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	<title>PensoLibero.it &#187; Antonio Juliano</title>
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		<title>MARADONA, OVVERO IL GENIO DELLA LAMPADA</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 21:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[5 luglio 1984]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Juliano]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Ferlaino]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Armando Maradona]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>UNA LAMPADA CAMUFFATA DA RADIOLINA «Il più grande campione che ho visto giocare è Diego Armando Maradona. Credimi, figlio mio, non esisterà mai più, nei secoli dei secoli, un altro come lui. Ha fatto dell&#8217;imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/06/06/maradona-ovvero-il-genio-della-lampada/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">MARADONA, OVVERO IL GENIO DELLA LAMPADA</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>UNA LAMPADA CAMUFFATA DA RADIOLINA</b></p>
<p><i>«Il più grande campione che ho visto giocare è Diego Armando Maradona. Credimi, figlio mio, non esisterà mai più, nei secoli dei secoli, un altro come lui. Ha fatto dell&#8217;imperfezione la perfezione. Piccolo, gonfio, dedito ad albe stanche, svogliate e sbagliate, vittima di falsi amici e della volontà di andare oltre ogni regola, Maradona ha trasformato un semplicissimo pallone di cuoio in uno scrigno di bellezza»</i> (Darwin Pastorin )<span id="more-4511"></span></p>
<p>Cosa rappresenta Diego Armando Maradona per uno della mia età, over 50, e che non tifa Napoli?</p>
<p>Forse ciò che sono stati Pelè, oppure Di Stefano, oppure Puskas per mio padre: il migliore in assoluto.</p>
<p>O forse no, troppo semplicistica la definizione</p>
<p>Perché, se è vero che mio padre mi narrava le gesta di Puskas, Di Stefano o Pelè come se fossero somme divinità del calcio discese in terra a mostrar meraviglie in un rettangolo verde, e intanto ho potuto godere degli ultimi sprazzi dell&#8217;ultima divinità, un certo Johan Cruijff, è altrettanto vero che dagli eventi che scaturiscono in seguito da quella mattina del 5 Luglio c&#8217;è stato solo Diego Armando Maradona nei miei pensieri.</p>
<p>E anche in quelli di mio padre.</p>
<p>Io cresco, bambino, in un momento difficile del calcio italiano, anni di dolori in campo (la morte di Paparelli, Curi) e fuori (il calcioscommesse).<br />
Mi ritrovo, giovincello, in un periodo magico: siamo Campioni del Mondo, Campioni d&#8217;Italia con la mia Roma, tutto il nostro campionato è un magico Mondo di Oz dove ogni domenica si sfidano i migliori maghi al mondo:Zico, Falcào, Rumenigge, Antognoni, Conti, Platini, Boniek per dirne alcuni.</p>
<p>L&#8217;arrivo di Diego Armando Maradona, in questo campionato, è la lampada di Aladino portata in un mondo magico.</p>
<p>Tu sfreghi , la domenica, la lampada e il genio, di Maradona, ti esaudisce il desiderio!</p>
<p>Ecco cos&#8217;è Diego per me.</p>
<p>Non il migliore, non mi piacciono le classifiche d&#8217;ogni specie, più semplicemente è quel desiderio che diventa realtà, fosse pure contro la tua squadra.</p>
<p>E&#8217; quello sbuffo da pittore che dipinge l&#8217;impossibile, dopo o prima di averlo immaginato non è dato sapere, ma è lì anche se ancora non lo vedi, ma ne percepisci l&#8217;arrivo, sai che accadrà.</p>
<p>La domenica fatta di messa, pranzo e radiolina diventa ora, per chi ama il calcio al di là del tifo, un rito pagano narrato in un edizione perduta de “le Mille e una notte”.</p>
<p>La radiolina, eccola la lampada magica, e il tuo orecchio incollato è la mano che sfrega, in attesa che il genio compaia e esaudisca quel goal che hai sognato, quel gesto tecnico che hai solo immaginato, quella lucida pazzia calcistica che non oseresti confessare.</p>
<p><i>«Di Maradona basta dire che tutto quel che faceva su un campo di calcio era perfettamente irragionevole» </i>(Jorge Valdano)</p>
<p>E il genio Maradona è talmente potente che prevede il tuo desiderio, lo dipinge in campo prima che tu lo chieda a lui, ma è proprio come lo avresti sognato tu, se lui te ne avesse dato il tempo.</p>
