancanti: uno Cruijff, mancante per sua volontà proprio dalla intera rassegna.<br />
Un mito per noi ragazzini, comunque.<br />
L’altro, Diego Armando Maradona, giovanissimo astro nascente dell&#8217;Argentinos Jr e che già faceva parlare di sè, tanto che spesso, nelle partitelle fra noi, si incominciava a sentire la cantilena “ E ch song, Maradona?” ( “E che sono, Maradona?”), dietro a una “magia” con il pallone, Super Santos of course, Super Tele per i piu sfigati (resisteva a mala pena un giorno), Tango per quelli senza problemi.</p>
<p>Piccola premessa, il nostro campo di calcio preferito era lo spiazzo interno del macello comunale (oggi una scuola elementare), al quale avevamo libero accesso essendo mio zio il custode dello stesso.</p>
<p>Tale spiazzo, che dava poi accesso a uffici, mattatoio, depositi e stalle, era largo 20 metri, lungo più o meno 60 metri, delimitato da due cancelli, quello d&#8217;ingresso e quello delle stalle che sembravano essere messi lì appositamente per diventare “porte” da calcio.</p>
<p>Con le mure alte di cinta che lo racchiudevano a fare da spalti, separandolo dalla strada comune che era sovrastante (il piano del macello era un 6 metri sottostante al livello stradale).</p>
<p>Insomma, quasi un campo regolamentare senza volerlo, bastante comunque per noi piccoli Zico, Beccalossi, Pablito o altro, il cui unico difetto era avere il fondo in cemento e brecciolino e qualche posa di asfalto.</p>
<p>Ciò significava che, se d&#8217;inverno le scarpe erano consigliate quanto meno per il freddo, d&#8217;estate il caldo ci “consigliava” di giocare a piedi scalzi.</p>
<p>Ecco perché oggi ho le piante dei piedi talmente indurite che potrei camminare su un letto di chiodi stile fachiro!</p>
<p>E fa niente che ogni tanto il pallone lo dovevi andare a recuperare nella stalla, tra buoi e relative “margherite”!</p>
<p>Torniamo, però, a quella domenica di fine giugno e a quella finale mondiale, la prima che ricordo.<br />
La partita, nonostante la mancanza dei due assi sopra citati, è affascinante lo stesso e i nostri padri e noi vorremmo essere davanti alla televisione.</p>
<p>La diretta in TV è dalle 20, le 15 in Argentina, e per noi, che avevamo seguito le prodezze di Pablito e di quella nazionale azzurra, tra le più belle di sempre, anche a mezzanotte, sembrava l&#8217;occasione giusta per una domenica sul divano, birra e sigarette per i nostri grandi, patatine e aranciata per noi più giovincelli.</p>
<p>E magari l&#8217;indomani ripeterne le gesta nel nostro “stadio”!<br />
Le nostre madri e mogli, però, hanno reclamato il diritto al gelato e alla passeggiata domenicale.<br />
E guai a contraddire le donne!<br />
Musi lunghi maschili, fino al sovvenire della giusta ispirazione.<br />
Ci sono alcuni locali che hanno montato la televisione per l’evento!<br />
Basta trovarli, lungo il percorso e approfittarne senza darlo a vedere alle donne!<br />
Mica facile, però ci si prova!<br />
Partiamo da casa e veniamo raggiunti per via dalla notizia che Kempes, quello spilungone, ha portato in vantaggio l’Argentina.<br />
Bestemmie dei nostri genitori, mica però perché tifavano!</p>
<p>Semplicemente perché eravamo intenti a parcheggiare la Printz di mio zio invece di stare davanti al televisore!<br />
Il gol di Nanninga (chi era mai costui per noi? Anni dopo scopriremo che è un fioraio prestato, ottimamente, al calcio), all’ 82° minuto, ci raggiunge al Bar Italia, dove i nostri genitori si recano a comprare le sigarette e il gelato alle donne e a noi!<br />
Noi piccini contentissimi perché facevamo il tifo per l’Olanda di quei calciatori belli, biondi e dagli occhi azzurri.<br />
E dai piedi fatati come sudamericani.</p>
<p>Che sapevano far tutto, il terzino giocava da mediano, l&#8217;ala ripiegava da terzino, il centravanti faceva il fine suggeritore e il portiere giocava con un incredibile numero 8 alle spalle!<br />
Li amavamo, gli olandesi, anche se ci avevano battuto, con una sassata di Brandts da fuori area (molti accuseranno Dino Zoff di aver problemi di vista, salvo poi ricredersi sul portierone azzurro, 4 anni dopo), in quella partita che fu quasi una sorta di semifinale pur se presente in un girone.</p>
<p>Forse era anche una scelta cromatica, come era bello quell&#8217;arancione delle loro maglie!<br />
E, dopotutto per noi piccoli l&#8217;Argentina era cattiva, fosse solo che c’era un dittatore in più e un Maradona in meno.<br />
