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	<title>PensoLibero.it &#187; Inter</title>
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		<title>ALTOBELLI, LO &#8220;SPILLO&#8221; CHE GONFIAVA LE RETI.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 10:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Altobelli]]></category>
		<category><![CDATA[Inter]]></category>
		<category><![CDATA[Serie A]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ALTOBELLI, LO “SPILLO” CHE GONFIAVA LE RETI «Molti dì passarono e grande diventò/ Finché come riserva in serie B giocò/ Ma non contentandosi con zelo e serietà/ Si preparava per giocare in A/ Correva come un matto e saltellava come un gatto, e tutti gli gridavano così/ Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/12/03/altobelli-lo-spillo-che-gonfiava-le-reti/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">ALTOBELLI, LO &#8220;SPILLO&#8221; CHE GONFIAVA LE RETI.</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>ALTOBELLI, LO “SPILLO” CHE GONFIAVA LE RETI</b></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Molti dì passarono e grande diventò/ Finché come riserva in serie B giocò/ Ma non contentandosi con zelo e serietà/ Si preparava per giocare in A/ Correva come un matto e saltellava come un gatto, e tutti gli gridavano così/ Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh tu sei un cerbiatto/ Sei meglio di Levratto ogni tiro và nel sacco oh, oh, oh, che centrattacco/ E con grande giubilo della comunità/ Fu presto trasferito nella Serie A/ Ma il suo sogno splendido ancor più in alto andò/ La maglia azzurra in cuore sospirò»</i></span></span><span id="more-4695"></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; il 1959 e l&#8217;indimenticabile Quartetto Cetra tira fuori dal cilindro una delle sue invenzioni, la canzone “Che centrattacco!”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Omaggio a Levratto e Nicolè, attaccanti indimenticabili del calcio italiano, narra le vicende di Spartaco, centravanti mediocre che arriva persino in nazionale “</span></span><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">contro il Brasile e il Portogal</span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La realtà, quando Spartaco si sveglia, dice che è solo un bel sogno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma i sogni son desideri e i desideri a volte s&#8217;avverano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E vuoi vedere tu che un ragazzino, nato appena 4 anni prima della canzone, il 28 novembre 1955, non l&#8217;abbia ascoltata e desiderato di diventare come Spartaco, negli interminabili pomeriggi trascorsi fra le stradine e i campetti di Sonnino (quindi pontino di nascita come Felice Chiusano, uno degli indimenticabili del Quartetto Cetra, anche se quest&#8217;ultimo di Fondi e con il quale condivide anche il giorno, il 28, di nascita, seppur 33 anni e 8 mesi prima) correndo dietro a un pallone, come molti di noi di quella generazione in tutto l&#8217;italico stivale?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E vuoi tu che Alessandro Altobelli, questo il nome di quel ragazzino che cresce alto e allampanato, non abbia mai dato retta al finale della canzone seppure, lasciata la scuola (« mi mancava poco a diventare geometra, solo 5 anni») , il suo presente parli di una cella di macelleria dove lo scova, per caso, un talent scout di nome Leonardi?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">50mila lire per convincerlo a firmare per il Latina, i rimbrotti di un padre muratore che all&#8217;inizio non crede che il figlio possa aver guadagnato quei soldi per “uno spasso” e inizia la storia calcistica di “Spillo” (il soprannome glielo diede un suo professore, proprio per la sua altezza e l&#8217;essere magrissimo) Altobelli, uno dei più prolifici attaccanti del calcio italiano, un tipo da 300 goal in carriera, campione d&#8217;Italia con l&#8217;Inter e del Mondo con quella Nazionale che Spartaco ha solo sognato, mentre Spillo, contro il Portogallo, non solo vi ha realmente giocato ma ha pure segnato le prime reti, 2 su 25 in 61 presenze, in azzurro.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tutto parte dal Latina, allora in C, dove le 7 reti del 18enne Alessandro non bastano a salvare la squadra dalla retrocessione, consentendo però di mettere in mostra la bravura di quel ragazzino che supera i 180 cm e, a dispetto di soli 65 kg di muscoli e ossa, riesce a correre, come cita la canzone, come un cerbiatto e gonfia la rete avversaria costituendo da solo la metà dei goal segnati dai pontini quella stagione,.