<p>Direttamente da corner, uccellando il povero Giuliani da centrocampo, a filo d&#8217;erba con la testa, facendo sbattere la testa a Tacconi contro il palo con una punizione che riscrive le leggi della fisica: il genio è là, in quella lampada dalla forma di radiolina e la domenica pomeriggio è il giorno del suo rito, quello nel quale esaudisce i desideri di chi ama il calcio.</p>
<p>Diego è creatività, che per definizione (Cit. Domenico De Masi) è un connubio di fantasia e concretezza.</p>
<p>Ogni gesto tecnico dell&#8217;argentino non nasce solo per soddisfare il palato del pubblico, fine a se stesso, ma nell&#8217;ottica di un progetto più grande, chiaro, al momento dell&#8217;eseguirlo, solo nella mente di Maradona.</p>
<p>Saranno gli eventi che si mettono in moto che riveleranno il fine anche al pubblico.</p>
<p>E così la traiettoria impossibile, il lancio ad occhi chiusi in terre di nessuno, il dribbling su uno, due, tre, quattro, cinque avversari, finiscono per trovare la sublimazione della forma nella sostanza del risultato ottenuto.</p>
<p>Per dirla alla Gianni Brera:</p>
<p><i>«Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso: un jongleur di puri calli che fiammeggiano feroce poesia e stupore (è dei poeti il fin la meraviglia). Talora uno dei suoi piedi serve fulmineamente l&#8217;altro per una sorta di paradossale ispirazione atta a sorprendere: ma quando vuole, questo leggendario scorfano batte il lancio lungo che arriva, illumina, ispira: capisci allora che i ghiribizzi in loco erano puro divertissement: esibizione per i semplici: se il momento tecnico-tattico lo esige, in quelle tozze gambe animate dal diavolo entra solenne il prof. Euclide. E il calcio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi </i></p>
<p><i>della terra».</i></p>
<p>Ecco cos&#8217;è Maradona per me: non il migliore, perché lui non concorre nella categoria dei maghi, di quelli capacissimi di inventarsi qualcosa in ogni momento, ma è l&#8217;unico partecipante in quella dei geni, di quelli che disegnano il tuo desiderio e lo realizzano, persino prima che tu lo possa solo sognare.</p>
<p><b>IL GENIO A NAPOLI</b></p>
<p><b>«</b><i>San Genna&#8217;, non ti crucciare, tu lo sai ti voglio bene. Ma na fint&#8217; &#8216;e Maradona squaglia &#8216;o sangue rint&#8217;e vene!» </i>(Luciano De Crescenzo)</p>
<p>Diego arriva a Napoli il 4 luglio 1984, un giorno prima della sua ascesa al San Paolo, della sua incoronazione a genio deputato a realizzare i sogni di un intero popolo.</p>
<p>Ha lo stesso sorriso che da qualche giorno illumina una intera città, spesso dolente per delinquenza, malaffare, immondizia, tutte ferite che si porta da decenni dietro, con la dignità di chi per primo si è liberato dal giogo nazista e che poco più tardi di un secolo prima era capitale di un regno evoluto e ricco e poi depredato.</p>
<p>Ci sono ancora le crepe del terremoto, visibili nelle mura delle case e avvertibili negli animi della gente.</p>
<p>Napoli, però, ora è in se tutto un sorriso: sorride dal Golfo di Napoli, attraverso le grida dei pescatori che tirano su il pescato, a Posillipo dove sotto la sua luna si giurano amore eterno le coppie e progettano un figlio di nome Diego, dai quartieri vip del Vomero a quelli più fatiscenti come i numerosi “bassi”napoletani.</p>
<p>La città è già un fermento, il Vesuvio tace in disparte per timore che la forza esplosiva di un popolo, e una lava umana fatta di sentimenti e passioni, possa travolgerlo se solo osasse brontolare.</p>
<p>In quei giorni di luglio persino lo schiamazzo del traffico congestionato sembra seguire un ritmo armonico, una gioiosa overture preludio di gioia e soddisfazioni.</p>
<p>L&#8217;economia si muove già su Diego, dal cibo (linguine alla Diego, pizza Maradona) agli accendini, dai palloni ai santini, dai calzini alle parrucche ricciolute, dalle magliette ai biglietti dai bagarini per un evento che già si sa memorabile: non c&#8217;è attività, dal salone da barbiere alla bancarella di cassette audio, dal ristorante al negozio di ortofrutta, che non leghi la sua economia all&#8217;arrivo del genio magico.</p>
<p>Per dirla alla Gianni Mura, anni dopo, <i>«Maradona non è il capitano del Napoli, ma di Napoli»</i></p>
<p>Quel riccioluto mancino, nato a Lanus il 30/10/60, che aveva incantato il mondo con la maglia della &#8220;Selecion&#8221; ai Mondiali Juniores di Tokyo nel 1979, e messo paura all&#8217;Italia di Bearzot in quel di Spagna &#8217;82, salvo poi essere esorcizzato dal “libico” Claudio gentile, baffoni da cattivo e magliette strappate, mette così in ombra il re di Napoli, il Vesuvio e manda in delirio una città.</p>
