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		<title>Matera, fanghi neri su spiaggia “adatta” per i bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2015 09:51:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il regalo di un governo che ci sta svendendo a multinazionali del petrolio,trivellatori ed ecomafie, legiferando ad arte. Con un Sud sempre piu vittima di una violenza al territorio che dura da quel fatidico 1861. Segue l&#8217;articolo intero del Fatto Quotidiano e il link http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/10/matera-fanghi-neri-su-spiaggia-adatta-per-i-bambini-puzzano-di-benzina/1655011/ Matera, fanghi neri su spiaggia “adatta” per i bambini: “Puzzano &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2015/05/10/243/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Matera, fanghi neri su spiaggia “adatta” per i bambini</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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<div id="div_adnxs_tag_211.61959022586464"><span style="color: #000000;">Il regalo di un governo che ci sta svendendo a multinazionali del petrolio,trivellatori ed ecomafie, legiferando ad arte.</span></div>
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<p><strong><span style="color: #000000;">Matera, fanghi neri su spiaggia “adatta” per i bambini: “Puzzano di benzina”</span></strong></p>
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<div class="main-column left-column"><img class="attachment-full wp-post-image" title="Matera, fanghi neri su spiaggia “adatta” per i bambini: “Puzzano di benzina”" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2015/05/Spiaggia-Matera-petrolio-675.jpg" alt="Matera, fanghi neri su spiaggia “adatta” per i bambini: “Puzzano di benzina”" width="675" height="275" /></p>
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<section class="catenaccio">San Basilio, in provincia di Matera, una degli 83 lidi italiani consigliati dai pediatri per la qualità delle sue acque, è ricoperta di materiale nero e dal cattivo odore. Secondo diverse ipotesi, si tratterebbe di petrolio. Le istituzioni fanno a scaricabarile: l&#8217;Arpab dice di non poter intervenire: &#8220;Aspettiamo segnalazione del prefetto o del Comune&#8221;. Che, da parte sua, attende la chiamata dell&#8217;Agenzia: “Non ci ha segnalato niente”di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mcarnevali/ptype/articoli/" rel="author">Melania Carnevali</a> | 10 maggio 2015</section>
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<section class="article-body">È una delle <strong>83 spiagge</strong> italiane <strong>consigliate</strong> dai <strong>pediatri</strong> per la qualità delle sue acque, limpide, e il tipo di sabbia, finissima. Ma <strong>San Basilio</strong>, spiaggia di <strong>Marina di Pisticci</strong>, in provincia di <strong>Matera</strong>, è adesso ricoperta da<strong> fanghi neri</strong> che –<a href="http://matera.basilicata24.it/cronaca/succede-canone-17206.php" target="_blank"> stando a quanto riporta il quotidiano online <em>Basilicata24</em> </a>&#8211; “odorano di benzina”. Una coltre di melma nera che si estende dal mare, dove si è formata anche una scogliera a un metro dalla riva, fino a uno, due chilometri di distanza dalla battigia, su su per il <strong>Cavone</strong>, fiume che sfocia nel mar Ionio e sul cui bacino è piazzato un parco di <strong>pozzi petroliferi</strong>. “A un chilometro e mezzo stessa situazione – riporta la testata lucana – basta scavare un po’ ed ecco affiorare quella roba nera e puzzolente, in alcuni punti con venature rosso amaranto”. Ma la notizia sembra non aver sconvolto più di tanto: a quasi una settimana dalla segnalazione non si è mossa anima viva per fare accertamenti.Anzi, si verificano rimbalzi da flipper tra <strong>Comune </strong>e<strong> Arpa Basilicata</strong>. L’agenzia regionale per l’ambiente sostiene di non poter intervenire: “Non siamo autonomi, interveniamo solo su segnalazione del <strong>prefetto</strong> o del <strong>Comune</strong>“, spiega <strong>Mario Cuccarese</strong>, responsabile del dipartimento provinciale di Matera. Il <strong>Comune di Pisticci</strong>, invece, aspetta la chiamata dell’Agenzia regionale: “Per il momento Arpab non ci ha segnalato niente”, dice il sindaco <strong>Vito Di Trani</strong> (eletto in una coalizione di centro estra). Tuttavia alla seconda domanda (“Ma Arpab dice che non può muoversi senza la segnalazione di un ente. È falso?”) corregge il tiro: “Siccome c’è un altro Comune qui vicino, poteva averla fatta lui, la segnalazione, all’Arpab”. “In ogni caso – continua il primo cittadino – non pensiamo sia petrolio”. “Tutto a posto” anche per la <strong>Regione Basilicata</strong>: “Sì, può darsi che si sentano odori strani, ma è sicuramente <strong>argilla</strong>; c’è sempre stata in quella zona”, sostiene <strong>Mino Grasso</strong>, portavoce del governatore <strong>Marcello Pittella</strong> (Pd).Intanto, nell’attesa che qualcuno faccia qualcosa, spuntano le ipotesi sull’origine di quei fanghi. Una possibilità è che sia davvero <strong>petrolio</strong>. Lungo il corso del Cavone che sfocia nella spiaggia di <strong>San Basilio</strong>, nonostante Arpab lo neghi (“Non ci sono pozzi a Pisticci”) ci sono infatti <strong>diversi pozzi</strong>, riuniti in un’unica concessione, la <strong>Serra Pizzuta</strong>. “Non esiste il rischio zero nell’industria del petrolio – spiega a <em>IlFattoQuotidiano.it</em> <strong>Pio Acito</strong>, di <strong>Legambiente Matera</strong> – In tutto il ciclo è inevitabile che ci sia dispersione, o via area o via terra”. Ma il petrolio – sembra essere questa l’ipotesi più accreditata – potrebbe arrivare dall’oleodotto che collega la <strong>Val d’Agri</strong>, che è il distretto petrolifero <strong>più grande d’Europa</strong>, e la <strong>raffineria di Taranto</strong>, di proprietà della Som (per il 70% di Eni e il 30% di Shell).Considerando che la Regione produce circa 85mila barili di greggio al giorno e che ogni barile contiene 159 litri, significa che, in quel tubo sotto la terra della Basilicata, passano ogni giorno milioni e milioni di litri di petrolio. Tanto che <strong>l’oleodotto</strong>, costruito quindici anni fa, nel 2006 presentava già, <a href="http://ricercascientifica.%20inail.it/ricercheOSH/risOSH/%20A2007/T-707-DIPIA-07/T-707-%20DIPIA-07-EL.pdf">secondo lo studio della <strong>Ispesel</strong></a>, <strong>corrosioni</strong> della corona circolare superiori, in alcuni tratti, al 50%. “Immaginiamoci come possa essere dopo altri otto anni – incalza Acito – basta una piccola perdita, intercetta la falda e poi riemerge come possiamo vedere a Pisticci”. E non sarebbe la prima volta che quella terra, una volta culla della Magna Grecia, si risveglia in ammollo nel petrolio: <strong>l’oleodotto</strong> si è rotto già due volte – <strong>nel 2012</strong> e pochi mesi fa– inzuppando di petrolio terreni che rimangono tutt’oggi <strong>intrisi di idrocarburi</strong></p>
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