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il tutto frutto di una bravura tecnica da ambidestro, un eccezionale capacità di colpire di testa ( e te credo con quel popò di centimetri!) e un fiuto del goal che gli permette di “bucare”, proprio come uno spillo, le difese avversarie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Molti dì passarono e grande diventò/ Finché come riserva in serie B giocò»</b></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così, il nostro ex garzone di macelleria comincia ad incuriosire gli osservatori di Lazio e Roma, Inter e Cesena.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ad essere bravo è bravo, ma è troppo gracilino; giocare in C è una cosa, in A la storia è diversa; sembra, a volte, abulico a quello che gli accade intorno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Insomma i soliti luoghi comuni sembrano destinarlo ai campetti polverosi della serie C o addirittura inferiori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se non fosse che lo vede giocare Fulvio Bernardini.<br />
Sì, proprio il mitico “Dottore”, colui che il calcio lo ha attraversato e giocato in tutti i ruoli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ha occhio lungo, ne capisce.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Soprattutto, non guasta, è dirigente del Brescia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Detto fatto, il trasferimento ai leoncini lombardi, in serie B, avviene, anche se sembra un azzardo andare in una città dove è ancora fresca la sanguinosa ferita della strage terrorista di Piazza della Loggia, piuttosto che andare nella più tranquilla Cesena.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La scelta però si rivela quella giusta, la simbiosi con la città funziona subito e con i compagni di squadra è empatia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Soprattutto con uno in particolare, con il quale condivide anche la naja, quell&#8217;Evaristo Beccalossi con il quale condividerà quasi tutta la sua carriera e segnerà pagine importanti del prossimo step per entrambi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Avere lui alle spalle significava ricevere sempre la palla giusta. Eravamo affiatati anche lontano dal calcio: abbiamo fatto pure il militare insieme» </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così, dopo il primo anno con solo due reti (insieme all&#8217;anno con il Latina, sarà l&#8217;unico anno che il nostro Alessandro non andrà in doppia cifra), chiamiamolo di apprendistato, Spillo comincia a bucherellare le difese delle cadetteria con facilità impressionante.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; bravo ma troppo gracile ? E lui, zac, ti passa in mezzo ai marcantoni dai quali dovrebbe essere stritolato e ti uccella il portiere</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sembra quasi abulico in campo? E lui, tecche tè, con la precisione di un orologio svizzero, quando la palla è in area avversaria, si sveglia e deposita il pallone in rete.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non sembra un vero centravanti? E ci credo, ripiega sulla linea dei centrocampisti, partecipa alla manovra, parte da dietro, padrone com&#8217;è di tecnica più che buona e in possesso di un intelligenza calcistica che non lo farà diventare geometra, ma ragioniere del goal sì.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Ma non contentandosi con zelo e serietà/ Si preparava per giocare in A/ E con grande giubilo della comunità/ Fu presto trasferito nella Serie A»</b></i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E così arriva la chiamata in serie A.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sembra un segno del destino, dal Latina nerazzurro della serie C al nerazzurro dell&#8217;Inter del dopo Mazzola in seria A.</span></span></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">«Sono nato nerazzurro e mi viene ancora la pelle d’oca se ripenso alla mia carriera. Ho sempre voluto giocare nell’Inter»</span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non sono rose e fiori all&#8217;inizio, i tifosi lo sbeffeggiano, non convince tutti e sembra che Spartaco possa prendere il sopravvento su Spillo, ma con zelo e serietà, come nella canzone, li convince tutti.<br />