<p>Una città che chiede al suo genio della lampada di esaudire subito un desiderio: riuscire a battere almeno la Juventus, la nemica storica, anche per genesi antropologica.</p>
<p>E non è un offesa a chi tifa bianconero, nossignore, perché quella missione gli verrà riconosciuta persino dall&#8217;avversario.</p>
<p><i>«Durante una partita Juventus-Napoli nello spogliatoio ci dicemmo che l&#8217;unico modo per fermarlo era menargli di brutto. Ma dopo dieci minuti in campo ci guardammo e ci dicemmo che no, era troppo bello vederlo giocare.»</i> (Zbigniew Boniek<b>)</b></p>
<p>Lui farà di più: non solo batterà la Juventus, ma porterà a Napoli due campionati, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa Uefa.<br />
Non arriva in un club, allora, di primissimo piano.<br />
Forse, però, nell&#8217;unico che crede in lui.<br />
Girano strane voci, su notti, compagnie e vizi strani che si dipanano sulle ramblas di Barcellona.<br />
Ma per Antonio Juliano, dirigente del Napoli, è LUI, Diego, che può far sognare Napoli.</p>
<p>Tanto è forte, nel mitico Totonno napoletano, la convinzione che l&#8217;argentino sia il genio della lampada del quale ha bisogno Napoli e il Napoli che fa spallucce quando Ferlaino gli raccomanda di valutare bene l’operazione « perché con i soldi che sarebbe costato Diego si sarebbero potuti prendere cinque calciatori».</p>
<p>Gli scrive i nomi in un biglietto, Juliano sorride, piega quel biglietto, lo mette in tasca e va avanti per la sua strada.</p>
<p>Ancora oggi non ha mai voluto dire il nome di quei 5 giocatori.</p>
<p>Per Juliano, Diego Armando Maradona è nel destino di Napoli.<br />
E forse Diego Napoli l&#8217;ha nel destino dalla nascita.<br />
Pensateci bene, quel bambino ritratto che palleggia nelle strade di Lanus non somiglia tanto ad uno &#8220;scugnizzo&#8221; qualsiasi di Napoli?<br />
Dopo due salvezze stentate, Napoli si aspettava dal Napoli un rilancio in grande stile e Corrado Ferlaino con al fianco Antonio Juliano come dirigente, ex bandiera e capitano del calcio partenopeo, decidono di non deludere le attese di un&#8217;intera città.</p>
<p>Al loro fianco la disponibilità di alcuni istituti di credito, ben consci che l&#8217;operazione potrebbe rivelarsi una incredibile cartina di tornasole.</p>
<p>Qualcuno afferma che ci fosse anche altro, ben più pericoloso di una banca, a fornire quei miliardi.</p>
<p>Non è questo però il luogo per discuterne.<br />
E&#8217; l&#8217;estate del 1984 ed arriva Daniel Bertoni, attaccante argentino, per sostituire il funambolico brasiliano Dirceu che pure male non aveva fatto la stagione precedente, segnando gol decisivi per la salvezza; tuttavia, il grande colpo è nell&#8217;aria.</p>
<p>Il grande colpo risponde a un solo nome, Diego Armando Maradona<br />
Juliano opera, sull&#8217;allora vicepresidente del Barcellona Gaspart, un pressing asfissiante come era solito fare in campo con gli avversari.</p>
<p>Tenacia italiana e sagacia tutta partenopea per arrivare a dama.</p>
<p>L&#8217;aneddotica sulla vicenda narra che nacque tutto da una errata convinzione, diciamo pure un disguido letterale; infatti si racconta che il numero due del club blaugrana si convinse a trattare con Juliano solo perché, all&#8217;inizio, credeva di avere a che fare con il diesse juventino Giuliano.</p>
<p>Sarà lo stesso Ferlaino a spiegare come andarono le cose, anni dopo:</p>
<p>«<i>Juliano aveva contattato il Barcellona per un&#8217;amichevole. Accettarono, precisando che Maradona non ci sarebbe stato per un infortunio. Era falso, era in rotta con il club. Così partimmo. Ci chiesero 13 miliardi di lire, convinti che non avessimo i soldi. Ed era vero&#8230; finché Enzo Scotti, il sindaco, mi mise in contatto con Ferdinando Ventriglia, presidente del Banco di Napoli. Una trattativa infinita, chiusa all&#8217;ultimo minuto</i>».</p>
<p>La trattativa è lunga ed estenuante, sempre percorsa sulla sottile linea che demarca una gioia da un fallimento, e così si arriva sino all&#8217;ultimo giorno di calciomercato, con gli avvoltoi fatti di inchiostro e calamaio già pronti a dividersi le carni di Juliano, Ferlaino e del Napoli in caso di fallimento di quell&#8217;operazione.</p>
