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	<title>PensoLibero.it &#187; Oscar Camps</title>
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		<title>CHISSA&#8217;. CHISSA&#8217; CHI SEI&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jun 2019 17:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'ululato]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Open Arms]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Camps]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Roma. Stazione Termini. Ieri 20 giugno, ore 11,00 circa. Lato del capolinea ATAC. Sono in attesa di un taxi, c&#8217;è una fila incredibile. Mentro aspetto, con mia figlia, avanzando un passo e un giro di rotelline di trolley alla volta , non posso che notare come questo mondo sia diviso. Addossate alle pareti di vetro &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2019/06/21/chissa-chissa-chi-sei/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">CHISSA&#8217;. CHISSA&#8217; CHI SEI&#8230;</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma.</p>
<p>Stazione Termini.</p>
<p>Ieri 20 giugno, ore 11,00 circa.</p>
<p>Lato del capolinea ATAC.</p>
<p>Sono in attesa di un taxi, c&#8217;è una fila incredibile.<span id="more-3874"></span></p>
<p>Mentro aspetto, con mia figlia, avanzando un passo e un giro di rotelline di trolley alla volta , non posso che notare come questo mondo sia diviso.</p>
<p>Addossate alle pareti di vetro della stazione, piccole case con mura di cartone e coperte, qualche busta piena di chissà cosa per mobilio e qualche piumone per letto a terra, e persone sedute, uomini e donne, quasi rassegnate.</p>
<p>«<i>Chissà, chissà chi sei/Chissà che sarai/Chissà che sarà di noi/Lo scopriremo solo vivendo/<br />
Comunque adesso ho un po&#8217; paura</i>»</p>
<p>Ad aspettare chissà cosa, chissà chi, chissà quando, chissà come, molto similmente alla canzone di Lucio Batttisti.</p>
<p>Che è una canzone di amore. E di dolore. E di paura.</p>
<p>Qui togliamo pure l&#8217;amore.</p>
<p>Quello che colpisce che oggi non sono più&#8242; i classici clochard di etnia, diciamo, caucasica, quelli quasi non li trovi piu&#8217;.</p>
<p>Sono mosche, per l&#8217;appunto, bianche.</p>
<p>Forse semplicemente scompaiono al mattino per riapparire la sera.</p>
<p>«<i>Inseguendo una libellula in un prato/Un giorno che avevo rotto col passato/Quando già credevo di esserci riuscito/Son caduto</i>»</p>
<p>Torniamo alla stazione, all&#8217;attesa della fila, a quelle case di cartone.</p>
<p>Quelli che vedo sono persone di colore, che hanno inseguito la loro libellula sul prato sotto forma di un sogno, di una vita nuova.</p>
<p>Solo per cadere in una nuova forma di miseria.</p>
<p>Ci sono due mondi, su quel marciapiede.</p>
<p>Il mondo di quei poveri disgraziati, dalle case di cartone e del puzzo di piscio e di sudore, e il mondo di noi, dei trolley più&#8242; o meno firmati, del profumo del deodorante che copre l&#8217;alone creato dall&#8217;afa.</p>
<p>Di là c&#8217;è un mondo che col piattino cerca di portarsi a casa un tozzo di pane giornaliero, di qua chi si può permettere o meno di spendere una trentina di euro per una corsa in taxi con l&#8217;aria condizionata.</p>
<p>Non sto facendo la morale a nessuno, intendiamoci, anche io era là per prendere un taxi e per arrivare in orario a destinazione.</p>
<p>«<i>Il magazzino che contiene tante casse/Alcune nere, alcune gialle, alcune rosse/ Dovendo scegliere e studiare le mie mosse/ Sono all&#8217; impasse</i>»</p>
<p>Nel mondo di mezzo, quel pezzo di marciapiede che fa da muro invisibile divisorio tra le case di cartone e i trolley in attesa, avanza un ragazzo, sempre di colore.</p>
<p>Ha più&#8242; o meno vent&#8217;anni, barcolla e vaneggia con le mani e con il viso.</p>