Segna e segna ancora di più quando, un anno dopo, gli affiancano quel Beccalossi col quale costituirà una coppia micidiale per le difese avversarie, i Chicco e Spillo della canzone di Samuele Bersani, che sfrecciano con traiettorie trasformate in goal nelle strade impervie delle difese avversarie. E non c&#8217;è polizia che li possa fermare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Arriva lo Scudetto nell&#8217;anno triste della morte di Paparelli e del calcio scommesse, arrivano altri trofei e anche cocenti delusioni ma Alessandro Altobelli da Sonnino, da aspirante macellaio diventa un capisaldo per più di un decennio della squadra meneghina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un leader che può permettersi anche di prendere a schiaffi un tipetto come Hansi Muller perché non gli passa il pallone :«</span></span><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Hansi Muller? Lo ammetto, con lui mi arrabbiai. Potevo vincere la classifica marcatori di Serie A ma sembrava facesse di tutto per non passarmi la palla così gli diedi uno schiaffetto.»</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Destino vuole che la sua carriera in A non termini con l&#8217;Inter (e nemmeno tanto da amici) ma con l&#8217;arci rivale Juventus, dove15 reti in 34 partite (tanto per non smentire la doppia cifra) però non gli bastano per essere riconfermato in bianconero.</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Poco male, perché Spillo Altobelli oramai la canzone del Quartetto Cetra l&#8217;ha trasformata in realtà, altro che svegliarsi da un sogno.</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Perché, profittando anche della squalifica di Pablito Rossi e Bruno Giordano, i due enfant prodige del calcio italiano, Spillo la Nazionale l&#8217;ha raggiunta davvero, già dal 1980.</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Ma il suo sogno splendido ancor più in alto andò/ La maglia azzurra in cuore sospirò/Quando lo passarono al fine nazional/Giocò contro il Brasile e contro il Portogal »</b></i></span></span></em></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Peccato per il Brasile, che non affronterà mai, ma nella vita non si può aver tutto, e alcuni sogni son destinati a rimanere tali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">O ad essere sostituiti con altri che nemmeno il Quartetto Cetra e il loro Spartaco osava immaginare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>«Non ci prendono più, non ci prendono più!»</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; l&#8217;11 luglio 1982, una calda e felice serata spagnola, il Bernabeu come palcoscenico e un entusiasta Sandro Pertini intento a pronunciare, e mimare con la mano, queste parole, estrapolate da un labiale che arriva chiaro nelle nostre case come il grido in diretta, appena una decina di minuti dopo, di Nando Martellini <i>« Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!»</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pertini lo anticipa con quel labiale: Conti è da poco scattato per l&#8217;ennesima volta sulla fascia, alza la testa e passa la palla al centro dove Spillo Altobelli aggira il teutonico portiere Schumacher controllando prima di sinistro, poi di destro e di nuovo di sinistro a battere a rete.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Inutile il tentativo disperato di Kaltz, poco ma bastante lo spazio fra il fondo della rete e Stielike, è il terzo goal, l&#8217;apoteosi di una nazione intera, da Lampedusa a Bolzano passando per Sonnino.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lontani i giorni del ritiro spagnolo di Vigo dove si parlava ridendo di Altobelli e compagni, perché il nostro Spillo, ad un giornalista spagnolo che gli chiese: <i>&#8220;Tu eres casado?“</i>(tu sei sposato?) il nostro centravanti dal volto triste rispondeva <i>«Certo che sono gasato: il Mondiale ti carica tantissimo»</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i><b>«Cadendo giù dal letto, proprio sullo scendiletto, guardandosi allo specchio si gridò/Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh che sogno matto»</b></i><br />