<p>Che per molti era impossibile allora come pensare di portare Messi all&#8217; Udinese oggi: eppure, allora, l&#8217;Udinese era stata capace di vestire di bianconero un certo Zico!</p>
<p>Altro calcio, davvero!<br />
Ferlaino dal canto suo, narrano le cronache, depositò in Lega prima un contratto in bianco e poi, fuori tempo massimo, con la complicità di una guardia giurata, lo sostituì con quello firmato dal Pibe de Oro.<br />
Fatto sta che, all&#8217;ultimo squillo del calciomercato per la stagione calcistica 1984-85, Diego Maradona era del Napoli!<br />
Ad accoglierlo al &#8220;San Paolo&#8221; il 5 Luglio del 1984 sono 70.000 tifosi sognanti e una intera città in delirio.</p>
<p>Leggere scosse sismiche si avvertono dagli spalti del San Paolo, il Vesuvio giura che lui non c&#8217;entra niente.</p>
<p>Persino San Gennaro, viceré di Napoli da sempre, capisce di essere stato scavalcato, perché quello scugnizzo argentino ha la capacità di «<i>squaglià &#8216;o sangue rint&#8217;e vene!» </i>e fare miracoli ogni domenica.</p>
<p>Lui palleggia, calcia un pallone verso il sole di Napoli come ad omaggiarlo, e poi segna il primo goal in sala stampa:</p>
<p><i>«Farò di tutto per ripagare, in parte, l&#8217;affetto di questa gente»</i></p>
<p>Napoli è città di mare, ma quella di Diego non è promessa di marinaio: ci riuscirà, eccome!<br />
In panchina, in quel Napoli, c&#8217;è Marchesi, non proprio un allenatore da calcio spettacolo, ma solido e serio, anche se i tifosi napoletani gli imputano quell&#8217;aria sempre troppo triste.<br />
Si parte da Verona, dove il panzer Briegel si attacca alle caviglie di Diego.</p>
<p>Sembra lo scontro calcistico tra Davide e Golia fisicamente invertiti, il campo dirà che l&#8217;umile Davide Briegel annulla il gigante calcistico Golia Diego, e pone il primo dei 43 tasselli per il Verona Campione d&#8217;Italia, mentre Diego si dovrà accontentare, a fine stagione, di un ottavo posto, lontano da ogni sogno di gloria.</p>
<p>La settimana dopo, il primo centro in azzurro, contro la Sampdoria su rigore, non basta a battere i blucerchiati.<br />
Passano altri 15 giorni ed arriva il primo gol su azione, contro il Como.</p>
<p>La lampada magica incomincia a poco a poco a funzionare, riempita come era prima di polvere catalana composta da infortuni, polemiche, qualche vizio di troppo.<br />
E così, a Roma contro la Lazio, Diego è semplicemente straordinario: da manuale del calcio lo stop e tiro in rete su assist di Bertoni.<br />
Incomincia da quel gol ( a fine campionato saranno 14, con Platini capocannoniere a 18) la leggenda partenopea di Maradona e di quel Napoli.<br />
E incominciano, per tanti amanti del calcio come me, le domeniche con una lampada magica, camuffata da radiolina, attaccata all&#8217;orecchio.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>«Giocare contro Maradona è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare.»</i> (Arrigo Sacchi)</p>
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		<title>ANTONIO JULIANO, L&#8217;UOMO E IL CALCIATORE</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2020 21:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pensolibero.it]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Passione Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Juliano]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;UOMO OLTRE IL CALCIATORE «Uno che mi piaceva moltissimo era Antonio Juliano, Totonno. Un tipo tosto, persona autentica, con un temperamento da condottiero. Giocava un calcio concreto, senza concedere spazio alla teatralità. Un &#8220;napoletano atipico&#8221;, lo hanno definito, perché era il contrario dello stereotipo partenopeo.» (Dino Zoff) Antonio Juliano, detto “Totonno” con 505 gare giocate &#8230; <a href="http://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">ANTONIO JULIANO, L&#8217;UOMO E IL CALCIATORE</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;UOMO OLTRE IL CALCIATORE</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«<i>Uno che mi piaceva moltissimo era Antonio Juliano, Totonno. Un tipo tosto, persona autentica, con un temperamento da condottiero. Giocava un calcio concreto, senza concedere spazio alla teatralità. Un &#8220;napoletano atipico&#8221;, lo hanno definito, perché era il contrario dello stereotipo partenopeo.»