Qualche centinaio di metri e di vetrine che sembrano essere le tappe di una Via Crucis, fermate obbligatorie per le nostre madri e mogli, e si arriva alla Pizzeria Romana, specializzata in pizza a taglio.<br />
Gremita.<br />
Come ogni domenica, ma questa sera di piu.<br />
C’è la partita in televisione.<br />
E qui sovviene la brillante idea: perché non acquistare della pizza da portare e mangiare a casa?<br />
Detto, fatto e convinto le donne!<br />
Tra l’ordine delle pizze e la loro infornata ci becchiamo il secondo gol di Kempes ai supplementari.<br />
La speranza, che è sempre l&#8217;ultima a morire, però sopravvive, sulle ali delle fragranze che escono da quel forno!<br />
Se, però, le fragranze le puoi sentire con l’olfatto pur restando eteree, così diventa impalpabile la speranza quando, con i cartoni in mano delle pizze, Bertoni segna il terzo gol e la fine, inevitabile, della partita.<br />
Torniamo a casa con l’amaro in bocca.<br />
I maschietti grandi per non aver potuto vedere per intero la partita e per aver speso un capitale in sotterfugi vari.<br />
Noi piccini perché l’Olanda ha perso.<br />
Le donne perché devono apparecchiare ed è oramai tardi, hanno i piedi stanchi e l&#8217;indomani si ricomincia la settimana casalinga, con o senza Mondiale.<br />
Ci resta il gusto della pizza per rinfrancarci tutti.<br />
Ancora oggi lo sento, vivo come i ricordi di quella domenica.<br />
E che ho voluto condividere con voi, perchè il calcio vive sopratttutto di emozioni</p>
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		<title>CUOIO E SANGUE. TRA IL SOGNO E I “VUELOS DE LA MORTE</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jun 2019 20:33:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Storia dimenticata]]></category>
		<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[Mondiali 1978]]></category>
		<category><![CDATA[Videla. vuelos de la morte]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Argentina. 200 km. Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires. Là, dove le onde dell&#8217;oceano incontrano le rocce e la sabbia di una terra tanto bella quanto martoriata, il mare ha restituito, in tempi diversi, alcune spoglie di quei poveri sventurati conosciuti semplicemente come &#8220;desaparecidos&#8221;. Il mare, già, molto più pietoso di &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2019/06/23/cuoio-e-sangue-tra-il-sogno-e-i-vuelos-de-la-morte/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">CUOIO E SANGUE. TRA IL SOGNO E I “VUELOS DE LA MORTE</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri;">Argentina.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">200 km. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires.</span><span id="more-3878"></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Là, dove le onde dell&#8217;oceano incontrano le rocce e la sabbia di una terra tanto bella quanto martoriata, il mare ha restituito, in tempi diversi, alcune spoglie di quei poveri sventurati conosciuti semplicemente come &#8220;desaparecidos&#8221;.<br />
Il mare, già, molto più pietoso di chi, come il regime Videla, dal 1976 al 1983, ha cercato invece di occultare, in tombe di acqua, tutti coloro che erano semplicemente considerati &#8220;problemi&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">L&#8217;Argentina di Videla, la terra del tango, di Evita Peron e di Diego Armando Maradona, si trasforma in un immenso campo di concentramento dove si scompare nelle ombre della notte.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Donne, uomini, anziani e giovani, dalle suore e professionisti alle madri di Plaza de Mayo , senza distinzione di classe sociale e età.<br />
Persone prima imprigionate, poi torturate, stuprate, sottoposte a indicibili sofferenze.<br />
Infine narcotizzate, non in maniera totale, spogliate e trasportate su aerei.<br />
Dagli aeroporti argentini partivano, per quel breve tratto di 200 km, questi carichi umani.<br />
Arrivavano, in breve tempo, sulla superficie dell&#8217;Atlantico, e lì, ufficiali e soldati comuni, assistiti da cappellani &#8220;pietosi&#8221; e compiacenti, scaricavano il loro carico di corpi umani, gettati dall&#8217;alto durante il volo, a volte incoscienti, a volte (spesso, secondo le testimonianze) coscienti.<br />
Magari con una coltellata al ventre, così da attirare la curiosità degli squali.<br />