Ecco, i grandi uomini, i grandi campioni sono quelli capaci di cambiare il finale di storie che sembrano già scritte, i sogni trasformarli in realtà.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alessandro Altobelli, detto Spillo, secondo cannoniere dell&#8217;Inter dietro Meazza, recordman italiano imbattuto di segnature in Coppa Italia e Coppa Uefa, è uno di quelli che i finali li cambia, eccome.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Partendo da una cella frigorifera di una macelleria a Sonnino per arrivare fino al Bernabeu a Madrid sul tetto del mondo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alto e lungo «come un giorno senza pane» gli avrebbe detto Pietro Micca, zelante e serio come lo sanno essere solo i professionisti, letale e preciso come solo i veri bomber lo sanno diventare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">« </span></span><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non mi sono mai accontentato di partecipare. Ho sempre voluto lasciare la mia firma».</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; vero, </span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> Alessandro, vallo a dire a Spartaco che tu non hai solo sognato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La serie A, i goal, la nazionale, i cori dei tifosi: è tutto vero.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">«<i>Oh, oh, oh che centrattacco/ Oh, oh, oh tu sei un cerbiatto/ Sei meglio di Levratto/ ogni tiro và nel sacco oh, oh, oh, che centrattacco»</i></span></span></p>
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		<title>ALVARO RECOBA, IL SOGNO MAI REALIZZATO</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2020 23:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Alvaro Recoba]]></category>
		<category><![CDATA[Inter]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Moratti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>SAMPEI, HOLLY E SHINGO TAMAI «Forse il fatto di avere avuto un po&#8217; di talento innato mi ha giocato un po&#8217; contro perché mi sono accontentato di quello che avevo e questo a fine carriera sarà un rimpianto» ( Alvaro “Chino” Recoba) Montevideo, metà anni &#8217;80, una assolata e lenta giornata come tante altre, c&#8217;è &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/06/10/alvaro-recoba-il-sogno-mai-realizzato/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">ALVARO RECOBA, IL SOGNO MAI REALIZZATO</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>SAMPEI, HOLLY E SHINGO TAMAI</b></p>
<p><i>«Forse il fatto di avere avuto un po&#8217; di talento innato mi ha giocato un po&#8217; contro perché mi sono accontentato di quello che avevo e questo a fine carriera sarà un rimpianto»</i> ( Alvaro “Chino” Recoba)<span id="more-4548"></span></p>
<p>Montevideo, metà anni &#8217;80, una assolata e lenta giornata come tante altre, c&#8217;è una scogliera vicino al porto come tante altre, c&#8217;è un campetto di periferia polveroso come tanti altri</p>
<p>C&#8217; è un ragazzino intento a pescare su quella scogliera e c&#8217;è una squadra giovanile, sotto di tre reti nel primo tempo, intenta a disputarsi una finale di un torneo in un campetto di periferia polveroso.</p>
<p>Sarebbero due storie diverse, separate, se non fosse che quel ragazzino con la canna da pesca si è semplicemente dimenticato che ha condotto quegli altri 11 ragazzini a quella finale, seminando avversari e spargendo goal e magie a profusione.</p>
<p>Sarebbero due storie diverse se quel ragazzino, cercato con insistenza fra la fine del primo tempo e l&#8217;inizio, non lasciasse la canna da pesca da Sampei e indossasse gli scarpini da calcio da Holly per, proprio come in un cartone animato, entrare in campo in tempo, segnare 5 reti e vincere quel torneo.</p>
<p>Montevideo, 2014, un pomeriggio fresco di novembre come tanti altri; uno stadio, il Centenario, dove si affrontano in un derby per il titolo Nacional e Penarol, come tante altre volte.</p>
<p>E&#8217; il 94°, siamo sul&#8217; 1-1, quando un ragazzo di 38 anni disegna, su calcio di punizione, una parabola che è come una saetta, tanto repentina è nell&#8217;attraversare quei 30 metri che la separano dalla sua destinazione finale.</p>
<p>Sembra uscita dal cartone animato “Arrivano i Superboys”, quello dove il pallone perde la sua sfericità per assoggettare a se le leggi della fisica, e quel ragazzo di 38 anni somiglia a Shingo Tamai.</p>
<p>La calcia con i piedi, è come se fosse accompagnata dalle mani e dagli occhi di tutta una tifoseria.</p>
<p>S&#8217;infila nell&#8217;angolo alla sinistra del portiere ed è tripudio.</p>
<p>Sarebbero due storie completamente diverse, quella del bambino prima Sampei e poi Holly, e quella del ragazzo di 38 anni che calcia come fosse Shingo Tamai, se non fosse che non siamo in un cartone animato giapponese, anche se quel bambino e quel ragazzo hanno lo stesso volto orientale, lo stesso sguardo di chi si è alzato dal letto dieci minuti prima, e gli stessi piedi, anzi uno solo, il sinistro, che ti dicono che è quasi certamente sudamericano e non solo perché siamo sempre a Montevideo.</p>