</i> (Dino Zoff)</span></span><span id="more-4271"></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/index11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4266" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/index11.jpg" alt="index" width="192" height="263" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Antonio Juliano, detto “Totonno” con 505 gare giocate in tutte le competizioni, è il terzo calciatore con più presenze nella storia del Napoli, meglio di lui solo Marek Hamsik (520) e Giuseppe Bruscolotti (511). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Per il centrocampista napoletano 17 stagioni in azzurro, di cui 12 da capitano, condite da 38 reti, dalla vittoria di due Coppe Italia, una Coppa delle Alpi e una Coppa di Lega Italo-Inglese. </span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Antonio_Juliano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4268" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Antonio_Juliano-224x300.jpg" alt="Antonio_Juliano" width="224" height="300" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Una bandiera, di quelle che non si ammainano mai.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Persona dallo spessore umano che va oltre alla bravura da calciatore, poco reclamizzato perché fuori dai palcoscenici dei grandi club e in un epoca dove primeggiavano, anche mediaticamente, Rivera e Mazzola, Bulgarelli e De Sisti in quel ruolo nel quale, comunque, Juliano non era secondo nessuno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Forse stimato dai napoletani, forse non amato alla stessa maniera.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Forse perché il segreto è tutto in una descrizione che fece di lui il giornalista Antonio Ghirelli:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000080;">« </span><span style="color: #000000;"><i>Juliano fa parte di quella razza di Napoletani atipici ai quali fa difetto la fantasia e la genialità, ma solo perché fanno della serietà, della lealtà e del senso del sacrificio il loro stile di vita; è per questo che ha avuto e continuerà ad avere sempre tutta la mia stima»</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Totonno è fatto della pasta di chi nasce nel periodo della guerra (1943) sotto le bombe e vive il difficile momento post bellico, dove era da ricostruire tutto un paese.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Cresce nel rispetto delle regole e di legami solidi che sono stati la base di molte famiglie napoletane, quelle del ceto umile, nel dopoguerra. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Tempi di povertà e miseria ma anche di grande dignità, Totonno aiuta il padre nella salumeria di famiglia.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Napoli_1972-1973.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4270" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/Napoli_1972-1973-300x163.jpg" alt="Napoli_1972-1973" width="300" height="163" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Sono tempi di sacrifici e lui lo capisce presto.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>San Giovanni è stata una scuola di vita. Lì ho capito che cos’erano i sacrifici. Eravamo tre figli, io e due sorelle. Non ricordo che ci mancasse qualcosa. Il perché l’ho capito dopo. Non ricordo di avere visto mai mio padre e mia madre andare al cinema. La casa, i figli, il lavoro, questa era la loro vita»</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E intanto prende a calci il pallone, fino a farsi notare e non solo per l&#8217;edicola votiva alla Madonna, in quel quartiere San Giovanni a Teduccio, continuamente frantumata.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Andammo via dal quartiere dopo un mare di quattrini che i miei pagarono per riparare l’edicola. Giocare a pallone riempiva il cuore e dava la speranza di sottrarsi a un futuro mediocre</i></span><span style="color: #000000;">»</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Totonno arriva al Napoli nel 1962 e vive tutta la susseguente storia del club partenopeo fino al 1978.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è quando il Napoli vince la prima Coppa Italia, nella retrocessione in B e nella risalita in A, nella seconda Coppa Italia nel 1976, nello scudetto mancato per un soffio con Vinicio in panchina.