<p>Forse effetto di quella busta di vino da un litro che ancora stringe in una mano, come unica ricchezza in suo possesso.</p>
<p>Veleno per annientarti e medicina per dimenticare allo stesso tempo.</p>
<p>Il jeans che indossa gli scende quasi alle cosce, tanto che è magro.</p>
<p>Sotto indossa un altro pantalone, che forse fa anche da mutande.</p>
<p>Insomma tutto il suo vestiario, forse, è la: conservato nel guardaroba che è lui stesso.</p>
<p>Altro che magazzino, altro che casse, le sue mosse che sono ridotte all&#8217;annegare il dolore nei fumi dell&#8217;alcol e la sua impasse che si risolve tra morire subito in mare o lentamente tra i fumi dell&#8217;alcol e l&#8217;indifferenza di una città.</p>
<p>Nel nostro mondo si intrufola una donna, vecchietta, piccolina, piegata da un lato e con l&#8217;immancabile cartello in sgrammaticato italiano, vestita di velo o tunica che dir si voglia, da capo a piedi.</p>
<p>Le allungo due euro, una signora in fila dietro di me borbotta, compiaciuta, che quella vecchietta ieri camminava dritta.</p>
<p>«<i>Una frase sciocca, un volgare doppio senso/ Mi hanno allarmato, non è come io la penso/Ma il sentimento era già un po&#8217; troppo denso/E son restato </i>»</p>
<p>Forse in me non avevo bisogno di sentirlo, lo sapevo.</p>
<p>Vabbuò, mi sarò fatto fare fesso, ma va bene lo stesso.</p>
<p>Arriva il taxi, è il nostro turno, io e mia figlia vi saliamo e lasciamo i trolley e le case di cartone.</p>
<p>Napoli, 21 giugno.</p>
<p>Molo 22, ore 18,00</p>
<p>Roberto Saviano sale a bordo della nave di Open Arms e discuterà, in diretta radiofonica, con Oscar Camps del tema <a href="https://www.facebook.com/hashtag/inmarenonesistonotaxi?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARD5n6UQj7u8n9-0wKima3pyy1iH03C4rHnOrWe-3JE3gbwRnMCxLz04lIzTQ_xBseOenBu3T9oetnVgMdiuozbw6bqoJUEFcsVBDDAl7eEx-j7WL3iMRIgTSE7Bzix9ujsxdce2q0dcSDQjIMVzA_DMxbUtZeajZUfir3YxD7632PVqjiVS0aUDmizn45oDkzp161ZhmvfywKcWIBDDGJI0NLjF7VXfw-GA-R1YoKxv8BIq3LZWbCc4UBVIujMU-gcE7pkzfs093Z6tIvGMs1WJoZ5L2VQLhfHcbkT-mLOh-as2eLT6brlFd-KBmigEESvV73tQOgjeAOdcOA&amp;__tn__=%2ANK-R">#InMareNonEsistonoTaxi</a></p>
<p>Che poi è anche un bel modo di fare pubblicità.</p>
<p>A se stesso e al suo libro che ha, guarda caso, proprio quel titolo (al prezzo di euro 18,61, su Amazon, per chi fosse interessato).</p>
<p>Ci sorbiremo l&#8217;ennesima paternale apparecchiata con l&#8217;ausilio di un coglione leghista in cerca di voti.</p>
<p>«<i>Mi sto accorgendo che son giunto dentro casa/ Con la mia cassa ancora con il nastro rosa/ E non vorrei aver sbagliato la mia spesa o la mia sposa</i>»</p>
<p>Chissà se Saviano capiterà mai a Termini (ma potrebbe essere da qualsiasi altra parte), in trolley, ad aspettare un taxi, e osserverà quelle case di cartone e quelle persone che sono cadute senza acchiappare la libellula del loro sogno.</p>
<p>Quel ragazzo che è guardaroba di se stesso e quella vecchietta piegata che forse mi ha fregato due euro.</p>
<p>Chissà se arriverà mai a domandarsi: li abbiamo salvati da loro stessi, ora come li salviamo da noi stessi?</p>
<p>Al di fuori della Open Arms, al di fuori dei quartieri come i Parioli, al di fuori delle fiere del libro.</p>
<p>Se non abbiamo sbagliato spesa e sposa insieme.</p>
<p>«<i>Chissà, chissà chi sei/Chissà che sarai/Chissà che sarà di noi/Lo scopriremo solo vivendo/ Comunque adesso ho un po&#8217; paura/ Ora che quest&#8217;avventura/Sta diventando una storia vera/Spero tanto tu sia sincera/</i>»</p>
<p>Che è una canzone di amore. E di dolore. E di paura.</p>
<p>Qui togliamo pure l&#8217;amore.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it/2019/06/21/chissa-chissa-chi-sei/">CHISSA&#8217;. CHISSA&#8217; CHI SEI&#8230;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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