<p>Tra il dimenticarsi di una finale e il ricordarsi di essere un calciatore a 38 anni capace di fulminare portieri da distanze siderali c&#8217;è tutta la carriera di Alvaro “Chino” Recoba, uno dei più grandi talenti incompiuti, ciò che accade quando ci troviamo di fronte un concepimento tra un Dio Calcio ubriaco e una Dea Palla dispettosa.</p>
<p><b>IL “CHINO”</b></p>
<p>«<i>Non raccontarmi l&#8217;incompiuto, dammi i tuoi progetti/ Non dirmi quante volte hai visto la deriva /<br />
Non raccontarmi i passi indietro/ Portami in viaggio e non restituiremo niente al tempo perso» </i>( La Vita in un Anno &#8211; Alessandra Amoroso<i>)</i></p>
<p>Cosa è stato Alvaro Recoba per il calcio?</p>
<p>Un incredibile trequartista, capace di partire con il Nacional dalla sua area, saltando in dribbling uno, due, tre, quattro avversari e il portiere per poi depositare il pallone in rete (chi vi ricorda?), perso però spesso nelle lenzuola di un letto fra le braccia di Morfeo?</p>
<p>Una fantastica seconda punta, capace di portare il Venezia dalla zona retrocessione quasi in Europa, ma appesantito da cene e libagioni mai smaltite in campo con giusto approccio alla fatica in allenamento?</p>
<p>Un meraviglioso artista del calcio, che ruba la scena a un certo Ronaldo (quello vero) nel giorno dell&#8217;esordio a San Siro, e dipinge nei cieli della Milano nerazzurra, nel giro di 5 minuti, due missili da 30 metri, uno in movimento e l’altro su punizione, ma che da l&#8217;impressione di essere sempre piu un Sampei imprestato al calcio che un Holly convinto di voler bucare tutti i Benji che gli si parano dinanzi?</p>
<p>Forse Alvaro Recoba è tutti questi messi insieme, il fuoriclasse, l&#8217;anarchico, il dormiglione.</p>
<p>O forse non è nessuno di essi.</p>
<p>E&#8217; solo un ragazzo che, non avendo conosciuto miseria e fame da bambino, è cresciuto con l&#8217;unico vero avversario che non è mai riuscito a dribblare o fulminare come fece con Cervone quel pomeriggio a San Siro: se stesso.</p>
<p><i>«Odiava la corsa, la tattica: era disgustato da queste cose. E Novellino diventava matto. Poi il mercoledì c’era il doppio allenamento, il mattino era sempre parte atletica. Lui ogni mercoledì, l’allenamento iniziava alle 10, arrivava alle 10 meno due minuti, sempre. Poi tempo di cambiarsi e tutto… non iniziava mai in orario come gli altri » (</i>Pippo Maniero, compagno di squadra al Venezia).</p>
<p>Alvaro è uno di quei maledetti del calcio, uno di quelli che può essere tutto, ma finisce con l&#8217;essere il contrario di tutto.</p>
<p>Uno di quelli che te ne innamori pazzamente, come una bella donna, e ne accetti anche i tradimenti, le bizze, sapendo che quando ti si concede ti regalerà un amplesso meraviglioso.</p>
<p>E&#8217; così forse per Massimo Moratti, presidente dell&#8217;Inter, che lo porta in Italia, e forse in lui rivede un altro maledetto/benedetto del calcio meneghino, quel Mariolino Corso, tutto estro e donne, che tanto piaceva al padre Angelo.</p>
<p>Papà Massimo, all&#8217;uruguagio dagli occhi a mandorla, concede tutto e perdona tutto, mescolando soldi, rimbrotti, dormite e applausi per il suo personale figliol prodigo</p>
<p>Oppure Recoba è il classico giocatore che, in fin dei conti, finisci per odiare perché dei doni posseduti ne fa sfregio.</p>
<p>Ci sono in lui due persone, l&#8217;Alvaro dormiglione, pigro, scansafatiche (mai dedito a una vita dissennata fuori dal campo, questo è vero, semplicemente era un campione nelle ripetute dormienti nel letto) e il Recoba calciatore fantasioso, diamante puro.</p>
<p>A testimoniarlo è la stessa moglie Lorena, conosciuta quando aveva dieci anni e lui si perdeva una finale per andare a pescare:</p>
<p>«<i>E’ pigro, molto pigro: ci manca soltanto che debba anche alzarlo dal letto la mattina e poi vestirlo, e qualche volta mi è toccato farlo. Può stare a letto un numero di ore imprecisato…».</i></p>
<p>Alvaro Recoba non conosce mezze misure, sempre a cavallo sulla sottile linea di demarcazione tra l&#8217;idolatria che rasenta il fanatismo e il moralismo che condanna senza pietà.</p>
<p>E&#8217; il classico antieroe del calcio, quello che ti fa piangere dalla rabbia o dalle gioia, con quella sua andatura indolente, quella faccia assonnata di chi si è svegliato su una panchina a bordo campo senza sapere come ci è capitato, con quel sinistro che dipinge emozioni, nei suoi tifosi e in quelli avversari.</p>