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Anzi, è la storia del club, ne diventa il capitano, l&#8217;uomo da seguire per l&#8217;esempio che da, dentro e fuori al campo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Difende i compagni, dei quali reclama i diritti e per questo non esista a scendere in polemiche con presidenti del calibro di Fiore o Ferlaino.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Difende tutte le maestranze, dai massaggiatori ai custodi , dal tagliaerbe al manutentore, affinché non siano esclusi dai benefici economici destinati alla squadra. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Quando andavamo in campo, i magazzinieri si fermavano a pregare perché vincessimo vicino all&#8217;immagine di una Madonna. I premi-partita li ho fatti sempre dividere con loro</i></span><span style="color: #000000;">» </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Insomma, un fratello maggiore di tutti, ma anche un leader che pretendeva impegno e rispetto come e quanto ne dava lui. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Perché pere lui una squadra non sono solo 11 uomini che vanno in campo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Forse troppo taciturno, poco espansivo ma quando parla lo fa con giustezza di causa.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E, sopratutto, mai banale, mai con i peli sulla lingua.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/SSC_Napoli_-_Antonio_Juliano_e_Dino_Zoff-e1555152018823.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4267" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/SSC_Napoli_-_Antonio_Juliano_e_Dino_Zoff-e1555152018823-300x231.jpg" alt="SSC_Napoli_-_Antonio_Juliano_e_Dino_Zoff-e1555152018823" width="300" height="231" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Quel retroterra di dignità e legami solidi lo permeano, ne fanno l&#8217;uomo che è, forse poco amato, certamente rispettato.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ezio Vendrame (da poco morto), un talento inespresso del nostro calcio, il Best italiano per mattizie senza però mettere a frutto tutto il suo talento, lo descrisse così:</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Oh capitano, mio capitano! Mio esempio, mio orgoglio, mio vanto. E pensare che prima di conoscerti, quando giocavo contro di te, mi stavi proprio sul cazzo! Ti ritenevo arrogante, presuntuoso, superbo. E soltanto io so come e quanto mi sbagliavo. Ora, alla tua grande professionalità così diversa dalla mia potrei anche sputare sopra, ma per la tua grande disponibilità verso i più deboli ti nomino mio capitano per sempre. Me li ricordo bene quei due vecchietti che avevano il compito di magazzinieri e quell’altro che alle nove di ogni mattina ci accoglieva sorridente allo stadio con il caffè bollente e aromatico preparato con la sua Moka. La ‘bassa forza’ li chiamavi tu, ‘gli ultimi’ li chiamo io. E non erano numeri e nemmeno parti d’arredo degli spogliatoi del San Paolo, erano persone che tu con orgoglio hai sempre voluto rendere visibili a tutti noi» </i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Perché Antonio Juliano l&#8217;essere napoletano lo sentiva sin dentro il midollo. Amava quei colori, quella città e cercava di rappresentarla al meglio, lontano dai stereotipi dei Pulcinella o del “ciuccio” rappresentativo della squadra.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Mai banale.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">PAROLE E FATTI.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E così l&#8217;uomo Juliano, che in Nazionale vanta solo 18 presenze, nonostante tre partecipazioni ai Mondiali (1966, 1970, 1974), un secondo posto ai mondiali del 1970 e un titolo di campione d&#8217;Europa nel 1968, non le manda a dire quando deve rivendicare di essere un uomo del sud e per questo pagarne un prezzo.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E&#8217; la vigilia del mondiale del 1974, la disastrosa spedizione in Germania di Valcareggi, e Totonno, senza peli sulla lingua, denuncia, rischiando l’espulsione dai ranghi azzurri,come i giocatori del Sud siano penalizzati nei confronti dei colleghi che militavano negli squadroni del nord.</span></span></span></p>