L&#8217; Atlantico come un nuovo, immenso Colosseo dove scaraventare quei sventurati così come i Romani usarono fare per i primi cristiani nelle arene in pasto alle belve.<br />
Ma il mare dell&#8217;Atlantico è più pietoso della sabbia del Colosseo.<br />
E ogni tanto restituisce qualche corpo a qualche affranto parente superstite, che il suo personalissimo oceano l&#8217;ha creato con le lacrime versate.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;"><br />
200 km.<br />
Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires.<br />
Troppi per poter pensare che quel 25 giugno del 1978, con un paese sospinto nel sogno calcistico di una vita intera, voluto e pianificato da un regime sanguinario come pochi, le grida di gioia dei tifosi presenti allo stadio Monumental di Buenos Aires e di un paese intero, anestetizzato per un mese con l&#8217;oppio calcio, possano essere arrivate sino a lì.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Anzi, quelle grida di gioia coprivano le urla di dolore, i pianti di chi era imprigionato, torturato e ucciso nelle carceri che erano a poche centinaia di metri dagli stadi.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Proprio come l’Esma, l’officina meccanica che distava appena seicento metri dallo stadio Monumental di Buenos Aires. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">C&#8217;è anche il lato grottesco: durante i 90 minuti delle partite dell&#8217;Argentina torture e uccisioni venivano sospese, le radiocronache trasmesse con l&#8217;altoparlante ai prigionieri, per poi riprendere come se niente fosse con la </span><span style="font-family: Calibri;"><i>picana</i></span><span style="font-family: Calibri;"> (il pungolo elettrico usato dai gauchos per controllare il bestiame) a fare da mattatrice piu&#8217; dei gol di Kempes, del gesto raffinato di un Ardiles, del tackle del “caudillo” Passarella.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Che dannato intreccio, cuoio e sangue, la gioia per un goal e il pianto di una madre.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Quelle grida non arrivano a Passerella, il “caudillo” che alza la coppa ricevendola dal dittatore Videla, non arrivano a un giovanissimo Diego Armando Maradona che mai perdonerà Menotti («vinciamo per allievare il dolore del popolo», hai visto mai..) di non averlo convocato nel mondiale della vergogna.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;">Pochi quelle urla le hanno ascoltate, come Jorge “El Lobo” Carrascosa, capitano della “albiceleste”, colui che avrebbe dovuto alzare quella coppa di sangue e che invece rinuncia ai mondiali giocati in casa «perché quello che stava accadendo mi faceva stare male. Non avrei potuto giocare e divertirmi, non sarebbe stato coerente». </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri;"><br />
Troppi, 200 km, anche per pensare che le grida di orrore di quelle persone gettate nel vuoto, possano essere tornate, qualche volta, come un eco di disperazione, indietro a Buenos Aires e nel resto d&#8217;Argentina, dai loro cari che non hanno mai smesso di cercarli, di disperarsi per la loro scomparsa.<br />
Le urla sono fatte ossa frantumate, corpi spezzati nell&#8217;urto con l&#8217;acqua dal 1977 in poi e cadaveri seppelliti frettolosamente.<br />
Le urla sono diventate udibili quando, nel1995 , l&#8217;ex repressore dell&#8217; ESMA (uno dei centri dell&#8217;orrore), Adolfo Scilingo, raccontò in modo particolareggiato ad un giornalista la metodologia di sterminio.<br />
Le urla allora ebbero giustizia nei nomi delle vittime e dei carnefici.<br />
Le urla furono conosciute come appartenenti ai 5000 sfortunati vittime dei &#8220;vuelos de la muerte&#8221;, i voli della morte.<br />
Una stramaledetta storia maledetta di cuoio e sangue.<br />
Tutta umana.</span></p>
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		<title>Los vuelos de la muerte</title>
		<link>https://www.pensolibero.it/2018/04/15/los-vuelos-de-la-muerte/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2018 13:23:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>200 km. Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires. Là, dove le onde dell&#8217;oceano incontrano le rocce e la sabbia di una terra tanto bella quanto martoriata, l&#8217;Argentina, il mare ha restituito, in tempi diversi, alcune spoglie di quei poveri sventurati conosciuti semplicemente come &#8220;desaparecidos&#8221;. Il mare, già. Molto più pietoso di &#8230; <a href="https://www.pensolibero.it/2018/04/15/los-vuelos-de-la-muerte/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Los vuelos de la muerte</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';">200 km.<br />
Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires.<br />
Là, dove le onde dell&#8217;oceano incontrano le rocce e la sabbia di una terra tanto bella quanto martoriata, l&#8217;Argentina, il mare ha restituito, in tempi diversi, alcune spoglie di quei poveri sventurati conosciuti semplicemente come &#8220;desaparecidos&#8221;.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span id="more-3650"></span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';"><br />
Il mare, già.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';">Molto più pietoso di chi, come il regime Videla dal 1976 al 1983, ha cercato invece di occultare, in tombe di acqua, tutti coloro che erano  semplicemente considerati &#8220;problemi&#8221;.<br />
Donne, uomini, anziani e giovani, dalle suore e professionisti alle madri di Plaza de Mayo e ai loro figli studenti , senza distinzione di classe sociale e età.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';"><br />
Persone prima imprigionate,  poi torturate, stuprate, sottoposte a indicibili sofferenze.<br />
Poi narcotizzate, non in maniera totale, spogliate e trasportate su aerei.<br />
Dagli aeroporti argentini partivano, per quel breve tratto di 200 km, questi carichi umani.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';"><br />
Arrivavano, in breve tempo, sulla superficie dell&#8217;Atlantico, e lì ufficiali e soldati comuni, assistiti da cappellani &#8220;pietosi&#8221; e compiacenti, scaricavano il loro carico di corpi umani, gettati dall&#8217;alto durante il volo, a volte incoscienti, a volte (spesso, secondo le testimonianze) coscienti.<br />
Magari con una coltellata al ventre, così da attirare la curiosità degli squali.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';"><br />
L&#8217; Atlantico come un nuovo, immenso Colosseo dove scaraventare quei  sventurati così come i Romani usarono fare per i primi cristiani nelle arene in pasto alle belve.<br />
Ma il mare dell&#8217;Atlantico è più pietoso della sabbia del Colosseo, spugna insaziabile del sangue di quei martiri.<br />
E ogni tanto restituisce qualche corpo a qualche affranto parente superstite, che il suo personalissimo oceano l&#8217;ha creato con le lacrime versate.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';"><br />
200 km.<br />
Tanto dista l&#8217;insenatura atlantica di Santa Teresita da Buenos Aires.<br />
Troppi per poter pensare che quel 25 giugno del 1978, con un paese sospinto nel sogno calcistico di una vita intera, voluto e pianificato da un regime sanguinario come pochi, le grida di gioia dei tifosi presenti allo stadio Monumental di Buenos Aires e di un paese intero, anestetizzato per un mese con l&#8217;oppio calcio, possano essere arrivate sino a lì.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';"><br />
Troppi anche per pensare che le grida di orrore di quelle persone gettate nel vuoto, possano essere tornate, qualche volta, come un eco di disperazione, indietro a Buenos Aires e nel resto d&#8217;Argentina, dai loro cari che non hanno mai smesso di cercarli, di disperarsi per la loro scomparsa.</span></p>
<p style="margin: 0cm; margin-bottom: .0001pt;"><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif';"><br />
Le urla di sono fatte ossa frantumate, corpi spezzati nell&#8217;urto con l&#8217;acqua dal 1977 in poi e seppellite frettolosamente.<br />
Le urla sono diventate udibili quando, nel  1995 , l&#8217;ex repressore dell&#8217; ESMA (uno dei centri dell&#8217;orrore), Adolfo Scilingo, raccontò in modo particolareggiato ad un giornalista la metodologia di sterminio.<br />
Le urla conobbero dei nomi nelle vittime e nei carnefici.<br />
Le urla furono conosciute come appartenenti ai 5000 sfortunati vittime dei &#8220;vuelos de la muerte&#8221;, i voli della morte.<br />
Una dannatissima storia maledetta.<br />
Tutta umana.</span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it/2018/04/15/los-vuelos-de-la-muerte/">Los vuelos de la muerte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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