<p>Poi entra, e ti risolve le partite, come succede ad Empoli, dove entra al 70° e dieci minuti dopo uccella da centrocampo (torno a chiedervelo, chi vi ricorda?) il povero Roccati.</p>
<p>Come faceva un altro dannato del calcio, Ezio Vendrame, del quale ho scritto a parte.</p>
<p>Oppure capace di sbagliarti il rigore contro l&#8217; Helsinborg che ti elimina dalla Coppa Campioni</p>
<p>Alvaro è la croce e delizia di ogni allenatore, che sia il serafico Gigi Simoni oppure il vulcanico Walter Alfredo Novellino.</p>
<p>Che al momento di spiegare la tattica da adottare al suo Venezia, liquidava la pratica Recoba con una semplice frase: «<i> Il Chino è un fenomeno, là davanti fa quel cazzo che vuole».</i></p>
<p>Perché il Chino è fatto così, inutile volerlo cambiare, meglio che sia tu ad adeguarti a lui, se ne vuoi sfruttare le capacità, innegabili.</p>
<p>Altalenante come lo possono essere le stagioni, il Chino è il classico giocatore da mezza stagione.</p>
<p>Altrimenti non si spiegherebbe come abbia potuto uno in 25 anni di carriera superare poche volte le 20 presenze a campionato, statistiche alla mano.</p>
<p><i>«Poteva essere il più forte, semplicemente non l&#8217;ha voluto»</i> dirà Juan Sebastian Veron.</p>
<p>Più dell&#8217;amore per il calcio, innegabile, possono in lui la pigrizia e una specie di atavico rifiuto di tutto ciò che comporti sacrificio.</p>
<p>Può sedersi a un tavolino alla Pinetina, mentre i compagni si allenano, e fumarsi una sigaretta con la stessa naturalezza con la quale dribbla i difensori come birilli e inventa calcio che solo in paradiso si può giocare.</p>
<p><i>«In lui la pigrizia era pari al genio. Enorme. E il conflitto, inevitabile, tra questi due tratti distintivi venne alla fine vinto dalla pigrizia, purtroppo per l’Inter e per la sua carriera»</i>. (Sandro Mazzola) .</p>
<p><b>UN SOGNO E NIENTE PIU</b></p>
<p><i>«Ed io che sono un solitario non riesco, per avere disciplina ci vuole troppa volontà»</i><b><br />
</b>(Tramonto occidentale &#8211; Franco Battiato)</p>
<p>E forse è semplicemente pigro quella sera che, in un derby col Milan in semifinale di Coppa Campioni, sbatte fiaccamente il pallone addosso a Dida invece di fulminarlo con uno dei suoi soliti tiri, quelli che ti chiedevi sempre dove arriverebbero senza la rete di protezione.</p>
<p>Ma quello che Alvaro toglie, Recoba concede.</p>
<p>Il problema è sapere prima chi scende in campo!</p>
<p>Così si congeda dall&#8217;Inter con l&#8217;ultima perla, l&#8217;ennesima, contro il suo avversario preferito, l&#8217;Empoli, e direttamente dal calcio d&#8217;angolo.</p>
<p>Torino, Panionons, Danubio e Nacional per un finale di una carriera che poteva essere tanta roba in una vita lunga vissuta da calciatore, è stata tanta roba in una vita vissuta poco da professionista.</p>
<p>La sua grandezza inizia dal suo sinistro, che abbagliava gli stadi, seppur a intermittenza, e termina nel suo piede destro, quello che non usava neppure per alzarsi dal letto.</p>
<p>Nel mezzo ci sono due persone, Alvaro e Recoba, il ragazzo pescatore mai cresciuto, e il calciatore che non è stato.</p>
<p>Tra quella battuta di pesca lasciata per segnare 5 goal in una finale di un torneo giovanile e quel calcio di punizione segnato al 94° vi è racchiuso tutto l&#8217;uomo Alvaro Recoba.</p>
<p>Non importa, perché dopotutto, come ricorda Massimo Moratti con una lacrima non nascosta, «<em>Recoba è sempre rimasto un sogno: tu lo mettevi in campo e sapevi che poteva farti in ogni momento la cosa più bella che avevi mai visto»</em></p>
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		<title>Astutillo Malgioglio, il portiere supereroe</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2018 14:38:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Astutillo Malgioglio]]></category>
		<category><![CDATA[Inter]]></category>
		<category><![CDATA[lazio]]></category>
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		<category><![CDATA[sputo sulla maglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IL PORTIERE NORMALE, L’UOMO CAMPIONE «Avevo 20 anni quando, titolare del Brescia in serie B, visitai per la prima volta un centro per disabili distrofici. Mi impressionò la loro emarginazione, il menefreghismo della gente. Mi sono specializzato nello studio dei problemi motori dei bambini e col primo ingaggio ho aperto Era 77. Offrivamo terapie gratuite» &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2018/03/31/astutillo-malgioglio-il-portiere-supereroe/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Astutillo Malgioglio, il portiere supereroe</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>IL PORTIERE NORMALE, L’UOMO CAMPIONE </strong></h2>