<p><a href="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/images16.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4269" src="http://www.pensolibero.it/public/wp-content/uploads/2020/05/images16.jpg" alt="images" width="188" height="268" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">E forse aveva ragione visto che Gianni Brera, non certamente un tenerone, lo descriveva così:</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">«</span><span style="color: #000000;"><i>Il gioco del Napoli si fonda sulla regia di Juliano, al quale i devoti gregari portano palla con assoluta diligenza. Il Capitano Azzurro fornisce, anche se a flebile ritmo, prestazioni stupende</i></span><span style="color: #000000;">»</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Non giocherà nemmeno un minuto in quel torneo maledetto del 1974.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Arriva Di Marzio al Napoli, allenatore rampante, e non vede di buon occhio Juliano, Ferlaino nicchia su un contratto a un giocatore oramai avanti con l&#8217;età.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Il presidente gli offre un contratto da dirigente.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Totonno capisce, ma è anche dannatamente orgoglioso.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Vuol dimostrare di valere ancora qualcosa e se ne va al Bologna del suo mentore Pesaola, non senza polemiche.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>«</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>I cicli, purtroppo, si chiudono e non si può rimanere ancorati per tutta la vita ad uno stesso ambiente o ad una medesima città. Non è un problema di soldi, ma di esigenze tecniche dell&#8217;allenatore e di rispetto per me. Certo, subito dopo questa mia nuova esperienza ritornerò a Napoli, alla mia terra. Al momento il mio è solo un arrivederci che durerà non più di due anni. Sono cosciente, infatti, dei miei limiti e di poter disputare non più di due tornei a buon livello. Poi riprenderò la via di casa, definitivamente».</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Quel legame con quella città, quella terra, quel mare e quel sole, quei colori se lo porta nel cuore, lui lo sa.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Come conosce anche i problemi, l&#8217;anima dannata di quella città e non ha paura di parlarne, senza ipocrisie:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Osservi il fenomeno del contrabbando di sigarette. In teoria, appunto, è da condannare. In pratica, però, è un bene che sopravviva: col contrabbando, infatti, vivono oltre trecentomila persone. Immerse nel pericolo, per di più. Perché ci vuole coraggio, tanto coraggio, ad affrontare il mare in qualsiasi condizione e raggiungere le navi a venti-venticinque miglia lontano dal litorale. E a parlare, si fa presto, senza dare soluzioni. Ecco, perciò, quasi per assurdo, che questo fenomeno non è poi così negativo. La gente, d’altra parte, deve campare. E d’aria non si vive…»</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E sa che ci ritornerà, a Napoli, nel Napoli.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Juliano ricompare nel Napoli, richiamato proprio da </span></span></span><a href="https://www.diretta-napoli.com/langolo-dei-numeri-uno/corrado-ferlaino/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ferlaino</span></span></span></a><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> che gli affida finalmente quel ruolo di dirigente che Totonno aveva sdegnosamente rifiutato qualche anno prima. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">LEADER NELLA VITA, LEADER SUL CAMPO, LEADER DIETRO UNA SCRIVANIA.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Juliano incomincia a sdoganare il Napoli da facili rappresentazioni come quella del “ciuccio”, animale simbolo della squadra, che fa il giro del campo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">C&#8217;è la riapertura degli stranieri e Totonno, che di calciatori se ne intende, piuttosto che inseguire la celebrità, insegue ciò che serve al “suo” Napoli. L&#8217;esperienza di Krol, campione olandese avanti negli anni, ormai andato a svernare nel campionato canadese, è quello che serve alla squadra. La sostanza prima della forma, come lo era per Juliano sul campo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Krol diventa il miglior calciatore straniero della Serie A 1980-81. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">In quella stagione, con Marchesi allenatore, Juliano conquista da dirigente un ottimo terzo posto col suo Napoli, alle spalle di Roma e Juventus e davanti all’Inter, lottando fino alla penultima giornata per lo scudetto.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora una volta dissapori con Ferlaino, Marchesi chiede ed ottiene un robusto ritocco al suo ingaggio nonostante Juliano non sia d’accordo,</span></span></span> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">lo portano a sbattere la porta e andarsene, l&#8217;orgoglio davanti alle scelte opportunistiche. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Ritorna, chiamato da un Napoli in zona retrocessione, e compie il suo capolavoro. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Porta a Napoli il giocatore più forte di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Lo fa superando i dubbi di Ferlaino per il costo del giocatore. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E lo fa da giocatore di poker, bluffando con il club blaugrana e i giornalisti. Prima di concludere, a Barcellona, il trasferimento del pibe con un colpo di mano e tutta l’astuzia napoletana, Juliano ha dall’Ingegnere un biglietto in cui gli raccomandava di valutare bene l’operazione perché con i soldi che sarebbe costato Diego si sarebbero potuti prendere cinque calciatori. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">I nomi di quei cinque Juliano non li ha mai voluti svelare. Restano un segreto su un foglietto di carta che custodisce gelosamente. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Con Ferlaino, carattere difficile a margine di una riconosciuta capacità imprenditoriale, è un rapporto di amore e odio e Totonno, quando capisce che arriva un manager del calibro di Italo Allodi, ha l&#8217;ennesimo scatto di orgoglio: lui il vassallo non lo fa e decide così di andare via di nuovo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> Perdendo, per la terza volta, l&#8217;occasione di vincere il campionato col Napoli, cosa che accadrà da lì a poco.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"> Pazienza, ci sono cose che l&#8217;uomo Juliano non può concedere, severo come è sempre stato prima con se stesso poi con gli altri. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">La stagione 1998/99 è stata l’ultima di Juliano a Napoli da dirigente, con la squadra che in B fallisce clamorosamente la promozione con Ulivieri in panchina. Antonio da le dimissioni prima della fine della stagione. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Un uomo tutto di un pezzo al quale può essere forse perdonata la sua unica debolezza, il suo unico derogare a quella rigida etica di onestà morale e intellettuale. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">E&#8217; il 2012, in un convegno sulla legalità nel calcio Juliano sorprende tutti gli astanti confidando che prima dell’ultima giornata del campionato 1977-78 in cui si giocava Napoli-Milan si accordò con l’allora capitano dei rossoneri Rivera affinché la partita terminasse in parità (1-1 il risultato finale). Con quel risultato entrambe le squadre si sarebbero qualificate alla Coppa UEFA:</span></span></span></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">«Con un pareggio avremmo avuto la certezza di qualificarci entrambe in coppa Uefa. Incontrai Rivera ed Albertosi negli spogliatoi, prima della partita, e </span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">decidemmo per il pareggio</span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">. Ne parlai coi miei compagni, spiegandogli quanto concordato con gli avversari: finì 1-1»</span></span></span></em></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Conoscendolo, chissà quanto gli sarà costato mantenere quel silenzio per trent&#8217;anni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Un uomo non è tale se non conosce anche la sua debolezza.</span></span></span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it/2020/05/13/4271/">ANTONIO JULIANO, L&#8217;UOMO E IL CALCIATORE</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pensolibero.it">PensoLibero.it</a>.</p>
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