<p>«<em>Avevo 20 anni quando, titolare del Brescia in serie B, visitai per la prima volta un centro per disabili distrofici. Mi impressionò la loro emarginazione, il menefreghismo della gente. Mi sono specializzato nello studio dei problemi motori dei bambini e col primo ingaggio ho aperto Era 77. Offrivamo terapie gratuite</em>»<span id="more-3632"></span><br />
Ci sono, nel mondo dello sport, campioni che fanno fatica ad essere uomini, e uomini che non sanno di essere campioni.<br />
Nella vita.<br />
Astutillo Malgioglio appartiene alla seconda specie.</p>
<p>Giocava a calcio a cavallo tra gli anni &#8217;80 e i &#8217;90.<br />
Una carriera spesa tra Brescia, Pistoiese , la <strong>Roma di Liedholm</strong> finalista di <strong>Coppa Campioni</strong> e di Ericksson, la <strong>Lazio</strong> e l&#8217;<strong>Inter</strong> di <strong>Trapattoni</strong> con cui vince<strong> scudetto e coppa UEFA,</strong> per terminare all&#8217;Atalanta.</p>
<figure id="attachment_3633" style="width: 200px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/Malgioglio8485.jpg"><img class="size-medium wp-image-3633" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/Malgioglio8485-200x300.jpg" alt="Malgiolgio alla Roma" width="200" height="300" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Malgiolgio alla Roma</figcaption></figure>
<p>Quasi sempre da dodicesimo, in un periodo nel quale essere il portiere &#8220;di riserva&#8221; era un ruolo non facile, poche occasioni per mettersi in mostra e quindi eventuali gol presi erano ancora di più sotto la lente di ingrandimento della critica, giornalistica e del tifo.</p>
<p>Malgioglio, diciamolo subito, non è un supereroe tra i pali, ma nella vita sì.<br />
Al contrario di tanti suoi colleghi, di ieri e di oggi, non perde la bussola dietro lauti compensi e gloria effimera.<br />
Ma impiega il suo mestiere, i suoi guadagni, la sua fortuna di appartenere a un mondo dorato, per aiutare chi è stato segnato dalla vita, quei bambini distrofici il cui mondo ha conosciuto nel 1977.</p>
<p>Apre a Piacenza un centro, <strong>Era77</strong> (acronimo dei nomi di sua figlia, Elena, Raffaella sua moglie e il suo), per il loro recupero motorio,  acquista a spese sue macchinari e offre cure gratuite.<br />
Si laurea in Medicina.<br />
Un antieroe per eccellenza nel mondo del calcio, dove non tutti, compagni, tifosi , dirigenti e giornalisti, lo comprendono.</p>
<h2><strong>LE OFFESE, LO SPUTO, LA RINASCITA </strong></h2>
<p>Anzi , alcuni lo accusano di dedicarsi troppo alla disabilità degli altri che alla, a lui richiesta, sua abilità di guardiano dei pali.<br />
A Roma, sponda Lazio, paga questo e la sua passata appartenenza ai colori giallorossi.<br />
<em>&#8221; Se pensi ai tuoi amici handiccappati, quando pensi alla Lazio?&#8221; </em>è il refrain piu&#8217; corrente.<br />
Gli minacciano, i tifosi laziali, moglie e figlia, lo insultano con cori e striscioni (fatidico quello che recita &#8220;<em>Tornatene dai tuoi mostri</em>&#8220;), gli &#8220;rigano&#8221; l&#8217;auto.<br />
Fino a che, una domenica, a Astutillo, insolita, coraggiosa e bella figura di uomo prima che di portiere, non saltano i nervi.<br />
Gioca forse da schifo (2 gol sono due sue &#8220;papere) e la Lazio ne prende 4 dal Vicenza all&#8217;Olimpico.<br />
I tifosi non gli perdonano nulla e lo insultano.<br />
O, per meglio dire, insultano i &#8220;suoi&#8221;disabili, quel mondo sfortunato, attraverso di lui.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/Malgioglioescluso.jpg"><img class="size-medium wp-image-3635" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/Malgioglioescluso-300x169.jpg" alt="File: [Malgioglioescluso.jpg] | Sat, 31 Mar 2018 14:05:30 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio  www.laziowiki.org" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Astutillo, anima generosa e nobile, ma per questo anche troppo, a volte, indifesa e sensibile, si toglie la maglia, vi sputa sopra, la getta a terra e la calpesta.<br />
È il putiferio!<br />
Ha contro i tifosi, i compagni e la società.</p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/LzVi86.jpg"><img class="size-medium wp-image-3634" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/LzVi86-300x169.jpg" alt="File: [LzVi86.jpg] | Sat, 31 Mar 2018 14:05:30 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio  www.laziowiki.org" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Ma Astutillo è un &#8221; <em>hombre vertical&#8221;</em>, definizione coniata da Luis Enrique anni dopo per definire gli uomini tutti di un pezzo.<br />
Non aspetta la fine del campionato e rescinde  il contratto.<br />
Sembra la fine della sua carriera.</p>
<p>E sarebbe così se non lo chiamasse un altro &#8220;hombre vertical&#8221;, quel <strong>Giovanni Trapattoni</strong> che sta per costruire l&#8217;Inter dei record.<br />
Malgioglio deve fare il secondo a un mostro sacro come <strong>Walter Zenga.<a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/13scudetto88-89.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3636" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/13scudetto88-89-300x205.jpg" alt="13scudetto88-89" width="300" height="205" /></a></strong></p>
<p>Poche occasioni per giocare e in una di queste il destino gli mette di nuovo di fronte la Lazio.<br />
Prima della partita decide di andare sotto la curva laziale, con un mazzo di fiori, per chiedere perdono e offrire le sue scuse ai suoi ex tifosi.<br />
Niente da fare, di nuovo insulti e minacce, accompagnate dal lancio di bottiglie, accendini, monete e via dicendo.<br />
Un vero e proprio tiro a segno con il soldato Malgioglio ferito a sangue, non solo nell’anima, ma anche nel corpo, fisicamente,al volto,  fra l’indifferenza di compagni, avversari e arbitro.</p>
<h2><strong>POCHE GIOIE, MOLTI DOLORI</strong></h2>
<p>A Astutillo frega il giusto che quei tifosi non abbiano capito.<br />
Gli preme più che altri capiscano che oltre al calcio c&#8217;è anche di più, un mondo di dolore che ha bisogno di aiuto.<br />
E a chi chiedere aiuto se non ad altri fortunati come lui?<br />
Anche qui, a qualche carezza, aggiunge la solita dose di schiaffi che un supereroe deve mettere in conto.</p>
<p>Dopo tutto Hulk, l&#8217;Uomo Ragno e altri supereroi salvano il mondo ma vengono anche considerati &#8221; mostri&#8221;, &#8221; anormali&#8221;.<br />
Figurarsi Astutillo che poi non è che il supereroe lo fa anche, e sopratutto, fra i pali.</p>
<p>Può trovare Liedholm e Ericksson che convincono il presidente della Roma, <strong>Dino Viola</strong>, a prestargli la palestra di Trigoria per seguire i suoi sfortunati amici.</p>
<p>Può trovare il teutonico campione <strong>Jurgen Klinsmann</strong> che un giorno lo segue per capire cosa fa quel suo strano compagno di squadra, e gli stacca un assegno di <strong>70 milioni</strong> seduta stante, colpito da quel mondo di sofferenza.</p>
<p>Ma trova anche l&#8217;ipocrisia di un mondo intero del calcio, allorché la <strong>FIGC</strong> organizza una colletta per  aiutare Astutillo a perseguire i suoi obiettivi.<br />
In un mondo fatto di contratti principeschi, auto di lusso, vacanze da VIP, lussi e sfarzi di ogni genere, si riescono a raccogliere solo <strong>700mila lire!</strong><br />
Attenzione, lire ho scritto, non euro!</p>
<p>Quando Malgioglio si ritira è ancor più solo, dimenticato, ignorato e mantenere i superpoteri è sempre più difficile.<br />
Va in depressione, ha problemi economici e il suo centro deve chiudere.</p>
<h2>IL SUPEREROE PUO&#8217; MORIRE, L&#8217;UOMO NO</h2>
<p>Affronta momenti difficili, aiutato solo dalla inseparabile moglie Raffaella, dalla sua fede e dal’amore verso il più debole.</p>
<p>Oggi lavora sempre per i disabili, quando può ( un male lo costringe a riguardarsi) a domicilio perché  «<em>È vero, ho sempre usato le mani. E continuo a farlo. In campo come portiere e fuori: stando in mezzo alla gente che soffre, dando tutto me stesso. Perché, come dice il mio padre spirituale, le mani bisogna sporcarsele, mettendole anche nella m&#8230;».</em></p>
<figure id="attachment_3637" style="width: 260px;" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/malgioglio-oggi.jpeg"><img class="size-full wp-image-3637" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2018/03/malgioglio-oggi.jpeg" alt="Malgioglio oggi" width="260" height="260" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Malgioglio oggi</figcaption></figure>
<p>Astutillo Malgioglio forse non sarà stato un campione nello sport.<br />
Ma nella vita sì, un supereroe umano, con pochi poteri e molte debolezze.<br />
Non al cuore, però.<br />
Un campione, nella vita.</p>
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